
Volevo prendere come spunto, anche se oramai sono talmente lontani da appartenere alla storia, i recenti mondiali di calcio tenuti negli Stati Uniti e come contorno in Canada e Messico. Frutto di politiche di altri tempi evidentemente.
Mi hanno colpito due fatti: il primo come il calcio si sia messo prono agli interessi dei potenti con quell’episodio in cui il presidente degli Stati Uniti ha detto che non era fallo e subito si sono adeguati a togliere la squalifica al giocatore in questione. Il calcio lo sappiamo bene, è utile seguirlo perchè ti dà lezioni di geopolitica e di economia. Prospera in genere laddove ci sono i soldi, si pone a utile «panem et circenses»; è giunto a un livello di corruzione e di follia economica che dovrebbe in noi provocare un disgusto enorme. Certo, a vederlo, a seguire questi «campioni» che in braghette si sfidano attraverso un pallone, correre, e varie abilità non si può credere all’immenso percorso che l’umanità ha fatto rispetto al famoso stadio «Colosseo» dove gli uomini si divertivano a vedere massacrare le persone compresi i credenti in Cristo. Quella famosa grande civiltà si divertiva a vedere ammazzare gente. La nostra magari è riuscita a fare qualche passo avanti e divertirsi nella festa e nelle abilità, terminate le quali, ci si scambia una stretta di mano (a meno che tu non si argentino verrebbe da dire con battuta azzardata…). Tuttavia, le magagne nel calcio esistono e sono evidenti: troppa collusione col potere e il danaro in un mondo che fatica ad arrivare al termine del giorno.
Il secondo fatto che mi ha colpito è stata la formazione della squadra vincente: la mitica «Roja» la Spagna. Yamin Lamal sembra essere spuntato da Ceuta, o da un turno del Movimento Ragazzi a Monteleco, fate voi. Con quel faccino da bimbo, sorridente, fantasioso, creativo ma molto obbediente alla squadra. I sovranisti grideranno che è marocchino non spagnolo; i buonisti hanno appeso in camera la foto con cui Messi fa il bagnetto a un bimbo di pochi mesi ed era proprio (casualità?) Yamin Lamal. A noi ricorda che il Marocco dista 14 chilometri dalla Spagna. Ma non solo Yamin Lamal gioca nella Spagna. Il bomber è un certo OyarZabal; la Zeta non mente: un basco! Gente delle montagne, dei Pirenei. Popolo che lotta per l’indipendenza. Ma è spagnolo. Un marocchino e un basco.… trascinano la Spagna. Dove giocava Rodri, nato a Madrid gioca nel Barcellona. Cucurella ha fatto piangere tutti ricordando perchè gioca con quella zazzera improponibile; suo figlio che è autistico solo così lo riconosce in televisione; e Cucurella come altri sei calciatori è della Catalogna, di Barcellona insomma. Insomma, la nazionale spagnola in maniera elegante e molto meno impattante di altre (si pensi alla Francia) ci racconta che vince la multiculturalità, tanto odiata da alcuni, che si vince unendo le forze, andando d’accordo, e naturalmente essendo abili nel gioco della palla. Il calcio ha in sé, metafora del mondo di oggi, le energie per non perdersi per essere un luogo di festa. Non tutto è perduto. A vedere il mondo di oggi in generale si è davvero disperati, non si intravede una via di uscita, ma se si guarda intorno a noi dobbiamo avere la forza per riconoscere le potenzialità che questo mondo ha per andare avanti. Nelle fragilità dobbiamo scovare semi di speranza. Fare come Papa Leone che continua a tessere per la Pace con calma senza troppa visibilità, ma senza cedere alla mentalità predominante, prepotente e violenta. Abbiamo gli anticorpi per restituire alla nostra civiltà un senso di pace e comunione.
Infine, non posso non scrivervi dei nostri soliti tre turni a Monteleco caratterizzati da cucine stracolme di bimbi piccoli tutti a servizio del bene comune. Una bella e affermata novità. I turni dei ragazzi non sono più una novità. Turni dove si accolgono tante storie, tante realtà che diventano magicamente gioia e festa, impegno e dono di sé nel gioco. Gratitudine per tutti quanti davvero, educatori, capigruppo e un popolo spesso più «misto» di quanto si creda tra ragazzi di comunità e assistenti e privatissimi cittadini. Ne riparleremo. A tutti un appuntamento imperdibile il 20 settembre all’Eucarestia per ricordare don Ga e don I.
