Autore: Don Ga e il Movimento Ragazzi

  • LA LIBERA REPUBBLICA DEI RAGAZZI

    LA LIBERA REPUBBLICA DEI RAGAZZI

    Anco­ra una vol­ta a Mon­t­ele­co abbi­amo vis­su­to l’avventura del­la Lib­era Repub­bli­ca dei Ragazzi, così anco­ra oggi come sem­pre noi la descriv­i­amo ai ragazzi dei nos­tri turni. Poi ogni turno dec­li­na con una pro­pria ambi­en­tazione pre­sa in genere dal mon­do dei film o dal­la let­ter­atu­ra per ragazzi, in modo da dec­linare anche cul­tural­mente i val­ori del­la Repubblica.

    Lilo e Stich, Up, Le fol­lie dell’imperatore dai quali trarre “inseg­na­men­ti” per la vita di ogni giorno e che coin­ci­dono coi val­ori evan­geli­ci del­la lib­era Repubblica.

    Vedere alla fine del ter­zo turno i nos­tri ragazzi leg­gere i loro sog­ni e affi­dar­li a un pal­lon­ci­no pieno di Elio (al di là dell’imbarazzante uguaglian­za con l’abitudine che ave­va trasmes­so don Acciai alla par­roc­chia del­la Provvi­den­za) è sta­to emozio­nante per­ché non solo appli­cazione del film UP ma per­ché quei val­ori li inseg­na­vano don Ga e don I e ci inseg­na­vano a guardare in alto, a guardare le stelle e l’infinito, anche qua come face­va don Puglisi ai ragazzi di Bran­cac­cio; la tes­ta in alto! Non pie­gar­si alla con­for­mità del mon­do ma pen­sare con la pro­pria testa.

    Ogni anno cer­chi­amo di trasmet­tere questi val­ori attra­ver­so i giochi, le attiv­ità, le rif­les­sioni. Ogni anno vivi­amo sem­pre nuove sen­sazioni nuove espe­rien­ze che nascono dai nuovi ragazzi mis­chiati agli abi­tu­di­nali, quel­li che mag­a­ri ven­gono da anni e che vedi­amo crescere (e miglio­rare) sot­to i nos­tri occhi. Mi sem­bra qua­si di ripetere ogni anno le stesse cose. E chi si loda si imbro­da dice il prover­bio. Però è bel­lo ved­er mis­chiare tutte le com­pe­ten­ze in cam­po da parte di edu­ca­tori volon­tari e i nos­tri edu­ca­tori di oregi­na. I nos­tri ragazzi che prepara­no il cam­po sono ragazzi che fan­no con gioia la loro stra­da; han­no stu­di, com­pe­ten­ze , pro­fes­sion­al­ità. Pen­sar­li anco­ra bam­bi­ni a Mon­t­ele­co sarebbe ridut­ti­vo. Come non­no io li vedo crescere, mat­u­rare essere pron­ti anche nelle situ­azioni più impor­tan­ti. E poi ancor più quest’anno sono state pro­tag­o­niste le famiglie, tan­tis­sime, coi bim­bi pic­col­is­si­mi e pic­coli a scia­mare coi ragazzi. Han­no cre­ato un cli­ma di famiglia mer­av­iglioso che con­tribuisce a ren­dere la Repub­bli­ca una famiglia. Oltre che spig­nattare e lavare piat­ti per sette giorni nat­u­ral­mente. Inclu­si­va anche delle dis­abil­ità, par­ti­co­lare che sem­pre mi scor­do di sot­to­lin­eare, anzi non me ne scor­do ma mi sem­bra sem­pre di esi­bire la dis­abil­ità come un tro­feo e non mi va. La dis­abil­ità e la fragilità, temi sen­si­bili. Per­do­nate se non li sbandiero, e non li esi­bis­co, ma si par­la di minori spes­so, anche se la dis­abil­ità accol­ta a Mon­t­ele­co non riguar­da solo i minori ma anche adul­ti e anziani financo.

    Potrei rac­con­tarvi anche di come parte­ci­pano ragazz­i­ni di altre reli­gioni e di come comunque si sen­tano accolti ma anche questo tema è sen­si­bile ed esporli a com­men­ti e giudizi da chi non capisce non mi piace. Mi sen­to con­for­t­a­to dai fratel­li sale­siani e fil­ip­pi­ni che anche loro han­no ai loro momen­ti di preghiera e di rif­les­sione i ragazzi di altri fedi che parte­ci­pano non come costrizione a un’altra fede ma come ric­chez­za di incon­tro. Nes­suno è costret­to ad abi­u­rare nul­la ma noi non pos­si­amo non annun­cia­re Gesù. Del resto non siamo in una scuo­la pub­bli­ca e chi viene a Mon­t­ele­co sa bene da dove attin­giamo la nos­tra forza. Ma se dico che prob­le­mi non ce ne sono mi cre­dete? Vi fidate sen­za che entri nei par­ti­co­lari e negli aned­doti, sim­pati­cis­si­mi, che mi fan­no sen­tire sem­pre più fratel­lo dell’intera uman­ità e sem­pre più lievi­to di unità di tut­to il genere umano pur viven­do 21 giorni nascos­to nell’ombra del­la Val Lemme? I momen­ti di preghiera gra­zie anche ai can­ti, final­mente tor­nati alla grande e che risuon­a­vano durante la gior­na­ta nelle voci dei ragazzi, li ho sen­ti­ti par­ti­co­lar­mente vivi.

    Di cer­to la sen­sazione è che alla fine ci sia una grande voglia da parte dei più gio­vani di con­tin­uare sem­pre meglio l’avventura e con tut­ti questi mar­moc­chi e pance che stan­no crescen­do il futuro non può che essere bel­lo. Vedi­amo dove ci porterà il cuore e dove la Chiesa ci chi­amerà a servire.

    Cio di cui resto con­vin­to sem­pre più è che in questo mon­do mala­to di pre­poten­za , vio­len­za, sen­so di impoten­za di fronte alla dit­tature anche quelle mascher­ate da democra­zie, un mon­do smar­ri­to e pri­gion­iero del danaro nel­la illu­sione che sia questo a risol­vere le ques­tioni, men­tre rimane uno stru­men­to per riequi­li­brare le varie ingius­tizie; un mon­do attoni­to dal­la poten­za del­la rete, degli algo­rit­mi, iper­con­nes­so ma non per questo auto­mati­ca­mente iper-libero; ebbene in questo mon­do abbev­er­ar­si alla sor­gente del­la Lib­ertà, del­la Con­di­vi­sione, del­la con­sapev­olez­za di essere pro­tag­o­nisti del­la Sto­ria e non spet­ta­tori è fondamentale.

    Fon­da­men­tale un pos­to dove ci si gio­ca in pri­ma per­sona, si è rispet­tati e amati per il sem­plice fat­to di esistere, dove insieme si vive l’avventura del­la vita e non iso­lati, dove si cura l’anima e la coscien­za come luoghi di incon­tri con l’Assoluto, dove la natu­ra è ama­ta e rispet­ta­ta, dove per­di e vin­ci con lo stes­so sor­riso, dove chi può dare il trenta da il trenta, chi può dare il ses­san­ta da il ses­san­ta e chi può dare cen­to è chiam­a­to a dare cen­to. Dove si sco­pre la vocazione bel­lis­si­ma a essere umani nel volto e nelle brac­cia del Figlio dell’Uomo. E solo essendo umani si riesce a cogliere il Divino.

    C’è bisog­no di Mon­t­ele­co insomma.

    Don Ful­ly

  • Monteleco è Monteleco!

    Monteleco è Monteleco!

    Ecco­ci anco­ra a iniziare (anzi è già inizia­ta a giug­no con AC, San Siro Strup­pa, Apparizione, Chi­ap­peto….) la nos­tra estate a Mon­t­ele­co con­for­t­ati da tan­ti pic­coli seg­nali che ci spin­gono a pros­eguire nel nos­tro pel­le­gri­nag­gio di Speranza.

    Come ad esem­pio la splen­di­da ser­a­ta a favore di Mar­co Gardel­la, un pienone al Politea­ma, che ha volu­to donare a Mon­t­ele­co una bel­la cifra per ono­rare questo ragaz­zo appas­sion­a­to di Mon­t­ele­co cuo­co al pri­mo turno ora­mai da alcu­ni anni; come l’approvazione del prog­et­to ora­tori lig­uri che ci vede pro­tag­o­nisti; come il bilan­cio del­la nos­tra coop­er­a­ti­va anco­ra una vol­ta in stra­or­di­nario equi­lib­rio pos­i­ti­vo; come l’entusiasmo dei nos­tri edu­ca­tori per l’estate e un incor­ag­giante avvio di iscrizioni.

    Io ne ho trova­to uno fan­tas­ti­co andan­do a Roma per il giu­bileo dei sem­i­nar­isti. Papa Leone ha tenu­to un dis­cor­so incen­tra­to sull’importanza del­la for­mazione agli affet­ti , ai sen­ti­men­ti, all’educazione del cuore. Se ci fos­se chi cre­de­va che fos­sero tutte roman­ti­cate di Papa Francesco si vada a leg­gere i dis­cor­si di Papa Leone ai sem­i­nar­isti e ai for­ma­tori del clero il giorno 24 e 25 giug­no su vatican.va. Rimar­rà stupi­to di come il prog­et­to dioce­sano sug­li ora­tori abbia cen­tra­to un leit motiv dell’educazione che sta a cuore alla Chiesa. Edu­care alle relazioni, al dis­cernere e capire i sen­ti­men­ti, i moti pro­fon­di del cuore dell’uomo. E edu­care non vuol dire “dire cosa devi fare” ma accom­pa­gnare nel­la lib­ertà e alla lib­ertà l’essere umano a sco­prire la sua vera dimen­sione di essere in relazione, con l’assoluto, il mis­tero del­la vita, la trascen­den­za e in relazione con gli altri, i fratel­li e sorelle del cam­mi­no del­la vita.

    C alla quar­ta” si chia­ma il prog­et­to: curare il cuore per avere a cuore la cura gli uni degli altri anche pren­den­dosi cura dell’ambiente e delle com­p­lesse relazioni sociali. Per­ché se c’è una cosa che ci ha inseg­na­to Papa Francesco, ma las­ci­ate­mi dire la Chiesa nel suo insieme, è che il cuore non è il luo­go intimisti­co dove rifu­gia­r­si per­ché spaven­tati dagli even­ti stori­ci, ma il cuore, il motore del cam­bi­a­men­to. Sen­za per­sone capaci di amare non esiste cam­bio, non esiste per­cor­so ma tut­to si are­na e piet­ri­fi­ca. Il mon­do è seg­na­to dall’individualismo, dal nar­ci­sis­mo, dal si salvi chi può e se il nos­tro PIL cresce con le armi che sia benedet­ta la guer­ra, altrui nat­u­ral­mente. Visioni miopi che solo cuori vera­mente vivi, sen­si­bili, sveg­li pos­sono cam­biare. Pren­der­si cura dei deboli, dei frag­ili, pren­der­si cura di tutti.

    A Mon­t­ele­co c’è un momen­to anzi due dove ci si prende cura del pro­prio cuore in maniera spe­ciale e con­sapev­ole (ogni attiv­ità, spe­cial­mente nel gio­co è pren­der­si cura!). L’ora del­la luce e delle stelle. Momen­ti di silen­zio, di rif­les­sione dove Gesù ci pone domande e si pro­pone come ami­co per adden­trar­si nei mean­dri del­la vita, dell’adolescenza. In maniera adegua­ta attra­ver­so rac­con­ti, sto­rielle, sen­za rin­un­cia­re a un annun­cio esplic­i­to del­la vita di Gesù. Un momen­to impor­tante. Con­frontan­do­mi con i sale­siani di Sampier­dare­na, con Padre Andrea , anche loro, ben pieni di tan­ti ragazz­i­ni di altre fedi, ho scop­er­to che, comunque, non rin­un­ciano mai al momen­to di preghiera. Un momen­to di rif­les­sione e di sen­so, di cura di sé e del mis­tero del­la vita in noi. Pri­varne alcu­ni per­ché di altre reli­gioni sarebbe far loro un tor­to. Nes­suno è obbli­ga­to nel­la fede, ma a pren­der­si cura di sé e delle domande pro­fonde di fronte al mis­tero del­la vita: questo fa parte del­la for­mazione. E noi abbi­amo radi­ci piantate nel Van­ge­lo, rin­un­cia­r­ci per qual­cosa di vago vor­rebbe dire smar­ri­men­to. Diver­so è il riconoscere quan­to di bel­lo e buono risie­da ovunque e dove ovunque è pre­sente la “scin­til­la di Dio” che noi chi­ami­amo Spir­i­to San­to, Amore. E l’Amore è libero, non sai da dove viene e dove va. Occorre solo dis­cernere con atten­zione se è vero e in questo è Gesù la via. L’ora del­la luce e delle stelle per quan­to pos­sano sem­brare “alter­na­tive” (e non lo sono poi più di tan­to) sono la nos­tra cura del Cuore; sen­za non sarebbe Monteleco.

    Don Ful­ly

  • Associazione “I Ragazzi di Monteleco” (Sara Liga)

    Associazione “I Ragazzi di Monteleco” (Sara Liga)

    Care socie e cari soci,
    siamo feli­ci e orgogliosi di con­di­videre con voi una notizia che seg­na un tra­guar­do impor­tante per la nos­tra Asso­ci­azione: la Fon­dazione Pas­sadore ha deciso di sostenere il nos­tro prog­et­to di real­iz­zazione del­la Scala Anti­ncen­dio per Casa A di Mon­t­eLe­co con un con­trib­u­to molto sig­ni­fica­ti­vo!!
    Questo finanzi­a­men­to ci con­sente di garan­tire, in con­dizioni di sicurez­za, un sig­ni­fica­ti­vo incre­men­to del­la capac­ità recetti­va e di offrire quin­di l’esperienza educa­ti­va di Mon­t­ele­co ad un mag­giore numero di ragazzi del­la nos­tra città.

    Si trat­ta di un inter­ven­to essen­ziale che non avrem­mo potu­to affrontare sen­za questo gen­eroso aiu­to, e che ora ci per­me­t­terà di pros­eguire ser­e­na­mente le attiv­ità di accoglien­za e for­mazione che da anni por­ti­amo avan­ti con dedi­zione.
    Un gra­zie sin­cero va a tutte e tut­ti col­oro che si sono impeg­nati nell’attività di prog­et­tazione tec­ni­ca e acqui­sizione delle autor­iz­zazioni isti­tuzion­ali nec­es­sarie per la real­iz­zazione del prog­et­to.
    Vi ter­re­mo aggior­nati sui prossi­mi svilup­pi, e non vedi­amo l’ora di costru­ire insieme ques­ta nuo­va entu­si­as­mante avventura!

  • La Pace sia con noi!

    La Pace sia con noi!

    Ecco­ci, dunque, con un nuo­vo Pon­tefice: LEONE 14°. Ammet­ti­amo­lo: il nome uni­to al fat­to che il luo­go di nasci­ta lo col­lo­ca negli Sta­ti Uni­ti ci ha un poco spaventato.

    Chi sarà mai l’Attila che dovrà fer­mare? (Leone Mag­no ricor­date fer­mò Atti­la lan­ci­a­to ver­so Roma)… forse Putin, Xi Jin­ping? E’ un amer­i­cano, come potrà capire il mon­do seden­do dal­la parte dei vinci­tori e non dei vin­ti, sul trono di Cesare piut­tosto che quel­lo del­la croce?.

    Tut­ti dub­bi dis­si­pati imme­di­ata­mente: amer­i­cano ma di orig­i­ni umili, figlio di immi­grati france­si, spag­no­li, ital­iani fino a sco­prire addirit­tura radi­ci cubane (se lo sape­vano pri­ma dubito che i Car­di­nali lo avreb­bero elet­to); prati­ca­mente da sem­pre mis­sion­ario in Perù tan­to da pren­derne la doppia cit­tad­i­nan­za. Il tam-tam dei sudamer­i­cani è par­ti­to imme­di­a­to; un uomo umile ben inser­i­to nel­la dio­ce­si, vici­no ai poveri. C’è chi si azzar­da a dire ami­co di Gutier­rez. Ma ques­ta sarebbe trop­po grossa. Dall’America del nord subito rim­balza la notizia “un anti-Trumpiano” ha pre­so posizioni for­ti con­tro di lui. La curia romana tira un sospiro di sol­lie­vo: da tre anni Papa Leone era prefet­to del dicas­t­ero dei vescovi, uno di curia insom­ma, che conosce gli ambi­en­ti. Ambi­en­ti in effet­ti un po’ desta­bi­liz­za­ti dal “primear” (pren­dere inizia­tive improvvise e inno­v­a­tive) di Francesco. Esat­ta­mente quel­lo che, al con­trario, man­da­va in vis­i­bilio le folle. Essendo poi Agos­tini­ano, di forte e pro­fon­da for­mazione spir­i­tuale e intel­let­tuale (voglio dire: Agosti­no!!) e soprat­tut­to Gen­erale dell’ordine per dod­i­ci anni (come il nos­tro Padre Mar­co lo fu per i con­ven­tu­ali), quin­di pro­fon­do conosc­i­tore e pro­fon­da­mente conosci­u­to, in tut­ti i con­ti­nen­ti. Insom­ma, come potete capire, tut­ti gli ele­men­ti per farne il catal­iz­za­tore di tut­ti i gusti. E, infat­ti, pare abbia avu­to rap­i­da e stra­biliante mag­gio­ran­za , qua­si asso­lu­ta. Qual­cuno storce il naso, qual­cuno esul­ta per questo totale consenso.

    I pri­mi pas­si li sti­amo veden­do. Dis­cor­si, omelie, sot­to­lin­ea­ture sono palese­mente sec­on­do la lin­ea di Francesco. La sua pri­ma paro­la Pace non ha las­ci­a­to dub­bi. Non si cam­bia lin­ea, prospet­ti­va che ter­ror­iz­za­va non solo i cosid­det­ti pro­gres­sisti ma l’intera chiesa che sarebbe sta­ta dis­ori­en­ta­ta. La for­ma e il modo di fare appare più paca­to, più den­tro il pro­to­col­lo, sen­za dis­ori­entare chi alla for­ma tiene tan­to. Il pas­sag­gio di gus­to sporti­vo da Mes­si a Sin­ner è un po’ sim­bol­i­co se vogliamo. Due dif­fer­en­ti modi di essere popolari.

    Dunque? Vedremo!

    Vedremo un corno!! Il Papa non è un con­cor­so di sim­pa­tia, di bellez­za. Lo Spir­i­to San­to guiderà la chiesa. Papa Leone quat­tordices­i­mo è il Papa gius­to. Pun­to. Ascolter­e­mo ciò che dice, vedremo ciò che farà. Ques­ta sto­ria di seguire il Papa che mi piace mi ha pro­fon­da­mente amareg­gia­to in questi ulti­mi anni. I sosten­i­tori del Papa Re, del­la chiesa tri­on­fante e reg­nante era­no quel­li che non ubbidi­vano al Papa! Che fac­cia tosta!

    I Papi non han­no un potere se non quel­lo di servire. Si sta den­tro la Chiesa nell’unità e nel­la car­ità. Le sim­patie per­son­ali si las­ciano da parte. Vero che a volte aiu­tano o non aiu­tano, ma, insom­ma, siamo seri! L’obbedienza al Papa non è l’obbedienza a un capo dell’esercito, ma l’obbedienza alla car­ità, all’unità, all’umiltà. E quin­di siamo obbe­di­en­ti, a pre­scindere. Che fac­cia cose a me sim­patiche o meno, ma chi sono io per dire questo va bene o questo va male? Diamo­ci piut­tosto da fare per annun­cia­re il Reg­no di Amore e di Pace e per costru­ire insieme quel­la civiltà dell’Amore che Pao­lo VI dice­va ai tem­pi in cui il Movi­men­to Ragazzi nasce­va e che di cer­to ispirò il nos­tro don GA. E che Pao­lo VI fos­se noto (non dico non lo fos­se ma che fos­se noto per questo) per essere sim­pati­co e bonac­cione trovateme­lo scrit­to da qualche parte. Frate Leone, fedele ami­co di Francesco, ci guiderà a portare Pace in ques­ta ter­ra dove siamo “tut­ti collegati”.

    Don Ful­ly

  • 5x1000

    5x1000

    Ci sti­amo appre­stando tut­ti, ahimè, a fare la dichiarazione dei red­di­ti! Cogliamo l’occasione per ricor­darvi, come sem­pre, di donare il vostro 5 x 1000 a il sen­tiero del Movi­men­to Ragazzi C.F. 03865870103. Trovate le attiv­ità del Sen­tiero su www.movimentoragazzi.org

    Da questo anno, per chi lo desidera, è anche pos­si­bile donare il 5 x 1000 all’as­so­ci­azione I Ragazzi di Mon­t­ele­co C.F. 95242500106

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  • Papa Francesco

    Papa Francesco

    Chissà quante ne avete lette e sen­tite in questi tem­pi sul nos­tro ama­to Papa. Un Papa decisa­mente sim­pati­co al Movi­men­to Ragazzi e a Mon­t­ele­co tutta.

    Sia ben chiaro una cosa come pre­mes­sa. I Papi non sono un con­cor­so di bellez­za (e fin qui…) di sim­pa­tia, di feel­ing, di intel­li­gen­za e cul­tura. Il Papa è Papa e bas­ta. Chi­unque esso sia. La chiesa è molto di più, lo Spir­i­to è molto di più. Ogni Papa è quel che ci vuole in quel momen­to. Per­ché? Lo capire­mo solo alla fine del­la sto­ria. Quin­di mor­to un Papa se ne fa un altro e avanti.

    Tut­tavia, las­ci­ate­mi spendere alcune parole per Francesco. Avrete sicu­ra­mente let­to che ci sono i “par­ti­ti”, che esistono i “Bergogliani di fer­ro” . Io non so se sono un Bergogliano di fer­ro, Jorge Mario Bergoglio non l’ho mai conosci­u­to di per­sona, l’ho sfio­ra­to varie volte, a Cuba, a Gen­o­va, a Roma con i cres­i­man­di (dove, quan­do pote­vo abbrac­cia­r­lo e dirgli il bene che gli vole­vo in mez­zo alla ban­da di ragazz­i­ni del­la cres­i­ma, sta­vo por­tan­do uno zaino stra­col­mo di vom­i­to che un ragazz­i­no un po’ ingor­do a colazione ave­va riem­pi­to tra il tragit­to fra l’albergo e il Vat­i­cano e non mi parve il caso!).

    Io vi par­lo solo del Francesco che ho let­to nei doc­u­men­ti uffi­ciali, che ho ascolta­to nelle inter­viste; ebbene sì di quel­lo, lo con­fes­so pub­bli­ca­mente, sono tremen­da­mente innamora­to. Per la stra­grande mag­gio­ran­za delle cose che ha scrit­to pen­sa­vo “ma sto Papa mi legge nel pen­siero!” Quan­do pen­sa­vo alle nos­tre par­roc­chie e movi­men­ti pen­sa­vo pro­prio esat­ta­mente ciò che c’è scrit­to nel­la Evan­geli Gaudi­um! Avrei usato le stesse parole, la tro­vo adegua­ta, la tro­va prat­i­ca, essen­ziale e tremen­da­mente evan­gel­i­ca e attuale. A Cuba potei met­ter­la bene in attuazione; tro­vo la “Amor­is Letizia” bel­lis­si­ma, piena di grande con­tenu­to per le cop­pie e il loro amore, men­tre tut­ti stan­no a vedere solo un aspet­to, un pun­to, la comu­nione ai risposati, dove il Papa ha smascher­a­to i fari­sei che già da decen­ni face­vano quel che dice lui ma se lo tenevano per loro, per i priv­i­le­giati, per chi vol­e­vano loro, mag­a­ri i poten­ti di turno. La “Lauda­to sii” dice ciò che pen­sa­vo nei giorni del G8 a Gen­o­va. Pen­sa­vo, “ma la mia chiesa potrà mai dire certe cose?” E esce la Lauda­to sii! Una spir­i­tu­al­ità altissi­ma e l’hanno bol­la­ta come eco­log­i­ca. Beh, cer­to se han­no investi­to tut­ti i sol­di sul petro­lio han fat­to bene! La “Fratel­li tut­ti” poi è di una logic­ità fan­tas­ti­ca così come la “Gaudete et Exul­tate” che delin­ea la spir­i­tu­al­ità laicale per­fet­ta­mente o la “Chris­tus viv­it”. Che cose mer­av­igliose! E la dichiarazione sui dirit­ti umani fat­ta con i fratel­li musul­mani? E i gesti, i viag­gi alle per­iferie. Il fat­to di entrare negli Sta­ti Uni­ti da Cuba, cosa proibi­ta, e tan­tis­si­mi altri gesti inter­pre­tati come polit­i­ca ma di fat­to vere opere di ric­on­cil­i­azione con uno sguar­do ampio fin oltre la cris­tian­ità. Gli sforzi fat­ti per met­tere d’accordo sci­iti e sun­ni­ti. Persi­no Ucrai­ni e Rus­si. Cer­to a volte pare­va scon­tentare tut­ti. Tut­ti avreb­bero volu­to che si schierasse di qua o di là. E invece ha vis­su­to pro­fon­da­mente la sua mis­sione di unità del genere umano, schieran­dosi solo dal­la parte dei più poveri. Lì si schier­a­va ed era di parte. Potrei scri­vere ore e fare esa­mi appro­fon­di­ti di quan­to vi dico. Vi era poi una parte educa­ti­va e psi­co­log­i­ca che era affine alla nos­tra sto­ria. Pen­sate all’idea dell’annuncio del Van­ge­lo come nar­razione del­la fede e non come dog­ma­tismo o moral­is­mo. La sua dife­sa del lavoro coop­er­a­ti­vo. Lo ascolta­vo e lo legge­vo e vede­vo alle sue spalle don Ga che se la ride­va lassù nel cielo. Quel che lui dice­va ora era legge del­la chiesa!

    Cer­ta­mente non sarà sta­to per­fet­to. Quante volte scherza­va sulle sue nevrosi e quan­to ci ha inseg­na­to l’autoironia, il saper rid­ere su se stes­si. La sua spir­i­tu­al­ità da gesui­ta era ed è davvero sopraf­fine. Il Vat­i­cano gli ha fat­to una forte resisten­za e di cer­to lì non è rius­ci­to a entrare nei cuori, né a gestire bene cer­ti cam­bi. È vero, tante cose annun­ci­ate sono state appe­na abboz­zate. Del resto, era il suo pen­siero. Aprire per­cor­si che altri percorreranno.

    Ora tut­ti spe­ri­amo che vengano per­cor­si con deci­sione anche se a poco a poco. Le sue pro­poste era­no avver­sate dai poten­ti del­la ter­ra e purtrop­po anche da tan­ti, trop­pi all’interno del­la chiesa; cer­to non aper­ta­mente ma cer­ti muri, cer­ti silen­zi, cer­ti “fac­ciamo cadere la cosa”, “aspet­ti­amo che pas­si”. Cam­bi­a­ta la ratio dei sem­i­nari nel 2016 in Italia l’abbiamo mes­sa in atto nel 2025……. C’è una con­sol­i­da­ta abil­ità nel porre ostruzione e nel gat­topar­dare. Cam­bi­a­men­ti di fac­cia­ta. Riem­pire doc­u­men­ti di citazioni (a volte nem­meno quel­lo! Igno­rati in toto!) e las­cia­re tut­to come sta … Dire bene uffi­cial­mente e sot­to­ban­co sparg­ere veleni e insin­u­azioni. Tal­vol­ta persi­no osten­ta­ta avver­sione! Al Papa! E non sto par­lan­do del “mon­do”, dei laicisti…

    Mi fer­mo qua non vor­rei eccedere. Ho ora­mai una cer­ta età e dei ruoli da rispettare. Cer­ta­mente lo Spir­i­to San­to soffierà e quel che sarà, sarà il Papa che ci vor­rà. Come sem­pre. Non siamo noi a decidere i tem­pi del­la sto­ria. Ma Dio la sua sto­ria la por­ta avan­ti … non indietro.

    Ful­ly umil­mente Bergogliano

  • Lettera Pastorale del nostro Arcivescovo: incontri con Mons Marino Poggi

    Lettera Pastorale del nostro Arcivescovo: incontri con Mons Marino Poggi

    Ci vedi­amo per il quin­to incon­tro ven­erdì 16 mag­gio 2025, in Cat­te­drale, ore 18,30

    Per ogni incon­tro è disponi­bile l’audio inte­grale del­la cat­e­ch­esi su www.chiesadigenova.it

  • La turbina è tornata operativa!

    La turbina è tornata operativa!

    Evvi­va! La turbina è ritor­na­ta e sta fun­zio­nan­do alla grande, gra­zie anche alla eccezionale quan­tità di acqua for­ni­ta dalle sette fontane…si cal­co­la che attual­mente stia for­nen­do una ener­gia suf­fi­ciente ai bisog­ni di almeno sette appar­ta­men­ti e “ven­du­ta” all’ENEL. E’ bel­lo anche seg­nalare che le spese per la sua riparazione sono state cop­erte intera­mente dalle don­azioni pervenute.

  • L’Anfiteatro funziona!

    L’Anfiteatro funziona!

    L’altra vol­ta vi par­lai dell’ora del lavoro. Oggi voglio par­larvi di un altro pos­to magi­co di Mon­t­ele­co oggi a dire il vero un po dimen­ti­ca­to, anche se ogni turno si va lì a iniziar­lo. E’ l’ANFITEATRO. Restau­ra­to ora­mai qua­si una venti­na d’anni fa, era ai miei tem­pi il cuore pul­sante del Leco. Infat­ti, lì si tenevano tutte le assem­blee del­la gior­na­ta, anz­i­tut­to e soprat­tut­to quel­la di mez­zo­giorno , dove don Ga ci parla­va (met­ten­do in palio delle fich­es, nat­u­ral­mente) del tema di gior­na­ta o delle set­ti­mane. Lì ci parla­va attra­ver­so le parabole di Gesù dei val­ori del­la vita. Un rac­con­to e poi delle domande fat­te a noi o noi fat­te a lui. L’anfiteatro, lo spiego a chi mi dovesse leg­gere sen­za essere mai sta­to a Mon­t­ele­co è un vero anfiteatro gre­co, fat­to a semi­cer­chio con gradoni atti a seder­si e a for­mare un emi-ciclo dove il popo­lo si sede­va e don Ga sede­va con la seg­gi­o­la al cen­tro men­tre il gov­er­no si schier­a­va alle sue spalle. Era una vera edu­cazione alla democrazia anche nei luoghi, nel­la fisicità.

    Una vol­ta a set­ti­mana vi si cel­e­bra­va anche la mes­sa. A volte, ma sem­pre più rara­mente vi si svol­ge­va l’assemblea del gio­co. Del resto, è la Lib­era Repub­bli­ca dei Ragazzi! Altro che Re, troni e por­tan­tine! Il Con­te zio ave­va abdi­ca­to a Don Ga!! Cer­to con don Ga non era facile con­tro­bat­tere, era un fiume in piena e i suoi ragion­a­men­ti più che dub­bi ti las­ci­a­vano le ali dell’entusiasmo. Tut­tavia, ama­va fare delle domande dire dei “cosa ne pen­sate?” “ma cosa è la lib­ertà?” “ma cosa cer­ca­va il figli­uol prodi­go vera­mente?” Era­no insom­ma degli scam­bi, vol­e­va edu­car­ci alla parte­ci­pazione, non era una lezione cat­te­drat­i­ca ma il popo­lo inter­a­gi­va era pro­tag­o­nista. Lo ricor­do bene per­ché, ricor­date, io ero una schi­ap­pa nel­lo sport e nei giochi fisi­ci, ma se si trat­ta­va di par­lare, di parabole, di ragion­a­men­ti allo­ra i miei bal­di ami­ci di San Deside­rio mi chia­ma­vano nel mez­zo del grup­po e.. “Fuliggg­gi (con sette g mi rac­co­man­do) dai rispon­di che bec­chi­amo fiche!” e ammet­to che tal­vol­ta arriva­vano, alzare il brac­cio per rispon­dere era uno dei rari sport che mi rius­ci­vano. L’assemblea di Mez­zo­giorno!! Che ricor­di, che edu­cazione rice­vu­ta. Dal 2003 con la morte degli alberi, dei bel­lis­si­mi abeti rosi dal rag­net­to malefi­co, il pos­to è divenu­to a mez­zo­giorno invivi­bile; da poco gli alberi ricresciu­ti offrono al sole a per­pen­di­co­lo un po di riparo. Niente assem­blea di mez­zo­giorno, sede dei giochi e di alcu­ni momen­ti. Tut­tavia, l’educazione alla parte­ci­pazione e al par­lare non è venu­ta meno!

    Ma per­ché ci ricor­di questo caro Ful­ly, sei in piena onda­ta dei rimpianti? No caris­si­mi, solo mi viene in mente la for­tu­na che abbi­amo avu­to noi “di Mon­t­ele­co” a essere edu­cati all’assemblea, alla parte­ci­pazione, all’ascolto. Che bel­lo vedere che dopo tan­ti anni questo piano piano arri­va a essere uno stile di tut­ta la chiesa. “Ma è sta­to il Con­cilio a fare questo! Mon­t­ele­co è nato del Con­cilio! O dal cli­ma che lo ha cre­ato!” Si ma quan­ta fat­i­ca, quan­ta buro­crazia, quan­ti doc­u­men­ti del­la Chiesa calati dall’alto, con lin­guag­gi desueti, eccle­sialese puro, mer­av­iglioso per gli angeli incom­pren­si­bile agli uomi­ni. E poi comunque la con­fu­sione spes­so e volen­tieri tra uni­for­mità e unità. La pau­ra di dare la paro­la. E invece, ve lo rac­con­ter­an­no di cer­to meglio Gian e Angela e Sara che c’erano, l’altra set­ti­mana un colpo di sce­na. L’assemblea, ora­mai fat­ta a tavoli e cer­chi, (anche l’anfiteatro è super­a­to), ha fat­to sen­tire la sua voce. Un eser­cizio di lib­ertà. L’assemblea ha det­to: no!!! Questi testi non sono rispet­tosi, non han­no ascolta­to, non siamo inutili! E così mag­a­ri ciò che il Con­cilio ave­va aus­pi­ca­to, una chiesa per­ma­nen­te­mente sin­odale dove tut­ti han dirit­to di paro­la, si sta lenta­mente attuan­do. Spe­ri­amo. Sarebbe bel­lo. Ascoltare il popo­lo di Dio, non solo i chieri­ci o i cleri­ciz­za­ti ado­ran­ti delle sacrestie. Un bel seg­no. L’Anfiteatro fun­ziona! Con­tinuiamo su ques­ta stra­da! Che non è quel­la delle nos­tre stanche democra­zie, che sono comunque attual­mente il meglio che abbi­amo, almeno dove sono mezze vive, ma quel­la di una vera comu­nità dove tut­ti han dirit­to a essere ascoltati e dove non si vive solo di ger­ar­chia, che pure è un servizio indis­pens­abile. A Mon­t­ele­co c’è un Anfiteatro, non una piramide; e una chiesa aper­ta sull’universo non chiusa a doppia man­da­ta, e un Cristo con le brac­cia aperte non un tri­an­go­lo polifemo che ti scru­ta con­dan­nan­doti. C’è sper­an­za viva!

    Don Ful­ly

  • Il Lavoro dei Ragazzi

    Il Lavoro dei Ragazzi

    Quan­do ave­vo tra i 24 e i 36 anni e veni­vo a Mon­t­ele­co con San Siro di Strup­pa mi ded­i­ca­vo soprat­tut­to a orga­niz­zare i tornei, giochi del mat­ti­no e quel­li sportivi; li orga­niz­za­vo, li arbi­tra­vo, gio­ca­vo nelle squadre, det­ta­vo i tem­pi face­vo in modo, ad esem­pio, che le par­tite finis­sero esat­ta­mente quan­do la mia squadra ave­va seg­na­to il pun­to vin­cente (era­no squadre in genere che non vince­vano mai e mi pare­va anche gius­to!) insom­ma, ero con­cen­tra­to sul gioco.

    Dai 37 ai 50 ho smes­so di gio­care nelle squadre ma a fine gior­na­ta mi tuffa­vo in mez­zo ai ragazzi nel par­ti­tone finale o nel pomerig­gio face­vo parte di una squadra o l’altra nel grande gio­co facen­do da super­vi­sore, dan­do indi­cazioni, ani­man­do. Con­cen­tra­to insom­ma nell’ora del pomeriggio.

    Tor­na­to da Cuba ora­mai, per così dire, sul viale del tra­mon­to mi sono invece con­cen­tra­to sull’ora del lavoro: Indi­vid­uo alcu­ni pun­ti del­la colo­nia bisog­nosi di rip­ulite o di fare cose, mi met­to i guan­ti, pren­do gli attrezzi e aspet­to che arriv­i­no i ragazzi; devo dire ben feli­ci di lavo­rare, zap­pare, scari­care, dis­er­bare, camal­lare. E’ vero che ci sono i pigroni, quel­li dis­a­bit­uati a qual­si­asi man­u­al­ità o fat­i­ca ma ci sono anche quel­li che rifior­iscono a pren­dere un attrez­zo in mano, anzi te lo chiedono e nat­u­ral­mente, poiché è l’esempio che con­ta, vogliono usare pro­prio quel­li che usi tu, in genere un po’ peri­colosi. Ho vis­to ragazzi stranieri zap­pare come fos­sero davan­ti a un video­gio­co: con entu­si­as­mo! “face­vo così a casa mia!” “mio non­no me lo face­va sem­pre fare”.

    Pos­so immag­i­narli assai bene essendo sta­to tan­ti anni pro­fes­sore sedu­ti al ban­co di scuo­la davan­ti all’Eneide o a qualche altro bra­no, accas­ciati o con la tes­ta tra le mani dis­perati. Ma se gli dai qual­cosa da fare ecco che si rian­i­mano e ripren­dono il sor­riso, imparano.

    Del resto l’ora del lavoro a Mon­t­ele­co ha un sig­ni­fi­ca­to ben pre­ciso: non è solo fun­zionale di servizio come in altri mille campi di questo mon­do o fun­zionale alla lib­era Repub­bli­ca dei Ragazzi che deve nat­u­ral­mente man­ten­er­si da sola; ma è pro­prio una vera edu­cazione al lavoro, al sen­so del lavoro. Ecco per­ché cer­co sem­pre di far­gli fare cose che abbiano sen­so e non solo “per ten­er­li occu­pati”. Cer­co di far­li lavo­rare insieme, di appren­dere, a dar­si da fare a val­utare il loro lavoro, per­ché poi , sì in effet­ti, la paga c’è, sono le fiche e questo loro lo san­no bene, tant’è che sono subis­sato da ragazz­i­ni che mi chiedono “pos­so venire a fare il lavoro extra che pren­do fiche per la mia squadra? Ho fini­to il mio …” Si inseg­na a riportare tut­to a pos­to a finire bene il lavoro! E poi …. C’è il fis­chio! L’ora del lavoro è fini­ta! Si gio­ca! Il lavoro non è tut­to. E vi garan­tis­co che non sono iso­lati i ragazzi che chiedono “ma pos­so lavo­rare anco­ra un po’?” “pos­so rimanere qua a lavo­rare con te?” per­ché il gio­co spaven­ta, la relazione con l’altro mette in dif­fi­coltà, la vita da affrontare dà pan­i­co. Lavoro come alien­azione, chiusura…..sfruttamento. Insom­ma intorno all’ora di lavoro di Mon­t­ele­co gira­no intorno le tem­atiche stesse del­la nos­tra vita. Che sen­so dare al nos­tro oper­are? Che sen­so ha l’attività umana? E il riposo? E il salario? Quan­do fu fon­da­ta la lib­era Repub­bli­ca dei Ragazzi non dimen­tichi­amo che nasce­va con­tem­po­ranea­mente una lib­era Repub­bli­ca fon­da­ta sul lavoro…. I nes­si evi­den­te­mente ci sono! E il lavoro vis­to da un’ otti­ca social­ista o da un’ottica lib­erale ha sfu­ma­ture dif­fer­en­ti. Siamo nel cuore dell’umano. Ed è quin­di ques­tione educa­ti­va e ped­a­gog­i­ca, non tec­ni­ca e strumentale.

    Cer­to se arrivasse in quell’ora un ispet­tore del lavoro e vedesse tut­ti sti minoren­ni con ramazze, for­bici da siepi, zappe, pale, guan­ti, car­riole (siamo assi­cu­rati non temete e ques­ta come avete capi­to è attiv­ità didat­ti­ca con­forme ai nos­tri stan­dard assi­cu­ra­tivi) inizierebbe a storcere il naso. I ragazzi pulis­cono le canalette sco­la acqua …… pulis­cono il bosco …… i fiu­mi ….. tagliano leg­na e la spostano sfrut­ta­men­to mino­rile!!! E tra l’altro sen­za paga!

    Non cre­di­ate che non mi sia venu­to il pen­siero. Spes­so poi son ben ben col­orati e allo­ra l’idea del­lo schi­av­is­mo e razz­is­mo si insinua.

    Per­ché vi par­lo di queste cose? L’ora di lavoro a Mon­t­ele­co, lo sap­pi­amo bene, è educa­ti­va e edu­ca il ragaz­zo alla man­u­al­ità, a rim­boc­car­si le maniche, al rispet­to, all’impegno, al sac­ri­fi­cio, alla gius­tizia etc etc etc….

    Ne par­lo per­ché come Pres­i­dente del­la Con­sul­ta Dioce­sana dei minori (a propos­i­to lo sapete che il vostro Fully/Fuliggine mon­t­elechi­no è diven­ta­to Pres­i­dente del­la Con­sul­ta dei Minori, ovvero una quindic­i­na di realtà nate dal­la pas­sione per l’uomo che inseg­na il Van­ge­lo e che si occu­pano di minori frag­ili e in dif­fi­coltà con comu­nità res­i­den­ziali, diurne, cen­tri aggrega­tivi? E’ anche Pres­i­dente dell’opera Benedet­to XV quel­la che tut­ti chia­mano “di Suor Lucia”? Gli han­no rin­no­va­to per tre anni l’incarico di Coor­di­na­tore del­la Pas­torale gio­vanile e Vocazionale? E pure lo han­no fat­to Canon­i­co nel­la scia di don I che era canon­i­co pure lui?.Ho por­ta­to il salu­to a un con­veg­no tenu­tosi in regione pro­prio sul tema del lavoro mino­rile. Non per denun­cia­rne la pia­ga ma per avere pos­si­bil­ità di far fare stage lavo­ra­tivi anche pri­ma dei 16 anni, a ragazz­i­ni di 14–16 anni che in questo modo appren­dono mag­gior­mente e si inseriscono nel mon­do del lavoro invece che fare i pluri-ripe­ten­ti alle medie o i nul­la facen­ti nel bien­nio delle supe­ri­ori. L’iniziativa era del­la Casa dell’Angelo che evi­den­te­mente sper­i­men­ta sul cam­po ques­ta esigenza.

    Argo­men­to del­i­ca­to come ha sot­to­lin­eato il pres­i­dente del tri­bunale dei minoren­ni del­la sezione Minori e famiglie del Tri­bunale di Gen­o­va Domeni­co Pel­le­gri­ni; non dimen­tichi­amo che se man­giamo la sal­sa ital­iana è per­ché i pomodori al sud ven­gono rac­colti da bam­bi­ni anche di 6–7 anni! Una vol­ta chiar­i­to tut­to questo si può pen­sare a forme educa­tive per far si che i ragazzi non deb­bano stare fer­mi in un ban­co di scuo­la ma appren­dere a usare le pro­prie gambe e mani inseren­dosi nel mon­do del lavoro al momen­to giusto.

    Qual­cuno potrà obi­ettare che così si amplia la for­bice fra chi è des­ti­na­to a stu­di­are e a diventare “in”, il teori­co del­la situ­azione e chi dovrà fare il manovale, la man­od­opera mag­a­ri a bas­so prez­zo a favore di chi è “in”. Si perde il sog­no di avere un popo­lo di lau­rati che siano dis­posti poi a gio­care la loro man­u­al­ità e non a star sedu­ti a tavoli­no dietro uno scher­mo illu­den­dosi di guidare tut­to da lì. Si perde il sog­no di far si che tut­ti leggano e sap­pi­ano far di con­ti e non siano per­ciò dis­posti a che qual­cun altro leg­ga per loro e fac­cia i con­ti al loro pos­to. Utopie? Realtà? Ma quale è la realtà? Già ora la pat­tuglia di chi sa scri­vere e leg­gere oltre il what­sapp e altre diav­o­lerie sim­ili si è notevol­mente assot­tigli­a­ta. Lo sta­tus quo vuol dire affon­dare lenta­mente nelle palu­di dei vari Trump e com­pa­ny can­tante o meglio con­tante. E l’irlandese dal ciuf­fo impro­poni­bile è solo la pun­ta dell’iceberg di un mon­do ahimè dif­fu­so, la mac­chi­et­ta mes­sa lì per but­tar­la sul rid­ere ma da rid­ere c’è ben poco. Rischi­amo di affon­dare nel­la melas­sa dig­i­tale, fat­ta di tv, inter­net, cel­lu­lari con­trol­lati da pochi. Ragazzi capaci di lavo­rare con gus­to, con man­u­al­ità, con­sapevoli dei pro­pri doveri e dirit­ti, che trovano un sen­so al loro oper­are sono l’antidoto con­tro questo mon­do che inneg­gia alla guer­ra. Non stu­di­are per­cor­si educa­tivi per loro sarebbe farne carne da macel­lo alla mer­cè di chi li dom­i­na attra­ver­so il cel­lu­lare e internet.

    La lib­era Repub­bli­ca dei ragazzi con­tin­uerà a pro­porre a tut­ti i ragazzi dagli otto (o pri­ma!!) la bellez­za del lavo­rare insieme, di impeg­nar­si a trasfor­mare il mon­do, nel­la lib­ertà, nel rispet­to, nel­la com­parte­ci­pazione, speran­do che ques­ta iniezione di fidu­cia in sé stes­si e in un mon­do più bel­lo pos­sa garan­tir­gli una vita che ne vale la pena.

    Don Ful­ly