Categoria: Problemi educativi oggi

  • LA LIBERA REPUBBLICA DEI RAGAZZI

    LA LIBERA REPUBBLICA DEI RAGAZZI

    Anco­ra una vol­ta a Mon­t­ele­co abbi­amo vis­su­to l’avventura del­la Lib­era Repub­bli­ca dei Ragazzi, così anco­ra oggi come sem­pre noi la descriv­i­amo ai ragazzi dei nos­tri turni. Poi ogni turno dec­li­na con una pro­pria ambi­en­tazione pre­sa in genere dal mon­do dei film o dal­la let­ter­atu­ra per ragazzi, in modo da dec­linare anche cul­tural­mente i val­ori del­la Repubblica.

    Lilo e Stich, Up, Le fol­lie dell’imperatore dai quali trarre “inseg­na­men­ti” per la vita di ogni giorno e che coin­ci­dono coi val­ori evan­geli­ci del­la lib­era Repubblica.

    Vedere alla fine del ter­zo turno i nos­tri ragazzi leg­gere i loro sog­ni e affi­dar­li a un pal­lon­ci­no pieno di Elio (al di là dell’imbarazzante uguaglian­za con l’abitudine che ave­va trasmes­so don Acciai alla par­roc­chia del­la Provvi­den­za) è sta­to emozio­nante per­ché non solo appli­cazione del film UP ma per­ché quei val­ori li inseg­na­vano don Ga e don I e ci inseg­na­vano a guardare in alto, a guardare le stelle e l’infinito, anche qua come face­va don Puglisi ai ragazzi di Bran­cac­cio; la tes­ta in alto! Non pie­gar­si alla con­for­mità del mon­do ma pen­sare con la pro­pria testa.

    Ogni anno cer­chi­amo di trasmet­tere questi val­ori attra­ver­so i giochi, le attiv­ità, le rif­les­sioni. Ogni anno vivi­amo sem­pre nuove sen­sazioni nuove espe­rien­ze che nascono dai nuovi ragazzi mis­chiati agli abi­tu­di­nali, quel­li che mag­a­ri ven­gono da anni e che vedi­amo crescere (e miglio­rare) sot­to i nos­tri occhi. Mi sem­bra qua­si di ripetere ogni anno le stesse cose. E chi si loda si imbro­da dice il prover­bio. Però è bel­lo ved­er mis­chiare tutte le com­pe­ten­ze in cam­po da parte di edu­ca­tori volon­tari e i nos­tri edu­ca­tori di oregi­na. I nos­tri ragazzi che prepara­no il cam­po sono ragazzi che fan­no con gioia la loro stra­da; han­no stu­di, com­pe­ten­ze , pro­fes­sion­al­ità. Pen­sar­li anco­ra bam­bi­ni a Mon­t­ele­co sarebbe ridut­ti­vo. Come non­no io li vedo crescere, mat­u­rare essere pron­ti anche nelle situ­azioni più impor­tan­ti. E poi ancor più quest’anno sono state pro­tag­o­niste le famiglie, tan­tis­sime, coi bim­bi pic­col­is­si­mi e pic­coli a scia­mare coi ragazzi. Han­no cre­ato un cli­ma di famiglia mer­av­iglioso che con­tribuisce a ren­dere la Repub­bli­ca una famiglia. Oltre che spig­nattare e lavare piat­ti per sette giorni nat­u­ral­mente. Inclu­si­va anche delle dis­abil­ità, par­ti­co­lare che sem­pre mi scor­do di sot­to­lin­eare, anzi non me ne scor­do ma mi sem­bra sem­pre di esi­bire la dis­abil­ità come un tro­feo e non mi va. La dis­abil­ità e la fragilità, temi sen­si­bili. Per­do­nate se non li sbandiero, e non li esi­bis­co, ma si par­la di minori spes­so, anche se la dis­abil­ità accol­ta a Mon­t­ele­co non riguar­da solo i minori ma anche adul­ti e anziani financo.

    Potrei rac­con­tarvi anche di come parte­ci­pano ragazz­i­ni di altre reli­gioni e di come comunque si sen­tano accolti ma anche questo tema è sen­si­bile ed esporli a com­men­ti e giudizi da chi non capisce non mi piace. Mi sen­to con­for­t­a­to dai fratel­li sale­siani e fil­ip­pi­ni che anche loro han­no ai loro momen­ti di preghiera e di rif­les­sione i ragazzi di altri fedi che parte­ci­pano non come costrizione a un’altra fede ma come ric­chez­za di incon­tro. Nes­suno è costret­to ad abi­u­rare nul­la ma noi non pos­si­amo non annun­cia­re Gesù. Del resto non siamo in una scuo­la pub­bli­ca e chi viene a Mon­t­ele­co sa bene da dove attin­giamo la nos­tra forza. Ma se dico che prob­le­mi non ce ne sono mi cre­dete? Vi fidate sen­za che entri nei par­ti­co­lari e negli aned­doti, sim­pati­cis­si­mi, che mi fan­no sen­tire sem­pre più fratel­lo dell’intera uman­ità e sem­pre più lievi­to di unità di tut­to il genere umano pur viven­do 21 giorni nascos­to nell’ombra del­la Val Lemme? I momen­ti di preghiera gra­zie anche ai can­ti, final­mente tor­nati alla grande e che risuon­a­vano durante la gior­na­ta nelle voci dei ragazzi, li ho sen­ti­ti par­ti­co­lar­mente vivi.

    Di cer­to la sen­sazione è che alla fine ci sia una grande voglia da parte dei più gio­vani di con­tin­uare sem­pre meglio l’avventura e con tut­ti questi mar­moc­chi e pance che stan­no crescen­do il futuro non può che essere bel­lo. Vedi­amo dove ci porterà il cuore e dove la Chiesa ci chi­amerà a servire.

    Cio di cui resto con­vin­to sem­pre più è che in questo mon­do mala­to di pre­poten­za , vio­len­za, sen­so di impoten­za di fronte alla dit­tature anche quelle mascher­ate da democra­zie, un mon­do smar­ri­to e pri­gion­iero del danaro nel­la illu­sione che sia questo a risol­vere le ques­tioni, men­tre rimane uno stru­men­to per riequi­li­brare le varie ingius­tizie; un mon­do attoni­to dal­la poten­za del­la rete, degli algo­rit­mi, iper­con­nes­so ma non per questo auto­mati­ca­mente iper-libero; ebbene in questo mon­do abbev­er­ar­si alla sor­gente del­la Lib­ertà, del­la Con­di­vi­sione, del­la con­sapev­olez­za di essere pro­tag­o­nisti del­la Sto­ria e non spet­ta­tori è fondamentale.

    Fon­da­men­tale un pos­to dove ci si gio­ca in pri­ma per­sona, si è rispet­tati e amati per il sem­plice fat­to di esistere, dove insieme si vive l’avventura del­la vita e non iso­lati, dove si cura l’anima e la coscien­za come luoghi di incon­tri con l’Assoluto, dove la natu­ra è ama­ta e rispet­ta­ta, dove per­di e vin­ci con lo stes­so sor­riso, dove chi può dare il trenta da il trenta, chi può dare il ses­san­ta da il ses­san­ta e chi può dare cen­to è chiam­a­to a dare cen­to. Dove si sco­pre la vocazione bel­lis­si­ma a essere umani nel volto e nelle brac­cia del Figlio dell’Uomo. E solo essendo umani si riesce a cogliere il Divino.

    C’è bisog­no di Mon­t­ele­co insomma.

    Don Ful­ly

  • Monteleco è Monteleco!

    Monteleco è Monteleco!

    Ecco­ci anco­ra a iniziare (anzi è già inizia­ta a giug­no con AC, San Siro Strup­pa, Apparizione, Chi­ap­peto….) la nos­tra estate a Mon­t­ele­co con­for­t­ati da tan­ti pic­coli seg­nali che ci spin­gono a pros­eguire nel nos­tro pel­le­gri­nag­gio di Speranza.

    Come ad esem­pio la splen­di­da ser­a­ta a favore di Mar­co Gardel­la, un pienone al Politea­ma, che ha volu­to donare a Mon­t­ele­co una bel­la cifra per ono­rare questo ragaz­zo appas­sion­a­to di Mon­t­ele­co cuo­co al pri­mo turno ora­mai da alcu­ni anni; come l’approvazione del prog­et­to ora­tori lig­uri che ci vede pro­tag­o­nisti; come il bilan­cio del­la nos­tra coop­er­a­ti­va anco­ra una vol­ta in stra­or­di­nario equi­lib­rio pos­i­ti­vo; come l’entusiasmo dei nos­tri edu­ca­tori per l’estate e un incor­ag­giante avvio di iscrizioni.

    Io ne ho trova­to uno fan­tas­ti­co andan­do a Roma per il giu­bileo dei sem­i­nar­isti. Papa Leone ha tenu­to un dis­cor­so incen­tra­to sull’importanza del­la for­mazione agli affet­ti , ai sen­ti­men­ti, all’educazione del cuore. Se ci fos­se chi cre­de­va che fos­sero tutte roman­ti­cate di Papa Francesco si vada a leg­gere i dis­cor­si di Papa Leone ai sem­i­nar­isti e ai for­ma­tori del clero il giorno 24 e 25 giug­no su vatican.va. Rimar­rà stupi­to di come il prog­et­to dioce­sano sug­li ora­tori abbia cen­tra­to un leit motiv dell’educazione che sta a cuore alla Chiesa. Edu­care alle relazioni, al dis­cernere e capire i sen­ti­men­ti, i moti pro­fon­di del cuore dell’uomo. E edu­care non vuol dire “dire cosa devi fare” ma accom­pa­gnare nel­la lib­ertà e alla lib­ertà l’essere umano a sco­prire la sua vera dimen­sione di essere in relazione, con l’assoluto, il mis­tero del­la vita, la trascen­den­za e in relazione con gli altri, i fratel­li e sorelle del cam­mi­no del­la vita.

    “C alla quar­ta” si chia­ma il prog­et­to: curare il cuore per avere a cuore la cura gli uni degli altri anche pren­den­dosi cura dell’ambiente e delle com­p­lesse relazioni sociali. Per­ché se c’è una cosa che ci ha inseg­na­to Papa Francesco, ma las­ci­ate­mi dire la Chiesa nel suo insieme, è che il cuore non è il luo­go intimisti­co dove rifu­gia­r­si per­ché spaven­tati dagli even­ti stori­ci, ma il cuore, il motore del cam­bi­a­men­to. Sen­za per­sone capaci di amare non esiste cam­bio, non esiste per­cor­so ma tut­to si are­na e piet­ri­fi­ca. Il mon­do è seg­na­to dall’individualismo, dal nar­ci­sis­mo, dal si salvi chi può e se il nos­tro PIL cresce con le armi che sia benedet­ta la guer­ra, altrui nat­u­ral­mente. Visioni miopi che solo cuori vera­mente vivi, sen­si­bili, sveg­li pos­sono cam­biare. Pren­der­si cura dei deboli, dei frag­ili, pren­der­si cura di tutti.

    A Mon­t­ele­co c’è un momen­to anzi due dove ci si prende cura del pro­prio cuore in maniera spe­ciale e con­sapev­ole (ogni attiv­ità, spe­cial­mente nel gio­co è pren­der­si cura!). L’ora del­la luce e delle stelle. Momen­ti di silen­zio, di rif­les­sione dove Gesù ci pone domande e si pro­pone come ami­co per adden­trar­si nei mean­dri del­la vita, dell’adolescenza. In maniera adegua­ta attra­ver­so rac­con­ti, sto­rielle, sen­za rin­un­cia­re a un annun­cio esplic­i­to del­la vita di Gesù. Un momen­to impor­tante. Con­frontan­do­mi con i sale­siani di Sampier­dare­na, con Padre Andrea , anche loro, ben pieni di tan­ti ragazz­i­ni di altre fedi, ho scop­er­to che, comunque, non rin­un­ciano mai al momen­to di preghiera. Un momen­to di rif­les­sione e di sen­so, di cura di sé e del mis­tero del­la vita in noi. Pri­varne alcu­ni per­ché di altre reli­gioni sarebbe far loro un tor­to. Nes­suno è obbli­ga­to nel­la fede, ma a pren­der­si cura di sé e delle domande pro­fonde di fronte al mis­tero del­la vita: questo fa parte del­la for­mazione. E noi abbi­amo radi­ci piantate nel Van­ge­lo, rin­un­cia­r­ci per qual­cosa di vago vor­rebbe dire smar­ri­men­to. Diver­so è il riconoscere quan­to di bel­lo e buono risie­da ovunque e dove ovunque è pre­sente la “scin­til­la di Dio” che noi chi­ami­amo Spir­i­to San­to, Amore. E l’Amore è libero, non sai da dove viene e dove va. Occorre solo dis­cernere con atten­zione se è vero e in questo è Gesù la via. L’ora del­la luce e delle stelle per quan­to pos­sano sem­brare “alter­na­tive” (e non lo sono poi più di tan­to) sono la nos­tra cura del Cuore; sen­za non sarebbe Monteleco.

    Don Ful­ly

  • La Pace sia con noi!

    La Pace sia con noi!

    Ecco­ci, dunque, con un nuo­vo Pon­tefice: LEONE 14°. Ammet­ti­amo­lo: il nome uni­to al fat­to che il luo­go di nasci­ta lo col­lo­ca negli Sta­ti Uni­ti ci ha un poco spaventato.

    Chi sarà mai l’Attila che dovrà fer­mare? (Leone Mag­no ricor­date fer­mò Atti­la lan­ci­a­to ver­so Roma)… forse Putin, Xi Jin­ping? E’ un amer­i­cano, come potrà capire il mon­do seden­do dal­la parte dei vinci­tori e non dei vin­ti, sul trono di Cesare piut­tosto che quel­lo del­la croce?.

    Tut­ti dub­bi dis­si­pati imme­di­ata­mente: amer­i­cano ma di orig­i­ni umili, figlio di immi­grati france­si, spag­no­li, ital­iani fino a sco­prire addirit­tura radi­ci cubane (se lo sape­vano pri­ma dubito che i Car­di­nali lo avreb­bero elet­to); prati­ca­mente da sem­pre mis­sion­ario in Perù tan­to da pren­derne la doppia cit­tad­i­nan­za. Il tam-tam dei sudamer­i­cani è par­ti­to imme­di­a­to; un uomo umile ben inser­i­to nel­la dio­ce­si, vici­no ai poveri. C’è chi si azzar­da a dire ami­co di Gutier­rez. Ma ques­ta sarebbe trop­po grossa. Dall’America del nord subito rim­balza la notizia “un anti-Trumpiano” ha pre­so posizioni for­ti con­tro di lui. La curia romana tira un sospiro di sol­lie­vo: da tre anni Papa Leone era prefet­to del dicas­t­ero dei vescovi, uno di curia insom­ma, che conosce gli ambi­en­ti. Ambi­en­ti in effet­ti un po’ desta­bi­liz­za­ti dal “primear” (pren­dere inizia­tive improvvise e inno­v­a­tive) di Francesco. Esat­ta­mente quel­lo che, al con­trario, man­da­va in vis­i­bilio le folle. Essendo poi Agos­tini­ano, di forte e pro­fon­da for­mazione spir­i­tuale e intel­let­tuale (voglio dire: Agosti­no!!) e soprat­tut­to Gen­erale dell’ordine per dod­i­ci anni (come il nos­tro Padre Mar­co lo fu per i con­ven­tu­ali), quin­di pro­fon­do conosc­i­tore e pro­fon­da­mente conosci­u­to, in tut­ti i con­ti­nen­ti. Insom­ma, come potete capire, tut­ti gli ele­men­ti per farne il catal­iz­za­tore di tut­ti i gusti. E, infat­ti, pare abbia avu­to rap­i­da e stra­biliante mag­gio­ran­za , qua­si asso­lu­ta. Qual­cuno storce il naso, qual­cuno esul­ta per questo totale consenso.

    I pri­mi pas­si li sti­amo veden­do. Dis­cor­si, omelie, sot­to­lin­ea­ture sono palese­mente sec­on­do la lin­ea di Francesco. La sua pri­ma paro­la Pace non ha las­ci­a­to dub­bi. Non si cam­bia lin­ea, prospet­ti­va che ter­ror­iz­za­va non solo i cosid­det­ti pro­gres­sisti ma l’intera chiesa che sarebbe sta­ta dis­ori­en­ta­ta. La for­ma e il modo di fare appare più paca­to, più den­tro il pro­to­col­lo, sen­za dis­ori­entare chi alla for­ma tiene tan­to. Il pas­sag­gio di gus­to sporti­vo da Mes­si a Sin­ner è un po’ sim­bol­i­co se vogliamo. Due dif­fer­en­ti modi di essere popolari.

    Dunque? Vedremo!

    Vedremo un corno!! Il Papa non è un con­cor­so di sim­pa­tia, di bellez­za. Lo Spir­i­to San­to guiderà la chiesa. Papa Leone quat­tordices­i­mo è il Papa gius­to. Pun­to. Ascolter­e­mo ciò che dice, vedremo ciò che farà. Ques­ta sto­ria di seguire il Papa che mi piace mi ha pro­fon­da­mente amareg­gia­to in questi ulti­mi anni. I sosten­i­tori del Papa Re, del­la chiesa tri­on­fante e reg­nante era­no quel­li che non ubbidi­vano al Papa! Che fac­cia tosta!

    I Papi non han­no un potere se non quel­lo di servire. Si sta den­tro la Chiesa nell’unità e nel­la car­ità. Le sim­patie per­son­ali si las­ciano da parte. Vero che a volte aiu­tano o non aiu­tano, ma, insom­ma, siamo seri! L’obbedienza al Papa non è l’obbedienza a un capo dell’esercito, ma l’obbedienza alla car­ità, all’unità, all’umiltà. E quin­di siamo obbe­di­en­ti, a pre­scindere. Che fac­cia cose a me sim­patiche o meno, ma chi sono io per dire questo va bene o questo va male? Diamo­ci piut­tosto da fare per annun­cia­re il Reg­no di Amore e di Pace e per costru­ire insieme quel­la civiltà dell’Amore che Pao­lo VI dice­va ai tem­pi in cui il Movi­men­to Ragazzi nasce­va e che di cer­to ispirò il nos­tro don GA. E che Pao­lo VI fos­se noto (non dico non lo fos­se ma che fos­se noto per questo) per essere sim­pati­co e bonac­cione trovateme­lo scrit­to da qualche parte. Frate Leone, fedele ami­co di Francesco, ci guiderà a portare Pace in ques­ta ter­ra dove siamo “tut­ti collegati”.

    Don Ful­ly

  • Papa Francesco

    Papa Francesco

    Chissà quante ne avete lette e sen­tite in questi tem­pi sul nos­tro ama­to Papa. Un Papa decisa­mente sim­pati­co al Movi­men­to Ragazzi e a Mon­t­ele­co tutta.

    Sia ben chiaro una cosa come pre­mes­sa. I Papi non sono un con­cor­so di bellez­za (e fin qui…) di sim­pa­tia, di feel­ing, di intel­li­gen­za e cul­tura. Il Papa è Papa e bas­ta. Chi­unque esso sia. La chiesa è molto di più, lo Spir­i­to è molto di più. Ogni Papa è quel che ci vuole in quel momen­to. Per­ché? Lo capire­mo solo alla fine del­la sto­ria. Quin­di mor­to un Papa se ne fa un altro e avanti.

    Tut­tavia, las­ci­ate­mi spendere alcune parole per Francesco. Avrete sicu­ra­mente let­to che ci sono i “par­ti­ti”, che esistono i “Bergogliani di fer­ro” . Io non so se sono un Bergogliano di fer­ro, Jorge Mario Bergoglio non l’ho mai conosci­u­to di per­sona, l’ho sfio­ra­to varie volte, a Cuba, a Gen­o­va, a Roma con i cres­i­man­di (dove, quan­do pote­vo abbrac­cia­r­lo e dirgli il bene che gli vole­vo in mez­zo alla ban­da di ragazz­i­ni del­la cres­i­ma, sta­vo por­tan­do uno zaino stra­col­mo di vom­i­to che un ragazz­i­no un po’ ingor­do a colazione ave­va riem­pi­to tra il tragit­to fra l’albergo e il Vat­i­cano e non mi parve il caso!).

    Io vi par­lo solo del Francesco che ho let­to nei doc­u­men­ti uffi­ciali, che ho ascolta­to nelle inter­viste; ebbene sì di quel­lo, lo con­fes­so pub­bli­ca­mente, sono tremen­da­mente innamora­to. Per la stra­grande mag­gio­ran­za delle cose che ha scrit­to pen­sa­vo “ma sto Papa mi legge nel pen­siero!” Quan­do pen­sa­vo alle nos­tre par­roc­chie e movi­men­ti pen­sa­vo pro­prio esat­ta­mente ciò che c’è scrit­to nel­la Evan­geli Gaudi­um! Avrei usato le stesse parole, la tro­vo adegua­ta, la tro­va prat­i­ca, essen­ziale e tremen­da­mente evan­gel­i­ca e attuale. A Cuba potei met­ter­la bene in attuazione; tro­vo la “Amor­is Letizia” bel­lis­si­ma, piena di grande con­tenu­to per le cop­pie e il loro amore, men­tre tut­ti stan­no a vedere solo un aspet­to, un pun­to, la comu­nione ai risposati, dove il Papa ha smascher­a­to i fari­sei che già da decen­ni face­vano quel che dice lui ma se lo tenevano per loro, per i priv­i­le­giati, per chi vol­e­vano loro, mag­a­ri i poten­ti di turno. La “Lauda­to sii” dice ciò che pen­sa­vo nei giorni del G8 a Gen­o­va. Pen­sa­vo, “ma la mia chiesa potrà mai dire certe cose?” E esce la Lauda­to sii! Una spir­i­tu­al­ità altissi­ma e l’hanno bol­la­ta come eco­log­i­ca. Beh, cer­to se han­no investi­to tut­ti i sol­di sul petro­lio han fat­to bene! La “Fratel­li tut­ti” poi è di una logic­ità fan­tas­ti­ca così come la “Gaudete et Exul­tate” che delin­ea la spir­i­tu­al­ità laicale per­fet­ta­mente o la “Chris­tus viv­it”. Che cose mer­av­igliose! E la dichiarazione sui dirit­ti umani fat­ta con i fratel­li musul­mani? E i gesti, i viag­gi alle per­iferie. Il fat­to di entrare negli Sta­ti Uni­ti da Cuba, cosa proibi­ta, e tan­tis­si­mi altri gesti inter­pre­tati come polit­i­ca ma di fat­to vere opere di ric­on­cil­i­azione con uno sguar­do ampio fin oltre la cris­tian­ità. Gli sforzi fat­ti per met­tere d’accordo sci­iti e sun­ni­ti. Persi­no Ucrai­ni e Rus­si. Cer­to a volte pare­va scon­tentare tut­ti. Tut­ti avreb­bero volu­to che si schierasse di qua o di là. E invece ha vis­su­to pro­fon­da­mente la sua mis­sione di unità del genere umano, schieran­dosi solo dal­la parte dei più poveri. Lì si schier­a­va ed era di parte. Potrei scri­vere ore e fare esa­mi appro­fon­di­ti di quan­to vi dico. Vi era poi una parte educa­ti­va e psi­co­log­i­ca che era affine alla nos­tra sto­ria. Pen­sate all’idea dell’annuncio del Van­ge­lo come nar­razione del­la fede e non come dog­ma­tismo o moral­is­mo. La sua dife­sa del lavoro coop­er­a­ti­vo. Lo ascolta­vo e lo legge­vo e vede­vo alle sue spalle don Ga che se la ride­va lassù nel cielo. Quel che lui dice­va ora era legge del­la chiesa!

    Cer­ta­mente non sarà sta­to per­fet­to. Quante volte scherza­va sulle sue nevrosi e quan­to ci ha inseg­na­to l’autoironia, il saper rid­ere su se stes­si. La sua spir­i­tu­al­ità da gesui­ta era ed è davvero sopraf­fine. Il Vat­i­cano gli ha fat­to una forte resisten­za e di cer­to lì non è rius­ci­to a entrare nei cuori, né a gestire bene cer­ti cam­bi. È vero, tante cose annun­ci­ate sono state appe­na abboz­zate. Del resto, era il suo pen­siero. Aprire per­cor­si che altri percorreranno.

    Ora tut­ti spe­ri­amo che vengano per­cor­si con deci­sione anche se a poco a poco. Le sue pro­poste era­no avver­sate dai poten­ti del­la ter­ra e purtrop­po anche da tan­ti, trop­pi all’interno del­la chiesa; cer­to non aper­ta­mente ma cer­ti muri, cer­ti silen­zi, cer­ti “fac­ciamo cadere la cosa”, “aspet­ti­amo che pas­si”. Cam­bi­a­ta la ratio dei sem­i­nari nel 2016 in Italia l’abbiamo mes­sa in atto nel 2025……. C’è una con­sol­i­da­ta abil­ità nel porre ostruzione e nel gat­topar­dare. Cam­bi­a­men­ti di fac­cia­ta. Riem­pire doc­u­men­ti di citazioni (a volte nem­meno quel­lo! Igno­rati in toto!) e las­cia­re tut­to come sta … Dire bene uffi­cial­mente e sot­to­ban­co sparg­ere veleni e insin­u­azioni. Tal­vol­ta persi­no osten­ta­ta avver­sione! Al Papa! E non sto par­lan­do del “mon­do”, dei laicisti…

    Mi fer­mo qua non vor­rei eccedere. Ho ora­mai una cer­ta età e dei ruoli da rispettare. Cer­ta­mente lo Spir­i­to San­to soffierà e quel che sarà, sarà il Papa che ci vor­rà. Come sem­pre. Non siamo noi a decidere i tem­pi del­la sto­ria. Ma Dio la sua sto­ria la por­ta avan­ti … non indietro.

    Ful­ly umil­mente Bergogliano

  • L’Anfiteatro funziona!

    L’Anfiteatro funziona!

    L’altra vol­ta vi par­lai dell’ora del lavoro. Oggi voglio par­larvi di un altro pos­to magi­co di Mon­t­ele­co oggi a dire il vero un po dimen­ti­ca­to, anche se ogni turno si va lì a iniziar­lo. E’ l’ANFITEATRO. Restau­ra­to ora­mai qua­si una venti­na d’anni fa, era ai miei tem­pi il cuore pul­sante del Leco. Infat­ti, lì si tenevano tutte le assem­blee del­la gior­na­ta, anz­i­tut­to e soprat­tut­to quel­la di mez­zo­giorno , dove don Ga ci parla­va (met­ten­do in palio delle fich­es, nat­u­ral­mente) del tema di gior­na­ta o delle set­ti­mane. Lì ci parla­va attra­ver­so le parabole di Gesù dei val­ori del­la vita. Un rac­con­to e poi delle domande fat­te a noi o noi fat­te a lui. L’anfiteatro, lo spiego a chi mi dovesse leg­gere sen­za essere mai sta­to a Mon­t­ele­co è un vero anfiteatro gre­co, fat­to a semi­cer­chio con gradoni atti a seder­si e a for­mare un emi-ciclo dove il popo­lo si sede­va e don Ga sede­va con la seg­gi­o­la al cen­tro men­tre il gov­er­no si schier­a­va alle sue spalle. Era una vera edu­cazione alla democrazia anche nei luoghi, nel­la fisicità.

    Una vol­ta a set­ti­mana vi si cel­e­bra­va anche la mes­sa. A volte, ma sem­pre più rara­mente vi si svol­ge­va l’assemblea del gio­co. Del resto, è la Lib­era Repub­bli­ca dei Ragazzi! Altro che Re, troni e por­tan­tine! Il Con­te zio ave­va abdi­ca­to a Don Ga!! Cer­to con don Ga non era facile con­tro­bat­tere, era un fiume in piena e i suoi ragion­a­men­ti più che dub­bi ti las­ci­a­vano le ali dell’entusiasmo. Tut­tavia, ama­va fare delle domande dire dei “cosa ne pen­sate?” “ma cosa è la lib­ertà?” “ma cosa cer­ca­va il figli­uol prodi­go vera­mente?” Era­no insom­ma degli scam­bi, vol­e­va edu­car­ci alla parte­ci­pazione, non era una lezione cat­te­drat­i­ca ma il popo­lo inter­a­gi­va era pro­tag­o­nista. Lo ricor­do bene per­ché, ricor­date, io ero una schi­ap­pa nel­lo sport e nei giochi fisi­ci, ma se si trat­ta­va di par­lare, di parabole, di ragion­a­men­ti allo­ra i miei bal­di ami­ci di San Deside­rio mi chia­ma­vano nel mez­zo del grup­po e.. “Fuliggg­gi (con sette g mi rac­co­man­do) dai rispon­di che bec­chi­amo fiche!” e ammet­to che tal­vol­ta arriva­vano, alzare il brac­cio per rispon­dere era uno dei rari sport che mi rius­ci­vano. L’assemblea di Mez­zo­giorno!! Che ricor­di, che edu­cazione rice­vu­ta. Dal 2003 con la morte degli alberi, dei bel­lis­si­mi abeti rosi dal rag­net­to malefi­co, il pos­to è divenu­to a mez­zo­giorno invivi­bile; da poco gli alberi ricresciu­ti offrono al sole a per­pen­di­co­lo un po di riparo. Niente assem­blea di mez­zo­giorno, sede dei giochi e di alcu­ni momen­ti. Tut­tavia, l’educazione alla parte­ci­pazione e al par­lare non è venu­ta meno!

    Ma per­ché ci ricor­di questo caro Ful­ly, sei in piena onda­ta dei rimpianti? No caris­si­mi, solo mi viene in mente la for­tu­na che abbi­amo avu­to noi “di Mon­t­ele­co” a essere edu­cati all’assemblea, alla parte­ci­pazione, all’ascolto. Che bel­lo vedere che dopo tan­ti anni questo piano piano arri­va a essere uno stile di tut­ta la chiesa. “Ma è sta­to il Con­cilio a fare questo! Mon­t­ele­co è nato del Con­cilio! O dal cli­ma che lo ha cre­ato!” Si ma quan­ta fat­i­ca, quan­ta buro­crazia, quan­ti doc­u­men­ti del­la Chiesa calati dall’alto, con lin­guag­gi desueti, eccle­sialese puro, mer­av­iglioso per gli angeli incom­pren­si­bile agli uomi­ni. E poi comunque la con­fu­sione spes­so e volen­tieri tra uni­for­mità e unità. La pau­ra di dare la paro­la. E invece, ve lo rac­con­ter­an­no di cer­to meglio Gian e Angela e Sara che c’erano, l’altra set­ti­mana un colpo di sce­na. L’assemblea, ora­mai fat­ta a tavoli e cer­chi, (anche l’anfiteatro è super­a­to), ha fat­to sen­tire la sua voce. Un eser­cizio di lib­ertà. L’assemblea ha det­to: no!!! Questi testi non sono rispet­tosi, non han­no ascolta­to, non siamo inutili! E così mag­a­ri ciò che il Con­cilio ave­va aus­pi­ca­to, una chiesa per­ma­nen­te­mente sin­odale dove tut­ti han dirit­to di paro­la, si sta lenta­mente attuan­do. Spe­ri­amo. Sarebbe bel­lo. Ascoltare il popo­lo di Dio, non solo i chieri­ci o i cleri­ciz­za­ti ado­ran­ti delle sacrestie. Un bel seg­no. L’Anfiteatro fun­ziona! Con­tinuiamo su ques­ta stra­da! Che non è quel­la delle nos­tre stanche democra­zie, che sono comunque attual­mente il meglio che abbi­amo, almeno dove sono mezze vive, ma quel­la di una vera comu­nità dove tut­ti han dirit­to a essere ascoltati e dove non si vive solo di ger­ar­chia, che pure è un servizio indis­pens­abile. A Mon­t­ele­co c’è un Anfiteatro, non una piramide; e una chiesa aper­ta sull’universo non chiusa a doppia man­da­ta, e un Cristo con le brac­cia aperte non un tri­an­go­lo polifemo che ti scru­ta con­dan­nan­doti. C’è sper­an­za viva!

    Don Ful­ly

  • Il Lavoro dei Ragazzi

    Il Lavoro dei Ragazzi

    Quan­do ave­vo tra i 24 e i 36 anni e veni­vo a Mon­t­ele­co con San Siro di Strup­pa mi ded­i­ca­vo soprat­tut­to a orga­niz­zare i tornei, giochi del mat­ti­no e quel­li sportivi; li orga­niz­za­vo, li arbi­tra­vo, gio­ca­vo nelle squadre, det­ta­vo i tem­pi face­vo in modo, ad esem­pio, che le par­tite finis­sero esat­ta­mente quan­do la mia squadra ave­va seg­na­to il pun­to vin­cente (era­no squadre in genere che non vince­vano mai e mi pare­va anche gius­to!) insom­ma, ero con­cen­tra­to sul gioco.

    Dai 37 ai 50 ho smes­so di gio­care nelle squadre ma a fine gior­na­ta mi tuffa­vo in mez­zo ai ragazzi nel par­ti­tone finale o nel pomerig­gio face­vo parte di una squadra o l’altra nel grande gio­co facen­do da super­vi­sore, dan­do indi­cazioni, ani­man­do. Con­cen­tra­to insom­ma nell’ora del pomeriggio.

    Tor­na­to da Cuba ora­mai, per così dire, sul viale del tra­mon­to mi sono invece con­cen­tra­to sull’ora del lavoro: Indi­vid­uo alcu­ni pun­ti del­la colo­nia bisog­nosi di rip­ulite o di fare cose, mi met­to i guan­ti, pren­do gli attrezzi e aspet­to che arriv­i­no i ragazzi; devo dire ben feli­ci di lavo­rare, zap­pare, scari­care, dis­er­bare, camal­lare. E’ vero che ci sono i pigroni, quel­li dis­a­bit­uati a qual­si­asi man­u­al­ità o fat­i­ca ma ci sono anche quel­li che rifior­iscono a pren­dere un attrez­zo in mano, anzi te lo chiedono e nat­u­ral­mente, poiché è l’esempio che con­ta, vogliono usare pro­prio quel­li che usi tu, in genere un po’ peri­colosi. Ho vis­to ragazzi stranieri zap­pare come fos­sero davan­ti a un video­gio­co: con entu­si­as­mo! “face­vo così a casa mia!” “mio non­no me lo face­va sem­pre fare”.

    Pos­so immag­i­narli assai bene essendo sta­to tan­ti anni pro­fes­sore sedu­ti al ban­co di scuo­la davan­ti all’Eneide o a qualche altro bra­no, accas­ciati o con la tes­ta tra le mani dis­perati. Ma se gli dai qual­cosa da fare ecco che si rian­i­mano e ripren­dono il sor­riso, imparano.

    Del resto l’ora del lavoro a Mon­t­ele­co ha un sig­ni­fi­ca­to ben pre­ciso: non è solo fun­zionale di servizio come in altri mille campi di questo mon­do o fun­zionale alla lib­era Repub­bli­ca dei Ragazzi che deve nat­u­ral­mente man­ten­er­si da sola; ma è pro­prio una vera edu­cazione al lavoro, al sen­so del lavoro. Ecco per­ché cer­co sem­pre di far­gli fare cose che abbiano sen­so e non solo “per ten­er­li occu­pati”. Cer­co di far­li lavo­rare insieme, di appren­dere, a dar­si da fare a val­utare il loro lavoro, per­ché poi , sì in effet­ti, la paga c’è, sono le fiche e questo loro lo san­no bene, tant’è che sono subis­sato da ragazz­i­ni che mi chiedono “pos­so venire a fare il lavoro extra che pren­do fiche per la mia squadra? Ho fini­to il mio …” Si inseg­na a riportare tut­to a pos­to a finire bene il lavoro! E poi …. C’è il fis­chio! L’ora del lavoro è fini­ta! Si gio­ca! Il lavoro non è tut­to. E vi garan­tis­co che non sono iso­lati i ragazzi che chiedono “ma pos­so lavo­rare anco­ra un po’?” “pos­so rimanere qua a lavo­rare con te?” per­ché il gio­co spaven­ta, la relazione con l’altro mette in dif­fi­coltà, la vita da affrontare dà pan­i­co. Lavoro come alien­azione, chiusura…..sfruttamento. Insom­ma intorno all’ora di lavoro di Mon­t­ele­co gira­no intorno le tem­atiche stesse del­la nos­tra vita. Che sen­so dare al nos­tro oper­are? Che sen­so ha l’attività umana? E il riposo? E il salario? Quan­do fu fon­da­ta la lib­era Repub­bli­ca dei Ragazzi non dimen­tichi­amo che nasce­va con­tem­po­ranea­mente una lib­era Repub­bli­ca fon­da­ta sul lavoro…. I nes­si evi­den­te­mente ci sono! E il lavoro vis­to da un’ otti­ca social­ista o da un’ottica lib­erale ha sfu­ma­ture dif­fer­en­ti. Siamo nel cuore dell’umano. Ed è quin­di ques­tione educa­ti­va e ped­a­gog­i­ca, non tec­ni­ca e strumentale.

    Cer­to se arrivasse in quell’ora un ispet­tore del lavoro e vedesse tut­ti sti minoren­ni con ramazze, for­bici da siepi, zappe, pale, guan­ti, car­riole (siamo assi­cu­rati non temete e ques­ta come avete capi­to è attiv­ità didat­ti­ca con­forme ai nos­tri stan­dard assi­cu­ra­tivi) inizierebbe a storcere il naso. I ragazzi pulis­cono le canalette sco­la acqua …… pulis­cono il bosco …… i fiu­mi ….. tagliano leg­na e la spostano sfrut­ta­men­to mino­rile!!! E tra l’altro sen­za paga!

    Non cre­di­ate che non mi sia venu­to il pen­siero. Spes­so poi son ben ben col­orati e allo­ra l’idea del­lo schi­av­is­mo e razz­is­mo si insinua.

    Per­ché vi par­lo di queste cose? L’ora di lavoro a Mon­t­ele­co, lo sap­pi­amo bene, è educa­ti­va e edu­ca il ragaz­zo alla man­u­al­ità, a rim­boc­car­si le maniche, al rispet­to, all’impegno, al sac­ri­fi­cio, alla gius­tizia etc etc etc….

    Ne par­lo per­ché come Pres­i­dente del­la Con­sul­ta Dioce­sana dei minori (a propos­i­to lo sapete che il vostro Fully/Fuliggine mon­t­elechi­no è diven­ta­to Pres­i­dente del­la Con­sul­ta dei Minori, ovvero una quindic­i­na di realtà nate dal­la pas­sione per l’uomo che inseg­na il Van­ge­lo e che si occu­pano di minori frag­ili e in dif­fi­coltà con comu­nità res­i­den­ziali, diurne, cen­tri aggrega­tivi? E’ anche Pres­i­dente dell’opera Benedet­to XV quel­la che tut­ti chia­mano “di Suor Lucia”? Gli han­no rin­no­va­to per tre anni l’incarico di Coor­di­na­tore del­la Pas­torale gio­vanile e Vocazionale? E pure lo han­no fat­to Canon­i­co nel­la scia di don I che era canon­i­co pure lui?.Ho por­ta­to il salu­to a un con­veg­no tenu­tosi in regione pro­prio sul tema del lavoro mino­rile. Non per denun­cia­rne la pia­ga ma per avere pos­si­bil­ità di far fare stage lavo­ra­tivi anche pri­ma dei 16 anni, a ragazz­i­ni di 14–16 anni che in questo modo appren­dono mag­gior­mente e si inseriscono nel mon­do del lavoro invece che fare i pluri-ripe­ten­ti alle medie o i nul­la facen­ti nel bien­nio delle supe­ri­ori. L’iniziativa era del­la Casa dell’Angelo che evi­den­te­mente sper­i­men­ta sul cam­po ques­ta esigenza.

    Argo­men­to del­i­ca­to come ha sot­to­lin­eato il pres­i­dente del tri­bunale dei minoren­ni del­la sezione Minori e famiglie del Tri­bunale di Gen­o­va Domeni­co Pel­le­gri­ni; non dimen­tichi­amo che se man­giamo la sal­sa ital­iana è per­ché i pomodori al sud ven­gono rac­colti da bam­bi­ni anche di 6–7 anni! Una vol­ta chiar­i­to tut­to questo si può pen­sare a forme educa­tive per far si che i ragazzi non deb­bano stare fer­mi in un ban­co di scuo­la ma appren­dere a usare le pro­prie gambe e mani inseren­dosi nel mon­do del lavoro al momen­to giusto.

    Qual­cuno potrà obi­ettare che così si amplia la for­bice fra chi è des­ti­na­to a stu­di­are e a diventare “in”, il teori­co del­la situ­azione e chi dovrà fare il manovale, la man­od­opera mag­a­ri a bas­so prez­zo a favore di chi è “in”. Si perde il sog­no di avere un popo­lo di lau­rati che siano dis­posti poi a gio­care la loro man­u­al­ità e non a star sedu­ti a tavoli­no dietro uno scher­mo illu­den­dosi di guidare tut­to da lì. Si perde il sog­no di far si che tut­ti leggano e sap­pi­ano far di con­ti e non siano per­ciò dis­posti a che qual­cun altro leg­ga per loro e fac­cia i con­ti al loro pos­to. Utopie? Realtà? Ma quale è la realtà? Già ora la pat­tuglia di chi sa scri­vere e leg­gere oltre il what­sapp e altre diav­o­lerie sim­ili si è notevol­mente assot­tigli­a­ta. Lo sta­tus quo vuol dire affon­dare lenta­mente nelle palu­di dei vari Trump e com­pa­ny can­tante o meglio con­tante. E l’irlandese dal ciuf­fo impro­poni­bile è solo la pun­ta dell’iceberg di un mon­do ahimè dif­fu­so, la mac­chi­et­ta mes­sa lì per but­tar­la sul rid­ere ma da rid­ere c’è ben poco. Rischi­amo di affon­dare nel­la melas­sa dig­i­tale, fat­ta di tv, inter­net, cel­lu­lari con­trol­lati da pochi. Ragazzi capaci di lavo­rare con gus­to, con man­u­al­ità, con­sapevoli dei pro­pri doveri e dirit­ti, che trovano un sen­so al loro oper­are sono l’antidoto con­tro questo mon­do che inneg­gia alla guer­ra. Non stu­di­are per­cor­si educa­tivi per loro sarebbe farne carne da macel­lo alla mer­cè di chi li dom­i­na attra­ver­so il cel­lu­lare e internet.

    La lib­era Repub­bli­ca dei ragazzi con­tin­uerà a pro­porre a tut­ti i ragazzi dagli otto (o pri­ma!!) la bellez­za del lavo­rare insieme, di impeg­nar­si a trasfor­mare il mon­do, nel­la lib­ertà, nel rispet­to, nel­la com­parte­ci­pazione, speran­do che ques­ta iniezione di fidu­cia in sé stes­si e in un mon­do più bel­lo pos­sa garan­tir­gli una vita che ne vale la pena.

    Don Ful­ly

  • AIUTARE ANCHE SOLO UN BIMBO, UN RAGAZZO È AIUTARE L’UMANITÀ

    AIUTARE ANCHE SOLO UN BIMBO, UN RAGAZZO È AIUTARE L’UMANITÀ

    Ed ecco­mi dunque di rien­tro dai “giri” mis­sion­ari. Sarete persi­no stu­fi di sen­tir rac­con­tare sem­pre le stesse cose. La fragilità del­la situ­azione inter­nazionale ci inter­pel­la in maniera forte, le dis­par­ità che il nos­tro stile occi­den­tale provo­ca in tut­to il mon­do, ci rende com­pli­ci di situ­azioni assurde. In Cen­trafricana, come del resto in tut­ta l’Africa, se qual­cuno anco­ra non se ne fos­se accor­to, si gio­cano par­tite sui min­er­ali, sulle materie prime che han­no inter­esse a man­tenere quelle popo­lazioni alla mer­cè dei poten­tati e dei nuovi imperi. E se pri­ma c’era solo quel­lo occi­den­tale sot­to varie fac­ce ( Sta­tounitense, Euro­pea, Francese, Inglese) ora den­tro ci sono tut­ti: Rus­si in prim­is, Cine­si, Ara­bi, Ingle­si: insom­ma tut­ti sul suo­lo Africano a far fin­ta di aiutare e dare brici­ole in cam­bio di ric­chezze immense. Sarà poi facile dare la col­pa agli africani che, si sa, sono cor­rot­ti e inca­paci. Una sto­ria che va avan­ti impert­er­ri­ta nonos­tante le cronache manipo­late ci abbiano par­la­to di fine del colo­nial­is­mo. Cuba viene esclusa da ogni aiu­to a causa del­la sua osti­nazione a per­se­ver­are in un sis­tema desue­to e fal­li­menta­re agli occhi persi­no dei suoi fedelis­si­mi che sono rimasti in patria. Ma anch’essa va puni­ta e con­dot­ta a cedere le armi e il suo prezioso ter­ri­to­rio e sovran­ità. Nuovi imperi, nuovi sovranis­mi così somiglianti al nove­cen­to e otto­cen­to si stagliano non all’orizzonte ma ogni giorno sui nos­tri tele­foni­ni. Persi­no Mattarel­la lo ha det­to con chiarez­za. Popoli che poi cer­cano una via di salvez­za nel­la fuga, cer­can­do sper­an­za che non vedono nelle loro terre. E noi, come Chiesa in direzione con­traria, a insis­tere con prog­et­ti e vic­i­nan­za in queste terre in apparen­za sen­za sper­an­za ma che in realtà sono le uniche ad avere sper­an­za nel futuro , non cer­to i nos­tri imperi che tan­fano di morte e cupezza.

    Ma queste cose le sapete. Inutile che le ripeta. Mi piace invece rac­con­tare dei ragazzi, dei bam­bi­ni, che sono il nos­tro cam­po. In Africa la situ­azione è quel­la che sap­pi­amo già. Popo­lazioni gio­vanis­sime, nugoli di bam­bi­ni che appaiono nel­la Savana e che appe­na vedono “l’uomo bian­co” accor­rono con quei loro occhioni enor­mi che scru­tano un qual­cuno per loro tremen­da­mente stra­no, sor­ri­den­ti in una maniera incred­i­bile, ti accer­chi­ano, cer­cano il con­tat­to, forse aspet­tano un “bon bon” (caramel­la) e comunque sono desiderosi di inter­a­gire con te, al lim­ite dell’imbarazzo, ripe­tendo ogni tua paro­la ogni tuo gesto, e riden­do all’impazzata. Abbi­amo vis­i­ta­to asili e scuole. Lo sta­to non garan­tisce e nes­suno le aiu­ta, come sap­pi­amo, men­tre i piani occi­den­tali preve­dono invio mas­s­ic­cio di armi e sol­dati non di penne e quaderni. La scuo­la è affi­da­ta qua­si esclu­si­va­mente alle chiese, le quali fan­no come pos­sono: aule di asi­lo con 80 bam­bi­ni sedu­ti uno accan­to all’altro, I quaderni son tav­o­lette di arde­sie come anni 30 da noi ( mag­a­ri forse così si risparmia car­ta). I maestri sono sol­er­ti, qual­cuno con la bac­chet­ta in mano, del resto una classe di 100 alun­ni come la tieni? Sor­pren­den­ti alun­ni con la giac­ca a ven­to addos­so (“Padre non ha sen­ti­to che ven­to c’era sta­mat­ti­na? Siamo a gen­naio è il ven­to da nord per loro è fred­dis­si­mo!”) men­tre io gli sor­ri­do in maniche corte, goden­do­mi il fres­co ven­ti­cel­lo. Mille domande affastel­lano il cervel­lo. Si inseg­na il San­go e il francese. E le loro lingue, i loro dialet­ti? Anche qua come nel caso di Cuba, cosa inseg­n­er­an­no i sol­er­ti pro­fes­sori e maestri? Quale sto­ria? Quale let­ter­atu­ra? A cosa servirà se poi me li tro­vo in infra­di­to con un mitra in mano? Se non ci sono strade, ospedali, cor­rente elet­tri­ca …. Sarà una preparazione all’emigrazione …. Le clas­si si diradano andan­do avan­ti. All’età del liceo non ce ne sono 100 per aula…. I frati ci mostra­no poi una incred­i­bile scuo­la di musi­ca. Fare un intruglio cul­tur­ale fra musi­ca africana e musi­ca euro­pea e occi­den­tale. E’ lo scopo di un frate intrapren­dente e molto sicuro di sé. Alcu­ni sono arrivati a vin­cere pre­mi in Amer­i­ca! E là si son rifat­ti una vita! E io igno­rante che pen­sa­vo solo al cal­cio (le ragazze e bimbe e donne africane han­no splen­di­di vesti­ti anche se ho scop­er­to che sono stoffe con­fezion­ate in Cina.. men­tre i maschi vestono tut­ti con le maglie di cal­cio europee…per l’Italia prevalen­za Juve nat­u­ral­mente e Milan…..) Musi­ca come riscat­to ma vin­cere un pre­mio negli States non sarà seg­no di deca­den­za umana? Moltissi­mi insom­ma i dub­bi. I nos­tri prog­et­ti di chiesa preved­ereb­bero invece facoltà di filosofia e teolo­gia in loco e non sparse nel mon­do. Al soli­to sap­pi­amo le risposte teoriche. Bel­lis­si­mo viag­gia­re e scam­biare idee e cul­ture ma non se si è costret­ti non se è una col­o­niz­zazione cul­tur­ale. Dovreb­bero essere appun­to “scam­bi”. Cosa pos­si­amo dunque fare per questi bim­bi? Aldilà del­la scuo­la…. L’impegno dei mis­sion­ari nelle scuole come negli ospedali appare molto sim­i­le al bam­bi­no che vuole svuotare il mare col cuc­chi­aino. Ma …. forse è quel­lo che il Sig­nore vuole: essere seg­no con­tro­cor­rente, fas­tidioso di sper­an­za indomi­ta con­tro ogni speranza.

    A Cuba non ci sono frotte di bam­bi­ni in questo sen­so. O, meglio, appaiono essercene molti di più di quan­to non ce ne siano per­ché man­cano i gio­vani e i gio­vani adul­ti. Tut­ti via! Son rimasti vec­chi e bam­bi­ni. Bam­bi­ni e madri. Gli altri sono scap­pati e il tas­so di dena­tal­ità è uguale a quel­lo ital­iano. Anche qua gli stu­den­ti non han­no gran­di prospet­tive. Se diven­ter­an­no lau­re­ati, e qua lo pos­sono diventare tut­ti, saran­no medici sen­za stru­men­ti per fare il medico. Dopo un paio d’anni si dimet­tono e si met­tono in atte­sa di emi­grare. O se sono pro­fes­sori non potran­no andare a scuo­la per­ché man­ca il trasporto, molto meglio cer­care di aprire qualche “negozio” e cer­care di sbar­care il lunario che, altri­men­ti, lo stipen­dio statale ti per­me­t­terebbe di com­prar­ti solo due ampi car­toni di uova…e, poi, fini­to!! Quale prospet­ti­va, con quale entu­si­as­mo stu­di­ano e crescono? Fino ai dod­i­ci anni can­tano anco­ra i procla­mi del­la riv­o­luzione ma poi li trovano qua­si irri­den­ti e si met­tono a sognare “l’America”, dove chissà mag­a­ri non faran­no i pro­fes­sori, dovran­no avere due lavori ma avran­no final­mente una macchi­na. E chissà mai che poi ti riva­luti­no le tue lau­ree. Si sente anche questo. E anche qua a Cuba l’immancabile impronta cinese: stan­no facen­do pan­nel­li solari e cen­trali ter­miche. Rius­ci­ran­no nell’impresa di effi­cientare l’isola? Com­para­n­do Cine­si e cubani viene da sor­rid­ere e la sim­pa­tia, per­do­nate­mi se dico un’ ovvi­età è tut­ta per i cubani… eppure col sole l’isola potrebbe essere auto­suf­fi­ciente e non sof­frire di quel­la caren­za di luce che la pone a lato del­la Repub­bli­ca Cen­trafricana per parec­chie ore al giorno. E stu­di­are sen­za cor­rente elet­tri­ca per uno stu­dente non è così facile e non solo per­ché “si può anche stu­di­are al lume di can­dela, è molto roman­ti­co e aguz­za l’ingegno” ma per­ché i com­put­er a can­dela non li han­no anco­ra inven­tati e forse oggi all’università servono…

    Quale sper­an­za per i bim­bi africani e cubani? Quale sper­an­za per i nos­tri? Aiutare anche solo un bim­bo, un ragaz­zo è aiutare l’umanità. Per questo sen­ti­amo la nos­tra mis­sione di Movi­men­to Ragazzi e Mon­t­ele­co come una mis­sione uni­ver­sale. Del resto da oltre trent’anni siamo aper­ti a queste sfide da tut­to il mondo.

    Chi­u­do con questo fat­to. L’altro giorno in sem­i­nario mi chia­mano. “C’è un sig­nore che vuole par­lare con te” e mi dicono nome e cog­nome. Mi suona famigliare ma non riesco a col­lo­car­lo. Mi si pre­sen­ta davan­ti un omone, incon­fondibile accen­to barese. “Francesco!” Era venu­to a Mon­t­ele­co nel 2001 l’anno del G8. 16 anni. “Dove­va” rimanere su per tut­ta l’estate. Ci rimase, lui e un altro com­pare di merende. Garan­tì per lui la dot­tores­sa Scia­r­ret­ta. Poi riprese la sua stra­da. Ha 42 anni, una dit­ta di impianti elet­tri­ci e cen­trali solari con quar­an­ta dipen­den­ti. Ha vin­to un appal­to nel Water­front. Gira l’Italia a ver­i­fi­care i cantieri. Sposato con due figli. “Voglio che vengano a Mon­t­ele­co!” “Don Ful­ly sono anni che vole­vo venire a Gen­o­va a ringraziare, per­ché quan­to mi ha aiu­ta­to Mon­t­ele­co , quell’anno, ha svolta­to la mia vita. Sono felice di abbrac­cia­r­la” E io felice di abbrac­cia­re lui. La sua foto non è mai spari­ta dalle mie men­sole in nes­sun traslo­co. Ogni sguar­do una preghiera. Ce la farà. Ce l’ha fat­ta! Chi lo ricor­da venne persi­no sul Roc­ciamel­one. Il mon­do si sal­va con i Francesco che non per­dono sper­an­za. Accom­pa­g­ni­amoli e servi­amoli col nos­tro umile esser­ci. Così, in questo mon­do a gambe all’aria, provi­amo a cam­biar­lo col nos­tro umile esser­ci, in direzione con­traria e osti­na­ta naturalmente!

    Don Ful­ly

  • PERCHÉ IL CENTRAFRICA? E PERCHÉ ANDARE IN MISSIONE?

    PERCHÉ IL CENTRAFRICA? E PERCHÉ ANDARE IN MISSIONE?

    Cari ami­ci, men­tre mi leg­gerete io mi tro­verò in Repub­bli­ca Cen­trafricana insieme ai due dia­coni Don Gabriele Bar­bi­eri e don Francesco Quell’Oller. Rien­tr­erò, Dio per­me­t­ten­do, il 13 gen­naio per ripar­tire il giorno 17 gen­naio per Cuba da dove rien­tr­erò il 25 gen­naio. Sem­pre con i due dia­coni che rimar­ran­no a Cuba per due mesi.

    Giron­zolone!!! Ma per­ché tut­ti questi viag­gi? Cos’è ques­ta sto­ria delle mis­sioni? Per­ché il Cen­trafrica? E per­ché andare in mis­sione? Non è una vec­chia idea di una chiesa che va a fare pros­eli­ti e aiutare i poveretti? Non abbi­amo un’al­tra idea oggi di Fede? Con l’ecumenismo che ci dice che in ogni reli­gione c’è qual­cosa di luce mes­savi da Dio stes­so che sen­so ha anco­ra andare a par­lare del Van­ge­lo? E poi non si rischia di andare a trasmet­tere più che altro la nos­tra mala­ta soci­età occi­den­tale a popoli che avreb­bero bisog­no di qual­cosa di più fres­co e sti­molante che vec­chie democra­zie dove ora­mai nes­suno va nem­meno a votare? E poi l’obiezione più comune: ma con tut­to il bisog­no che si ha qua a Gen­o­va per­ché pen­sare alla missione?

    Ho ben tre risposte a tutte queste domande! Non capi­ta a tut­ti i Movi­men­ti di avere un assis­tente che da risposte!!! Saran­no quelle giuste?

    1. La pri­ma è sem­plice: andi­amo in Cen­trafricana per­ché uno dei due dia­coni, Francesco di Pont­edec­i­mo è figlio di una cop­pia di mis­sion­ari laici che han­no dato la vita per l’Africa e il Sudamer­i­ca lavo­ran­do molto con i frati cap­puc­ci­ni; anco­ra oggi, che Flavio è man­ca­to da oltre dieci anni, essi vivono nel con­ven­to di Pont­edec­i­mo orga­niz­zan­do spedi­zioni di sol­i­da­ri­età con le mis­sioni. Andi­amo dunque in luoghi che Francesco ben conosce, a fare un po’ un pel­le­gri­nag­gio nei luoghi di suo padre, vis­i­tan­do le mis­sioni. Ma nat­u­ral­mente, quan­tunque mer­av­igliosa­mente roman­ti­co e emozio­nante, tut­to ciò non basterebbe come moti­vazione per andare là. In realtà si sta svilup­pan­do tra le due dio­ce­si (non c’entrano dunque i cap­puc­ci­ni) una col­lab­o­razione di alto liv­el­lo, soprat­tut­to per ciò che riguar­da la for­mazione del clero africano. L’obiettivo è for­mare una chiesa africana in Africa, che non “dipen­da” più dall’occidente ma che, rima­nen­do in pro­fon­da comu­nione con “Roma”, pos­sa avviar­si a una dimen­sione pro­pria. Lavoro dunque che guar­da molto lon­tano. Sare­mo ospi­ti del Vesco­vo di Bouar, insom­ma una spedi­zione anche a liv­el­lo dioce­sano. A Cuba inutile che vi spieghi: abbi­amo lì la nos­tra mis­sione e quin­di vis­iter­e­mo il clero di quel­la dio­ce­si, il Vesco­vo Arturo che ormai è anche il pres­i­dente del­la Con­feren­za epis­co­pale cubana. Ecco dunque per­ché Cen­trafrica e Cuba e non Ango­la e Guatemala……..
    2. La sec­on­da è un po’ più com­p­lessa e meriterebbe lib­ri ma ten­to di sin­te­tiz­zare. Un libro anda­va molto di moda una quindic­i­na di anni fa: “l’opzione benedet­to”. Facen­do leva sul­la omon­imia col Papa Benedet­to 16° face­va balenare l’idea che fos­se un’opzione di quel Papa. In realtà il libro era molto bel­lo e pro­pone­va come mod­el­lo delle nos­tre comu­nità la for­mu­la benedet­ti­na degli antichi monas­teri dove c’era “l’ora et lab­o­ra”. Un libro con spun­ti molto bel­li e che dovrebbe essere ben let­to dalle nos­tre liti­giose comu­nità par­roc­chiali ed eccle­siali che fan­no così fat­i­ca a indi­vid­uare tre cris­tiani che si vogliano bene rima­nen­do ognuno se stes­so. Tut­tavia, per alcu­ni era un invi­to ai cris­tiani a “riti­rar­si”, a vivere come nei con­ven­ti, “pochi ma buoni” a fug­gire dal mon­do per vivere quel­la spir­i­tu­al­ità che Gesù ci inseg­na e ad essere così dei seg­ni in mez­zo al mon­do che veni­va un po’ las­ci­a­to fuori, e che pote­va al mas­si­mo avvic­i­nar­si ed entrare. Poi arrivò Francesco, che pren­den­do spun­to anche da quel­la idea bel­la del libro subito ci liberò dall’ossessione di essere in tan­ti, dei numeri, ma anche dall’ossessione di essere per­fet­ti. Per­ché i “pochi ma buoni” lo si vede bene nei grup­pi gio­vanili in cosa si trasfor­ma: in “sin­goli e mal com­bi­nati…” . A forza di selezionare le pecorelle si arri­va ad averne una e le novan­tanove fuori ma le atten­zioni le dedichi­amo a quell’una. Francesco, con­tin­uan­do l’opera di Papa Benedet­to ha rimes­so la Chiesa in atteggia­men­to mis­sion­ario, non rip­ie­ga­ta su se stes­sa, ma pronta a donare la vita per il mon­do, a essere seg­no di un amore più grande, fiduciosa che la sto­ria non la gui­da né Putin, né XI Jin­ping o Trump, ma lo Spir­i­to San­to. “Uscire” non vuol dire fare pros­eli­ti ma donare, fare eso­do, vivere in atteggia­men­to di dono, con una comu­nità che non sarà per­fet­ta ma è occu­pa­ta ad amare gli uomi­ni, a essere pun­to di rifer­i­men­to per un’umanità alla ricer­ca di sen­so e di luce; ospedale di cam­po, dice Papa Francesco, sen­za muri nè cinte come ave­vano i con­ven­ti (ma li ave­vano? O era­no invece cen­tri aper­ti alla soci­età che la con­t­a­mi­na­vano e ne diven­ta­vano ful­cro?) Anche sull’ora et lab­o­ra di San Benedet­to forse dovrem­mo stu­di­are di più.
    3. Ecco­ci allo­ra all’ultimo pun­to. Mis­sion­ari non vuol dire andare a inseg­nare l’italiano, l’inglese, francese o più mod­er­na­mente rus­so, cinese, arabo ad altri popoli pre­sum­i­bil­mente privi di cul­tura. Sig­nifi­ca portare nel­la nos­tra vita lo stile del dono e nelle nos­tre comu­nità lo stile dell’incontro dell’apertura, del coin­vol­gi­men­to, del lavo­rare insieme. E allo­ra sì, cer­to, nel­lo stile del dono c’è la con­di­vi­sione. Il Cen­trafrica è il paese più povero al mon­do, Cuba vive una crisi mai avu­ta in prece­den­za, non c’è nem­meno la luce elet­tri­ca. Si aiu­ta e si aiu­ta atten­ti a non far coin­cidere l’aiuto con l’obbligo del­la fede. E poi ricor­diamo don Ga con sem­plic­ità: “un gela­to è buono, due gelati sono molto buoni, tre gelati: a qual­cuno man­ca un gela­to”. Il Van­ge­lo non pred­i­ca una sobri­età che un “man­gione e beone” non pote­va imporre e che prese le dis­tanze da Gio­van­ni il Bat­tista, ma pred­i­ca la con­di­vi­sione che molti­pli­ca!!!! Portare il Van­ge­lo a popoli poveri? Por­tategli dei sol­di!!!! Il Van­ge­lo è l’unica vera ric­chez­za che abbi­amo, e quel­lo cer­chi­amo di con­di­videre e, poi, anche quel che abbi­amo. Ma la vera forza è il Van­ge­lo, è solo la Paro­la di Dio che ci rende liberi, che ci lib­era, che ci dà sen­so del­la dig­nità umana. Pri­mo con­di­videre il Van­ge­lo che non è un libro ma una pre­sen­za. E’ una pre­sen­za che ti spinge a cam­biare la vita e il mon­do. Che ti spinge a cam­biare l’economia per­ché solo cam­bian­do il modo di relazionar­si degli uomi­ni, assumen­do il par­a­dig­ma del­la fra­ter­nità, si potrà lib­er­are tan­ti popoli dal­la fame e dal­la sot­tomis­sione. Per­ché l’economia non è altro che il relazionar­si degli uomi­ni, non il demo­nio. Dis­cor­so lun­go, non c’è tem­po. Insom­ma, si por­tano i sem­i­nar­isti in mis­sione non per man­darceli o addirit­tura come (sigh!) mi disse uno una vol­ta per punizione! Ma per avere una men­tal­ità mis­sion­ar­ia, per avere comu­nità che, come” l’opzione benedet­to” dice, si amano e si relazio­nano con Gesù al cen­tro (con la Trinità al cen­tro per­ché l’azione è del­la Spir­i­to ver­so il Padre) ma che si aprono al mon­do aman­do­lo e donan­do ciò che han­no rice­vu­to in dono, un dono che è impos­si­bile imp­ri­gionare tra mura siano esse di pietra, ide­o­logiche o psi­co­logiche. Usci­amo da noi stessi!!!

    E per finire: tut­to questo , con grande mod­es­tia, noi pos­si­amo dire che a Mon­t­ele­co lo fac­ciamo da più di cinquant’anni per­ché questo era il mes­sag­gio del Con­cilio e l’abbiamo res­pi­ra­to gra­zie a quei due gran­di gigan­ti del­la Fede che era­no don Ga e don I. Se volete ve lo spiego……ma non cre­do ci sia bisog­no che vi scri­va centi­na­ia di pagine!!!

    Don Ful­ly

  • A Natale arriva un Cuore nuovo

    A Natale arriva un Cuore nuovo

    Oggi mi voglio un po’ lus­trare le medaglie e poi vi dirò per­ché. Appe­na arriva­to al Movi­men­to Ragazzi nel 1998 abbi­amo prova­to a met­tere su un grup­po di ragazzi e abbi­amo cer­ca­to, al soli­to, un nome per dar­gli un’identità, cosa impor­tante se si trat­ta di ado­les­cen­ti. Lo chia­mam­mo all’inizio “Grup­po Cuore” per­ché dall’esperienza del Ceis e seguen­do un poco i cam­mi­ni pro­pos­to­ci dal­la Dott Scia­r­ret­ta si parla­va soprat­tut­to delle emozioni, dei sen­ti­men­ti e ci si pro­pone­va di “edu­care il cuore”, di preparare alla vita i ragazzi sapen­do riconoscere e gestire i pro­pri sen­ti­men­ti. Ben presto il grup­po decise di chia­mar­si “Grup­po Frec­cia” dal famoso film (allo­ra) di Lig­a­bue. Decisa­mente meglio di grup­po Cuore che fran­ca­mente sape­va un po di dolciastro.

    Tut­tavia l’educazione di tut­to il ragaz­zo, mente , cuore , cor­po, ani­ma è sta­to sem­pre un mantra del Movi­men­to e che don Ga ha sem­pre ben incul­ca­to. La scuo­la in genere vuole occu­par­si solo del­la tes­ta. Ai gen­i­tori impor­ta un bel cor­po ben vesti­to, nutri­to, in salute e che stia nel pos­to gius­to (sot­to i loro occhi pos­si­bil­mente) che fac­cia fare bel­la figu­ra. L’anima è del­e­ga­ta ai preti e robe sim­ili. Del cuore non gliene impor­ta nessuno.

    Ebbene, da poche set­ti­mane, è usci­ta una enci­cli­ca di Papa Francesco sul “CUORE” . Come sem­pre Papa Francesco riesce a entu­si­as­mar­mi e se pro­fes­sion­al­mente questo lo direi di ogni Papa e Vesco­vo che mi si pre­sen­ti davan­ti (Papi e Vescovi non sono un con­cor­so di sim­pa­tia, di bellez­za, di cul­tura dif­fi­cile da far capire in giro) con Papa Francesco mi sale pro­prio … dal cuore!! Sì, par­la pro­prio del Cuore a par­tire da una frase “DILEXIT NOS” che vuol dire “CI HA AMATO!” Sì, solo un’ espe­rien­za di sen­tir­si amati può rimet­tere in gio­co la nos­tra vita. Non è sen­ti­men­tal­is­mo, non è “oriz­zon­tal­is­mo”, non è essere dol­ci­as­tri: è l’essenza del­la nos­tra fede. L’amore!

    Leg­giuc­chi­a­to tut­to, sto appro­fonden­do le prime pagine e sono davvero fan­tas­tiche. Ci con­fer­mano la bon­tà del nos­tro stile educa­ti­vo che attra­ver­so il gio­co cer­ca di far uscire tut­ti i doni pre­sen­ti nel ragaz­zo com­p­rese le emozioni. Il Papa ci con­for­ta dicen­do che il Cuore non è solo la sede dei sen­ti­men­ti ma è il cen­tro di tut­ta la per­sona, che non è la mente, non è nem­meno l’anima ma è uni­co e questo uni­co lo chia­ma cuore. Vi con­di­vi­do alcu­ni pezzi bel­lis­si­mi e vi invi­to a leg­gere la enci­cli­ca. Ne tro­ver­e­mo gio­va­men­to per la nos­tra opera educa­ti­va. Occorre nel­la nos­tra azione “met­ter­ci il cuore” per­ché è pro­prio la man­can­za di cuore che ci fa accettare ogni ingius­tizia, ogni guer­ra, ogni vio­len­za così come se fos­sero rou­tine, nor­mal­ità. Si par­la di intel­li­gen­za arti­fi­ciale: occhio che non ci ren­dano anche il cuore arti­fi­ciale; ma forse questo è un po’ più dif­fi­cile per fortuna.

     23. Nell’era dell’intelligenza arti­fi­ciale, non pos­si­amo dimen­ti­care che per sal­vare l’umano sono nec­es­sari la poe­sia e l’amore. Ciò che nes­sun algo­rit­mo potrà mai alber­gare sarà, ad esem­pio, quel momen­to dell’infanzia che si ricor­da con tenerez­za e che, mal­gra­do il pas­sare degli anni, con­tin­ua a suc­cedere in ogni ango­lo del piane­ta. Pen­so all’uso del­la forchet­ta per sig­illare i bor­di di quei panze­rot­ti fat­ti in casa con le nos­tre mamme o nonne. È quel momen­to di apprendis­ta­to culi­nario, a metà stra­da tra il gio­co e l’età adul­ta, in cui si assume la respon­s­abil­ità del lavoro per aiutare l’altro. Come questo del­la forchet­ta, potrei citare migli­a­ia di pic­coli det­tagli che com­pon­gono le biografie di tut­ti: far sboc­cia­re sor­risi con una bat­tuta, trac­cia­re un dis­eg­no al con­troluce di una fines­tra, gio­care la pri­ma par­ti­ta di cal­cio con un pal­lone di pez­za, con­ser­vare dei ver­met­ti in una scat­o­la di scarpe, sec­ca­re un fiore tra le pagine di un libro, pren­der­si cura di un uccelli­no cadu­to dal nido, esprimere un deside­rio sfoglian­do una margheri­ta. Tut­ti questi pic­coli det­tagli, l’ordinario-straordinario, non potran­no mai stare tra gli algo­rit­mi. Per­ché la forchet­ta, le bat­tute, la fines­tra, la pal­la, la scat­o­la di scarpe, il libro, l’uccellino, il fiore… si appog­giano sul­la tenerez­za che si con­ser­va nei ricor­di del cuore.

    21. Il nucleo di ogni essere umano, il suo cen­tro più inti­mo, non è il nucleo dell’anima ma dell’intera per­sona nel­la sua iden­tità uni­ca, che è di ani­ma e cor­po. Tut­to è uni­fi­ca­to nel cuore, che può essere la sede dell’amore con tutte le sue com­po­nen­ti spir­i­tu­ali, psichiche e anche fisiche. In defin­i­ti­va, se in esso reg­na l’amore, la per­sona rag­giunge la pro­pria iden­tità in modo pieno e lumi­noso, per­ché ogni essere umano è sta­to cre­ato anz­i­tut­to per l’amore, è fat­to nelle sue fibre più pro­fonde per amare ed essere amato.

    E poi Francesco aggiunge poco dopo che:

    Il mon­do può cam­biare a par­tire dal cuore

    28. Solo a par­tire dal cuore le nos­tre comu­nità rius­ci­ran­no a unire le diverse intel­li­gen­ze e volon­tà e a paci­fi­car­le affinché lo Spir­i­to ci gui­di come rete di fratel­li, per­ché anche la paci­fi­cazione è com­pi­to del cuore. Il Cuore di Cristo è estasi, è usci­ta, è dono, è incon­tro. In Lui diven­ti­amo capaci di relazionar­ci in modo sano e felice e di costru­ire in questo mon­do il Reg­no d’amore e di gius­tizia. Il nos­tro cuore uni­to a quel­lo di Cristo è capace di questo mira­co­lo sociale.

    29. Pren­dere sul serio il cuore ha con­seguen­ze sociali. Come inseg­na il Con­cilio Vat­i­cano II, «cias­cuno di noi deve adop­er­ar­si per mutare il suo cuore, apren­do gli occhi sul mon­do intero e su tutte quelle cose che gli uomi­ni pos­sono com­piere insieme per con­durre l’umanità ver­so un migliore des­ti­no». [20] Per­ché «gli squilib­ri di cui sof­fre il mon­do con­tem­po­ra­neo si col­legano con quel più pro­fon­do squilib­rio che è rad­i­ca­to nel cuore dell’uomo». [21] Di fronte ai dram­mi del mon­do, il Con­cilio invi­ta a tornare al cuore, spie­gan­do che l’essere umano «nel­la sua inte­ri­or­ità, trascende l’universo delle cose: in quelle pro­fon­dità egli tor­na, quan­do fa ritorno a se stes­so, là dove lo aspet­ta quel Dio che scru­ta i cuori (cfr 1 Sam 16,7; Ger 17,10) là dove sot­to lo sguar­do di Dio egli decide del suo des­ti­no». [22]

    30. Questo non sig­nifi­ca fare trop­po affi­da­men­to su noi stes­si. Sti­amo atten­ti: ren­di­amo­ci con­to che il nos­tro cuore non è auto­suf­fi­ciente, è frag­ile ed è fer­i­to. Ha una dig­nità onto­log­i­ca, ma allo stes­so tem­po deve cer­care una vita più dig­ni­tosa. [23] Dice anco­ra il Con­cilio Vat­i­cano II che «il fer­men­to evan­geli­co sus­citò e sus­ci­ta nel cuore dell’uomo ques­ta irrefren­abile esi­gen­za di dig­nità», [24] tut­tavia per vivere sec­on­do ques­ta dig­nità non bas­ta conoscere il Van­ge­lo né fare mec­ca­ni­ca­mente ciò che esso ci coman­da. Abbi­amo bisog­no dell’aiuto dell’amore divi­no. Andi­amo al Cuore di Cristo, il cen­tro del suo essere, che è una for­nace ardente di amore divi­no e umano ed è la mas­si­ma pienez­za che pos­sa rag­giun­gere l’essere umano. È lì, in quel Cuore, che riconos­ci­amo final­mente noi stes­si e impar­i­amo ad amare.

    Cari ami­ci che amate Mon­t­ele­co, non è lì sot­to quel Cuore san­guinante del cro­ci­fis­so di Mon­t­ele­co, che ci accoglie con le sue brac­cia aperte, che abbi­amo sen­ti­to la for­nace ardente che ci bru­cia e ci dona pienez­za? Las­ci­amo­ci cam­biare il cuore da quel cro­ci­fis­so che non è poi se non la tap­pa finale inizia­ta davan­ti a una grot­ta. Guardiamo a quel cuore Bam­bi­no che tro­ver­e­mo nel­la grot­ta uni­to a quel Cuore che tut­to med­i­ta­va nel silen­zio, nel­la dis­crezione e nel servizio umile che era Maria. Natale è il mes­sag­gio che è pos­si­bile rinascere con un cuore nuo­vo e non gra­zie a un trapianto di…. Barnard (bat­tuta da Boomer..) A Natale pos­si­amo cam­biare il cuore! Lo pos­si­amo chiedere non a Bab­bo Natale che è un sem­plice San Nico­la ma a Gesù Bam­bi­no sì!!

    Che Natale vi sia ten­ero cari amici!!

    Don Ful­ly

  • Ottobre, mese ricco

    Ottobre, mese ricco

    Otto­bre è un mese assai ric­co per la fede. Una vol­ta era l’inizio del­la scuo­la e di tutte le attiv­ità pas­torali. La vendem­mia era ter­mi­na­ta e il vino friz­za­va nelle bot­ti. Funghi e castagne la face­vano da padroni. Ora tut­to è nat­u­ral­mente diver­so ma per la fede resistono alcu­ni pun­ti fer­mi. Il giorno 1 è ricor­da­ta la figu­ra di San­ta Teresina, una san­ta gio­vane che ha scrit­to un libro mer­av­iglioso “Sto­ria di un ani­ma” tan­to let­to dai preti dell’era di don Ga e don I e sarebbe davvero mod­er­no anche oggi. Il 4ottobre è cel­e­bra­to San Francesco un san­to for­mi­da­bile che “puz­za” di Mon­t­ele­co e del suo stile educa­ti­vo. Il 7 è ded­i­ca­to alla Madon­na del Rosario, una preghiera sem­plice, popo­lare: anche ques­ta piace­va tan­to a don I e Don Ga. Ricor­date il rosario, recita­to la sera, passeg­gian­do per il viale; si ter­mi­na­va alla cab­i­na dell’Enel a cantare can­zoni “di chiesa” fino a tar­di. Il Rosario è lega­to al Van­ge­lo, sen­za Van­ge­lo sarebbe un’ottima tec­ni­ca med­i­ta­ti­va che fa da ponte con tante altre reli­gioni e per questo ci avvic­i­na tan­to a bud­disti, musul­mani, induisti che prat­i­cano anch’essi ques­ta tec­ni­ca; col Van­ge­lo ques­ta tec­ni­ca ripet­i­ti­va ci ripor­ta alla mente e al cuore le Parole di Gesù, che sono davvero il nos­tro incon­tro con Dio. Van­ge­lo che fes­teggiamo il 18 con San Luca e il 15 con San­ta Tere­sa si riprende il tema del­la preghiera come orazione di ami­cizia con Lui nel Van­ge­lo. Poi otto­bre è il mese mis­sion­ario per eccel­len­za dove si pen­sa e riflette sul sen­so mis­sion­ario del­la chiesa, pro­fon­da­mente muta­to dopo il Con­cilio, purifi­ca­to dal pros­elit­ismo, dal colo­nial­is­mo che spes­so lo ave­vano marchi­a­to nei sec­oli prece­den­ti. La chiesa in per­ma­nente sta­to di mis­sione vuol essere non una realtà aggres­si­va all’attacco del mon­do, ma una realtà capace di tes­ti­mo­ni­are con mitez­za e umiltà la forza dell’amore, las­cian­do che sia lo Spir­i­to ad attrarre l’umanità a una fidu­cia con­sapev­ole, nelle brac­cia del Padre, tramite il Figlio, nel­lo Spir­i­to appun­to. Quel­la forza di amare che con­trad­dis­tingue i nos­tri edu­ca­tori, volon­tari e pro­fes­sion­isti, nell’opera di ogni giorno a servizio dei ragazzi.

    Ma per noi Otto­bre è soprat­tut­to il 2 Otto­bre, la fes­ta degli Angeli Cus­to­di, la nos­tra chiesa, par­don, San­tu­ario! La devozione agli Angeli Cus­to­di ci è sta­ta trasmes­sa da Don Ga e don I in modo molto deciso. Gli Angeli per la Chiesa cat­toli­ca sono esseri spir­i­tu­ali creati da Dio e con­ser­vatisi buoni e a Lui fedeli. Disponi­bili quin­di ad aiu­tar­lo nel­la sua opera di Amore ver­so gli esseri umani. Cer­to, negli ulti­mi sec­oli, la scien­za ci pone in guardia da tut­ti i peri­coli di scivolare nel­la super­stizione, nel­la banal­ità hol­ly­wood­i­ana, nel­lo spiritismo che sono altre cose. Credere agli angeli, tra l’altro, come saprete, è comune a molte reli­gioni. In prim­is i musul­mani ne han­no fat­to uno dei “cinque pilas­tri” del­la loro fede; ma per­siani, gre­ci, romani, babilone­si, celti, ger­mani, civiltà pre-colom­biane dell’America del Sud etc etc sono tut­ti uni­ti nel credere a queste fig­ure. Nel­la Bib­bia si par­la molto di Angeli che sono “inviati”, “mes­sag­geri” , “annun­ci­a­tori” di un qual­cosa di Dio. Non starò a farvi tut­to lo spiegone bib­li­co, ci inter­es­sa solo sapere che gli Angeli, anche quan­do sem­bra­no imper­son­ifi­care diret­ta­mente tal­vol­ta Dio, appaiono sem­pre come sot­tomes­si a Lui e mai par­lano o riferiscono cose loro ma sem­pre di Dio. Nel Van­ge­lo alcu­ni Angeli han­no un ruo­lo molto pre­ciso e Gesù ne par­la più volte. Per noi di Mon­t­ele­co rimane sem­pre Mat­teo 18,10 “Guar­date di non dis­prez­zare uno solo di questi pic­coli per­ché vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sem­pre la fac­cia del Padre mio che è nei cieli”. Questo è l’Angelo cus­tode e, per chi ha fede, alla sera si trovano radunati in chiesa a Mon­t­ele­co men­tre quei bir­ban­ti di ragazzi/e dor­mono (non andate­ci dunque pri­ma dell’una di notte ……) L’Angelo cus­tode ci man­da dunque un mes­sag­gio molto chiaro: Guardare in fac­cia i ragazzi, guardar­li negli occhi per­ché Dio li ama, Dio li ha pen­sati, amati, creati, volu­ti uno ad uno. Noi li vedi­amo, a volte, solo nei loro atteggia­men­ti da bul­let­ti, nelle loro bir­icchi­nate, nei loro deliri e chiusure. Dio no, li vede fac­cia a fac­cia attra­ver­so gli Angeli. Li ama uno a uno, sa che sono preziosi anche quan­do per noi sono solo degli odiosi romp­is­cat­ole o dei noiosi prob­le­mi da pren­dere in con­sid­er­azione. E …. occhio che gli Angeli cus­to­di sono lì, e ci tes­ti­mo­ni­ano l’amore che Dio ha per loro.
    Oh, ma come sei severo con noi! Non siamo mica Dio! Come fac­ciamo ad amare i ragazzi come li ama Dio! Per togliervi questo sen­so di pesan­tez­za vi fac­cio riflet­tere su ciò che Don Ga e don I sem­pre ci ricordavano:“guarda che anche tu hai un Ange­lo cus­tode; anche te Dio ama!” Beati loro che sem­bra­va li vedessero, toc­cassero, ci par­lassero. Ma questo pen­siero di essere amati in maniera uni­ca e irripetibile ci rende leg­geri e pron­ti ad amare anche i fratel­li e sorelle altrettanto.

    Per cui io non so spie­gare sci­en­tifi­ca­mente gli Angeli Cus­to­di ma, a dire il vero, nem­meno i buchi neri, che pare esis­tano; e davan­ti abbi­amo così tan­to tem­po e spazio che ….. rius­cire­mo a uscirne? A pen­sare sen­za tem­po e spazio? E allo­ra ….. mag­a­ri ne vedremo delle belle!!

    Don Ful­ly