Autore: Don Ga e il Movimento Ragazzi

  • CREARE CASA

    CREARE CASA

    A breve iniziano i nos­tri turni di Mon­t­ele­co che avran­no a tema “creare Casa” un tema nazionale del servizio nazionale delle vocazioni che ci richia­ma una realtà molto semplice.

    Creare casa vuol dire creare una casa inte­ri­ore anz­i­tut­to che è il vero com­pi­to educa­ti­vo di Mon­t­ele­co. Raf­forzare la per­sona, far crescere nel­la lib­ertà un ragaz­zo per­ché pos­sa sen­tir­si a casa con se stes­so. Parole? Non pro­prio. Bib­li­ca­mente vi ricor­do cosa disse già nel pri­mo tes­ta­men­to Dio a Re Davide “vuoi costru­ir­mi tu una casa? (il tem­pio di Gerusalemme); sarò io a costru­ire quel­la casa e sarà la tua dis­cen­den­za”. Eh si Dio vuole abitare nel­la nos­tra casa non fat­ta di mura ma fat­ta di cel­lule, di coscien­za, di scelte, di lib­ertà, di mon­do spir­i­tuale. Vuole vivere con noi. Creare casa inte­ri­ore è davvero importante.

    Creare casa vuol dire poi creare un ambi­ente famigliare frater­no fat­to di relazioni. Una casa è fat­ta di relazioni e ci si vive bene, ci si tor­na per­ché lì si han­no relazioni vere, for­ti e libere. E’ la sfi­da dei turni di Mon­t­ele­co, è la sfi­da ogni giorno a Oregi­na col cen­tro con casa D le bus­sole. Creare relazioni vere sin­cere, traspar­en­ti, libere (con­tin­ua a leggere)

    Creare casa è poi creare un ambi­ente dove l’uomo pos­sa trovare se stes­so, vivere bene , vivere bene insieme come per­sona e non come indi­vid­uo. Creare una soci­età che sia a misura dell’umano che non las­ci indi­etro nes­suno dove il ben-essere non viene iden­ti­fi­ca­to uni­ca­mente col ben-avere. E creare un ambi­ente anche nat­u­rale adat­to all’uomo. La cura del­la ter­ra, l’equilibrio che l’uomo tro­va con l’ambiente. La casa comune, il pianeta.

    Temi tut­ti da vivere a Mon­t­ele­co. Ma io vole­vo rac­con­tarvi una sem­plice cosa che rias­sume tut­to questo.

    La set­ti­mana scor­sa sono sta­to a Assisi sette giorni coi sem­i­nar­isti, ospi­ti del sem­i­nario di Assisi. Bel­la set­ti­mana anche per res­pi­rare questo cli­ma di “Francesco” inte­so come san­to ma anche come Papa. Non vi sto a descri­vere tut­ti i luoghi frances­cani, voi mi capirete.

    Ma un giorno non ho potu­to perdere l’occasione per andare a trovare una espe­rien­za di con­sacrazione laica di un ere­mo Frances­cano a Campel­lo, Fagge vici­no a Tre­vi tra Spo­le­to e Folig­no. Comu­nità delle allodole. Non vi viene in mente la can­ta­ta di don Ga? Dal 1923 viene vis­su­ta qua una espe­rien­za evan­gel­i­ca, ecu­meni­ca, laica di con­sacrate che vivono nel­lo spir­i­to di povertà di Francesco (l’eremo sorge su una grot­ta dove si nar­ra il san­to si sof­fer­ma­va nei suoi viag­gi tra Asis­si e Spo­le­to) sen­za vol­er essere buro­c­ra­tiz­zate dal­la chiesa uffi­ciale, viven­do in povertà, fra­ter­nità, silen­zio, preghiera, accoglien­za. Dove è pos­si­bile ricostru­ire la pro­pria casa inte­ri­ore, dove si vive una casa evan­gel­i­ca fat­ta di lavoro, accoglien­za, sem­plic­ità e dove si vive una relazione con sorel­la ter­ra fat­ta di lavoro e sem­plic­ità. Un ere­mo poco elet­tri­fi­ca­to, che vive con sola acqua pio­vana. La comu­nità va a cel­e­brare l’eucarestia in paese alla domeni­ca come ogni cris­tiano (sen­za costrin­gere i pres­bi­teri a sfi­an­can­ti tour) Accoglie chi­unque bus­sa alla por­ta. Una comu­nità dove si res­pi­ra aria di Mon­t­ele­co! Il rap­por­to con la ter­ra, l’accoglienza totale ver­so tut­ti specie i poveri, la fra­ter­nità sem­plice, il nom­inare cias­cuno per nome, la preghiera costante che seg­na la gior­na­ta, come l’ora del­la luce e l’ora delle stelle, anche se sono che tan­ti non ne sono cosci­en­ti a Monteleco.

    Ma per­ché ci par­li di ques­ta comu­nità che all’inizio si scrive­va con Ghan­di e con altri gran­di per­son­ag­gi quan­do fu fon­da­ta? Ma per­ché la come sorel­la con­sacra­ta abbi­amo incon­tra­to la nos­tra cara Gaia Olla. Una scelta che per molti può apparire assur­da. Ma come, un medico! Quan­to bene pote­va fare e vive là in povertà asso­lu­ta! Ma forse assur­di siamo noi che ten­ten­ni­amo nel seguire Gesù. Gaia l’ho trova­ta molto bene, felice, ser­e­na, in salute, in com­pag­nia. Abbi­amo chi pre­ga ogni giorno per noi. E por­ta Mon­t­ele­co nel cuore davan­ti a Gesù ogni giorno. Ci piace pen­sare che anche lei sia rimas­ta fol­go­ra­ta dal Cristo di Mon­t­ele­co dove i suoi gen­i­tori si sono sposati 46 anni fa. E sap­pi­amo che un po è così. Cresci­u­ta con noi, raf­forzatasi con la comu­nità di Sant’Egidio è poi vola­ta come allodola a cantare le lodi del Sig­nore ogni giorno. Mon­t­ele­co sem­i­na­tore di Sper­an­za e di Amore. Ma ques­ta è un’al­tra sto­ria di cui par­lere­mo presto spe­cial­mente il 21/22 settembre.

    Gra­zie Gaia del­la tua tes­ti­mo­ni­an­za. La tris­tez­za del­la tua man­can­za a Mon­t­ele­co si è tra­mu­ta­ta in una onda­ta di gioia per la chiesa tutta.

    Don Ful­ly

  • SE NON DIVENTERETE COME BAMBINI NON ENTRERETE MAI….

    SE NON DIVENTERETE COME BAMBINI NON ENTRERETE MAI….

    Non vi ricor­date ques­ta can­zone a Mon­t­ele­co? Fan­tas­ti­ca! I can­ti di Mon­t­ele­co, quan­to restano impres­si, per 70 anni del­la chiesa dovre­mo rifare il nos­tro canzoniere!

    Ebbene ques­ta can­zone mi è risuona­ta nel­la mente almeno due volte in ques­ta set­ti­mana. Mer­coledì 22 Mag­gio duemi­la bam­bi­ni (fonti gior­nal­is­tiche, ma anche a ved­er­li era­no davvero tan­ti) han­no sfi­la­to dal por­to anti­co fino a De Fer­rari gri­dan­do la loro voglia di Pace. Orga­niz­za­ti da Sant’Egidio e dalle scuole che han­no ader­i­to, i pic­coli bim­bi di ele­men­tari e i ragazzi delle medie por­ta­vano a mano i cartel­li con tut­ti i pae­si in guer­ra, gri­da­vano sem­pli­ci e inof­fen­sivi slo­gan che invo­ca­vano la Pace (con la guer­ra ci perde tut­ta la ter­ra), ave­vano prepara­to cartel­li di pace sen­za offend­ere nes­suno. Solo dice­vano a noi gran­di l’insensatezza del­la guer­ra e ci chiede­vano che cosa gli sti­amo preparando.

    L’occasione era­no gli 80 anni del bom­bar­da­men­to (uno dei tan­ti) che ave­va pesan­te­mente col­pi­to Gen­o­va nell’ultima guer­ra. Alcune tes­ti­mo­ni­anze di anziani pre­sen­ti quel giorno han­no reso ancor più emozio­nante l’evento, del resto assai breve a De Fer­rari. E già, rischi­amo di dimen­ti­care. Ci vogliono i bam­bi­ni a sveg­liar­ci. Un po’ di ver­gogna l’ho prova­ta davan­ti a loro che si assumevano respon­s­abil­ità che noi adul­ti non ci assum­i­amo. Tut­ti desider­a­no la Pace ma non ci fac­ciamo sen­tire. Pau­rosi forse di perdere priv­i­le­gi e ricchezza.

    Allo stes­so modo saba­to 25 mag­gio alcune centi­na­ia di bim­bi al don Bosco (dove era­no pre­sen­ti quat­tro “Bus­sole” con due loro edu­ca­tri­ci a aiutare l’organizzazione dioce­sana) han­no gio­ca­to in atte­sa di col­le­gar­si con Roma con Papa Francesco, dove 50.000 bam­bi­ni di tut­to il mon­do han­no cel­e­bra­to la “Gior­na­ta mon­di­ale dei Bambini”.

    Papa Francesco ha volu­to molto ques­ta gior­na­ta, cre­do per due motivi: Uno è per scac­cia­re tutte le pau­re che han­no avvolto il mon­do eccle­siale rispet­to al tema dell’educazione e del coin­vol­gi­men­to dei bam­bi­ni. Le tristi vicende venute alla luce in questi ulti­mi anni, che gius­ta­mente ci han­no fat­to pren­dere atto di tante situ­azioni orri­bili e ci han­no fat­to pren­dere pre­cauzioni e provved­i­men­ti che devono essere duris­si­mi così come dice il Van­ge­lo stes­so, ave­vano però por­ta­to una gela­ta qua­si che tan­ti avessero pau­ra a occu­par­si di bim­bi e ragazzi. Una soluzione che rischi­a­va di tagliare le gambe alle tante opere buone pre­sen­ti al mon­do, ai tan­ti edu­ca­tori che con affet­to vero e sin­cero si occu­pano con grande empa­tia e rispet­to di ragazzi. Non dob­bi­amo avere pau­ra di occu­par­ci di bam­bi­ni solo per­ché pur non in pochi han­no fat­to orrori. Noi a Mon­t­ele­co non ci siamo mai fer­mati anche per­ché fran­ca­mente (anche se la frase è ulti­ma­mente un po’ abusa­ta) “Male non fare pau­ra non avere”.

    Il sec­on­do è per­ché solo i bam­bi­ni ci pos­sono sal­vare; “Ci siamo radunati qui allo Sta­dio Olimpi­co, per dare il “cal­cio d’inizio” a un movi­men­to di bam­bine e bam­bi­ni che vogliono costru­ire un mon­do di pace, dove siamo tut­ti fratel­li, un mon­do che ha un futuro, per­ché vogliamo pren­der­ci cura dell’ambiente che ci cir­con­da.”  Quan­do ho sen­ti­to il Papa pro­nun­cia­re queste parole, mi sono venu­ti i bri­v­i­di. Un movi­men­to di bam­bine e bam­bi­ni, ragazze e ragazzi!! Il Papa vuole fare il Movi­men­to Ragazzi!!! Pace, Fratel­lan­za, Cura dell’Ambiente. Ma mi capite bel­la gente? Cosa fece don Ga? E don I? Ma quan­to era­no avan­ti? E qua noi abbi­amo trac­cia­to il cam­mi­no! Tre parole che da sem­pre sono state le nos­tre parole d’ordine! Anco­ra una vol­ta il Papa se ha volu­to avere attorno a se per­sone che dicessero Pace sen­za se e sen­za ma ha dovu­to dar voce ai bam­bi­ni, che sono i più col­pi­ti dal­la guer­ra che non toglie loro solo la casa, il cibo, la scuo­la ma soprat­tut­to l’anima, ini­et­tan­do in loro l’odio, il ran­core, la paura.

    Noi adul­ti siamo inca­paci di par­lare di Pace; ci dividi­amo subito, rin­fac­ciamo, pren­di­amo parte, vogliamo vin­cere, vogliamo avere l’ultima paro­la. Men­tre dovrebbe essere sem­plice­mente il tacere delle armi: pun­to. E dis­cutere, di tut­to. E soprat­tut­to di equi­tà, di gius­tizia. Ma par­lare. Trovare soluzioni che non siano di morte.

    Gra­zie bim­bi che ci aiu­tate. Noi al Movi­men­to, occu­pan­do­ci di loro siamo facil­i­tati a vedere e sper­are la Pace, per­ché già ne vedi­amo parec­chie di sof­feren­ze che ci man­ca solo la guer­ra. Por­ti­amo a tut­ti mes­sag­gi di Pace. Anche ques­ta estate “Creare Casa” sia la casa del­la PACE, FRATELLANZA, CURA DELLAMBIENTE.

    Don Ful­ly

  • I Cent’anni di Don I

    I Cent’anni di Don I

    Domeni­ca 12 mag­gio u.s., nel­la Chiesa di N.S.delle Vigne, si è cel­e­bra­ta una San­ta Mes­sa in occa­sione dei 100 anni dal­la data di Don Giuseppe (Mario) Ival­di, per molti “Don I”.

    Il binomio “Chiesa delle Vigne-Don I” è inscindibile: lui e i suoi cari abita­vano nelle imme­di­ate vic­i­nanze e Don I rivestì il ruo­lo di Canon­i­co pro­prio in ques­ta Chiesa durante gli anni del­la sec­on­da Guer­ra Mon­di­ale e subito dopo. 

    E’ sta­ta una cer­i­mo­nia molto parte­ci­pa­ta, sia dal­la Comu­nità Par­roc­chiale che dai tan­ti “ragazzi di Mon­t­ele­co” che era­no presenti.

    La pri­ma let­tura, dagli Atti degli Apos­toli, recita: “«Non spet­ta a voi conoscere tem­pi o momen­ti che il Padre ha ris­er­va­to al suo potere, ma ricev­erete la forza dal­lo Spir­i­to San­to che scen­derà su di voi, e di me sarete tes­ti­moni a Gerusalemme, in tut­ta la Giudea e la Samarìa e fino ai con­fi­ni del­la ter­ra».
    Det­to questo, men­tre lo guar­da­vano, fu ele­va­to in alto e una nube lo sot­trasse ai loro occhi. Essi sta­vano fis­san­do il cielo men­tre egli se ne anda­va, quand’ec­co due uomi­ni in bianche vesti si pre­sen­tarono a loro e dis­sero: «Uomi­ni di Galilea, per­ché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mez­zo a voi è sta­to assun­to in cielo, ver­rà allo stes­so modo in cui l’avete vis­to andare in cielo».

    Ecco, per­ché sti­amo a guardare il cielo? Qui sul­la ter­ra abbi­amo avu­to la splen­di­da occa­sione di essere let­teral­mente accom­pa­g­nati da Don I (e Don Ga) nel nos­tro cam­mi­no, disc­re­ta­mente, sen­za impo­sizioni né coer­cizioni, affinché lo Spir­i­to potesse agire in noi trovan­do ampio e libero spazio.

    Sta a noi met­ter­ci in ascolto e agire fra­ter­na­mente, come ci inseg­na­va anche Don I.

    Impos­si­bile non ricor­dare Don I in occa­sione del­la cer­i­mo­nia fune­bre cel­e­bra­ta per Don Ga: i suoi occhi era­no sì luci­di, ma le sue parole così acco­rate e coin­vol­gen­ti da far venire i bri­v­i­di, gli stes­si provati domeni­ca nel ricor­dare quel­lo spilun­gone che tut­to vede­va, tut­to mem­o­riz­za­va ma che non si è mai dimen­ti­ca­to del­l’in­con­tro individuale.

    Molti han­no volen­tieri acquis­ta­to il libro su Don I, il pri­mo, ma sono cer­ta che anche chi non ha potu­to far­lo tro­verebbe in quegli scrit­ti un ricor­do, una frase, una tes­ti­mo­ni­an­za che rimar­ran­no impresse nel suo cuore, nel­la mente e nei seg­ni che vor­rà imprimere alla pro­pria vita e a quel­la “del­l’al­tro”. P.M.

  • LETTERA AGLI EFESINI (Mons. Marino Poggi)

    LETTERA AGLI EFESINI (Mons. Marino Poggi)

    Con­tin­u­ano gli incon­tri con Mons Mari­no Pog­gi (ter­zo saba­to del mese) per riflet­tere insieme su Let­tera agli Efesini.

    Penul­ti­mo incon­tro: saba­to 20 aprile ore 19,30 – 20,30, (al Sem­i­nario Arcivescov­ile, Sali­ta Emanuele Cav­al­lo, 104, posteg­gio como­do) con breve cena auto­gesti­ta con­di­visa al termine.

    A questo link tro­verete la reg­is­trazione dell’incontro di gen­naio (pre­sente anche in gal­le­ria video)

  • #Diamoci una mano

    #Diamoci una mano

    Diamo­ci una mano, nata durante la pan­demia da Covid-19 per dare sosteg­no non solo eco­nom­i­co a famiglie che improvvisa­mente si sono trovate in dif­fi­coltà, non soltan­to eco­nomiche, è di fat­to una realtà oper­a­ti­va che anco­ra oggi si occu­pa di tale scopo.

    Sono varie le attiv­ità che svolge, quelle di carat­tere eco­nom­i­co ovvero di sosteg­no imme­di­a­to e con­cre­to a chi si riv­olge a noi e che, gra­zie a bene­fat­tori, ven­gono por­tate avan­ti, quelle riguardan­ti prob­le­mi di salute, buro­crati­ci, ammin­is­tra­tivi in forza di con­tat­ti e disponi­bil­ità di medici spe­cial­isti, com­mer­cial­isti, Cen­tri di Assis­ten­za Fis­cale, Assis­ten­ti Sociali che alcu­ni di noi conoscono.

    Nat­u­ral­mente non man­cano i rap­por­ti diret­ti con i sogget­ti che ci chiedono sosteg­no per man­tenere vivo il sen­so di vic­i­nan­za che non si limi­ta quin­di alla sola don­azione pecu­niaria. Gian­fran­co Pit­to è in pri­ma lin­ea, Pao­la Mari­no lo sup­por­ta, Nico Pinasco viene infor­ma­to cir­ca even­tu­ali neces­sità: sarebbe aus­pi­ca­bile che vi fos­sero altri sogget­ti dis­posti a col­lab­o­rare, allargan­do così la “rete” di con­tat­ti che potreb­bero aiutare a indi­vid­uare pro­fes­sion­isti, fonti di finanziamento.

    Alcune situ­azioni si sono risolte, altre purtrop­po no, altre anco­ra pre­sen­tano ulte­ri­ori com­pli­cazioni, anche legate a prob­le­mi di salute sopravvenu­ti, alcu­ni purtrop­po gra­van­ti su nuclei famil­iari già in dif­fi­coltà sociali ed economiche.

    Le attiv­ità descritte rien­tra­no negli obi­et­tivi pro­pri dell’Associazione I Ragazzi di Mon­t­ele­co, questo deve essere chiaro: il grup­pet­to che si occu­pa del “Diamo­ci da fare” non è una strut­tura a sé stante. I fon­di a dis­po­sizione, le don­azioni, le spese, sono det­tagli­ata­mente mon­i­torati e ren­di­con­tati a e da Nico Pinasco in forza del con­fer­i­men­to degli stes­si nell’Associazione I Ragazzi di Monteleco.

    Non dimen­tichi­amo­ci che la pro­mozione umana è il val­ore fon­dante che ci è sta­to trasmes­so da Don Ga e da Don I e che da cre­den­ti dob­bi­amo met­tere in pratica.

  • NEWS dall’Associazione I ragazzi di Monteleco (Nico Pinasco)

    NEWS dall’Associazione I ragazzi di Monteleco (Nico Pinasco)

    Il 14 mar­zo si è riu­ni­ta l’assemblea del­la asso­ci­azione Ragazzi di Mon­t­ele­co. Ecco una sin­te­si degli argo­men­ti dis­cus­si e delle deci­sioni prese:

    1- Inizia­tive per il cen­te­nario del­la nasci­ta di don I:

    - San­ta Mes­sa il 12 mag­gio alle ore 11 nel­la Basil­i­ca di Nos­tra Sig­no­ra delle Vigne

    - Libro di tes­ti­mo­ni­anze, aned­doti, fotografie sul­la figu­ra di Don I da parte di tan­ti che lo han­no conosci­u­to. L’edizione è cura­ta da Sil­vio Can­toni e si prevede la pre­sen­tazione per il 12 maggio.

    - “Trivac­co” a Mon­t­ele­co nel week end 20–22 set­tem­bre, riv­olto a tut­ti gli edu­ca­tori che fre­quen­tano la

    strut­tura per val­oriz­zare la figu­ra di edu­ca­tore di don Ivaldi.

    - Con­veg­no su “ Don Ival­di come leader educa­ti­vo attra­ver­so l’accompagnamento e il dial­o­go” da pro­gram­mare per il mese di otto­bre.

    2‑Progetto educa­ti­vo

    E’ sta­to pre­sen­ta­to un prog­et­to educa­ti­vo (CONSULTABILE A QUESTO LINK) basato sul­la riqual­i­fi­cazione delle strut­ture e degli spazi di Mon­t­ele­co allo scopo di farne un cen­tro di for­mazione per edu­ca­tori e ragazzi sem­pre più adegua­to alla realtà di oggi. Ecco in sin­te­si i pun­ti salienti:

    - Le case han­no bisog­no di manuten­zione per adeguar­le alle diret­tive leg­isla­tive. In par­ti­co­lare si evi­den­zia la neces­sità di inter­venire sug­li infis­si di casa A e sulle scale per usci­ta di sicurez­za. Questi due inter­ven­ti richiedono com­p­lessi­va­mente risorse eco­nomiche per cir­ca 50.000,00 €.

    - Uno dei costi di ges­tione “pesan­ti” per la strut­tura di Mon­t­ele­co è il cos­to del gas che viene uti­liz­za­to pri­or­i­tari­a­mente nel peri­o­do primavera/estate in con­comi­tan­za con i campi, per uso san­i­tario (doc­ce) e per la cuci­na. Purtrop­po l’energia prodot­ta dal­la turbina nel peri­o­do esti­vo, a causa del minore appor­to di acqua del­la fonte delle 7 Fontane, non è suf­fi­ciente per la pro­duzione di acqua cal­da ad uso san­i­tario e per la cuci­na, per­tan­to si sta val­u­tan­do la pos­si­bil­ità di instal­lare sul tet­to di casa A pan­nel­li solari per la pro­duzione di acqua calda.

    - Il Prog­et­to di ripristi­no del bosco, finanzi­a­to dal­la Regione Piemonte, è sta­to por­ta­to a com­pi­men­to. Ora il sen­tiero che por­ta alle 7 fontane e ritor­na nei pres­si del cam­po indi­ani cos­ti­tu­isce un arric­chi­men­to del sito di Mon­t­ele­co, spet­ta a noi manuten­er­lo in otti­ma con­ser­vazione e ren­der­lo vis­i­bile con cartel­li “indi­ca­tori”. In futuro, prossi­mo, sarà nec­es­sario pro­gram­mare una manuten­zione stra­or­di­nar­ia per la stra­da di acces­so alle case che parte dal­la stra­da provin­ciale e por­ta anche al cam­po di calcio.

    -Prog­et­to di edu­cazione ambi­en­tale. Si prevede la prog­et­tazione di inizia­tive educa­tive per la dife­sa e con­ser­vazione dell’ambiente da pro­porre alle scuole e la pre­dis­po­sizione di mate­ri­ale di comu­ni­cazione e didat­ti­co a sup­por­to. Si prevede di essere oper­a­tivi per il prossi­mo anno scolastico.

  • Don Ivaldi: Uno sguardo di cent’anni e che non si spegne

    Don Ivaldi: Uno sguardo di cent’anni e che non si spegne

    Man­ca solo un mese al 12 Mag­gio quan­do saran­no 100 anni dal­la nasci­ta di Don I ed è giun­to il momen­to di rac­con­tare qual­cosa su di lui, fon­da­men­tale per tut­ti col­oro che han­no a cuore la sto­ria di Mon­t­ele­co ma indub­bi­a­mente ric­chez­za che appar­tiene a tut­ta la diocesi.

    La sua figu­ra può cer­ta­mente essere un seg­nale, una direzione per pen­sare la figu­ra del prete del futuro. La sua Biografia la stan­no costru­en­do a poco a poco e sarà pronta a set­tem­bre. Io ve lo rac­con­terò attra­ver­so alcu­ni par­ti­co­lari di Don I che tut­ti noi conosciamo.

    I suoi occhi azzur­ri; li ho sem­pre un po’ abbinati allo stile gen­ovese incar­na­to da Govi di gran­di occhi, qua­si spalan­cati a guardar­ti drit­to drit­to negli occhi; il suo azzur­ro ci ricor­da che Don I fu prete che seppe indi­care il cielo come oriz­zonte. Mi ha incul­ca­to una enorme fidu­cia nel­la Provvi­den­za sapen­do vedere ovunque la pre­sen­za provvi­den­ziale di Dio. Tal­vol­ta persi­no infan­tile nel suo abban­donar­si nelle mani dell’amore mis­eri­cor­dioso di Dio, ma così effi­cace nei suoi rac­con­ti. Don I tut­to riferi­va a Dio e di Lui ti parla­va. Ma i suoi occhi azzur­ri era­no anche indice di un’altra carat­ter­is­ti­ca fon­da­men­tale di don I: la capac­ità di par­lar­ti guardan­doti drit­to negli occhi. Se don Ga era l’abbraccio che ti accoglie­va una vol­ta sce­so dal­la cor­ri­era par­ti­ta da piaz­za del­la Vit­to­ria, don I era la pri­ma per­sona del Leco che incon­travi su quel­la cor­ri­era, che all’epoca sem­bra­va por­tar­ti chissà dove, pas­san­do da Gavi, attra­ver­so per­cor­si che pare­vano imper­vi e alpi­ni. Appe­na par­ti­ta la cor­ri­era don I non sta­va sedu­to ma anda­va avan­ti e indi­etro chieden­doti il nome e nat­u­ral­mente la par­roc­chia da cui provenivi. Nes­suno esclu­so. Face­va tut­ti e cinquan­ta i ragazzi del pull­man. Ti guar­da­va drit­to negli occhi e ti chiede­va il nome. Non eri un sign­or nes­suno. Ave­vi una iden­tità anche se ave­vi 11 o 12 anni. E chi chiede il nome a un ragazz­i­no? Solo il mae­stro o il pro­fes­sore che fa l’appello. Lui si inter­es­sa­va davvero a te. E lo mostra­va con ques­ta sem­plice prat­i­ca. E il tuo nome non se lo scor­da­va più. La tua iden­tità cresce­va gra­zie a un adul­to per il quale eri qual­cuno, eri impor­tante. Cosa vedi quan­do guar­di? Recita­va uno slo­gan di Car­i­tas molto in uso a Mon­t­ele­co. Lui vede­va in te un figlio di Dio, prezioso, uni­co, irripetibile e ti por­ta­va a credere in te stesso.

    El por­ta­va le Scarp del Ten­nis, can­ta­va Enzo Ian­nac­ci; chi può scor­dare le super­ga basse eter­na­mente por­tate almeno a Mon­t­ele­co da Don I? Il bian­core delle calza­ture emerge­va bril­lante sot­to la polverosa tonaca nera, e se per noi ragazz­i­ni era “nor­male” un po’ per­ché lo ave­va­mo sem­pre vis­to così, un po per­chè era­no le stesse scarpe che por­tava­mo noi, per gli adul­ti del tem­po era una cosa biz­zarra. Quelle scarpe del ten­nis mi han­no sem­pre rac­con­ta­to almeno tre cose: la vic­i­nan­za che don I vol­e­va mostrare ai ragazzi met­ten­dosi una calzatu­ra che anche loro por­ta­vano; la stra­da che lui vol­e­va per­cor­rere con i più gio­vani non solo coi pie­di ma con lo spir­i­to, il cam­mi­no spir­i­tuale che indi­ca­va sem­pre nei suoi col­lo­qui; il seg­nale di vol­er gio­care con te, per­chè so Don I non era il prete che gio­ca­va a cal­cio, pallavo­lo o gran­di giochi era però capace a fare le parole cro­ci­ate, gli scac­chi, giochi da tavo­lo o stare a osser­vare come gio­cavi per poi far­ti il “breath­ing” se eri vio­len­to, se parlavi male, se eri iso­la­to, se ave­vi il bron­cio. Quante volte mi ha ripetu­to “se noi preti giochi­amo coi ragazzi ai ragazzi sarà più facile venire a par­lar­ci!” Il gio­co non come perditem­po o dis­trazione ma come luo­go di relazione, di vita vis­su­ta per un ragazz­i­no. Don I era mae­stro teori­co e prati­co di gioco.

    Mani for­ti e cal­lose; le sue mani con le quali spes­so copri­va la fac­cia mi ricor­dano due cose appar­ente­mente opposte in un prete ma che era­no unite in don I; mani che han­no assolto centi­na­ia di per­sone attra­ver­so il min­is­tero in cui Don I eccell­e­va; il min­is­tero del­la mis­eri­cor­dia, la ric­on­cil­i­azione. Sì don I era noto soprat­tut­to per essere un con­fes­sore e un Padre Spir­i­tuale. Dopo gli anni del­la pread­o­lescen­za e ado­lescen­za a Mon­t­ele­co in cui rimasi affas­ci­na­to dall’entusiasmo e dall’energia di Don Ga, sen­za nul­la sapere del suo min­is­tero me lo ritrovai in sem­i­nario che face­va appun­to il padre Spir­i­tuale nom­i­na­to uffi­cial­mente dal Card Siri. Sul­la con­fes­sione mi ave­va sem­pre sol­lecita­to quan­do ero capogrup­po a Mon­t­ele­co “te la sen­ti di con­fes­sar­ti oggi?” “cer­to!” ma il povero don I non sape­va con chi ave­va a che fare; veni­va infat­ti pro­prio quel giorno a trovar­ci Don Tubin, il mio par­ro­co da cui mi con­fes­sa­vo, e mi con­fes­sai da lui.….…… Lui riprese il dis­cor­so “ma io vole­vo inseg­nar­ti che non ci si con­fes­sa per il prete ma da qualunque prete, per­chè quel che impor­ta è l’amore di Dio: se un giorno cam­bi par­ro­co come farai?” io annuii .… mi sta­va inseg­nan­do la dif­feren­za tra sacra­men­to e direzione spir­i­tuale. Quan­do lo incon­trai in sem­i­nario dunque lo scel­si come diret­tore spir­i­tuale. Furono cinque anni di incon­tri set­ti­manali. Povero don I!! Quan­to dovette frenare la mia irruen­za, non cer­to di carat­tere, ma di sicuro teo­log­i­ca. Don I era con­fes­sore, padre spir­i­tuale, con­fi­dente. Da lui la gente anda­va sul sicuro di incon­trare la carez­za di Dio, un amore di cui lui parla­va sem­pre con grande con­vinzione. Un amore dis­pen­sato spe­cial­mente a chi non ne ave­va avu­to molto dal­la vita. E don I lacrima­va a rac­con­tare certe sto­rie dei ragazzi. Quelle mani han­no assolto e benedet­to e con­sacra­to quante volte!!! Ma era­no anche mani da lavo­ra­tore; il lavoro man­uale dell’economo a cari­care, scari­care, guidare, fare i lavori più dis­parati per­chè alla fine si occu­pa­va di tut­to in colo­nia. E poi i suoi famosi con­ti incolon­nati, retag­gio del Tortel­li, liceo tec­ni­co di ragion­ieri dove inseg­na­va reli­gione. Uomo di fat­i­ca e di pensiero.

    La let­tura del Gior­nale Avvenire; appe­na fini­to il pran­zo o subito dopo il riposo tu eri sicuro di trovare Don I assor­to nel­la let­tura del gior­nale, infor­can­do gli occhiali­ni di sghimbescio. E sì per­chè don I e don Ga son famosi per­chè aiu­ta­vano i ragazzi più poveri, per­chè lavo­ra­vano con le assis­ten­ti sociali (Don I ne conosce­va tan­tis­sime ed era­no sue amiche), per­chè inven­ta­vano giochi, era­no sim­pati­ci e aper­ti, ma in realtà i due era­no soprat­tut­to due uomi­ni di stra­or­di­nar­ia cul­tura e intel­li­gen­za. Fu don I a rac­con­tar­mi la sto­ria del­la Dio­ce­si di Gen­o­va a par­lar­mi dei Moglia, dei Guano, dei Cos­ta, dei Ler­caro e sen­za mai dire una paro­la stor­ta sul Car­di­nale Siri anzi sve­landomene sem­pre il lato più buono e aper­to alle novità. Don I era aggior­na­to sem­pre, com­pe­tente nel­la ped­a­gogia cosi come in tante altre cose. Regge­va qualunque dis­cor­so. Ma tut­ti sem­pre gius­ti­fi­ca­va con una car­ità che tut­to vede e tut­to sop­por­ta. Quan­do esager­a­vo nell’adorazione a Don Ga mi face­va notare i lim­i­ti ma si vede­va bene quan­to bene gli volesse anche quan­do non era d’accordo su qual­cosa, pote­vano essere idee teo­logiche o quan­ti chili di pas­ta buttare.

    Qua mi fer­mo, anche se gli aned­doti da rac­con­tare sareb­bero infini­ti. Ammet­to che già da ragazz­i­no cre­do di aver­lo fat­to ammat­tire, ma lui non si agi­ta­va mai; e poi da sem­i­nar­ista! Una vol­ta io tor­na­vo a tor­so nudo (in agos­to) dall’ennesimo viag­gio in macchi­na a far la spo­la dal Leco a portare ragazz­i­ni mi disse riden­dosela di gus­to “Sign­or Chieri­co Le do il per­me­s­so di non portare la sot­tana!” Quan­do mi man­darono a Mon­t­ele­co cre­do che si aspet­tasse qualche ex chieri­co un po’ meno estroso, ma sò che ero nel suo elen­co pro­pos­to al Vesco­vo. Pochi anni pri­ma ero sal­i­to a trovar­lo al Leco da cura­to a Strup­pa, era da poco man­ca­to don Ga e lui acco­v­ac­cia­to sul­lo scali­no del­la Chiesa come spes­so face­va, prati­ca­mente a ter­ra mi disse una frase del tipo “ tut­to questo lo porterà avan­ti chi ver­rà dopo” e mi guardò coi suoi occhioni.….….…..”Dai don che ora toc­ca a te” cre­do di aver rispos­to ma fui molto col­pi­to dal suo sguar­do. Uno sguar­do di cent’anni e che non si speg­ne. Don I, don Ga dal cielo accompagnateci!!!

    Don Ful­ly

  • LETTERA AGLI EFESINI (Mons. Marino Poggi)

    LETTERA AGLI EFESINI (Mons. Marino Poggi)

    Con­tin­u­ano gli incon­tri con Mons Mari­no Pog­gi (ter­zo saba­to del mese) per riflet­tere insieme su Let­tera agli Efesini.

    Ore 19,30 – 20,30, (al Sem­i­nario Arcivescov­ile, Sali­ta Emanuele Cav­al­lo, 104, posteg­gio como­do) con breve cena auto­gesti­ta con­di­visa al termine.

    A questo link tro­verete la reg­is­trazione dell’incontro di feb­braio (pre­sente anche in gal­le­ria video)

  • TRASFORMARE LE STRUTTURE

    TRASFORMARE LE STRUTTURE

    Si è svolto il 9 mar­zo l’incontro sin­odale sulle trasfor­mazioni delle strut­ture eccle­siali. Le strut­ture eccle­siali pos­sono essere intese in due modi: o le strut­ture di parte­ci­pazione, gli organ­is­mi che cos­ti­tu­is­cono la chiesa o le strut­ture materiali.

    Pun­tan­do lo sguar­do sul sec­on­do obi­et­ti­vo, la con­ver­sione delle strut­ture mate­ri­ali, come coor­di­na­tore del­la pas­torale gio­vanile mi piace­va con­tribuire al dibat­ti­to con alcune rif­les­sioni anche in base un po alle espe­rien­ze vis­sute. Quali carat­ter­is­tiche occorre seguire per trasfor­mare una casa, un locale, uno spazio in una casa per gio­vani? Par­lo di questo per­chè in base a CRISTUS VIVIT 218 In questo quadro, nelle nos­tre isti­tuzioni dob­bi­amo offrire ai gio­vani luoghi appro­priati, che essi pos­sano gestire a loro piaci­men­to e dove pos­sano entrare e uscire lib­era­mente, luoghi che li accol­gano e dove pos­sano recar­si spon­tanea­mente e con fidu­cia per incon­trare altri gio­vani sia nei momen­ti di sof­feren­za o di noia, sia quan­do desider­a­no fes­teggia­re le loro gioie. Qual­cosa del genere han­no real­iz­za­to alcu­ni ora­tori e altri cen­tri gio­vanili, che in molti casi sono l’ambiente in cui i gio­vani vivono espe­rien­ze di ami­cizia e di innamora­men­to, dove si ritrovano, pos­sono con­di­videre musi­ca, attiv­ità ricre­ative, sport, e anche la rif­les­sione e la preghiera, con pic­coli sus­si­di e diverse pro­poste. In questo modo si fa stra­da quell’indispensabile annun­cio da per­sona a per­sona, che non può essere sos­ti­tu­ito da nes­suna risor­sa o strate­gia pastorale.

    E allo­ra se volessi offrire ai gio­vani un luo­go così­da dove si parte? Ecco alcune mie riflessioni

    1. Dall’ascolto del­la realtà. Lad­dove nes­suno sente il bisog­no di aprire uno spazio gio­vanile è inutile andare a costru­ire cose che pos­sono diventare fis­sazioni, idee anacro­nis­tiche e stac­cate dal­la realtà. Deve essere il ter­ri­to­rio, la comu­nità, i gio­vani stes­si che man­i­fes­ta ques­ta esi­gen­za. A volte l’intuizione può essere di pochi ma di pochi che ascoltano una realtà complessa.
    2. Da un quadro giuridi­co tec­ni­co molto pre­ciso. Occorre sapere che cosa si va a trasfor­mare. La pro­pri­età, lo sta­to dell’immobile o del­lo spazio, le pos­si­bil­ità, la sto­ria. Occorre conoscere, ver­i­fi­care pri­ma di prog­ettare. Cosa si potrà fare o cosa non è pos­si­bile fare. Dare una cor­nice giuridi­ca scrit­ta per­chè tut­to non crol­li in pochi sec­on­di. La realtà è supe­ri­ore all’idea.
    3. Da una sosteni­bil­ità del prog­et­to. Per costru­ire una torre occorre cal­co­lare bene la spe­sa e se si han­no i mezzi(LC 14,25) Ci si riferisce a una sosteni­bil­ità eco­nom­i­ca e non solo eco­log­i­ca che sarà sem­mai un obi­et­ti­vo educa­ti­vo. Credere nel­la Provvi­den­za va bene ma nel­la con­sapev­olez­za, non nell’avventatezza.
    4. Da una scelta di cam­po forte sulle respon­s­abil­ità; è il Papa che ci sug­gerisce questo: leggete bene bene: ofrire ai gio­vani luoghi appro­priati che ESSI POSSANO GESTIRE. Dare fidu­cia ai gio­vani che per noi vuol dire 18–30anni. Con pos­si­bil­ità di ampli­are a 16–18anni . Non giri­amo­ci intorno. Così c’è scrit­to. Occorre avere questo cor­ag­gio. Pun­to. Eh ma qua, eh ma là. Pun­to. Arredare, pen­sare uno spazio gio­vanile sen­za che siano i gio­vani a pen­sar­lo è assur­do. Diamo fidu­cia e tem­po, il tem­po è supe­ri­ore allo spazio.
    5. Quali gio­vani? Per evitare il ris­chio di innamorar­si di qualche figu­ra di leader/influencer emer­gente di moda o di incaponir­si su fig­ure che rap­p­re­sen­tano solo adul­ti o grup­pi di adul­ti e quin­di non riconosciu­ti dagli altri gio­vani, meglio puntare sul­la for­mazioni di pic­cole equipe di lead­ers, per diminuire il ris­chio di clericalizazzione.
    6. I gio­vani han­no bisog­no di palafitte che li sostengano, ma che rimangano immerse nell’acqua, nelle retro­vie; che con­sigli­no, che diano fidu­cia e anche oppor­tu­nità e risorse, che rimedi­no agli sbagli se è il caso ma che las­ci­no spazio, che non siano i con­trol­lori, che non dis­pensi­no al soli­to buoni con­sigli non richi­esti ne tan­to meno atte­si. Se non diamo spazio ai gio­vani e fidu­cia sarà inutile lamen­tar­si che non si pren­dono respon­s­abil­ità: non gliele diamo! Ma sbagliano: chiaro che sbagliano! Come tut­ti. Da lì si impara. I con­sigli pas­torali, i diret­tivi delle asso­ci­azioni e movi­men­ti dovran­no scegliere di difend­ere i loro gio­vani, non osta­co­lar­li. Poche per­sone e un po preparate a inter­a­gire coi gio­vani con spir­i­to di servizio: e .….. palafitte!! (avete pre­sente le cucine ai campi? In ret­ro­guardia ma .….…)
    7. Un prog­et­to educa­ti­vo e obi­et­tivi educa­tivi. Non occor­rono gran­di pub­bli­cazioni, trat­tati ped­a­gogi­ci, ma la pic­co­la equipe deve dar­si obi­et­tivi di stile di vita, sem­pli­ci, ampi. Sug­gerisco non fis­sar­si sui rego­la­men­ti che dovran­no essere scrit­ti dagli stes­si gio­vani e che tra l’altro sono in genere gri­da nel deser­to fat­ti per essere dis­at­te­si. Sti­amo par­lan­do di mag­gioren­ni in genere. Diver­so dis­cor­so per pread­o­les­cen­ti e adolescenti.
    8. Equi­lib­rio tra il già e il non anco­ra. Aprire uno spazio quan­do ci saran­no tutte le carte in regole, tutte le cose chiare vuol dire non aprir­lo mai più. Quan­do c’è un min­i­mo di sicurezze di cui sopra si par­ta e il cam­mi­no si farà facen­do­lo. Aprir­lo sen­za un min­i­mo di quan­to sopra vuol dire chi­ud­er­lo in berve tempo.

    Ecco qua, un mio modesto con­trib­u­to al sin­o­do e alla trasfor­mazione delle nos­tre strutture.

    L’esperienza viene dal­la Lib­era Repub­bli­ca dei Ragazzi .….…..




    Don Ful­ly

  • Inaugurati i nuovi locali del Nido d’Infanzia Oasis Montebruno (Laura Marino)

    Inaugurati i nuovi locali del Nido d’Infanzia Oasis Montebruno (Laura Marino)

    Nonos­tante il calo demografi­co, in questi ulti­mi anni, a Gen­o­va, molti sono i bam­bi­ni rimasti esclusi dalle liste d’ atte­sa dei nidi comu­nali e molti nidi pri­vati sono sta­ti costret­ti a chi­ud­ere per le spese di ges­tione insostenibili.

    La Coop­er­a­ti­va ” Il sen­tiero del Movi­men­to Ragazzi” ha deciso, comunque, di ampli­are i locali del nido Mon­te­bruno di via Pari­ni ad Albaro por­tan­do da 27 a 40, i posti a disposizione.

    La Coop scom­mette nei bam­bi­ni, cre­den­do nell’ impor­tan­za del­la loro for­mazione, a par­tire dai pri­mi mesi di vita per­ché’ i bam­bi­ni di oggi sono le donne e gli uomi­ni di domani. Saba­to 3 Feb­braio c’ è sta­ta l’inaugurazione dei nuovi locali. L’as­so­ci­azione Cir­co­lo Oasis S Maria di Castel­lo che sostiene molte famiglie in dif­fi­coltà, alcune delle quali man­dano i loro bim­bi nei nos­tri due nidi e col­lab­o­ra con la coop­er­a­ti­va, ha orga­niz­za­to questo even­to per ringraziare tut­ti i dona­tori e i volon­tari che han­no con­tribuito al rag­giung­i­men­to di questo traguardo.

    Durante la benedi­zione, don Gio­van­ni Gron­dona ha let­to e com­men­ta­to una parabo­la del Van­ge­lo di Mat­teo, tan­to cara a don Ga, ricor­dan­do­ci che il con­tribuito che i Cris­tiani sono chia­mati a dare al mon­do, attra­ver­so le beat­i­tu­di­ni, è come il sale che dà sapore al cibo e come la luce che illu­mi­na una casa. “Così risplen­da la vos­tra luce davan­ti agli uomi­ni, per­ché vedano le vostre opere buone e ren­dano glo­ria al Padre vostro che è nei cieli”