Categoria: Problemi educativi oggi

  • DALLE ANDE AGLI APPENNINI IL CUORE DI MONTELECO

    DALLE ANDE AGLI APPENNINI IL CUORE DI MONTELECO

    Ed ecco­ci qua a Otto­bre !! Quante cose da con­di­videre cari amici!!

    Intan­to l’estate. Due turni a Mon­t­ele­co molto bel­li. 32 e 52 ragazzi nei due turni pro­posti alla Dio­ce­si e alla cit­tà. Vis­to che il lim­ite autoim­pos­to­ci per i prob­le­mi del Covid era­no di 50 ragazzi mas­si­mo, direi che siamo più che sod­dis­fat­ti dopo un anno di chiusura in pratica.

    Ma non sono i numeri che par­lano ma la qual­ità del­la vita del cam­po. Che come sem­pre è sta­ta davvero alta. Ma con sem­pre nuove sod­dis­fazioni. I due gov­er­na­tori era­no Ester (gov­er­na­tore o gov­er­na­trice, sapete che questi ulti­mi tem­pi ci met­tono sem­pre in dif­fi­coltà..) e Daniel. Ebbè? Ebbè, cari miei, questi due sono ragazzi che a Mon­t­ele­co sug­li Appennini/Alpi ci sono nati (anche se i loro non­ni proven­gono dai Carpazi e dalle Ande!!) si sono fat­ti tut­ta la gavet­ta. In altre situ­azioni li si sarebbe chia­mati “uten­ti” , si pro­prio quel­li che a Mon­t­ele­co ven­gono inizial­mente man­dati da varie situ­azioni, quel­li che ven­gono al nos­tro cen­tro di Oregi­na per essere sostenu­ti nel­lo stu­dio. Per noi sono ragazzi, sono ragazzi del­la lib­era repub­bli­ca, sono ragazzi di Don Ga. Che han­no mes­so a frut­to i loro tal­en­ti una si sta lau­re­an­do in Scien­ze del­la For­mazione, l’altro lavo­ra in dit­ta arti­gianale. Una vol­ta fat­to i capi­grup­po e entrati nel gov­er­no da anni toc­ca a loro guidare e servire Mon­t­ele­co, trasmet­tere amore ai ragazzi, coor­dinare l’equipe, dove con umiltà siedono i loro gov­er­na­tori, i loro edu­ca­tori per­ché a Mon­t­ele­co alla careghet­ta non c’è attac­ca­to nes­suno. E loro fan­no i gov­er­na­tori per­ché han­no sem­plice­mente i numeri, e lo han­no fat­to bene. Sostenu­ti da ragazzi più gran­di di loro tal­vol­ta o dai loro stes­si ami­ci cresciu­ti con loro. A pen­sar­ci ven­gono i bri­v­i­di. Comunque i campi sono andati benis­si­mo!!!! Il soli­to cli­ma sereno che davvero con­trad­dis­tingue da anni la nos­tra ama­ta Repub­bli­ca. Tran­quil­li lo dico per­ché ci sono den­tro, per­ché vedo, ascolto e tra l’altro tro­vo pure il tem­po per seg­nare in roves­ci­a­ta un gol e un ovazione del pub­bli­co che non prova­vo dal 1983 (anno di capoc­an­non­iere a Mon­t­ele­co, scusate se è poco..)

    E un gra­zie enorme anche alle cucine ma non solo. Si è sper­i­men­ta­to anche il cam­po di lavoro per “gran­di” in con­tem­po­ranea al cam­po. Tra un piat­to e l’altro ci scap­pa anche una mano di cemen­to, una aggius­ta­ta ai tubi, alle porte etc etc etc……così la cuci­na las­cia spazio a nuovi scal­pi­tan­ti cuochi e insieme si crea comu­nità lavo­ran­do insieme per il bene comune.

    Veni­amo poi alla gior­na­ta stu­pen­da del ritorno del Cristo. Mi ha fat­to piacere che l’arcivescovo padre Mar­co Tas­ca abbia vis­to la fac­cia di Mon­t­ele­co ver­sione plumbea. Mon­t­ele­co sa essere ter­ri­bile in questo sen­so, ma la piog­gia non ci ha per nul­la fer­ma­to. 90 per­sone indomite pre­ce­dute dal soli­to saba­to di lavori han­no inau­gu­ra­to il Cristo rimes­so a nuo­vo dal Lab­o­ra­to­rio delle Scuole Pie. Vi promet­to a questo propos­i­to un libret­to a parte che descri­va il restau­ro effet­tua­to a dal­la “nos­tra “ Maria Roma­nen­go, nos­tra per­ché i suoi 5 figli sono pas­sati tut­ti da Oasis…… Comunque mi si per­doni ma il Cristo di Mon­t­ele­co è il più bel­lo di tut­ti. E così tira­to a luci­do ancor più!! Fan­tas­ti­co!!! Una gior­na­ta che purtrop­po tra il Covid a fare sem­pre da incubo alle spalle, la piog­gia davvero infaus­ta ha dovu­to essere molto spic­ci­o­la, rap­i­da, ma nell’oretta in chiesa pas­sa­ta col Vesco­vo abbi­amo potu­to conoscer­ci meglio e apprez­zare molte belle cose, e come uno scri­ba tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose antiche abbi­amo aper­to il tesoro del nos­tro cuore al Vesco­vo. Che ci ha incor­ag­gia­to e chiesto di accom­pa­g­narlo nel cam­mi­no sinodale.

    Il cam­mi­no sin­odale anche questo è sta­ta una espe­rien­za bel­lis­si­ma. Tre giorni con tut­ti i vic­ari a Boc­ca di Magra dove il Movi­men­to Ragazzi ha inseg­na­to il meto­do del­lo SWOT ai vic­ari per fare un cam­mi­no di sin­odal­ità. Dove il movi­men­to ragazzi è chiam­a­to a essere for­ma­tore però!!! C’erano Gian, Angela , Daniela, Sara…… Grande occa­sione per­ché i nos­tri ragazzi pos­sano entrare davvero bene in con­tat­to con la dio­ce­si e trasmet­tere un car­i­ca pos­i­ti­va di amore a tut­ti! Pro­prio a tut­ti! Come fac­ciamo a Monteleco!

    Infine il cam­mi­no dell’Amoris letiziae con don Mari­no. Che grande occasione!!Perchè le nos­tre gio­vani cop­pie pos­sano cam­minare insieme a noi “vec­chi­et­ti”.

    Insom­ma capite gente che l’acqua che bolle in pen­to­la è tan­tis­si­ma. Io mi sto anco­ra traslo­can­do in sem­i­nario. Quan­do sarò più a pos­to potremo ripren­dere bene molte cose. E il sem­i­nario ha le porte aperte. Non per­ché c’è Ful­ly ma per­ché Mar­co, padre Mar­co, ha chiesto questo.

    Ripren­do un atti­mo il tema del Cristo di Mon­t­ele­co. Il trasporto anda­ta e ritorno è sta­to paga­to gra­zie all’amministrazione ordi­nar­ia di Mon­t­ele­co. Appe­na mes­so su, gli Angeli Cus­to­di che lì vivono , era­no tal­mente con­tenti che si sono dati da fare e uno di loro ha paga­to già cir­ca la metà del­la cifra del restau­ro. Ora toc­ca a noi, noi che da quel Cristo ci siamo sen­ti­ti chia­mati a costru­ire il suo Reg­no di Amore, di Gius­tizia, di Pace, di Mis­eri­cor­dia met­ter­ci i nos­tri cinque pani e due pesci. Quin­di farei un appel­lo a tut­ti quan­ti per non pesare sulle casse già lac­riman­ti di Mon­t­ele­co che ha fun­zion­a­to al 50% e deve pagare mutui e pen­den­ze. Pen­so che i 6.000 euro che man­cano saran­no di cer­to mes­si dai “suoi” ragazzi, sen­za sco­modare nuo­va­mente gli Angeli Cus­to­di. Pas­sate paro­la , il numero di con­to lo conoscete è quel­lo in Pas­sadore dei Ragazzi di Don Ga. Grazie!!!

    Don Ful­ly

  • Chi l’avrebbe detto?

    Chi l’avrebbe detto?

    Cari ami­ci ai tem­pi del web le notizie non si pos­sono tenere granchè. Ho dovu­to avvis­arvi io con un audio per evitare che fos­te avvisati da qual­cuno che lo sco­pri­va sul web e lo face­va circolare.

    Avvis­arvi di cosa? Che il 10 agos­to il vesco­vo di Gen­o­va Mar­co Tas­ca mi ha chiam­a­to a essere il ret­tore del Sem­i­nario di Gen­o­va, Il respon­s­abile del­la Pas­torale gio­vanile, Il respon­s­abile del­la Pas­torale Vocazionale, sos­tituen­do don Michele Cav­allero, Mons Nicolò Ansel­mi e don Moretti.

    Siamo ridot­ti male direte voi!! Uno e tri­no! Di questo vi par­lerò fra poco. Di fat­to il sec­on­do e ter­zo incar­i­co sono splen­di­di deja-vu. Dal 1989 al 1994 sono sta­to assis­tente dioce­sano di Azione Cat­toli­ca e allo­ra cos­tui face­va poi facente fun­zione sul­la pas­torale gio­vanile che anco­ra non c’era. Ricor­do anco­ra il tiro alla fune fra due miei supe­ri­ori su quelle fun­zioni, un tiro alla cor­da che appun­to poi mi fece in parte desider­are di torn­armene alla ama­ta par­roc­chia. Nel 1985 ave­vo poi inizia­to insieme a don Valente, don Gron­dona, Don Buono, Mons Pigol­lo un grup­pet­to “vocazionale” che facesse conoscere il sem­i­nario e che facesse riflet­tere sul­la chia­ma­ta bat­tes­i­male, già allo­ra il taglio scel­to con la super­vi­sione di don Ren­zo Ghiglione, mai dimen­ti­ca­to. Alla soglia dei ses­san­ta chiam­a­to alla pas­torale gio­vanile, quan­tunque con un vice-ret­tore più gio­vane mi sen­to un po chiam­a­to a rice­vere l’oscar alla car­ri­era ma in realtà l’avventura sapete quan­to mi appas­sioni e quan­to bisog­no ce ne sia. In questi giorni a Mon­t­ele­co sto let­teral­mente goden­do, uso pro­prio questo ter­mine, del lavoro di vent’anni e pas­sa. La coop poi è in for­ma smagliante proi­et­ta­ta sem­pre a nuovi prog­et­ti e la qual­ità è la stes­sa qual­ità di Mon­t­ele­co, cioè al di là di un bilan­cio sano e sereno, una grande uman­ità, una pas­sione, e non mer­ce­nar­i­a­to. Pen­sate che qua le ragazze di altri cen­tri e comu­nità chiedono di entrare da noi per­ché i ragazzi e le ragazze stesse del­la nos­tra casa D rac­con­tano di quan­to bene ci si trovano!!! Trasmet­tere ques­ta scos­sa alla dio­ce­si è bel­lo. Per­ché questo è l’obiettivo: che un gio­vane dica a un altro ”vieni con me in par­roc­chia, lì è diver­so, lì ci si vuol bene come nel Van­ge­lo davvero…..etc etc” Anche impostare l’annuncio del Van­ge­lo come chia­ma­ta all’amicizia con Gesù, come riscop­er­ta del nos­tro bat­tes­i­mo del nos­tro essere amati, da Chi? Da Lui che innalza i mon­ti che scal­da i cuori… (potete cantare il resto…) chi-Amati!! E’ la fede non è la banale ricer­ca di pre­ti­ni, suorine o frati­ni… E’ la sfi­da esisten­ziale del­la nos­tra soci­età. E’ il cuore!! Tutte cose che so bene e che cer­co di vivere e fare da sem­pre. Ma è la pri­ma che mi ha las­ci­a­to davvero a boc­ca aper­ta. Ret­tore del Sem­i­nario! Io? Don Ful­ly alias Dor­a­grossa Francesco? Io, pro­prio io? L ho chiesto varie volte al vesco­vo Mar­co che mi ave­va con­vo­ca­to una mat­ti­na a metà luglio. Si ha del ret­tore del Sem­i­nario di Gen­o­va e del sem­i­nario di Gen­o­va l’idea di un luo­go con carat­ter­is­tiche da molto tem­po ben pre­cise di rig­ore e for­mal­ità che all’apparenza mal si con­cil­iano con un prete sgarup­pa­to come sono. Si pro­prio tu, sei sta­to in mis­sione, sei par­ro­co, lavori coi gio­vani, sei in salute e con­tento di essere prete …… Se lo dice il Vescovo……….

    Ma, e ven­go alle cose serie è l’idea stes­sa di unire i tre servizi alla chiesa che è la vera novità. Una for­mazione dei futuri pres­bi­teri inseri­ta nel­la pas­torale dioce­sana. A brac­cet­to con essa. Una sfi­da com­ple­ta­mente nuo­va , nuovi per­cor­si da indi­vid­uare, pro­ces­si da avviare, la gioia del Van­ge­lo. Mons Capurro mi ha benedet­to “Don Ful­ly ha le spalle grosse!!” col suo soli­to sor­riso e queste sem­pli­ci parole sono un bel viatico.

    La parte neg­a­ti­va nat­u­ral­mente è las­cia­re par­roc­chia e scuo­la media. A me piace stare con la gente, nel­la mis­chia. E alla Provvi­den­za ci son sta­to solo quat­tro anni pas­torali pieni, di cui due di covid, era il momen­to in cui inizia­vo a ingranare davvero, a salutare riconoscen­dola final­mente la gente per stra­da, avviare mille pic­cole cose. A scuo­la dopo un anno di vera sof­feren­za post-Cuba ave­vo ripreso il pas­so e con gli stu­den­ti ci sta­vo da …. Pas­cià! Col vic­ari­a­to si ave­va inizia­to un lavoro di sin­odal­ità bel­lo……. Il sos­ti­tu­to dovrà inserir­si in questo con­testo e pros­eguire il cam­mi­no. Ho cer­ca­to di non fare “ful­late” ma solo cose che siano davvero espres­sione di una comu­nità che cam­mi­na indipen­den­te­mente dal prete, per­ché ques­ta è la vera sfi­da di oggi con la scar­sità del prete che ci sarà sem­pre più!!

    Ma veni­amo a noi!! Don Ga le risate che si sarà fat­to lassù! Già vedo il suo volto ton­do inton­deg­gia­r­si ancor più, rosso a esplodere dal­la gioia con quel­la risa­ta potente e le mani che pes­tano le ginoc­chia a più non pos­so. Don I avrà stra­buz­za­to ancor più gli occhi, met­ten­dosi dap­pri­ma le mani nei capel­li e poi tiran­do indi­etro la tes­ta si sarà sci­olto nel suo sor­riso ten­ero e anche furbet­to apren­do le brac­cia a un abbrac­cio di con­for­to e di pro­tezione. Come face­va quan­do da sem­i­nar­ista arriva­vo a tor­so nudo guidan­do la mia 500 car­i­ca di bot­tigli­ette d’acqua al pra­to del leco e mi dice­va facen­do la voce e la fac­cia truce “Sem­i­nar­ista Dor­a­grossa lei lo sa cosa dice il rego­la­men­to del sem­i­nario sul ves­tiario del buon sem­i­nar­ista?” e si face­va la sua clas­si­ca risa­ta. Due preti che del e in sem­i­nario han sem­pre vis­su­to. In modo diver­so ma sem­pre forte. Che mi proteggano.

    Noi come movi­men­to ragazzi in ogni sua com­po­nente sare­mo chia­mati ancor più a servizio. L’idea di pas­torale gio­vanile a 360 gra­di era l’idea di Don Ga. Il Movi­men­to Ragazzi non è altro che questo. Non so dirvi nul­la per il futuro per­ché sareb­bero bugie. Devo fare pas­sag­gi di con­seg­ne, sco­prire, conoscere. Cer­to pen­so che se siamo con­tenti che l’assistente sia sta­to nom­i­na­to ret­tore e respon­s­abile del­la pas­torale gio­vanile dall’altra parte questo com­porterà più capac­ità di met­ter­ci in gio­co. In questo dob­bi­amo anco­ra cam­minare molto nel­lo stare insieme agli altri anche se nel­la con­sul­ta e con la car­i­tas siamo abit­uati. Non è sfug­gi­to ai più che il vesco­vo ci ha chia­mati a fare servizio di laica­to spie­gan­do ai preti stes­si la evan­gelii gaudi­um …….. For­mazione è la cosa che più ci è chi­es­ta……. Il cam­mi­no è all’inizio. Spir­i­tual­mente met­ti­amo­ci con il bas­tone in mano, le vesti cinte e i san­dali ai pie­di, il Sig­nore pas­sa noi dob­bi­amo seguir­lo nell’esodo da noi stes­si per donar­ci nel­la libertà.

    Don Ful­ly

  • DAL G8 ALLA LAUDATO SII.

    DAL G8 ALLA LAUDATO SII.

    Il seme mor­to ha dato frutti.

    Sono pas­sati ven­ti anni dal famoso G8 di Gen­o­va. I più gio­vani ricorder­an­no di cer­to che vi ave­vo parte­ci­pa­to in pieno seguen­do­lo pas­so pas­so e riceven­do pure io le mie buone dosi di cariche di polizia. Quelle che per­me­t­te­vano a cer­ti di dis­trug­gere tut­to ma gli altri li mena­va con sci­en­tifi­ca perizia.

    Non voglio asso­lu­ta­mente com­mentare quei fat­ti e quei giorni; mi ten­go den­tro i miei pen­sieri, alcu­ni cat­tiv­el­li e per­ciò non con­di­vis­i­bili, mi dareb­bero di cer­to del com­plot­tista e non ci ten­go, gra­zie, e le certezze di chi c’è sta­to den­tro, non dietro le tv ma den­tro, per strada.

    Voglio invece ripren­dere i temi veri di quei giorni di man­i­fes­tazione che nel cor­so degli anni si sono trasfor­mati, aggior­nati ma riman­gono oggi più attuali che mai per­ché, citan­do il mae­strone: “Nel mon­do oggi più di ieri dom­i­na l’ingius­tizia … sem­pre più spi­etata­mente,” (Don Chisciotte…).

    E il tema è quel­lo del “Ven­ga il tuo Reg­no” ovvero la costruzione di un mon­do migliore che non sia dom­i­na­to dal­la log­i­ca del prof­it­to e dal Dio mam­mona ma che tro­vi equi­lib­ri e modi redis­trib­u­tivi delle ric­chezze del­la ter­ra. Tut­to questo sen­za mes­sian­is­mi ter­reni o illu­sioni infan­tili per­ché il Reg­no in pienez­za si avrà solo lassù, ma pri­ma di pen­sare a lassù sarà meglio fare i con­ti con quel­lo che abbi­amo quag­giù…. (vedi Radio Freccia..)

    La sen­si­bil­ità eco­log­i­ca è di molto aumen­ta­ta ma rischia di essere spes­so di fac­cia­ta o usa­ta come arma di ricat­to politi­co; mai affronta­to il tema del deb­ito dei pae­si poveri e del­la nuo­va col­o­niz­zazione cul­tur­ale, eco­nom­i­ca e finanziaria nei con­fron­ti dei pae­si più pic­coli e delle pic­cole cul­ture autoctone.

    La sen­si­bil­ità ver­so le mino­ranze, siano esse dell’Amazzonia o del Cana­da, dell’Australia o dell’Africa, degli States o dell’Oriente è anch’essa aumen­ta­ta parec­chio ma non si vedono pas­si con­creti per evitare l’omologazione del­la cul­tura che risul­ta essere pre­dom­i­nante a sec­on­da del potere espres­so dalle armi e dall’economia. I più for­ti schi­ac­ciano i deboli, li espel­lono, ten­tano di can­cel­lar­li. Rohingya, Uig­uri, Yazi­di, Tigri­ni per imanere nel­la moda dell’attualità…….

    I temi eco­nomi­ci e le gran­di sfide com­mer­ciali si sono acuite e non si vede anco­ra un proces­so di accor­do eco­nom­i­co glob­ale per scam­bi equi e sol­i­dali; anco­ra sof­frono i poveri e molti ven­gono con­siderati alla stregua di brac­cia da lavoro da pren­dere e buttare né più ne meno dell’ottocento. Una cul­tura neo-liberista del­lo spre­co e del con­sumo si è impos­ta e chi­unque osa met­tere in dis­cus­sione i suoi teo­re­mi (i suoi dis­as­tri: ambi­en­tali, umani, eco­nomi­ci) viene tac­cia­to di comu­nis­mo, di oscu­ran­tismo e quant’altro. E va manipolan­do infor­mazione e reti globali.

    Non par­liamo di armi e guerre che ora­mai non ven­gono più dichiarate per essere polit­i­cal­ly cor­rect ma che con­tin­u­ano a insan­guinare sem­pre più da un lato e a ingras­sare altri dall’altro.

    Inoltre si sono aggiun­ti gran­di temi che già si intravvede­vano nelle dis­cus­sioni di quei giorni e via via esplose: l’emigrazione, la rete inter­net, cam­bi cli­mati­ci vio­len­ti, degra­do ambi­en­tale e via di seguito.

    In tut­to questo cam­mi­no si è aggiun­to nel 2013 Papa Francesco, che ci ha dona­to due let­tere “LAUDATO SII” e “”FRATELLI TUTTI” che sem­bra­no essere il frut­to delle rif­les­sioni di quelle giornate.

    Il Papa ci indi­ca una stra­da da per­cor­rere insieme agli uomi­ni di buona volon­tà, insieme. Una stra­da non vio­len­ta ma deter­mi­na­ta. All’epoca si criti­carono molto i cat­toli­ci per­ché vollero parte­ci­pare al Genoa Social Forum. Si vor­rebbe i cat­toli­ci ben cir­co­scrit­ti in uno spazi­et­to dove si pos­sono toller­are gli illusi, i reli­giosi, quel­li che per mestiere devono vendere sper­an­za, sen­za far­li entrare in con­tat­to con gli altri, col popo­lo che sof­fre di tut­ta ques­ta situ­azione. Forse il mes­sag­gio dei man­ganel­li di quei giorni (non ce l ho fat­ta ecco che mi scap­pa il pen­siero cat­ti­vo) era quel­lo di dis­gre­gare, di dis­unire, di sep­a­rare, di man­dare il mes­sag­gio che chi man­i­fes­ta è un vio­len­to è un nemi­co del pro­gres­so e del­la felic­ità degli uomi­ni; un pizzi­no alla chiesa “non mis­chiar­ti” pred­i­ca dalle tue chiese , non scen­dere in piaz­za, iso­lati, par­la solo con noi poten­ti e non con gli oppres­si. Ci sono appar­ente­mente rius­ci­ti. O forse la morte appar­ente del seme ha gen­er­a­to nuove forze, nuove con­vinzioni, nuove gen­er­azioni. Ed ecco­lo lì l’albero forte e rigoglioso, con due rami enor­mi che si chia­mano LAUDATO SII e FRATELLI TUTTI a dare speranza.

    E così ricor­dan­do quei giorni, ricor­dan­do chi ha per­so la vita, non dob­bi­amo far altro che tornare a sper­are. Rifare un G8 così? Sì, rifare cen­to mille G8 dove si dibat­te, si par­la, ci si con­fronta per un mon­do migliore. Per­ché per me quel­lo è il G8 di Gen­o­va. L’altro mi sa se lo son fat­to e dis­fat­to da soli. Ma noi non ci siamo fer­mati e cer­chi­amo di sem­i­nare il bene, la pace, la gius­tizia insieme a tut­ti gli uomi­ni, nes­suno esclu­so. E sognare un mon­do migliore, non dor­men­do ma rim­boc­can­do­ci le maniche.

    Don Ful­ly

  • Tra sinodalità e libera Repubblica

    Tra sinodalità e libera Repubblica

    Giug­no è il mese del­la fes­ta del­la Repub­bli­ca. Per noi mon­t­ele­chi­ni impos­si­bile non notare la qua­si con­tem­po­raneità del­la nasci­ta del­la Repub­bli­ca ital­iana con la Lib­era Repub­bli­ca dei Ragazzi. Qualche cosa ci sarà di con­nes­sione non cre­dete? Pas­sare da uno stile “Monos” di uno che coman­da (anche se per 22 anni non fu pro­prio il re…) a uno dove tri­on­fa la Res Pub­bli­ca cioè di tut­ti, non è cosa da poco e nem­meno facile. Ma la scelta di Don Ga e don I direi che fu chiara: edu­care a vivere insieme, a scegliere insieme, a rispettare ognuno, a par­lar­si, a guardare insieme al bene comune, dove insieme sot­to­lin­ea­va il fat­to che ognuno ha qual­cosa da apportare alla comu­nità. Nel frat­tem­po veni­va indet­to il Con­cilio Vat­i­cano II, che inizia l’11 otto­bre 1962.

    Pas­sati qua­si sessant’anni il Papa ci chia­ma anco­ra a rac­col­ta, indi­cen­do un Sin­o­do sul­la “Sin­odal­ità” che per tre anni ter­rà impeg­na­ta tut­ta la chiesa, dal­la più pic­co­la par­roc­chia fino a tutte le con­feren­ze dei vescovi nazion­ali e continentali.

    SINODALITA’ MA COSA E’?

    Sec­on­do wikipedia il SINODO è:  un’assem­blea dei rap­p­re­sen­tan­ti del­l’epis­co­pa­to cat­toli­co che ha il com­pi­to di aiutare con i suoi con­sigli il Papa nel gov­er­no del­la Chiesa universale.

    Ma se si apre un’al­tra pag­i­na si sco­pre una cosa più inter­es­sante: Il ter­mine sin­o­do deri­va dal gre­co syn­o­dos, com­pos­to dal­la par­ti­cel­la syn (che sig­nifi­ca: insieme) e dal sostan­ti­vo odòs (che sig­nifi­ca: cam­mi­no). Ques­ta eti­molo­gia fa capire imme­di­ata­mente che il sin­o­do è un organ­is­mo avente il pre­ciso scopo di per­me­t­tere una parte­ci­pazione ampia di tutte le com­po­nen­ti eccle­siali (per esem­pio, tra Cat­toli­ci e Orto­dos­si: vescovi, pres­bi­teri, dia­coni, reli­giosi, laici) alla vita del­la Chiesa: attra­ver­so il sin­o­do, cioè, il “cam­mi­no” viene per­cor­so “insieme”. L’e­quiv­a­lente lati­no di syn­o­dos è con­cil­i­um.

    I “Sin­o­di” era­no i Con­cili dell’antichità e l’unica vera dif­feren­za è che il Con­cilio viene solen­nemente, pom­posa­mente indet­to dal Papa e diret­to a tut­ta la cat­tolic­ità, men­tre il sin­o­do può essere ristret­to a un tema o a una porzione del Popo­lo di Dio. Ma la final­ità è la stes­sa e appare chiaris­si­ma come mes­sag­gio del Con­cilio Vat­i­cano II: la Chiesa non è una Monar­chia ma un popo­lo che cam­mi­na insieme e pos­si­amo sot­to­lin­eare il cam­minare e la paro­la insieme. La chiesa non è colei che con­ser­va intat­to un pat­ri­mo­nio mor­to ma colei che cam­mi­na con l’uomo e insieme all’uomo. Per questo si raduna. Che cosa abbi­amo pati­to in questo tem­po a non stare insieme!!! Quan­to la nos­tra fede è sta­ta col­pi­ta da questo. Ma ora dob­bi­amo essere pron­ti a ripar­tire a rimet­ter­ci in cam­mi­no e insieme. La nos­tra dio­ce­si ancor pri­ma di questo annun­cio ave­va già scel­to di avere un prete tut­to solo per la sin­dal­ità. E il Papa ha più volte det­to che la sin­odal­ità era un sen­tiero che ave­va intrapre­so il Con­cilio Vat­i­cano II e non era anco­ra sta­to per­cor­so. La Chiesa deve essere sin­odale, le nos­tre par­roc­chie devono essere sin­odali, i nos­tri grup­pi e movi­men­ti devono essere sin­odali. E’ una sfi­da , ma per noi si trat­ta sem­plice­mente di ren­dere con­sapev­ole ciò che da sem­pre sap­pi­amo. Se pen­si­amo a tutte le volte che don Ga aiz­za­va il popo­lo con­tro il gov­er­no!!! Che lezione!! I gov­erni a servizio del popo­lo!! Che palestra laica e eccle­siale allo stes­so tem­po! Il più grande era colui che era il ser­vo, colui che fat­i­ca­va più di tut­ti. Fino a notte fon­da. Che bel­lo essere nel popo­lo a ribel­lar­si; che fat­i­ca che servizio essere sveg­lio a fare il pane, a preparare un gio­co, a curare un ammala­to, ad ascoltare un lacrimante.

    Ma con­tinuiamo la nos­tra scop­er­ta guardan­do a cosa è un Sin­o­do oggi: Papa Francesco ha aggior­na­to il sen­so del Sin­o­do con una let­tera apos­toli­ca che lo rifor­ma e di cui ripor­ti­amo alcu­ni tratti

    La comu­nione epis­co­pale (Epis­co­palis com­mu­nio), con Pietro e sot­to Pietro, si man­i­fes­ta in modo pecu­liare nel Sin­o­do dei Vescovi, che, isti­tu­ito da Pao­lo VI il 15 set­tem­bre 1965, cos­ti­tu­isce una delle più preziose ered­ità del Con­cilio Vat­i­cano II. Da allo­ra in poi il Sin­o­do, nuo­vo nel­la sua isti­tuzione ma antichissi­mo nel­la sua ispi­razione, pres­ta un’efficace col­lab­o­razione al Romano Pon­tefice, sec­on­do i modi da lui stes­so sta­bil­i­ti, nelle ques­tioni di mag­giore impor­tan­za, quelle cioè che richiedono spe­ciale scien­za e pru­den­za per il bene di tut­ta la Chiesa. In tal modo il Sin­o­do dei Vescovi, «rap­p­re­sen­tan­do tut­to l’Episcopato cat­toli­co, man­i­fes­ta che tut­ti i Vescovi sono parte­cipi in ger­ar­chi­ca comu­nione del­la sol­leci­tu­dine del­la Chiesa universale.

    Dire che i Vescovi tut­ti sono parte­cipi in ger­ar­chi­ca comu­nione non era pro­prio così scon­ta­to dopo che il Papa era sta­to dichiara­to infal­li­bile. E spes­so l’equivoco con­tin­ua: il Papa è infal­li­bile in quan­to fa parte del­la sin­odal­ità: uni­to al suo popo­lo , sì lo è, stac­ca­to da esso non ha senso.

    Il Sin­o­do dei Vescovi, che nel nome si col­le­ga­va ideal­mente all’antica e ric­chissi­ma tradizione sin­odale del­la Chiesa, tenu­ta in grande onore soprat­tut­to nelle Chiese d’Oriente, avrebbe avu­to nor­mal­mente fun­zione con­sul­ti­va, offren­do al Romano Pon­tefice, sot­to l’impulso del­lo Spir­i­to San­to, infor­mazioni e con­sigli cir­ca le varie ques­tioni eccle­siali. Al tem­po stes­so, il Sin­o­do avrebbe potu­to godere anche di potestà delib­er­a­ti­va, qualo­ra il Romano Pon­tefice avesse volu­to conferirgliela

    Il Sin­o­do con potestà delib­er­a­ti­va è anch’esso una grande novità, la con­di­vi­sione di una potestà molto importante

    Così il Vesco­vo è con­tem­po­ranea­mente mae­stro e dis­ce­po­lo. Egli è mae­stro quan­do, dota­to di una spe­ciale assis­ten­za del­lo Spir­i­to San­to, annun­cia ai fedeli la Paro­la di ver­ità in nome di Cristo capo e pas­tore. Ma egli è anche dis­ce­po­lo quan­do, sapen­do che lo Spir­i­to è elar­gi­to a ogni bat­tez­za­to, si pone in ascolto del­la voce di Cristo che par­la attra­ver­so l’intero Popo­lo di Dio, ren­den­do­lo «infal­li­bile in cre­den­do»

    Il vesco­vo è dis­ce­po­lo in quan­to ‚lo spir­i­to san­to è dato a ogni bat­tez­za­to, Cristo par­la attra­ver­so l’intero popo­lo di Dio, per­ché è Lui, il popo­lo di Dio che è infal­li­bile nel­la fede. Ora chi è cresci­u­to nell’idea del Vesco­vo – Principe tro­verà questo stu­pe­facente ma è la grande novità del Concilio.

    Infat­ti, «la total­ità dei fedeli, aven­do l’unzione che viene dal San­to (cfr. 1 Gv 2,20 e 27), non può sbagliar­si nel credere, e man­i­fes­ta ques­ta sua pro­pri­età medi­ante il sen­so sopran­nat­u­rale del­la fede di tut­to il Popo­lo, quan­do “dai Vescovi fino agli ulti­mi fedeli laici”, mostra l’universale suo con­sen­so in cose di fede e di morale». Il Vesco­vo, per questo, è insieme chiam­a­to a «cam­minare davan­ti, indi­can­do il cam­mi­no, indi­can­do la via; cam­minare in mez­zo, per raf­forzare [il Popo­lo di Dio] nell’unità; cam­minare dietro, sia per­ché nes­suno riman­ga indi­etro, ma, soprat­tut­to, per seguire il fiu­to che ha il Popo­lo di Dio per trovare nuove strade. Un Vesco­vo che vive in mez­zo ai suoi fedeli ha le orec­chie aperte per ascoltare “ciò che lo Spir­i­to dice alle Chiese” (Ap 2, 7) e la “voce delle pecore”, anche attra­ver­so quegli organ­is­mi dioce­sani che han­no il com­pi­to di con­sigliare il Vesco­vo, pro­muoven­do un dial­o­go leale e costruttivo»…………………….Anche il Sin­o­do dei Vescovi deve sem­pre più diventare uno stru­men­to priv­i­le­gia­to di ascolto del Popo­lo di Dio: «Dal­lo Spir­i­to San­to per i Padri sin­odali chiedi­amo, innanz­i­tut­to, il dono dell’ascolto: ascolto di Dio, fino a sen­tire con Lui il gri­do del Popo­lo; ascolto del Popo­lo, fino a res­pi­rarvi la volon­tà a cui Dio ci chiama»

    Benché nel­la sua com­po­sizione si con­fig­uri come un organ­is­mo essen­zial­mente epis­co­pale, il Sin­o­do non vive per­tan­to sep­a­ra­to dal resto dei fedeli. Esso, al con­trario, è uno stru­men­to adat­to a dare voce all’intero Popo­lo di Dio pro­prio per mez­zo dei Vescovi, anche nel­la preparazione delle Assem­blee sin­odali, rice­va una spe­ciale atten­zione la con­sul­tazione di tutte le Chiese par­ti­co­lari. In ques­ta pri­ma fase i Vescovi, seguen­do le indi­cazioni del­la Seg­rete­ria Gen­erale del Sin­o­do, sot­to­pon­gono le ques­tioni da trattare nell’Assemblea sin­odale ai Pres­bi­teri, ai Dia­coni e ai fedeli laici delle loro Chiese, sia sin­go­lar­mente sia asso­ciati, sen­za trascu­rare il prezioso appor­to che può venire dai Con­sacrati e dalle Con­sacrate. Soprat­tut­to, può riv­e­lar­si fon­da­men­tale il con­trib­u­to degli organ­is­mi di parte­ci­pazione del­la Chiesa par­ti­co­lare, spe­cial­mente il Con­siglio pres­bit­erale e il Con­siglio pas­torale, a par­tire dai quali vera­mente «può incom­in­cia­re a pren­dere for­ma una Chiesa sinodale»……………………………………..la fase prepara­to­ria ha come scopo la con­sul­tazione del Popo­lo di Dio sul tema dell’Assemblea del Sin­o­do. In cias­cu­na Chiesa par­ti­co­lare i Vescovi svol­go­no la con­sul­tazione del Popo­lo di Dio avval­en­dosi degli Organ­is­mi di parte­ci­pazione pre­visti dal dirit­to, sen­za esclud­ere ogni altra modal­ità che essi giu­dichi­no opportuna.

    Come vedete cari ami­ci leggen­do i testi dei doc­u­men­ti si sco­pre una Chiesa che vuole ascoltare , che vuole parte­ci­pazione che vuole andare ad annun­cia­re il Van­ge­lo in ogni direzione e non chi­ud­er­si nel “si è sem­pre fat­to così”. Il nos­tro Vesco­vo ci chiede di cam­minare insieme e come sem­pre noi siamo a dis­po­sizione, con la gioia di essere ascoltati. Abbi­amo tan­to da dare alla comu­nità dei cre­den­ti e tan­to da ascoltare. Cam­minare insieme e come chiede Papa Francesco nel­la Fratel­li tut­ti cam­minare con tut­ti; Scuole, isti­tuzioni sociali, comu­nità, edu­ca­tori….. sem­br­erà forse di perdere un po di iden­tità , m,a in realtà la si acquista per­ché la vocazione all’unità e alla comu­nione è scrit­ta nel Van­ge­lo e fa parte del­la nos­tra missione.

    Don Ful­ly

  • Le tre parole magiche

    Le tre parole magiche

    Il nos­tro vesco­vo sostiene che ha saputo del­la sua nom­i­na a Gen­o­va i pri­mi di Mag­gio del 2020, quin­di pas­sato un anno ha inizia­to a pren­dere deci­sioni e intrapren­dere un nuo­vo pez­zo di cam­mi­no per la nos­tra Dio­ce­si. Ha ringrazi­a­to i vic­ari epis­co­pali che han­no svolto per molti anni questo servizio, tra i quali se mi per­me­t­tete due stra­or­di­nari ami­ci del Movi­men­to Ragazzi quali il nos­tro Don Mari­no Pog­gi, che avrà ora più tem­po per noi e don Mario Capurro un sac­er­dote che ci ha dato le gambe per cam­minare sem­pre; entram­bi Mon­signori nat­u­ral­mente ma per noi questo è secondario.

    Poi ha scel­to tre par­ro­ci di “per­ife­ria”, li ha tolti dalle par­roc­chie (e chissà che guaz­z­abuglio qua!!!) e li ha fat­ti nuovi vic­ari epis­co­pali. Anche qua come dire gli Angeli Cus­to­di si son dati da fare: Don Gian­fran­co Cal­abrese è nel Cda del­la Coop­er­a­ti­va nonché ami­co, e ques­ta paro­la la scri­vo con un sen­so, di tante colonne del Movi­men­to Ragazzi (così diven­tano due i Vic­ari epis­co­pali in coop­er­a­ti­va , oltre a don Nicolò, par­don, Mons Ansel­mi) Don Gian­ni Gron­dona suc­ces­sore di don Gal­lo alla Comu­nità San Benedet­to al Por­to, che negli ulti­mi anni face­va i campi a Mon­t­ele­co, e com­pag­no di mes­sa del vostro Assis­tente, quin­di direi che ci conosce bene. E don Andrea Par­o­di, alun­no ben noto a don I e don Ga, anche lui per molti anni a Mon­t­ele­co con Struppa.

    Ma al di là del­la per­son­ale ami­cizia e sti­ma ver­so i nuovi tre vic­ari epis­co­pali quel che inter­es­sa a tut­ti noi sono le parole d’Ordine che sono state loro affidate.

    VANGELO, POVERI, SINODALITA’

    Uno sarà incar­i­ca­to del­la Nuo­va Evan­ge­liz­zazione a sec­on­da dei det­ta­mi del­la EVANGELII GAUDIUM. La trasfor­mazione mis­sion­ar­ia delle nos­tre comu­nità, par­roc­chie, asso­ci­azioni, e l’incarnazione di questo annun­cio del Kerig­ma (l’annuncio base del Van­ge­lo) nei lim­i­ti umani.

    Uno si occu­perà del­la Car­ità e dell’uso dei beni eco­nomi­ci del­la diocesi.

    L’altro si occu­perà degli organ­is­mi di parte­ci­pazione eccle­siale, di far vivere vic­ariati, con­sigli pas­torali, con­sigli vic­ar­i­ali, di coin­vol­gere tut­to il popo­lo di Dio, ponen­dosi come obi­et­ti­vo, l’attivare una chiesa sin­odale. Non dimen­tichi­amo che il Papa ha chiesto alla chiesa ital­iana di avviare la pro­ce­du­ra per un Sin­o­do del­la chiesa Ital­iana, che par­ta e coin­vol­ga dal e il popo­lo di Dio intero.

    E vab­bè ? direte voi. A me che mi inter­es­sa, robe delle ger­ar­chie ecclesiastiche……….

    E invece a me pare che queste tre linee siano fan­tas­tiche e indice di una direzione dove la chiesa desidera muover­si. Una chiesa dedi­ta al Van­ge­lo ai poveri e alla parte­ci­pazione di tut­to il popo­lo di Dio è la chiesa che sog­na­vo a Mon­t­ele­co da bam­bi­no. Un Van­ge­lo pro­pos­to a tut­ti, facil­mente acces­si­bile, sen­za trop­pi sche­mi che si sovrap­pon­gono, rac­con­ta­to a tut­ti, ai sem­pli­ci agli umili, come si par­la ai bam­bi­ni. I poveri al cen­tro per­ché da loro è par­ti­to Gesù e per noi sono i ragazzi che restano indi­etro, gli scar­tati, chi ha debolezze, chi è las­ci­a­to allo sbaraglio. E un modo di fare del­la chiesa sin­odale, cioè comu­ni­tario, aper­to all’apporto di tut­ti. Mi viene in mente l’Anfiteatro di Mon­t­ele­co, la Repub­bli­ca, il “popo­lo” che gri­da “gov­er­no ladro” inci­ta­to da Don Ga……. Insom­ma queste tre linee ci chiedono di met­ter­ci in ……… movi­men­to e sono tre diret­tri­ci davvero con­sone alla nos­tra sto­ria. Bas­ta andare alle nos­tre radi­ci e non per stare lì ma per proi­et­tar­le nelle nuove sfide dell’oggi. Pron­ti al nos­tro servizio alla Chiesa per essere a servizio dell’umanità ama­ta dal Signore.

    Don Ful­ly Doragrossa

  • Dalla via crucis alla resurrezione

    Dalla via crucis alla resurrezione

    Chi è un ragaz­zo di Don Ga, chi è sta­to a Mon­t­ele­co, non ha potu­to che fare un bal­zo sulle seg­gi­o­la o sul divano o là dove era, all’assistere alla via cru­cis del Papa il ven­erdì santo.

    Una via cru­cis fat­ta dai bam­bi­ni e dai bam­bi­ni delle comu­nità; fat­ta da ragazzi, da pread­o­les­cen­ti e ado­les­cen­ti; scrit­ta da loro, una loro opera e da loro letta.

    Loro stes­si han­no por­ta­to la croce nel­la San Pietro deser­ta. Se avete avu­to l’opportunità di leg­gere i testi sarete rimasti senz’altro col­pi­ti dal­la sem­plic­ità, dal­la schi­et­tez­za e dal lin­guag­gio diret­to che esprimevano. Se sono bel­li i testi di alta spir­i­tu­al­ità che han­no spes­so illu­mi­na­to le vie Cru­cis papali, questi testi sem­bra­vano sca­turire diret­ta­mente dal­la vita del Movi­men­to Ragazzi, dalle sto­rie dei nos­tri ragazzi, pas­sati da sali­ta Li Gob­bi, da Oregi­na, da Mon­t­ele­co di tut­ti questi decen­ni. E iniziano a essere alcu­ni vari. E ved­er­ci riconosciu­ti nel cuore del­la Chiesa è fran­ca­mente un seg­no di gioia grande. La scelta di Don Ga fat­ta pro­pria dal Papa. Met­tere al cen­tro il bam­bi­no, il pread­o­les­cente, l’adolescente. E soprat­tut­to quel­li “scar­tati” quel­li che han­no subito le angustie del­la vita.

    Vuol dire met­tere al cen­tro l’uomo, riportare al cen­tro i temi educa­tivi e di accom­pa­g­na­men­to dei minori, di tutela dei minori.

    Va det­to che è sta­to anche un gesto di grande sig­ni­fi­ca­to e cor­ag­gio riportare i bam­bi­ni al cen­tro, dopo anni in cui alla Chiesa uffi­ciale sem­bra­va essere proibito nom­i­narli. L’enorme mole di lavoro educa­ti­vo rischi­a­va di essere oscu­ra­to da chi si era las­ci­a­to sedurre dal maligno.

    Ma è un mes­sag­gio di grande sper­an­za per il momen­to che sti­amo viven­do. Infat­ti i ragazzi stan­no molto sof­fren­do per ques­ta pan­demia. Una sof­feren­za psi­co­log­i­ca, umana. Gli è sta­to tolto un pez­zo fon­da­men­tale del­la loro vita: l’approccio con l’altro, la cor­por­e­ità, il gio­co di squadra, l’incontro, la fes­ta, il grup­po. Tut­to questo non è rap­p­re­sen­ta­to dai famosi assem­bra­men­ti per l’aperitivo, le bevute o altro, che appar­tiene al mon­do gio­vanile, uni­ver­si­tario o popolano che sia. Par­liamo infat­ti di bim­bi, di pread­o­les­cen­ti e ado­les­cen­ti, spes­so chiusi in casa, costret­ti a subire una DAD con la scusa che sono dig­i­tali e amano stare al com­put­er o alla play sta­tion. Di fat­to chi pro­pone una riu­nione su zoom a degli ado­les­cen­ti rischia la vita, non ne pos­sono let­teral­mente più. Altra fac­cia del­la stes­sa medaglia le risse orga­niz­zate, gigan­tesche che imper­ver­sano sul web e che dimostra­no come le energie di quel­la età han­no bisog­no di pun­ti di arri­vo che non pos­sono essere archiviati davan­ti a uno schermo.

    Il Papa ha dato loro modo di esprimer­si, di dire, di urlare la loro via cru­cis. Per questo noi che coi ragazzi ci sti­amo tut­ti i giorni abbi­amo apprez­za­to davvero ques­ta scelta non facile. Ed è un seg­no di grande sper­an­za per il futuro.

    Ora è Pasqua. E’ facile vedere nel­la res­ur­rezione la riparten­za di Mon­t­ele­co con i suoi spazi, coi suoi tem­pi di lib­ertà per ques­ta età. Spe­ri­amo­lo. Per ora è impor­tante il servizio di ogni giorno che non è mai man­ca­to a Oregi­na, fat­i­can­do, sof­fian­do dietro le fati­cose mascher­ine, ma cer­can­do di portare sem­pre un sor­riso a questi ragazzi.

    Con­tinuiamo il nos­tro servizio a favore dell’uomo, a favore di quei bam­bi­ni che sono pas­sati a Mon­t­ele­co e che se anche non sono più bam­bi­ni mer­i­tano l’attenzione al bam­bi­no che è rimas­to in loro.

    In questo vi las­cio la preghiera del­la via Cru­cis che bene inter­pre­ta il nos­tro “diamo­ci una mano”.

    Preghi­amo.
    Sig­nore, ren­di­ci capaci di riconoscer­ti negli ulti­mi
    che incon­tri­amo lun­go la nos­tra stra­da;
    dac­ci il cor­ag­gio e la beat­i­tu­dine
    di dare da man­gia­re a chi ha fame,
    da bere a chi ha sete, di accogliere chi è straniero,
    vestire chi è nudo e curare chi è mala­to,
    per incon­trar­ti e accoglier­ti in ogni fratel­lo e in ogni sorel­la.
    Tu che vivi e reg­ni nei sec­oli dei sec­oli. Amen.

    Don Ful­ly Doragrossa

  • Una quaresima con un papà per amico

    Una quaresima con un papà per amico

    Papa Francesco ha volu­to indire per il 2021 un anno ded­i­ca­to alla figu­ra di San Giuseppe. Che cosa anti­ca e devozion­is­ti­ca potreste pen­sare in molti. Ma bas­ta leg­gere il doc­u­men­to scrit­to da Papa Francesco per imbat­ter­si invece in uno scrit­to alta­mente educa­ti­vo. E noi non siamo i figli di un educatore?

    Giuseppe del resto pos­si­amo dire che è sta­to l’educatore di Gesù e guardan­do a lui pos­si­amo impara­re davvero tante cose.

    Vi con­siglio davvero di cer­carvi la let­tera del Papa “Cuore di Padre” con la quale fa uno splen­di­do ritrat­to di San Giuseppe, molto moderno.

    La vera moti­vazione parte dal­la parte finale del­la let­tera al pun­to 7, una med­i­tazione tan­to vera e tan­to bel­la che vi ripor­to per intera per­ché meri­ta essere gus­ta­ta, e per­me­t­tete­mi uno svar­i­one di genere forse fuori luo­go, ma dove trovate Padre si può spes­so leg­gere in fil­igrana Madre. Gen­i­tori insom­ma. In Gras­set­to m i per­me­t­to met­tere le frasi più belle per me.

    Padri non si nasce, lo si diven­ta. E non lo si diven­ta solo per­ché si mette al mon­do un figlio, ma per­ché ci si prende respon­s­abil­mente cura di lui. Tutte le volte che qual­cuno si assume la respon­s­abil­ità del­la vita di un altro, in un cer­to sen­so eserci­ta la pater­nità nei suoi confronti.

    Nel­la soci­età del nos­tro tem­po, spes­so i figli sem­bra­no essere orfani di padre. Anche la Chiesa di oggi ha bisog­no di padri. È sem­pre attuale l’ammonizione riv­ol­ta da San Pao­lo ai Cor­inzi: «Potreste avere anche diec­im­i­la ped­a­goghi in Cristo, ma non cer­to molti padri» (1 Cor 4,15); e ogni sac­er­dote o vesco­vo dovrebbe pot­er aggiun­gere come l’Apostolo: «Sono io che vi ho gen­er­a­to in Cristo Gesù medi­ante il Van­ge­lo» (ibid.). E ai Galati dice: «Figli miei, che io di nuo­vo par­torisco nel dolore finché Cristo non sia for­ma­to in voi!» (4,19).

    Essere padri sig­nifi­ca intro­durre il figlio all’esperienza del­la vita, alla realtà. Non trat­ten­er­lo, non imp­ri­gionarlo, non posseder­lo, ma ren­der­lo capace di scelte, di lib­ertà, di parten­ze. Forse per questo, accan­to all’appellativo di padre, a Giuseppe la tradizione ha mes­so anche quel­lo di “castis­si­mo”. Non è un’indicazione mera­mente affet­ti­va, ma la sin­te­si di un atteggia­men­to che esprime il con­trario del pos­ses­so. La castità è la lib­ertà dal pos­ses­so in tut­ti gli ambiti del­la vita. Solo quan­do un amore è cas­to, è vera­mente amore. L’amore che vuole possedere, alla fine diven­ta sem­pre peri­coloso, imp­ri­giona, sof­fo­ca, rende infe­li­ci. Dio stes­so ha ama­to l’uomo con amore cas­to, las­cian­do­lo libero anche di sbagliare e di met­ter­si con­tro di Lui. La log­i­ca dell’amore è sem­pre una log­i­ca di lib­ertà, e Giuseppe ha saputo amare in maniera stra­or­di­nar­i­a­mente lib­era. Non ha mai mes­so sé stes­so al cen­tro. Ha saputo decen­trar­si, met­tere al cen­tro del­la sua vita Maria e Gesù.

    La felic­ità di Giuseppe non è nel­la log­i­ca del sac­ri­fi­cio di sé, ma del dono di sé. Non si per­cepisce mai in quest’uomo frus­trazione, ma solo fidu­cia. Il suo per­sis­tente silen­zio non con­tem­pla lamentele ma sem­pre gesti con­creti di fidu­cia. Il mon­do ha bisog­no di padri, rifi­u­ta i padroni, rifi­u­ta cioè chi vuole usare il pos­ses­so dell’altro per riem­pire il pro­prio vuo­to; rifi­u­ta col­oro che con­fon­dono autorità con autori­taris­mo, servizio con servil­is­mo, con­fron­to con oppres­sione, car­ità con assis­ten­zial­is­mo, forza con dis­truzione. Ogni vera vocazione nasce dal dono di sé, che è la mat­u­razione del sem­plice sac­ri­fi­cio. Anche nel sac­er­dozio e nel­la vita con­sacra­ta viene chiesto questo tipo di matu­rità. Lì dove una vocazione, mat­ri­mo­ni­ale, celi­bataria o verginale, non giunge alla mat­u­razione del dono di sé fer­man­dosi solo alla log­i­ca del sac­ri­fi­cio, allo­ra invece di far­si seg­no del­la bellez­za e del­la gioia dell’amore rischia di esprimere infe­lic­ità, tris­tez­za e frustrazione.

    La pater­nità che rin­un­cia alla ten­tazione di vivere la vita dei figli spalan­ca sem­pre spazi all’inedito. Ogni figlio por­ta sem­pre con sé un mis­tero, un ined­i­to che può essere riv­e­la­to solo con l’aiuto di un padre che rispet­ta la sua lib­ertà. Un padre con­sapev­ole di com­pletare la pro­pria azione educa­ti­va e di vivere pien­amente la pater­nità solo quan­do si è reso “inutile”, quan­do vede che il figlio diven­ta autonomo e cam­mi­na da solo sui sen­tieri del­la vita, quan­do si pone nel­la situ­azione di Giuseppe, il quale ha sem­pre saputo che quel Bam­bi­no non era suo, ma era sta­to sem­plice­mente affida­to alle sue cure. In fon­do, è ciò che las­cia inten­dere Gesù quan­do dice: «Non chia­mate “padre” nes­suno di voi sul­la ter­ra, per­ché uno solo è il Padre vostro, quel­lo celeste» (Mt 23,9).

    Tutte le volte che ci tro­vi­amo nel­la con­dizione di esercitare la pater­nità, dob­bi­amo sem­pre ricor­dare che non è mai eser­cizio di pos­ses­so, ma “seg­no” che rin­via a una pater­nità più alta. In un cer­to sen­so, siamo tut­ti sem­pre nel­la con­dizione di Giuseppe: ombra dell’unico Padre celeste, che «fa sorg­ere il sole sui cat­tivi e sui buoni, e fa pio­vere sui giusti e sug­li ingiusti» (Mt 5,45); e ombra che segue il Figlio. (PC7)

    Potrei fer­mar­mi qua ma voglio invogliarvi alla let­tura con altre pic­cole pillole:

    Intan­to il Papa ne par­la a par­tire solo dai Van­geli e dalle notizie che ci offrono Luca e Mat­teo gli evan­ge­listi che lo nom­i­nano. Ci dice che: Tut­ti pos­sono trovare in San Giuseppe, l’uomo che pas­sa inosser­va­to, l’uomo del­la pre­sen­za quo­tid­i­ana, disc­re­ta e nascos­ta, un inter­ces­sore, un sosteg­no e una gui­da nei momen­ti di dif­fi­coltà. San Giuseppe ci ricor­da che tut­ti col­oro che stan­no appar­ente­mente nascosti o in “sec­on­da lin­ea” han­no un pro­tag­o­nis­mo sen­za pari nel­la sto­ria del­la salvezza.

    Davvero abbi­amo bisog­no di risco­prire il fat­to che anche noi siamo pro­tag­o­nisti del­la sto­ria anche se siamo in sec­on­da linea.

    Papa Francesco ci indi­ca Giuseppe come Padre nel­la tenerez­za. Quel­lo delle tenerez­za è un refraim di Papa Francesco molto forte. Come non ricor­dare la tenerez­za, pur san­guigna del Gas­pare? O gli occhi da cer­biat­to di don I? Sen­tite cosa ci dice:

    Il Malig­no ci fa guardare con giudizio neg­a­ti­vo la nos­tra fragilità, lo Spir­i­to invece la por­ta alla luce con tenerez­za. È la tenerez­za la maniera migliore per toc­care ciò che è frag­ile in noi. Il dito pun­ta­to e il giudizio che usi­amo nei con­fron­ti degli altri molto spes­so sono seg­no dell’incapacità di accogliere den­tro di noi la nos­tra stes­sa debolez­za, la nos­tra stes­sa fragilità. Solo la tenerez­za ci salverà dall’opera dell’Accusatore (cfr Ap 12,10). Per questo è impor­tante incon­trare la Mis­eri­cor­dia di Dio, specie nel Sacra­men­to del­la Ric­on­cil­i­azione, facen­do un’esperienza di ver­ità e tenerez­za. Para­dos­salmente anche il Malig­no può dirci la ver­ità, ma, se lo fa, è per con­dan­nar­ci. Noi sap­pi­amo però che la Ver­ità che viene da Dio non ci con­dan­na, ma ci accoglie, ci abbrac­cia, ci sostiene, ci per­dona. La Ver­ità si pre­sen­ta a noi sem­pre come il Padre mis­eri­cor­dioso del­la parabo­la (cfr Lc 15,11–32): ci viene incon­tro, ci ridona la dig­nità, ci rimette in pie­di, fa fes­ta per noi, con la moti­vazione che «questo mio figlio era mor­to ed è tor­na­to in vita, era per­du­to ed è sta­to ritrova­to» (v. 24).

    Anche attra­ver­so l’angustia di Giuseppe pas­sa la volon­tà di Dio, la sua sto­ria, il suo prog­et­to. Giuseppe ci inseg­na così che avere fede in Dio com­prende pure il credere che Egli può oper­are anche attra­ver­so le nos­tre pau­re, le nos­tre fragilità, la nos­tra debolez­za. E ci inseg­na che, in mez­zo alle tem­peste del­la vita, non dob­bi­amo temere di las­cia­re a Dio il tim­o­ne del­la nos­tra bar­ca. A volte noi vor­rem­mo con­trol­lare tut­to, ma Lui ha sem­pre uno sguar­do più grande. (PC2)

    Dopo aver pre­sen­ta­to Giuseppe Padre nel­la tenerez­za ecco che Francesco ci offre Giuseppe Padre nell’accoglienza

    Tante volte, nel­la nos­tra vita, accadono avven­i­men­ti di cui non com­pren­di­amo il sig­ni­fi­ca­to. La nos­tra pri­ma reazione è spes­so di delu­sione e ribel­lione. Giuseppe las­cia da parte i suoi ragion­a­men­ti per fare spazio a ciò che accade e, per quan­to pos­sa apparire ai suoi occhi mis­te­rioso, egli lo accoglie, se ne assume la respon­s­abil­ità e si ric­on­cil­ia con la pro­pria sto­ria. Se non ci ric­on­cil­iamo con la nos­tra sto­ria, non rius­cire­mo nem­meno a fare un pas­so suc­ces­si­vo, per­ché rimar­remo sem­pre in ostag­gio delle nos­tre aspet­ta­tive e delle con­seguen­ti delu­sioni. (PC 4)

    Papa Francesco ci invi­ta poi a una pater­nità creativa

    Se certe volte Dio sem­bra non aiutar­ci, ciò non sig­nifi­ca che ci abbia abban­do­nati, ma che si fida di noi, di quel­lo che pos­si­amo prog­ettare, inventare, trovare.

    Si trat­ta del­lo stes­so cor­ag­gio cre­ati­vo dimostra­to dagli ami­ci del par­aliti­co che, per pre­sen­tar­lo a Gesù, lo calarono giù dal tet­to (cfr Lc 5,17–26). La dif­fi­coltà non fer­mò l’audacia e l’ostinazione di quegli ami­ci. Essi era­no con­vin­ti che Gesù pote­va guarire il mala­to e «non trovan­do da qual parte far­lo entrare a causa del­la fol­la, salirono sul tet­to e, attra­ver­so le tegole, lo calarono con il let­tuc­cio davan­ti a Gesù nel mez­zo del­la stan­za. Veden­do la loro fede, disse: “Uomo, ti sono per­do­nati i tuoi pec­ca­ti”» (vv. 19–20). Gesù riconosce la fede cre­ati­va con cui quegli uomi­ni cer­cano di por­tar­gli il loro ami­co mala­to. (PC5)

    E ci ricor­da che San Giuseppe è il patrono dei lavo­ra­tori per­ché lavo­ra­tore lui stesso

    In questo nos­tro tem­po, nel quale il lavoro sem­bra essere tor­na­to a rap­p­re­sentare un’urgente ques­tione sociale e la dis­oc­cu­pazione rag­giunge talo­ra liv­el­li impres­sio­n­an­ti, anche in quelle nazioni dove per decen­ni si è vis­su­to un cer­to benessere, è nec­es­sario, con rin­no­va­ta con­sapev­olez­za, com­pren­dere il sig­ni­fi­ca­to del lavoro che dà dig­nità e di cui il nos­tro San­to è esem­plare patrono.

    Il lavoro diven­ta parte­ci­pazione all’opera stes­sa del­la salvez­za, occa­sione per affrettare l’avvento del Reg­no, svilup­pare le pro­prie poten­zial­ità e qual­ità, met­ten­dole al servizio del­la soci­età e del­la comu­nione; il lavoro diven­ta occa­sione di real­iz­zazione non solo per sé stes­si, ma soprat­tut­to per quel nucleo orig­i­nario del­la soci­età che è la famiglia. Una famiglia dove man­casse il lavoro è mag­gior­mente espos­ta a dif­fi­coltà, ten­sioni, frat­ture e perfi­no alla ten­tazione dis­per­a­ta e dis­per­ante del dis­solvi­men­to. Come potrem­mo par­lare del­la dig­nità umana sen­za impeg­nar­ci per­ché tut­ti e cias­cuno abbiano la pos­si­bil­ità di un deg­no sos­ten­ta­men­to? (PC6)

    Cari ami­ci del Movi­men­to, cari Ragazzi di Don Ga. Ringrazi­amo che abbi­amo avu­to in dono pro­prio questo umilis­si­mo esem­pio di Padre nel­la Fede, il nos­tro ama­to don Ga, a un cer­to pun­to diven­ta­to “inutile” al don Ori­one, ma seg­no indelebile di quel Padre dei cieli dal quale veni­va­mo abbrac­ciati ogni vol­ta che ci abbrac­cia­va un quel padre rubi­con­do e sor­ri­dente qua sul­la terra.

    Don Ful­ly

  • Tornare alla sorgente

    Tornare alla sorgente

    Il 17 feb­braio inizierà la quares­i­ma. Quar­an­ta giorni di cam­mi­no ver­so la Pasqua, un tem­po di grazia per tornare alla sor­gente del­la nos­tra vita di fede e rin­no­var­la, ri-sceglier­la: il battesimo. 

    Ma cosa è il bat­tes­i­mo? È la scop­er­ta sen­sazionale di essere amati, di far parte del mis­tero del­la vita insieme a tut­ti i fratel­li, insieme al cos­mo, al cre­ato e sco­prire che il seg­re­to di tut­to questo è donare la vita, amare, las­cia­re che la vita tra­boc­chi da den­tro noi per trasfor­mar­si in dono per tut­ti. E ques­ta vita annun­ziar­la a tut­to il mon­do affinché ogni uomo e don­na pos­sa essere lib­er­a­ta dal­la schi­av­itù del sen­tir­si non ama­to e pri­vo di sen­so. E’ dire sì all’amore di Gesù. Ecco cosa è il battesimo.

    Papa Francesco ci invi­ta molto spes­so a ritornare spir­i­tual­mente a quell’incontro con Gesù che ha cam­bi­a­to la nos­tra vita, a quel momen­to come a una sor­gente di grazia e amore inesauri­bile. Nat­u­ral­mente nel­la vita di cias­cuno di noi non ce ne è solo uno , ma alcu­ni, a volte tan­ti a volte pochi, che illu­mi­nano il cam­mi­no fat­to poi di tan­ta fat­i­ca, sete, stanchez­za, smar­ri­men­to, inde­ci­sione, pec­ca­to. Ri-andare alla sor­gente ci spinge a cam­minare con gioia ri-aprez­zan­do la sua compagnia.

    In questi giorni sono tor­na­to a una di queste sor­gen­ti lim­pidis­sime gra­zie a un ami­co caris­si­mo appe­na sal­i­to in cielo: MAURO CROVETTO. Decisa­mente un per­son­ag­gione del quale non oso dire nul­la per­ché altri­men­ti sarebbe capace di venir­mi a tirare i pie­di nel let­to se par­lo bene di lui. Quante con­di­vi­sioni in questi ulti­mi 23 anni da quan­do sono a servizio del Movi­men­to Ragazzi, parole buone, di incor­ag­gia­men­to, “carezze”, coc­cole, sprone sem­pre a modo suo, con una sim­pa­tia e alle­gria grande. Dicen­do cose serie, tremen­da­mente serie tra il face­to e l’arringa. Era uno spet­ta­co­lo ogni incon­tro per non par­lare del tri­an­go­lo di prediche che mi sono sen­ti­to in questi anni, ognuno par­lan­do dell’altro tra, lui, Ennio e la Pinet­ta. Ognuno mi met­te­va in guardia dall’altro con quel sor­riso e quel­la arguzia che tra­duce­va “guar­dati bene dal dire mai una qual­si­asi cosa su mio fratello/sorella che l’unico tito­la­to sono io!!” Quan­to bene si vol­e­vano, alla gen­ovese, un modo che gli altri popoli scam­biano per chiusura, rudez­za, mugug­no ed è invece l’estrema tenerezza.

    Ma non voglio par­larvi di questo. Voglio par­larvi del­la sor­gente. La sor­gente ha una data pre­cisa tra il 3 e il 7 agos­to 1983. Io ero sem­i­nar­ista, alcune scelte nel­la vita le ave­vo già prese dunque. In estate ero già sta­to a Mon­t­ele­co, turno indi­men­ti­ca­bile a capo del grup­po delle Nasche, tri­on­fo al Mundi­al­i­to, vinci­tore del tito­lo di capoc­an­non­iere. Alma, Rita e decine di nomi che ten­go nel diario. Gov­er­no con Elio, Fabio, Val­ter, Vitale (sem­pre rig­orosa­mente cita­to per cog­nome chissà per­ché), Puma (suo figlio è edu­ca­tore al nos­tro diurno lo sapete?) Era­no anni tosti. Le quote rosa nel gov­er­no non era­no anco­ra arrivate pare ma ricor­do parec­chie edu­ca­tri­ci tra le ragazze. Ciuf­fo vio­len­to, Rokets, Pas­sariel­lo, Gian­ni un ragaz­zo dis­abile, e mille altri che tan­ti di voi ricor­dano. Ave­vo poi pros­e­gui­to i miei giri estivi, ne veni­vo da una sca­la­ta al Blinde­north (3374 metri) guar­da un po’ con due cer­ti Don Mari­no e don Ange­lo… Ma invece che a casa mi fiondai anco­ra a Mon­t­ele­co. Don Ga e don I mi ave­vano chiesto se ave­vo qualche giorno libero. Avrebbe pen­sato il Sig­nore a coprire le litanie di mam­ma “sei sem­pre in giro etc etc”. Arrivai lassù e ci trovai una trenti­na all’incirca di ragazzi che tra un turno e l’altro non era­no potu­ti rien­trare a casa; o per­ché le comu­nità era­no chiuse o per­ché le assis­ten­ti ave­vano sup­pli­ca­to di ten­er­li su. Era­no sen­za nes­suno. Era­no soli con don Ga, Don I, le cuoche ed era­no rimasti a dare una mano MAURO CROVETTO E FRANCA, che pure lei ha un cog­nome PAVANEL. Per qualche giorno venne anche don Cal­abrese anco­ra sem­plice­mente Gian­fran­co. E basta!

    Furono giorni che seg­narono la mia vita, furono i giorni che conob­bi Mau­ro e ricor­do anco­ra le risate che mi face­va fare rig­orosa­mente in gen­ovese, specie quan­do rac­con­ta­va del­la pare­si di quan­do non si trova­va la fac­cia e non sape­va come far­si la bar­ba. Ricor­do il suo stile di vol­er bene a questi ragazzi, con un enorme mis­eri­cor­dia e accoglien­za ma sem­pre con tan­ta uman­ità e alle­gria. E aggiun­go intel­li­gen­za, anal­isi, capac­ità di leg­gere e accogliere le situ­azioni, tipiche di chi dal­la “gavet­ta” per non dire povertà, ci veni­va. La fat­i­ca che facem­mo a tenere, a inter­es­sare quei ragazzi a qual­cosa che non fos­se una par­ti­ta di cal­cio o ascoltare del­la musi­ca!! Ma anche i lunghi dis­cor­si con loro che a volte si apri­vano e rac­con­ta­vano di vicende loro per­son­ali che per noi sem­bra­vano fan­ta­scien­za, rac­con­ti noir, cose da romanzi o da film spes­so tragi­ci o dell’horror; la loro con­fi­den­za dopo che ave­vi gio­ca­to a pal­lone insieme. Ne face­vano di ogni col­ore, persi­no insce­narono un sui­cidio di mas­sa beven­do …..del­lo sham­poo mis­to a bir­ra. Le lacrime per l’affettività delle ragazze, la sete enorme di affet­to che ave­vano tut­ti …. Gli abbrac­ci dopo un gol con Mas­si­m­il­iano Iaia….

    Furono giorni duri, era­no tem­pi duri. Don I mi rac­con­ta­va la sto­ria di questi ragazzi e mi spie­ga­va che queste sto­rie dif­fi­cil­mente era­no inter­cettate da una par­roc­chia. Tralas­cio i mugug­ni (più sim­ili a invet­tive, in realtà) di don Ga sul fat­to di trovar­si da solo quel­la set­ti­mana a gestire i ragazzi “ma dunde poan ana questi fig­gieu?” ripete­va a chi gli dice­va che avrebbe dovu­to spedirli a casa sen­za tante sto­rie. Mi rimase impres­so un dis­cor­so fat­to non mi ricor­do bene a quale occa­sione in anfiteatro “avrei potu­to essere un prete eccel­lente, ma non mi inter­es­sa diventare un prete eccel­lente ”. Non nego che una deci­na d’anni dopo fos­se pos­si­bile che quel­la frase mi risuonasse anco­ra nelle orec­chie quan­do ritor­na­vo in aereo da Roma dove tut­ti i respon­s­abili del­la pas­torale gio­vanile ital­iana era­no riu­ni­ti intorno a un tavo­lo alla CEI a dis­cutere dei prezzi degli aerei per andare a Den­ver alla gior­na­ta mon­di­ale del­la gioven­tù stu­dian­do i cri­teri di come selezionare i posti disponi­bili. Quan­do fu chiaro che fare l’assistente dioce­sano di Azione Cat­toli­ca e il vice par­ro­co di per­ife­ria era­no due attiv­ità dai tem­pi inc­on­cil­i­a­bili, alla doman­da dei supe­ri­ori cosa sceglie­vo fra le due opzioni risposi che preferi­vo torn­armene a Strup­pa dai miei.

    Ero sta­to di cer­to prepara­to dal turno stan­dard di luglio, ma quel­la set­ti­mana con Mau­ro fu deci­si­va e pre­si la irrev­o­ca­bile deci­sione che ovunque fos­si anda­to come prete non avrei mai abban­do­na­to i ragazzi di quel tipo che ave­vo avu­to in quel­la set­ti­mana a Mon­t­ele­co. A tut­ti i costi. Pri­ma loro!! I col­leghi dei con­sigli di classe dove ho inseg­na­to ne san­no qual­cosa. “Rosaria e gli Iaia, i 3 Pilu (Andreina Gavi­no e Romi­na), ciuf­fo vio­len­to, Val­ter, Enzo, Alan e Igor, Obelix e Jer­ry, Diego e Coco, Fabio e Rober­to, e i pic­ci­ni Ram­bo, Sal­va­tore, Car­lo e Fab­rizio ma al pri­mo Turno Piero e Mar­co Con­cas, i gemel­li Rober­to e Mas­si­mo, Rokets, Gan­di , Ange­lo, e altri anco­ra con rima­sug­li di grup­pi (Aren­zano e Rec­co) anco­ra prove­ni­en­ti dalle parrocchie.

    La set­ti­mana dopo quei ragazzi appe­na dopo l’Assunta svali­gia­rono la cas­saforte e il Taber­na­co­lo di Mon­t­ele­co. Tornarono dopo alcu­ni giorni vesti­ti a fes­ta. La dro­ga miete­va vit­time con la sua falce in quegli anni. Don Ga li riac­colse e mi, ci, disse in una sua omelia “cosa ci face­va l’oro den­tro al Taber­na­co­lo? Che scioc­chi noi!! questi ragazzi ci han­no aper­to gli occhi!!”. Nat­u­ral­mente quell’oro, lo sap­pi­amo bene, non era seg­no di ric­chez­za ma medagli­ette e cate­nine dei ragazzi mor­ti gio­vani e pas­sati da Mon­t­ele­co. Ma tant’è…. Così era Don Ga.

    Tor­nai a casa dal cam­po con 39,5 di feb­bre per la gioia di mia madre. Nel diario anno­ta­vo “Gra­zie Sig­nore, gra­zie per il cuore del Gas­pare che è pieno di te”.

    Ecco per­ché mi mancherà MAURO. Per­ché ha con­di­vi­so con me uno dei momen­ti di grazia più inten­si del­la vita anche se anda­vo a dormire alle tre di notte e alle sette mi sveg­li­a­vo. Una sor­gente inesauri­bile che ha svolta­to la mia vita di prete, ma direi di uomo. E anche se non ricor­do bene le sue parole pre­cise ma il suc­co che Mau­ro mi ripete­va in gen­ovese era “Fuligg­gi (con tre g) quande te preve nu ascur­date de questi fig­gieu!”. Tran­quil­li non dico che era il mio diret­tore spir­i­tuale ma le sue parole dette da un papà, da un uomo che lavo­ra­va, cha ave­va una famiglia, ave­vano un peso for­tis­si­mo. Oggi Papa Francesco direbbe “l’unzione del popo­lo di Dio”. La gioia caro Mau­ro che le tue nipoti con­tin­u­ano il sen­tiero, cias­cu­na nelle sue com­pe­ten­ze a servizio dell’umanità e sem­pre nel sol­co di Monteleco.

    Al pri­mo pos­to gli scar­tati. E la pietra scar­ta­ta dai costrut­tori è divenu­ta tes­ta­ta d’angolo MT 21,33. Per questo quan­do leg­go gli scrit­ti di Papa Francesco mi dico “questo ce l ha manda­to diret­ta­mente Don Ga….” E vedo il fac­cione del Gas­pare impazz­ire di gioia.

    Ecco io sono tor­na­to alla sor­gente ora cari ami­ci toc­ca a voi: quan­do avete incon­tra­to Gesù? Per­ché a Pasqua si rin­no­va l’incontro: LUI E’ RISORTO, E’ VIVO!!

    Buona Quares­i­ma!!!!!

    Don Ful­ly

  • La preghiera, il Vangelo, non è solo roba da preti

    La preghiera, il Vangelo, non è solo roba da preti

    Cari ami­ci di Mon­t­ele­co, Ragazzi di Don Ga, Edu­ca­tori e famiglie tutte che segui­te con tan­to affet­to il nos­tro mon­do, vole­vo con­di­videre con voi all’inizio di questo nuo­vo anno un esper­i­men­to, un prog­et­to, un ten­ta­ti­vo che sti­amo cer­can­do di vivere nel vic­ari­a­to dove sono Vic­ario: Oregina

    Nel 2021 pieno di nuovi proposi­ti, con la sper­an­za nel vac­ci­no e con la voglia di provare a sognare un mon­do meno mala­to il vostro assis­tente sta cer­can­do di fare un per­cor­so con le 4 par­roc­chie del Vic­ari­a­to di Oregi­na dove , causa lo sposta­men­to di un par­ro­co siamo rimasti 3 preti per quat­tro par­roc­chie. Non ceden­do alla log­i­ca del tap­pare i buchi abbi­amo chiesto alla dio­ce­si tem­po per fare un prog­et­to che ascoltasse il popo­lo di Dio e che provasse e pen­sare una chiesa rin­no­va­ta, “con­ver­ti­ta” alla mis­sione come ci chiede il Papa Francesco.

    Il ruo­lo dei laici, l’organizzazione delle strut­ture, degli orari, del lin­guag­gio, il ripen­sare cosa è una par­roc­chia, come può essere “casa far le case” tutte domande che ci por­re­mo insieme alle 4 comunità

    Il Movi­men­to Ragazzi ha da tem­po affronta­to ques­ta prob­lem­at­i­ca. Basti pen­sare al fat­to che fino al 1990 due preti a tem­po pieno si ded­i­ca­vano a Mon­t­ele­co e al Movi­men­to fat­ta sal­va la scuo­la in peri­o­do sco­las­ti­co, e ora ce ne è uno solo con una par­roc­chiona enorme, anzi ora prati­ca­mente due.

    Occorre dunque riflet­tere e sen­tire che l’appartenenza eccle­siale, la preghiera, il Van­ge­lo, non è roba da preti ma di tut­ta quan­ta la comu­nità, par­roc­chia, grup­po, movi­men­to, asso­ci­azione che sia.

    Cer­ta­mente la For­mazione dei laici era ed è il motore di Mon­t­ele­co e del Movi­men­to che ha saputo pre­cedere la mis­sion­a­r­i­età e l’apertura che oggi la Chiesa chiede a tutti.

    Vi chiedo di accom­pa­g­n­ar­mi in ques­ta avven­tu­ra nuo­va che il Vesco­vo ha benedet­to dicen­do che toc­cherà a tut­ti i vic­ariati fare questo per­cor­so, un cam­mi­no che fac­cia emerg­ere l’essenziale in una comu­nità cristiana.

    Il Movi­men­to ha molto da dare in questo. Da sem­pre le par­roc­chie e il ter­ri­to­rio sono state il suo cam­po di mis­sione. Ma spes­so le par­roc­chie non capis­cono cosa può dare il Movi­men­to Ragazzi per­ché cre­dono che il Movi­men­to sia come tante altre realtà: una strut­tura eccle­siale che assorbe le forze le toglie dal­la par­roc­chia. Ora il Papa ci dice che la par­roc­chia deve essere al servizio del­la evan­ge­liz­zazione non il con­trario. Che la par­roc­chia è un motore per lan­cia­re non per accen­trare. Il Movi­men­to è nato per aiutare le par­roc­chie ad andare a chi non rius­ci­vano più a par­lare, per tes­ti­mo­ni­are col servizio educa­ti­vo un amore che ave­va­mo scop­er­to tra gli ippocas­tani di Mon­t­ele­co, un abbrac­cio che vor­rem­mo esten­dere alla dio­ce­si alla cit­ta al mon­do intero.

    Papa Francesco ci ha chiesto in questo 2021 nel­la gior­na­ta del­la Pace di edu­care alla cul­tura del “pren­der­si cura”. Cura del cre­ato, cura del bene comune, cura delle relazioni, cura dell’uomo.

    La nos­tra casa è la dio­ce­si pren­der­si cura di lei, met­ter­si a dis­po­sizione di idee nuove , di strut­ture nuove è il nos­tro modo di met­ter­ci a servizio.

    Del resto tan­to lo fac­ciamo già

    Pren­den­dosi cura dei ragazzi che ci ven­gono affi­dati (i 10 di casa D ma i 60 gior­nalieri in Oregi­na, a Pont­edec­i­mo, nel Cen­tro stori­co, gli appe­na nati di Oasis); pren­den­dosi cura di Mon­t­ele­co; pren­den­dosi cura di chi tra noi è più frag­ile o vive momen­ti di fragilità col “diamo­ci una mano”; pren­den­dosi cura del cre­ato con la turbina, con il prog­et­to bosco. Non rima­ni­amo ai mar­gi­ni dei nuovi prog­et­ti che cer­ta­mente ver­ran­no fuori in questo tem­po e che guar­da caso vedono coin­volto il vic­ari­a­to del Movi­men­to Ragazzi (siamo nel­la tradizione anche Sali­ta Li Gob­bi appartene­va a questo vicariato…)

    Abbi­amo idee da pro­porre al Vic­ari­a­to? Cosa è una par­roc­chia? E un vic­ari­a­to? Come ci inse­ri­amo nel­la pas­torale del ter­ri­to­rio? Cosa può dare il Movi­men­to a liv­el­lo Dioce­sano? Come parte­cip­i­amo alla vita dioce­sana e vic­ar­i­ale? E’ l’ora di portare a com­pi­men­to gli inseg­na­men­ti di don Ga. Il Movi­men­to non è don Ga, né don I, né don Ful­ly; non è più il tem­po di del­e­gare a loro in quan­to preti, in quan­to oper­a­tori eccle­siali pro­fes­sion­isti la parte­ci­pazione, le idee, le pro­poste. Dob­bi­amo com­pren­dere che il Movi­men­to Ragazzi non è questo o quel­lo, ma chi il Movi­men­to Ragazzi fa, lad­dove si tro­va. Se Cristo ci ha mosso il cuore, se siamo bat­tez­za­ti il movi­men­to è uno stile, un modo di fare, una pro­pos­ta educa­ti­va che sa con­frontar­si, dialog­a­re, seguire la sto­ria nei suoi muta­men­ti e si get­ta nell’avventura di questo post-pan­demia o co-pan­demia; nell’avventura di ques­ta con­ver­sione pas­torale che La Chiesa Uni­ver­sale ci chiede di compiere.

    Fate pio­vere idee e commenti!!!

    Buon anno nuo­vo, nuo­vis­si­mo speriamo!!

    Don Ful­ly

  • Il Covid, il mutare alcune tradizioni, non ci toglierà questa libertà che un bimbo ci porta

    Il Covid, il mutare alcune tradizioni, non ci toglierà questa libertà che un bimbo ci porta

    Il Natale 2020 si farà indub­bi­a­mente ricor­dare…. L’incertezza con cui lo affron­ti­amo anche sem­plice­mente sul da far­si nelle cose con­crete, i sen­ti­men­ti con­trastan­ti tra il vol­er­ci ripren­dere una pre­sup­pos­ta nor­mal­ità e l’essere sol­i­dali e pru­den­ti ver­so tut­ti col­oro che sono sta­ti pesan­te­mente toc­cati dal virus, le pre­oc­cu­pazioni ver­so gli anziani e i frag­ili in salute, lo scetti­cis­mo ver­so il futuro che molti promet­tono diver­so ma che pre­sen­ta seg­ni di antiche falle, la assen­za di con­tat­to umano che lamen­tano gli stu­den­ti e i gio­vani e che si estende anche all’interno delle famiglie, la stes­sa voglia di saltare diret­ta­mente al Natale 2021 per gettar­ci alle spalle questo bises­to e indi­gesto anno sono cose che lascer­an­no il seg­no per ren­dere questo un Natale da ricor­dare come il più ter­ri­bile degli ulti­mi decen­ni oppure siamo anco­ra in tem­po per ren­der­lo come il Natale che meglio di altri anni ci può far com­pren­dere il gri­do “Vi è nato un Sal­va­tore! Un bim­bo è nato per voi!”. Sì ci sen­ti­amo esseri “da sal­vare”!! Sal­vaci Sig­nore è il gri­do che quest’anno si alza dal Natale.

    Mai come ora ci sen­ti­amo uni­ti in tut­to il mon­do nel­la nos­tra fragilità e nel nos­tro sen­tir­ci in balia di un pic­co­lo virus invis­i­bile. Mai come ora ci man­ca come l’aria il sog­no comune di una ter­ra che sia casa comune dove gli uomi­ni si pre­oc­cu­pano di aiu­tar­si gli uni gli altri piut­tosto che fab­bri­care stru­men­ti di morte o pen­sare di gareg­gia­re gli uni con­tro gli altri in una gara a elim­i­nazione. E’ una oppor­tu­nità che ci viene for­ni­ta, quel­la di riconoscer­ci anco­ra una vol­ta FRATELLI E SORELLE di quel pic­co­lo bam­bi­no ada­gia­to in un pos­to umile e pron­to per essere dona­to, “man­gia­to” per­ché depos­to in una mangiatoia.

    Natale dunque sia met­tere al cen­tro del­la nos­tra vita e delle nos­tre cel­e­brazioni quel Bam­bi­no, pren­der­lo in brac­cio e las­cia­re che egli ci guar­di negli occhi con quel­lo stu­pore che solo i bam­bi­ni san­no fare, las­cia­re che ci accarezzi con le sue manine (ci dà una mano!!) le ganasce (guance per i non autoc­toni) e ci doni quel­la tenerez­za di cui abbi­amo bisog­no, scioglier­ci al suo sor­riso per sor­rid­er­gli a nos­tra vol­ta e final­mente fis­sar­lo negli occhi e ved­er­ci, lag­giù in fon­do alle pupille, gli occhi di ogni uomo e di ogni don­na. Pren­der­ci cura del suo cor­po che ha bisog­no di tut­to, di cibo, di liq­ui­di, di pulizia, di calore, per­ché è l’umanità il cor­po di Cristo. I poveri la sua carne. Ci sco­prire­mo for­ti e capaci di amare, si attiver­an­no in noi, per dono di quel bam­bi­no, i doni, sconosciu­ti a noi stes­si, che da sem­pre sono nascosti in noi. Quel bim­bo ci rende capaci di amare il mon­do intero che è la sua carne, il suo cor­po. Quel bim­bo entran­do in relazione con noi entra in relazione col mon­do intero e noi entran­do in relazione con lui entri­amo in relazione col mon­do intero. Liberi cioè capaci di amare, Salvati!!

    Il covid, il mutare alcune tradizioni, non ci toglierà ques­ta lib­ertà che un bim­bo ci por­ta. E lo Spir­i­to ci indicherà come amare sen­za stan­car­si mai, sem­pre, con fan­ta­sia sem­pre cer­can­do il bene di tut­ti che mai è in con­trad­dizione col bene di uno.

    Buon Natale a tutti!!!!

    Don Ful­ly