Si è conclusa l’estate a Monteleco. Al solito piena di tanti sentimenti, di azioni, di incontri, di giochi, risate, corse, canti e tutto quello che sappiamo Monteleco sa offrire. Condivido con voi alcune riflessioni speciali che quest’anno sono emerse rispetto a quelle di sempre che sempre, comunque, ci stanno. 1)Il tema era la PACE e, in particolare, ci siamo giocati le tre parabole della Misericordia dell’evangelista Luca, una per settimana, scegliendo bene le Parole che il Vangelo proponeva. Dapprima quella del Padre Buono, poi la pecorella smarrita (vero cult di Don Ga che quando la narrava ci sembrava di vederla e sentirla questa pecorella smarrita che belava…) e infine la donna di casa e le monete perdute, dove Dio si paragona a una donna. Dico questo perché non si dimentichi che ciò che noi annunciamo a Monteleco è Gesù e non altro. In modo semplice, spiegando il Padre nostro, insegnando a pregare col corpo. 2) La seconda riflessione l’hanno fatta fare un gruppo di ragazzi al primo turno, tutti 14–15enni, tutti della costa nord dell’Africa, tutti sbarcati dai barconi e tenuti da comunità per minori non accompagnati. Fino ad oggi tutti i musulmani che partecipano ai turni hanno sempre aderito alla preghiera del mattino e della sera senza fare troppe resistenze. Quest’anno il numero elevato, una decina rispetto trentaquattro, ha fatto sì che facessero presente che non era la loro religione. La cosa si è risolta in maniera semplice: ha prevalso il loro essere adolescenti. Quando si è proibito loro di venire in chiesa perché musulmani loro sono venuti. Semplice!!! Tuttavia, il tema è all’ordine del giorno. Preparare meglio le comunità e spiegare che le ore della luce e delle stelle fan parte del programma educativo (abbiamo proposto un’ora della luce e delle stelle col corano ma francamente ci è parso che alla parola Dio i ragazzi ci guardavano perplessi, si tratta più di una identità culturale), preparare le comunità che inviino ragazzi che sanno l’italiano (tema spinosissimo e diventato identitario mentre è solo un tema culturale e lessicale) perché altrimenti la cosa non funziona granché, specie se sono un numero alto. Si isolano e non capiscono nulla. Devo anche dire che il team di educatori è stato bravissimo a reggere questa situazione; intanto tutti questi ragazzi hanno accettato tutto il resto: hanno giocato, lavorato e rispettato ogni cosa. Al primo accenno di violenza, come da regola di Monteleco, uno è stato accompagnato a casa ad Alessandria, e tutto si è placato. La relazione con loro è divenuta, se non ottima, almeno amichevole e serena. Certo questi ragazzi lanciati sui barconi da famiglie che non fuggono da guerre e carestie ma per avere un futuro non possibile al loro paese, ci interrogano su come accoglierli. Il tema è spinosissimo, ma ci provoca. E la soluzione sarebbe sotto gli occhi di tutti: i miliardi spesi per i missili spendiamoli per l’integrazione e per il lavoro. Facciamo un piano casa che la situazione sta esplodendo. Questo serve per aiutare i minori. 3)La terza riflessione è invece sulle famiglie presenti questa estate al Leco. In cucina abbiamo avuto tantissimi nuclei famigliari giovani con bimbo tra gli zero e i tre anni, e tantissime famiglie giovani con bimbi tra i quattro e i sette anni. Un brulicare di passeggini, di ciucciotti, di gambette che correvano di qua e di là coi loro incerti passi a scorrazzare nel cortile, in refettorio, in cucina. Scendevi al mattino e trovavi questi frugoli di manco due anni pieni di energia correndo con appresso mamme già stanche alle sette del mattino che tentavano di contenerli. Una meraviglia ai nostri occhi!!! E tanti avevano i figli già dentro le squadre. Davvero era bello fermarsi e contemplare tutto ciò. Avrò avuto un sorriso inebetito ma assolutamente godurioso. Questo è il Paradiso!!! Questo mi fa dire che il futuro di Monteleco è garantito. Continuiamo su questa strada. E continuiamo a coltivare relazioni buone fra noi, con tutti. Con pacata determinazione. C’è posto per tutti nel Regno di Dio e quindi anche a Monteleco. Anche il bivacco finale ha visto la partecipazione di tantissime famiglie giovani a tutto il bivacco, riuscendo a fare tantissimi lavori di volontariato. Un altr’anno 70 anni di chiesa. Il 19 settembre già avvisato l’Arcivescovo. Lì dovremo davvero esserci tutti!!! Continuiamo così!! Fully
Volevo prendere come spunto, anche se oramai sono talmente lontani da appartenere alla storia, i recenti mondiali di calcio tenuti negli Stati Uniti e come contorno in Canada e Messico. Frutto di politiche di altri tempi evidentemente.
Mi hanno colpito due fatti: il primo come il calcio si sia messo prono agli interessi dei potenti con quell’episodio in cui il presidente degli Stati Uniti ha detto che non era fallo e subito si sono adeguati a togliere la squalifica al giocatore in questione. Il calcio lo sappiamo bene, è utile seguirlo perchè ti dà lezioni di geopolitica e di economia. Prospera in genere laddove ci sono i soldi, si pone a utile «panem et circenses»; è giunto a un livello di corruzione e di follia economica che dovrebbe in noi provocare un disgusto enorme. Certo, a vederlo, a seguire questi «campioni» che in braghette si sfidano attraverso un pallone, correre, e varie abilità non si può credere all’immenso percorso che l’umanità ha fatto rispetto al famoso stadio «Colosseo» dove gli uomini si divertivano a vedere massacrare le persone compresi i credenti in Cristo. Quella famosa grande civiltà si divertiva a vedere ammazzare gente. La nostra magari è riuscita a fare qualche passo avanti e divertirsi nella festa e nelle abilità, terminate le quali, ci si scambia una stretta di mano (a meno che tu non si argentino verrebbe da dire con battuta azzardata…). Tuttavia, le magagne nel calcio esistono e sono evidenti: troppa collusione col potere e il danaro in un mondo che fatica ad arrivare al termine del giorno.
Il secondo fatto che mi ha colpito è stata la formazione della squadra vincente: la mitica «Roja» la Spagna. Yamin Lamal sembra essere spuntato da Ceuta, o da un turno del Movimento Ragazzi a Monteleco, fate voi. Con quel faccino da bimbo, sorridente, fantasioso, creativo ma molto obbediente alla squadra. I sovranisti grideranno che è marocchino non spagnolo; i buonisti hanno appeso in camera la foto con cui Messi fa il bagnetto a un bimbo di pochi mesi ed era proprio (casualità?) Yamin Lamal. A noi ricorda che il Marocco dista 14 chilometri dalla Spagna. Ma non solo Yamin Lamal gioca nella Spagna. Il bomber è un certo OyarZabal; la Zeta non mente: un basco! Gente delle montagne, dei Pirenei. Popolo che lotta per l’indipendenza. Ma è spagnolo. Un marocchino e un basco.… trascinano la Spagna. Dove giocava Rodri, nato a Madrid gioca nel Barcellona. Cucurella ha fatto piangere tutti ricordando perchè gioca con quella zazzera improponibile; suo figlio che è autistico solo così lo riconosce in televisione; e Cucurella come altri sei calciatori è della Catalogna, di Barcellona insomma. Insomma, la nazionale spagnola in maniera elegante e molto meno impattante di altre (si pensi alla Francia) ci racconta che vince la multiculturalità, tanto odiata da alcuni, che si vince unendo le forze, andando d’accordo, e naturalmente essendo abili nel gioco della palla. Il calcio ha in sé, metafora del mondo di oggi, le energie per non perdersi per essere un luogo di festa. Non tutto è perduto. A vedere il mondo di oggi in generale si è davvero disperati, non si intravede una via di uscita, ma se si guarda intorno a noi dobbiamo avere la forza per riconoscere le potenzialità che questo mondo ha per andare avanti. Nelle fragilità dobbiamo scovare semi di speranza. Fare come Papa Leone che continua a tessere per la Pace con calma senza troppa visibilità, ma senza cedere alla mentalità predominante, prepotente e violenta. Abbiamo gli anticorpi per restituire alla nostra civiltà un senso di pace e comunione.
Infine, non posso non scrivervi dei nostri soliti tre turni a Monteleco caratterizzati da cucine stracolme di bimbi piccoli tutti a servizio del bene comune. Una bella e affermata novità. I turni dei ragazzi non sono più una novità. Turni dove si accolgono tante storie, tante realtà che diventano magicamente gioia e festa, impegno e dono di sé nel gioco. Gratitudine per tutti quanti davvero, educatori, capigruppo e un popolo spesso più «misto» di quanto si creda tra ragazzi di comunità e assistenti e privatissimi cittadini. Ne riparleremo. A tutti un appuntamento imperdibile il 20 settembre all’Eucarestia per ricordare don Ga e don I.
Ho ultimamente letto un bel libro, “Genova brucia”, che raccoglie e racconta tutti i bombardamenti che Genova ha subito nell’ultima guerra mondiale. È impressionante oggi a 80 anni dalla fine della guerra pensare che Beirut, Gaza e tanti altri luoghi nel mondo sono oggi come eravamo noi ottanta anni fa. Una città rasa al suolo, bombardata, ferita, distrutta. Macerie e basta. Bambini si aggirano per le strade. Persino le chiese sono state bombardate e non poche. In estate la situazione col caldo può peggiorare. La scuola non c’è, le famiglie sono impegnate a spostare macerie e ricostruire…. L’idea di portare questi ragazzi a trascorrere delle giornate all’aria buona, in compagnia, donando loro alcuni giorni di gioia e allegria che si possano collegare all’idea della fede che unisce e che ci trasmette questa gioia e questa possibilità di vita è l’idea di due preti giovani quali sono don Ga e don I ma non sono i soli. Molti altri cercano di seguirne l’esempio. Così nascono i Grest, i campi estivi che poi col tempo modificano la loro impostazione, diventeranno “le colonie” per tutti e poi col boom economico si trasformeranno in vacanze garantite e queste esperienze diventeranno campi di formazione.
Tuttavia, la base di partenza era semplice: riscoperta della natura, aria buona, fresco, cibo garantito sano, buono, abbondante, allegria e possibilità di trascorrere ore serene, che facessero percepire una vita possibile (e non dimenticare la realtà) sotto lo sguardo della Chiesa e del Signore. Qualcuno storcerà il naso di fronte a questi obiettivi. Sento già le obiezioni: e la formazione? E i contenuti? Quando il momento di preghiera è garantito nella sua semplicità e l’Eucarestia celebra l’unione nella carità i contenuti emergono da sé. La lode in mezzo alla creazione, percepire Dio presente nella vita dei fiumi, dei boschi, percepire tutto come dono è un modo semplice e forte di sentire la presenza di un Dio come Gesù ce lo ha presentato. Stare bene vivere bene stare allegri non è lode di Dio? Vivere giornate da fratelli aiutandosi non è bello? Dei bambini dei ragazzini che devono fare se non giocare e attraverso il gioco imparare quelle poche fondamentali regole di vita che serviranno per sempre? E non è lì che imparano a esprimere sé stessi? Quale contenuto devono ricevere? L’unico contenuto è la vita di Gesù nei momenti di preghiera! Parlargli di Lui, di come Lui parlava di Dio, di come Lui insegnava ad amarsi. E viverlo nella gioia.
Questo come sempre cercheremo di fare a Monteleco. Per carità, il contenuto non manca: la PACE! Ma cosa volete a bimbi e ragazzi il messaggio di Pace arriva nel modo in cui li si tratta, nella forma in cui li si educa al conflitto vissuto nelle regole e nell’accettazione della sconfitta così come della vittoria; nel rispetto che si ha di loro; nell’abituarli che si possono passare diverse ore al giorno senza cellulare; nel mostrare quanto è bello sperimentare il proprio corpo nella corsa, nel canto, nel lavoro, nel saltare, rotolarsi, infangarsi. La Pace non è star seduti zitti e muti; quella è la pace di noi anziani che vorremmo, la pace dei cimiteri per non essere disturbati. Ma la Pace di Gesù non è quella che dà il mondo. È la pace della giustizia, vissuta in accese assemblee del gioco, ricercata nei mille scontri che si hanno in una vita comunitaria. E’ la pace di chi si sente amato e accettato per come è. È la pace di chi sente che gli altri ti credono capace di migliorarti. È la Pace che da quasi 80 anni cerchiamo di portare a Monteleco per formare gente di Pace, pace nella scuola e nella fabbrica, nella politica e nello sport, in famiglia, in automobile, nella chiesa. Amen!
Sono passati 25 anni dai giorni del G8 che a breve celebreremo. Io c’ero, nessuno me lo deve raccontare. E al solito ho scritto bene le impressioni di quei giorni tanto per non dimenticare. Ricordo lo smarrimento al termine di quei giorni dopo tutta la emozione per l’attesa, lo stupore per 300.000 persone che discutevano pacificamente del futuro del pianeta, alla faccia di quegli otto che facevano altra roba. E ricordo molto bene chi c’era fra quegli otto: qualcuno c’è sempre, qualcun altro è stato sostituito da futuri emuli. Tuttavia il mondo globale è assai differente oggi. Lo sgomento era dato alla fine da ciò che era successo. E dalla netta sensazione che si era vissuto un evento spartiacque. E, infatti, il movimento per un mondo migliore non si riunì più, colpito e diviso da quegli eventi, incriminato di essere violento e non credibile. Non so se furono infiltrati appositamente, mandati a ottenere ciò che poi successe, so che il risultato fu quello: un movimento intero screditato. Quasi che nessuno potesse più osare disturbare l’ordine mondiale imposto dal G8. Sembravano idee finite, sepolte. E, invece, come un’araba fenice, ma noi credenti diremmo come un seme che muore e rinasce più rigoglioso di prima, ecco nel 2015 spuntar fuori da Roma, dal Papa, l’enciclica Laudato Sii. Allora non era più un povero prete di campagna (Premanico) che si era messo in testa, dalla disperazione, di fare l’ecologista, di re-impiantare la turbina a Monteleco, di educare a uno stile di vita differente di quello imposto dalla ricerca del PIL a tutti i costi, di visitare ripetutamente e persino di andare in quella parte del sud del mondo dove si vive, nonostante che una piccola fetta di potenti sprechi e consumi la gran parte delle riserve del pianeta. No! Era, e lo dico con orgoglio, la mia Chiesa che prendeva posizione, che annunciava a tutti che se Dio ama gli uomini e ha dato la vita per il mondo, allora questo pianeta va condiviso ed è possibile farlo con e per il bene di tutti. Ciò che, in quei giorni, tutti dicevano essere parole eversive, parole impossibile, parole non attuabili, erano pari pari riprese dal magistero della Chiesa. E non mi si parli di violenza, che la violenza quel giorno fu iniziata solo da una parte. Resta stabilire solo se con coscienza e retta intenzione o per dabbenaggine e incompetenza. Le reazioni violente ci sono state e sono state sbagliate, come sempre e comunque è sbagliata qualsiasi tipo di violenza, ma il movimento era pacifico. Ma non è questo che interessa. Le parole della Laudato Sii sono state derise, criticate, disobbedite, come lo erano quelle del movimento e, quel che è grave, soprattutto da chi avrebbe dovuto accoglierle con filiale rispetto. Ma rimangono lì, a dare speranza a tutti quei germogli nati dal seme che moriva. Si era anche sviluppata una sensibilità condivisa, con molta fatica, che aveva portato le democrazie a prendere decisioni importanti nel campo dello sviluppo sostenibile. Ma gli imperialismi hanno avuto il sopravvento. E non sapendo come affrontare un argomento trasversalmente diffuso nel popolo (perché è innegabile che non affrontare i problemi di equilibrio della terra, segnalati nella enciclica, a patirne non sono solo i poveri ma anche i tanti ricchi del pianeta) hanno rispolverato l’antica arma di distrazione e distruzione: la guerra mondiale, stavolta fatta a pezzetti. È evidente che queste guerre servono solo a sviare il pianeta dai suoi problemi per permettere a chi lucra su una diseguaglianza che fa spavento di impedire che si facciano riforme che frenino lo spaventoso disequilibrio e mettano a rischio gli iniqui guadagni che pochi fanno a svantaggio di tutti. Solo il denaro muove tutto ciò: mammona! Denaro per pochi, non per tutti, perché naturalmente la moneta poverina non c’entra nulla e il giusto salario di un operaio è benedetto, cosi come quello di un professionista, di un artigiano o di un contadino.
La battaglia continua, dunque, sia fatta con l’umile voce della pecorella del Signore di Assisi che con l’ancor più soave ruggito di un Leone. Il G8 non è passato invano. Rivive in ognuno di noi che abbia un sussulto civile, un cuore che si apra verso il prossimo, una testa che ragioni per il bene di tutti e sogni un mondo migliore.
L’ultimo capitolo dell’enciclica di Papa Leone riprende il termine “Civiltà dell’Amore”, termine caro a Paolo VI (che ai miei tempi, anni 80, alcuni seminaristi definirono “il Demonio!”) (sich!) Che sia l’ennesimo fiore di quei giorni? O forse son quei giorni che erano una messe abbondante della Parola seminata nei cuori di tanti, semina che evidentemente non ha cessato di produrre frutti.
Fatto sta che, da quando Papa Leone è andato nella terra del suo amato Sant’Agostino, proseguendo poi per il cuore dell’Africa, non ci è andato leggero con le dichiarazioni, scatenando l’attenzione dei mass-media. Non si capisce bene perché: infatti queste parole il Papa le sta pronunciando da tempo ma, forse, stavolta la reazione, per così dire “un po’ scomposta” del Presidente degli Stati Uniti (preghiamo per lui seriamente, per la salute sua e del suo paese) hanno dato un eco formidabile alle dichiarazioni del Papa.
Un cattolico se la ride sotto i baffi diciamo la verità; i giornali gridano alle parole del Papa senza capire che non sono sue le parole: sono semplicemente quelle del Vangelo. “Non abbiate paura” e Papa Leone non ha paura nemmeno del Presidente degli Stati Uniti e se lo dice lui che è di lì…. “Pace a voi” e non può far altro che gridare Pace a tutto il mondo ripetendo il saluto di Gesù risorto. Nessuno si accorge che sta commentando i Vangeli della resurrezione? Con quell’aplomb che lo contraddistingue sembra dire “Ma vi sembra che io abbia tempo da perdere a rispondere a Trump? Io predico il Vangelo e basta!”
Certo è che ha inanellato una serie di omelie e dichiarazioni che sono di una chiarezza e precisione che, a suo confronto, Papa Francesco sembra un moderato. Ve ne riporto solo alcune. Sono di una chiarezza e durezza incredibili
Vengo in Africa principalmente come pastore, come capo della Chiesa Cattolica, per stare vicino a tutti i cattolici in tutta l’Africa, per festeggiare con loro, per incoraggiarli e accompagnarli.
Tuttavia ci sono naturalmente altre dimensioni della visita. Ho avuto un incontro molto positivo con un gruppo di Imam in Camerun per promuovere, continuare a promuovere, come abbiamo già fatto in altri luoghi e come ha fatto Papa Francesco durante il suo pontificato, il dialogo, la fraternità, attraverso la comprensione, l’accoglienza e la costruzione della pace con persone di tutte le religioni.
Allo stesso tempo, è circolata una certa versione dei fatti che non è stata accurata in tutti i suoi aspetti, ma ciò è dovuto alla situazione politica creatasi quando, il primo giorno del viaggio, il Presidente degli Stati Uniti ha fatto alcune osservazioni su di me. Gran parte di ciò che è stato scritto da allora è stato un susseguirsi di commenti su commenti, nel tentativo di interpretare quanto è stato detto. Solo un piccolo esempio. Il discorso che ho tenuto all’Incontro di preghiera per la pace, un paio di giorni fa, era stato preparato due settimane fa, ben prima che il Presidente facesse qualsiasi commento su di me e sul messaggio di pace che sto promuovendo. Eppure, è stato interpretato come se stessi cercando di controbattere nuovamente al Presidente, cosa che non è affatto nel mio interesse.
Quindi proseguiamo il nostro viaggio, continuiamo a proclamare il messaggio del Vangelo, e il testo del Vangelo che stiamo utilizzando per le liturgie offre una serie di aspetti diversi, fantastici e meravigliosi su che cosa significhi essere cristiani, su che cosa significhi seguire Cristo, su che cosa significhi promuovere la fraternità, la fratellanza, la fiducia nel Signore, ma anche cercare modi per promuovere la giustizia nel nostro mondo, promuovere la pace nel nostro mondo.
I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire. Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare.Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine. È un mondo a rovescio, uno stravolgimento della creazione di Dio che ogni coscienza onesta deve denunciare e ripudiare, scegliendo quell’inversione a U – la conversione – che conduce nella direzione opposta, sulla strada sostenibile e ricca della fraternità umana. Il mondo è distrutto da pochi dominatori ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali!
Basterebbero questi due semplici passi per fare rizzare le orecchie a tanti! Specialmente se nella messa crismale, parlando ai sacerdoti aveva appena detto: La croce è parte della missione: l’invio si fa più amaro e spaventoso, ma anche più gratuito e dirompente. L’occupazione imperialistica del mondo è allora interrotta dall’interno, la violenza che fino a oggi si fa legge è smascherata. Il Messia povero, prigioniero, rifiutato, precipita nel buio della morte, ma così porta alla luce una creazione nuova.
Il Papa denuncia l’occupazione imperialistica del mondo. Voi amici del Movimento Ragazzi ben capite dove le ho sentite per l’ultima volta dieci anni fa oramai. Son parole non da poco, lo stanno iniziando a comprendere bene in tanti. Forse il suo modo di fare sereno e tranquillo ha distratto molti, ma le sue parole vanno dritte al cuore dei problemi.
Ecco qua amici del Movimento. Il vostro assistente non ha parole migliori per riflettere sul mondo di oggi. Vi lascio altre perle di questo “Papa Africano”. Sarà forse che l’Africa è terra di Leoni e si è trovato a casa, ma…..andate a cercarvi i discorsi…..mamma mia!!
Eccovi alcune perle…fate voi………
Carissimi, ho accennato alle ricchezze materiali su cui prepotenti interessi mettono le mani, anche nel vostro Paese. Quanta sofferenza, quante morti, quante catastrofi sociali e ambientali porta con sé questa logica estrattivista! Vediamo ad ogni latitudine, ormai, come essa alimenti un modello di sviluppo che discrimina ed esclude, ma che ancora pretende di imporsi come l’unico possibile. Il santo Papa Paolo VI, interpretando acutamente le inquietudini del mondo giovanile, già sessant’anni fa denunciava «l’aspetto senile – del tutto anacronistico – di una civiltà commerciale, edonistica, materialistica, che tenta ancora di spacciarsi come portatrice d’avvenire».
Recitare il Rosario, allora, ci impegna ad amare ogni persona con cuore materno, in modo concreto e generoso, e a spenderci per il bene gli uni degli altri, specialmente dei più poveri. Una mamma ama i suoi figli, pur diversi uno dall’altro, tutti allo stesso modo e con tutto il cuore. Anche noi, davanti alla Madre del cuore, vogliamo promettere di fare lo stesso, adoperandoci senza misura affinché a nessuno manchi l’amore, e con esso il necessario per vivere in modo dignitoso ed essere felice: perché chi ha fame abbia di che sfamarsi, perché tutti i malati possano ricevere le cure necessarie, perché ai bambini sia garantita un’adeguata istruzione, perché gli anziani vivano serenamente gli anni della loro maturità. A tutte queste cose pensa una mamma: a tutte queste cose pensa Maria, e invita anche noi a condividere la sua sollecitudine.
Oggi la Dottrina sociale della Chiesa rappresenta un aiuto per chiunque voglia affrontare le “cose nuove” che destabilizzano il pianeta e la convivenza umana, cercando prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia. Questo è parte fondamentale della missione della Chiesa: contribuire alla formazione delle coscienze, mediante l’annuncio del Vangelo, l’offerta di criteri morali e di autentici principi etici, nel rispetto della libertà di ogni individuo e dell’autonomia dei popoli e dei loro governi. L’obiettivo della Dottrina sociale è educare ad affrontare i problemi, che sono sempre diversi, perché ogni generazione è nuova, con nuove sfide, nuovi sogni, nuove domande.
In particolare, davanti a noi si stagliano questioni che scuotono le fondamenta dell’esperienza umana. Come ho avuto modo di sottolineare, paragonando i nostri tempi a quelli in cui Papa Leone XIII promulgò la Rerum novarum, oggi «l’esclusione è il nuovo volto dell’ingiustizia sociale. Il divario tra una “piccola minoranza” – l’1% della popolazione – e la stragrande maggioranza si è ampliato in modo drammatico. […] Quando parliamo di esclusione, ci troviamo anche di fronte a un paradosso. La mancanza di terra, cibo, alloggio e lavoro dignitoso coesiste con l’accesso alle nuove tecnologie che si diffondono ovunque attraverso i mercati globalizzati. I telefoni cellulari, i social network e persino l’intelligenza artificiale sono alla portata di milioni di persone, compresi i poveri» (Discorso ai Movimenti popolari, 23 ottobre 2025). Di conseguenza, è compito inderogabile delle Autorità civili e della buona politica rimuovere gli ostacoli allo sviluppo umano integrale, del quale la destinazione universale dei beni e la solidarietà sono principi fondamentali.
Non si può nascondere, ad esempio, che la rapidissima evoluzione tecnologica cui stiamo assistendo ha accelerato una speculazione connessa al bisogno di materie prime, che sembra far dimenticare esigenze fondamentali come la salvaguardia del creato, i diritti delle comunità locali, la dignità del lavoro, la tutela della salute pubblica. In proposito, faccio mio l’appello di Papa Francesco, che proprio un anno fa lasciava questo mondo: «Oggi dobbiamo dire no a un’economia dell’esclusione e della inequità. Questa economia uccide» (Francesco, Esort. ap. Evangelii gaudium, 53). È infatti ancora più evidente oggi, rispetto ad alcuni anni fa, che la proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli.
Le stesse nuove tecnologie appaiono concepite e utilizzate primariamente a scopi bellici e in cornici di significato che non lasciano intendere una crescita di opportunità per tutti. Al contrario, senza un cambio di passo nell’assunzione di responsabilità politica e senza rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali, il destino dell’umanità rischia di venire tragicamente compromesso. Dio non vuole questo. Il suo Nome santo non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione: soprattutto, mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte. Il vostro Paese non esiti a verificare le proprie traiettorie di sviluppo e le positive opportunità di collocarsi sulla scena internazionale a servizio del diritto e della giustizia.
Il vostro è un Paese giovane! Sono certo, dunque, che nella Chiesa troverete aiuto per la formazione di coscienze libere e responsabili, con cui andare insieme verso il futuro. In un mondo ferito dalla prepotenza, i popoli hanno fame e sete di giustizia. Bisogna stimare chi crede nella pace e osare politiche controcorrente, con al centro il bene comune. Urge il coraggio di visioni nuove e di un patto educativo che dia ai giovani spazio e fiducia. La città di Dio, città della pace, va accolta infatti come un dono che viene dall’alto e a cui volgere il desiderio e ogni nostra risorsa. È una promessa e un compito. I suoi abitanti «forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci» (Is 2,4) e, asciugata ogni lacrima, parteciperanno al banchetto non più riservato a un’élite, perché grasse vivande, vini eccellenti, cibi succulenti (cfr Is 25,6) saranno condivisi fra tutti.
“Una società veramente grande non è quella che nasconde le sue debolezze, ma quella che le circonda di amore”. Sì, è così. Questo è un principio di civiltà che ha radici cristiane, perché è Cristo che nella storia dell’umanità ha riscattato la disabilità dalla maledizione e l’ha restituita a piena dignità. Ma il Salvatore non vuole e non può salvarci senza la nostra collaborazione, sia sul piano personale che su quello sociale: perciò ci chiede di amare i nostri fratelli e le nostre sorelle non a parole ma nei fatti.
Dal 29 gennaio è di nuovo in funzione la turbina a Monteleco. Si tratta di una vecchia idea di don Ga e don I, ma è stata rimessa in funzione nel 2009 con nuova macchina, grazie alla fondazione San Paolo. L’idea è semplice: sfruttare 110 metri di dislivello tra le sorgenti delle sette fontane e la casa di Monteleco e con circa 400 metri di tubazioni portare l’acqua fornita da Madre Natura alla macchina che la trasforma in energia. Con le nuove tecnologie e un accordo col Gestore dell’Energia la corrente prodotta, a costo zero, pulita, rinnovabile, senza intaccare l’ambiente, nel quale l’acqua viene rimessa in circolazione dopo la produzione, si fa sì che la colonia abbatta di molto il costo della corrente e anzi fornisca al paese un surplus molto importante di energia elettrica. Si è eticamente corretti, tecnologicamente avanzati e in più si risparmia e si guadagna un pochino. L’unico inghippo sta nella rete elettrica nazionale che disdegna i piccoli centri e quindi la nostra vicina cabina dell’Enel (quella dove si andava a recitare il rosario nelle lunghe notti agostane degli anni 70 e 80 per intenderci…) è appunto ancora quella degli anni 70 e 80. Spesso salta a causa di agenti atmosferici e il suo ripristino causa sbalzi di corrente, inversioni e quant’altro che possono danneggiare la nostra centrale. Così è stato recentemente e ha causato un lungo periodo di inattività.
Ora, grazie a una nuova fondazione “Una mano per gli altri”, la nuova turbina è stata allacciata e ha ripreso la produzione. In più stavolta la si può controllare comodamente da casa col telefonino: magie della tecnologia! Mentre scrivo produce 20 kilowatt/ora e lo vedo da comodamente seduto al mio tavolo in seminario.
Chi mi segue nei video del Vangelo tutti i giorni già avrà visto i miei video ripresi davanti alla turbina.
Tutto qua? Il mondo brucia e tu ci parli della turbina? Il fatto è cari amici che il nostro amico Donald e il nostro amico Vladimir hanno come scuse gli attacchi a Ucraina e Iran, ma in realtà il loro vero obiettivo è la turbina di Monteleco!
È impazzito!! Il nostro Fully è impazzito!! Si crede Napoleone!!
Ma potrebbe di certo essere, la follia fa parte dell’essere umano. Tuttavia vorrei farvi riflettere su questo mondo impazzito apparentemente senza logica. Apparentemente. Perché la logica è sempre quella: denaro e potere. E la questione energetica è la questione che conduce direttamente al denaro. Il Petrolio determina il controllo sull’energia, sulla qualità della vita, quindi sul danaro. E il danaro è potere. Se il mondo, come auspicato nella Laudato sii di Papa Francesco, si orientasse verso una condivisione delle risorse; se le risorse venissero dal sole, dalla terra e fossero davvero condivise, tutti vivrebbero molto meglio, il benessere sarebbe diffuso ma ahimè i pochi Paperoni del petrolio andrebbero in declino. Se le turbine di Monteleco invadessero il mondo, se il desiderio di energia pulita e di sbattersi perché ciò avvenisse si diffondesse, ecco che il mondo sarebbe davvero rivoluzionato. Questo chi comanda il mondo non può permetterlo. Da quando l’Europa ha fatto la cosiddetta svolta green, non è stata più perdonata. Le guerre che si succedono sono scientemente fatte per metterla in ragione, per piegarla alla logica del Petrolio, per farla dipendere come prima, o di qua o di là. Un mondo in Pace con energia per tutti dà fastidio. A chi produce armi per primo. E invece noi ostinatamente vogliamo perseguire un mondo giusto e insegnare ai nostri ragazzi che un mondo più giusto è possibile, che l’AI la si può usare non per rubare lavoro agli esseri umani e favorire così più lauti guadagni a pochi e miseria a molti, non per affilare armi e sottomettere con gli algoritmi i cervelli attraverso i telefonini, ma per costruire un mondo migliore per tutti. Le tecnologie aiutano e vanno indirizzate verso il bene comune. Perché l’AI non esiste!! Esiste chi la produce, la manipola e la imposta ai suoi scopi, spesso non chiari e a favore di pochissimi.
Per questo impegnarsi per la turbina ha un valore simbolico altissimo, educativo, concreto; uno stile di vita insomma; nuovo o antico come don I che passava a spegnere le luci che noi monelli lasciavamo accese. Come vedete nulla di nuovo o tutto di nuovo. Scegliete voi! Roverino a Monteleco o Golf a Miami.
Certamente mi chiederete, di ritorno da Cuba, nei giorni immediatamente seguenti il blitz in Venezuela del golfista texano-irlandese, come stanno laggiù? Cosa si aspettano visto che i prossimi potrebbero essere proprio loro? Saranno contenti o impauriti?
Cari amici, non sono politologo, non ho nemmeno la sfera di cristallo in mano, posso solo testimoniare che laggiù si fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, che la scarsa alimentazione fa aumentare a dismisura le malattie portate dalle zanzare, che non hanno corrente elettrica quasi mai, che i prezzi sono saliti alle stelle e da 1 dollaro per 24 pesos di dieci anni fa si è passati a 1 dollaro per 450 pesos e si continua a aumentare. Quattromila pesos sono il costo di tre cartoni di uova e lo stipendio di un professore; novemila pesos è il salario di un medico (costo di circa trenta lattine di birra…). Il bigliettone verde di Zio Paperone, proibito e punito col carcere dieci anni fa, è ora necessario per comprare nei negozi di stato in mano all’esercito; ah puoi anche usare una carta elettronica basta che sia VISA. Non essendoci Petrolio e, oramai, nemmeno canna da zucchero ma solo fagioli, aglio, insalata, banane, non credo che i marines arriveranno qui a Cuba. Se poi qualcuno vuole vendicarsi ostinatamente beh allora è un altro discorso…….
Come vedete nulla di nuovo… È colpa del comunismo! È colpa dell’embargo! Forse, forse di entrambi ma io credo che “la colpa” sia tutta nel sistema economico mondiale. Un sistema che produce ingiustizia. Ah! Ecco! Ce l’hai col capitalismo! Ma guardate io non lo so di certo ce l’ho col peccato dell’uomo che ruba truccando bilance (e bilanci) , falsificando e modificando i cambi, i pesi e così truffa, ruba. Nei libri della prima Alleanza spesso i profeti puntavano il dito verso quei paesi che, truccando le bilance, non pagavano il giusto o al contrario si arricchivano rubando al povero. Questo accade oggi col prezzo del petrolio e del cibo, dell’oro e di qualsiasi merce. Si mettono dazi, si tolgono dazi e la gente muore di fame e qualcuno accumula e arricchisce. Basta una sparata di un presidente a caso e la borsa sale, la borsa scende. Non ci sono soldi per gli asili e la prevenzione alle catastrofi naturali ma per le armi spuntano soldi come formiche attorno al miele.
Io non so quale sia il sistema economico giusto, so che è l’uomo che trucca, che falsifica, che ci marcia con grande gusto in questi trucchetti. Basterebbe sedersi attorno a un tavolo e stabilire salari giusti per tutti, stabilire valori che siano equi, condividere e non imboscare o distruggere le merci. Basterebbe lasciare ai popoli gestire le loro risorse e ridistribuirle a chi ne ha davvero bisogno e invece … solo arricchirsi, avere il potere.
Tutto questo è lontano dal Vangelo mille miglia. È contro il Vangelo, anche se lo si brandisce come spada, perché solo chi mette in pratica la sua Parola è nel Regno di Dio, non chi dice “Signore Signore”. Vedere in diretta le disparità che esistono sulla terra non riconcilia affatto col nostro mondo, mette voglia di stare dalla parte giusta: nostalgico, sì un poco! Per fortuna Monteleco e il Movimento Ragazzi, la Consulta il Benedetto XV mi riconciliano un poco, e anche la mia Chiesa che cammina a fianco di chi non ha niente e rimane l’unica voce ufficiale fuori dal coro mi aiuta un poco. Anche se il mondo, i media trasformano il ruggito in una voce sottile, quasi silenziosa. Ma è così e lì che si ascolta Gesù.
La voce del Signore grida alla città e chi ha senno teme il suo nome: “Ascoltate, tribù e assemblea 10della città. Ci sono ancora nella casa dell’empio i tesori ingiustamente acquistati e una detestabile efa ridotta?11Potrò io giustificare le bilance truccate e il sacchetto di pesi falsi? Michea 6,11
Chi accaparra il grano è maledetto dal popolo, la benedizione è invocata sul capo di chi lo vende. Proverbi 11,26
È il grido della notte di Natale. Da duemila e più anni lo ascoltiamo, lo cantiamo ma non lo abbiamo ancora né compreso né messo in pratica. Dunque la casa è costruita sulla sabbia e rischia di crollare.
Papa Leone ci ha parlato fin da subito di Pace “LA Pace sia con voi” e di Pace disarmata e disarmante. Per questo Natale è uscita una nota della Cei su questo tema che riprende l’immediato invito che gli fece il Papa a costruire “case della Pace” a essere casa di Pace per gli uomini. A dire il vero la nostra diocesi subito si era adeguata proponendo a tutti un cammino di Evangelizzazione a partire dalla Pace. Annunciare Gesù è annunciare la Pace.
Ora la nota della Cei si fa ancora più esplicita. Non è breve, benchè si chiami nota, ma anzi è un approfondimento molto ben articolato sul tema della pace. Non c’è dubbio che il suo presidente Card. Zuppi, derivante dal mondo di Sant’Egidio, sia particolarmente preparato sul tema. Ma davvero non ci si era mai spinti così in avanti su questo tema. Vi invito a leggere la nota, molto lucida e molto dura che prende posizione assai netta.
Anzitutto svela con lungimiranza che l’Europa viene messa in croce dai venti di guerra e viene messa in mezzo da potenti imperialismi evidentemente mai sopiti: Russi, Americani, Ottomani, Califfati vari, Cina, India, sono i vecchi imperi a cui molti vorrebbero addirittura appoggiarsi, dimenticando la storia di Israele che, a forza di ballonzolare fra impero Egiziano e impero Assiro-Babilonese, fu spazzato via. Occorre seguire il Signore, il Dio della Pace. Ci vuol poco a capire che la guerra all’Ucraina è una guerra all’Europa sostenuta anche dagli Stati Uniti. Perché in un’era di imperi l’Europa è l’unica che si rifiuta di esserlo, almeno finora. Ma la tentazione è proprio quella. Riarmarsi, sostenere che la guerra è ineluttabile, persino necessaria. È già partita la campagna dei giornali (in mano a pochi editori) delle televisioni (idem come sopra) suadente, non diretta ma subdola, fatta di piccole abitudini, di videogiochi, di spezzoni televisivi, di linguaggio apparentemente sportivo. Ci stanno preparando alla guerra. L’Avvenire, giornale dei vescovi, della chiesa italiana è l’unico a non scivolare in questa direzione parlando ostinatamente di Pace. Davvero la lunga e articolata nota della Cei affronta la situazione internazionale con lungimiranza senza cedere minimamente ai venti di guerra. Nessun odio alla Russia, all’America ai musulmani all’oriente; ma ferma e determinata opposizione alla trasversale lobby delle armi che soffia venti di guerra e che vede ben alleati tutti questi imperi, non per i popoli ma contro di essi, scaricando sulla gente le bombe per potersi tenere danaro, ricchezza, potere, inequità. Strano che gli amici demonologi, che vedono il demonio ovunque, tacciano e non lo vedono dietro questo mostruoso movimento di Mammona, il Dio denaro che soffia sulle guerre.
La Cei, dunque, prende posizione anche sulla produzione di armi e sugli investimenti a cui un credente è richiesto di fuggire. Un fatto non proprio scontato. E in maniera netta e precisa.
E, infine, per la prima volta in tanti anni si permette di dire che la presenza dei cappellani militari può essere di certo differente e rimanere efficacemente e spiritualmente attiva in maniera differente che entrare coi gradi nell’esercito. Una vera bomba. Vedremo se avrà fatti conseguenti. Curiosità!
Infine, per noi del Movimento Ragazzi l’altro termine che appare nel documento è “educare” ‚educare alla Pace. È un fatto lento, costante, perseverante. Educare a relazioni vere, profonde, pacifiche. Educare l’ascolto, l’incontro, la valorizzazione dell’altro. Educare i ragazzi a volersi bene. Ad aiutare i più poveri. A difendersi, sì ma con la non violenza che non è debolezza ma forza.
A un vecchio Boomer come me cresciuto nel Movimento a pane e Ghandi, pane e Luther King, tutto ciò sembra persino superfluo, quasi antico, assodato, chiaro come l’acqua. E invece…eccoci ancora qua come Benedetto XV a parlare inascoltati di inutili stragi, di follia della guerra mentre tutti fanno spallucce sperando che a loro non tocchi. Ma davvero abbiamo a cuore i nostri nipoti? Davvero li vogliamo vedere attaccati da droni spuntati da chissà dove per difendere il mercato e la ricchezza di pochi?
Alziamo la voce per far sentire che noi vogliamo economie giuste non di guerra e che vogliamo vivere con tutti in santa pace.
Un grazie di cuore alla Cei che osa l’inosabile, che va contro corrente. Arriverà di certo il diluvio di critiche, ma non si può sempre tacere, occorre annunziare il Vangelo sempre, e a Natale il Vangelo dice “PACEINTERRAAGLIUOMIAMATIDALSIGNORE” e siccome parla ai pastori vuol dire che in questi “UOMINI” sono compresi TUTTIGLIUOMINI!
Cosa del resto palese in un bimbo che si offre da mangiare e che nasce in una povertà disarmata e disarmante mentre il potere già cerca di ucciderlo. E lui incontra i magi di Oriente, non gli spara…
I montelechini doc sicuramente avranno sentito parlare del fantomatico ISTITUTOCATECHISTICODONMINETTI, forma giuridica di Fondazione di Religione, sotto la quale vive Monteleco e persino lo stesso Movimento Ragazzi, ragion per cui sono state costituite 25 anni fa la cooperativa ILSENTIERODELMOVIMENTORAGAZZI e più recentemente le forme associative, ultima delle quali, “I RAGAZZIDIMONTELECO”.
Vi confido che all’inizio del mio servizio, quando vidi questo fantomatico ISTITUTOCATECHISTICODONMINETTI, ci rimasi assai perplesso, specialmente leggendo il suo statuto, datato 1938 e firmato dall’allora “Cavaliere d’Italia”, proprio Lui, lui, lui!!!
Essere l’assistente di un robo firmato da “lui, lui, lui” non mi piaceva molto. Poi un giorno, non so chi, mi regalò, o forse lo trovai in giro, un libro di Don Durante del 1960 intitolato “Un don Bosco in miniatura – DONVINCENZOMINETTI”. Lo lessi di corsa e ammetto che vi trovai quel filo rosso del Signore e della sua provvidenza che scrive su righe storte. Poi, anni dopo, quando divenni parroco della Provvidenza incontrai la Signora Silvia Rina del 1933; mi prese in simpatia grande e poi capii perché. Mi regalò un libro del 1940 di Umberto Monti “Pre’ Minetti – un educatore da ricordare” . anche questo divorato e la conferma che la Diocesi aveva visto bene a intitolare le sue case a questo prete di Certosa anche se nato a Sampierdarena nel 1856 e morto 100 anni fa nel 1935. E ora capirete perché e cosa c’entra lui con Don Ga e tutti noi. La Signora Silvia mi ha lasciato anche una foto dove si vede lei e la sua marea di fratelli, una famiglia delle tante dell’epoca non certamente in agio e che a Don Minetti aveva affidato i suoi ragazzi. Lei era praticamente l’ultima e se conobbe direttamente don Minetti non lo ricordava. Scoprii che con un salto di solo una persona avevo già incontrato direttamente don Minetti!! E pazienza se all’epoca in cui fondarono la Fondazione di Religione (probabilmente proprio per non cadere nelle mani del fascio) era firmata proprio da “ello”.
E allora: Don Minetti nasce nel 1856 alla Cella di Sampierdarena, da emigranti di Ovada, ferrovieri. La mamma era sorella di un padre di San Filippo (e qui ci ricolleghiamo a don Ga e don I e all’attuale collaborazione con Padre Decaroli). Presto va alla Certosa per passare poi agli Artigianelli fondati da Don Francesco Montebruno (Montebruno ….. qualcuno sa come si chiama l’asilo Oasis in Albaro tenuto dalla nostra cooperativa? ….. Montebruno …… tutto ha un filo…) Minetti Vincenzo diventa dunque insegnante, maestro per la precisione e nel 1880 è maestro nelle civiche scuole di Genova (civiche ….. che ci sia sotto l’indicazione di una vocazione futura del Movimento a collaborare con le scuole “civiche”?) E ci rimane per 40 anni!!
Nel frattempo frequenta l’Azione Cattolica e fonda la Società Operaia Cattolica della Certosa; buon attore si premura di inscenare opere; è un buon catechista e forse questo gli fa balenare in testa un’idea: non potrei divenire “sacerdote”?… come si diceva allora….
Nel 1886, 14 Marzo, prese la decisione di andare da Don Bosco. Don Bosco ha fondato l’oratorio di Sampierdarena e spesso veniva a visitare la sua creatura. Vincenzo Minetti andò, espose al santo i suoi dubbi e le sue speranze, don Bosco gli chiese “perché vuol farsi prete?” “perché così potrei attendere meglio e con più efficacia all’insegnamento della dottrina cristiana”. Linguaggio d’altri tempi naturalmente ma il desiderio di annunciare il Vangelo traspare. Don Bosco gli pose una mano sulla spalla e disse “Si faccia prete allora!”
Iniziò gli studi e nel 1889 venne ordinato sacerdote. Fu da subito evidente la sua intenzione di dedicarsi ai giovani. Fonda la piccola congregazione degli operai di San Giuseppe. Gli “operai” erano i catechisti che FORMAVA perché fossero capaci a “insegnare”. E pure qua ….. formatore di formatori!! E ben presto ….. “raccoglieva nel suo cortile i fanciulli delle scuole pubbliche che ne avessero fatta domanda; dopo una mezz’ora di ricreazione erano avviati per classi nelle aule dove gli insegnanti per un quarto d’ora spiegavano il catechismo e poi assistevano i ragazzi nello svolgimento dei loro compiti, distribuendo loro gratuitamente penne, copie e quaderni.” Inutile dire che si rivolgeva soprattutto ai poveri che non avevano altro …. Cosa ne dite cari montelechini? Questo faceva il doposcuola già nel 1890 ….. prima del Genoa!!
Si racconta nel libro delle attività estive di “ripetizioni” ( A Cuba ancora oggi si parla di “repaso”); delle gite alla Madonna del Guardia, al Garbo, alla Madonnetta, a Coronata, Gazzo, Acquasanta….; della sua opera grafica di stampe illustrate per il catechismo diffuse in tutta Italia (uso delle immagini…); fondò anche società ginniche a San Teodoro; la sua opera davvero si espanse in tutta la Valpolcevera , Sampierdarena, Lagaccio; fondò e iniziò a costruire la chiesa del Borghetto; dopo la grande guerra si dedicò agli orfanelli col “Patronato di San Giuseppe” aprendo una tipografia e una falegnameria per dar lavoro ai ragazzi che durarono però poco. Il tutto naturalmente andando a chiedere “beneficenza” a chi poteva senza altri fondi. Altri tempi. Basti pensare che insegnò alle elementari come prete, pur essendo la scuola laica e senza possibilità di fare lì catechismo. Eppure, il Comune lo premiò ai 40 anni di insegnamento.
Don Minetti andò incontro anche a un grande fallimento. A 70 anni iniziò a cercare come tutte queste opere avrebbero potuto andare avanti. Cercò nei Salesiani, in don Orione ma non si dimostrarono interessati; si affidò a una società di Milano che in quattro e quattr’otto fallì, dopo averlo estromesso dalla opera; fu mandato a Roma quattro anni. Ritornò e ci fu di mezzo persino il tribunale. Ma oramai Don Minetti era anziano e malato. Volò in cielo nel 1935.
Un prete donato completamente ai ragazzi, ai poveri, all’educazione. Capite bene che allora chiamarci don Minetti ci è meno indigesto. E poi ci sentiamo così parte di una larga storia che da Don Bosco arriva direttamente a noi: una storia di fede, di bene, di idee, di avventure tutte tese a far si che i nostri ragazzi crescano bene e facciano della loro vita un capolavoro.
Grazie Signore perché ci accompagni sempre e ci chiami a essere operai della tua vigna. Operai di San Giuseppe o di Don Ga e don I non importa sempre santi sono e alcuni della porta accanto … pardon della colonia accanto.
Abbiamo appena festeggiato la nostra festa. Quella convinzione che Dio ci guardi con amore e si prenda cura di noi personalmente, in una forma quantunque misteriosa, imprevedibile, ma anche uno stile di vita. Diventare noi stessi Angeli Custodi, prendersi cura, come diciamo nel nostro annuale progetto: prenderci cura e formare a prendersi cura.
In quest’ottica, per così dire spirituale, mi piace vedere la marea di persone che è scesa in piazza per dare solidarietà e accompagnamento alla flotta che portava aiuti umanitari alla popolazione di Gaza. Molte le critiche arrivate: siete politici, non pensate a Gaza ma a voi stessi, avete obiettivi differenti che non l’aiuto ai palestinesi, siete inutili, siete strumentalizzati dai terroristi, etc etc.
Io la vedo diversamente: io vedo che forse c’è un risveglio di coscienze di fronte alla guerra, a quella guerra, su cui le attuali dirigenze degli stati ci stanno indottrinando con i loro mass-media, con i loro slogan solo in apparenza contrari alla guerra, ma con le azioni esattamente in quella direzione. La gente scesa in strada non ha voluto girarsi dall’altra parte come il sacerdote, il levita, ma ha voluto ostinatamente dire “facciamo qualcosa”. Mi pare superfluo qui ricordare che nessuno ce l’ha con gli ebrei nè tantomeno col popolo israeliano, ma certamente i loro governanti, per usare un eufemismo, non sono lungimiranti e non ascoltano certo gli insegnamenti della Bibbia Primo testamento a cui fanno riferimento. Che Israele bloccasse gli aiuti umanitari era certo, non li fa passare da mesi, possiamo dire da decenni, visto che da decenni, non dà nemmeno l’acqua a quel popolo. Tuttavia, citando Mons. Grondona e Guccini, anche se poco o nulla arrivasse bisognava pur fare qualcosa, anche un gesto simbolico. E non si doveva lasciare sole quelle persone. Ben vengano dunque gli scioperi (dove chi sciopera non si allunga il weekend ma paga in prima persona rinunciando a una giornata di lavoro). Certo un po’ tardivi se si deve individuare una colpa. Ma qualcosa occorre fare per Gaza, per l’Ucraina, per il Congo, per il Sudan, per le decine di popoli in guerra con le armi che noi vendiamo loro. Con che diritto poi vorremmo tenerci fuori da un conflitto? Allora agiamo ma non basta uno sciopero, non basta un corteo, pur importanti, financo necessari. Occorre pensare e pensare, riflettere, costruire un altro mondo un’altra economia, altrimenti tutto questo è solo un ribollire di pancia, placato il quale, ritorniamo ai nostri sonni tranquilli. Quale mondo sogniamo? Quello dove (sigh!) il diritto internazionale conta fino a un certo punto? Lo dirò anche al vigile urbano che mi multerà per il posteggio “eh, lei non può multarmi, io ho diritto a parcheggiare dove voglio, il diritto municipale conta fino a un certo punto, fino al punto dove mi rompe le scatole”. Lo dirò anche alla guardia di finanza “eh, guardi, io non pago le tasse, lei vuole costruire ospedali ma io sto bene di salute e vado in clinica privata; quindi, il suo diritto statale di raccogliere le tasse vale fino a un certo punto…”
Noi liguri poi dobbiamo ben pensare a che cosa vogliamo fare: Genova capitale dell’idrogeno, dell’economia blu, della robotica, del turismo, o ….. capitale delle armi? Ehhhh, sospirano quelli del commerciale: …. la linea è sottile non si può distinguere!!! Barolo e Carcarone sono due bottiglie di rosso uguali ma si distinguono benissimo!
Qualcuno ha detto “si è risvegliata la generazione del G8”, speriamo! Speriamo che i ragazzi in piazza tanti anni fa, ora adulti quarantenni, prendano in mano la situazione e pensino a qualcosa di nuovo. Il cattolico antico, tradizionale e, dunque papalino, ha un suo credo: si chiama Laudato Sii. C’è scritto tutto! Di certo si dirà che i pacifisti sono ingenui, lo si è sempre detto, che godono dello stile di vita che il capitalismo gli offre (e questo è un po’ più soggettivo, non per tutti è così) che le guerre ci sono sempre state! Vero, ma forse noi credenti crediamo in un Dio che ha detto “Pace a voi”! Ma non puoi schierarti con le piazze che sono contro il governo, faresti politica! A parte che politica dobbiamo farla per vocazione cristiana, appunto prenderci cura del bene comune, ma, come dicevo, io credo che questo grido del popolo, e che di popolo si tratti bastava essere (io non c’ero ma vedevo le foto che mi mandavano) nei cortei con famiglie e carrozzine di bimbi piccoli, per dire basta a questo clima di guerra, a questo far finta di nulla finché non dovranno partire i nostri figli, perché prima o poi dovranno partire per i vari fronti e tanti già ci sono. E allora sì, questo grido va accolto, non va ignorato. Certo come diceva Radini-Tedeschi nell’800 non siamo amici di tutti gli scioperi, ma quando ci vuole ci vuole. Certo colpisce che si raggiungano certe cifre di partecipazione per qualcosa che col mondo dei contratti di lavoro in apparenza non c’entra. Ma c’entra eccome. La forbice tra ricchi e poveri si allarga e col panem (notate il boom di trasmissioni legate al cibo) et circenses (dal calcio malato alle mille stupidaggini che invadono web e televisioni) stanno riuscendo a fare stare tutti zitti. Forse è avvenuto un sussulto delle coscienze. Speriamo non finisca. Che non vuol dire speriamo che ci sia sciopero o che si occupino i binari (spero non debba prendere le distanze dai violenti che mi pare una cosa ovvia) ma che speriamo che questo grido possa essere ascoltato. Termino ripetendo questa bellissima frase che don Ga propinava (non so se sia sua…): Un gelato è buono, due gelati sono molto buoni, tre gelati… a qualcuno manca un gelato. Nessuno vuole la fame o vivere a pane e acqua ma, se esageriamo, poi la vita ci chiederà di conto… “Emmu sa detu” 80 anni fa…vorremmo continuare a vivere in Pace. Grazie. Cambiamo l’economia aiutiamo i paesi del Sud del mondo!
Insomma, cari amici, gli Angeli custodi ci chiedono di custodire la Pace, di custodire i Poveri (a proposito Papa Leone ha appena scritto la esortazione sui poveri che si chiama “Ti ho amato!”) di custodire i nostri ragazzi e bimbi. Se non diventeremo Angeli Custodi anche noi, temo che loro, quelli veri, facciano davvero sciopero …… No! Tranquilli, Dio lavora anche quando sciopera, mai ci abbandonerà. I suoi Angeli rinunceranno allo stipendio ma ci proteggeranno sempre … se ci lasceremo proteggere.
Don Fully
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