Blog

  • Lettera Pastorale del nostro Arcivescovo: incontri con Mons Marino Poggi

    Lettera Pastorale del nostro Arcivescovo: incontri con Mons Marino Poggi

    Ci vedi­amo per il quin­to incon­tro ven­erdì 16 mag­gio 2025, in Cat­te­drale, ore 18,30

    Per ogni incon­tro è disponi­bile l’audio inte­grale del­la cat­e­ch­esi su www.chiesadigenova.it

  • La turbina è tornata operativa!

    La turbina è tornata operativa!

    Evvi­va! La turbina è ritor­na­ta e sta fun­zio­nan­do alla grande, gra­zie anche alla eccezionale quan­tità di acqua for­ni­ta dalle sette fontane…si cal­co­la che attual­mente stia for­nen­do una ener­gia suf­fi­ciente ai bisog­ni di almeno sette appar­ta­men­ti e “ven­du­ta” all’ENEL. E’ bel­lo anche seg­nalare che le spese per la sua riparazione sono state cop­erte intera­mente dalle don­azioni pervenute.

  • L’Anfiteatro funziona!

    L’Anfiteatro funziona!

    L’altra vol­ta vi par­lai dell’ora del lavoro. Oggi voglio par­larvi di un altro pos­to magi­co di Mon­t­ele­co oggi a dire il vero un po dimen­ti­ca­to, anche se ogni turno si va lì a iniziar­lo. E’ l’ANFITEATRO. Restau­ra­to ora­mai qua­si una venti­na d’anni fa, era ai miei tem­pi il cuore pul­sante del Leco. Infat­ti, lì si tenevano tutte le assem­blee del­la gior­na­ta, anz­i­tut­to e soprat­tut­to quel­la di mez­zo­giorno , dove don Ga ci parla­va (met­ten­do in palio delle fich­es, nat­u­ral­mente) del tema di gior­na­ta o delle set­ti­mane. Lì ci parla­va attra­ver­so le parabole di Gesù dei val­ori del­la vita. Un rac­con­to e poi delle domande fat­te a noi o noi fat­te a lui. L’anfiteatro, lo spiego a chi mi dovesse leg­gere sen­za essere mai sta­to a Mon­t­ele­co è un vero anfiteatro gre­co, fat­to a semi­cer­chio con gradoni atti a seder­si e a for­mare un emi-ciclo dove il popo­lo si sede­va e don Ga sede­va con la seg­gi­o­la al cen­tro men­tre il gov­er­no si schier­a­va alle sue spalle. Era una vera edu­cazione alla democrazia anche nei luoghi, nel­la fisicità.

    Una vol­ta a set­ti­mana vi si cel­e­bra­va anche la mes­sa. A volte, ma sem­pre più rara­mente vi si svol­ge­va l’assemblea del gio­co. Del resto, è la Lib­era Repub­bli­ca dei Ragazzi! Altro che Re, troni e por­tan­tine! Il Con­te zio ave­va abdi­ca­to a Don Ga!! Cer­to con don Ga non era facile con­tro­bat­tere, era un fiume in piena e i suoi ragion­a­men­ti più che dub­bi ti las­ci­a­vano le ali dell’entusiasmo. Tut­tavia, ama­va fare delle domande dire dei “cosa ne pen­sate?” “ma cosa è la lib­ertà?” “ma cosa cer­ca­va il figli­uol prodi­go vera­mente?” Era­no insom­ma degli scam­bi, vol­e­va edu­car­ci alla parte­ci­pazione, non era una lezione cat­te­drat­i­ca ma il popo­lo inter­a­gi­va era pro­tag­o­nista. Lo ricor­do bene per­ché, ricor­date, io ero una schi­ap­pa nel­lo sport e nei giochi fisi­ci, ma se si trat­ta­va di par­lare, di parabole, di ragion­a­men­ti allo­ra i miei bal­di ami­ci di San Deside­rio mi chia­ma­vano nel mez­zo del grup­po e.. “Fuliggg­gi (con sette g mi rac­co­man­do) dai rispon­di che bec­chi­amo fiche!” e ammet­to che tal­vol­ta arriva­vano, alzare il brac­cio per rispon­dere era uno dei rari sport che mi rius­ci­vano. L’assemblea di Mez­zo­giorno!! Che ricor­di, che edu­cazione rice­vu­ta. Dal 2003 con la morte degli alberi, dei bel­lis­si­mi abeti rosi dal rag­net­to malefi­co, il pos­to è divenu­to a mez­zo­giorno invivi­bile; da poco gli alberi ricresciu­ti offrono al sole a per­pen­di­co­lo un po di riparo. Niente assem­blea di mez­zo­giorno, sede dei giochi e di alcu­ni momen­ti. Tut­tavia, l’educazione alla parte­ci­pazione e al par­lare non è venu­ta meno!

    Ma per­ché ci ricor­di questo caro Ful­ly, sei in piena onda­ta dei rimpianti? No caris­si­mi, solo mi viene in mente la for­tu­na che abbi­amo avu­to noi “di Mon­t­ele­co” a essere edu­cati all’assemblea, alla parte­ci­pazione, all’ascolto. Che bel­lo vedere che dopo tan­ti anni questo piano piano arri­va a essere uno stile di tut­ta la chiesa. “Ma è sta­to il Con­cilio a fare questo! Mon­t­ele­co è nato del Con­cilio! O dal cli­ma che lo ha cre­ato!” Si ma quan­ta fat­i­ca, quan­ta buro­crazia, quan­ti doc­u­men­ti del­la Chiesa calati dall’alto, con lin­guag­gi desueti, eccle­sialese puro, mer­av­iglioso per gli angeli incom­pren­si­bile agli uomi­ni. E poi comunque la con­fu­sione spes­so e volen­tieri tra uni­for­mità e unità. La pau­ra di dare la paro­la. E invece, ve lo rac­con­ter­an­no di cer­to meglio Gian e Angela e Sara che c’erano, l’altra set­ti­mana un colpo di sce­na. L’assemblea, ora­mai fat­ta a tavoli e cer­chi, (anche l’anfiteatro è super­a­to), ha fat­to sen­tire la sua voce. Un eser­cizio di lib­ertà. L’assemblea ha det­to: no!!! Questi testi non sono rispet­tosi, non han­no ascolta­to, non siamo inutili! E così mag­a­ri ciò che il Con­cilio ave­va aus­pi­ca­to, una chiesa per­ma­nen­te­mente sin­odale dove tut­ti han dirit­to di paro­la, si sta lenta­mente attuan­do. Spe­ri­amo. Sarebbe bel­lo. Ascoltare il popo­lo di Dio, non solo i chieri­ci o i cleri­ciz­za­ti ado­ran­ti delle sacrestie. Un bel seg­no. L’Anfiteatro fun­ziona! Con­tinuiamo su ques­ta stra­da! Che non è quel­la delle nos­tre stanche democra­zie, che sono comunque attual­mente il meglio che abbi­amo, almeno dove sono mezze vive, ma quel­la di una vera comu­nità dove tut­ti han dirit­to a essere ascoltati e dove non si vive solo di ger­ar­chia, che pure è un servizio indis­pens­abile. A Mon­t­ele­co c’è un Anfiteatro, non una piramide; e una chiesa aper­ta sull’universo non chiusa a doppia man­da­ta, e un Cristo con le brac­cia aperte non un tri­an­go­lo polifemo che ti scru­ta con­dan­nan­doti. C’è sper­an­za viva!

    Don Ful­ly

  • Il Lavoro dei Ragazzi

    Il Lavoro dei Ragazzi

    Quan­do ave­vo tra i 24 e i 36 anni e veni­vo a Mon­t­ele­co con San Siro di Strup­pa mi ded­i­ca­vo soprat­tut­to a orga­niz­zare i tornei, giochi del mat­ti­no e quel­li sportivi; li orga­niz­za­vo, li arbi­tra­vo, gio­ca­vo nelle squadre, det­ta­vo i tem­pi face­vo in modo, ad esem­pio, che le par­tite finis­sero esat­ta­mente quan­do la mia squadra ave­va seg­na­to il pun­to vin­cente (era­no squadre in genere che non vince­vano mai e mi pare­va anche gius­to!) insom­ma, ero con­cen­tra­to sul gioco.

    Dai 37 ai 50 ho smes­so di gio­care nelle squadre ma a fine gior­na­ta mi tuffa­vo in mez­zo ai ragazzi nel par­ti­tone finale o nel pomerig­gio face­vo parte di una squadra o l’altra nel grande gio­co facen­do da super­vi­sore, dan­do indi­cazioni, ani­man­do. Con­cen­tra­to insom­ma nell’ora del pomeriggio.

    Tor­na­to da Cuba ora­mai, per così dire, sul viale del tra­mon­to mi sono invece con­cen­tra­to sull’ora del lavoro: Indi­vid­uo alcu­ni pun­ti del­la colo­nia bisog­nosi di rip­ulite o di fare cose, mi met­to i guan­ti, pren­do gli attrezzi e aspet­to che arriv­i­no i ragazzi; devo dire ben feli­ci di lavo­rare, zap­pare, scari­care, dis­er­bare, camal­lare. E’ vero che ci sono i pigroni, quel­li dis­a­bit­uati a qual­si­asi man­u­al­ità o fat­i­ca ma ci sono anche quel­li che rifior­iscono a pren­dere un attrez­zo in mano, anzi te lo chiedono e nat­u­ral­mente, poiché è l’esempio che con­ta, vogliono usare pro­prio quel­li che usi tu, in genere un po’ peri­colosi. Ho vis­to ragazzi stranieri zap­pare come fos­sero davan­ti a un video­gio­co: con entu­si­as­mo! “face­vo così a casa mia!” “mio non­no me lo face­va sem­pre fare”.

    Pos­so immag­i­narli assai bene essendo sta­to tan­ti anni pro­fes­sore sedu­ti al ban­co di scuo­la davan­ti all’Eneide o a qualche altro bra­no, accas­ciati o con la tes­ta tra le mani dis­perati. Ma se gli dai qual­cosa da fare ecco che si rian­i­mano e ripren­dono il sor­riso, imparano.

    Del resto l’ora del lavoro a Mon­t­ele­co ha un sig­ni­fi­ca­to ben pre­ciso: non è solo fun­zionale di servizio come in altri mille campi di questo mon­do o fun­zionale alla lib­era Repub­bli­ca dei Ragazzi che deve nat­u­ral­mente man­ten­er­si da sola; ma è pro­prio una vera edu­cazione al lavoro, al sen­so del lavoro. Ecco per­ché cer­co sem­pre di far­gli fare cose che abbiano sen­so e non solo “per ten­er­li occu­pati”. Cer­co di far­li lavo­rare insieme, di appren­dere, a dar­si da fare a val­utare il loro lavoro, per­ché poi , sì in effet­ti, la paga c’è, sono le fiche e questo loro lo san­no bene, tant’è che sono subis­sato da ragazz­i­ni che mi chiedono “pos­so venire a fare il lavoro extra che pren­do fiche per la mia squadra? Ho fini­to il mio …” Si inseg­na a riportare tut­to a pos­to a finire bene il lavoro! E poi …. C’è il fis­chio! L’ora del lavoro è fini­ta! Si gio­ca! Il lavoro non è tut­to. E vi garan­tis­co che non sono iso­lati i ragazzi che chiedono “ma pos­so lavo­rare anco­ra un po’?” “pos­so rimanere qua a lavo­rare con te?” per­ché il gio­co spaven­ta, la relazione con l’altro mette in dif­fi­coltà, la vita da affrontare dà pan­i­co. Lavoro come alien­azione, chiusura…..sfruttamento. Insom­ma intorno all’ora di lavoro di Mon­t­ele­co gira­no intorno le tem­atiche stesse del­la nos­tra vita. Che sen­so dare al nos­tro oper­are? Che sen­so ha l’attività umana? E il riposo? E il salario? Quan­do fu fon­da­ta la lib­era Repub­bli­ca dei Ragazzi non dimen­tichi­amo che nasce­va con­tem­po­ranea­mente una lib­era Repub­bli­ca fon­da­ta sul lavoro…. I nes­si evi­den­te­mente ci sono! E il lavoro vis­to da un’ otti­ca social­ista o da un’ottica lib­erale ha sfu­ma­ture dif­fer­en­ti. Siamo nel cuore dell’umano. Ed è quin­di ques­tione educa­ti­va e ped­a­gog­i­ca, non tec­ni­ca e strumentale.

    Cer­to se arrivasse in quell’ora un ispet­tore del lavoro e vedesse tut­ti sti minoren­ni con ramazze, for­bici da siepi, zappe, pale, guan­ti, car­riole (siamo assi­cu­rati non temete e ques­ta come avete capi­to è attiv­ità didat­ti­ca con­forme ai nos­tri stan­dard assi­cu­ra­tivi) inizierebbe a storcere il naso. I ragazzi pulis­cono le canalette sco­la acqua …… pulis­cono il bosco …… i fiu­mi ….. tagliano leg­na e la spostano sfrut­ta­men­to mino­rile!!! E tra l’altro sen­za paga!

    Non cre­di­ate che non mi sia venu­to il pen­siero. Spes­so poi son ben ben col­orati e allo­ra l’idea del­lo schi­av­is­mo e razz­is­mo si insinua.

    Per­ché vi par­lo di queste cose? L’ora di lavoro a Mon­t­ele­co, lo sap­pi­amo bene, è educa­ti­va e edu­ca il ragaz­zo alla man­u­al­ità, a rim­boc­car­si le maniche, al rispet­to, all’impegno, al sac­ri­fi­cio, alla gius­tizia etc etc etc….

    Ne par­lo per­ché come Pres­i­dente del­la Con­sul­ta Dioce­sana dei minori (a propos­i­to lo sapete che il vostro Fully/Fuliggine mon­t­elechi­no è diven­ta­to Pres­i­dente del­la Con­sul­ta dei Minori, ovvero una quindic­i­na di realtà nate dal­la pas­sione per l’uomo che inseg­na il Van­ge­lo e che si occu­pano di minori frag­ili e in dif­fi­coltà con comu­nità res­i­den­ziali, diurne, cen­tri aggrega­tivi? E’ anche Pres­i­dente dell’opera Benedet­to XV quel­la che tut­ti chia­mano “di Suor Lucia”? Gli han­no rin­no­va­to per tre anni l’incarico di Coor­di­na­tore del­la Pas­torale gio­vanile e Vocazionale? E pure lo han­no fat­to Canon­i­co nel­la scia di don I che era canon­i­co pure lui?.Ho por­ta­to il salu­to a un con­veg­no tenu­tosi in regione pro­prio sul tema del lavoro mino­rile. Non per denun­cia­rne la pia­ga ma per avere pos­si­bil­ità di far fare stage lavo­ra­tivi anche pri­ma dei 16 anni, a ragazz­i­ni di 14–16 anni che in questo modo appren­dono mag­gior­mente e si inseriscono nel mon­do del lavoro invece che fare i pluri-ripe­ten­ti alle medie o i nul­la facen­ti nel bien­nio delle supe­ri­ori. L’iniziativa era del­la Casa dell’Angelo che evi­den­te­mente sper­i­men­ta sul cam­po ques­ta esigenza.

    Argo­men­to del­i­ca­to come ha sot­to­lin­eato il pres­i­dente del tri­bunale dei minoren­ni del­la sezione Minori e famiglie del Tri­bunale di Gen­o­va Domeni­co Pel­le­gri­ni; non dimen­tichi­amo che se man­giamo la sal­sa ital­iana è per­ché i pomodori al sud ven­gono rac­colti da bam­bi­ni anche di 6–7 anni! Una vol­ta chiar­i­to tut­to questo si può pen­sare a forme educa­tive per far si che i ragazzi non deb­bano stare fer­mi in un ban­co di scuo­la ma appren­dere a usare le pro­prie gambe e mani inseren­dosi nel mon­do del lavoro al momen­to giusto.

    Qual­cuno potrà obi­ettare che così si amplia la for­bice fra chi è des­ti­na­to a stu­di­are e a diventare “in”, il teori­co del­la situ­azione e chi dovrà fare il manovale, la man­od­opera mag­a­ri a bas­so prez­zo a favore di chi è “in”. Si perde il sog­no di avere un popo­lo di lau­rati che siano dis­posti poi a gio­care la loro man­u­al­ità e non a star sedu­ti a tavoli­no dietro uno scher­mo illu­den­dosi di guidare tut­to da lì. Si perde il sog­no di far si che tut­ti leggano e sap­pi­ano far di con­ti e non siano per­ciò dis­posti a che qual­cun altro leg­ga per loro e fac­cia i con­ti al loro pos­to. Utopie? Realtà? Ma quale è la realtà? Già ora la pat­tuglia di chi sa scri­vere e leg­gere oltre il what­sapp e altre diav­o­lerie sim­ili si è notevol­mente assot­tigli­a­ta. Lo sta­tus quo vuol dire affon­dare lenta­mente nelle palu­di dei vari Trump e com­pa­ny can­tante o meglio con­tante. E l’irlandese dal ciuf­fo impro­poni­bile è solo la pun­ta dell’iceberg di un mon­do ahimè dif­fu­so, la mac­chi­et­ta mes­sa lì per but­tar­la sul rid­ere ma da rid­ere c’è ben poco. Rischi­amo di affon­dare nel­la melas­sa dig­i­tale, fat­ta di tv, inter­net, cel­lu­lari con­trol­lati da pochi. Ragazzi capaci di lavo­rare con gus­to, con man­u­al­ità, con­sapevoli dei pro­pri doveri e dirit­ti, che trovano un sen­so al loro oper­are sono l’antidoto con­tro questo mon­do che inneg­gia alla guer­ra. Non stu­di­are per­cor­si educa­tivi per loro sarebbe farne carne da macel­lo alla mer­cè di chi li dom­i­na attra­ver­so il cel­lu­lare e internet.

    La lib­era Repub­bli­ca dei ragazzi con­tin­uerà a pro­porre a tut­ti i ragazzi dagli otto (o pri­ma!!) la bellez­za del lavo­rare insieme, di impeg­nar­si a trasfor­mare il mon­do, nel­la lib­ertà, nel rispet­to, nel­la com­parte­ci­pazione, speran­do che ques­ta iniezione di fidu­cia in sé stes­si e in un mon­do più bel­lo pos­sa garan­tir­gli una vita che ne vale la pena.

    Don Ful­ly

  • Lettera Pastorale del nostro Arcivescovo: incontri con Mons Marino Poggi

    Lettera Pastorale del nostro Arcivescovo: incontri con Mons Marino Poggi

    Ci vedi­amo per il ter­zo incon­tro ven­erdì 21 feb­braio 2025, in Cat­te­drale, ore 18,30

    Per ogni incon­tro è disponi­bile l’audio inte­grale del­la cat­e­ch­esi su www.chiesadigenova.it

  • Emergenza turbina (seconda puntata)

    Emergenza turbina (seconda puntata)

    Nel­la news del mese scor­so ave­va­mo infor­ma­to del “crash” del­la nos­tra glo­riosa turbina e del­la neces­sità di “ricov­er­ar­la” in una offic­i­na apposi­ta per la riparazione. Il pri­mo pas­so è sta­to com­pi­u­to: non sen­za qualche dif­fi­coltà, alcu­ni “val­orosi” ami­ci han­no provve­du­to a smon­tar­la e a trasportar­la. Il momen­to più dif­fi­cile è sta­to portare il camion­ci­no in prossim­ità del­la cab­i­na, ma, come al soli­to, nul­la a Mon­t­ele­co è impos­si­bile. Così con­fidi­amo che non sia impos­si­bile trovare i fon­di per provvedere al paga­men­to del­la riparazione. Nel ringraziare gli ami­ci che han­no già fat­to arrivare il loro con­trib­u­to, per chi desiderasse fare altret­tan­to l’IBAN a cui inviare il bonifi­co è:

    IT12X0333201400000000967311 — Asso­ci­azione “i ragazzi di monteleco”

    A risen­tir­ci alla terza pun­ta­ta, che, spe­ri­amo pos­sa essere già nel­la prossi­ma news.

  • AIUTARE ANCHE SOLO UN BIMBO, UN RAGAZZO È AIUTARE L’UMANITÀ

    AIUTARE ANCHE SOLO UN BIMBO, UN RAGAZZO È AIUTARE L’UMANITÀ

    Ed ecco­mi dunque di rien­tro dai “giri” mis­sion­ari. Sarete persi­no stu­fi di sen­tir rac­con­tare sem­pre le stesse cose. La fragilità del­la situ­azione inter­nazionale ci inter­pel­la in maniera forte, le dis­par­ità che il nos­tro stile occi­den­tale provo­ca in tut­to il mon­do, ci rende com­pli­ci di situ­azioni assurde. In Cen­trafricana, come del resto in tut­ta l’Africa, se qual­cuno anco­ra non se ne fos­se accor­to, si gio­cano par­tite sui min­er­ali, sulle materie prime che han­no inter­esse a man­tenere quelle popo­lazioni alla mer­cè dei poten­tati e dei nuovi imperi. E se pri­ma c’era solo quel­lo occi­den­tale sot­to varie fac­ce ( Sta­tounitense, Euro­pea, Francese, Inglese) ora den­tro ci sono tut­ti: Rus­si in prim­is, Cine­si, Ara­bi, Ingle­si: insom­ma tut­ti sul suo­lo Africano a far fin­ta di aiutare e dare brici­ole in cam­bio di ric­chezze immense. Sarà poi facile dare la col­pa agli africani che, si sa, sono cor­rot­ti e inca­paci. Una sto­ria che va avan­ti impert­er­ri­ta nonos­tante le cronache manipo­late ci abbiano par­la­to di fine del colo­nial­is­mo. Cuba viene esclusa da ogni aiu­to a causa del­la sua osti­nazione a per­se­ver­are in un sis­tema desue­to e fal­li­menta­re agli occhi persi­no dei suoi fedelis­si­mi che sono rimasti in patria. Ma anch’essa va puni­ta e con­dot­ta a cedere le armi e il suo prezioso ter­ri­to­rio e sovran­ità. Nuovi imperi, nuovi sovranis­mi così somiglianti al nove­cen­to e otto­cen­to si stagliano non all’orizzonte ma ogni giorno sui nos­tri tele­foni­ni. Persi­no Mattarel­la lo ha det­to con chiarez­za. Popoli che poi cer­cano una via di salvez­za nel­la fuga, cer­can­do sper­an­za che non vedono nelle loro terre. E noi, come Chiesa in direzione con­traria, a insis­tere con prog­et­ti e vic­i­nan­za in queste terre in apparen­za sen­za sper­an­za ma che in realtà sono le uniche ad avere sper­an­za nel futuro , non cer­to i nos­tri imperi che tan­fano di morte e cupezza.

    Ma queste cose le sapete. Inutile che le ripeta. Mi piace invece rac­con­tare dei ragazzi, dei bam­bi­ni, che sono il nos­tro cam­po. In Africa la situ­azione è quel­la che sap­pi­amo già. Popo­lazioni gio­vanis­sime, nugoli di bam­bi­ni che appaiono nel­la Savana e che appe­na vedono “l’uomo bian­co” accor­rono con quei loro occhioni enor­mi che scru­tano un qual­cuno per loro tremen­da­mente stra­no, sor­ri­den­ti in una maniera incred­i­bile, ti accer­chi­ano, cer­cano il con­tat­to, forse aspet­tano un “bon bon” (caramel­la) e comunque sono desiderosi di inter­a­gire con te, al lim­ite dell’imbarazzo, ripe­tendo ogni tua paro­la ogni tuo gesto, e riden­do all’impazzata. Abbi­amo vis­i­ta­to asili e scuole. Lo sta­to non garan­tisce e nes­suno le aiu­ta, come sap­pi­amo, men­tre i piani occi­den­tali preve­dono invio mas­s­ic­cio di armi e sol­dati non di penne e quaderni. La scuo­la è affi­da­ta qua­si esclu­si­va­mente alle chiese, le quali fan­no come pos­sono: aule di asi­lo con 80 bam­bi­ni sedu­ti uno accan­to all’altro, I quaderni son tav­o­lette di arde­sie come anni 30 da noi ( mag­a­ri forse così si risparmia car­ta). I maestri sono sol­er­ti, qual­cuno con la bac­chet­ta in mano, del resto una classe di 100 alun­ni come la tieni? Sor­pren­den­ti alun­ni con la giac­ca a ven­to addos­so (“Padre non ha sen­ti­to che ven­to c’era sta­mat­ti­na? Siamo a gen­naio è il ven­to da nord per loro è fred­dis­si­mo!”) men­tre io gli sor­ri­do in maniche corte, goden­do­mi il fres­co ven­ti­cel­lo. Mille domande affastel­lano il cervel­lo. Si inseg­na il San­go e il francese. E le loro lingue, i loro dialet­ti? Anche qua come nel caso di Cuba, cosa inseg­n­er­an­no i sol­er­ti pro­fes­sori e maestri? Quale sto­ria? Quale let­ter­atu­ra? A cosa servirà se poi me li tro­vo in infra­di­to con un mitra in mano? Se non ci sono strade, ospedali, cor­rente elet­tri­ca …. Sarà una preparazione all’emigrazione …. Le clas­si si diradano andan­do avan­ti. All’età del liceo non ce ne sono 100 per aula…. I frati ci mostra­no poi una incred­i­bile scuo­la di musi­ca. Fare un intruglio cul­tur­ale fra musi­ca africana e musi­ca euro­pea e occi­den­tale. E’ lo scopo di un frate intrapren­dente e molto sicuro di sé. Alcu­ni sono arrivati a vin­cere pre­mi in Amer­i­ca! E là si son rifat­ti una vita! E io igno­rante che pen­sa­vo solo al cal­cio (le ragazze e bimbe e donne africane han­no splen­di­di vesti­ti anche se ho scop­er­to che sono stoffe con­fezion­ate in Cina.. men­tre i maschi vestono tut­ti con le maglie di cal­cio europee…per l’Italia prevalen­za Juve nat­u­ral­mente e Milan…..) Musi­ca come riscat­to ma vin­cere un pre­mio negli States non sarà seg­no di deca­den­za umana? Moltissi­mi insom­ma i dub­bi. I nos­tri prog­et­ti di chiesa preved­ereb­bero invece facoltà di filosofia e teolo­gia in loco e non sparse nel mon­do. Al soli­to sap­pi­amo le risposte teoriche. Bel­lis­si­mo viag­gia­re e scam­biare idee e cul­ture ma non se si è costret­ti non se è una col­o­niz­zazione cul­tur­ale. Dovreb­bero essere appun­to “scam­bi”. Cosa pos­si­amo dunque fare per questi bim­bi? Aldilà del­la scuo­la…. L’impegno dei mis­sion­ari nelle scuole come negli ospedali appare molto sim­i­le al bam­bi­no che vuole svuotare il mare col cuc­chi­aino. Ma …. forse è quel­lo che il Sig­nore vuole: essere seg­no con­tro­cor­rente, fas­tidioso di sper­an­za indomi­ta con­tro ogni speranza.

    A Cuba non ci sono frotte di bam­bi­ni in questo sen­so. O, meglio, appaiono essercene molti di più di quan­to non ce ne siano per­ché man­cano i gio­vani e i gio­vani adul­ti. Tut­ti via! Son rimasti vec­chi e bam­bi­ni. Bam­bi­ni e madri. Gli altri sono scap­pati e il tas­so di dena­tal­ità è uguale a quel­lo ital­iano. Anche qua gli stu­den­ti non han­no gran­di prospet­tive. Se diven­ter­an­no lau­re­ati, e qua lo pos­sono diventare tut­ti, saran­no medici sen­za stru­men­ti per fare il medico. Dopo un paio d’anni si dimet­tono e si met­tono in atte­sa di emi­grare. O se sono pro­fes­sori non potran­no andare a scuo­la per­ché man­ca il trasporto, molto meglio cer­care di aprire qualche “negozio” e cer­care di sbar­care il lunario che, altri­men­ti, lo stipen­dio statale ti per­me­t­terebbe di com­prar­ti solo due ampi car­toni di uova…e, poi, fini­to!! Quale prospet­ti­va, con quale entu­si­as­mo stu­di­ano e crescono? Fino ai dod­i­ci anni can­tano anco­ra i procla­mi del­la riv­o­luzione ma poi li trovano qua­si irri­den­ti e si met­tono a sognare “l’America”, dove chissà mag­a­ri non faran­no i pro­fes­sori, dovran­no avere due lavori ma avran­no final­mente una macchi­na. E chissà mai che poi ti riva­luti­no le tue lau­ree. Si sente anche questo. E anche qua a Cuba l’immancabile impronta cinese: stan­no facen­do pan­nel­li solari e cen­trali ter­miche. Rius­ci­ran­no nell’impresa di effi­cientare l’isola? Com­para­n­do Cine­si e cubani viene da sor­rid­ere e la sim­pa­tia, per­do­nate­mi se dico un’ ovvi­età è tut­ta per i cubani… eppure col sole l’isola potrebbe essere auto­suf­fi­ciente e non sof­frire di quel­la caren­za di luce che la pone a lato del­la Repub­bli­ca Cen­trafricana per parec­chie ore al giorno. E stu­di­are sen­za cor­rente elet­tri­ca per uno stu­dente non è così facile e non solo per­ché “si può anche stu­di­are al lume di can­dela, è molto roman­ti­co e aguz­za l’ingegno” ma per­ché i com­put­er a can­dela non li han­no anco­ra inven­tati e forse oggi all’università servono…

    Quale sper­an­za per i bim­bi africani e cubani? Quale sper­an­za per i nos­tri? Aiutare anche solo un bim­bo, un ragaz­zo è aiutare l’umanità. Per questo sen­ti­amo la nos­tra mis­sione di Movi­men­to Ragazzi e Mon­t­ele­co come una mis­sione uni­ver­sale. Del resto da oltre trent’anni siamo aper­ti a queste sfide da tut­to il mondo.

    Chi­u­do con questo fat­to. L’altro giorno in sem­i­nario mi chia­mano. “C’è un sig­nore che vuole par­lare con te” e mi dicono nome e cog­nome. Mi suona famigliare ma non riesco a col­lo­car­lo. Mi si pre­sen­ta davan­ti un omone, incon­fondibile accen­to barese. “Francesco!” Era venu­to a Mon­t­ele­co nel 2001 l’anno del G8. 16 anni. “Dove­va” rimanere su per tut­ta l’estate. Ci rimase, lui e un altro com­pare di merende. Garan­tì per lui la dot­tores­sa Scia­r­ret­ta. Poi riprese la sua stra­da. Ha 42 anni, una dit­ta di impianti elet­tri­ci e cen­trali solari con quar­an­ta dipen­den­ti. Ha vin­to un appal­to nel Water­front. Gira l’Italia a ver­i­fi­care i cantieri. Sposato con due figli. “Voglio che vengano a Mon­t­ele­co!” “Don Ful­ly sono anni che vole­vo venire a Gen­o­va a ringraziare, per­ché quan­to mi ha aiu­ta­to Mon­t­ele­co , quell’anno, ha svolta­to la mia vita. Sono felice di abbrac­cia­r­la” E io felice di abbrac­cia­re lui. La sua foto non è mai spari­ta dalle mie men­sole in nes­sun traslo­co. Ogni sguar­do una preghiera. Ce la farà. Ce l’ha fat­ta! Chi lo ricor­da venne persi­no sul Roc­ciamel­one. Il mon­do si sal­va con i Francesco che non per­dono sper­an­za. Accom­pa­g­ni­amoli e servi­amoli col nos­tro umile esser­ci. Così, in questo mon­do a gambe all’aria, provi­amo a cam­biar­lo col nos­tro umile esser­ci, in direzione con­traria e osti­na­ta naturalmente!

    Don Ful­ly

  • Lettera Pastorale del nostro Arcivescovo: incontri con Mons Marino Poggi

    Lettera Pastorale del nostro Arcivescovo: incontri con Mons Marino Poggi

    Ci vedi­amo per il sec­on­do incon­tro ven­erdì 17 gen­naio 2025, in Cat­te­drale, ore 18

  • Associazione “I Ragazzi di Monteleco” (Sara Liga)

    Associazione “I Ragazzi di Monteleco” (Sara Liga)

    Ecco le ultime news del 2024: il pri­mo anno di attiv­ità dell’ASSOCIAZIONE si chi­ude con un cam­bi­a­men­to impor­tante: l’assemblea dei soci che si è svol­ta lo scor­so 22 dicem­bre in Sem­i­nario ha delib­er­a­to la TRASFORMAZIONE in ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE!

    Questo cam­bi­a­men­to ci con­sen­tirà di iscriver­ci al Reg­istro Regionale del Ter­zo Set­tore e di potere quin­di essere des­ti­natari di don­azioni da parte di Fon­dazioni, Aziende e, ovvi­a­mente, sin­gole per­sone che avran­no ora la pos­si­bil­ità di detrarre dalle imposte le loro donazioni.

    La scelta di diventare APS ci faciliterà nel­la nos­tra azione di ricer­ca fon­di ma richiederà un mag­giore impeg­no e rig­ore nel­la ges­tione degli aspet­ti for­mali ed eco­nomi­ci. Siamo con­vin­ti comunque che, gra­zie alla col­lab­o­razione atti­va di tut­to il Con­siglio e al sup­por­to pro­fes­sion­ale del­lo Stu­dio Pongiglione, rius­cire­mo a far fronte a tut­ti gli adempimenti!

    Il pro­gram­ma del 2025 ci vedrà pri­or­i­tari­a­mente impeg­nati sug­li aspet­ti for­ma­tivi ded­i­cati agli edu­ca­tori per con­sen­tire a ragazzi e ragazze del­la cit­tà di pot­er “ass­apo­rare” il mes­sag­gio educa­ti­vo dei nos­tri padri fonda­tori. A questo scopo è anche nec­es­sario con­tin­uare a man­tenere in effi­cien­za le strut­ture di Mon­t­ele­co per­ché i ragazzi che fre­quen­tano i campi estivi sen­tano che la loro cresci­ta pas­sa anche dal­la cura del­la natu­ra. Una delle pri­or­ità, per­tan­to, sarà atti­vare al più presto la turbina che ci dà l’energia elet­tri­ca con l’acqua delle nos­tre sor­gen­ti e che attual­mente è in tilt.

  • Emergenza Turbina (Giancarlo Torre)

    Emergenza Turbina (Giancarlo Torre)

    Crash…e la turbina è salta­ta! Non sap­pi­amo se la col­pa sia dovu­ta a un difet­to del col­lega­men­to alla rete ENEL o altro, sta di fat­to che il nos­tro “cuore pul­sante di ener­gia” ci ha mollato!

    Non si trat­ta solo di un inci­dente tec­ni­co che com­pro­mette la nos­tra pro­duzione di elet­tric­ità e il venire meno di una fonte non indif­fer­ente di risparmio e di rica­vo dal­la “ven­di­ta” di ener­gia all’ ENEL, ma rischia di incidere in modo deter­mi­nante sul nos­tro prog­et­to educa­ti­vo. Tra i val­ori che i nos­tri don Ga e don I ci han­no trasmes­so, un pos­to impor­tante è sem­pre sta­to la cura del­la natu­ra che ci cir­con­da. Su questo “manda­to” abbi­amo costru­ito il prog­et­to educa­ti­vo in atto che prevede la cura del verde e dei boschi e che è sta­to por­ta­to avan­ti con la regione Piemonte, il risparmio ener­geti­co, che con il con­trib­u­to del­la Fon­dazione Pas­sadore ci ha per­me­s­so di sos­ti­tuire tut­ti gli infis­si di casa A, la sen­si­bi­liz­zazione a tutte le energie alter­na­tive tra cui, la nos­tra glo­riosa turbina, è parte essenziale.

    È di fon­da­men­tale impor­tan­za, per­tan­to, fare in modo di riat­ti­var­la al più presto pos­si­bile. A tale scopo sono sta­ti con­sul­tati degli esper­ti che han­no fat­to una diag­nosi piut­tosto “sev­era”: va smon­ta­ta, trasporta­ta con tutte le pre­cauzioni dal­la “caset­ta” e man­da­ta in valle di Aos­ta pres­so l’unica offic­i­na in gra­do di sos­ti­tuire le par­ti danneggiate…e qui ven­gono, purtrop­po, le note dolen­ti: il pre­ven­ti­vo che ci è sta­to pre­sen­ta­to è di 7.000 euro! Ci è sem­bra­to oppor­tuno infor­mare tut­ti quel­li che han­no Mon­t­ele­co nel cuore e chiedere, a chi ne ha la pos­si­bil­ità, di con­tribuire affinché la nos­tra turbina torni a essere più in for­ma di pri­ma! L’ IBAN è:

    IT12X0333201400000000967311

    Asso­ci­azione “i ragazzi di monteleco”

    *Ricor­diamo che, a segui­to del voto favorev­ole nel­la assem­blea del 22 dicem­bre, la nos­tra Asso­ci­azione è sta­ta trasfor­ma­ta in APS ((Asso­ci­azione di Pro­mozione Sociale) e, per­tan­to, ogni don­azione è detraibile ai fini fiscali.

    *Ricor­diamo anche che sono aperte le iscrizioni / rin­no­vo del tessera­men­to per 2025, la quo­ta è rimas­ta invariata