Categoria: Problemi educativi oggi

  • Tutti fratelli

    Tutti fratelli

    A Mon­t­ele­co l’enciclica di Papa Francesco cir­cola­va già a fine anni 60, clas­si­co esem­pio di pro­fezia….. ma a parte del­la “boutade” il mes­sag­gio di fra­ter­nità o sorel­lan­za come alcu­ni sim­pati­ci tipi scrivono era ben chiaro nel­lo spir­i­to e nei doc­u­men­ti del Con­cilio. “Le gioie e le sper­anze, le tris­tezze e le angosce degli uomi­ni d’og­gi, dei poveri soprat­tut­to e di tut­ti col­oro che sof­frono, sono pure le gioie e le sper­anze, le tris­tezze e le angosce dei dis­ce­poli di Cristo, e nul­la Vi è di gen­uina­mente umano che non tro­vi eco nel loro cuore.”

    A Mon­t­ele­co ci pren­de­va­mo per mano alla pace can­tan­do “se tutte le ragazze del mon­do” o si ter­mi­na­va con “di che col­ore è la pelle di Dio” che ti imprimevano nel cuore questo slan­cio di fra­ter­ni­ta ver­so il mon­do intero e ver­so gli scar­tati del­la ter­ra. Ardi­men­ti litur­gi­ci poi affievoli­tisi per una impi­etosa osser­van­za litur­gi­ca ma che tut­tavia ben esprimevano l’essenza stes­sa del­la Eucares­tia dove la Paro­la, il Pane e la vita stes­sa con­di­visa era­no la fonte del­la fraternità.

    La let­tera di Papa Francesco dunque riprende una cosa che pote­va apparire ovvia ma che rischi­a­va col pas­sare del tem­po di diventare cosa anti­ca o cosa data per asso­da­ta men­tre la realtà ci dice che non lo è affat­to. Rig­ur­gi­ti di razz­is­mo in ogni dove, divi­sione, odio sociale, chiusura delle fron­tiere e dei cuori, ricor­so sis­tem­ati­co alla vio­len­za di guer­ra, di scon­tro fisi­co, di urla, di parole. Il mon­do non ha dato sfog­gio del meglio di sé col pas­sare degli anni.

    Così la let­tera di Francesco vuole essere sul­la fra­ter­nità e sull’amicizia sociale una paro­la forte che richia­ma i cre­den­ti alle loro radi­ci e i non cre­den­ti a una forte rif­les­sione. Il Papa, un vero gesui­ta “fur­bac­chione”, inizia dicen­do che la rif­les­sione gli è sta­ta sti­mo­la­ta, oltre che nat­u­ral­mente da San Francesco, che ci gui­da anche a una fra­ter­nità cos­mi­ca col cre­ato, dall’Imam Ahmad Al-Tayyeb col quale ha già scrit­to la dichiarazione con­giun­ta di fratel­lan­za uni­ver­sale tra cris­tiani e musul­mani. Lo dice così con “non scialan” (lo scri­vo in gen­ovese per­donino i france­si) come fos­se nor­male che un papa sia sti­mo­la­to da un Imam….

    E’ uno scrit­to che anal­iz­za dap­pri­ma le ombre che si sten­dono sul mon­do “ten­den­ze del mon­do attuale che osta­colano lo svilup­po del­la fra­ter­nità uni­ver­sale”: la fine del­la saggez­za stor­i­ca (dimen­ti­care il pas­sato, abban­dono del­la Sto­ria); la cul­tura del­lo scar­to; dirit­ti umani non suf­fi­cien­te­mente uni­ver­sali; i con­flit­ti e le pau­re, glob­al­iz­zazione e pro­gres­so sen­za una rot­ta comune; pan­demie e altri fla­gel­li del­la sto­ria; dis­prez­zo del­la dig­nità alle fron­tiere; aggres­siv­ità sen­za pudore; infor­mazione sen­za saggez­za; sot­tomis­sioni e dis­prez­zo di sè.

    Da qui Papa Francesco, fedele alla sua mis­sione di annun­cia­re il Van­ge­lo, anche se in un con­testo di let­tera aper­ta a tut­ti i pen­sieri e a tutte le reli­gioni, prende la parabo­la del buon Samar­i­tano ( Lc 10,25–37) come par­a­dig­ma di ciò che vuole dire. Questo Papa non man­ca mai di dire che Lui al Van­ge­lo si ispi­ra e non alla filosofia.

    Da questo bra­no derivano tre atteggia­men­ti: pen­sare e gener­are un mon­do aper­to, aprire il cuore al mon­do intero, vivere la migliore polit­i­ca che deve essere la più alta for­ma di Amore.

    Il Papa riflette poi sul dial­o­go e ami­cizia sociale ded­i­can­do un para­grafo intero alla gen­tilez­za come arma per smontare la cul­tura del­lo scon­tro attra­ver­so nuovi per­cor­si di incon­tro, dif­fonden­do la cul­tura del­la pace costru­i­ta a par­tire dagli ulti­mi, ali­men­tan­do il per­dono fat­to non di dimen­ti­canze (bel­lis­si­mo questo capi­to­lo dove dis­tingue il per­dono dal dimen­ti­care e fa del “fare memo­ria” la fonte del per­dono) e riflet­ten­do su due temi molto impor­tan­ti del­la dot­t­ri­na cat­toli­ca, la guer­ra , mai defini­ta gius­ta o inevitabile e la pena di morte, mai gius­ti­fi­ca­ta: due pas­si assai impor­tan­ti che dovran­no cam­biare assai la rif­les­sione cat­toli­ca su questi argo­men­ti. Chi­ude, infine, con un appel­lo alle reli­gioni non come fomen­ta­tri­ci di vio­len­ze, ma pro­motri­ci di pace e fratel­lan­za ripren­den­do la dichiarazione con­giun­ta cristiani-musulmani.

    Insom­ma, cari ami­ci di Mon­t­ele­co, una let­tera fan­tas­ti­ca, un sog­no che don Ga ci ave­va già ben pre­fig­u­ra­to, una aper­tu­ra sen­za lim­i­ti. Gus­tat­evela ques­ta let­tera, scar­i­cat­evela, com­prat­evela o meglio anco­ra col­le­gat­e­vi a Don Mari­no via inter­net per­ché con Lui la leg­ger­e­mo insieme ogni mese. Il prossi­mo incon­tro sarà il 21 novembre.

    A Mon­t­ele­co la fra­ter­nità i ragazzi la res­pi­ra­no, la vivono, in tut­ta la sua bellez­za e fat­i­ca. Ebbene si trat­ta come sem­pre di ren­der­la poi acces­si­bile e vivi­bile a casa, a Gen­o­va, nei luoghi di lavoro, nelle famiglie, nel­lo sport, nel­la cul­tura, negli incon­tri cam­min facendo………

    E nat­u­ral­mente finis­co dicen­do che la let­tera è alta­mente spir­i­tuale, per­ché la vera fra­ter­nità è rad­i­ca­ta in Dio, ed è da Dio che Papa Francesco parte. Non date ret­ta ai detrat­tori di Papa Francesco; lo fan­no per scopi politi­ci e per non perdere poteri acquisi­ti. Chi ha un vero rap­por­to con Dio, una forte ami­cizia con Lui non può che dec­linare l’amore a Dio che non vede ver­so il fratello/sorella che vede.

    Don Ful­ly

  • Chi ha vinto le elezioni

    Chi ha vinto le elezioni

    Abbi­amo appe­na vis­su­to le elezioni region­ali e il ref­er­en­dum con­fer­ma­ti­vo. E allo­ra las­ci­ate­mi cel­e­brare i vinci­tori! Siamo noi di Mon­t­ele­co, i ragazzi di Don Ga naturalmente!

    Non è una bat­tuta sar­cas­ti­ca sul fat­to che come in tutte le elezioni alla fine tut­ti han­no vin­to in qualche modo, ma una seria rif­les­sione sul fat­to di quan­to sia attuale , con­cre­to, serio, urgente il mes­sag­gio del­la lib­era Repub­bli­ca dei ragazzi.

    Per­ché dico questo? Per­ché tut­ti i com­men­ta­tori, pre­si dall’entusiasmo che l’affluenza alle urne è addirit­tura aumen­ta­ta nonos­tante il covid rispet­to a 5 anni fa, dimen­ti­cano che il 47% degli elet­tori non è anda­to a votare.

    Quan­to c’è da edu­care a vivere in una lib­era Repub­bli­ca, a parte­ci­pare atti­va­mente con spir­i­to di servizio e non di potere, ad assumer­si le pro­prie respon­s­abil­ità, a vivere i ruoli che in una soci­età ci sono in spir­i­to libero e armon­i­co, sen­ten­dosi parte di un tut­to. Quan­to c’è da edu­care a seder­si nell’anfiteatro del­la vita di tut­ti i giorni per pot­er ASCOLTARE e PARLARE. Mon­t­ele­co è tut­to questo e ha sem­pre edu­ca­to alla polit­i­ca pro­fon­da, al sen­so del bene comune, al pen­sare altro e oltre che a te, par­tendo da te stes­so come cap­ola­voro di Dio, che sen­ten­dosi tale non si sente smi­nu­ito nel con­fron­to con gli altri o nel­la vita con gli altri, ma pien­amente al suo pos­to, con­sapev­ole che sen­za i fratel­li non siamo altro che soli­tari e intristiti.

    Oggi un lig­ure su due non crede sia nem­meno utile dire la sua. Dis­il­lu­so, dis­in­can­ta­to, offe­so, tra­di­to da quel­lo che diven­ta spes­so un eser­cizio di potere.

    Per questo Mon­t­ele­co, le sue idee sono oggi così impor­tan­ti, per ridare sper­an­za, per ricostru­ire un tes­su­to sociale strap­pa­to, imbe­vu­to di un indi­vid­u­al­is­mo esasper­a­to che vede la polit­i­ca solo il luo­go dove si eserci­ta il potere e non il servizio.

    Tut­ti noi siamo appas­sion­ati del vivere civile per­ché abbi­amo bevu­to alla sor­gente delle sette fontane la sor­gente dove

    1. Ognuno di noi è impor­tante e indis­pens­abile nel­la soci­età per­ché ognuno è un tesoro, ognuno è ama­to e cus­todi­to da Dio di un amore uni­co e speciale.
    2. Ognuno di noi è respon­s­abile, deve rispon­dere a una chia­ma­ta alla vita che il Dio di Gesù già ci fa nel­la creazione, nel fat­to di venire al mon­do ed è cos­ti­tu­ito respon­s­abile di ciò che lo cir­con­da a par­tire dal­la ter­ra per­ché ques­ta è la lib­era Repub­bli­ca dei Ragazzi non di altri.
    3. Ognuno è ben con­sapev­ole di far parte di una squadra e sen­za la sua squadra non potrà mai vin­cere sen­za rimanere nel­la relazione con i pro­pri com­pag­ni, una squadra come lo sono il Padre il Figlio e lo Spir­i­to Santo…
    4. Ognuno di noi ha tal­en­ti ben spe­ciali da spendere per gli altri, per il bene comune, e sa bene che se non li dona come il chic­co di gra­no mar­ci­ran­no soli in fon­do a un cassetto
    5. Ognuno di noi ha impara­to a pro­teggere il più debole, per­ché tut­ti devono gio­care nes­suno esclu­so e dove l’arbitro fis­chia sem­pre a favore dei più deboli per­ché l’ultimo sarà pri­mo e la pietra scar­ta­ta è divenu­ta tes­ta­ta d’angolo
    6. Ognuno di noi ha impara­to il val­ore del­la paro­la data e non ci sono avvo­cati azzecca­gar­bugli che mutano la realtà e la ver­ità a favore dei poten­ti, ma la tua paro­la la tua onestà è quel­la che ti cos­ti­tu­isce uomo e don­na, la ver­ità ci farà liberi
    7. Ognuno di noi sa di dover dare fino all’ultima goc­cia di sudore per gli altri, met­ten­dosi a servizio fin oltre le pro­prie forze per la causa comune, sen­za risparmi­ar­si alzan­dosi presto e andan­do a dormire tar­di finchè tut­to non sia pron­to per il giorno dopo, pren­den­do su di sé la pro­pria croce

    Ques­ta è la for­mazione civile , la nos­tra edu­cazione civi­ca, la nos­tra costante sem­i­na che è edu­cazione all’amore e con­tin­uer­e­mo a far­la e for­mare per­sone innamorate del­la soci­età e pronte a spender­si sem­pre per­ché “se più gente guardasse alla gente con favor avrem­mo meno gente dif­fi­cile e più gente di cuor…” e se siamo in direzione osti­na­ta e con­traria pazien­za “ sputi­amo con­tro­ven­to e sputi­amo forte!!

    Don Ful­ly

  • Monteleco: un’estate “sospesa”

    Monteleco: un’estate “sospesa”

    L’estate 2020 rimar­rà anche per Mon­t­ele­co un’ estate “sospe­sa”, asso­lu­ta­mente non parag­o­nabile a nes­suna delle cir­ca set­tan­ta esta­ti che l’hanno pre­ce­du­ta. Tut­tavia anche ques­ta non è potu­ta sfug­gire alla log­i­ca degli Angeli Cus­to­di che “cus­todis­cono”, che provve­dono al loro san­tu­ario dei Ragazzi.

    Par­ti­amo dalle pre­sen­ze e dai campi fat­ti per i ragazzi. Solo tre realtà si sono azzar­date a orga­niz­zare un cam­po: gli scout Ge 5° del nos­tro Dama­sio , il Movi­men­to Litur­gi­co con don Vil­lafiori­ta e don Fis­cer par­ro­co del Chi­ap­peto, respon­s­abile di Radio Fra le Note, notis­si­mo del Web, ma soprat­tut­to, inutile nascon­der­lo e ci dispi­ace per gli altri, ragaz­zo cresci­u­to a Mon­t­ele­co con la par­roc­chia del San­tis­si­mo Sacra­men­to. Campi “min­i­mi” nei numeri, quel­li con­sen­ti­ti dalle leg­gi del Covid, ma “mas­si­mi” nel­la sper­an­za che han­no saputo infondere.

    Anche il Movi­men­to Ragazzi ha osato orga­niz­zare un mini cam­po , del­la dura­ta di 6 giorni, per i ragazzi del­la comu­nità diur­na (casa D) e dei cen­tri estivi , molti dei quali già pre­sen­ti durante l’anno a Oregi­na. Si è così potu­to man­tenere le “bolle” pre­viste dalle norme anti­Covid….. e rispettare tut­to ciò che c’è da rispettare. Un bel cam­po con tema, appun­to, “la pau­ra”. Pau­ra di vivere , di crescere, di amare…….paure raf­forzate da ques­ta ansia che il Covid si por­ta dietro. Bel­la, durante questo cam­po, la cel­e­brazione dei 50 anni di mat­ri­mo­nio di Gian e Angela attor­niati dalle due famiglie, la loro e quel­la del Movi­men­to con quei bim­bet­ti, ere­di e ben­e­fi­cia­ri pro­prio dell’avventura che Gian e Angela ave­vano inizia­to con altri insieme a Don Ga e don I.

    Il Movi­men­to, inoltre, ha fat­to un cam­po di lavoro a Mon­t­ele­co per volon­tari che si sono ded­i­cati ani­ma e cor­po, brac­cia, schiena, gambe…. com­pi­en­do quei lavori pro­gram­mati in pri­mav­era e mai svolti: sis­temazione del cam­po di cal­cio (tutte le reti nuove e pulizia all’intorno); pulizia e imbian­ca­men­to del­la cuci­na, risol­ven­do le note mag­a­gne provo­cate dall’acqua che entra­va in cuci­na e rip­u­len­do il tet­to del­la cuci­na, toglien­do le gran­di pias­trelle, rin­forzan­do la guaina imper­me­abile, ripo­sizio­nan­do le pias­trelle; pulizia e riordi­no dei “box” dove da ven­ti anni si era­no accu­mu­lati reper­ti non defini­bili diver­sa­mente, ormai, che spaz­zatu­ra; pulizia del­la cuci­na e delle stoviglie di casa A, in atte­sa del dono di una nuo­va cuci­na che a breve dovrebbe arrivare;…e mille altre pic­cole cose. Tre cop­pie di adul­ti han­no guida­to e coc­co­la­to una ban­da di gio­vani, alcu­ni già sposati, che han­no dato tut­to. Orgogliosi che fos­sero mis­chiati quel­li che a Mon­t­ele­co ci sono” nati” in cul­la e chi ci è cresci­u­to facen­dosi la gavet­ta da “popo­lo”, tut­ti ora­mai gio­vani in gra­do di offrire la loro pro­fes­sion­al­ità, il loro tem­po, la loro “schiena” a favore degli altri che godran­no del­la colo­nia. Si è avu­ta una media di 25 per­sone pre­sen­ti ogni giorno con vari aiu­ti in alcu­ni giorni occasionali.

    La provvi­den­za, però, ci ha fat­to un altro grande rega­lo. Nel tem­po del Covid, che tut­ti divide, abbi­amo sen­ti­to forte l’unione con la dio­ce­si. Anz­i­tut­to con l’aiuto provvi­den­ziale che la dio­ce­si ha dato in sen­so eco­nom­i­co assumen­dosi l’ onere dei lavori fat­ti a Mon­t­ele­co, col far­si cari­co dei mutui ban­cari sos­tituen­doli con un deb­ito ver­so la dio­ce­si, assai più affrontabile come entità e come sen­so. Si è trat­ta­to di un gesto di grande fra­ter­nità e sol­i­da­ri­età, impor­tante non solo per l’entità, ma per­ché la dio­ce­si ha così affer­ma­to che sente il Movi­men­to Ragazzi e Mon­t­ele­co come pro­pri stru­men­ti pas­torali cen­trali. Atten­zione che si è espres­sa e con­cretiz­za­ta, poi, addirit­tura nel­la visi­ta a Mon­t­ele­co del nuo­vo Arcivesco­vo Padre Mar­co Tas­ca. “Padre Mar­co” è venu­to per ben due volte a Mon­t­ele­co ques­ta estate. La pri­ma visi­ta è avvenu­ta per incon­trare i bam­bi­ni e i ragazzi del Movi­men­to. Invi­ta­to da Don Ful­ly l’Arcivescovo ha pronta­mente accetta­to, è arriva­to alle 11 ed è rimas­to in mez­zo a noi fino alle 14.30. “Non dir­lo a nes­suno” era sta­to il pat­to affinchè accettasse, “voglio conoscere i miei fratel­li in maniera sem­plice……….” E così è sta­to: solo alcune pre­sen­ze isti­tuzion­ali per­ché avesse chiaro il mon­do di Mon­t­ele­co: Sil­vio, Gian, Rinal­do, i ragazzi di don Ga, Andrea per la coop, Il “gat­to” Gava per l’associazione (poi imped­i­to a venire causa di intop­pi in uffi­cio) e poi ……..i bambini.

    Una visi­ta sem­plice durante la quale ha ascolta­to molto e dove noi abbi­amo potu­to sper­i­menta­re la sua vic­i­nan­za, la sua voglia di stare in mez­zo a noi sem­plice­mente, con gioia e uman­ità evan­gel­i­ca. Ci siamo las­ciati con la promes­sa di ved­er­ci a Oregi­na anche lì in maniera infor­male. Per gli incon­tri uffi­ciali, ricor­ren­ze, vis­ite pas­torali c’è tem­po e ci sarà per tut­ti occa­sione di conoscer­lo e apprez­zar­lo. Il fat­to, però, che un vesco­vo “per­da il suo tem­po” per vis­itare una trenti­na di nos­tri bam­bi­ni è un seg­no inequivocabile.

    La sec­on­da visi­ta dell’Arcivescovo a Mon­t­ele­co è sta­ta per incon­trare i ragazzi del­la par­roc­chia di don Fis­cer, facen­dosi subito coin­vol­gere anche in una par­ti­ta a pallone.

    Ulti­ma nota dell’estate mon­t­elechi­na è che il Cristo del­la chiesa è a restau­rare per tornare sem­pre più bel­lo al cen­tro del­la nos­tra vetra­ta. Un Cristo cos­mi­co che abbrac­cia il mon­do intero e, in modo spe­ciale, ogni sin­go­lo ragaz­zo che entra in quel­la chiesa. Il lab­o­ra­to­rio di restau­ro delle Scuole Pie, fra i pochi enti autor­iz­za­ti dal­la Soprain­ten­den­za alle belle arti, se ne occu­perà e noi vi man­ter­re­mo informati.

    Ora non ci res­ta che attrez­zarci per con­vi­vere col virus e sper­are che Mon­t­ele­co torni a risuonare piena di voci di bam­bi­ni e ragazzi. La Provvi­den­za non mancherà di cer­to di aiutar­ci come sempre.

    Don Ful­ly

  • Il “Ponte”

    Il “Ponte”

    Cari ami­ci si è appe­na spen­ta l’eco delle parole di Ren­zo Piano all’inaugurazione del ponte che rice­vo la tele­fona­ta di Gian a sol­lecitar­mi le parole per la nos­tra news letter.

    Mi è parsa una bel­la coin­ci­den­za. Ascoltare un architetto/ingegnere par­lare di Amore rispet­to a un ponte che di per sé è una cosa inan­i­ma­ta mi è par­so di rac­cogliere un pun­to luce che Dio dis­sem­i­na qua e là nel­la vita degli uomini.

    Le parole di Ren­zo Piano le ho trovate così stra­or­di­nar­i­a­mente vicine al mes­sag­gio di Gesù trasmes­so­ci da don Ga. Don Ga sog­na­va uomi­ni e donne architet­ti, ingeg­neri, operai, baristi, imp­ie­gati, arti­giani, com­mer­cianti, medici, tec­ni­ci, mec­ca­ni­ci, pro­fes­sori capaci di par­lare d’Amore col lavoro delle loro mani. Lavo­ra­va per quel­lo. Per­ché il Reg­no di Dio fos­se nel­la vita di ogni giorno.

    “Res­pi­ra amore” sem­bra essere una can­zone da dedi­care al ponte, la bal­la­ta degli uccel­li e dei pesci. Un ponte che res­pi­ra col ven­to e dal ven­to rac­coglie amore. Per­ché anz­i­tut­to è un ponte che unisce sim­bo­lo di unioni ben più pro­fonde, umane, cul­tur­ali, sociali; poi per­ché è frut­to del lavoro dell’uomo, quel lavoro “insieme” che è uno dei pun­ti forza del nos­tro sis­tema educa­ti­vo del­la nos­tra gior­na­ta educa­ti­va del Leco. For­mare per­sone che sap­pi­ano lavo­rare duro, insieme, con com­pe­ten­za, con amore. Anche le cose appar­ente­mente iner­ti han­no un? ani­ma e la mis­sione del cris­tiano, del cre­dente nel mon­do è dare un’anima a ciò che esiste. È il com­pi­to dell’uomo ver­so il cre­ato. L’uomo deve amare ogni cosa per­ché in ogni cosa ama Dio.

    Pren­der­si cura, amare, cus­todire è il nos­tro com­pi­to oltreché quel­lo di costru­ire. Per dare un sen­so a una trage­dia che sen­so non ave­va occor­re­va qual­cosa di nuo­vo ed è sta­to fat­to. Ora toc­ca all’uomo cus­todire, amare, curare.

    Gesù “cura­va” le per­sone. Anche noi dob­bi­amo pren­dere a cura, a cuore i ragazzi che pas­sano da noi. Ques­ta è la mis­sione. Se essi sentono un respiro di amore, che è lib­ertà, che è dono, che è sol­i­da­ri­età saran­no pon­ti per la vita pron­ti a unir­si ad altri. Cam­min­er­an­no in sicurez­za su questo ponte che è il Movi­men­to Ragazzi per avviar­si nelle strade del­la vita.

    E se tut­ti i ragazzi
    I ragazzi del mon­do Volessero una vol­ta
    Diventare mari­nai
    Allo­ra si farebbe un grande ponte
    Con tante barche
    Intorno al mare

    Canzoni……….canzonette………. per alcu­ni stu­p­idag­gi­ni. Ed ecco la realtà invece pren­dere forma…..

    Ma come non appli­care le parole di Piano al ponte San Gior­gio alla nos­tra Mon­t­ele­co. Mon­t­ele­co ha bisog­no di Amore. Ha bisog­no che ce ne pren­di­amo cura. Le cose mate­ri­ali per essere sim­bo­lo di quelle spir­i­tu­ali. Abban­do­nan­do quelle spir­i­tu­ali ci dimen­tichi­amo anche di quelle mate­ri­ali. Allenan­do­ci in quelle mate­ri­ali ci scal­diamo per quelle spirituali.

    Da qui la set­ti­mana di lavoro che fare­mo in agos­to, pre­ce­du­ta da un mini-cam­po fat­to coi ragazzi del nos­tro cen­tro diurno, del cen­tro esti­vo, ragazzi già den­tro una “bol­la” di relazioni facili da con­trol­lare causa coro­na virus. Casa A ha bisog­no di cure, di essere amata.

    Da qui un prog­et­to che sta pren­den­do for­ma per la pulizia del bosco e la sua usufrut­ta­bil­ità da parte dei ragazzi, affinché torni­no a gio­care sem­pre nel bosco. Ne par­lere­mo molto presto entro sei mesi.

    Da qui il restau­ro del Cro­ci­fis­so, un po’ tra­bal­lante, “camo­la­to”, da rimet­tere a luci­do, da curare, da amare.

    Da qui la riparazione del­la vas­ca di rac­col­ta del­la turbina per far­la fun­zionare sem­pre meglio.

    Pren­der­ci cura di Mon­t­ele­co, amar­la per­ché sia un ponte dove pas­sano tut­ti, per­ché unis­ca i cuori dei ragazzi a Gesù, per­ché unis­ca gli uomi­ni e for­mi per­sone capaci di amare e essere pon­ti nel­la soci­età. C’è solo un modo per abil­itare ad amare: amare per pri­mi. Come Dio ha fat­to con ognuno di noi.

    Affinché poi Mon­t­ele­co diven­ti per tan­ti un seg­no per pren­der­si cura del ter­ri­to­rio (povera val Lemme abban­do­na­ta….) e del­la ter­ra intera. La Lauda­to sii ci gui­da a cer­care nuovi stili di vita a cui educare.

    L’Avventura dunque con­tin­ua, la Provvi­den­za ci sostiene. A set­tem­bre spe­ri­amo di pot­er dare la data per incon­trar­ci nuo­va­mente a Mon­t­ele­co e rac­con­ter­e­mo la Provvi­den­za dell’estate che già ha fat­to capoli­no abbon­dante a inizio estate. Ne vedremo e rac­con­ter­e­mo delle belle……

    Don Ful­ly

  • Che  cosa ci lascia questo tempo del corona virus?

    Che cosa ci lascia questo tempo del corona virus?

    Una delle con­sid­er­azioni che mi sono venute alla mente leggen­do le cronache quo­tid­i­ane è che abbi­amo riscop­er­to l’ovvio, la sem­plic­ità, l ‘essen­zial­ità del­la vita che ave­va­mo forse smarito.

    Ci siamo ricor­dati che siamo frag­ili, che pos­si­amo morire, che siamo fat­ti in maniera mer­av­igliosa ma frag­ile e se vogliono con­vin­cer­ci che passer­e­mo all’eternità attra­ver­so indo­lori titoli di coda dob­bi­amo pas­sar­ci attra­ver­so un ben più mis­te­rioso pas­sag­gio che ci las­cia sgo­men­ti, almeno li per li, con la sen­sazione di essere abbandonati.

    Ci siamo ricor­dati che è impor­tante lavar­ci le mani! Come se pri­ma lo aves­si­mo del tut­to dimen­ti­ca­to. Dimen­ti­ca­to che la nos­tra civiltà, la nos­tra lun­ga media di vita, è pas­sa­ta pro­prio dal­la divi­sione delle acque bianche e le acque nere, dall’avere un sis­tema fog­nario, dall’avere l’acqua in casa. Solo chi ha la grazia di essere sta­to dall’altra parte del mon­do e di aver vis­to come si vive sen­za un rubi­net­to in casa, sen­za un gabi­net­to, sen­za avere l’acqua da bere puli­ta sen­za ger­mi, ha il dono di pot­er ringraziare ogni giorno per questi basi­ci ele­men­ti per noi divenu­ti solo ogget­to di stram­berie estetiche.

    Ci siamo ricor­dati di stare a casa se ammalati per­ché pos­si­amo infettare qual­cuno. Una cosa log­i­ca, ma la log­i­ca dell’efficienza, dell’apparire ci ave­va un po’ tra­volti. Non si può ammet­tere di essere ammalati, ci si sente inutili, get­tati via. E allo­ra via a star­nu­tire in giro.

    Ci siamo ricor­dati che ci si mette in fila, ordi­nati, dis­tanziati, sen­za spin­gere, sen­za guardare il car­rel­lo del vici­no, sen­za par­lare ad alta voce approf­ittan­do dell’imbarazzo dei vici­ni per i nos­tri comizi del qualunque, sen­za l’assalto alla dili­gen­za del “c’ero pri­ma io” che trasfor­ma inno­cen­ti sig­nore in Ram­bo del pan­i­fi­cio o del macellaio.

    Ci siamo ricor­dati che si va a com­prare per­ché abbi­amo bisog­no: del pane, del­la carne, del dolce, di una bevan­da, del sale, del­la ver­du­ra, del deter­si­vo……… Non per una sfi­la­ta dove si pre­mia il car­rel­lo più pieno e chi l’ha vuo­to è un po’… sfi­ga­to. Ci siamo ricor­dati del­la nos­tra bot­te­ga sot­to casa e chi non l’aveva l’ha rimpianta……..

    Ci siamo ricor­dati che si può anche fare qual­cosa a casa, il pane, la pas­ta e tante altre pic­cole cose, risco­pren­do il sem­plice fat­to di accud­ire la casa, di viver­la e che non è un dor­mi­to­rio o una mul­ti­sala cin­e­ma con wifi annes­so. Forse le nos­tre case potreb­bero miglio­rare in tante pic­cole cose per essere più vivi­bili e forse c’è una casa comune (la ter­ra…) da cus­todire, da curare nelle sue fon­da­men­ta e nelle sue ….sup­pel­let­tili che noi uomi­ni le appic­ci­chi­amo sopra costruendo…..

    Ci siamo ricor­dati di chia­mare gli ami­ci, di pen­sare a per­sone lon­tane che improvvisa­mente diven­ta­vano vicine; mai abbi­amo avu­to così vivo il deside­rio di avere vici­no per­sone che gen­eral­mente las­ci­amo indi­etro o diamo addirit­tura per scon­tate. Le per­sone sono divenute impor­tan­ti, essen­ziali. Abbrac­cia­re, par­lare, bacia­re li ave­va­mo dati per scon­tati e ci sono man­cati, per nul­la alle­viati nel­la man­can­za da stu­pende inno­vazioni tec­no­logiche che altro non potran­no che ripren­dere il loro buon servizio a favore dell’incontro di PERSONE fat­te in carne e ossa!!

    Ci siamo ricor­dati di come era il mare, l’aria, la natu­ra pri­ma che le dessi­mo l’assalto. Mai avu­to un mare così puli­to, un’aria così buona………forse è il seg­nale che dovrem­mo cam­biare qual­cosa… illusi di vivere sani in un man­do ammalato………

    Ci siamo ricor­dati dei poveri, degli emar­ginati, di chi vive nel lavoro som­mer­so, di chi è pre­cario, di chi vive, mag­a­ri pure beni­no, con le nos­tre brici­o­line. Ma ci siamo ricor­dati di non spre­care le brici­o­line e allo­ra per loro non è rimas­to che fare la coda ai pac­chi ali­men­ta­ri. Ci erava­mo scor­dati che esistessero i sen­za tet­to ma occor­re­va bloc­car­li per la pan­demia, per difend­ere noi stes­si più che loro, e allo­ra sono emer­si. Speran­do non si inabissi­no nel dimenticatoio.

    Ci siamo ricor­dati del “lat­taio, del posti­no e la guardia comu­nal” , non avrem­mo mai cre­du­to ci fos­sero tante cat­e­gorie di per­sone per far fun­zionare la soci­età e tutte ugual­mente impor­tan­ti; impeg­nati a par­lare di ascen­sori e dis­tanze sociali ci siamo scor­dati che la soci­età è un cor­po fat­to da tan­tis­sime par­ti ognuna molto impor­tante e ognuna meritev­ole di essere riconosci­u­ta non se sta in alto o in bas­so ma per­ché sta al suo servizio del bene comune.

    Ci siamo ricor­dati che potrem­mo anche chi­ud­er­ci a ric­cio e pas­sare le vacanze in Italia, chi­ud­ere fron­tiere, por­ti e aero­por­ti ma se dagli altri pren­di­amo ener­gia, lavoro, materie prime e quant’altro ci pren­di­amo anche le con­seguen­ze di ques­ta mescolan­za che dob­bi­amo affrontare tut­ti insieme per­ché il virus fron­tiere non ne ha avute …. e che la pelle di Dio “è nera, rossa, gial­la, bruna, bian­ca per­ché Lui ci vede uguali davan­ti a sé…”

    Ci siamo infine ricor­dati persi­no di pre­gare!!! Un po’ pre­si dall’ansia del­la pan­demia , col­pi­ti dalle file di bare infi­nite che ci han­no ricorda­to che la vita deve ben valere qual­cosa di più di quel che c’è qua. E allo­ra forse un po’ di tem­po al Van­ge­lo si può ricavare per ripren­dere in mano la bus­so­la del­la nav­igazione del­la vita.

    E’ di questo sale, di ques­ta luce che noi dob­bi­amo essere tes­ti­moni in un mon­do che dis­prez­za col­oro che ritiene deboli, diver­si, ai mar­gi­ni portare la poten­za dell’amore che dice “vi fu det­to di odi­are chi ritieni nemi­co ma io vi dico di amare ogni per­sona per­ché è figlia di Dio…”

    Abbi­amo riscop­er­to l’ovvio, la sem­plic­ità del Van­ge­lo, la sua lib­ertà, la sua gius­tizia, la sua ver­ità, la sua bon­tà. Con ques­ta leg­gerez­za del cuore ritrova­ta ripar­ti­amo per un mon­do sem­pre uguale ma sem­pre diverso.

    Don Ful­ly

  • ARRIVA UN NUOVO VESCOVO

    ARRIVA UN NUOVO VESCOVO

    Io e Mon­t­ele­co abbi­amo in comune una cosa nonos­tante la dif­feren­za di età (70 con­tro 58 vince Mon­t­ele­co!!) Abbi­amo vis­to e vis­su­to lo stes­so numero di Vescovi: 6!

    Il Vesco­vo per eccel­len­za lega­to a Mon­t­ele­co è nat­u­ral­mente il Card Siri. Sot­to di lui e gra­zie al fat­to che lui nom­inò Don Ga e poi don I assis­ten­ti di Azione Cat­toli­ca, nacque Mon­t­ele­co e la nos­tra splen­di­da avven­tu­ra educa­ti­va. Fu lui che, con prover­biale colpo di mano (o di Spir­i­to San­to?), decise di autorità di las­cia­re Mon­t­ele­co a Don Ga e al Movi­men­to Ragazzi, nel peri­o­do in cui nacque il Movi­men­to con tutte le accese dis­cus­sioni fra lui e Don Ga. Le sue deci­sioni era­no inap­pella­bili e così, inap­pella­bil­mente pros­eguì Mon­t­ele­co. Poi ven­nero Canestri, Tet­ta­manzi e Bertone, tre “foresti” che poco sape­vano di Mon­t­ele­co e di quel­lo stra­no “Movi­men­to” tut­to gen­ovese; ma si fidarono dei col­lab­o­ra­tori. Canestri accom­pa­g­nò don Ga nell’ultimo viag­gio ver­so il Par­adiso, Tet­ta­manzi accolse l’invocazione di Don I di cer­care un aiu­to che por­tasse avan­ti l’idea pas­torale sceglien­do­mi come assis­tente, Bertone scelse la nuo­va sede di Oregi­na. Tut­ti e tre vis­i­tarono più volte Mon­t­ele­co spe­cial­mente gli ulti­mi due ai campi dioce­sani. Poi venne , per­me­t­tete­mi l’ardire “don Ange­lo”. Beh Il Card Bag­nasco era un ragazz­i­no di Mon­t­ele­co. Abbi­amo a lui regala­to la sua sche­da aut­en­ti­ca di gio­vane aspi­rante di AC dove brilla­vano buone note e la scrit­ta di tra­ver­so di pug­no di don I “entra­to in sem­i­nario nel 1955!!”. Il Car­di­nale ci ha accom­pa­g­na­to nei 50 e 60esimi del­la chiesa a Mon­t­ele­co, nell’inaugurazione del­la Turbina, nei con­veg­ni per i 90 e 100 anni di nasci­ta di don Ga. Tralas­cio nat­u­ral­mente tut­ti i vescovi ausil­iari che più dei tito­lari ci han­no accom­pa­g­na­to: Mons Canes­sa (l’entusiasmo di don I quan­do lo nom­i­narono era evi­dente!!) sug­ger­i­tore di Canestri e di Tet­ta­manzi per la mia nom­i­na, Mons Tanasi­ni un vero pati­to di Mon­t­ele­co che incor­ag­giò la coop­er­a­ti­va e il rifaci­men­to di casa C, Mons Palet­ti che inau­gurò il belvedere don Ga di fronte a sali­ta Li Gob­bi; e infine Mons Ansel­mi ded­i­to alla pas­torale gio­vanile ani­ma e cor­po addirit­tura nel con­siglio di ammin­is­trazione del­la Coop­er­a­ti­va e qui dico tut­to. Che sto­ria di vescovi con Mon­t­ele­co!!! Sare­mo riconosciu­ti a liv­el­lo eccle­siale? E ora arri­va un nuo­vo Vesco­vo: Padre Mar­co Tas­ca! E chi lo conosce? Il Papa e lo Spir­i­to San­to! Questo ci bas­ta! Suo uni­co obi­et­ti­vo è “mostrar­ci il Padre” Non è lui il Padre anche se spe­ri­amo tan­to ne sia un suo seg­no. Sia Padre e Madre per noi del Movi­men­to Ragazzi.

    Ogni cam­bi­a­men­to por­ta in sé una tris­tez­za (non dimen­tichi­amo che “las­ci­amo” — ma vi prego il tem­po dei necrolo­gi al Card Bag­nasco è anco­ra un bel po’ lon­tano — un ragaz­zo di Mon­t­ele­co!!) e una gioia. Un frances­cano ai tem­pi di Francesco! E’ un bel seg­no. Pen­si­amo alla Lauda­to sii e ai prog­et­ti legati alla turbina. Un lau­re­ato in psi­colo­gia non può che aver mas­ti­ca­to il pane educa­ti­vo, ed è sta­to for­ma­tore per molti anni. Dod­i­ci anni supe­ri­ore mon­di­ale dei Con­ven­tu­ali frances­cani non pos­sono che aver­lo aper­to a una dimen­sione mis­sion­ar­ia, ecu­meni­ca e mon­di­ale tut­ta roba che macini­amo da anni.

    A noi l’impegno di mostrar­gli il Movi­men­to Ragazzi in tutte le sue sfac­cettature come un dono del­lo Spir­i­to e del Con­cilio che sem­bra fat­to per la sua impostazione per i tem­pi di Francesco. Un movi­men­to che è anche “opera dioce­sana”, quin­di non clas­si­fi­ca­bile come “un onda­ta di movi­men­ti post ses­san­tot­to” come spes­so i soci­olo­gi sbriga­tivi fan­no, ma come una intu­izione pro­fon­da e pro­fet­i­ca di don Ga che vede­va un opera dioce­sana, lega­ta al ter­ri­to­rio, alle gente, al popo­lo di Dio, ma più flu­i­da che non le antiche forme con statu­ti e buro­cra­zie interne, più adat­ta­bile alla soci­età che è in movi­men­to per­petuo. Con al cen­tro il Van­ge­lo, i poveri e la scelta educa­ti­va forte. Ver­rà il Momen­to dell’incontro e ci pre­par­ere­mo. Sare­mo al soli­to obbe­di­en­ti con spir­i­to parte­ci­pa­ti­vo e non pas­si­vo. Cor­ag­gio Movi­men­to. Inizia un nuo­vo trat­to di stra­da e sarà mer­av­iglia e stupore.

    Don Ful­ly

  • Oggi, nella storia della nostra città, dei nostri ragazzi, dei nostri quartieri

    Oggi, nella storia della nostra città, dei nostri ragazzi, dei nostri quartieri

    Ecco che sti­amo per entrare nel­la cosid­det­ta Fase 2 dell’emergenza coro­na virus. Nes­suno di noi sa cosa lo aspet­ta. E’ bene pren­dere le parole di Papa Francesco come linee gui­da: PRUDENZA e OBBEDIENZA alle autorità. La Chiesa gius­ta­mente sof­fre come sof­frono tut­ti. Le stesse cose. La pri­vazione delle lib­ertà ma anche la con­sapev­olez­za che la lib­ertà ora è stare tut­ti insieme stes­sa bar­ca ha det­to Papa Francesco…. La crisi eco­nom­i­ca che tut­ti colpisce, pen­si­amo a Mon­t­ele­co nel suo pic­co­lo per esem­pio, ma anche la con­sapev­olez­za che la PROVVIDENZA non ci ver­rà a man­care come sempre.

    La chiesa si tro­va di fronte a un tem­po di grazia e spe­ri­amo lo sap­pia cogliere. La rif­les­sione sui sacra­men­ti e sul col­lega­men­to che essi han­no alla nos­tra vita è sta­ta e con­tin­ua a essere forte. Pos­si­amo vivere sen­za Eucares­tia? Ma pos­si­amo vivere sen­za Chiesa cioè sen­za incon­trar­ci, sen­za abbrac­cia­r­ci, sen­za stare insieme? La Chiesa vir­tuale è una ten­tazione grande ci ammonisce Papa Francesco. E non può essere esaus­ti­va benchè assai utile in questo momen­to. Sono venu­ti alla luce nodi da sem­pre sot­to­va­l­u­tati. Ridac­chi­a­va qual­cuno al sen­tire dei prob­le­mi dell’Amazzonia sen­za sacra­men­ti, poi non ha più riso ma ver­sato lacrime …..

    La chiesa è al pari di un super­mar­ket? E’ un museo? Molti si sono risen­ti­ti per la non riparten­za imme­di­a­ta delle chiese e l’abbiamo mes­sa sul piano dei gran­di ide­ali invece di far notare cose pratiche con­crete come la con­fu­sione fra funer­ali e ese­quie o la fake news di orde di fedeli mar­cianti ver­so l’Eucarestia quan­do le nos­tre chiese sono gen­eral­mente sen­za prob­le­mi di affol­la­men­to a parte qualche occa­sione lega­ta spes­so al folk­lore, alle tradizioni o a gran­di momen­ti col­let­tivi. Chi si potrebbe accorg­ere delle esigue per­sone che ven­gono a mes­sa feri­ale, già fal­cidiati dal­la pau­ra e dalle invet­tive dei figli che ordi­nano agli anziani gen­i­tori di starsene a casa? Forse bas­ta­va far notare alcune cose per ved­er­si affi­da­ta la ges­tione dei nos­tri spazi con il buon sen­so e la pru­den­za che la situ­azione ci chiede. Se ci trat­ter­an­no come i super­me­r­cati o i ris­toran­ti ora non potremo lamentarcene ….

    Grande è invece la occa­sione invece di cogliere la riemer­gente fame di sen­so molto forte, det­ta­ta dall’esserci scop­er­ti così frag­ili dopo decen­ni di decol­lo sci­en­tifi­co “l’uomo passeg­gia sul­la Luna …. Ma anco­ra non ha capi­to niente”; l’occasione di rivedere bene il nos­tro essere Chiesa, assem­blea feri­ta dal­la dis­tan­za, che si sco­pre mino­ran­za dis­per­sa ma anche desiderosa di stare insieme e di parte­ci­pare; l’occasione di dis­cernere tra la voglia del tornare tut­to e subito come pri­ma e la rif­les­sione che potrem­mo fare sul “non tornare a essere come pri­ma” ma cogliere l’occasione per ripen­sare tut­to, dal­la logis­ti­ca delle cit­tà, ora belle pulite da smog e inquina­men­to, a una nuo­va finan­za e econo­mia che si è incep­pa­ta per un minus­co­lo virus forse per­ché è inca­pace di con­cepire un sis­tema diver­so da quel­lo folle che sti­amo viven­do, a un modo nuo­vo sociale di stare insieme. E’ una occa­sione imperdi­bile per aggiustare il tiro, un seg­nale grande, forte, “tremen­do” per capire tante cose. A iniziare da cias­cuno nelle sue pri­or­ità per­son­ali. L’Eucarestia a questo serve, a ali­menta­re il cam­mi­no del Reg­no, non a essere invo­ca­ta magi­ca­mente fuori da ogni storia.

    Noi come Movi­men­to Ragazzi siamo den­tro ques­ta sto­ria. In pieno. Nel­la sto­ria del­la nos­tra cit­tà, dei nos­tri ragazzi, dei nos­tri quartieri. Vivi­amo e sof­fri­amo con tut­ti, con i ragazzi in prim­is, forte­mente col­pi­ti da questo virus, anche se non diret­ta­mente essendo non tan­to i col­pi­ti ma “gli untori”, spaven­tati anche al pun­to da non vol­er uscire di casa….. Con le famiglie che sono in crisi. Per­ché le famiglie dei nos­tri ragazzi, sono già abit­ual­mente in crisi e vivono in quel­la zona “gri­gia” che spes­so non viene col­ta dalle anal­isi sociali per­ché fuori dagli isee, sans papi­er a volte, o spro­fon­dati nelle neb­bie del dis­a­gio umano e per­son­ale. Alcune affon­dano inesora­bil­mente e ora affon­dano di più. I nos­tri edu­ca­tori tes­sono una rete di sol­i­da­ri­età educa­ti­va e eco­nom­i­ca che va da Oregi­na, al cen­tro stori­co, a Pont­edec­i­mo, dagli asili ai pro­gram­mi delle supe­ri­ori. In alcune delle nos­tre zone ci sono già vali­di col­lega­men­ti e lavori di rete con i Cen­tri di Ascolto e le asso­ci­azioni di Rifer­i­men­to: Pont­edec­i­mo, Cen­tro Stori­co, Oasis. Si crea rete sol­i­dale e si aiu­ta in ciò che si può: sup­por­ti tec­no­logi­ci ai ragazzi (la scuo­la ci ha colti impreparati in questo cam­po…… non tut­ti han­no com­put­er, cel­lu­lari, linee inter­net solide, ban­da larga …….. spes­so si ha un mis­ero cel­lu­lare con lin­ea starna……..e li ci deve stare tut­ta la famiglia…) e seguir­li da casa. Mon­i­tor­ag­gio sulle famiglie se han­no emer­gen­ze di viveri, di affit­ti, di bol­lette insolute. Facen­do rete coi cen­tri di ascolto e coi……benefattori.

    In questo un grup­po dei “Ragazzi di Don Ga” sospin­ti dal suo spir­i­to ha da pro­porvi qual­cosa. E’ vero ci sono tante asso­ci­azioni e tan­ti modi, dal­la Car­i­tas ai cen­tro di ascolto alle mense ………… ma c’è un grup­po di famiglie che sono “le nos­tre famiglie” i nos­tri ragazzi. Se vogliamo farcene cari­co come face­va don Ga infi­lan­do le sue mani nelle tas­cone del­la talare con­sun­ta e traen­done fuori ciò che la Provvi­den­za ave­va riem­pi­to essendo peren­nemente vuote………

    Ma qua ve ne par­lano meglio loro come fare.

    Da sto virus ne uscire­mo diver­si ma toc­ca a noi decidere come: se peg­gio o meglio. Decidiamo…

    Don Ful­ly

  • Andrà tutto bene? Sì, Cristo è risorto per questo andrà  tutto bene.

    Andrà tutto bene? Sì, Cristo è risorto per questo andrà  tutto bene.

    Gli auguri di Buona Pasqua di don Fully

    Caris­si­mi amici, 

    questi tem­pi duri ci invi­tano ad aprire gli occhi e il cuore. Quante volte a Mon­t­ele­co mi sono sen­ti­to inseg­nare che i mira­coli di Gesù a ciechi, sor­di e zop­pi era­no seg­ni per noi che abbi­amo occhi orec­chie e gambe ma non vedi­amo, non sen­ti­amo, non cam­mini­amo. Per­chè queste realtà  era­no soprat­tut­to spir­i­tu­ali ma quel­la spir­i­tu­al­ità  di Mon­t­ele­co, una spir­i­tu­al­ità  dall’umanesimo inte­grale che vede­va nell’uomo un tut­to da crescere e edu­care, inte­gral­mente , cor­po e spirito.

    E allo­ra ques­ta malat­tia del cor­po deve sveg­liare pari­men­ti la gua­ri­gione anche del­lo spir­i­to dove per spir­i­to si intende la capac­ità di riflet­tere sul sen­so di se stes­si, del­la vita, del­la umanità .

    Papa Francesco ci da ogni giorno parec­chie indi­cazioni su questo con parole anche dure e ci siamo illusi di essere sani in un mon­do mala­to. Indub­bi­a­mente la super­bia umana ha rice­vu­to un duro colpo. Ques­ta situ­azione la pen­sava­mo rel­e­ga­ta al medio­e­vo o la guar­dava­mo con una cer­ta suf­fi­cien­za ver­so i pae­si che rite­ni­amo sot­to svilup­pati. E invece abbi­amo scop­er­to di essere tut­ti sul­la stes­sa bar­ca e la tem­pes­ta è forte.

    Può essere dunque una grande occa­sione per tut­ti. Una occa­sione, non un automa­tismo. A noi la scelta. Pos­si­amo uscire da tut­to questo più iso­lati, più cini­ci, più arrab­biati, più cat­tivi, ovvero pri­gion­ieri di noi stes­si.  Oppure com­pren­dere meglio i nos­tri tem­pi, rim­boc­car­ci le maniche per cor­reg­gere gli errori, cam­biare rot­ta,. Aprire orec­chie , occhi e cuore per com­pren­dere il chiaro mes­sag­gio che gli avven­i­men­ti ci pos­sono trasmet­tere. Sprechi­amo risorse lad­dove ci sarebbe bisog­no di altro. Dimen­tichi­amo di essere fat­ti di argilla e dis­prezzi­amo la ter­ra. Ci rite­ni­amo auto­suf­fi­ci­en­ti in tut­to e ci ritro­vi­amo frag­ili e impo­ten­ti abbi­amo riscop­er­to quan­to sono impor­tan­ti le nos­tre relazioni umane , vere, fat­te di uno sguar­do di un abbrac­cio un bacio una tenerez­za vera fat­ta di carne. Lo strazio di chi ci ha las­ci­a­to sen­za un salu­to por­ti, come dal costa­to di Cristo san­guinante, vita nuo­va e più con­sapev­olez­za di met­tere in pri­mo piano ciò che con­ta. Finire­mo così di odi­ar­ci, far­ci guer­ra, derid­er­ci, esser­ci indif­fer­en­ti, sminuir­ci, far­ci insom­ma del male.

    Cara gente, insom­ma, prepari­amo­ci alla Pasqua, a risorg­ere, a ripren­dere la nos­tra vita non come pri­ma ma assai meglio. La Quares­i­ma fisi­ca forse dur­erà anco­ra un po’ ma noi risor­giamo con lo Spir­i­to d’Amore che Gesù dal­la croce ci dona. “Quest’uomo vera­mente è il Figlio di Dio”: che sia ques­ta la nos­tra realtà di Figli, di fratel­li e sorelle. Gesù ci dona lo Spir­i­to: il pri­mo frut­to sia la car­ità fra­ter­na, l’aiuto che ci doniamo fra noi e ver­so tut­ti, nes­suno esclu­so. L’amore frater­no con­cre­to ver­so chi è sta­to dura­mente col­pi­to nel­la malat­tia o nell’impoverimento eco­nom­i­co, deter­mi­na­to anche questo da un sis­tema mala­to e da guarire, sarà il cam­mi­no che il Sig­nore ci pone innanzi. Da subito.

    Buona Pasqua cara gente. Andrà tut­to bene? Sì, Cristo è risor­to per questo andrà  tut­to bene.

  • La Quaresima è una “quarantena”….

    La Quaresima è una “quarantena”….

    don Fully Doragrossa, marzo 2020

    Cari ami­ci ecco­ci quin­di nel cam­mi­no di Quares­i­ma. Una Quares­i­ma quest’anno all’insegna del fatidi­co coro­na virus.

    Ecco alcune sem­pli­ci rif­les­sioni. L’impedimento a parte­ci­pare alla cel­e­brazione delle ceneri e del­la pri­ma domeni­ca di Quares­i­ma ha forse riac­ce­so in tan­ti di noi una nos­tal­gia forte dell’Eucarestia. Lo ave­vo pen­sato a Cuba: chissà in Italia cosa suc­ced­erebbe se proibis­sero di andare in Chiesa?… forse si riac­cen­derebbe la voglia? In maniera così improvvisa e inaspet­ta­ta è accadu­to! Che cosa è una domeni­ca sen­za il Sig­nore, sen­za i fratel­li? Che cosa è la fede sen­za pot­er “toc­care” il Sig­nore e i fratelli?

    Ques­ta strana sen­sazione ci fac­cia riflet­tere , ci fac­cia gustare la gioia pro­fon­da di parte­ci­pare all’Eucarestia e pos­sa riac­cen­dere in ognuno di noi il deside­rio di far “ girare” la nos­tra vita intorno all’Amore di Dio che la Eucares­tia esprime.

    La Quares­i­ma, lo sap­pi­amo, è una “quar­an­te­na” dove cer­chi­amo di ripren­dere in mano la nos­tra vita, un momen­to di “deser­to” per rial­lac­cia­re i fili dis­ci­olti e sper­si del nos­tro cam­minare. In un mon­do davvero dis­per­si­vo, pieno di tante inutili situ­azioni, di dis­trazioni, di ten­tazioni, ecco che tor­ni­amo a dare pri­or­ità a Lui: la sua Paro­la, il suo Amore, la Car­ità come stile di vita.

    Sare­mo capaci di digiunare dalle parole inutili, dai giudizi fret­tolosi, dal­la voglia di apparire a tut­ti i costi, dall’uso dei nos­tri doni e qual­ità come pic­coli poteri dei nos­tri cos­mi per­son­ali, dal dis­prez­zo ver­so l’altro, dall’indifferenza alla sof­feren­za altrui, dal black out del­la ragione, dall’attaccamento smoda­to alle cose? Rius­cire­mo a rimanere in quar­an­te­na dai virus dell’anima in questi quar­an­ta giorni per pot­er poi ripren­dere con gioia il cam­mi­no? Provi­amo a dar­ci alcune linee del­la quares­i­ma sec­on­do il nos­tro ama­to Papa Francesco.

    Gioia e sen­so dell’umorismo: il san­to è capace di vivere con gioia e sen­so dell’umorismo. Sen­za perdere il real­is­mo, illu­mi­na gli altri con uno spir­i­to pos­i­ti­vo e ric­co di sper­an­za. Essere cris­tiani è «gioia nel­lo Spir­i­to San­to» (Rm 14,17), per­ché «all’amore di car­ità segue nec­es­sari­a­mente la gioia. Poiché chi ama gode sem­pre dell’unione con l’amato. Per cui alla car­ità segue la gioia». Ordi­nar­i­a­mente la gioia cris­tiana è accom­pa­g­na­ta dal sen­so dell’umorismo, così evi­dente, ad esem­pio, in san Tom­ma­so Moro, in san Vin­cen­zo de Paoli o in san Fil­ip­po Neri.

    Il malu­more non è un seg­no di san­tità: «Cac­cia la mal­in­co­nia dal tuo cuore» (Qo 11,10). E’ così tan­to quel­lo che rice­vi­amo dal Sig­nore per­ché pos­si­amo goderne (1 Tm 6,17), che a volte la tris­tez­za è lega­ta all’ingratitudine, con lo stare tal­mente chiusi in se stes­si da diventare inca­paci di riconoscere i doni di Dio. Sop­por­tazione, pazien­za, mitez­za: a par­tire da ques­ta fer­mez­za inte­ri­ore è pos­si­bile sop­portare, sostenere le con­tra­ri­età, le vicis­si­tu­di­ni del­la vita, e anche le aggres­sioni degli altri, le loro infedeltà e i loro

    difet­ti: «Se Dio è con noi, chi sarà con­tro di noi?» (Rm 8,31). Questo è fonte di pace che si esprime negli atteggia­men­ti di un san­to. Sul­la base di tale solid­ità inte­ri­ore, la tes­ti­mo­ni­an­za di san­tità, nel nos­tro mon­do accel­er­a­to, vol­u­bile e aggres­si­vo, è fat­ta di pazien­za e costan­za nel bene. Non ci fa bene guardare dall’alto in bas­so, assumere il ruo­lo di giu­di­ci spi­etati, con­sid­er­are gli altri come indeg­ni e pre­tendere con­tin­u­a­mente di dare lezioni. Ques­ta è una sot­tile for­ma di vio­len­za. L’umiltà può radi­car­si nel cuore sola­mente attra­ver­so le umil­i­azioni. Sen­za di esse non c’è umiltà né san­tità. Se tu non sei capace di sop­portare e offrire alcune umil­i­azioni non sei umile e non sei sul­la via del­la san­tità. La san­tità che Dio dona alla sua Chiesa viene medi­ante l’umiliazione del suo Figlio: ques­ta è la via.

    L’umiliazione ti por­ta ad assomigliare a Gesù; è parte ine­ludi­bile dell’imitazione di Cristo: «Cristo patì per voi, las­cian­dovi un esem­pio, per­ché ne seguiate le orme» (1 Pt 2,21). Egli a sua vol­ta man­i­fes­ta l’umiltà del Padre, che si umil­ia per cam­minare con il suo popo­lo, che sop­por­ta le sue infedeltà  e mor­morazioni auda­cia e fer­vore: la san­tità è “par­resia”, auda­cia, è¨ slan­cio evan­ge­liz­za­tore che las­cia un seg­no in questo mon­do. Per­ché ciò sia pos­si­bile, Gesù stes­so ci viene incon­tro e ci ripete con seren­ità e fer­mez­za: «Non abbi­ate pau­ra» (Mc 6,50). «Io sono con voi tut­ti i giorni, fino alla fine del mon­do» (Mt 28,20). Queste parole ci per­me­t­tono di cam­minare e servire con quell’atteggiamento pieno di cor­ag­gio che lo Spir­i­to San­to sus­ci­ta­va negli Apos­toli spin­gen­doli ad annun­cia­re Gesù Cristo. Auda­cia, entu­si­as­mo, par­lare con lib­ertà, fer­vore apos­toli­co, tut­to questo è com­pre­so nel vocabo­lo par­resia, paro­la con cui la Bib­bia esprime anche la lib­ertà  di un’esistenza che è aper­ta, per­ché si tro­va disponi­bile per Dio e per i fratel­li L’abitudine ci seduce e ci dice che non ha sen­so cer­care di cam­biare le cose, che non pos­si­amo far nul­la di fronte a ques­ta situ­azione, che è sem­pre sta­to così e che tut­tavia siamo andati avan­ti. Per l’abitudine noi non affron­ti­amo più il male e per­me­t­ti­amo che le cose vadano come van­no, o come alcu­ni han­no deciso che deb­bano andare. Ma, dunque, las­ci­amo che il Sig­nore ven­ga a risveg­liar­ci, a dare uno scos­sone al nos­tro tor­pore, a lib­er­ar­ci dall’inerzia. Sfidi­amo l’abitudinarietà, apri­amo bene gli occhi e gli orec­chi, e soprat­tut­to il cuore, per las­cia­r­ci smuo­vere da ciò che suc­cede intorno a noi e dal gri­do del­la Paro­la viva ed effi­cace del Risor­to. Chiedi­amo al Sig­nore la grazia di non esitare quan­do lo Spir­i­to esige da noi che fac­ciamo un pas­so avan­ti; chiedi­amo il cor­ag­gio apos­toli­co di comu­ni­care il Van­ge­lo agli altri e di rin­un­cia­re a fare del­la nos­tra vita un “museo di ricor­di”. In ogni situ­azione, las­ci­amo che lo Spir­i­to San­to ci fac­cia con­tem­plare la sto­ria nel­la prospet­ti­va di Gesù risor­to. In tal modo la Chiesa, invece di stan­car­si, potrà andare avan­ti accoglien­do le sor­p­rese del Sig­nore. Ecco cari ami­ci tre piste per la nos­tra quares­i­ma, per il nos­tro cam­mi­no di san­tità!!! Tre pilas­tri del nos­tro ama­to don Ga!! Era l’incarnazione del­la gioia e dell’audacia pas­torale e quante umil­i­azioni ha sop­por­ta­to!! Avvi­amo­ci con lui, nel nos­tro per­son­ale cam­mi­no di santità.

    Tut­ti dietro a Gesù. Buona Quaresima!!!

  • Dio ha le sue strade che non sono le nostre

    Dio ha le sue strade che non sono le nostre

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    Scri­vere due righe sui temi eco­logi­ci e su come stan­no influen­zan­do i nos­tri ragazzi puo apparire estrema­mente facile, forse sem­plicis­ti­co. Chi par­la di ecolo­gia oggi è subito tac­cia­to di essere un sem­p­li­ciot­to che segue la moda e si è las­ci­a­to intener­ire dal­la figu­ra di Gre­ta Thum­berg procla­ma­ta per­son­ag­gio dell’anno.

    La scrit­tura dà spun­ti inter­es­san­ti in Luca 1,76 dove si pre­an­nun­cia che “tu bam­bi­no sarai chiam­a­to pro­fe­ta dell’Altissimo” oppure il salmo 8,3 “con la boc­ca di bim­bi e lat­tan­ti affer­mi la tua poten­za”. Fa gius­ta­mente impres­sione vedere una bim­ba che bac­chet­ta i gran­di del­la ter­ra e questi che ascoltano e sono costret­ti a divider­si fra chi si bat­te il pet­to e chi la irride dall’alto del suo potere. Eppure a questo siamo giun­ti. A dover­ci far rim­prover­are dai bambini.

    Il tema eco­logi­co è pre­sente nel­la realtà delle cose ben al di là di Gre­ta Thum­berg, e le domande su dove il pro­gres­so, pri­ma indus­tri­ale poi tec­no­logi­co, ora dig­i­tale, medico, geneti­co, ci sta por­tan­do. Non si trat­ta di irrid­ere o di spostare il tema sul­la manipo­lazione o manipo­la­bil­ità di Gre­ta e dei gio­vani. Si trat­ta di affrontare le Domande cru­ciali ver­so il futuro. È un futuro sosteni­bile? È un futuro sosteni­bile per tut­ti? Sti­amo dif­fonden­do come cre­den­ti del Van­ge­lo il prin­ci­pio di fratel­lan­za e di con­di­vi­sione che Gesù ci ha inseg­na­to con sem­plic­ità? Trattare la ter­ra come una con­quista sot­to­pos­ta al denaro e al potere è il nor­male des­ti­no del­la sto­ria o è il demo­nio che cer­ca di osta­co­lare il Reg­no di Dio? La natu­ra ha i suoi lim­i­ti evi­den­ti, siamo dis­posti a rischiare il suo equi­lib­rio in nome di uno squilib­rio evi­dente fra pochi ric­chi e tan­ti poveri? 

    La ques­tione eco­log­i­ca è una ques­tione sociale ci dice Papa Francesco. Non si trat­ta di tin­gere di “verde” le attuali politiche las­cian­dole invari­ate, né di aggiun­gere “bio” come suff­is­so di ogni cibo o eco a qual­si­asi por­ca­ta. Si trat­ta di cam­biare stile di vita, di pen­sare sci­en­tifi­ca­mente e non con­tro la scien­za, a un modo diver­so di vivere. Per noi europei e statu­niten­si inclusi si trat­ta di met­tere il naso fuori dal­la por­ta di casa e vedere come vive il mon­do altrove, di capire che il nos­tro stile non è il migliore né il più aus­pi­ca­bile in molti aspet­ti. Si trat­ta di edu­care i nos­tri ragazzi a vivere con meno e con più sem­plic­ità. Mon­t­ele­co in questo è avan­ti da anni.….. E non solo con la turbina, bel­l’e­sem­pio di risparmio, pro­duzione puli­ta e pic­co­la, pic­co­lo guadag­no. Ma anche da anni i nos­tri campi ne par­lano e il prossi­mo anno si attuerà col Comune di Volt­ag­gio la rac­col­ta por­ta a por­ta, com­pre­so il com­postag­gio coin­vol­gen­do tutte le par­roc­chie. Pic­coli gesti per costru­ire una nuo­va men­tal­ità, più sol­i­dale, più atten­ta alla natu­ra, meno con­sum­isti­ca, più pronta a cer­care val­ori umani e spir­i­tu­ali e non materiali. 

    Noi ci cre­di­amo in nome del Van­ge­lo, del­la grat­i­tu­dine al cre­atore, delle linee di Papa Francesco nell’enciclica Lauda­to sii. E a Gre­ta dici­amo gra­zie per aver­ci sveg­lia­to per aver­ci mes­so la fac­cia e aver­la resa dura come pietra nonos­tante quante gliene han­no dette. Incred­i­bile ci sia rius­ci­ta una bam­bi­na e non scien­ziati, pro­fes­sion­isti, politi­ci etc etc etc ma qua rien­tri­amo alle citazioni iniziali.…. Dio ha le sue strade che non sono le nostre…(ISAIA 50,7)

    Ful­ly