Ci vediamo per il quinto incontro venerdì 16 maggio 2025, in Cattedrale, ore 18,30
Per ogni incontro è disponibile l’audio integrale della catechesi su www.chiesadigenova.it


Ci vediamo per il quinto incontro venerdì 16 maggio 2025, in Cattedrale, ore 18,30
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Evviva! La turbina è ritornata e sta funzionando alla grande, grazie anche alla eccezionale quantità di acqua fornita dalle sette fontane…si calcola che attualmente stia fornendo una energia sufficiente ai bisogni di almeno sette appartamenti e “venduta” all’ENEL. E’ bello anche segnalare che le spese per la sua riparazione sono state coperte interamente dalle donazioni pervenute.


L’altra volta vi parlai dell’ora del lavoro. Oggi voglio parlarvi di un altro posto magico di Monteleco oggi a dire il vero un po dimenticato, anche se ogni turno si va lì a iniziarlo. E’ l’ANFITEATRO. Restaurato oramai quasi una ventina d’anni fa, era ai miei tempi il cuore pulsante del Leco. Infatti, lì si tenevano tutte le assemblee della giornata, anzitutto e soprattutto quella di mezzogiorno , dove don Ga ci parlava (mettendo in palio delle fiches, naturalmente) del tema di giornata o delle settimane. Lì ci parlava attraverso le parabole di Gesù dei valori della vita. Un racconto e poi delle domande fatte a noi o noi fatte a lui. L’anfiteatro, lo spiego a chi mi dovesse leggere senza essere mai stato a Monteleco è un vero anfiteatro greco, fatto a semicerchio con gradoni atti a sedersi e a formare un emi-ciclo dove il popolo si sedeva e don Ga sedeva con la seggiola al centro mentre il governo si schierava alle sue spalle. Era una vera educazione alla democrazia anche nei luoghi, nella fisicità.
Una volta a settimana vi si celebrava anche la messa. A volte, ma sempre più raramente vi si svolgeva l’assemblea del gioco. Del resto, è la Libera Repubblica dei Ragazzi! Altro che Re, troni e portantine! Il Conte zio aveva abdicato a Don Ga!! Certo con don Ga non era facile controbattere, era un fiume in piena e i suoi ragionamenti più che dubbi ti lasciavano le ali dell’entusiasmo. Tuttavia, amava fare delle domande dire dei “cosa ne pensate?” “ma cosa è la libertà?” “ma cosa cercava il figliuol prodigo veramente?” Erano insomma degli scambi, voleva educarci alla partecipazione, non era una lezione cattedratica ma il popolo interagiva era protagonista. Lo ricordo bene perché, ricordate, io ero una schiappa nello sport e nei giochi fisici, ma se si trattava di parlare, di parabole, di ragionamenti allora i miei baldi amici di San Desiderio mi chiamavano nel mezzo del gruppo e.. “Fuliggggi (con sette g mi raccomando) dai rispondi che becchiamo fiche!” e ammetto che talvolta arrivavano, alzare il braccio per rispondere era uno dei rari sport che mi riuscivano. L’assemblea di Mezzogiorno!! Che ricordi, che educazione ricevuta. Dal 2003 con la morte degli alberi, dei bellissimi abeti rosi dal ragnetto malefico, il posto è divenuto a mezzogiorno invivibile; da poco gli alberi ricresciuti offrono al sole a perpendicolo un po di riparo. Niente assemblea di mezzogiorno, sede dei giochi e di alcuni momenti. Tuttavia, l’educazione alla partecipazione e al parlare non è venuta meno!

Ma perché ci ricordi questo caro Fully, sei in piena ondata dei rimpianti? No carissimi, solo mi viene in mente la fortuna che abbiamo avuto noi “di Monteleco” a essere educati all’assemblea, alla partecipazione, all’ascolto. Che bello vedere che dopo tanti anni questo piano piano arriva a essere uno stile di tutta la chiesa. “Ma è stato il Concilio a fare questo! Monteleco è nato del Concilio! O dal clima che lo ha creato!” Si ma quanta fatica, quanta burocrazia, quanti documenti della Chiesa calati dall’alto, con linguaggi desueti, ecclesialese puro, meraviglioso per gli angeli incomprensibile agli uomini. E poi comunque la confusione spesso e volentieri tra uniformità e unità. La paura di dare la parola. E invece, ve lo racconteranno di certo meglio Gian e Angela e Sara che c’erano, l’altra settimana un colpo di scena. L’assemblea, oramai fatta a tavoli e cerchi, (anche l’anfiteatro è superato), ha fatto sentire la sua voce. Un esercizio di libertà. L’assemblea ha detto: no!!! Questi testi non sono rispettosi, non hanno ascoltato, non siamo inutili! E così magari ciò che il Concilio aveva auspicato, una chiesa permanentemente sinodale dove tutti han diritto di parola, si sta lentamente attuando. Speriamo. Sarebbe bello. Ascoltare il popolo di Dio, non solo i chierici o i clericizzati adoranti delle sacrestie. Un bel segno. L’Anfiteatro funziona! Continuiamo su questa strada! Che non è quella delle nostre stanche democrazie, che sono comunque attualmente il meglio che abbiamo, almeno dove sono mezze vive, ma quella di una vera comunità dove tutti han diritto a essere ascoltati e dove non si vive solo di gerarchia, che pure è un servizio indispensabile. A Monteleco c’è un Anfiteatro, non una piramide; e una chiesa aperta sull’universo non chiusa a doppia mandata, e un Cristo con le braccia aperte non un triangolo polifemo che ti scruta condannandoti. C’è speranza viva!
Don Fully

Quando avevo tra i 24 e i 36 anni e venivo a Monteleco con San Siro di Struppa mi dedicavo soprattutto a organizzare i tornei, giochi del mattino e quelli sportivi; li organizzavo, li arbitravo, giocavo nelle squadre, dettavo i tempi facevo in modo, ad esempio, che le partite finissero esattamente quando la mia squadra aveva segnato il punto vincente (erano squadre in genere che non vincevano mai e mi pareva anche giusto!) insomma, ero concentrato sul gioco.
Dai 37 ai 50 ho smesso di giocare nelle squadre ma a fine giornata mi tuffavo in mezzo ai ragazzi nel partitone finale o nel pomeriggio facevo parte di una squadra o l’altra nel grande gioco facendo da supervisore, dando indicazioni, animando. Concentrato insomma nell’ora del pomeriggio.
Tornato da Cuba oramai, per così dire, sul viale del tramonto mi sono invece concentrato sull’ora del lavoro: Individuo alcuni punti della colonia bisognosi di ripulite o di fare cose, mi metto i guanti, prendo gli attrezzi e aspetto che arrivino i ragazzi; devo dire ben felici di lavorare, zappare, scaricare, diserbare, camallare. E’ vero che ci sono i pigroni, quelli disabituati a qualsiasi manualità o fatica ma ci sono anche quelli che rifioriscono a prendere un attrezzo in mano, anzi te lo chiedono e naturalmente, poiché è l’esempio che conta, vogliono usare proprio quelli che usi tu, in genere un po’ pericolosi. Ho visto ragazzi stranieri zappare come fossero davanti a un videogioco: con entusiasmo! “facevo così a casa mia!” “mio nonno me lo faceva sempre fare”.
Posso immaginarli assai bene essendo stato tanti anni professore seduti al banco di scuola davanti all’Eneide o a qualche altro brano, accasciati o con la testa tra le mani disperati. Ma se gli dai qualcosa da fare ecco che si rianimano e riprendono il sorriso, imparano.
Del resto l’ora del lavoro a Monteleco ha un significato ben preciso: non è solo funzionale di servizio come in altri mille campi di questo mondo o funzionale alla libera Repubblica dei Ragazzi che deve naturalmente mantenersi da sola; ma è proprio una vera educazione al lavoro, al senso del lavoro. Ecco perché cerco sempre di fargli fare cose che abbiano senso e non solo “per tenerli occupati”. Cerco di farli lavorare insieme, di apprendere, a darsi da fare a valutare il loro lavoro, perché poi , sì in effetti, la paga c’è, sono le fiche e questo loro lo sanno bene, tant’è che sono subissato da ragazzini che mi chiedono “posso venire a fare il lavoro extra che prendo fiche per la mia squadra? Ho finito il mio …” Si insegna a riportare tutto a posto a finire bene il lavoro! E poi …. C’è il fischio! L’ora del lavoro è finita! Si gioca! Il lavoro non è tutto. E vi garantisco che non sono isolati i ragazzi che chiedono “ma posso lavorare ancora un po’?” “posso rimanere qua a lavorare con te?” perché il gioco spaventa, la relazione con l’altro mette in difficoltà, la vita da affrontare dà panico. Lavoro come alienazione, chiusura…..sfruttamento. Insomma intorno all’ora di lavoro di Monteleco girano intorno le tematiche stesse della nostra vita. Che senso dare al nostro operare? Che senso ha l’attività umana? E il riposo? E il salario? Quando fu fondata la libera Repubblica dei Ragazzi non dimentichiamo che nasceva contemporaneamente una libera Repubblica fondata sul lavoro…. I nessi evidentemente ci sono! E il lavoro visto da un’ ottica socialista o da un’ottica liberale ha sfumature differenti. Siamo nel cuore dell’umano. Ed è quindi questione educativa e pedagogica, non tecnica e strumentale.
Certo se arrivasse in quell’ora un ispettore del lavoro e vedesse tutti sti minorenni con ramazze, forbici da siepi, zappe, pale, guanti, carriole (siamo assicurati non temete e questa come avete capito è attività didattica conforme ai nostri standard assicurativi) inizierebbe a storcere il naso. I ragazzi puliscono le canalette scola acqua …… puliscono il bosco …… i fiumi ….. tagliano legna e la spostano sfruttamento minorile!!! E tra l’altro senza paga!
Non crediate che non mi sia venuto il pensiero. Spesso poi son ben ben colorati e allora l’idea dello schiavismo e razzismo si insinua.
Perché vi parlo di queste cose? L’ora di lavoro a Monteleco, lo sappiamo bene, è educativa e educa il ragazzo alla manualità, a rimboccarsi le maniche, al rispetto, all’impegno, al sacrificio, alla giustizia etc etc etc….
Ne parlo perché come Presidente della Consulta Diocesana dei minori (a proposito lo sapete che il vostro Fully/Fuliggine montelechino è diventato Presidente della Consulta dei Minori, ovvero una quindicina di realtà nate dalla passione per l’uomo che insegna il Vangelo e che si occupano di minori fragili e in difficoltà con comunità residenziali, diurne, centri aggregativi? E’ anche Presidente dell’opera Benedetto XV quella che tutti chiamano “di Suor Lucia”? Gli hanno rinnovato per tre anni l’incarico di Coordinatore della Pastorale giovanile e Vocazionale? E pure lo hanno fatto Canonico nella scia di don I che era canonico pure lui?.Ho portato il saluto a un convegno tenutosi in regione proprio sul tema del lavoro minorile. Non per denunciarne la piaga ma per avere possibilità di far fare stage lavorativi anche prima dei 16 anni, a ragazzini di 14–16 anni che in questo modo apprendono maggiormente e si inseriscono nel mondo del lavoro invece che fare i pluri-ripetenti alle medie o i nulla facenti nel biennio delle superiori. L’iniziativa era della Casa dell’Angelo che evidentemente sperimenta sul campo questa esigenza.
Argomento delicato come ha sottolineato il presidente del tribunale dei minorenni della sezione Minori e famiglie del Tribunale di Genova Domenico Pellegrini; non dimentichiamo che se mangiamo la salsa italiana è perché i pomodori al sud vengono raccolti da bambini anche di 6–7 anni! Una volta chiarito tutto questo si può pensare a forme educative per far si che i ragazzi non debbano stare fermi in un banco di scuola ma apprendere a usare le proprie gambe e mani inserendosi nel mondo del lavoro al momento giusto.
Qualcuno potrà obiettare che così si amplia la forbice fra chi è destinato a studiare e a diventare “in”, il teorico della situazione e chi dovrà fare il manovale, la manodopera magari a basso prezzo a favore di chi è “in”. Si perde il sogno di avere un popolo di laurati che siano disposti poi a giocare la loro manualità e non a star seduti a tavolino dietro uno schermo illudendosi di guidare tutto da lì. Si perde il sogno di far si che tutti leggano e sappiano far di conti e non siano perciò disposti a che qualcun altro legga per loro e faccia i conti al loro posto. Utopie? Realtà? Ma quale è la realtà? Già ora la pattuglia di chi sa scrivere e leggere oltre il whatsapp e altre diavolerie simili si è notevolmente assottigliata. Lo status quo vuol dire affondare lentamente nelle paludi dei vari Trump e company cantante o meglio contante. E l’irlandese dal ciuffo improponibile è solo la punta dell’iceberg di un mondo ahimè diffuso, la macchietta messa lì per buttarla sul ridere ma da ridere c’è ben poco. Rischiamo di affondare nella melassa digitale, fatta di tv, internet, cellulari controllati da pochi. Ragazzi capaci di lavorare con gusto, con manualità, consapevoli dei propri doveri e diritti, che trovano un senso al loro operare sono l’antidoto contro questo mondo che inneggia alla guerra. Non studiare percorsi educativi per loro sarebbe farne carne da macello alla mercè di chi li domina attraverso il cellulare e internet.
La libera Repubblica dei ragazzi continuerà a proporre a tutti i ragazzi dagli otto (o prima!!) la bellezza del lavorare insieme, di impegnarsi a trasformare il mondo, nella libertà, nel rispetto, nella compartecipazione, sperando che questa iniezione di fiducia in sé stessi e in un mondo più bello possa garantirgli una vita che ne vale la pena.
Don Fully

Ci vediamo per il terzo incontro venerdì 21 febbraio 2025, in Cattedrale, ore 18,30
Per ogni incontro è disponibile l’audio integrale della catechesi su www.chiesadigenova.it


Nella news del mese scorso avevamo informato del “crash” della nostra gloriosa turbina e della necessità di “ricoverarla” in una officina apposita per la riparazione. Il primo passo è stato compiuto: non senza qualche difficoltà, alcuni “valorosi” amici hanno provveduto a smontarla e a trasportarla. Il momento più difficile è stato portare il camioncino in prossimità della cabina, ma, come al solito, nulla a Monteleco è impossibile. Così confidiamo che non sia impossibile trovare i fondi per provvedere al pagamento della riparazione. Nel ringraziare gli amici che hanno già fatto arrivare il loro contributo, per chi desiderasse fare altrettanto l’IBAN a cui inviare il bonifico è:
IT12X0333201400000000967311 — Associazione “i ragazzi di monteleco”
A risentirci alla terza puntata, che, speriamo possa essere già nella prossima news.



Ed eccomi dunque di rientro dai “giri” missionari. Sarete persino stufi di sentir raccontare sempre le stesse cose. La fragilità della situazione internazionale ci interpella in maniera forte, le disparità che il nostro stile occidentale provoca in tutto il mondo, ci rende complici di situazioni assurde. In Centrafricana, come del resto in tutta l’Africa, se qualcuno ancora non se ne fosse accorto, si giocano partite sui minerali, sulle materie prime che hanno interesse a mantenere quelle popolazioni alla mercè dei potentati e dei nuovi imperi. E se prima c’era solo quello occidentale sotto varie facce ( Statounitense, Europea, Francese, Inglese) ora dentro ci sono tutti: Russi in primis, Cinesi, Arabi, Inglesi: insomma tutti sul suolo Africano a far finta di aiutare e dare briciole in cambio di ricchezze immense. Sarà poi facile dare la colpa agli africani che, si sa, sono corrotti e incapaci. Una storia che va avanti imperterrita nonostante le cronache manipolate ci abbiano parlato di fine del colonialismo. Cuba viene esclusa da ogni aiuto a causa della sua ostinazione a perseverare in un sistema desueto e fallimentare agli occhi persino dei suoi fedelissimi che sono rimasti in patria. Ma anch’essa va punita e condotta a cedere le armi e il suo prezioso territorio e sovranità. Nuovi imperi, nuovi sovranismi così somiglianti al novecento e ottocento si stagliano non all’orizzonte ma ogni giorno sui nostri telefonini. Persino Mattarella lo ha detto con chiarezza. Popoli che poi cercano una via di salvezza nella fuga, cercando speranza che non vedono nelle loro terre. E noi, come Chiesa in direzione contraria, a insistere con progetti e vicinanza in queste terre in apparenza senza speranza ma che in realtà sono le uniche ad avere speranza nel futuro , non certo i nostri imperi che tanfano di morte e cupezza.
Ma queste cose le sapete. Inutile che le ripeta. Mi piace invece raccontare dei ragazzi, dei bambini, che sono il nostro campo. In Africa la situazione è quella che sappiamo già. Popolazioni giovanissime, nugoli di bambini che appaiono nella Savana e che appena vedono “l’uomo bianco” accorrono con quei loro occhioni enormi che scrutano un qualcuno per loro tremendamente strano, sorridenti in una maniera incredibile, ti accerchiano, cercano il contatto, forse aspettano un “bon bon” (caramella) e comunque sono desiderosi di interagire con te, al limite dell’imbarazzo, ripetendo ogni tua parola ogni tuo gesto, e ridendo all’impazzata. Abbiamo visitato asili e scuole. Lo stato non garantisce e nessuno le aiuta, come sappiamo, mentre i piani occidentali prevedono invio massiccio di armi e soldati non di penne e quaderni. La scuola è affidata quasi esclusivamente alle chiese, le quali fanno come possono: aule di asilo con 80 bambini seduti uno accanto all’altro, I quaderni son tavolette di ardesie come anni 30 da noi ( magari forse così si risparmia carta). I maestri sono solerti, qualcuno con la bacchetta in mano, del resto una classe di 100 alunni come la tieni? Sorprendenti alunni con la giacca a vento addosso (“Padre non ha sentito che vento c’era stamattina? Siamo a gennaio è il vento da nord per loro è freddissimo!”) mentre io gli sorrido in maniche corte, godendomi il fresco venticello. Mille domande affastellano il cervello. Si insegna il Sango e il francese. E le loro lingue, i loro dialetti? Anche qua come nel caso di Cuba, cosa insegneranno i solerti professori e maestri? Quale storia? Quale letteratura? A cosa servirà se poi me li trovo in infradito con un mitra in mano? Se non ci sono strade, ospedali, corrente elettrica …. Sarà una preparazione all’emigrazione …. Le classi si diradano andando avanti. All’età del liceo non ce ne sono 100 per aula…. I frati ci mostrano poi una incredibile scuola di musica. Fare un intruglio culturale fra musica africana e musica europea e occidentale. E’ lo scopo di un frate intraprendente e molto sicuro di sé. Alcuni sono arrivati a vincere premi in America! E là si son rifatti una vita! E io ignorante che pensavo solo al calcio (le ragazze e bimbe e donne africane hanno splendidi vestiti anche se ho scoperto che sono stoffe confezionate in Cina.. mentre i maschi vestono tutti con le maglie di calcio europee…per l’Italia prevalenza Juve naturalmente e Milan…..) Musica come riscatto ma vincere un premio negli States non sarà segno di decadenza umana? Moltissimi insomma i dubbi. I nostri progetti di chiesa prevederebbero invece facoltà di filosofia e teologia in loco e non sparse nel mondo. Al solito sappiamo le risposte teoriche. Bellissimo viaggiare e scambiare idee e culture ma non se si è costretti non se è una colonizzazione culturale. Dovrebbero essere appunto “scambi”. Cosa possiamo dunque fare per questi bimbi? Aldilà della scuola…. L’impegno dei missionari nelle scuole come negli ospedali appare molto simile al bambino che vuole svuotare il mare col cucchiaino. Ma …. forse è quello che il Signore vuole: essere segno controcorrente, fastidioso di speranza indomita contro ogni speranza.
A Cuba non ci sono frotte di bambini in questo senso. O, meglio, appaiono essercene molti di più di quanto non ce ne siano perché mancano i giovani e i giovani adulti. Tutti via! Son rimasti vecchi e bambini. Bambini e madri. Gli altri sono scappati e il tasso di denatalità è uguale a quello italiano. Anche qua gli studenti non hanno grandi prospettive. Se diventeranno laureati, e qua lo possono diventare tutti, saranno medici senza strumenti per fare il medico. Dopo un paio d’anni si dimettono e si mettono in attesa di emigrare. O se sono professori non potranno andare a scuola perché manca il trasporto, molto meglio cercare di aprire qualche “negozio” e cercare di sbarcare il lunario che, altrimenti, lo stipendio statale ti permetterebbe di comprarti solo due ampi cartoni di uova…e, poi, finito!! Quale prospettiva, con quale entusiasmo studiano e crescono? Fino ai dodici anni cantano ancora i proclami della rivoluzione ma poi li trovano quasi irridenti e si mettono a sognare “l’America”, dove chissà magari non faranno i professori, dovranno avere due lavori ma avranno finalmente una macchina. E chissà mai che poi ti rivalutino le tue lauree. Si sente anche questo. E anche qua a Cuba l’immancabile impronta cinese: stanno facendo pannelli solari e centrali termiche. Riusciranno nell’impresa di efficientare l’isola? Comparando Cinesi e cubani viene da sorridere e la simpatia, perdonatemi se dico un’ ovvietà è tutta per i cubani… eppure col sole l’isola potrebbe essere autosufficiente e non soffrire di quella carenza di luce che la pone a lato della Repubblica Centrafricana per parecchie ore al giorno. E studiare senza corrente elettrica per uno studente non è così facile e non solo perché “si può anche studiare al lume di candela, è molto romantico e aguzza l’ingegno” ma perché i computer a candela non li hanno ancora inventati e forse oggi all’università servono…
Quale speranza per i bimbi africani e cubani? Quale speranza per i nostri? Aiutare anche solo un bimbo, un ragazzo è aiutare l’umanità. Per questo sentiamo la nostra missione di Movimento Ragazzi e Monteleco come una missione universale. Del resto da oltre trent’anni siamo aperti a queste sfide da tutto il mondo.
Chiudo con questo fatto. L’altro giorno in seminario mi chiamano. “C’è un signore che vuole parlare con te” e mi dicono nome e cognome. Mi suona famigliare ma non riesco a collocarlo. Mi si presenta davanti un omone, inconfondibile accento barese. “Francesco!” Era venuto a Monteleco nel 2001 l’anno del G8. 16 anni. “Doveva” rimanere su per tutta l’estate. Ci rimase, lui e un altro compare di merende. Garantì per lui la dottoressa Sciarretta. Poi riprese la sua strada. Ha 42 anni, una ditta di impianti elettrici e centrali solari con quaranta dipendenti. Ha vinto un appalto nel Waterfront. Gira l’Italia a verificare i cantieri. Sposato con due figli. “Voglio che vengano a Monteleco!” “Don Fully sono anni che volevo venire a Genova a ringraziare, perché quanto mi ha aiutato Monteleco , quell’anno, ha svoltato la mia vita. Sono felice di abbracciarla” E io felice di abbracciare lui. La sua foto non è mai sparita dalle mie mensole in nessun trasloco. Ogni sguardo una preghiera. Ce la farà. Ce l’ha fatta! Chi lo ricorda venne persino sul Rocciamelone. Il mondo si salva con i Francesco che non perdono speranza. Accompagniamoli e serviamoli col nostro umile esserci. Così, in questo mondo a gambe all’aria, proviamo a cambiarlo col nostro umile esserci, in direzione contraria e ostinata naturalmente!
Don Fully

Ci vediamo per il secondo incontro venerdì 17 gennaio 2025, in Cattedrale, ore 18


Ecco le ultime news del 2024: il primo anno di attività dell’ASSOCIAZIONE si chiude con un cambiamento importante: l’assemblea dei soci che si è svolta lo scorso 22 dicembre in Seminario ha deliberato la TRASFORMAZIONE in ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE!
Questo cambiamento ci consentirà di iscriverci al Registro Regionale del Terzo Settore e di potere quindi essere destinatari di donazioni da parte di Fondazioni, Aziende e, ovviamente, singole persone che avranno ora la possibilità di detrarre dalle imposte le loro donazioni.
La scelta di diventare APS ci faciliterà nella nostra azione di ricerca fondi ma richiederà un maggiore impegno e rigore nella gestione degli aspetti formali ed economici. Siamo convinti comunque che, grazie alla collaborazione attiva di tutto il Consiglio e al supporto professionale dello Studio Pongiglione, riusciremo a far fronte a tutti gli adempimenti!
Il programma del 2025 ci vedrà prioritariamente impegnati sugli aspetti formativi dedicati agli educatori per consentire a ragazzi e ragazze della città di poter “assaporare” il messaggio educativo dei nostri padri fondatori. A questo scopo è anche necessario continuare a mantenere in efficienza le strutture di Monteleco perché i ragazzi che frequentano i campi estivi sentano che la loro crescita passa anche dalla cura della natura. Una delle priorità, pertanto, sarà attivare al più presto la turbina che ci dà l’energia elettrica con l’acqua delle nostre sorgenti e che attualmente è in tilt.

Crash…e la turbina è saltata! Non sappiamo se la colpa sia dovuta a un difetto del collegamento alla rete ENEL o altro, sta di fatto che il nostro “cuore pulsante di energia” ci ha mollato!
Non si tratta solo di un incidente tecnico che compromette la nostra produzione di elettricità e il venire meno di una fonte non indifferente di risparmio e di ricavo dalla “vendita” di energia all’ ENEL, ma rischia di incidere in modo determinante sul nostro progetto educativo. Tra i valori che i nostri don Ga e don I ci hanno trasmesso, un posto importante è sempre stato la cura della natura che ci circonda. Su questo “mandato” abbiamo costruito il progetto educativo in atto che prevede la cura del verde e dei boschi e che è stato portato avanti con la regione Piemonte, il risparmio energetico, che con il contributo della Fondazione Passadore ci ha permesso di sostituire tutti gli infissi di casa A, la sensibilizzazione a tutte le energie alternative tra cui, la nostra gloriosa turbina, è parte essenziale.
È di fondamentale importanza, pertanto, fare in modo di riattivarla al più presto possibile. A tale scopo sono stati consultati degli esperti che hanno fatto una diagnosi piuttosto “severa”: va smontata, trasportata con tutte le precauzioni dalla “casetta” e mandata in valle di Aosta presso l’unica officina in grado di sostituire le parti danneggiate…e qui vengono, purtroppo, le note dolenti: il preventivo che ci è stato presentato è di 7.000 euro! Ci è sembrato opportuno informare tutti quelli che hanno Monteleco nel cuore e chiedere, a chi ne ha la possibilità, di contribuire affinché la nostra turbina torni a essere più in forma di prima! L’ IBAN è:
IT12X0333201400000000967311
Associazione “i ragazzi di monteleco”
*Ricordiamo che, a seguito del voto favorevole nella assemblea del 22 dicembre, la nostra Associazione è stata trasformata in APS ((Associazione di Promozione Sociale) e, pertanto, ogni donazione è detraibile ai fini fiscali.
*Ricordiamo anche che sono aperte le iscrizioni / rinnovo del tesseramento per 2025, la quota è rimasta invariata