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  • Don Ivaldi: Uno sguardo di cent’anni e che non si spegne

    Don Ivaldi: Uno sguardo di cent’anni e che non si spegne

    Man­ca solo un mese al 12 Mag­gio quan­do saran­no 100 anni dal­la nasci­ta di Don I ed è giun­to il momen­to di rac­con­tare qual­cosa su di lui, fon­da­men­tale per tut­ti col­oro che han­no a cuore la sto­ria di Mon­t­ele­co ma indub­bi­a­mente ric­chez­za che appar­tiene a tut­ta la diocesi.

    La sua figu­ra può cer­ta­mente essere un seg­nale, una direzione per pen­sare la figu­ra del prete del futuro. La sua Biografia la stan­no costru­en­do a poco a poco e sarà pronta a set­tem­bre. Io ve lo rac­con­terò attra­ver­so alcu­ni par­ti­co­lari di Don I che tut­ti noi conosciamo.

    I suoi occhi azzur­ri; li ho sem­pre un po’ abbinati allo stile gen­ovese incar­na­to da Govi di gran­di occhi, qua­si spalan­cati a guardar­ti drit­to drit­to negli occhi; il suo azzur­ro ci ricor­da che Don I fu prete che seppe indi­care il cielo come oriz­zonte. Mi ha incul­ca­to una enorme fidu­cia nel­la Provvi­den­za sapen­do vedere ovunque la pre­sen­za provvi­den­ziale di Dio. Tal­vol­ta persi­no infan­tile nel suo abban­donar­si nelle mani dell’amore mis­eri­cor­dioso di Dio, ma così effi­cace nei suoi rac­con­ti. Don I tut­to riferi­va a Dio e di Lui ti parla­va. Ma i suoi occhi azzur­ri era­no anche indice di un’altra carat­ter­is­ti­ca fon­da­men­tale di don I: la capac­ità di par­lar­ti guardan­doti drit­to negli occhi. Se don Ga era l’abbraccio che ti accoglie­va una vol­ta sce­so dal­la cor­ri­era par­ti­ta da piaz­za del­la Vit­to­ria, don I era la pri­ma per­sona del Leco che incon­travi su quel­la cor­ri­era, che all’epoca sem­bra­va por­tar­ti chissà dove, pas­san­do da Gavi, attra­ver­so per­cor­si che pare­vano imper­vi e alpi­ni. Appe­na par­ti­ta la cor­ri­era don I non sta­va sedu­to ma anda­va avan­ti e indi­etro chieden­doti il nome e nat­u­ral­mente la par­roc­chia da cui provenivi. Nes­suno esclu­so. Face­va tut­ti e cinquan­ta i ragazzi del pull­man. Ti guar­da­va drit­to negli occhi e ti chiede­va il nome. Non eri un sign­or nes­suno. Ave­vi una iden­tità anche se ave­vi 11 o 12 anni. E chi chiede il nome a un ragazz­i­no? Solo il mae­stro o il pro­fes­sore che fa l’appello. Lui si inter­es­sa­va davvero a te. E lo mostra­va con ques­ta sem­plice prat­i­ca. E il tuo nome non se lo scor­da­va più. La tua iden­tità cresce­va gra­zie a un adul­to per il quale eri qual­cuno, eri impor­tante. Cosa vedi quan­do guar­di? Recita­va uno slo­gan di Car­i­tas molto in uso a Mon­t­ele­co. Lui vede­va in te un figlio di Dio, prezioso, uni­co, irripetibile e ti por­ta­va a credere in te stesso.

    El por­ta­va le Scarp del Ten­nis, can­ta­va Enzo Ian­nac­ci; chi può scor­dare le super­ga basse eter­na­mente por­tate almeno a Mon­t­ele­co da Don I? Il bian­core delle calza­ture emerge­va bril­lante sot­to la polverosa tonaca nera, e se per noi ragazz­i­ni era “nor­male” un po’ per­ché lo ave­va­mo sem­pre vis­to così, un po per­chè era­no le stesse scarpe che por­tava­mo noi, per gli adul­ti del tem­po era una cosa biz­zarra. Quelle scarpe del ten­nis mi han­no sem­pre rac­con­ta­to almeno tre cose: la vic­i­nan­za che don I vol­e­va mostrare ai ragazzi met­ten­dosi una calzatu­ra che anche loro por­ta­vano; la stra­da che lui vol­e­va per­cor­rere con i più gio­vani non solo coi pie­di ma con lo spir­i­to, il cam­mi­no spir­i­tuale che indi­ca­va sem­pre nei suoi col­lo­qui; il seg­nale di vol­er gio­care con te, per­chè so Don I non era il prete che gio­ca­va a cal­cio, pallavo­lo o gran­di giochi era però capace a fare le parole cro­ci­ate, gli scac­chi, giochi da tavo­lo o stare a osser­vare come gio­cavi per poi far­ti il “breath­ing” se eri vio­len­to, se parlavi male, se eri iso­la­to, se ave­vi il bron­cio. Quante volte mi ha ripetu­to “se noi preti giochi­amo coi ragazzi ai ragazzi sarà più facile venire a par­lar­ci!” Il gio­co non come perditem­po o dis­trazione ma come luo­go di relazione, di vita vis­su­ta per un ragazz­i­no. Don I era mae­stro teori­co e prati­co di gioco.

    Mani for­ti e cal­lose; le sue mani con le quali spes­so copri­va la fac­cia mi ricor­dano due cose appar­ente­mente opposte in un prete ma che era­no unite in don I; mani che han­no assolto centi­na­ia di per­sone attra­ver­so il min­is­tero in cui Don I eccell­e­va; il min­is­tero del­la mis­eri­cor­dia, la ric­on­cil­i­azione. Sì don I era noto soprat­tut­to per essere un con­fes­sore e un Padre Spir­i­tuale. Dopo gli anni del­la pread­o­lescen­za e ado­lescen­za a Mon­t­ele­co in cui rimasi affas­ci­na­to dall’entusiasmo e dall’energia di Don Ga, sen­za nul­la sapere del suo min­is­tero me lo ritrovai in sem­i­nario che face­va appun­to il padre Spir­i­tuale nom­i­na­to uffi­cial­mente dal Card Siri. Sul­la con­fes­sione mi ave­va sem­pre sol­lecita­to quan­do ero capogrup­po a Mon­t­ele­co “te la sen­ti di con­fes­sar­ti oggi?” “cer­to!” ma il povero don I non sape­va con chi ave­va a che fare; veni­va infat­ti pro­prio quel giorno a trovar­ci Don Tubin, il mio par­ro­co da cui mi con­fes­sa­vo, e mi con­fes­sai da lui.….…… Lui riprese il dis­cor­so “ma io vole­vo inseg­nar­ti che non ci si con­fes­sa per il prete ma da qualunque prete, per­chè quel che impor­ta è l’amore di Dio: se un giorno cam­bi par­ro­co come farai?” io annuii .… mi sta­va inseg­nan­do la dif­feren­za tra sacra­men­to e direzione spir­i­tuale. Quan­do lo incon­trai in sem­i­nario dunque lo scel­si come diret­tore spir­i­tuale. Furono cinque anni di incon­tri set­ti­manali. Povero don I!! Quan­to dovette frenare la mia irruen­za, non cer­to di carat­tere, ma di sicuro teo­log­i­ca. Don I era con­fes­sore, padre spir­i­tuale, con­fi­dente. Da lui la gente anda­va sul sicuro di incon­trare la carez­za di Dio, un amore di cui lui parla­va sem­pre con grande con­vinzione. Un amore dis­pen­sato spe­cial­mente a chi non ne ave­va avu­to molto dal­la vita. E don I lacrima­va a rac­con­tare certe sto­rie dei ragazzi. Quelle mani han­no assolto e benedet­to e con­sacra­to quante volte!!! Ma era­no anche mani da lavo­ra­tore; il lavoro man­uale dell’economo a cari­care, scari­care, guidare, fare i lavori più dis­parati per­chè alla fine si occu­pa­va di tut­to in colo­nia. E poi i suoi famosi con­ti incolon­nati, retag­gio del Tortel­li, liceo tec­ni­co di ragion­ieri dove inseg­na­va reli­gione. Uomo di fat­i­ca e di pensiero.

    La let­tura del Gior­nale Avvenire; appe­na fini­to il pran­zo o subito dopo il riposo tu eri sicuro di trovare Don I assor­to nel­la let­tura del gior­nale, infor­can­do gli occhiali­ni di sghimbescio. E sì per­chè don I e don Ga son famosi per­chè aiu­ta­vano i ragazzi più poveri, per­chè lavo­ra­vano con le assis­ten­ti sociali (Don I ne conosce­va tan­tis­sime ed era­no sue amiche), per­chè inven­ta­vano giochi, era­no sim­pati­ci e aper­ti, ma in realtà i due era­no soprat­tut­to due uomi­ni di stra­or­di­nar­ia cul­tura e intel­li­gen­za. Fu don I a rac­con­tar­mi la sto­ria del­la Dio­ce­si di Gen­o­va a par­lar­mi dei Moglia, dei Guano, dei Cos­ta, dei Ler­caro e sen­za mai dire una paro­la stor­ta sul Car­di­nale Siri anzi sve­landomene sem­pre il lato più buono e aper­to alle novità. Don I era aggior­na­to sem­pre, com­pe­tente nel­la ped­a­gogia cosi come in tante altre cose. Regge­va qualunque dis­cor­so. Ma tut­ti sem­pre gius­ti­fi­ca­va con una car­ità che tut­to vede e tut­to sop­por­ta. Quan­do esager­a­vo nell’adorazione a Don Ga mi face­va notare i lim­i­ti ma si vede­va bene quan­to bene gli volesse anche quan­do non era d’accordo su qual­cosa, pote­vano essere idee teo­logiche o quan­ti chili di pas­ta buttare.

    Qua mi fer­mo, anche se gli aned­doti da rac­con­tare sareb­bero infini­ti. Ammet­to che già da ragazz­i­no cre­do di aver­lo fat­to ammat­tire, ma lui non si agi­ta­va mai; e poi da sem­i­nar­ista! Una vol­ta io tor­na­vo a tor­so nudo (in agos­to) dall’ennesimo viag­gio in macchi­na a far la spo­la dal Leco a portare ragazz­i­ni mi disse riden­dosela di gus­to “Sign­or Chieri­co Le do il per­me­s­so di non portare la sot­tana!” Quan­do mi man­darono a Mon­t­ele­co cre­do che si aspet­tasse qualche ex chieri­co un po’ meno estroso, ma sò che ero nel suo elen­co pro­pos­to al Vesco­vo. Pochi anni pri­ma ero sal­i­to a trovar­lo al Leco da cura­to a Strup­pa, era da poco man­ca­to don Ga e lui acco­v­ac­cia­to sul­lo scali­no del­la Chiesa come spes­so face­va, prati­ca­mente a ter­ra mi disse una frase del tipo “ tut­to questo lo porterà avan­ti chi ver­rà dopo” e mi guardò coi suoi occhioni.….….…..”Dai don che ora toc­ca a te” cre­do di aver rispos­to ma fui molto col­pi­to dal suo sguar­do. Uno sguar­do di cent’anni e che non si speg­ne. Don I, don Ga dal cielo accompagnateci!!!

    Don Ful­ly

  • LETTERA AGLI EFESINI (Mons. Marino Poggi)

    LETTERA AGLI EFESINI (Mons. Marino Poggi)

    Con­tin­u­ano gli incon­tri con Mons Mari­no Pog­gi (ter­zo saba­to del mese) per riflet­tere insieme su Let­tera agli Efesini.

    Ore 19,30 – 20,30, (al Sem­i­nario Arcivescov­ile, Sali­ta Emanuele Cav­al­lo, 104, posteg­gio como­do) con breve cena auto­gesti­ta con­di­visa al termine.

    A questo link tro­verete la reg­is­trazione dell’incontro di feb­braio (pre­sente anche in gal­le­ria video)

  • TRASFORMARE LE STRUTTURE

    TRASFORMARE LE STRUTTURE

    Si è svolto il 9 mar­zo l’incontro sin­odale sulle trasfor­mazioni delle strut­ture eccle­siali. Le strut­ture eccle­siali pos­sono essere intese in due modi: o le strut­ture di parte­ci­pazione, gli organ­is­mi che cos­ti­tu­is­cono la chiesa o le strut­ture materiali.

    Pun­tan­do lo sguar­do sul sec­on­do obi­et­ti­vo, la con­ver­sione delle strut­ture mate­ri­ali, come coor­di­na­tore del­la pas­torale gio­vanile mi piace­va con­tribuire al dibat­ti­to con alcune rif­les­sioni anche in base un po alle espe­rien­ze vis­sute. Quali carat­ter­is­tiche occorre seguire per trasfor­mare una casa, un locale, uno spazio in una casa per gio­vani? Par­lo di questo per­chè in base a CRISTUS VIVIT 218 In questo quadro, nelle nos­tre isti­tuzioni dob­bi­amo offrire ai gio­vani luoghi appro­priati, che essi pos­sano gestire a loro piaci­men­to e dove pos­sano entrare e uscire lib­era­mente, luoghi che li accol­gano e dove pos­sano recar­si spon­tanea­mente e con fidu­cia per incon­trare altri gio­vani sia nei momen­ti di sof­feren­za o di noia, sia quan­do desider­a­no fes­teggia­re le loro gioie. Qual­cosa del genere han­no real­iz­za­to alcu­ni ora­tori e altri cen­tri gio­vanili, che in molti casi sono l’ambiente in cui i gio­vani vivono espe­rien­ze di ami­cizia e di innamora­men­to, dove si ritrovano, pos­sono con­di­videre musi­ca, attiv­ità ricre­ative, sport, e anche la rif­les­sione e la preghiera, con pic­coli sus­si­di e diverse pro­poste. In questo modo si fa stra­da quell’indispensabile annun­cio da per­sona a per­sona, che non può essere sos­ti­tu­ito da nes­suna risor­sa o strate­gia pastorale.

    E allo­ra se volessi offrire ai gio­vani un luo­go così­da dove si parte? Ecco alcune mie riflessioni

    1. Dall’ascolto del­la realtà. Lad­dove nes­suno sente il bisog­no di aprire uno spazio gio­vanile è inutile andare a costru­ire cose che pos­sono diventare fis­sazioni, idee anacro­nis­tiche e stac­cate dal­la realtà. Deve essere il ter­ri­to­rio, la comu­nità, i gio­vani stes­si che man­i­fes­ta ques­ta esi­gen­za. A volte l’intuizione può essere di pochi ma di pochi che ascoltano una realtà complessa.
    2. Da un quadro giuridi­co tec­ni­co molto pre­ciso. Occorre sapere che cosa si va a trasfor­mare. La pro­pri­età, lo sta­to dell’immobile o del­lo spazio, le pos­si­bil­ità, la sto­ria. Occorre conoscere, ver­i­fi­care pri­ma di prog­ettare. Cosa si potrà fare o cosa non è pos­si­bile fare. Dare una cor­nice giuridi­ca scrit­ta per­chè tut­to non crol­li in pochi sec­on­di. La realtà è supe­ri­ore all’idea.
    3. Da una sosteni­bil­ità del prog­et­to. Per costru­ire una torre occorre cal­co­lare bene la spe­sa e se si han­no i mezzi(LC 14,25) Ci si riferisce a una sosteni­bil­ità eco­nom­i­ca e non solo eco­log­i­ca che sarà sem­mai un obi­et­ti­vo educa­ti­vo. Credere nel­la Provvi­den­za va bene ma nel­la con­sapev­olez­za, non nell’avventatezza.
    4. Da una scelta di cam­po forte sulle respon­s­abil­ità; è il Papa che ci sug­gerisce questo: leggete bene bene: ofrire ai gio­vani luoghi appro­priati che ESSI POSSANO GESTIRE. Dare fidu­cia ai gio­vani che per noi vuol dire 18–30anni. Con pos­si­bil­ità di ampli­are a 16–18anni . Non giri­amo­ci intorno. Così c’è scrit­to. Occorre avere questo cor­ag­gio. Pun­to. Eh ma qua, eh ma là. Pun­to. Arredare, pen­sare uno spazio gio­vanile sen­za che siano i gio­vani a pen­sar­lo è assur­do. Diamo fidu­cia e tem­po, il tem­po è supe­ri­ore allo spazio.
    5. Quali gio­vani? Per evitare il ris­chio di innamorar­si di qualche figu­ra di leader/influencer emer­gente di moda o di incaponir­si su fig­ure che rap­p­re­sen­tano solo adul­ti o grup­pi di adul­ti e quin­di non riconosciu­ti dagli altri gio­vani, meglio puntare sul­la for­mazioni di pic­cole equipe di lead­ers, per diminuire il ris­chio di clericalizazzione.
    6. I gio­vani han­no bisog­no di palafitte che li sostengano, ma che rimangano immerse nell’acqua, nelle retro­vie; che con­sigli­no, che diano fidu­cia e anche oppor­tu­nità e risorse, che rimedi­no agli sbagli se è il caso ma che las­ci­no spazio, che non siano i con­trol­lori, che non dis­pensi­no al soli­to buoni con­sigli non richi­esti ne tan­to meno atte­si. Se non diamo spazio ai gio­vani e fidu­cia sarà inutile lamen­tar­si che non si pren­dono respon­s­abil­ità: non gliele diamo! Ma sbagliano: chiaro che sbagliano! Come tut­ti. Da lì si impara. I con­sigli pas­torali, i diret­tivi delle asso­ci­azioni e movi­men­ti dovran­no scegliere di difend­ere i loro gio­vani, non osta­co­lar­li. Poche per­sone e un po preparate a inter­a­gire coi gio­vani con spir­i­to di servizio: e .….. palafitte!! (avete pre­sente le cucine ai campi? In ret­ro­guardia ma .….…)
    7. Un prog­et­to educa­ti­vo e obi­et­tivi educa­tivi. Non occor­rono gran­di pub­bli­cazioni, trat­tati ped­a­gogi­ci, ma la pic­co­la equipe deve dar­si obi­et­tivi di stile di vita, sem­pli­ci, ampi. Sug­gerisco non fis­sar­si sui rego­la­men­ti che dovran­no essere scrit­ti dagli stes­si gio­vani e che tra l’altro sono in genere gri­da nel deser­to fat­ti per essere dis­at­te­si. Sti­amo par­lan­do di mag­gioren­ni in genere. Diver­so dis­cor­so per pread­o­les­cen­ti e adolescenti.
    8. Equi­lib­rio tra il già e il non anco­ra. Aprire uno spazio quan­do ci saran­no tutte le carte in regole, tutte le cose chiare vuol dire non aprir­lo mai più. Quan­do c’è un min­i­mo di sicurezze di cui sopra si par­ta e il cam­mi­no si farà facen­do­lo. Aprir­lo sen­za un min­i­mo di quan­to sopra vuol dire chi­ud­er­lo in berve tempo.

    Ecco qua, un mio modesto con­trib­u­to al sin­o­do e alla trasfor­mazione delle nos­tre strutture.

    L’esperienza viene dal­la Lib­era Repub­bli­ca dei Ragazzi .….…..




    Don Ful­ly

  • Inaugurati i nuovi locali del Nido d’Infanzia Oasis Montebruno (Laura Marino)

    Inaugurati i nuovi locali del Nido d’Infanzia Oasis Montebruno (Laura Marino)

    Nonos­tante il calo demografi­co, in questi ulti­mi anni, a Gen­o­va, molti sono i bam­bi­ni rimasti esclusi dalle liste d’ atte­sa dei nidi comu­nali e molti nidi pri­vati sono sta­ti costret­ti a chi­ud­ere per le spese di ges­tione insostenibili.

    La Coop­er­a­ti­va ” Il sen­tiero del Movi­men­to Ragazzi” ha deciso, comunque, di ampli­are i locali del nido Mon­te­bruno di via Pari­ni ad Albaro por­tan­do da 27 a 40, i posti a disposizione.

    La Coop scom­mette nei bam­bi­ni, cre­den­do nell’ impor­tan­za del­la loro for­mazione, a par­tire dai pri­mi mesi di vita per­ché’ i bam­bi­ni di oggi sono le donne e gli uomi­ni di domani. Saba­to 3 Feb­braio c’ è sta­ta l’inaugurazione dei nuovi locali. L’as­so­ci­azione Cir­co­lo Oasis S Maria di Castel­lo che sostiene molte famiglie in dif­fi­coltà, alcune delle quali man­dano i loro bim­bi nei nos­tri due nidi e col­lab­o­ra con la coop­er­a­ti­va, ha orga­niz­za­to questo even­to per ringraziare tut­ti i dona­tori e i volon­tari che han­no con­tribuito al rag­giung­i­men­to di questo traguardo.

    Durante la benedi­zione, don Gio­van­ni Gron­dona ha let­to e com­men­ta­to una parabo­la del Van­ge­lo di Mat­teo, tan­to cara a don Ga, ricor­dan­do­ci che il con­tribuito che i Cris­tiani sono chia­mati a dare al mon­do, attra­ver­so le beat­i­tu­di­ni, è come il sale che dà sapore al cibo e come la luce che illu­mi­na una casa. “Così risplen­da la vos­tra luce davan­ti agli uomi­ni, per­ché vedano le vostre opere buone e ren­dano glo­ria al Padre vostro che è nei cieli”

  • LETTERA AGLI EFESINI (Mons. Marino Poggi)

    LETTERA AGLI EFESINI (Mons. Marino Poggi)

    Con­tin­u­ano gli incon­tri con Mons Mari­no Pog­gi (ter­zo saba­to del mese) per riflet­tere insieme su Let­tera agli Efesini.

    Prossi­mo incon­tro: saba­to 17 feb­braio ore 19,30 – 20,30, (al Sem­i­nario Arcivescov­ile, Sali­ta Emanuele Cav­al­lo, 104, posteg­gio como­do) con breve cena auto­gesti­ta con­di­visa al termine.

    A questo link tro­verete la reg­is­trazione dell’incontro di gen­naio (pre­sente anche in gal­le­ria video)

  • Preti gioiosi, preti vicini, preti che servono

    Preti gioiosi, preti vicini, preti che servono

    Cari ami­ci,
    anco­ra una vol­ta scri­vo le due righe per tut­ti voi ragazzi di Mon­t­ele­co da fuori sede. Ques­ta
    vol­ta sono a Roma a un incon­tro inter­nazionale del dicas­t­ero del clero sul­la For­mazione
    per­ma­nente dei preti. Obi­et­ti­vo del con­veg­no come ren­dere i preti più feli­ci? Come aiu­tar­li a
    vivere bene il loro min­is­tero? Come accom­pa­g­narli durante tut­to il per­cor­so? Per­chè si sa:
    prete felice uguale Popo­lo di Dio felice. Tema inter­es­sante pro­pos­to agli “edu­ca­tori dei
    preti”.
    A questi “edu­ca­tori” ha volu­to nat­u­ral­mente par­lare il Papa e al giovedì siamo andati in aula
    Pao­lo VI ad ascoltar­lo. Giun­to a pie­di benché tra­bal­lante e col bas­tone ha inizia­to il dis­cor­so
    facen­do­mi subito pre­oc­cu­pare; ave­va un fia­tone!! ma via via che parla­va era come se
    pren­desse vita!
    Ci ha las­ci­a­to tre piste di rif­les­sione:
    1) La Gioia del Van­ge­lo; un prete non gioioso e che non par­la del Van­ge­lo è un prete che
    tradisce il suo essere!! For­mare a preti gioiosi e aman­ti, innamorati del Van­ge­lo. Il prete è
    sem­pre dis­ce­po­lo pri­ma di essere prete.
    2) La vic­i­nan­za al Popo­lo di Dio. Il prete prende forza dal popo­lo di Dio, apprende dalle altre
    vocazioni con le quali c’è rec­i­proc­ità. Un prete nasce dal popo­lo di Dio e al popo­lo
    appar­tiene. A lui appar­tiene uno stile sin­odale, di comu­nione di lavo­rare insieme.
    3) Gen­er­a­tivi nel servizio. Un prete gen­era e si rigen­era nel servire; mette l’altro al cen­tro.
    Ha chiesto a noi edu­ca­tori di met­ter­ci a servizio dei preti per­chè essi pos­sano essere a
    servizio degli altri.
    Sono tre piste che van­no benis­si­mo per noi edu­ca­tori di ragazzi, per noi di Mon­t­ele­co.
    Davvero abbi­amo bisog­no di edu­ca­tori gioiosi, feli­ci che stan­no anche loro cer­can­do la
    sor­gente del­la vita, che si sentono in cam­mi­no anche loro ma che qual­cosa han­no inizia­to a
    trovare nel­la vita, qual­cosa che li rende feli­ci di servire. Di edu­ca­tori vici­ni ai ragazzi, umani,
    che sono sta­ti a loro vol­ta ragazzi e ora san­no stare alla dis­tan­za gius­ta dei ragazzi ma
    comunque vici­ni a loro. Di edu­ca­tori che ser­vono i ragazzi che li met­tono al pri­mo pos­to che
    met­tono davan­ti la loro felic­ità alla propria.

    A un cer­to pun­to il Papa ha stop­pa­to il dis­cor­so, par­lan­do tra il pri­mo e il sec­on­do pun­to
    par­lan­do del­la neces­sità del prete di vivere umana­mente e ha let­teral­mente det­to” una
    vol­ta un vec­chio prete mi disse quan­do un prete è inca­pace di gio­care con i bam­bi­ni ha per­so!
    Curioso vero? È un test! C’è bisog­no di sac­er­doti pien­amente umani che giochi­no con i
    bam­bi­ni, accarezzi­no i vec­chi…….”
    Cosa volete che vi dica? Mi sono sen­ti­to benedet­to di aver vis­su­to con preti che han­no
    saputo gio­care con me e con tut­ti noi! Preti gioiosi, preti vici­ni, preti che ser­vivano!!!
    Come non ricor­dare don I in questo anno. Il suo sor­riso la tim­i­da vic­i­nan­za dei suoi occhioni
    azzur­ri, il suo servizio mate­ri­ale in tante fac­cende di Mon­t­ele­co.
    Papa Francesco!! Un Papa inven­ta­to da don Ga!! Aver sen­ti­to quell’esempio mi ha davvero
    riem­pi­to di gioia, di banale orgoglio ad aver rice­vu­to quel sem­plice mes­sag­gio fin dal­la mia
    infanzia.
    Che grazia pot­er gio­care con i bam­bi­ni, i ragazzi impara­re da loro rice­vere da loro sem­pre
    una grande fres­chez­za di vita. Essi ci man­ten­gono umani!!!!
    Da Roma è tutto!!!

    Don Ful­ly

  • Un anno pieno di obiettivi e il Signore non farà mancare le sorprese!!!

    Un anno pieno di obiettivi e il Signore non farà mancare le sorprese!!!

    Cari ami­ci vi scri­vo da Roma in parten­za per Cuba.

    Ho appe­na assis­ti­to a uno splen­di­do con­veg­no sul Creare Casa. Che tenerez­za e dol­cez­za nel sen­tire tante cose che sono state il cam­mi­no di questi anni del Movi­men­to Ragazzi. Che bel­lo sen­tir­si nel sol­co del cam­mi­no dell’intera Chiesa, addirit­tura citan­do il mag­is­tero pontificio.

    Fare “casa” in defin­i­ti­va «è fare famiglia; è impara­re a sen­tir­si uni­ti agli altri al di là di vin­coli util­i­taris­ti­ci o fun­zion­ali, uni­ti in modo da sen­tire la vita un po’ più umana. Creare casa è per­me­t­tere che la pro­fezia pren­da cor­po e ren­da le nos­tre ore e i nos­tri giorni meno inospi­tali, meno indif­fer­en­ti e anon­i­mi. È creare lega­mi che si costru­is­cono con gesti sem­pli­ci, quo­tid­i­ani e che tut­ti pos­si­amo com­piere. Una casa, lo sap­pi­amo tut­ti molto bene, ha bisog­no del­la col­lab­o­razione di tut­ti. Nes­suno può essere indif­fer­ente o estra­neo, per­ché ognuno è una pietra nec­es­saria alla sua costruzione. Questo impli­ca il chiedere al Sig­nore che ci dia la grazia di impara­re ad aver pazien­za, di impara­re a per­donar­ci; impara­re ogni giorno a ricom­in­cia­re. E quante volte per­donare e ricom­in­cia­re? Set­tan­ta volte sette, tutte quelle che sono nec­es­sarie. Creare relazioni for­ti esige la fidu­cia che si ali­men­ta ogni giorno di pazien­za e di per­dono. E così si attua il mira­co­lo di sper­i­menta­re che qui si nasce di nuo­vo; qui tut­ti nasci­amo di nuo­vo per­ché sen­ti­amo effi­cace la carez­za di Dio che ci rende pos­si­bile sognare il mon­do più umano e, per­ciò, più divino».

    Ora si trat­terà di con­tin­uare a creare casa, a Mon­t­ele­co, a Oregi­na con la comu­nità diur­na, con la comu­nità res­i­den­ziale, col PNO, col Centro……….e per me edu­care preti che sap­pi­ano creare case dove la gente si sente abi­ta­ta da un amore grande da un amore che incon­tra nell’Abbraccio di Lui e non fate gli gnor­ri questo Lui è Gesù!!!! …… e per la dio­ce­si creare luoghi dove i gio­vani viven­do insieme pos­sano sco­prire questo abbrac­cio e sen­tire di essere abi­tati da questo Amore (lo Spir­i­to) e pot­er cosi abitare la ter­ra, la città…………

    Il 2024 sarà un grande anno per noi per pot­er appro­fondire tut­to questo. 100 anni dal­la nasci­ta di Don I don Ival­di. Già fis­sato il 12 Mag­gio la mes­sa del suo cen­te­nario alle Vigne, dove lui visse e il 12 mag­gio è il suo com­plean­no appun­to. Poi seguiran­no altre date per far si che Don I ci accom­pa­g­ni con le sue scarpe da Ten­nis e ci illu­mi­ni il cam­mi­no coi suoi fanali azzurri!!!!

    E poi 40 anni di cen­tro Ragazzi, il doposcuo­la nato nel 1984!!!!!!40 anni di fedeltà!!! Fan­tas­ti­co davvero. Cor­ri­amo ver­so le nozze d’oro!!! E quan­to bene, quan­to amore dona­to e ricevuto!!

    Un anno dunque pieno anco­ra una vol­ta di obi­et­tivi e il Sig­nore non farà man­care le sorprese!!!

    Forza Movi­men­to Ragazzi quan­ta stra­da anco­ra da fare!!!!!!

    Don Ful­ly

  • LETTERA AGLI EFESINI (Mons. Marino Poggi)

    LETTERA AGLI EFESINI (Mons. Marino Poggi)

    Con­tin­u­ano gli incon­tri con Mons Mari­no Pog­gi (ter­zo saba­to del mese) per riflet­tere insieme su Let­tera agli Efesini.

    Prossi­mo incon­tro: saba­to 20 gen­naio ore 19,30 – 20,30, in pre­sen­za (al Sem­i­nario Arcivescov­ile, Sali­ta Emanuele Cav­al­lo, 104, posteg­gio como­do) con breve cena auto­gesti­ta con­di­visa al termine

  • Associazione: “I RAGAZZI DI MONTELECO” (Sara Liga)

    Associazione: “I RAGAZZI DI MONTELECO” (Sara Liga)

    Desidero ten­ervi aggior­nati su come sta proce­den­do l’attività dell’Associazione “I ragazzi di Mon­t­ele­co”, e allo­ra eccovi un breve reso­con­to delle deci­sioni prese dal Con­siglio Diret­ti­vo nell’incontro del 28 novem­bre scorso.

    L’Associazione ha scel­to di impeg­nar­si tut­ti gli anni su 3 filoni di attiv­ità coer­en­ti con lo statuto:

    • Un tra­guar­do in fun­zione del man­ten­i­men­to effi­ciente delle strut­ture di Mon­t­ele­co, con­sid­er­a­to il “luo­go principe” dove attuare il mes­sag­gio educa­ti­vo di don Ga e don I.
    • Un even­to culturale/educativo da definire di anno in anno
    • Un obi­et­ti­vo di solidarietà

    Per il 2024 abbi­amo deciso di con­cretiz­zare così gli ind­i­rizzi generali:

    • Ripristino/sostituzione degli infis­si di Casa A: ci orga­nizzer­e­mo con even­ti di rac­col­ta fon­di che ren­der­e­mo noti entro la fine di gen­naio (a segui­to del prossi­mo CD). Chi avesse idee in propos­i­to ci con­tat­ti al più presto!!!
    • Inizia­tive per ricor­dare il cen­te­nario del­la nasci­ta di don Ivaldi:

    Sono pre­visti 3 momenti:

    • 12 mag­gio 2024: pri­mo momen­to di ricor­do inter­no al MR nel giorno del suo com­plean­no, con una S. Mes­sa ded­i­ca­ta nel­la Chiesa delle Vigne
    • 3° domeni­ca di set­tem­bre a Mon­t­ele­co: Sec­on­do momen­to di ricor­do di don I. come “diret­tore spir­i­tuale nel rap­por­to uno a uno”
    • Mese di otto­bre 2024 pres­so il Sem­i­nario Arcivescov­ile: Ter­zo momen­to di ricor­do di don I. come “leader educa­ti­vo” attra­ver­so accom­pa­g­na­men­to e dial­o­go (riv­ol­ta anche agli inseg­nan­ti di religione)
    • Con­tinuiamo con “Diamo­ci una mano” le attiv­ità di sup­por­to a chi si tro­va in con­dizioni di dif­fi­coltà e fragilità attra­ver­so l’erogazione di Buoni spe­sa e l’accompagnamento per neces­sità san­i­tarie e/o buro­cratiche. Siamo tut­ti invi­tati a “dar­ci una mano” per real­iz­zare questo servizio!
  • Era Natale ma non si sapeva ancora…

    Era Natale ma non si sapeva ancora…

    Era Natale e non si sape­va anco­ra.…. Una bel­lis­si­ma can­zone che ha seg­na­to la mia ado­lescen­za e che come tante magie mon­t­ele­chine appare di una attual­ità spaventosa.

    Dice la can­zone che l’uomo ora­mai passeg­gia sul­la Luna (si era reduci dal­la sbor­nia col­let­ti­va del super uomo che anda­va a cac­cia di pianeti e sot­tomet­te­va l’universo in un baleno, sem­bra­va che l’indomani toc­casse a Marte e Giove e a qualche altra galassia.…..poi la poe­sia ritornò presto in prosa e anche sgram­mat­i­ca­ta…) , la sua tec­nolo­gia lo fa potente (erava­mo sot­to scac­co atom­i­co e spaven­tati, ora la tec­nolo­gia fa anche ben peg­gio e comunque lo scac­co atom­i­co lo abbi­amo sem­pre assai attuale) ma anco­ra non ha impara­to ad amare.……ancora fa guerre, anco­ra uccide i fratel­li e le sorelle, anco­ra non ci si capisce gli uni gli altri. Gigante tec­no­logi­co, nano pedagogico.

    Un can­to che ci dice quan­ta stra­da anco­ra dob­bi­amo fare e quan­to sia nec­es­sario ogni vol­ta riaf­fac­cia­r­si al pre­sepe a quel­la grot­ta con­tor­na­ta di ani­mali e di povera gente per scorg­ere il volto di un bam­bi­no che anco­ra si mette nelle nos­tre mani in maniera incred­i­bile, con una fidu­cia da veri fol­li. Si abban­dona a noi per inseg­nar­ci ad amare, invece che pren­der­ci per il col­lo e obbli­gar­ci a fare ciò che dice, Lui incred­i­bil­mente si affi­da, cam­mi­na con noi, si mette nei nos­tri pan­ni, ricom­in­cia da capo ogni vol­ta, così come noi ogni vol­ta ricom­in­ci­amo da capo a sper­are in un mon­do migliore, una pace gius­ta, a sper­are che il com­mer­cio delle armi pren­da una pie­ga a favore dell’uomo e non del­la sua distruzione.

    La tec­nolo­gia ci rende poten­ti, è vero. In quan­ti campi!!! Pen­si­amo alla grande problematica/risorsa del­la intel­li­gen­za arti­fi­ciale, a quel­lo che può rap­p­re­sentare per l’uomo, alle sfide che pone alle nos­tre idee oltre che alle nos­tre capac­ità e al nos­tro modo di pro­durre. Ma cosa è il potere? Di quale potere è venu­to a par­lare il figlio dell’uomo? Quale potere ha un bam­bi­no? Chi sono gli uomi­ni poten­ti di questo mon­do? Sono davvero poten­ti? La sfi­da di questo bim­bo agli imperi di allo­ra è la stes­sa che fa agli imperi di oggi. La tec­nolo­gia ci fa poten­ti? Ma di che potere si trat­ta? Ci fa amare di più? O ci serve solo per allon­ta­n­ar­ci gli uni dagli altri? Torner­e­mo a riconoscer­ci e a trattar­ci come fratel­li e sorelle? Rius­cire­mo a vedere oltre le bar­riere delle guerre; rius­cire­mo a sognare un mon­do davvero più umano per­chè più divi­no? Più divi­no per­ché più umano?

    Natale ci mette davan­ti a ques­ta scelta. A una vita nuo­va. A nuove relazioni, più dis­ar­mate, più sim­ili a quelle di un bam­bi­no. A iniziare dalle relazioni con i vici­ni per esten­der­la a tutte le relazioni pos­si­bili. Questo è l’uomo, un bim­bo nel­la man­gia­toia, un uomo che si dà da man­gia­re che diven­ta Pane per tut­ti. Ques­ta è la dimen­sione dell’uomo; questo è il potere dell’uomo: dar­si sen­za sos­ta; amare.

    Non c’è altro potere cui anelare se non quel­lo di Betlemme, pane da con­di­videre.

    Don Ful­ly