Categoria: Problemi educativi oggi

  • ESTATE A MONTELECO

    ESTATE A MONTELECO

    Si è con­clusa l’estate a Mon­t­ele­co. Al soli­to piena di tan­ti sen­ti­men­ti, di azioni, di incon­tri, di giochi, risate, corse, can­ti e tut­to quel­lo che sap­pi­amo Mon­t­ele­co sa offrire.
    Con­di­vi­do con voi alcune rif­les­sioni spe­ciali che quest’anno sono emerse rispet­to a quelle di sem­pre che sem­pre, comunque, ci stan­no.
    1)Il tema era la PACE e, in par­ti­co­lare, ci siamo gio­cati le tre parabole del­la Mis­eri­cor­dia dell’evangelista Luca, una per set­ti­mana, sceglien­do bene le Parole che il Van­ge­lo pro­pone­va. Dap­pri­ma quel­la del Padre Buono, poi la pecorel­la smar­ri­ta (vero cult di Don Ga che quan­do la nar­ra­va ci sem­bra­va di ved­er­la e sen­tir­la ques­ta pecorel­la smar­ri­ta che bela­va…) e infine la don­na di casa e le mon­ete per­dute, dove Dio si parag­o­na a una don­na. Dico questo per­ché non si dimen­tichi che ciò che noi annun­ci­amo a Mon­t­ele­co è Gesù e non altro. In modo sem­plice, spie­gan­do il Padre nos­tro, inseg­nan­do a pre­gare col cor­po.
    2) La sec­on­da rif­les­sione l’hanno fat­ta fare un grup­po di ragazzi al pri­mo turno, tut­ti 14–15enni, tut­ti del­la cos­ta nord dell’Africa, tut­ti sbar­cati dai bar­coni e tenu­ti da comu­nità per minori non accom­pa­g­nati. Fino ad oggi tut­ti i musul­mani che parte­ci­pano ai turni han­no sem­pre ader­i­to alla preghiera del mat­ti­no e del­la sera sen­za fare troppe resisten­ze. Quest’anno il numero ele­va­to, una deci­na rispet­to trentaquat­tro, ha fat­to sì che facessero pre­sente che non era la loro reli­gione. La cosa si è risol­ta in maniera sem­plice: ha preval­so il loro essere ado­les­cen­ti. Quan­do si è proibito loro di venire in chiesa per­ché musul­mani loro sono venu­ti. Sem­plice!!! Tut­tavia, il tema è all’ordine del giorno. Preparare meglio le comu­nità e spie­gare che le ore del­la luce e delle stelle fan parte del pro­gram­ma educa­ti­vo (abbi­amo pro­pos­to un’ora del­la luce e delle stelle col cora­no ma fran­ca­mente ci è par­so che alla paro­la Dio i ragazzi ci guar­da­vano per­p­lessi, si trat­ta più di una iden­tità cul­tur­ale), preparare le comu­nità che invi­ino ragazzi che san­no l’italiano (tema spin­osis­si­mo e diven­ta­to iden­ti­tario men­tre è solo un tema cul­tur­ale e lessi­cale) per­ché altri­men­ti la cosa non fun­ziona granché, specie se sono un numero alto. Si isolano e non capis­cono nul­la. Devo anche dire che il team di edu­ca­tori è sta­to bravis­si­mo a reg­gere ques­ta situ­azione; intan­to tut­ti questi ragazzi han­no accetta­to tut­to il resto: han­no gio­ca­to, lavo­ra­to e rispet­ta­to ogni cosa. Al pri­mo accen­no di vio­len­za, come da rego­la di Mon­t­ele­co, uno è sta­to accom­pa­g­na­to a casa ad Alessan­dria, e tut­to si è pla­ca­to. La relazione con loro è divenu­ta, se non otti­ma, almeno amichev­ole e ser­e­na. Cer­to questi ragazzi lan­ciati sui bar­coni da famiglie che non fug­gono da guerre e carestie ma per avere un futuro non pos­si­bile al loro paese, ci inter­rogano su come accoglier­li. Il tema è spin­osis­si­mo, ma ci provo­ca. E la soluzione sarebbe sot­to gli occhi di tut­ti: i mil­iar­di spe­si per i mis­sili spendi­amoli per l’integrazione e per il lavoro. Fac­ciamo un piano casa che la situ­azione sta esplo­den­do. Questo serve per aiutare i minori.
    3)La terza rif­les­sione è invece sulle famiglie pre­sen­ti ques­ta estate al Leco. In cuci­na abbi­amo avu­to tan­tis­si­mi nuclei famigliari gio­vani con bim­bo tra gli zero e i tre anni, e tan­tis­sime famiglie gio­vani con bim­bi tra i quat­tro e i sette anni. Un bruli­care di passeg­gi­ni, di ciuc­ciot­ti, di gam­bette che cor­re­vano di qua e di là coi loro incer­ti pas­si a scor­raz­zare nel cor­tile, in refet­to­rio, in cuci­na. Scen­de­vi al mat­ti­no e trovavi questi fru­goli di man­co due anni pieni di ener­gia cor­ren­do con appres­so mamme già stanche alle sette del mat­ti­no che ten­ta­vano di con­tener­li. Una mer­av­iglia ai nos­tri occhi!!! E tan­ti ave­vano i figli già den­tro le squadre.
    Davvero era bel­lo fer­mar­si e con­tem­plare tut­to ciò. Avrò avu­to un sor­riso ine­beti­to ma asso­lu­ta­mente godu­rioso. Questo è il Par­adiso!!! Questo mi fa dire che il futuro di Mon­t­ele­co è garan­ti­to. Con­tinuiamo su ques­ta stra­da. E con­tinuiamo a colti­vare relazioni buone fra noi, con tut­ti. Con paca­ta deter­mi­nazione. C’è pos­to per tut­ti nel Reg­no di Dio e quin­di anche a
    Mon­t­ele­co. Anche il bivac­co finale ha vis­to la parte­ci­pazione di tan­tis­sime famiglie gio­vani a tut­to il bivac­co, rius­cen­do a fare tan­tis­si­mi lavori di volon­tari­a­to. Un altr’anno 70 anni di chiesa. Il 19 set­tem­bre già avvisato l’Arcivescovo. Lì dovre­mo davvero esser­ci tut­ti!!!
    Con­tinuiamo così!! Fully

  • IL CALCIO: METAFORA DEL MONDO D’OGGI

    IL CALCIO: METAFORA DEL MONDO D’OGGI

    Vole­vo pren­dere come spun­to, anche se ora­mai sono tal­mente lon­tani da appartenere alla sto­ria, i recen­ti mon­di­ali di cal­cio tenu­ti negli Sta­ti Uni­ti e come con­torno in Cana­da e Mes­si­co. Frut­to di politiche di altri tem­pi evidentemente.

    Mi han­no col­pi­to due fat­ti: il pri­mo come il cal­cio si sia mes­so prono agli inter­es­si dei poten­ti con quell’episodio in cui il pres­i­dente degli Sta­ti Uni­ti ha det­to che non era fal­lo e subito si sono adeguati a togliere la squal­i­fi­ca al gio­ca­tore in ques­tione. Il cal­cio lo sap­pi­amo bene, è utile seguir­lo per­chè ti dà lezioni di geopo­lit­i­ca e di econo­mia. Pros­pera in genere lad­dove ci sono i sol­di, si pone a utile «panem et circens­es»; è giun­to a un liv­el­lo di cor­ruzione e di fol­lia eco­nom­i­ca che dovrebbe in noi provo­care un dis­gus­to enorme. Cer­to, a ved­er­lo, a seguire questi «cam­pi­oni» che in braghette si sfi­dano attra­ver­so un pal­lone, cor­rere, e varie abil­ità non si può credere all’immenso per­cor­so che l’umanità ha fat­to rispet­to al famoso sta­dio «Colosseo» dove gli uomi­ni si diverti­vano a vedere mas­sacrare le per­sone com­pre­si i cre­den­ti in Cristo. Quel­la famosa grande civiltà si diverti­va a vedere ammaz­zare gente. La nos­tra mag­a­ri è rius­ci­ta a fare qualche pas­so avan­ti e diver­tir­si nel­la fes­ta e nelle abil­ità, ter­mi­nate le quali, ci si scam­bia una stret­ta di mano (a meno che tu non si argenti­no ver­rebbe da dire con bat­tuta azzar­da­ta…). Tut­tavia, le mag­a­gne nel cal­cio esistono e sono evi­den­ti: trop­pa col­lu­sione col potere e il danaro in un mon­do che fat­i­ca ad arrivare al ter­mine del giorno.

    Il sec­on­do fat­to che mi ha col­pi­to è sta­ta la for­mazione del­la squadra vin­cente: la mit­i­ca «Roja» la Spagna. Yamin Lamal sem­bra essere spun­ta­to da Ceu­ta, o da un turno del Movi­men­to Ragazzi a Mon­t­ele­co, fate voi. Con quel fac­ci­no da bim­bo, sor­ri­dente, fan­ta­sioso, cre­ati­vo ma molto obbe­di­ente alla squadra. I sovranisti grid­er­an­no che è marocchi­no non spag­no­lo; i buon­isti han­no appe­so in cam­era la foto con cui Mes­si fa il bag­net­to a un bim­bo di pochi mesi ed era pro­prio (casu­al­ità?) Yamin Lamal. A noi ricor­da che il Maroc­co dista 14 chilometri dal­la Spagna. Ma non solo Yamin Lamal gio­ca nel­la Spagna. Il bomber è un cer­to OyarZ­a­bal; la Zeta non mente: un bas­co! Gente delle mon­tagne, dei Pirenei. Popo­lo che lot­ta per l’indipendenza. Ma è spag­no­lo. Un marocchi­no e un bas­co.… trasci­nano la Spagna. Dove gio­ca­va Rodri, nato a Madrid gio­ca nel Bar­cel­lona. Cucurel­la ha fat­to pian­gere tut­ti ricor­dan­do per­chè gio­ca con quel­la zazzera impro­poni­bile; suo figlio che è autis­ti­co solo così lo riconosce in tele­vi­sione; e Cucurel­la come altri sei cal­ci­a­tori è del­la Cat­a­logna, di Bar­cel­lona insom­ma. Insom­ma, la nazionale spag­no­la in maniera ele­gante e molto meno impat­tante di altre (si pen­si alla Fran­cia) ci rac­con­ta che vince la mul­ti­cul­tur­al­ità, tan­to odi­a­ta da alcu­ni, che si vince unen­do le forze, andan­do d’accordo, e nat­u­ral­mente essendo abili nel gio­co del­la pal­la. Il cal­cio ha in sé, metafo­ra del mon­do di oggi, le energie per non perder­si per essere un luo­go di fes­ta. Non tut­to è per­du­to. A vedere il mon­do di oggi in gen­erale si è davvero dis­perati, non si intravede una via di usci­ta, ma se si guar­da intorno a noi dob­bi­amo avere la forza per riconoscere le poten­zial­ità che questo mon­do ha per andare avan­ti. Nelle fragilità dob­bi­amo sco­vare semi di sper­an­za. Fare come Papa Leone che con­tin­ua a tessere per la Pace con cal­ma sen­za trop­pa vis­i­bil­ità, ma sen­za cedere alla men­tal­ità pre­dom­i­nante, pre­po­tente e vio­len­ta. Abbi­amo gli anti­cor­pi per resti­tuire alla nos­tra civiltà un sen­so di pace e comunione.

    Infine, non pos­so non scrivervi dei nos­tri soli­ti tre turni a Mon­t­ele­co carat­ter­iz­za­ti da cucine stra­colme di bim­bi pic­coli tut­ti a servizio del bene comune. Una bel­la e affer­ma­ta novità. I turni dei ragazzi non sono più una novità. Turni dove si accol­go­no tante sto­rie, tante realtà che diven­tano magi­ca­mente gioia e fes­ta, impeg­no e dono di sé nel gio­co. Grat­i­tu­dine per tut­ti quan­ti davvero, edu­ca­tori, capi­grup­po e un popo­lo spes­so più «mis­to» di quan­to si cre­da tra ragazzi di comu­nità e assis­ten­ti e pri­vatis­si­mi cit­ta­di­ni. Ne ripar­lere­mo. A tut­ti un appun­ta­men­to imperdi­bile il 20 set­tem­bre all’Eucarestia per ricor­dare don Ga e don I.

  • ALLE ORIGINI DEI CAMPI ESTIVI

    ALLE ORIGINI DEI CAMPI ESTIVI

    Ho ulti­ma­mente let­to un bel libro, “Gen­o­va bru­cia”, che rac­coglie e rac­con­ta tut­ti i bom­bar­da­men­ti che Gen­o­va ha subito nell’ultima guer­ra mon­di­ale.  È impres­sio­n­ante oggi a 80 anni dal­la fine del­la guer­ra pen­sare che Beirut, Gaza e tan­ti altri luoghi nel mon­do sono oggi come erava­mo noi ottan­ta anni fa. Una cit­tà rasa al suo­lo, bom­bar­da­ta, feri­ta, dis­trut­ta. Mac­erie e bas­ta. Bam­bi­ni si aggi­ra­no per le strade. Persi­no le chiese sono state bom­bar­date e non poche. In estate la situ­azione col cal­do può peg­gio­rare. La scuo­la non c’è, le famiglie sono impeg­nate a spostare mac­erie e ricostru­ire…. L’idea di portare questi ragazzi a trascor­rere delle gior­nate all’aria buona, in com­pag­nia, donan­do loro alcu­ni giorni di gioia e alle­gria che si pos­sano col­le­gare all’idea del­la fede che unisce e che ci trasmette ques­ta gioia e ques­ta pos­si­bil­ità di vita è l’idea di due preti gio­vani quali sono don Ga e don I ma non sono i soli. Molti altri cer­cano di seguirne l’esempio. Così nascono i Grest, i campi estivi che poi col tem­po mod­i­f­i­cano la loro impostazione, diven­ter­an­no “le colonie” per tut­ti e poi col boom eco­nom­i­co si trasformer­an­no in vacanze garan­tite e queste espe­rien­ze diven­ter­an­no campi di formazione.

    Tut­tavia, la base di parten­za era sem­plice: riscop­er­ta del­la natu­ra, aria buona, fres­co, cibo garan­ti­to sano, buono, abbon­dante, alle­gria e pos­si­bil­ità di trascor­rere ore serene, che facessero per­cepire una vita pos­si­bile (e non dimen­ti­care la realtà) sot­to lo sguar­do del­la Chiesa e del Sig­nore. Qual­cuno storcerà il naso di fronte a questi obi­et­tivi. Sen­to già le obiezioni: e la for­mazione? E i con­tenu­ti? Quan­do il momen­to di preghiera è garan­ti­to nel­la sua sem­plic­ità e l’Eucarestia cel­e­bra l’unione nel­la car­ità i con­tenu­ti emer­gono da sé. La lode in mez­zo alla creazione, per­cepire Dio pre­sente nel­la vita dei fiu­mi, dei boschi, per­cepire tut­to come dono è un modo sem­plice e forte di sen­tire la pre­sen­za di un Dio come Gesù ce lo ha pre­sen­ta­to. Stare bene vivere bene stare alle­gri non è lode di Dio? Vivere gior­nate da fratel­li aiu­tan­dosi non è bel­lo? Dei bam­bi­ni dei ragazz­i­ni che devono fare se non gio­care e attra­ver­so il gio­co impara­re quelle poche fon­da­men­tali regole di vita che servi­ran­no per sem­pre? E non è lì che impara­no a esprimere sé stes­si? Quale con­tenu­to devono rice­vere? L’unico con­tenu­to è la vita di Gesù nei momen­ti di preghiera!  Par­largli di Lui, di come Lui parla­va di Dio, di come Lui inseg­na­va ad amar­si. E viver­lo nel­la gioia.

    Questo come sem­pre cercher­e­mo di fare a Mon­t­ele­co. Per car­ità, il con­tenu­to non man­ca: la PACE! Ma cosa volete a bim­bi e ragazzi il mes­sag­gio di Pace arri­va nel modo in cui li si trat­ta, nel­la for­ma in cui li si edu­ca al con­flit­to vis­su­to nelle regole e nell’accettazione del­la scon­fit­ta così come del­la vit­to­ria; nel rispet­to che si ha di loro; nell’abituarli che si pos­sono pas­sare diverse ore al giorno sen­za cel­lu­lare; nel mostrare quan­to è bel­lo sper­i­menta­re il pro­prio cor­po nel­la cor­sa, nel can­to, nel lavoro, nel saltare, roto­lar­si, infan­gar­si. La Pace non è star sedu­ti zit­ti e muti; quel­la è la pace di noi anziani che vor­rem­mo, la pace dei cimi­teri per non essere dis­tur­bati. Ma la Pace di Gesù non è quel­la che dà il mon­do. È la pace del­la gius­tizia, vis­su­ta in accese assem­blee del gio­co, ricer­ca­ta nei mille scon­tri che si han­no in una vita comu­ni­taria. E’ la pace di chi si sente ama­to e accetta­to per come è. È la pace di chi sente che gli altri ti cre­dono capace di miglio­rar­ti. È la Pace che da qua­si 80 anni cer­chi­amo di portare a Mon­t­ele­co per for­mare gente di Pace, pace nel­la scuo­la e nel­la fab­bri­ca, nel­la polit­i­ca e nel­lo sport, in famiglia, in auto­mo­bile, nel­la chiesa. Amen!

  • G8: 25 ANNI INUTILI?

    G8: 25 ANNI INUTILI?

    Sono pas­sati 25 anni dai giorni del G8 che a breve cele­br­ere­mo. Io c’ero, nes­suno me lo deve rac­con­tare. E al soli­to ho scrit­to bene le impres­sioni di quei giorni tan­to per non dimen­ti­care. Ricor­do lo smar­ri­men­to al ter­mine di quei giorni dopo tut­ta la emozione per l’attesa, lo stu­pore per 300.000 per­sone che dis­cute­vano paci­fi­ca­mente del futuro del piane­ta, alla fac­cia di quegli otto che face­vano altra roba. E ricor­do molto bene chi c’era fra quegli otto: qual­cuno c’è sem­pre, qual­cun altro è sta­to sos­ti­tu­ito da futuri emuli. Tut­tavia il mon­do glob­ale è assai dif­fer­ente oggi. Lo sgo­men­to era dato alla fine da ciò che era suc­ces­so. E dal­la net­ta sen­sazione che si era vis­su­to un even­to spar­ti­acque. E, infat­ti, il movi­men­to per un mon­do migliore non si riunì più, col­pi­to e divi­so da quegli even­ti, incrim­i­na­to di essere vio­len­to e non cred­i­bile. Non so se furono infil­trati apposi­ta­mente, man­dati a ottenere ciò che poi suc­cesse, so che il risul­ta­to fu quel­lo: un movi­men­to intero scred­i­ta­to. Qua­si che nes­suno potesse più osare dis­tur­bare l’ordine mon­di­ale impos­to dal G8.  Sem­bra­vano idee finite, sepolte. E, invece, come un’araba fenice, ma noi cre­den­ti direm­mo come un seme che muore e rinasce più rigoglioso di pri­ma, ecco nel 2015 spun­tar fuori da Roma, dal Papa, l’enciclica Lauda­to Sii. Allo­ra non era più un povero prete di cam­pagna (Pre­man­i­co) che si era mes­so in tes­ta, dal­la dis­per­azione, di fare l’ecologista, di re-impiantare la turbina a Mon­t­ele­co, di edu­care a uno stile di vita dif­fer­ente di quel­lo impos­to dal­la ricer­ca del PIL a tut­ti i costi, di vis­itare ripetu­ta­mente e persi­no di andare in quel­la parte del sud del mon­do dove si vive, nonos­tante che una pic­co­la fet­ta di poten­ti sprechi e con­su­mi la gran parte delle ris­erve del piane­ta. No! Era, e lo dico con orgoglio, la mia Chiesa che pren­de­va posizione, che annun­ci­a­va a tut­ti che se Dio ama gli uomi­ni e ha dato la vita per il mon­do, allo­ra questo piane­ta va con­di­vi­so ed è pos­si­bile far­lo con e per il bene di tut­ti. Ciò che, in quei giorni, tut­ti dice­vano essere parole ever­sive, parole impos­si­bile, parole non attua­bili, era­no pari pari riprese dal mag­is­tero del­la Chiesa. E non mi si par­li di vio­len­za, che la vio­len­za quel giorno fu inizia­ta solo da una parte. Res­ta sta­bilire solo se con coscien­za e ret­ta inten­zione o per dabbe­nag­gine e incom­pe­ten­za. Le reazioni vio­lente ci sono state e sono state sbagli­ate, come sem­pre e comunque è sbagli­a­ta qual­si­asi tipo di vio­len­za, ma il movi­men­to era paci­fi­co. Ma non è questo che inter­es­sa. Le parole del­la Lauda­to Sii sono state derise, crit­i­cate, dis­obbe­dite, come lo era­no quelle del movi­men­to e, quel che è grave, soprat­tut­to da chi avrebbe dovu­to accoglier­le con fil­iale rispet­to. Ma riman­gono lì, a dare sper­an­za a tut­ti quei ger­mogli nati dal seme che mori­va.  Si era anche svilup­pa­ta una sen­si­bil­ità con­di­visa, con mol­ta fat­i­ca, che ave­va por­ta­to le democra­zie a pren­dere deci­sioni impor­tan­ti nel cam­po del­lo svilup­po sosteni­bile. Ma gli impe­ri­al­is­mi han­no avu­to il sopravven­to. E non sapen­do come affrontare un argo­men­to trasver­salmente dif­fu­so nel popo­lo (per­ché è innega­bile che non affrontare i prob­le­mi di equi­lib­rio del­la ter­ra, seg­nalati nel­la enci­cli­ca, a patirne non sono solo i poveri ma anche i tan­ti ric­chi del piane­ta) han­no rispolver­a­to l’antica arma di dis­trazione e dis­truzione: la guer­ra mon­di­ale, sta­vol­ta fat­ta a pezzetti. È evi­dente che queste guerre ser­vono solo a sviare il piane­ta dai suoi prob­le­mi per per­me­t­tere a chi lucra su una dis­eguaglian­za che fa spaven­to di impedire che si fac­ciano riforme che freni­no lo spaven­toso dis­e­qui­lib­rio e met­tano a ris­chio gli iniqui guadag­ni che pochi fan­no a svan­tag­gio di tut­ti. Solo il denaro muove tut­to ciò: mam­mona! Denaro per pochi, non per tut­ti, per­ché nat­u­ral­mente la mon­e­ta pove­ri­na non c’entra nul­la e il gius­to salario di un operaio è benedet­to, cosi come quel­lo di un pro­fes­sion­ista, di un arti­giano o di un contadino.

    La battaglia con­tin­ua, dunque, sia fat­ta con l’umile voce del­la pecorel­la del Sig­nore di Assisi che con l’ancor più soave rug­gi­to di un Leone. Il G8 non è pas­sato invano. Riv­ive in ognuno di noi che abbia un sus­sul­to civile, un cuore che si apra ver­so il prossi­mo, una tes­ta che ragioni per il bene di tut­ti e sog­ni un mon­do migliore.

    L’ultimo capi­to­lo dell’enciclica di Papa Leone riprende il ter­mine “Civiltà dell’Amore”, ter­mine caro a Pao­lo VI (che ai miei tem­pi, anni 80, alcu­ni sem­i­nar­isti definirono “il Demo­nio!”) (sich!) Che sia l’ennesimo fiore di quei giorni? O forse son quei giorni che era­no una messe abbon­dante del­la Paro­la sem­i­na­ta nei cuori di tan­ti, sem­i­na che evi­den­te­mente non ha ces­sato di pro­durre frutti.

  • IL RUGGITO DEL LEONE O IL SUSSURRO DELLA PACE?

    IL RUGGITO DEL LEONE O IL SUSSURRO DELLA PACE?

    Fat­to sta che, da quan­do Papa Leone è anda­to nel­la ter­ra del suo ama­to Sant’Agostino, pros­eguen­do poi per il cuore dell’Africa, non ci è anda­to leg­gero con le dichiarazioni, sca­te­nan­do l’attenzione dei mass-media. Non si capisce bene per­ché: infat­ti queste parole il Papa le sta pro­nun­cian­do da tem­po ma, forse, sta­vol­ta la reazione, per così dire “un po’ scom­pos­ta” del Pres­i­dente degli Sta­ti Uni­ti (preghi­amo per lui seri­amente, per la salute sua e del suo paese) han­no dato un eco for­mi­da­bile alle dichiarazioni del Papa.

    Un cat­toli­co se la ride sot­to i baf­fi dici­amo la ver­ità; i gior­nali gri­dano alle parole del Papa sen­za capire che non sono sue le parole: sono sem­plice­mente quelle del Van­ge­lo. “Non abbi­ate pau­ra” e Papa Leone non ha pau­ra nem­meno del Pres­i­dente degli Sta­ti Uni­ti e se lo dice lui che è di lì…. “Pace a voi” e non può far altro che gri­dare Pace a tut­to il mon­do ripe­tendo il salu­to di Gesù risor­to. Nes­suno si accorge che sta com­men­tan­do i Van­geli del­la res­ur­rezione?  Con quell’aplomb che lo con­trad­dis­tingue sem­bra dire “Ma vi sem­bra che io abbia tem­po da perdere a rispon­dere a Trump? Io predi­co il Van­ge­lo e basta!”

    Cer­to è che ha inanel­la­to una serie di omelie e dichiarazioni che sono di una chiarez­za e pre­ci­sione che, a suo con­fron­to, Papa Francesco sem­bra un mod­er­a­to. Ve ne ripor­to solo alcune. Sono di una chiarez­za e durez­za incredibili

    Ven­go in Africa prin­ci­pal­mente come pas­tore, come capo del­la Chiesa Cat­toli­ca, per stare vici­no a tut­ti i cat­toli­ci in tut­ta l’Africa, per fes­teggia­re con loro, per incor­ag­gia­r­li e accompagnarli.

    Tut­tavia ci sono nat­u­ral­mente altre dimen­sioni del­la visi­ta. Ho avu­to un incon­tro molto pos­i­ti­vo con un grup­po di Imam in Camerun per pro­muo­vere, con­tin­uare a pro­muo­vere, come abbi­amo già fat­to in altri luoghi e come ha fat­to Papa Francesco durante il suo pon­tif­i­ca­to, il dial­o­go, la fra­ter­nità, attra­ver­so la com­pren­sione, l’accoglienza e la costruzione del­la pace con per­sone di tutte le religioni.

    Allo stes­so tem­po, è cir­co­la­ta una cer­ta ver­sione dei fat­ti che non è sta­ta accu­ra­ta in tut­ti i suoi aspet­ti, ma ciò è dovu­to alla situ­azione polit­i­ca cre­atasi quan­do, il pri­mo giorno del viag­gio, il Pres­i­dente degli Sta­ti Uni­ti ha fat­to alcune osser­vazioni su di me. Gran parte di ciò che è sta­to scrit­to da allo­ra è sta­to un susseguir­si di com­men­ti su com­men­ti, nel ten­ta­ti­vo di inter­pretare quan­to è sta­to det­to. Solo un pic­co­lo esem­pio. Il dis­cor­so che ho tenu­to all’Incontro di preghiera per la pace, un paio di giorni fa, era sta­to prepara­to due set­ti­mane fa, ben pri­ma che il Pres­i­dente facesse qual­si­asi com­men­to su di me e sul mes­sag­gio di pace che sto pro­muoven­do. Eppure, è sta­to inter­pre­ta­to come se stes­si cer­can­do di con­tro­bat­tere nuo­va­mente al Pres­i­dente, cosa che non è affat­to nel mio interesse.

    Quin­di pros­eguiamo il nos­tro viag­gio, con­tinuiamo a procla­mare il mes­sag­gio del Van­ge­lo, e il testo del Van­ge­lo che sti­amo uti­liz­zan­do per le liturgie offre una serie di aspet­ti diver­si, fan­tas­ti­ci e mer­av­igliosi su che cosa sig­ni­fichi essere cris­tiani, su che cosa sig­ni­fichi seguire Cristo, su che cosa sig­ni­fichi pro­muo­vere la fra­ter­nità, la fratel­lan­za, la fidu­cia nel Sig­nore, ma anche cer­care modi per pro­muo­vere la gius­tizia nel nos­tro mon­do, pro­muo­vere la pace nel nos­tro mondo.

    I sig­nori del­la guer­ra fin­gono di non sapere che bas­ta un atti­mo a dis­trug­gere, ma spes­so non bas­ta una vita a ricostru­ire. Fin­gono di non vedere che occor­rono mil­iar­di di dol­lari per uccidere e dev­astare, ma non si trovano le risorse nec­es­sarie a guarire, a edu­care, a risoll­e­vare. Chi rap­ina la vos­tra ter­ra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei prof­itti, in una spi­rale di desta­bi­liz­zazione e di morte sen­za fine. È un mon­do a rovescio, uno stravol­gi­men­to del­la creazione di Dio che ogni coscien­za ones­ta deve denun­cia­re e ripu­di­are, sceglien­do quell’inversione a U – la con­ver­sione – che con­duce nel­la direzione oppos­ta, sul­la stra­da sosteni­bile e ric­ca del­la fra­ter­nità umana. Il mon­do è dis­trut­to da pochi dom­i­na­tori ed è tenu­to in pie­di da una miri­ade di fratel­li e sorelle solidali! 

    Bastereb­bero questi due sem­pli­ci pas­si per fare riz­zare le orec­chie a tan­ti! Spe­cial­mente se nel­la mes­sa crismale, par­lan­do ai sac­er­doti ave­va appe­na det­to: La croce è parte del­la mis­sione: l’invio si fa più amaro e spaven­toso, ma anche più gra­tu­ito e dirompente. L’occupazione impe­ri­al­is­ti­ca del mon­do è allo­ra inter­rot­ta dall’interno, la vio­len­za che fino a oggi si fa legge è smascher­a­ta. Il Mes­sia povero, pri­gion­iero, rifi­u­ta­to, pre­cipi­ta nel buio del­la morte, ma così por­ta alla luce una creazione nuova.

    Il Papa denun­cia l’occupazione impe­ri­al­is­ti­ca del mon­do. Voi ami­ci del Movi­men­to Ragazzi ben capite dove le ho sen­tite per l’ultima vol­ta dieci anni fa ora­mai. Son parole non da poco, lo stan­no inizian­do a com­pren­dere bene in tan­ti. Forse il suo modo di fare sereno e tran­quil­lo ha dis­trat­to molti, ma le sue parole van­no dritte al cuore dei problemi.

    Ecco qua ami­ci del Movi­men­to. Il vostro assis­tente non ha parole migliori per riflet­tere sul mon­do di oggi. Vi las­cio altre per­le di questo “Papa Africano”. Sarà forse che l’Africa è ter­ra di Leoni e si è trova­to a casa, ma…..andate a cer­carvi i discorsi…..mamma mia!!

    Eccovi alcune perle…fate voi………

    Caris­si­mi, ho accen­na­to alle ric­chezze mate­ri­ali su cui pre­po­ten­ti inter­es­si met­tono le mani, anche nel vostro Paese. Quan­ta sof­feren­za, quante mor­ti, quante cat­a­strofi sociali e ambi­en­tali por­ta con sé ques­ta log­i­ca estrat­tivista! Vedi­amo ad ogni lat­i­tu­dine, ormai, come essa ali­men­ti un mod­el­lo di svilup­po che dis­crim­i­na ed esclude, ma che anco­ra pre­tende di impor­si come l’unico pos­si­bile. Il san­to Papa Pao­lo VI, inter­pre­tan­do acu­ta­mente le inqui­etu­di­ni del mon­do gio­vanile, già sessant’anni fa denun­ci­a­va «l’aspetto senile – del tut­to anacro­nis­ti­co – di una civiltà com­mer­ciale, edonis­ti­ca, mate­ri­al­is­ti­ca, che ten­ta anco­ra di spac­cia­r­si come por­ta­trice d’avvenire».

    Recitare il Rosario, allo­ra, ci impeg­na ad amare ogni per­sona con cuore mater­no, in modo con­cre­to e gen­eroso, e a spender­ci per il bene gli uni degli altri, spe­cial­mente dei più poveri. Una mam­ma ama i suoi figli, pur diver­si uno dall’altro, tut­ti allo stes­so modo e con tut­to il cuore. Anche noi, davan­ti alla Madre del cuore, vogliamo promet­tere di fare lo stes­so, adoperan­do­ci sen­za misura affinché a nes­suno manchi l’amore, e con esso il nec­es­sario per vivere in modo dig­ni­toso ed essere felice: per­ché chi ha fame abbia di che sfamar­si, per­ché tut­ti i malati pos­sano rice­vere le cure nec­es­sarie, per­ché ai bam­bi­ni sia garan­ti­ta un’adeguata istruzione, per­ché gli anziani vivano ser­e­na­mente gli anni del­la loro matu­rità. A tutte queste cose pen­sa una mam­ma: a tutte queste cose pen­sa Maria, e invi­ta anche noi a con­di­videre la sua sollecitudine.

    Oggi la Dot­t­ri­na sociale del­la Chiesa rap­p­re­sen­ta un aiu­to per chi­unque voglia affrontare le “cose nuove” che desta­bi­liz­zano il piane­ta e la con­viven­za umana, cer­can­do pri­ma di tut­to il Reg­no di Dio e la sua gius­tizia. Questo è parte fon­da­men­tale del­la mis­sione del­la Chiesa: con­tribuire alla for­mazione delle coscien­ze, medi­ante l’annuncio del Van­ge­lo, l’offerta di cri­teri morali e di aut­en­ti­ci prin­cipi eti­ci, nel rispet­to del­la lib­ertà di ogni indi­vid­uo e dell’autonomia dei popoli e dei loro gov­erni. L’obiettivo del­la Dot­t­ri­na sociale è edu­care ad affrontare i prob­le­mi, che sono sem­pre diver­si, per­ché ogni gen­er­azione è nuo­va, con nuove sfide, nuovi sog­ni, nuove domande.

    In par­ti­co­lare, davan­ti a noi si stagliano ques­tioni che scuotono le fon­da­men­ta dell’esperienza umana. Come ho avu­to modo di sot­to­lin­eare, parag­o­nan­do i nos­tri tem­pi a quel­li in cui Papa Leone XIII pro­mul­gò la Rerum novarum, oggi «l’esclusione è il nuo­vo volto dell’ingiustizia sociale. Il divario tra una “pic­co­la mino­ran­za” – l’1% del­la popo­lazione – e la stra­grande mag­gio­ran­za si è amplia­to in modo dram­mati­co. […] Quan­do par­liamo di esclu­sione, ci tro­vi­amo anche di fronte a un para­dos­so. La man­can­za di ter­ra, cibo, allog­gio e lavoro dig­ni­toso coesiste con l’accesso alle nuove tec­nolo­gie che si dif­fon­dono ovunque attra­ver­so i mer­cati glob­al­iz­za­ti. I tele­foni cel­lu­lari, i social net­work e persi­no l’intelligenza arti­fi­ciale sono alla por­ta­ta di mil­ioni di per­sone, com­pre­si i poveri» (Dis­cor­so ai Movi­men­ti popo­lari, 23 otto­bre 2025). Di con­seguen­za, è  com­pi­to indero­ga­bile delle Autorità civili e del­la buona polit­i­ca rimuo­vere gli osta­coli allo svilup­po umano inte­grale, del quale la des­ti­nazione uni­ver­sale dei beni e la sol­i­da­ri­età sono prin­cipi fondamentali.

    Non si può nascon­dere, ad esem­pio, che la rapidis­si­ma evoluzione tec­no­log­i­ca cui sti­amo assis­ten­do ha accel­er­a­to una spec­u­lazione con­nes­sa al bisog­no di materie prime, che sem­bra far dimen­ti­care esi­gen­ze fon­da­men­tali come la sal­va­guardia del cre­ato, i dirit­ti delle comu­nità locali, la dig­nità del lavoro, la tutela del­la salute pub­bli­ca. In propos­i­to, fac­cio mio l’appello di Papa Francesco, che pro­prio un anno fa las­ci­a­va questo mon­do: «Oggi dob­bi­amo dire no a un’economia dell’esclusione e del­la inequità. Ques­ta econo­mia uccide» (Francesco, Esort. ap. Evan­gelii gaudi­um, 53). È infat­ti anco­ra più evi­dente oggi, rispet­to ad alcu­ni anni fa, che la pro­lif­er­azione dei con­flit­ti armati ha tra i suoi prin­ci­pali moven­ti la col­o­niz­zazione di giaci­men­ti petro­lif­eri e minerari, sen­za riguar­do al dirit­to inter­nazionale e all’autodeterminazione dei popoli.

    Le stesse nuove tec­nolo­gie appaiono con­cepite e uti­liz­zate pri­mari­a­mente a scopi bel­li­ci e in cor­ni­ci di sig­ni­fi­ca­to che non las­ciano inten­dere una cresci­ta di oppor­tu­nità per tut­ti. Al con­trario, sen­za un cam­bio di pas­so nell’assunzione di respon­s­abil­ità polit­i­ca e sen­za rispet­to delle isti­tuzioni e degli accor­di inter­nazion­ali, il des­ti­no dell’umanità rischia di venire tragi­ca­mente com­pro­mes­so. Dio non vuole questo. Il suo Nome san­to non può essere pro­fana­to dal­la volon­tà di dominio, dal­la pre­poten­za e dal­la dis­crim­i­nazione: soprat­tut­to, mai dev’essere invo­ca­to per gius­ti­fi­care scelte e azioni di morte. Il vostro Paese non esi­ti a ver­i­fi­care le pro­prie trai­et­to­rie di svilup­po e le pos­i­tive oppor­tu­nità di col­lo­car­si sul­la sce­na inter­nazionale a servizio del dirit­to e del­la giustizia.

    Il vostro è un Paese gio­vane! Sono cer­to, dunque, che nel­la Chiesa tro­verete aiu­to per la for­mazione di coscien­ze libere e respon­s­abili, con cui andare insieme ver­so il futuro. In un mon­do fer­i­to dal­la pre­poten­za, i popoli han­no fame e sete di gius­tizia. Bisogna sti­mare chi crede nel­la pace e osare politiche con­tro­cor­rente, con al cen­tro il bene comune. Urge il cor­ag­gio di visioni nuove e di un pat­to educa­ti­vo che dia ai gio­vani spazio e fidu­cia. La cit­tà di Dio, cit­tà del­la pace, va accol­ta infat­ti come un dono che viene dall’alto e a cui vol­gere il deside­rio e ogni nos­tra risor­sa. È una promes­sa e un com­pi­to. I suoi abi­tan­ti «forg­er­an­no le loro spade in vomeri, le loro lance in fal­ci» (Is 2,4) e, asci­u­ga­ta ogni lacrima, parteciper­an­no al banchet­to non più ris­er­va­to a un’élite, per­ché grasse vivande, vini eccel­len­ti, cibi suc­cu­len­ti (cfr Is 25,6) saran­no con­di­visi fra tutti.

    “Una soci­età vera­mente grande non è quel­la che nasconde le sue debolezze, ma quel­la che le cir­con­da di amore”. Sì, è così. Questo è un prin­ci­pio di civiltà che ha radi­ci cris­tiane, per­ché è Cristo che nel­la sto­ria dell’umanità ha riscat­ta­to la dis­abil­ità dal­la maledi­zione e l’ha resti­tui­ta a piena dig­nità. Ma il Sal­va­tore non vuole e non può sal­var­ci sen­za la nos­tra col­lab­o­razione, sia sul piano per­son­ale che su quel­lo sociale: per­ciò ci chiede di amare i nos­tri fratel­li e le nos­tre sorelle non a parole ma nei fatti.

  • UNA NUOVA TURBINA

    UNA NUOVA TURBINA

    Dal 29 gen­naio è di nuo­vo in fun­zione la turbina a Mon­t­ele­co. Si trat­ta di una vec­chia idea di don Ga e don I, ma è sta­ta rimes­sa in fun­zione nel 2009 con nuo­va macchi­na, gra­zie alla fon­dazione San Pao­lo. L’idea è sem­plice: sfruttare 110 metri di dis­liv­el­lo tra le sor­gen­ti delle sette fontane e la casa di Mon­t­ele­co e con cir­ca 400 metri di tubazioni portare l’acqua for­ni­ta da Madre Natu­ra alla macchi­na che la trasfor­ma in ener­gia. Con le nuove tec­nolo­gie e un accor­do col Gestore dell’Energia la cor­rente prodot­ta, a cos­to zero, puli­ta, rin­nov­abile, sen­za intac­care l’ambiente, nel quale l’acqua viene rimes­sa in cir­co­lazione dopo la pro­duzione, si fa sì che la colo­nia abbat­ta di molto il cos­to del­la cor­rente e anzi for­nisca al paese un sur­plus molto impor­tante di ener­gia elet­tri­ca. Si è eti­ca­mente cor­ret­ti, tec­no­logi­ca­mente avan­za­ti e in più si risparmia e si guadagna un pochi­no. L’unico inghip­po sta nel­la rete elet­tri­ca nazionale che dis­deg­na i pic­coli cen­tri e quin­di la nos­tra vic­i­na cab­i­na dell’Enel (quel­la dove si anda­va a recitare il rosario nelle lunghe not­ti agostane degli anni 70 e 80 per inten­der­ci…) è appun­to anco­ra quel­la degli anni 70 e 80. Spes­so salta a causa di agen­ti atmos­feri­ci e il suo ripristi­no causa sbalzi di cor­rente, inver­sioni e quant’altro che pos­sono dan­neg­gia­re la nos­tra cen­trale. Così è sta­to recen­te­mente e ha causato un lun­go peri­o­do di inattività.

    Ora, gra­zie a una nuo­va fon­dazione “Una mano per gli altri”, la nuo­va turbina è sta­ta allac­cia­ta e ha ripreso la pro­duzione. In più sta­vol­ta la si può con­trol­lare comoda­mente da casa col tele­foni­no: magie del­la tec­nolo­gia! Men­tre scri­vo pro­duce 20 kilowatt/ora e lo vedo da comoda­mente sedu­to al mio tavo­lo in seminario.

    Chi mi segue nei video del Van­ge­lo tut­ti i giorni già avrà vis­to i miei video ripresi davan­ti alla turbina.

    Tut­to qua? Il mon­do bru­cia e tu ci par­li del­la turbina? Il fat­to è cari ami­ci che il nos­tro ami­co Don­ald e il nos­tro ami­co Vladimir han­no come scuse gli attac­chi a Ucraina e Iran, ma in realtà il loro vero obi­et­ti­vo è la turbina di Monteleco!

    È impazz­i­to!! Il nos­tro Ful­ly è impazz­i­to!! Si crede Napoleone!!

    Ma potrebbe di cer­to essere, la fol­lia fa parte dell’essere umano. Tut­tavia vor­rei farvi riflet­tere su questo mon­do impazz­i­to appar­ente­mente sen­za log­i­ca. Appar­ente­mente. Per­ché la log­i­ca è sem­pre quel­la: denaro e potere. E la ques­tione ener­get­i­ca è la ques­tione che con­duce diret­ta­mente al denaro. Il Petro­lio deter­mi­na il con­trol­lo sull’energia, sul­la qual­ità del­la vita, quin­di sul danaro. E il danaro è potere. Se il mon­do, come aus­pi­ca­to nel­la Lauda­to sii di Papa Francesco, si ori­en­tasse ver­so una con­di­vi­sione delle risorse; se le risorse venis­sero dal sole, dal­la ter­ra e fos­sero davvero con­di­vise, tut­ti vivreb­bero molto meglio, il benessere sarebbe dif­fu­so ma ahimè i pochi Pap­er­oni del petro­lio andreb­bero in decli­no. Se le tur­bine di Mon­t­ele­co invadessero il mon­do, se il deside­rio di ener­gia puli­ta e di sbat­ter­si per­ché ciò avvenisse si dif­fondesse, ecco che il mon­do sarebbe davvero riv­o­luzion­a­to. Questo chi coman­da il mon­do non può per­me­t­ter­lo. Da quan­do l’Europa ha fat­to la cosid­det­ta svol­ta green, non è sta­ta più per­do­na­ta. Le guerre che si suc­ce­dono sono sci­en­te­mente fat­te per met­ter­la in ragione, per pie­gar­la alla log­i­ca del Petro­lio, per far­la dipen­dere come pri­ma, o di qua o di là. Un mon­do in Pace con ener­gia per tut­ti dà fas­tidio. A chi pro­duce armi per pri­mo. E invece noi osti­nata­mente vogliamo perseguire un mon­do gius­to e inseg­nare ai nos­tri ragazzi che un mon­do più gius­to è pos­si­bile, che l’AI la si può usare non per rubare lavoro agli esseri umani e favorire così più lau­ti guadag­ni a pochi e mis­e­ria a molti, non per affi­lare armi e sot­tomet­tere con gli algo­rit­mi i cervel­li attra­ver­so i tele­foni­ni, ma per costru­ire un mon­do migliore per tut­ti. Le tec­nolo­gie aiu­tano e van­no ind­i­riz­zate ver­so il bene comune. Per­ché l’AI non esiste!! Esiste chi la pro­duce, la manipo­la e la impos­ta ai suoi scopi, spes­so non chiari e a favore di pochissimi.

    Per questo impeg­nar­si per la turbina ha un val­ore sim­bol­i­co altissi­mo, educa­ti­vo, con­cre­to; uno stile di vita insom­ma; nuo­vo o anti­co come don I che pas­sa­va a speg­nere le luci che noi mon­el­li las­ci­ava­mo accese. Come vedete nul­la di nuo­vo o tut­to di nuo­vo. Scegli­ete voi! Roveri­no a Mon­t­ele­co o Golf a Miami.

  • CUBA E RIFLESSIONI 

    CUBA E RIFLESSIONI 

    Cer­ta­mente mi chiederete, di ritorno da Cuba, nei giorni imme­di­ata­mente seguen­ti il blitz in Venezuela del golfista tex­ano-irlan­dese, come stan­no lag­giù? Cosa si aspet­tano vis­to che i prossi­mi potreb­bero essere pro­prio loro? Saran­no con­tenti o impauriti?

    Cari ami­ci, non sono poli­tol­o­go, non ho nem­meno la sfera di cristal­lo in mano, pos­so solo tes­ti­mo­ni­are che lag­giù si fat­i­ca  a met­tere insieme il pran­zo con la cena, che la scarsa ali­men­tazione fa aumentare a dis­misura le malat­tie por­tate dalle zan­zare, che non han­no cor­rente elet­tri­ca qua­si mai, che i prezzi sono sal­i­ti alle stelle e da 1 dol­laro per 24 pesos di dieci anni fa si è pas­sati a 1 dol­laro per 450 pesos e si con­tin­ua a aumentare. Quat­tro­mi­la pesos sono il cos­to di tre car­toni di uova e lo stipen­dio di un pro­fes­sore; novemi­la pesos è il salario di un medico (cos­to di cir­ca trenta lat­tine di bir­ra…). Il bigli­et­tone verde di Zio Pap­er­one, proibito e puni­to col carcere dieci anni fa, è ora nec­es­sario per com­prare nei negozi di sta­to in mano all’esercito; ah puoi anche usare una car­ta elet­tron­i­ca bas­ta che sia VISA.  Non essendo­ci Petro­lio e, ora­mai, nem­meno can­na da zuc­chero ma solo fagi­oli, aglio, insala­ta, banane, non cre­do che i marines arriver­an­no qui a Cuba. Se poi qual­cuno vuole ven­di­car­si osti­nata­mente beh allo­ra è un altro discorso…….

    Come vedete nul­la di nuo­vo… È col­pa del comu­nis­mo! È col­pa dell’embargo! Forse, forse di entram­bi ma io cre­do che “la col­pa” sia tut­ta nel sis­tema eco­nom­i­co mon­di­ale. Un sis­tema che pro­duce ingius­tizia. Ah! Ecco! Ce l’hai col cap­i­tal­is­mo! Ma guar­date io non lo so di cer­to ce l’ho col pec­ca­to dell’uomo  che ruba truc­can­do bilance (e bilan­ci) , fal­si­f­i­can­do e mod­i­f­i­can­do i cam­bi, i pesi e così truf­fa, ruba. Nei lib­ri del­la pri­ma Allean­za spes­so i pro­feti pun­ta­vano il dito ver­so quei pae­si che, truc­can­do le bilance, non paga­vano il gius­to o al con­trario si arric­chivano ruban­do al povero. Questo accade oggi col prez­zo del petro­lio e del cibo, dell’oro e di qual­si­asi mer­ce. Si met­tono dazi, si tol­go­no dazi e la gente muore di fame e qual­cuno accu­mu­la e arric­chisce. Bas­ta una spara­ta di un pres­i­dente a caso e la bor­sa sale, la bor­sa scende. Non ci sono sol­di per gli asili e la pre­ven­zione alle cat­a­strofi nat­u­rali ma per le armi spun­tano sol­di come formiche attorno al miele.

    Io non so quale sia il sis­tema eco­nom­i­co gius­to, so che è l’uomo che truc­ca, che fal­si­fi­ca, che ci mar­cia con grande gus­to in questi truc­chet­ti. Basterebbe seder­si attorno a un tavo­lo e sta­bilire salari giusti per tut­ti, sta­bilire val­ori che siano equi, con­di­videre e non imboscare o dis­trug­gere le mer­ci. Basterebbe las­cia­re ai popoli gestire le loro risorse e ridis­tribuir­le a chi ne ha davvero bisog­no e invece …  solo arric­chir­si, avere il potere.

    Tut­to questo è lon­tano dal Van­ge­lo mille miglia. È con­tro il Van­ge­lo, anche se lo si bran­disce come spa­da, per­ché solo chi mette in prat­i­ca la sua Paro­la è nel Reg­no di Dio, non chi dice “Sig­nore Sig­nore”.  Vedere in diret­ta le dis­par­ità che esistono sul­la ter­ra non ric­on­cil­ia affat­to col nos­tro mon­do, mette voglia di stare dal­la parte gius­ta: nos­tal­gi­co, sì un poco! Per for­tu­na Mon­t­ele­co e il Movi­men­to Ragazzi, la Con­sul­ta il Benedet­to XV mi ric­on­cil­iano un poco, e anche la mia Chiesa che cam­mi­na a fian­co di chi non ha niente e rimane l’unica voce uffi­ciale fuori dal coro mi aiu­ta un poco. Anche se il mon­do, i media trasfor­mano il rug­gi­to in una voce sot­tile, qua­si silen­ziosa. Ma è così e lì che si ascol­ta Gesù.

    La voce del Sig­nore gri­da alla cit­tà e chi ha sen­no teme il suo nome: “Ascoltate, tribù e assem­blea 10del­la cit­tà. Ci sono anco­ra nel­la casa del­l’em­pio i tesori ingius­ta­mente acquis­ta­ti e una detesta­bile efa ridot­ta?11Potrò io gius­ti­fi­care le bilance truc­cate e il sac­chet­to di pesi fal­si?  Michea 6,11

    Chi acca­parra il gra­no è maledet­to dal popo­lo, la benedi­zione è invo­ca­ta sul capo di chi lo vende. Prover­bi 11,26

  • E PACE AGLI UOMINI AMATI DAL SIGNORE

    E PACE AGLI UOMINI AMATI DAL SIGNORE

    È il gri­do del­la notte di Natale. Da duemi­la e più anni lo ascolti­amo, lo can­ti­amo ma non lo abbi­amo anco­ra né com­pre­so né mes­so in prat­i­ca. Dunque la casa è costru­i­ta sul­la sab­bia e rischia di crollare.

    Papa Leone ci ha par­la­to fin da subito di Pace “LA Pace sia con voi” e di Pace dis­ar­ma­ta e dis­ar­mante. Per questo Natale è usci­ta una nota del­la Cei su questo tema che riprende l’immediato invi­to che gli fece il Papa a costru­ire “case del­la Pace” a essere casa di Pace per gli uomi­ni. A dire il vero la nos­tra dio­ce­si subito si era adegua­ta pro­po­nen­do a tut­ti un cam­mi­no di Evan­ge­liz­zazione a par­tire dal­la Pace. Annun­cia­re Gesù è annun­cia­re la Pace.

    Ora la nota del­la Cei si fa anco­ra più esplici­ta. Non è breve, benchè si chi­a­mi nota, ma anzi è un appro­fondi­men­to molto ben arti­co­la­to sul tema del­la pace. Non c’è dub­bio che il suo pres­i­dente Card. Zup­pi, derivante dal mon­do di Sant’Egidio, sia par­ti­co­lar­mente prepara­to sul tema. Ma davvero non ci si era mai spin­ti così in avan­ti su questo tema. Vi invi­to a leg­gere la nota, molto luci­da e molto dura che prende posizione assai netta.

    Anz­i­tut­to svela con lungimi­ran­za che l’Europa viene mes­sa in croce dai ven­ti di guer­ra e viene mes­sa in mez­zo da poten­ti impe­ri­al­is­mi evi­den­te­mente mai sopi­ti: Rus­si, Amer­i­cani, Ottomani, Calif­fati vari, Cina, India, sono i vec­chi imperi a cui molti vor­reb­bero addirit­tura appog­gia­r­si, dimen­ti­can­do la sto­ria di Israele che, a forza di bal­lon­zo­lare fra impero Egiziano e impero Assiro-Babilonese, fu spaz­za­to via. Occorre seguire il Sig­nore, il Dio del­la Pace. Ci vuol poco a capire che la guer­ra all’Ucraina è una guer­ra all’Europa sostenu­ta anche dagli Sta­ti Uni­ti. Per­ché in un’era di imperi l’Europa è l’unica che si rifi­u­ta di esser­lo, almeno fino­ra. Ma la ten­tazione è pro­prio quel­la. Riar­mar­si, sostenere che la guer­ra è inelut­ta­bile, persi­no nec­es­saria. È già par­ti­ta la cam­pagna dei gior­nali (in mano a pochi edi­tori) delle tele­vi­sioni (idem come sopra) suadente, non diret­ta ma sub­dola, fat­ta di pic­cole abi­tu­di­ni, di video­giochi, di spez­zoni tele­vi­sivi, di lin­guag­gio appar­ente­mente sporti­vo. Ci stan­no preparan­do alla guer­ra. L’Avvenire, gior­nale dei vescovi, del­la chiesa ital­iana è l’unico a non scivolare in ques­ta direzione par­lan­do osti­nata­mente di Pace. Davvero la lun­ga e arti­co­la­ta nota del­la Cei affronta la situ­azione inter­nazionale con lungimi­ran­za sen­za cedere min­i­ma­mente ai ven­ti di guer­ra. Nes­sun odio alla Rus­sia, all’America ai musul­mani all’oriente; ma fer­ma e deter­mi­na­ta oppo­sizione alla trasver­sale lob­by delle armi che sof­fia ven­ti di guer­ra e che vede ben alleati tut­ti questi imperi, non per i popoli ma con­tro di essi, scar­i­can­do sul­la gente le bombe per pot­er­si tenere danaro, ric­chez­za, potere, inequità. Stra­no che gli ami­ci demonolo­gi, che vedono il demo­nio ovunque, tac­ciano e non lo vedono dietro questo mostru­oso movi­men­to di Mam­mona, il Dio denaro che sof­fia sulle guerre.

    La Cei, dunque, prende posizione anche sul­la pro­duzione di armi e sug­li inves­ti­men­ti a cui un cre­dente è richiesto di fug­gire. Un fat­to non pro­prio scon­ta­to. E in maniera net­ta e precisa.

    E, infine, per la pri­ma vol­ta in tan­ti anni si per­me­tte di dire che la pre­sen­za dei cap­pel­lani mil­i­tari può essere di cer­to dif­fer­ente e rimanere effi­cace­mente e spir­i­tual­mente atti­va in maniera dif­fer­ente che entrare coi gra­di nell’esercito. Una vera bom­ba. Vedremo se avrà fat­ti con­seguen­ti. Curiosità!

    Infine, per noi del Movi­men­to Ragazzi l’altro ter­mine che appare nel doc­u­men­to è “edu­care” ‚edu­care alla Pace. È un fat­to lento, costante, per­se­ver­ante. Edu­care a relazioni vere, pro­fonde, paci­fiche. Edu­care l’ascolto, l’incontro, la val­oriz­zazione dell’altro. Edu­care i ragazzi a vol­er­si bene. Ad aiutare i più poveri. A difend­er­si, sì ma con la non vio­len­za che non è debolez­za ma forza.

    A un vec­chio Boomer come me cresci­u­to nel Movi­men­to a pane e Ghan­di, pane e Luther King, tut­to ciò sem­bra persi­no super­fluo, qua­si anti­co, assoda­to, chiaro come l’acqua. E invece…eccoci anco­ra qua come Benedet­to XV a par­lare inascoltati di inutili stra­gi, di fol­lia del­la guer­ra men­tre tut­ti fan­no spal­luc­ce speran­do che a loro non toc­chi. Ma davvero abbi­amo a cuore i nos­tri nipoti? Davvero li vogliamo vedere attac­cati da droni spun­tati da chissà dove per difend­ere il mer­ca­to e la ric­chez­za di pochi?

    Alzi­amo la voce per far sen­tire che noi vogliamo economie giuste non di guer­ra e che vogliamo vivere con tut­ti in san­ta pace.

    Un gra­zie di cuore alla Cei che osa l’inosabile, che va con­tro cor­rente. Arriverà di cer­to il dilu­vio di critiche, ma non si può sem­pre tacere, occorre annun­ziare il Van­ge­lo sem­pre, e a Natale il Van­ge­lo dice “PACE IN TERRA AGLI UOMI AMATI DAL SIGNORE” e sic­come par­la ai pas­tori vuol dire che in questi “UOMINI” sono com­pre­si TUTTI GLI UOMINI!

    Cosa del resto palese in un bim­bo che si offre da man­gia­re e che nasce in una povertà dis­ar­ma­ta e dis­ar­mante men­tre il potere già cer­ca di uccider­lo. E lui incon­tra i magi di Ori­ente, non gli spara…

    Buon Natale gente…!

    Don Ful­ly

  • 100 Anni di Don Minetti: chi era costui?

    100 Anni di Don Minetti: chi era costui?

    I mon­t­ele­chi­ni doc sicu­ra­mente avran­no sen­ti­to par­lare del fan­tomati­co ISTITUTO CATECHISTICO DON MINETTI, for­ma giuridi­ca di Fon­dazione di Reli­gione, sot­to la quale vive Mon­t­ele­co e persi­no lo stes­so Movi­men­to Ragazzi, ragion per cui sono state cos­ti­tu­ite 25 anni fa la coop­er­a­ti­va IL SENTIERO DEL MOVIMENTO RAGAZZI e più recen­te­mente le forme asso­cia­tive, ulti­ma delle quali, “I RAGAZZI DI MONTELECO”.

    Vi con­fi­do che all’inizio del mio servizio, quan­do vidi questo fan­tomati­co ISTITUTO CATECHISTICO DON MINETTI, ci rimasi assai per­p­lesso, spe­cial­mente leggen­do il suo statu­to, data­to 1938 e fir­ma­to dall’allora “Cav­a­liere d’Italia”, pro­prio Lui, lui, lui!!!

    Essere l’assistente di un robo fir­ma­to da “lui, lui, lui” non mi piace­va molto. Poi un giorno, non so chi, mi regalò, o forse lo trovai in giro, un libro di Don Durante del 1960 inti­to­la­to “Un don Bosco in miniatu­ra – DON VINCENZO MINETTI”. Lo lessi di cor­sa e ammet­to che vi trovai quel filo rosso del Sig­nore e del­la sua provvi­den­za che scrive su righe storte. Poi, anni dopo, quan­do diven­ni par­ro­co del­la Provvi­den­za incon­trai la Sig­no­ra Sil­via Rina del 1933; mi prese in sim­pa­tia grande e poi capii per­ché. Mi regalò un libro del 1940 di Umber­to Mon­ti “Pre’ Minet­ti – un edu­ca­tore da ricor­dare” . anche questo divo­ra­to e la con­fer­ma che la Dio­ce­si ave­va vis­to bene a inti­to­lare le sue case a questo prete di Cer­tosa anche se nato a Sampier­dare­na nel 1856 e mor­to 100 anni fa nel 1935. E ora capirete per­ché e cosa c’entra lui con Don Ga e tut­ti noi. La Sig­no­ra Sil­via mi ha las­ci­a­to anche una foto dove si vede lei e la sua marea di fratel­li, una famiglia delle tante dell’epoca non cer­ta­mente in agio e che a Don Minet­ti ave­va affida­to i suoi ragazzi. Lei era prati­ca­mente l’ultima e se conobbe diret­ta­mente don Minet­ti non lo ricor­da­va. Sco­prii che con un salto di solo una per­sona ave­vo già incon­tra­to diret­ta­mente don Minet­ti!! E pazien­za se all’epoca in cui fon­darono la Fon­dazione di Reli­gione (prob­a­bil­mente pro­prio per non cadere nelle mani del fas­cio) era fir­ma­ta pro­prio da “ello”.

    E allo­ra: Don Minet­ti nasce nel 1856 alla Cel­la di Sampier­dare­na, da emi­granti di Ova­da, fer­rovieri. La mam­ma era sorel­la di un padre di San Fil­ip­po (e qui ci ricol­leghi­amo a don Ga e don I e all’attuale col­lab­o­razione con Padre Decaroli). Presto va alla Cer­tosa per pas­sare poi agli Arti­gianel­li fon­dati da Don Francesco Mon­te­bruno (Mon­te­bruno ….. qual­cuno sa come si chia­ma l’asilo Oasis in Albaro tenu­to dal­la nos­tra coop­er­a­ti­va? ….. Mon­te­bruno …… tut­to ha un filo…) Minet­ti Vin­cen­zo diven­ta dunque inseg­nante, mae­stro per la pre­ci­sione e nel 1880 è mae­stro nelle civiche scuole di Gen­o­va (civiche ….. che ci sia sot­to l’indicazione di una vocazione futu­ra del Movi­men­to a col­lab­o­rare con le scuole “civiche”?) E ci rimane per 40 anni!!

    Nel frat­tem­po fre­quen­ta l’Azione Cat­toli­ca e fon­da la Soci­età Opera­ia Cat­toli­ca del­la Cer­tosa; buon attore si pre­mu­ra di inscenare opere; è un buon cat­e­chista e forse questo gli fa balenare in tes­ta un’idea: non potrei divenire “sac­er­dote”?… come si dice­va allora….

    Nel 1886, 14 Mar­zo, prese la deci­sione di andare da Don Bosco. Don Bosco ha fonda­to l’oratorio di Sampier­dare­na e spes­so veni­va a vis­itare la sua crea­tu­ra. Vin­cen­zo Minet­ti andò, espose al san­to i suoi dub­bi e le sue sper­anze, don Bosco gli chiese “per­ché vuol far­si prete?” “per­ché così potrei atten­dere meglio e con più effi­ca­cia all’insegnamento del­la dot­t­ri­na cris­tiana”. Lin­guag­gio d’altri tem­pi nat­u­ral­mente ma il deside­rio di annun­cia­re il Van­ge­lo traspare. Don Bosco gli pose una mano sul­la spal­la e disse “Si fac­cia prete allora!”

    Iniz­iò gli stu­di e nel 1889 venne ordi­na­to sac­er­dote. Fu da subito evi­dente la sua inten­zione di dedi­car­si ai gio­vani. Fon­da la pic­co­la con­gregazione degli operai di San Giuseppe. Gli “operai” era­no i cat­e­chisti che FORMAVA per­ché fos­sero capaci a “inseg­nare”. E pure qua ….. for­ma­tore di for­ma­tori!! E ben presto ….. “rac­coglie­va nel suo cor­tile i fan­ci­ul­li delle scuole pub­bliche che ne avessero fat­ta doman­da; dopo una mezz’ora di ricreazione era­no avviati per clas­si nelle aule dove gli inseg­nan­ti per un quar­to d’ora spie­ga­vano il cat­e­chis­mo e poi assis­te­vano i ragazzi nel­lo svol­gi­men­to dei loro com­pi­ti, dis­tribuen­do loro gra­tuita­mente penne, copie e quaderni.” Inutile dire che si riv­ol­ge­va soprat­tut­to ai poveri che non ave­vano altro …. Cosa ne dite cari mon­t­ele­chi­ni? Questo face­va il doposcuo­la già nel 1890 ….. pri­ma del Genoa!!

    Si rac­con­ta nel libro delle attiv­ità estive di “ripe­tizioni” ( A Cuba anco­ra oggi si par­la di “repa­so”); delle gite alla Madon­na del Guardia, al Gar­bo, alla Madon­net­ta, a Coro­na­ta, Gaz­zo, Acquas­an­ta….; del­la sua opera grafi­ca di stampe illus­trate per il cat­e­chis­mo dif­fuse in tut­ta Italia (uso delle immag­i­ni…); fondò anche soci­età gin­niche a San Teodoro; la sua opera davvero si espanse in tut­ta la Valpol­cev­era , Sampier­dare­na, Lagac­cio; fondò e iniz­iò a costru­ire la chiesa del Borghet­to; dopo la grande guer­ra si dedicò agli orfanel­li col “Patrona­to di San Giuseppe” apren­do una tipografia e una faleg­name­ria per dar lavoro ai ragazzi che durarono però poco. Il tut­to nat­u­ral­mente andan­do a chiedere “benef­i­cen­za” a chi pote­va sen­za altri fon­di. Altri tem­pi. Basti pen­sare che inseg­nò alle ele­men­tari come prete, pur essendo la scuo­la laica e sen­za pos­si­bil­ità di fare lì cat­e­chis­mo. Eppure, il Comune lo pre­miò ai 40 anni di insegnamento.

    Don Minet­ti andò incon­tro anche a un grande fal­li­men­to. A 70 anni iniz­iò a cer­care come tutte queste opere avreb­bero potu­to andare avan­ti. Cer­cò nei Sale­siani, in don Ori­one ma non si dimostrarono inter­es­sati; si affidò a una soci­età di Milano che in quat­tro e quattr’otto fal­lì, dopo aver­lo estromes­so dal­la opera; fu manda­to a Roma quat­tro anni. Ritornò e ci fu di mez­zo persi­no il tri­bunale. Ma ora­mai Don Minet­ti era anziano e mala­to. Volò in cielo nel 1935.

    Un prete dona­to com­ple­ta­mente ai ragazzi, ai poveri, all’educazione. Capite bene che allo­ra chia­mar­ci don Minet­ti ci è meno indi­gesto. E poi ci sen­ti­amo così parte di una larga sto­ria che da Don Bosco arri­va diret­ta­mente a noi: una sto­ria di fede, di bene, di idee, di avven­ture tutte tese a far si che i nos­tri ragazzi cres­cano bene e fac­ciano del­la loro vita un capolavoro.

    Gra­zie Sig­nore per­ché ci accom­pa­g­ni sem­pre e ci chi­a­mi a essere operai del­la tua vigna. Operai di San Giuseppe o di Don Ga e don I non impor­ta sem­pre san­ti sono e alcu­ni del­la por­ta accan­to … par­don del­la colo­nia accanto.

    Don Ful­ly

  • Angeli Custodi in piazza

    Angeli Custodi in piazza

    Abbi­amo appe­na fes­teggia­to la nos­tra fes­ta. Quel­la con­vinzione che Dio ci guar­di con amore e si pren­da cura di noi per­sonal­mente, in una for­ma quan­tunque mis­te­riosa, impreved­i­bile, ma anche uno stile di vita. Diventare noi stes­si Angeli Cus­to­di, pren­der­si cura, come dici­amo nel nos­tro annuale prog­et­to: pren­der­ci cura e for­mare a pren­der­si cura.

    In quest’ottica, per così dire spir­i­tuale, mi piace vedere la marea di per­sone che è sce­sa in piaz­za per dare sol­i­da­ri­età e accom­pa­g­na­men­to alla flot­ta che por­ta­va aiu­ti uman­i­tari alla popo­lazione di Gaza. Molte le critiche arrivate: siete politi­ci, non pen­sate a Gaza ma a voi stes­si, avete obi­et­tivi dif­fer­en­ti che non l’aiuto ai palesti­ne­si, siete inutili, siete stru­men­tal­iz­za­ti dai ter­ror­isti, etc etc.

    Io la vedo diver­sa­mente: io vedo che forse c’è un risveg­lio di coscien­ze di fronte alla guer­ra, a quel­la guer­ra, su cui le attuali diri­gen­ze degli sta­ti ci stan­no indot­tri­nan­do con i loro mass-media, con i loro slo­gan solo in apparen­za con­trari alla guer­ra, ma con le azioni esat­ta­mente in quel­la direzione. La gente sce­sa in stra­da non ha volu­to girar­si dall’altra parte come il sac­er­dote, il levi­ta, ma ha volu­to osti­nata­mente dire “fac­ciamo qual­cosa”. Mi pare super­fluo qui ricor­dare che nes­suno ce l’ha con gli ebrei nè tan­tomeno col popo­lo israeliano, ma cer­ta­mente i loro gov­er­nan­ti, per usare un eufemis­mo, non sono lungimi­ran­ti e non ascoltano cer­to gli inseg­na­men­ti del­la Bib­bia Pri­mo tes­ta­men­to a cui fan­no rifer­i­men­to. Che Israele bloc­casse gli aiu­ti uman­i­tari era cer­to, non li fa pas­sare da mesi, pos­si­amo dire da decen­ni, vis­to che da decen­ni, non dà nem­meno l’acqua a quel popo­lo. Tut­tavia, citan­do Mons. Gron­dona e Guc­ci­ni, anche se poco o nul­la arrivasse bisog­na­va pur fare qual­cosa, anche un gesto sim­bol­i­co. E non si dove­va las­cia­re sole quelle per­sone. Ben vengano dunque gli scioperi (dove chi sci­opera non si allun­ga il week­end ma paga in pri­ma per­sona rin­un­cian­do a una gior­na­ta di lavoro). Cer­to un po’ tar­di­vi se si deve indi­vid­uare una col­pa. Ma qual­cosa occorre fare per Gaza, per l’Ucraina, per il Con­go, per il Sudan, per le decine di popoli in guer­ra con le armi che noi ven­di­amo loro. Con che dirit­to poi vor­rem­mo ten­er­ci fuori da un con­flit­to? Allo­ra agiamo ma non bas­ta uno sciopero, non bas­ta un cor­teo, pur impor­tan­ti, finan­co nec­es­sari. Occorre pen­sare e pen­sare, riflet­tere, costru­ire un altro mon­do un’altra econo­mia, altri­men­ti tut­to questo è solo un ribol­lire di pan­cia, pla­ca­to il quale, ritor­ni­amo ai nos­tri son­ni tran­quil­li. Quale mon­do sog­ni­amo? Quel­lo dove (sigh!) il dirit­to inter­nazionale con­ta fino a un cer­to pun­to? Lo dirò anche al vig­ile urbano che mi mul­terà per il posteg­gio “eh, lei non può mul­tar­mi, io ho dirit­to a parcheg­gia­re dove voglio, il dirit­to munic­i­pale con­ta fino a un cer­to pun­to, fino al pun­to dove mi rompe le scat­ole”. Lo dirò anche alla guardia di finan­za “eh, guar­di, io non pago le tasse, lei vuole costru­ire ospedali ma io sto bene di salute e vado in clin­i­ca pri­va­ta; quin­di, il suo dirit­to statale di rac­cogliere le tasse vale fino a un cer­to punto…”

    Noi lig­uri poi dob­bi­amo ben pen­sare a che cosa vogliamo fare: Gen­o­va cap­i­tale dell’idrogeno, dell’economia blu, del­la robot­i­ca, del tur­is­mo, o ….. cap­i­tale delle armi? Ehh­hh, sospi­ra­no quel­li del com­mer­ciale: …. la lin­ea è sot­tile non si può dis­tinguere!!! Baro­lo e Car­carone sono due bot­tiglie di rosso uguali ma si dis­tin­guono benissimo!

    Qual­cuno ha det­to “si è risveg­li­a­ta la gen­er­azione del G8”, spe­ri­amo! Spe­ri­amo che i ragazzi in piaz­za tan­ti anni fa, ora adul­ti quar­an­ten­ni, pren­dano in mano la situ­azione e pensi­no a qual­cosa di nuo­vo. Il cat­toli­co anti­co, tradizionale e, dunque papali­no, ha un suo cre­do: si chia­ma Lauda­to Sii. C’è scrit­to tut­to! Di cer­to si dirà che i paci­fisti sono ingenui, lo si è sem­pre det­to, che godono del­lo stile di vita che il cap­i­tal­is­mo gli offre (e questo è un po’ più sogget­ti­vo, non per tut­ti è così) che le guerre ci sono sem­pre state! Vero, ma forse noi cre­den­ti cre­di­amo in un Dio che ha det­to “Pace a voi”! Ma non puoi schier­ar­ti con le piazze che sono con­tro il gov­er­no, faresti polit­i­ca! A parte che polit­i­ca dob­bi­amo far­la per vocazione cris­tiana, appun­to pren­der­ci cura del bene comune, ma, come dice­vo, io cre­do che questo gri­do del popo­lo, e che di popo­lo si trat­ti bas­ta­va essere (io non c’ero ma vede­vo le foto che mi man­da­vano) nei cortei con famiglie e car­rozzine di bim­bi pic­coli, per dire bas­ta a questo cli­ma di guer­ra, a questo far fin­ta di nul­la finché non dovran­no par­tire i nos­tri figli, per­ché pri­ma o poi dovran­no par­tire per i vari fron­ti e tan­ti già ci sono. E allo­ra sì, questo gri­do va accolto, non va igno­ra­to. Cer­to come dice­va Radi­ni-Tedeschi nell’800 non siamo ami­ci di tut­ti gli scioperi, ma quan­do ci vuole ci vuole. Cer­to colpisce che si rag­giungano certe cifre di parte­ci­pazione per qual­cosa che col mon­do dei con­trat­ti di lavoro in apparen­za non c’entra. Ma c’entra eccome. La for­bice tra ric­chi e poveri si allarga e col panem (notate il boom di trasmis­sioni legate al cibo) et circens­es (dal cal­cio mala­to alle mille stu­p­idag­gi­ni che invadono web e tele­vi­sioni) stan­no rius­cen­do a fare stare tut­ti zit­ti. Forse è avvenu­to un sus­sul­to delle coscien­ze. Spe­ri­amo non finis­ca. Che non vuol dire spe­ri­amo che ci sia sciopero o che si occu­pino i bina­ri (spero non deb­ba pren­dere le dis­tanze dai vio­len­ti che mi pare una cosa ovvia) ma che spe­ri­amo che questo gri­do pos­sa essere ascolta­to. Ter­mi­no ripe­tendo ques­ta bel­lis­si­ma frase che don Ga propina­va (non so se sia sua…): Un gela­to è buono, due gelati sono molto buoni, tre gelati… a qual­cuno man­ca un gela­to. Nes­suno vuole la fame o vivere a pane e acqua ma, se esage­ri­amo, poi la vita ci chiederà di con­to… “Emmu sa detu” 80 anni fa…vorremmo con­tin­uare a vivere in Pace. Gra­zie. Cam­bi­amo l’economia aiu­ti­amo i pae­si del Sud del mondo!

    Insom­ma, cari ami­ci, gli Angeli cus­to­di ci chiedono di cus­todire la Pace, di cus­todire i Poveri (a propos­i­to Papa Leone ha appe­na scrit­to la esor­tazione sui poveri che si chia­ma “Ti ho ama­to!”) di cus­todire i nos­tri ragazzi e bim­bi. Se non diven­ter­e­mo Angeli Cus­to­di anche noi, temo che loro, quel­li veri, fac­ciano davvero sciopero …… No! Tran­quil­li, Dio lavo­ra anche quan­do sci­opera, mai ci abban­don­erà. I suoi Angeli rin­uncer­an­no allo stipen­dio ma ci pro­tegger­an­no sem­pre … se ci lascer­e­mo proteggere.

    Don Ful­ly