Ci vediamo per il terzo incontro venerdì 21 febbraio 2025, in Cattedrale, ore 18,30
Per ogni incontro è disponibile l’audio integrale della catechesi su www.chiesadigenova.it


Ci vediamo per il terzo incontro venerdì 21 febbraio 2025, in Cattedrale, ore 18,30
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Nella news del mese scorso avevamo informato del “crash” della nostra gloriosa turbina e della necessità di “ricoverarla” in una officina apposita per la riparazione. Il primo passo è stato compiuto: non senza qualche difficoltà, alcuni “valorosi” amici hanno provveduto a smontarla e a trasportarla. Il momento più difficile è stato portare il camioncino in prossimità della cabina, ma, come al solito, nulla a Monteleco è impossibile. Così confidiamo che non sia impossibile trovare i fondi per provvedere al pagamento della riparazione. Nel ringraziare gli amici che hanno già fatto arrivare il loro contributo, per chi desiderasse fare altrettanto l’IBAN a cui inviare il bonifico è:
IT12X0333201400000000967311 — Associazione “i ragazzi di monteleco”
A risentirci alla terza puntata, che, speriamo possa essere già nella prossima news.



Ed eccomi dunque di rientro dai “giri” missionari. Sarete persino stufi di sentir raccontare sempre le stesse cose. La fragilità della situazione internazionale ci interpella in maniera forte, le disparità che il nostro stile occidentale provoca in tutto il mondo, ci rende complici di situazioni assurde. In Centrafricana, come del resto in tutta l’Africa, se qualcuno ancora non se ne fosse accorto, si giocano partite sui minerali, sulle materie prime che hanno interesse a mantenere quelle popolazioni alla mercè dei potentati e dei nuovi imperi. E se prima c’era solo quello occidentale sotto varie facce ( Statounitense, Europea, Francese, Inglese) ora dentro ci sono tutti: Russi in primis, Cinesi, Arabi, Inglesi: insomma tutti sul suolo Africano a far finta di aiutare e dare briciole in cambio di ricchezze immense. Sarà poi facile dare la colpa agli africani che, si sa, sono corrotti e incapaci. Una storia che va avanti imperterrita nonostante le cronache manipolate ci abbiano parlato di fine del colonialismo. Cuba viene esclusa da ogni aiuto a causa della sua ostinazione a perseverare in un sistema desueto e fallimentare agli occhi persino dei suoi fedelissimi che sono rimasti in patria. Ma anch’essa va punita e condotta a cedere le armi e il suo prezioso territorio e sovranità. Nuovi imperi, nuovi sovranismi così somiglianti al novecento e ottocento si stagliano non all’orizzonte ma ogni giorno sui nostri telefonini. Persino Mattarella lo ha detto con chiarezza. Popoli che poi cercano una via di salvezza nella fuga, cercando speranza che non vedono nelle loro terre. E noi, come Chiesa in direzione contraria, a insistere con progetti e vicinanza in queste terre in apparenza senza speranza ma che in realtà sono le uniche ad avere speranza nel futuro , non certo i nostri imperi che tanfano di morte e cupezza.
Ma queste cose le sapete. Inutile che le ripeta. Mi piace invece raccontare dei ragazzi, dei bambini, che sono il nostro campo. In Africa la situazione è quella che sappiamo già. Popolazioni giovanissime, nugoli di bambini che appaiono nella Savana e che appena vedono “l’uomo bianco” accorrono con quei loro occhioni enormi che scrutano un qualcuno per loro tremendamente strano, sorridenti in una maniera incredibile, ti accerchiano, cercano il contatto, forse aspettano un “bon bon” (caramella) e comunque sono desiderosi di interagire con te, al limite dell’imbarazzo, ripetendo ogni tua parola ogni tuo gesto, e ridendo all’impazzata. Abbiamo visitato asili e scuole. Lo stato non garantisce e nessuno le aiuta, come sappiamo, mentre i piani occidentali prevedono invio massiccio di armi e soldati non di penne e quaderni. La scuola è affidata quasi esclusivamente alle chiese, le quali fanno come possono: aule di asilo con 80 bambini seduti uno accanto all’altro, I quaderni son tavolette di ardesie come anni 30 da noi ( magari forse così si risparmia carta). I maestri sono solerti, qualcuno con la bacchetta in mano, del resto una classe di 100 alunni come la tieni? Sorprendenti alunni con la giacca a vento addosso (“Padre non ha sentito che vento c’era stamattina? Siamo a gennaio è il vento da nord per loro è freddissimo!”) mentre io gli sorrido in maniche corte, godendomi il fresco venticello. Mille domande affastellano il cervello. Si insegna il Sango e il francese. E le loro lingue, i loro dialetti? Anche qua come nel caso di Cuba, cosa insegneranno i solerti professori e maestri? Quale storia? Quale letteratura? A cosa servirà se poi me li trovo in infradito con un mitra in mano? Se non ci sono strade, ospedali, corrente elettrica …. Sarà una preparazione all’emigrazione …. Le classi si diradano andando avanti. All’età del liceo non ce ne sono 100 per aula…. I frati ci mostrano poi una incredibile scuola di musica. Fare un intruglio culturale fra musica africana e musica europea e occidentale. E’ lo scopo di un frate intraprendente e molto sicuro di sé. Alcuni sono arrivati a vincere premi in America! E là si son rifatti una vita! E io ignorante che pensavo solo al calcio (le ragazze e bimbe e donne africane hanno splendidi vestiti anche se ho scoperto che sono stoffe confezionate in Cina.. mentre i maschi vestono tutti con le maglie di calcio europee…per l’Italia prevalenza Juve naturalmente e Milan…..) Musica come riscatto ma vincere un premio negli States non sarà segno di decadenza umana? Moltissimi insomma i dubbi. I nostri progetti di chiesa prevederebbero invece facoltà di filosofia e teologia in loco e non sparse nel mondo. Al solito sappiamo le risposte teoriche. Bellissimo viaggiare e scambiare idee e culture ma non se si è costretti non se è una colonizzazione culturale. Dovrebbero essere appunto “scambi”. Cosa possiamo dunque fare per questi bimbi? Aldilà della scuola…. L’impegno dei missionari nelle scuole come negli ospedali appare molto simile al bambino che vuole svuotare il mare col cucchiaino. Ma …. forse è quello che il Signore vuole: essere segno controcorrente, fastidioso di speranza indomita contro ogni speranza.
A Cuba non ci sono frotte di bambini in questo senso. O, meglio, appaiono essercene molti di più di quanto non ce ne siano perché mancano i giovani e i giovani adulti. Tutti via! Son rimasti vecchi e bambini. Bambini e madri. Gli altri sono scappati e il tasso di denatalità è uguale a quello italiano. Anche qua gli studenti non hanno grandi prospettive. Se diventeranno laureati, e qua lo possono diventare tutti, saranno medici senza strumenti per fare il medico. Dopo un paio d’anni si dimettono e si mettono in attesa di emigrare. O se sono professori non potranno andare a scuola perché manca il trasporto, molto meglio cercare di aprire qualche “negozio” e cercare di sbarcare il lunario che, altrimenti, lo stipendio statale ti permetterebbe di comprarti solo due ampi cartoni di uova…e, poi, finito!! Quale prospettiva, con quale entusiasmo studiano e crescono? Fino ai dodici anni cantano ancora i proclami della rivoluzione ma poi li trovano quasi irridenti e si mettono a sognare “l’America”, dove chissà magari non faranno i professori, dovranno avere due lavori ma avranno finalmente una macchina. E chissà mai che poi ti rivalutino le tue lauree. Si sente anche questo. E anche qua a Cuba l’immancabile impronta cinese: stanno facendo pannelli solari e centrali termiche. Riusciranno nell’impresa di efficientare l’isola? Comparando Cinesi e cubani viene da sorridere e la simpatia, perdonatemi se dico un’ ovvietà è tutta per i cubani… eppure col sole l’isola potrebbe essere autosufficiente e non soffrire di quella carenza di luce che la pone a lato della Repubblica Centrafricana per parecchie ore al giorno. E studiare senza corrente elettrica per uno studente non è così facile e non solo perché “si può anche studiare al lume di candela, è molto romantico e aguzza l’ingegno” ma perché i computer a candela non li hanno ancora inventati e forse oggi all’università servono…
Quale speranza per i bimbi africani e cubani? Quale speranza per i nostri? Aiutare anche solo un bimbo, un ragazzo è aiutare l’umanità. Per questo sentiamo la nostra missione di Movimento Ragazzi e Monteleco come una missione universale. Del resto da oltre trent’anni siamo aperti a queste sfide da tutto il mondo.
Chiudo con questo fatto. L’altro giorno in seminario mi chiamano. “C’è un signore che vuole parlare con te” e mi dicono nome e cognome. Mi suona famigliare ma non riesco a collocarlo. Mi si presenta davanti un omone, inconfondibile accento barese. “Francesco!” Era venuto a Monteleco nel 2001 l’anno del G8. 16 anni. “Doveva” rimanere su per tutta l’estate. Ci rimase, lui e un altro compare di merende. Garantì per lui la dottoressa Sciarretta. Poi riprese la sua strada. Ha 42 anni, una ditta di impianti elettrici e centrali solari con quaranta dipendenti. Ha vinto un appalto nel Waterfront. Gira l’Italia a verificare i cantieri. Sposato con due figli. “Voglio che vengano a Monteleco!” “Don Fully sono anni che volevo venire a Genova a ringraziare, perché quanto mi ha aiutato Monteleco , quell’anno, ha svoltato la mia vita. Sono felice di abbracciarla” E io felice di abbracciare lui. La sua foto non è mai sparita dalle mie mensole in nessun trasloco. Ogni sguardo una preghiera. Ce la farà. Ce l’ha fatta! Chi lo ricorda venne persino sul Rocciamelone. Il mondo si salva con i Francesco che non perdono speranza. Accompagniamoli e serviamoli col nostro umile esserci. Così, in questo mondo a gambe all’aria, proviamo a cambiarlo col nostro umile esserci, in direzione contraria e ostinata naturalmente!
Don Fully

Ci vediamo per il secondo incontro venerdì 17 gennaio 2025, in Cattedrale, ore 18


Ecco le ultime news del 2024: il primo anno di attività dell’ASSOCIAZIONE si chiude con un cambiamento importante: l’assemblea dei soci che si è svolta lo scorso 22 dicembre in Seminario ha deliberato la TRASFORMAZIONE in ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE!
Questo cambiamento ci consentirà di iscriverci al Registro Regionale del Terzo Settore e di potere quindi essere destinatari di donazioni da parte di Fondazioni, Aziende e, ovviamente, singole persone che avranno ora la possibilità di detrarre dalle imposte le loro donazioni.
La scelta di diventare APS ci faciliterà nella nostra azione di ricerca fondi ma richiederà un maggiore impegno e rigore nella gestione degli aspetti formali ed economici. Siamo convinti comunque che, grazie alla collaborazione attiva di tutto il Consiglio e al supporto professionale dello Studio Pongiglione, riusciremo a far fronte a tutti gli adempimenti!
Il programma del 2025 ci vedrà prioritariamente impegnati sugli aspetti formativi dedicati agli educatori per consentire a ragazzi e ragazze della città di poter “assaporare” il messaggio educativo dei nostri padri fondatori. A questo scopo è anche necessario continuare a mantenere in efficienza le strutture di Monteleco perché i ragazzi che frequentano i campi estivi sentano che la loro crescita passa anche dalla cura della natura. Una delle priorità, pertanto, sarà attivare al più presto la turbina che ci dà l’energia elettrica con l’acqua delle nostre sorgenti e che attualmente è in tilt.

Crash…e la turbina è saltata! Non sappiamo se la colpa sia dovuta a un difetto del collegamento alla rete ENEL o altro, sta di fatto che il nostro “cuore pulsante di energia” ci ha mollato!
Non si tratta solo di un incidente tecnico che compromette la nostra produzione di elettricità e il venire meno di una fonte non indifferente di risparmio e di ricavo dalla “vendita” di energia all’ ENEL, ma rischia di incidere in modo determinante sul nostro progetto educativo. Tra i valori che i nostri don Ga e don I ci hanno trasmesso, un posto importante è sempre stato la cura della natura che ci circonda. Su questo “mandato” abbiamo costruito il progetto educativo in atto che prevede la cura del verde e dei boschi e che è stato portato avanti con la regione Piemonte, il risparmio energetico, che con il contributo della Fondazione Passadore ci ha permesso di sostituire tutti gli infissi di casa A, la sensibilizzazione a tutte le energie alternative tra cui, la nostra gloriosa turbina, è parte essenziale.
È di fondamentale importanza, pertanto, fare in modo di riattivarla al più presto possibile. A tale scopo sono stati consultati degli esperti che hanno fatto una diagnosi piuttosto “severa”: va smontata, trasportata con tutte le precauzioni dalla “casetta” e mandata in valle di Aosta presso l’unica officina in grado di sostituire le parti danneggiate…e qui vengono, purtroppo, le note dolenti: il preventivo che ci è stato presentato è di 7.000 euro! Ci è sembrato opportuno informare tutti quelli che hanno Monteleco nel cuore e chiedere, a chi ne ha la possibilità, di contribuire affinché la nostra turbina torni a essere più in forma di prima! L’ IBAN è:
IT12X0333201400000000967311
Associazione “i ragazzi di monteleco”
*Ricordiamo che, a seguito del voto favorevole nella assemblea del 22 dicembre, la nostra Associazione è stata trasformata in APS ((Associazione di Promozione Sociale) e, pertanto, ogni donazione è detraibile ai fini fiscali.
*Ricordiamo anche che sono aperte le iscrizioni / rinnovo del tesseramento per 2025, la quota è rimasta invariata

Cari amici, mentre mi leggerete io mi troverò in Repubblica Centrafricana insieme ai due diaconi Don Gabriele Barbieri e don Francesco Quell’Oller. Rientrerò, Dio permettendo, il 13 gennaio per ripartire il giorno 17 gennaio per Cuba da dove rientrerò il 25 gennaio. Sempre con i due diaconi che rimarranno a Cuba per due mesi.
Gironzolone!!! Ma perché tutti questi viaggi? Cos’è questa storia delle missioni? Perché il Centrafrica? E perché andare in missione? Non è una vecchia idea di una chiesa che va a fare proseliti e aiutare i poveretti? Non abbiamo un’altra idea oggi di Fede? Con l’ecumenismo che ci dice che in ogni religione c’è qualcosa di luce messavi da Dio stesso che senso ha ancora andare a parlare del Vangelo? E poi non si rischia di andare a trasmettere più che altro la nostra malata società occidentale a popoli che avrebbero bisogno di qualcosa di più fresco e stimolante che vecchie democrazie dove oramai nessuno va nemmeno a votare? E poi l’obiezione più comune: ma con tutto il bisogno che si ha qua a Genova perché pensare alla missione?
Ho ben tre risposte a tutte queste domande! Non capita a tutti i Movimenti di avere un assistente che da risposte!!! Saranno quelle giuste?
E per finire: tutto questo , con grande modestia, noi possiamo dire che a Monteleco lo facciamo da più di cinquant’anni perché questo era il messaggio del Concilio e l’abbiamo respirato grazie a quei due grandi giganti della Fede che erano don Ga e don I. Se volete ve lo spiego……ma non credo ci sia bisogno che vi scriva centinaia di pagine!!!
Don Fully

Carissimi soci e amici
Vi scrivo questa breve nota per informarvi sul percorso che sta intraprendendo la nostra Associazione:
come sapete Il nostro impegno anche per il prossimo anno è di continuare a cercare finanziamenti per rendere sempre meglio fruibile la struttura, ma le Fondazioni con le quali siamo in contatto ci hanno sollecitati a modificare la nostra Associazione in A.P.S., Associazione di Promozione Sociale in modo da poterci iscrivere al RUNTS, Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, condizione imprescindibile, per motivi fiscali, per continuare ad erogare i finanziamenti.
Il Consiglio direttivo dopo aver valutato vantaggi e oneri di gestione legati alla nuova ragione sociale, ha dato incarico ad un professionista di predisporre una modifica dell’attuale statuto in modo da sottoporla all’approvazione dell’Assemblea alla quale siano presenti i tre quarti dei soci aventi diritto di voto!
È per tale motivo che vi invito calorosamente a partecipare all’ ASSEMBLEA che è stata fissata per il 22 dicembre alle ore 18,00 presso il Seminario Arcivescovile.
Avremo un’ora a disposizione per confrontarci sulle prospettive della nostra Associazione prima di partecipare alla Santa Messa, fissata per le ore 19,00, e scambiarci gli auguri di un Santo Natale.
Vi aspetto numerosi!!! A presto Sara

Ci vediamo per il primo incontro venerdì 13 dicembre, in Cattedrale, ore 18


Oggi mi voglio un po’ lustrare le medaglie e poi vi dirò perché. Appena arrivato al Movimento Ragazzi nel 1998 abbiamo provato a mettere su un gruppo di ragazzi e abbiamo cercato, al solito, un nome per dargli un’identità, cosa importante se si tratta di adolescenti. Lo chiamammo all’inizio “Gruppo Cuore” perché dall’esperienza del Ceis e seguendo un poco i cammini propostoci dalla Dott Sciarretta si parlava soprattutto delle emozioni, dei sentimenti e ci si proponeva di “educare il cuore”, di preparare alla vita i ragazzi sapendo riconoscere e gestire i propri sentimenti. Ben presto il gruppo decise di chiamarsi “Gruppo Freccia” dal famoso film (allora) di Ligabue. Decisamente meglio di gruppo Cuore che francamente sapeva un po di dolciastro.
Tuttavia l’educazione di tutto il ragazzo, mente , cuore , corpo, anima è stato sempre un mantra del Movimento e che don Ga ha sempre ben inculcato. La scuola in genere vuole occuparsi solo della testa. Ai genitori importa un bel corpo ben vestito, nutrito, in salute e che stia nel posto giusto (sotto i loro occhi possibilmente) che faccia fare bella figura. L’anima è delegata ai preti e robe simili. Del cuore non gliene importa nessuno.
Ebbene, da poche settimane, è uscita una enciclica di Papa Francesco sul “CUORE” . Come sempre Papa Francesco riesce a entusiasmarmi e se professionalmente questo lo direi di ogni Papa e Vescovo che mi si presenti davanti (Papi e Vescovi non sono un concorso di simpatia, di bellezza, di cultura difficile da far capire in giro) con Papa Francesco mi sale proprio … dal cuore!! Sì, parla proprio del Cuore a partire da una frase “DILEXIT NOS” che vuol dire “CI HA AMATO!” Sì, solo un’ esperienza di sentirsi amati può rimettere in gioco la nostra vita. Non è sentimentalismo, non è “orizzontalismo”, non è essere dolciastri: è l’essenza della nostra fede. L’amore!
Leggiucchiato tutto, sto approfondendo le prime pagine e sono davvero fantastiche. Ci confermano la bontà del nostro stile educativo che attraverso il gioco cerca di far uscire tutti i doni presenti nel ragazzo comprese le emozioni. Il Papa ci conforta dicendo che il Cuore non è solo la sede dei sentimenti ma è il centro di tutta la persona, che non è la mente, non è nemmeno l’anima ma è unico e questo unico lo chiama cuore. Vi condivido alcuni pezzi bellissimi e vi invito a leggere la enciclica. Ne troveremo giovamento per la nostra opera educativa. Occorre nella nostra azione “metterci il cuore” perché è proprio la mancanza di cuore che ci fa accettare ogni ingiustizia, ogni guerra, ogni violenza così come se fossero routine, normalità. Si parla di intelligenza artificiale: occhio che non ci rendano anche il cuore artificiale; ma forse questo è un po’ più difficile per fortuna.
23. Nell’era dell’intelligenza artificiale, non possiamo dimenticare che per salvare l’umano sono necessari la poesia e l’amore. Ciò che nessun algoritmo potrà mai albergare sarà, ad esempio, quel momento dell’infanzia che si ricorda con tenerezza e che, malgrado il passare degli anni, continua a succedere in ogni angolo del pianeta. Penso all’uso della forchetta per sigillare i bordi di quei panzerotti fatti in casa con le nostre mamme o nonne. È quel momento di apprendistato culinario, a metà strada tra il gioco e l’età adulta, in cui si assume la responsabilità del lavoro per aiutare l’altro. Come questo della forchetta, potrei citare migliaia di piccoli dettagli che compongono le biografie di tutti: far sbocciare sorrisi con una battuta, tracciare un disegno al controluce di una finestra, giocare la prima partita di calcio con un pallone di pezza, conservare dei vermetti in una scatola di scarpe, seccare un fiore tra le pagine di un libro, prendersi cura di un uccellino caduto dal nido, esprimere un desiderio sfogliando una margherita. Tutti questi piccoli dettagli, l’ordinario-straordinario, non potranno mai stare tra gli algoritmi. Perché la forchetta, le battute, la finestra, la palla, la scatola di scarpe, il libro, l’uccellino, il fiore… si appoggiano sulla tenerezza che si conserva nei ricordi del cuore.
21. Il nucleo di ogni essere umano, il suo centro più intimo, non è il nucleo dell’anima ma dell’intera persona nella sua identità unica, che è di anima e corpo. Tutto è unificato nel cuore, che può essere la sede dell’amore con tutte le sue componenti spirituali, psichiche e anche fisiche. In definitiva, se in esso regna l’amore, la persona raggiunge la propria identità in modo pieno e luminoso, perché ogni essere umano è stato creato anzitutto per l’amore, è fatto nelle sue fibre più profonde per amare ed essere amato.
E poi Francesco aggiunge poco dopo che:
Il mondo può cambiare a partire dal cuore
28. Solo a partire dal cuore le nostre comunità riusciranno a unire le diverse intelligenze e volontà e a pacificarle affinché lo Spirito ci guidi come rete di fratelli, perché anche la pacificazione è compito del cuore. Il Cuore di Cristo è estasi, è uscita, è dono, è incontro. In Lui diventiamo capaci di relazionarci in modo sano e felice e di costruire in questo mondo il Regno d’amore e di giustizia. Il nostro cuore unito a quello di Cristo è capace di questo miracolo sociale.
29. Prendere sul serio il cuore ha conseguenze sociali. Come insegna il Concilio Vaticano II, «ciascuno di noi deve adoperarsi per mutare il suo cuore, aprendo gli occhi sul mondo intero e su tutte quelle cose che gli uomini possono compiere insieme per condurre l’umanità verso un migliore destino». [20] Perché «gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo». [21] Di fronte ai drammi del mondo, il Concilio invita a tornare al cuore, spiegando che l’essere umano «nella sua interiorità, trascende l’universo delle cose: in quelle profondità egli torna, quando fa ritorno a se stesso, là dove lo aspetta quel Dio che scruta i cuori (cfr 1 Sam 16,7; Ger 17,10) là dove sotto lo sguardo di Dio egli decide del suo destino». [22]
30. Questo non significa fare troppo affidamento su noi stessi. Stiamo attenti: rendiamoci conto che il nostro cuore non è autosufficiente, è fragile ed è ferito. Ha una dignità ontologica, ma allo stesso tempo deve cercare una vita più dignitosa. [23] Dice ancora il Concilio Vaticano II che «il fermento evangelico suscitò e suscita nel cuore dell’uomo questa irrefrenabile esigenza di dignità», [24] tuttavia per vivere secondo questa dignità non basta conoscere il Vangelo né fare meccanicamente ciò che esso ci comanda. Abbiamo bisogno dell’aiuto dell’amore divino. Andiamo al Cuore di Cristo, il centro del suo essere, che è una fornace ardente di amore divino e umano ed è la massima pienezza che possa raggiungere l’essere umano. È lì, in quel Cuore, che riconosciamo finalmente noi stessi e impariamo ad amare.
Cari amici che amate Monteleco, non è lì sotto quel Cuore sanguinante del crocifisso di Monteleco, che ci accoglie con le sue braccia aperte, che abbiamo sentito la fornace ardente che ci brucia e ci dona pienezza? Lasciamoci cambiare il cuore da quel crocifisso che non è poi se non la tappa finale iniziata davanti a una grotta. Guardiamo a quel cuore Bambino che troveremo nella grotta unito a quel Cuore che tutto meditava nel silenzio, nella discrezione e nel servizio umile che era Maria. Natale è il messaggio che è possibile rinascere con un cuore nuovo e non grazie a un trapianto di…. Barnard (battuta da Boomer..) A Natale possiamo cambiare il cuore! Lo possiamo chiedere non a Babbo Natale che è un semplice San Nicola ma a Gesù Bambino sì!!
Che Natale vi sia tenero cari amici!!
Don Fully