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  • PERCHÉ IL CENTRAFRICA? E PERCHÉ ANDARE IN MISSIONE?

    PERCHÉ IL CENTRAFRICA? E PERCHÉ ANDARE IN MISSIONE?

    Cari ami­ci, men­tre mi leg­gerete io mi tro­verò in Repub­bli­ca Cen­trafricana insieme ai due dia­coni Don Gabriele Bar­bi­eri e don Francesco Quell’Oller. Rien­tr­erò, Dio per­me­t­ten­do, il 13 gen­naio per ripar­tire il giorno 17 gen­naio per Cuba da dove rien­tr­erò il 25 gen­naio. Sem­pre con i due dia­coni che rimar­ran­no a Cuba per due mesi.

    Giron­zolone!!! Ma per­ché tut­ti questi viag­gi? Cos’è ques­ta sto­ria delle mis­sioni? Per­ché il Cen­trafrica? E per­ché andare in mis­sione? Non è una vec­chia idea di una chiesa che va a fare pros­eli­ti e aiutare i poveretti? Non abbi­amo un’al­tra idea oggi di Fede? Con l’ecumenismo che ci dice che in ogni reli­gione c’è qual­cosa di luce mes­savi da Dio stes­so che sen­so ha anco­ra andare a par­lare del Van­ge­lo? E poi non si rischia di andare a trasmet­tere più che altro la nos­tra mala­ta soci­età occi­den­tale a popoli che avreb­bero bisog­no di qual­cosa di più fres­co e sti­molante che vec­chie democra­zie dove ora­mai nes­suno va nem­meno a votare? E poi l’obiezione più comune: ma con tut­to il bisog­no che si ha qua a Gen­o­va per­ché pen­sare alla missione?

    Ho ben tre risposte a tutte queste domande! Non capi­ta a tut­ti i Movi­men­ti di avere un assis­tente che da risposte!!! Saran­no quelle giuste?

    1. La pri­ma è sem­plice: andi­amo in Cen­trafricana per­ché uno dei due dia­coni, Francesco di Pont­edec­i­mo è figlio di una cop­pia di mis­sion­ari laici che han­no dato la vita per l’Africa e il Sudamer­i­ca lavo­ran­do molto con i frati cap­puc­ci­ni; anco­ra oggi, che Flavio è man­ca­to da oltre dieci anni, essi vivono nel con­ven­to di Pont­edec­i­mo orga­niz­zan­do spedi­zioni di sol­i­da­ri­età con le mis­sioni. Andi­amo dunque in luoghi che Francesco ben conosce, a fare un po’ un pel­le­gri­nag­gio nei luoghi di suo padre, vis­i­tan­do le mis­sioni. Ma nat­u­ral­mente, quan­tunque mer­av­igliosa­mente roman­ti­co e emozio­nante, tut­to ciò non basterebbe come moti­vazione per andare là. In realtà si sta svilup­pan­do tra le due dio­ce­si (non c’entrano dunque i cap­puc­ci­ni) una col­lab­o­razione di alto liv­el­lo, soprat­tut­to per ciò che riguar­da la for­mazione del clero africano. L’obiettivo è for­mare una chiesa africana in Africa, che non “dipen­da” più dall’occidente ma che, rima­nen­do in pro­fon­da comu­nione con “Roma”, pos­sa avviar­si a una dimen­sione pro­pria. Lavoro dunque che guar­da molto lon­tano. Sare­mo ospi­ti del Vesco­vo di Bouar, insom­ma una spedi­zione anche a liv­el­lo dioce­sano. A Cuba inutile che vi spieghi: abbi­amo lì la nos­tra mis­sione e quin­di vis­iter­e­mo il clero di quel­la dio­ce­si, il Vesco­vo Arturo che ormai è anche il pres­i­dente del­la Con­feren­za epis­co­pale cubana. Ecco dunque per­ché Cen­trafrica e Cuba e non Ango­la e Guatemala……..
    2. La sec­on­da è un po’ più com­p­lessa e meriterebbe lib­ri ma ten­to di sin­te­tiz­zare. Un libro anda­va molto di moda una quindic­i­na di anni fa: “l’opzione benedet­to”. Facen­do leva sul­la omon­imia col Papa Benedet­to 16° face­va balenare l’idea che fos­se un’opzione di quel Papa. In realtà il libro era molto bel­lo e pro­pone­va come mod­el­lo delle nos­tre comu­nità la for­mu­la benedet­ti­na degli antichi monas­teri dove c’era “l’ora et lab­o­ra”. Un libro con spun­ti molto bel­li e che dovrebbe essere ben let­to dalle nos­tre liti­giose comu­nità par­roc­chiali ed eccle­siali che fan­no così fat­i­ca a indi­vid­uare tre cris­tiani che si vogliano bene rima­nen­do ognuno se stes­so. Tut­tavia, per alcu­ni era un invi­to ai cris­tiani a “riti­rar­si”, a vivere come nei con­ven­ti, “pochi ma buoni” a fug­gire dal mon­do per vivere quel­la spir­i­tu­al­ità che Gesù ci inseg­na e ad essere così dei seg­ni in mez­zo al mon­do che veni­va un po’ las­ci­a­to fuori, e che pote­va al mas­si­mo avvic­i­nar­si ed entrare. Poi arrivò Francesco, che pren­den­do spun­to anche da quel­la idea bel­la del libro subito ci liberò dall’ossessione di essere in tan­ti, dei numeri, ma anche dall’ossessione di essere per­fet­ti. Per­ché i “pochi ma buoni” lo si vede bene nei grup­pi gio­vanili in cosa si trasfor­ma: in “sin­goli e mal com­bi­nati…” . A forza di selezionare le pecorelle si arri­va ad averne una e le novan­tanove fuori ma le atten­zioni le dedichi­amo a quell’una. Francesco, con­tin­uan­do l’opera di Papa Benedet­to ha rimes­so la Chiesa in atteggia­men­to mis­sion­ario, non rip­ie­ga­ta su se stes­sa, ma pronta a donare la vita per il mon­do, a essere seg­no di un amore più grande, fiduciosa che la sto­ria non la gui­da né Putin, né XI Jin­ping o Trump, ma lo Spir­i­to San­to. “Uscire” non vuol dire fare pros­eli­ti ma donare, fare eso­do, vivere in atteggia­men­to di dono, con una comu­nità che non sarà per­fet­ta ma è occu­pa­ta ad amare gli uomi­ni, a essere pun­to di rifer­i­men­to per un’umanità alla ricer­ca di sen­so e di luce; ospedale di cam­po, dice Papa Francesco, sen­za muri nè cinte come ave­vano i con­ven­ti (ma li ave­vano? O era­no invece cen­tri aper­ti alla soci­età che la con­t­a­mi­na­vano e ne diven­ta­vano ful­cro?) Anche sull’ora et lab­o­ra di San Benedet­to forse dovrem­mo stu­di­are di più.
    3. Ecco­ci allo­ra all’ultimo pun­to. Mis­sion­ari non vuol dire andare a inseg­nare l’italiano, l’inglese, francese o più mod­er­na­mente rus­so, cinese, arabo ad altri popoli pre­sum­i­bil­mente privi di cul­tura. Sig­nifi­ca portare nel­la nos­tra vita lo stile del dono e nelle nos­tre comu­nità lo stile dell’incontro dell’apertura, del coin­vol­gi­men­to, del lavo­rare insieme. E allo­ra sì, cer­to, nel­lo stile del dono c’è la con­di­vi­sione. Il Cen­trafrica è il paese più povero al mon­do, Cuba vive una crisi mai avu­ta in prece­den­za, non c’è nem­meno la luce elet­tri­ca. Si aiu­ta e si aiu­ta atten­ti a non far coin­cidere l’aiuto con l’obbligo del­la fede. E poi ricor­diamo don Ga con sem­plic­ità: “un gela­to è buono, due gelati sono molto buoni, tre gelati: a qual­cuno man­ca un gela­to”. Il Van­ge­lo non pred­i­ca una sobri­età che un “man­gione e beone” non pote­va imporre e che prese le dis­tanze da Gio­van­ni il Bat­tista, ma pred­i­ca la con­di­vi­sione che molti­pli­ca!!!! Portare il Van­ge­lo a popoli poveri? Por­tategli dei sol­di!!!! Il Van­ge­lo è l’unica vera ric­chez­za che abbi­amo, e quel­lo cer­chi­amo di con­di­videre e, poi, anche quel che abbi­amo. Ma la vera forza è il Van­ge­lo, è solo la Paro­la di Dio che ci rende liberi, che ci lib­era, che ci dà sen­so del­la dig­nità umana. Pri­mo con­di­videre il Van­ge­lo che non è un libro ma una pre­sen­za. E’ una pre­sen­za che ti spinge a cam­biare la vita e il mon­do. Che ti spinge a cam­biare l’economia per­ché solo cam­bian­do il modo di relazionar­si degli uomi­ni, assumen­do il par­a­dig­ma del­la fra­ter­nità, si potrà lib­er­are tan­ti popoli dal­la fame e dal­la sot­tomis­sione. Per­ché l’economia non è altro che il relazionar­si degli uomi­ni, non il demo­nio. Dis­cor­so lun­go, non c’è tem­po. Insom­ma, si por­tano i sem­i­nar­isti in mis­sione non per man­darceli o addirit­tura come (sigh!) mi disse uno una vol­ta per punizione! Ma per avere una men­tal­ità mis­sion­ar­ia, per avere comu­nità che, come” l’opzione benedet­to” dice, si amano e si relazio­nano con Gesù al cen­tro (con la Trinità al cen­tro per­ché l’azione è del­la Spir­i­to ver­so il Padre) ma che si aprono al mon­do aman­do­lo e donan­do ciò che han­no rice­vu­to in dono, un dono che è impos­si­bile imp­ri­gionare tra mura siano esse di pietra, ide­o­logiche o psi­co­logiche. Usci­amo da noi stessi!!!

    E per finire: tut­to questo , con grande mod­es­tia, noi pos­si­amo dire che a Mon­t­ele­co lo fac­ciamo da più di cinquant’anni per­ché questo era il mes­sag­gio del Con­cilio e l’abbiamo res­pi­ra­to gra­zie a quei due gran­di gigan­ti del­la Fede che era­no don Ga e don I. Se volete ve lo spiego……ma non cre­do ci sia bisog­no che vi scri­va centi­na­ia di pagine!!!

    Don Ful­ly

  • Associazione “i ragazzi di Monteleco”: trasformazione in APS (Sara Liga)

    Associazione “i ragazzi di Monteleco”: trasformazione in APS (Sara Liga)

    Caris­si­mi soci e amici

    Vi scri­vo ques­ta breve nota per infor­mar­vi sul per­cor­so che sta intrapren­den­do la nos­tra Associazione:

    come sapete Il nos­tro impeg­no anche per il prossi­mo anno è di con­tin­uare a cer­care finanzi­a­men­ti per ren­dere sem­pre meglio fruibile la strut­tura, ma le Fon­dazioni con le quali siamo in con­tat­to ci han­no sol­lecitati a mod­i­fi­care la nos­tra Asso­ci­azione in A.P.S., Asso­ci­azione di Pro­mozione Sociale in modo da poter­ci iscri­vere al RUNTS, Reg­istro Uni­co Nazionale del Ter­zo Set­tore, con­dizione impre­scindibile, per motivi fis­cali, per con­tin­uare ad erog­a­re i finanziamenti.

    Il Con­siglio diret­ti­vo dopo aver val­u­ta­to van­tag­gi e oneri di ges­tione legati alla nuo­va ragione sociale, ha dato incar­i­co ad un pro­fes­sion­ista di pre­dis­porre una mod­i­fi­ca dell’attuale statu­to in modo da sot­to­por­la all’approvazione dell’Assemblea alla quale siano pre­sen­ti i tre quar­ti dei soci aven­ti dirit­to di voto!

    È per tale moti­vo che vi invi­to calorosa­mente a parte­ci­pare all’ ASSEMBLEA che è sta­ta fis­sa­ta per il 22 dicem­bre alle ore 18,00 pres­so il Sem­i­nario Arcivescovile.

    Avre­mo un’ora a dis­po­sizione per con­frontar­ci sulle prospet­tive del­la nos­tra Asso­ci­azione pri­ma di parte­ci­pare alla San­ta Mes­sa, fis­sa­ta per le ore 19,00, e scam­biar­ci gli auguri di un San­to Natale.

    Vi aspet­to numerosi!!! A presto Sara

  • Lettera Pastorale del nostro Arcivescovo: incontri con Mons Marino Poggi

    Lettera Pastorale del nostro Arcivescovo: incontri con Mons Marino Poggi

    Ci vedi­amo per il pri­mo incon­tro ven­erdì 13 dicem­bre, in Cat­te­drale, ore 18

  • A Natale arriva un Cuore nuovo

    A Natale arriva un Cuore nuovo

    Oggi mi voglio un po’ lus­trare le medaglie e poi vi dirò per­ché. Appe­na arriva­to al Movi­men­to Ragazzi nel 1998 abbi­amo prova­to a met­tere su un grup­po di ragazzi e abbi­amo cer­ca­to, al soli­to, un nome per dar­gli un’identità, cosa impor­tante se si trat­ta di ado­les­cen­ti. Lo chia­mam­mo all’inizio “Grup­po Cuore” per­ché dall’esperienza del Ceis e seguen­do un poco i cam­mi­ni pro­pos­to­ci dal­la Dott Scia­r­ret­ta si parla­va soprat­tut­to delle emozioni, dei sen­ti­men­ti e ci si pro­pone­va di “edu­care il cuore”, di preparare alla vita i ragazzi sapen­do riconoscere e gestire i pro­pri sen­ti­men­ti. Ben presto il grup­po decise di chia­mar­si “Grup­po Frec­cia” dal famoso film (allo­ra) di Lig­a­bue. Decisa­mente meglio di grup­po Cuore che fran­ca­mente sape­va un po di dolciastro.

    Tut­tavia l’educazione di tut­to il ragaz­zo, mente , cuore , cor­po, ani­ma è sta­to sem­pre un mantra del Movi­men­to e che don Ga ha sem­pre ben incul­ca­to. La scuo­la in genere vuole occu­par­si solo del­la tes­ta. Ai gen­i­tori impor­ta un bel cor­po ben vesti­to, nutri­to, in salute e che stia nel pos­to gius­to (sot­to i loro occhi pos­si­bil­mente) che fac­cia fare bel­la figu­ra. L’anima è del­e­ga­ta ai preti e robe sim­ili. Del cuore non gliene impor­ta nessuno.

    Ebbene, da poche set­ti­mane, è usci­ta una enci­cli­ca di Papa Francesco sul “CUORE” . Come sem­pre Papa Francesco riesce a entu­si­as­mar­mi e se pro­fes­sion­al­mente questo lo direi di ogni Papa e Vesco­vo che mi si pre­sen­ti davan­ti (Papi e Vescovi non sono un con­cor­so di sim­pa­tia, di bellez­za, di cul­tura dif­fi­cile da far capire in giro) con Papa Francesco mi sale pro­prio … dal cuore!! Sì, par­la pro­prio del Cuore a par­tire da una frase “DILEXIT NOS” che vuol dire “CI HA AMATO!” Sì, solo un’ espe­rien­za di sen­tir­si amati può rimet­tere in gio­co la nos­tra vita. Non è sen­ti­men­tal­is­mo, non è “oriz­zon­tal­is­mo”, non è essere dol­ci­as­tri: è l’essenza del­la nos­tra fede. L’amore!

    Leg­giuc­chi­a­to tut­to, sto appro­fonden­do le prime pagine e sono davvero fan­tas­tiche. Ci con­fer­mano la bon­tà del nos­tro stile educa­ti­vo che attra­ver­so il gio­co cer­ca di far uscire tut­ti i doni pre­sen­ti nel ragaz­zo com­p­rese le emozioni. Il Papa ci con­for­ta dicen­do che il Cuore non è solo la sede dei sen­ti­men­ti ma è il cen­tro di tut­ta la per­sona, che non è la mente, non è nem­meno l’anima ma è uni­co e questo uni­co lo chia­ma cuore. Vi con­di­vi­do alcu­ni pezzi bel­lis­si­mi e vi invi­to a leg­gere la enci­cli­ca. Ne tro­ver­e­mo gio­va­men­to per la nos­tra opera educa­ti­va. Occorre nel­la nos­tra azione “met­ter­ci il cuore” per­ché è pro­prio la man­can­za di cuore che ci fa accettare ogni ingius­tizia, ogni guer­ra, ogni vio­len­za così come se fos­sero rou­tine, nor­mal­ità. Si par­la di intel­li­gen­za arti­fi­ciale: occhio che non ci ren­dano anche il cuore arti­fi­ciale; ma forse questo è un po’ più dif­fi­cile per fortuna.

     23. Nell’era dell’intelligenza arti­fi­ciale, non pos­si­amo dimen­ti­care che per sal­vare l’umano sono nec­es­sari la poe­sia e l’amore. Ciò che nes­sun algo­rit­mo potrà mai alber­gare sarà, ad esem­pio, quel momen­to dell’infanzia che si ricor­da con tenerez­za e che, mal­gra­do il pas­sare degli anni, con­tin­ua a suc­cedere in ogni ango­lo del piane­ta. Pen­so all’uso del­la forchet­ta per sig­illare i bor­di di quei panze­rot­ti fat­ti in casa con le nos­tre mamme o nonne. È quel momen­to di apprendis­ta­to culi­nario, a metà stra­da tra il gio­co e l’età adul­ta, in cui si assume la respon­s­abil­ità del lavoro per aiutare l’altro. Come questo del­la forchet­ta, potrei citare migli­a­ia di pic­coli det­tagli che com­pon­gono le biografie di tut­ti: far sboc­cia­re sor­risi con una bat­tuta, trac­cia­re un dis­eg­no al con­troluce di una fines­tra, gio­care la pri­ma par­ti­ta di cal­cio con un pal­lone di pez­za, con­ser­vare dei ver­met­ti in una scat­o­la di scarpe, sec­ca­re un fiore tra le pagine di un libro, pren­der­si cura di un uccelli­no cadu­to dal nido, esprimere un deside­rio sfoglian­do una margheri­ta. Tut­ti questi pic­coli det­tagli, l’ordinario-straordinario, non potran­no mai stare tra gli algo­rit­mi. Per­ché la forchet­ta, le bat­tute, la fines­tra, la pal­la, la scat­o­la di scarpe, il libro, l’uccellino, il fiore… si appog­giano sul­la tenerez­za che si con­ser­va nei ricor­di del cuore.

    21. Il nucleo di ogni essere umano, il suo cen­tro più inti­mo, non è il nucleo dell’anima ma dell’intera per­sona nel­la sua iden­tità uni­ca, che è di ani­ma e cor­po. Tut­to è uni­fi­ca­to nel cuore, che può essere la sede dell’amore con tutte le sue com­po­nen­ti spir­i­tu­ali, psichiche e anche fisiche. In defin­i­ti­va, se in esso reg­na l’amore, la per­sona rag­giunge la pro­pria iden­tità in modo pieno e lumi­noso, per­ché ogni essere umano è sta­to cre­ato anz­i­tut­to per l’amore, è fat­to nelle sue fibre più pro­fonde per amare ed essere amato.

    E poi Francesco aggiunge poco dopo che:

    Il mon­do può cam­biare a par­tire dal cuore

    28. Solo a par­tire dal cuore le nos­tre comu­nità rius­ci­ran­no a unire le diverse intel­li­gen­ze e volon­tà e a paci­fi­car­le affinché lo Spir­i­to ci gui­di come rete di fratel­li, per­ché anche la paci­fi­cazione è com­pi­to del cuore. Il Cuore di Cristo è estasi, è usci­ta, è dono, è incon­tro. In Lui diven­ti­amo capaci di relazionar­ci in modo sano e felice e di costru­ire in questo mon­do il Reg­no d’amore e di gius­tizia. Il nos­tro cuore uni­to a quel­lo di Cristo è capace di questo mira­co­lo sociale.

    29. Pren­dere sul serio il cuore ha con­seguen­ze sociali. Come inseg­na il Con­cilio Vat­i­cano II, «cias­cuno di noi deve adop­er­ar­si per mutare il suo cuore, apren­do gli occhi sul mon­do intero e su tutte quelle cose che gli uomi­ni pos­sono com­piere insieme per con­durre l’umanità ver­so un migliore des­ti­no». [20] Per­ché «gli squilib­ri di cui sof­fre il mon­do con­tem­po­ra­neo si col­legano con quel più pro­fon­do squilib­rio che è rad­i­ca­to nel cuore dell’uomo». [21] Di fronte ai dram­mi del mon­do, il Con­cilio invi­ta a tornare al cuore, spie­gan­do che l’essere umano «nel­la sua inte­ri­or­ità, trascende l’universo delle cose: in quelle pro­fon­dità egli tor­na, quan­do fa ritorno a se stes­so, là dove lo aspet­ta quel Dio che scru­ta i cuori (cfr 1 Sam 16,7; Ger 17,10) là dove sot­to lo sguar­do di Dio egli decide del suo des­ti­no». [22]

    30. Questo non sig­nifi­ca fare trop­po affi­da­men­to su noi stes­si. Sti­amo atten­ti: ren­di­amo­ci con­to che il nos­tro cuore non è auto­suf­fi­ciente, è frag­ile ed è fer­i­to. Ha una dig­nità onto­log­i­ca, ma allo stes­so tem­po deve cer­care una vita più dig­ni­tosa. [23] Dice anco­ra il Con­cilio Vat­i­cano II che «il fer­men­to evan­geli­co sus­citò e sus­ci­ta nel cuore dell’uomo ques­ta irrefren­abile esi­gen­za di dig­nità», [24] tut­tavia per vivere sec­on­do ques­ta dig­nità non bas­ta conoscere il Van­ge­lo né fare mec­ca­ni­ca­mente ciò che esso ci coman­da. Abbi­amo bisog­no dell’aiuto dell’amore divi­no. Andi­amo al Cuore di Cristo, il cen­tro del suo essere, che è una for­nace ardente di amore divi­no e umano ed è la mas­si­ma pienez­za che pos­sa rag­giun­gere l’essere umano. È lì, in quel Cuore, che riconos­ci­amo final­mente noi stes­si e impar­i­amo ad amare.

    Cari ami­ci che amate Mon­t­ele­co, non è lì sot­to quel Cuore san­guinante del cro­ci­fis­so di Mon­t­ele­co, che ci accoglie con le sue brac­cia aperte, che abbi­amo sen­ti­to la for­nace ardente che ci bru­cia e ci dona pienez­za? Las­ci­amo­ci cam­biare il cuore da quel cro­ci­fis­so che non è poi se non la tap­pa finale inizia­ta davan­ti a una grot­ta. Guardiamo a quel cuore Bam­bi­no che tro­ver­e­mo nel­la grot­ta uni­to a quel Cuore che tut­to med­i­ta­va nel silen­zio, nel­la dis­crezione e nel servizio umile che era Maria. Natale è il mes­sag­gio che è pos­si­bile rinascere con un cuore nuo­vo e non gra­zie a un trapianto di…. Barnard (bat­tuta da Boomer..) A Natale pos­si­amo cam­biare il cuore! Lo pos­si­amo chiedere non a Bab­bo Natale che è un sem­plice San Nico­la ma a Gesù Bam­bi­no sì!!

    Che Natale vi sia ten­ero cari amici!!

    Don Ful­ly

  • Lettera Pastorale del nostro Arcivescovo: incontri con Mons Marino Poggi

    Lettera Pastorale del nostro Arcivescovo: incontri con Mons Marino Poggi

    A par­tire da saba­to 19 otto­bre (III saba­to del mese) ripren­dono gli incon­tri men­sili con don Mari­no in sem­i­nario alle 19,30, con cena auto­gesti­ta alle 20,30.

    Nel prossi­mo anno leg­ger­e­mo insieme la Let­tera Pas­torale del nos­tro arcivesco­vo: Evan­ge­liz­zazione, Sin­odal­ità e fra­ter­nità di parrocchie..

  • Resoconto economico Associazione “I Ragazzi di Monteleco” (Nico Pinasco)

    Resoconto economico Associazione “I Ragazzi di Monteleco” (Nico Pinasco)

    ENTRATE

    Don­azione fon­dazione Pas­sadore:  25.000

    Ven­di­ta lib­ri e gad­get: 440

    USCITE “Diamo­ci da fare”

     Buoni ali­men­ta­ri: 500

    Con­tribu­ti affit­ti: 338,27

    Spese viveri per even­to a Mon­t­ele­co: 623,96

    Acquis­to gad­get: 818,6

    Spese ban­car­ie: 61,5

    SALDO AL 30 SETT 2024: 24.081, 74 €*

    * impeg­na­to per la sos­ti­tuzione degli infis­si di casa A

    NOTE

    Abbi­amo anco­ra molti lib­ri di Don I che poten­zial­mente potreb­bero portare ad un incas­so di 900 € (a oggi sono state cop­erte le spese di stam­pa con un pic­co­lo guadagno)

    Abbi­amo gad­get (t‑shirt) per poten­ziale incas­so di 800 € (in questo caso man­cano anco­ra 400€ per coprire le spese)

    Chi è inter­es­sato ad acquisti (libro Don I, 15 €; t‑shirt 12 €), scri­va a questo ind­i­riz­zo: iragazzidimonteleco@gmail.com. La con­seg­na a domi­cilio sarà gratuita.

    Impeg­ni­amo­ci tut­ti a reperire fon­di per l’Associazione.

  • Estate 2024 a Monteleco

    Estate 2024 a Monteleco

    Il giorno 22 set­tem­bre in occa­sione del­la gior­na­ta di chiusura dei campi 2024 di Mon­t­ele­co i pre­sen­ti sono sta­ti aggior­nati sulle attiv­ità real­iz­zate a Mon­t­ele­co nel cor­so dei mesi estivi di quest’anno: cir­ca 600 ragazzi e 60 oper­a­tori prove­ni­en­ti da Par­roc­chie e Asso­ci­azioni e cir­ca 200 ragazzi con 30 volon­tari, edu­ca­tori e addet­ti alle cucine, nei turni orga­niz­za­ti da noi nel mese di agos­to: un trend molto pos­i­ti­vo che con­fer­ma la valid­ità del­la pro­pos­ta educa­ti­va e l’importanza di con­tin­uare a man­tenere e a miglio­rare la strut­tura di Monteleco!

    Abbi­amo avu­to anche l’occasione per fare il pun­to, con i diver­si respon­s­abili del­la Coop­er­a­ti­va, sulle attiv­ità che con­tin­u­ano nel­la sede di Oregi­na, dove ha pre­so avvio anche la casa “E” ovvero la res­i­den­za con per­not­ta­men­to che ospi­ta 6 gio­vani che va ad aggiunger­si al Cen­tro diurno e al doposcuo­la; su altri doposcuo­la in fase di avvio e sui cres­cen­ti e inno­v­a­tivi svilup­pi degli asili nido di Oasis: Il sog­no di Don Ga continua….

  • Associazione “i ragazzi di Monteleco” (Sara Liga)

    Associazione “i ragazzi di Monteleco” (Sara Liga)

    Le attiv­ità real­iz­zate dall’Associazione in questo pri­mo anno:

    • La S. Mes­sa di ricor­do di Don Ival­di (12 mag­gio) e la pub­bli­cazione e pre­sen­tazione del Libro su Don I. real­iz­za­to da Sil­vio Can­toni che per il prossi­mo anno si impeg­na nel prog­et­to del­la pub­bli­cazione dei Diari di don Ivaldi
    • La pre­sen­tazione del Prog­et­to Educa­ti­vo alle fon­dazioni pre­sen­ti sul ter­ri­to­rio e le don­azioni rice­vute da Fon­dazione Pas­sadore (finanzi­a­men­to di 25.000,00 euro per il rifaci­men­to di finestre, per­siane e por­tone di ingres­so di casa A) e da Fon­dazione Cos­ta Crociere (posate, com­pren­sive di por­ta posate con sale e pepe, e bic­chieri per 150 persone)
    • La real­iz­zazione di attiv­ità di for­mazione ded­i­ca­ta agli Edu­ca­tori di Monte Leco su “Pri­mo Soc­cor­so” real­iz­za­ta pres­so il SIMAV, Cen­tro di Sim­u­lazione Avan­za­ta dell’Università di Genova,
    • L’acquisto di un defib­ril­la­tore (gra­zie alla gen­erosità del nos­tro tesoriere Nico Pinasco) e la pre­dis­po­sizione di una dotazione di far­ma­ci e dis­pos­i­tivi medici da man­tenere pres­so la strut­tura di Monteleco

    Per il prossi­mo anno il nos­tro focus sarà lo svilup­po del per­cor­so di edu­cazione ambi­en­tale da real­iz­zare a favore dei ragazzi che fre­quenter­an­no Mon­t­ele­co e la ricer­ca di finanzi­a­men­ti che con­sen­tano sem­pre più la trasfor­mazione delle risorse idriche (turbina) e del Bosco (bio­mas­sa) per ren­dere la strut­tura sem­pre più autono­ma dal pun­to di vista del bisog­no di ener­gia e un vero lab­o­ra­to­rio di sosteni­bil­ità ambientale!

    Altro prog­et­to impor­tante, da real­iz­zare insieme alla Pas­torale gio­vanile, è riv­olto ai dici­as­set­ten­ni per sen­si­bi­liz­zarli su cosa sig­ni­fichi “diventare mag­gioren­ni” e cit­ta­di­ni attivi e respon­s­abili!! Su questo i det­tagli nei prossi­mi mesi….

    Nella foto il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Passadore in visita a Monteleco
  • Ottobre, mese ricco

    Ottobre, mese ricco

    Otto­bre è un mese assai ric­co per la fede. Una vol­ta era l’inizio del­la scuo­la e di tutte le attiv­ità pas­torali. La vendem­mia era ter­mi­na­ta e il vino friz­za­va nelle bot­ti. Funghi e castagne la face­vano da padroni. Ora tut­to è nat­u­ral­mente diver­so ma per la fede resistono alcu­ni pun­ti fer­mi. Il giorno 1 è ricor­da­ta la figu­ra di San­ta Teresina, una san­ta gio­vane che ha scrit­to un libro mer­av­iglioso “Sto­ria di un ani­ma” tan­to let­to dai preti dell’era di don Ga e don I e sarebbe davvero mod­er­no anche oggi. Il 4ottobre è cel­e­bra­to San Francesco un san­to for­mi­da­bile che “puz­za” di Mon­t­ele­co e del suo stile educa­ti­vo. Il 7 è ded­i­ca­to alla Madon­na del Rosario, una preghiera sem­plice, popo­lare: anche ques­ta piace­va tan­to a don I e Don Ga. Ricor­date il rosario, recita­to la sera, passeg­gian­do per il viale; si ter­mi­na­va alla cab­i­na dell’Enel a cantare can­zoni “di chiesa” fino a tar­di. Il Rosario è lega­to al Van­ge­lo, sen­za Van­ge­lo sarebbe un’ottima tec­ni­ca med­i­ta­ti­va che fa da ponte con tante altre reli­gioni e per questo ci avvic­i­na tan­to a bud­disti, musul­mani, induisti che prat­i­cano anch’essi ques­ta tec­ni­ca; col Van­ge­lo ques­ta tec­ni­ca ripet­i­ti­va ci ripor­ta alla mente e al cuore le Parole di Gesù, che sono davvero il nos­tro incon­tro con Dio. Van­ge­lo che fes­teggiamo il 18 con San Luca e il 15 con San­ta Tere­sa si riprende il tema del­la preghiera come orazione di ami­cizia con Lui nel Van­ge­lo. Poi otto­bre è il mese mis­sion­ario per eccel­len­za dove si pen­sa e riflette sul sen­so mis­sion­ario del­la chiesa, pro­fon­da­mente muta­to dopo il Con­cilio, purifi­ca­to dal pros­elit­ismo, dal colo­nial­is­mo che spes­so lo ave­vano marchi­a­to nei sec­oli prece­den­ti. La chiesa in per­ma­nente sta­to di mis­sione vuol essere non una realtà aggres­si­va all’attacco del mon­do, ma una realtà capace di tes­ti­mo­ni­are con mitez­za e umiltà la forza dell’amore, las­cian­do che sia lo Spir­i­to ad attrarre l’umanità a una fidu­cia con­sapev­ole, nelle brac­cia del Padre, tramite il Figlio, nel­lo Spir­i­to appun­to. Quel­la forza di amare che con­trad­dis­tingue i nos­tri edu­ca­tori, volon­tari e pro­fes­sion­isti, nell’opera di ogni giorno a servizio dei ragazzi.

    Ma per noi Otto­bre è soprat­tut­to il 2 Otto­bre, la fes­ta degli Angeli Cus­to­di, la nos­tra chiesa, par­don, San­tu­ario! La devozione agli Angeli Cus­to­di ci è sta­ta trasmes­sa da Don Ga e don I in modo molto deciso. Gli Angeli per la Chiesa cat­toli­ca sono esseri spir­i­tu­ali creati da Dio e con­ser­vatisi buoni e a Lui fedeli. Disponi­bili quin­di ad aiu­tar­lo nel­la sua opera di Amore ver­so gli esseri umani. Cer­to, negli ulti­mi sec­oli, la scien­za ci pone in guardia da tut­ti i peri­coli di scivolare nel­la super­stizione, nel­la banal­ità hol­ly­wood­i­ana, nel­lo spiritismo che sono altre cose. Credere agli angeli, tra l’altro, come saprete, è comune a molte reli­gioni. In prim­is i musul­mani ne han­no fat­to uno dei “cinque pilas­tri” del­la loro fede; ma per­siani, gre­ci, romani, babilone­si, celti, ger­mani, civiltà pre-colom­biane dell’America del Sud etc etc sono tut­ti uni­ti nel credere a queste fig­ure. Nel­la Bib­bia si par­la molto di Angeli che sono “inviati”, “mes­sag­geri” , “annun­ci­a­tori” di un qual­cosa di Dio. Non starò a farvi tut­to lo spiegone bib­li­co, ci inter­es­sa solo sapere che gli Angeli, anche quan­do sem­bra­no imper­son­ifi­care diret­ta­mente tal­vol­ta Dio, appaiono sem­pre come sot­tomes­si a Lui e mai par­lano o riferiscono cose loro ma sem­pre di Dio. Nel Van­ge­lo alcu­ni Angeli han­no un ruo­lo molto pre­ciso e Gesù ne par­la più volte. Per noi di Mon­t­ele­co rimane sem­pre Mat­teo 18,10 “Guar­date di non dis­prez­zare uno solo di questi pic­coli per­ché vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sem­pre la fac­cia del Padre mio che è nei cieli”. Questo è l’Angelo cus­tode e, per chi ha fede, alla sera si trovano radunati in chiesa a Mon­t­ele­co men­tre quei bir­ban­ti di ragazzi/e dor­mono (non andate­ci dunque pri­ma dell’una di notte ……) L’Angelo cus­tode ci man­da dunque un mes­sag­gio molto chiaro: Guardare in fac­cia i ragazzi, guardar­li negli occhi per­ché Dio li ama, Dio li ha pen­sati, amati, creati, volu­ti uno ad uno. Noi li vedi­amo, a volte, solo nei loro atteggia­men­ti da bul­let­ti, nelle loro bir­icchi­nate, nei loro deliri e chiusure. Dio no, li vede fac­cia a fac­cia attra­ver­so gli Angeli. Li ama uno a uno, sa che sono preziosi anche quan­do per noi sono solo degli odiosi romp­is­cat­ole o dei noiosi prob­le­mi da pren­dere in con­sid­er­azione. E …. occhio che gli Angeli cus­to­di sono lì, e ci tes­ti­mo­ni­ano l’amore che Dio ha per loro.
    Oh, ma come sei severo con noi! Non siamo mica Dio! Come fac­ciamo ad amare i ragazzi come li ama Dio! Per togliervi questo sen­so di pesan­tez­za vi fac­cio riflet­tere su ciò che Don Ga e don I sem­pre ci ricordavano:“guarda che anche tu hai un Ange­lo cus­tode; anche te Dio ama!” Beati loro che sem­bra­va li vedessero, toc­cassero, ci par­lassero. Ma questo pen­siero di essere amati in maniera uni­ca e irripetibile ci rende leg­geri e pron­ti ad amare anche i fratel­li e sorelle altrettanto.

    Per cui io non so spie­gare sci­en­tifi­ca­mente gli Angeli Cus­to­di ma, a dire il vero, nem­meno i buchi neri, che pare esis­tano; e davan­ti abbi­amo così tan­to tem­po e spazio che ….. rius­cire­mo a uscirne? A pen­sare sen­za tem­po e spazio? E allo­ra ….. mag­a­ri ne vedremo delle belle!!

    Don Ful­ly

  • Il Cerchio si “apre”

    Il Cerchio si “apre”

    Mon­t­ele­co anni 82–84; ero sem­i­nar­ista e non ricor­do bene l’anno pre­ciso aven­do dis­tante i miei diari da con­sultare. Non man­ca­vo neanche da sem­i­nar­ista di fare un turno a luglio ed ero inser­i­to nel gov­er­no come da ragaz­zo nell’81 ave­vo già inizia­to a fare. D’estate cer­ca­vo di fare un salto al Leco a trovare Don I, per con­fes­sar­mi, par­lare con lui e don Ga e tut­ta la cuci­na. Cap­i­tai un giorno d’Agosto e don I mi disse “sen­ti Fuli­gi hai mica la pos­si­bil­ità di fer­mar­ti in ques­ta set­ti­mana? Tut­ti sono via, in ferie e qua abbi­amo una quar­an­ti­na di ragazzi che non pos­sono andare a casa; o non pos­sono o non ce l’hanno; ci siamo solo io, Gas­pare e Mau­ro Crovet­to con sua moglie Fran­ca, abbi­amo pau­ra di non farcela a ten­er­li tut­ti quan­ti; ci sarà qualche altro sem­i­nar­ista?” Fu coin­volto un sem­i­nar­ista mio ami­co un cer­to Cal­abrese Gian­fran­co e ci imbar­cam­mo in una set­ti­mana che a me cam­biò la vita e la prospet­ti­va che ave­vo sul pres­bit­er­a­to e che in sem­i­nario mi si sta­va chiaren­do sem­pre più. I ragazzi ce ne fecero di tut­ti i col­ori. Era­no scate­nati, sen­za regole, un po’ riot­tosi a tut­to ma nat­u­ral­mente estrema­mente sim­pati­ci e coin­vol­gen­ti. Don I e Don Ga ci rac­con­ta­vano a volte un po’ le loro sto­rie e non era­no tutte sto­rie da fia­ba del principe azzur­ro piut­tosto di lupi cat­tivi e mon­di un po’ com­pli­cati per dirla in breve. Mau­ro mi fece pas­sare una set­ti­mana di risate coi suoi rac­con­ti. A Gian­fran­co ricor­da­vo che non ave­va a che fare con i ragazzi delle par­roc­chie ma era­no un po avul­si dalle buone maniere e dal­la cat­e­ch­esi. A furia di par­tite a pal­lone, giochi, ser­ate pas­sate a rin­cor­rerli e a veg­liare che non ne com­bi­nassero di grosse diven­tam­mo ami­ci. Qual­cuno di loro è già in par­adiso. Altri li ritrovai in per­cor­si di vita non sem­pre andati bene. Ma a parte gli annedoti ricor­do con chiarez­za la scelta che feci nel­la preghiera dopo quel cam­po, spin­to cre­do da tutte le rif­les­sioni con­di­vise con don Ga in quei giorni; voglio essere un prete che non si dimen­tichi mai di questi ragazzi ovunque li aves­si incon­trati, in par­roc­chia a scuo­la o per stra­da. Gli scar­tati sareb­bero sta­ti i miei pri­mi ami­ci. E l’altro propos­i­to cer­to era che avrei for­ma­to per­sone che non mi las­cassero solo in quel com­pi­to, ma che avessero con­di­vi­so ques­ta scelta, di amare tut­ti, di trovare in ogni ragaz­zo, come in una cac­cia al tesoro, il lato buono che in lui ave­va sem­i­na­to il buon Dio. Mi spi­ace­va tan­to che don Ga e don I era­no rimasti soli anche se per una set­ti­mana sola. Era ben lon­tana da me l’idea che sarei sta­to l’assistente del Movi­men­to Ragazzi, ma avrei por­ta­to quel­lo stile ovunque mi avessero manda­to. Mau­ro in gen­ovese mi dice­va sem­pre “non diven­tar­mi mica un prete di quel­li col naso all’insù, con sti ragazzi bisogna star­ci mica si può abban­donarli” Il lin­guag­gio era cer­ta­mente più col­ori­to ma più o meno siamo lì….

    Mon­t­ele­co 2024. Al cam­bio del sec­on­do ter­zo turno arri­va su Fran­ca la moglie di Mau­ro Crovet­to che è in par­adiso. A 40 anni di dis­tan­za osser­vo in mez­zo al centi­naio di ragazzi pre­sen­ti a mes­sa le nipoti di Fran­ca, edu­ca­tri­ci del Movi­men­to Ragazzi; a loro lato le figlie di quelle ragazze scate­nate degli anni Ottan­ta; anche loro edu­ca­tri­ci. Intorno 75 ragazzi le cui sto­rie non sono cosi dis­sim­ili da quelle degli anni ‘80, ma accan­to han­no i nos­tri figli e tan­ti di loro, di ragazzi del “popo­lo” che cresciu­ti a Mon­t­ele­co ne accol­go­no altri; e si ce l’abbiamo fat­ta a ten­er­li, a far­gli pas­sare gior­nate di gioia e di edu­cazione che pos­sono fare emerg­ere il cap­ola­voro che è in loro. Si potrebbe dire che il cer­chio si chi­ude, ma direi invece che il pan­cione di una di loro mi sug­gerisce che il cer­chio si apre e con­tin­ua in una cate­na di amore che con­tin­ua. Papa Francesco ha come pre­so le scelte di Don Ga e le ha indi­cate a tut­ta la chiesa con grande forza. La chiesa cam­mi­na ver­so un sin­o­do di cui l’anfiteatro di Mon­t­ele­co potrebbe essere una immag­ine fan­tas­ti­ca. C’è da gioire e fare fes­ta. Fac­ciamo­la il 22 set­tem­bre e cam­mini­amo feli­ci di avere avu­ti cosi padri nobili. 100 anni nasci­ta don I. 30 anni nasci­ta al cielo di Don Ga. Ci accom­pa­gni­no anco­ra per tan­ti anni per con­tin­uare ques­ta favola d’amore divenu­ta realtà.

    E scusate se son diven­ta­to un po’ roman­ti­co ma non guasta.

    Don Ful­ly