Categoria: Problemi educativi oggi

  • Il Cerchio si “apre”

    Il Cerchio si “apre”

    Mon­t­ele­co anni 82–84; ero sem­i­nar­ista e non ricor­do bene l’anno pre­ciso aven­do dis­tante i miei diari da con­sultare. Non man­ca­vo neanche da sem­i­nar­ista di fare un turno a luglio ed ero inser­i­to nel gov­er­no come da ragaz­zo nell’81 ave­vo già inizia­to a fare. D’estate cer­ca­vo di fare un salto al Leco a trovare Don I, per con­fes­sar­mi, par­lare con lui e don Ga e tut­ta la cuci­na. Cap­i­tai un giorno d’Agosto e don I mi disse “sen­ti Fuli­gi hai mica la pos­si­bil­ità di fer­mar­ti in ques­ta set­ti­mana? Tut­ti sono via, in ferie e qua abbi­amo una quar­an­ti­na di ragazzi che non pos­sono andare a casa; o non pos­sono o non ce l’hanno; ci siamo solo io, Gas­pare e Mau­ro Crovet­to con sua moglie Fran­ca, abbi­amo pau­ra di non farcela a ten­er­li tut­ti quan­ti; ci sarà qualche altro sem­i­nar­ista?” Fu coin­volto un sem­i­nar­ista mio ami­co un cer­to Cal­abrese Gian­fran­co e ci imbar­cam­mo in una set­ti­mana che a me cam­biò la vita e la prospet­ti­va che ave­vo sul pres­bit­er­a­to e che in sem­i­nario mi si sta­va chiaren­do sem­pre più. I ragazzi ce ne fecero di tut­ti i col­ori. Era­no scate­nati, sen­za regole, un po’ riot­tosi a tut­to ma nat­u­ral­mente estrema­mente sim­pati­ci e coin­vol­gen­ti. Don I e Don Ga ci rac­con­ta­vano a volte un po’ le loro sto­rie e non era­no tutte sto­rie da fia­ba del principe azzur­ro piut­tosto di lupi cat­tivi e mon­di un po’ com­pli­cati per dirla in breve. Mau­ro mi fece pas­sare una set­ti­mana di risate coi suoi rac­con­ti. A Gian­fran­co ricor­da­vo che non ave­va a che fare con i ragazzi delle par­roc­chie ma era­no un po avul­si dalle buone maniere e dal­la cat­e­ch­esi. A furia di par­tite a pal­lone, giochi, ser­ate pas­sate a rin­cor­rerli e a veg­liare che non ne com­bi­nassero di grosse diven­tam­mo ami­ci. Qual­cuno di loro è già in par­adiso. Altri li ritrovai in per­cor­si di vita non sem­pre andati bene. Ma a parte gli annedoti ricor­do con chiarez­za la scelta che feci nel­la preghiera dopo quel cam­po, spin­to cre­do da tutte le rif­les­sioni con­di­vise con don Ga in quei giorni; voglio essere un prete che non si dimen­tichi mai di questi ragazzi ovunque li aves­si incon­trati, in par­roc­chia a scuo­la o per stra­da. Gli scar­tati sareb­bero sta­ti i miei pri­mi ami­ci. E l’altro propos­i­to cer­to era che avrei for­ma­to per­sone che non mi las­cassero solo in quel com­pi­to, ma che avessero con­di­vi­so ques­ta scelta, di amare tut­ti, di trovare in ogni ragaz­zo, come in una cac­cia al tesoro, il lato buono che in lui ave­va sem­i­na­to il buon Dio. Mi spi­ace­va tan­to che don Ga e don I era­no rimasti soli anche se per una set­ti­mana sola. Era ben lon­tana da me l’idea che sarei sta­to l’assistente del Movi­men­to Ragazzi, ma avrei por­ta­to quel­lo stile ovunque mi avessero manda­to. Mau­ro in gen­ovese mi dice­va sem­pre “non diven­tar­mi mica un prete di quel­li col naso all’insù, con sti ragazzi bisogna star­ci mica si può abban­donarli” Il lin­guag­gio era cer­ta­mente più col­ori­to ma più o meno siamo lì….

    Mon­t­ele­co 2024. Al cam­bio del sec­on­do ter­zo turno arri­va su Fran­ca la moglie di Mau­ro Crovet­to che è in par­adiso. A 40 anni di dis­tan­za osser­vo in mez­zo al centi­naio di ragazzi pre­sen­ti a mes­sa le nipoti di Fran­ca, edu­ca­tri­ci del Movi­men­to Ragazzi; a loro lato le figlie di quelle ragazze scate­nate degli anni Ottan­ta; anche loro edu­ca­tri­ci. Intorno 75 ragazzi le cui sto­rie non sono cosi dis­sim­ili da quelle degli anni ‘80, ma accan­to han­no i nos­tri figli e tan­ti di loro, di ragazzi del “popo­lo” che cresciu­ti a Mon­t­ele­co ne accol­go­no altri; e si ce l’abbiamo fat­ta a ten­er­li, a far­gli pas­sare gior­nate di gioia e di edu­cazione che pos­sono fare emerg­ere il cap­ola­voro che è in loro. Si potrebbe dire che il cer­chio si chi­ude, ma direi invece che il pan­cione di una di loro mi sug­gerisce che il cer­chio si apre e con­tin­ua in una cate­na di amore che con­tin­ua. Papa Francesco ha come pre­so le scelte di Don Ga e le ha indi­cate a tut­ta la chiesa con grande forza. La chiesa cam­mi­na ver­so un sin­o­do di cui l’anfiteatro di Mon­t­ele­co potrebbe essere una immag­ine fan­tas­ti­ca. C’è da gioire e fare fes­ta. Fac­ciamo­la il 22 set­tem­bre e cam­mini­amo feli­ci di avere avu­ti cosi padri nobili. 100 anni nasci­ta don I. 30 anni nasci­ta al cielo di Don Ga. Ci accom­pa­gni­no anco­ra per tan­ti anni per con­tin­uare ques­ta favola d’amore divenu­ta realtà.

    E scusate se son diven­ta­to un po’ roman­ti­co ma non guasta.

    Don Ful­ly

  • CREARE CASA

    CREARE CASA

    A breve iniziano i nos­tri turni di Mon­t­ele­co che avran­no a tema “creare Casa” un tema nazionale del servizio nazionale delle vocazioni che ci richia­ma una realtà molto semplice.

    Creare casa vuol dire creare una casa inte­ri­ore anz­i­tut­to che è il vero com­pi­to educa­ti­vo di Mon­t­ele­co. Raf­forzare la per­sona, far crescere nel­la lib­ertà un ragaz­zo per­ché pos­sa sen­tir­si a casa con se stes­so. Parole? Non pro­prio. Bib­li­ca­mente vi ricor­do cosa disse già nel pri­mo tes­ta­men­to Dio a Re Davide “vuoi costru­ir­mi tu una casa? (il tem­pio di Gerusalemme); sarò io a costru­ire quel­la casa e sarà la tua dis­cen­den­za”. Eh si Dio vuole abitare nel­la nos­tra casa non fat­ta di mura ma fat­ta di cel­lule, di coscien­za, di scelte, di lib­ertà, di mon­do spir­i­tuale. Vuole vivere con noi. Creare casa inte­ri­ore è davvero importante.

    Creare casa vuol dire poi creare un ambi­ente famigliare frater­no fat­to di relazioni. Una casa è fat­ta di relazioni e ci si vive bene, ci si tor­na per­ché lì si han­no relazioni vere, for­ti e libere. E’ la sfi­da dei turni di Mon­t­ele­co, è la sfi­da ogni giorno a Oregi­na col cen­tro con casa D le bus­sole. Creare relazioni vere sin­cere, traspar­en­ti, libere (con­tin­ua a leggere)

    Creare casa è poi creare un ambi­ente dove l’uomo pos­sa trovare se stes­so, vivere bene , vivere bene insieme come per­sona e non come indi­vid­uo. Creare una soci­età che sia a misura dell’umano che non las­ci indi­etro nes­suno dove il ben-essere non viene iden­ti­fi­ca­to uni­ca­mente col ben-avere. E creare un ambi­ente anche nat­u­rale adat­to all’uomo. La cura del­la ter­ra, l’equilibrio che l’uomo tro­va con l’ambiente. La casa comune, il pianeta.

    Temi tut­ti da vivere a Mon­t­ele­co. Ma io vole­vo rac­con­tarvi una sem­plice cosa che rias­sume tut­to questo.

    La set­ti­mana scor­sa sono sta­to a Assisi sette giorni coi sem­i­nar­isti, ospi­ti del sem­i­nario di Assisi. Bel­la set­ti­mana anche per res­pi­rare questo cli­ma di “Francesco” inte­so come san­to ma anche come Papa. Non vi sto a descri­vere tut­ti i luoghi frances­cani, voi mi capirete.

    Ma un giorno non ho potu­to perdere l’occasione per andare a trovare una espe­rien­za di con­sacrazione laica di un ere­mo Frances­cano a Campel­lo, Fagge vici­no a Tre­vi tra Spo­le­to e Folig­no. Comu­nità delle allodole. Non vi viene in mente la can­ta­ta di don Ga? Dal 1923 viene vis­su­ta qua una espe­rien­za evan­gel­i­ca, ecu­meni­ca, laica di con­sacrate che vivono nel­lo spir­i­to di povertà di Francesco (l’eremo sorge su una grot­ta dove si nar­ra il san­to si sof­fer­ma­va nei suoi viag­gi tra Asis­si e Spo­le­to) sen­za vol­er essere buro­c­ra­tiz­zate dal­la chiesa uffi­ciale, viven­do in povertà, fra­ter­nità, silen­zio, preghiera, accoglien­za. Dove è pos­si­bile ricostru­ire la pro­pria casa inte­ri­ore, dove si vive una casa evan­gel­i­ca fat­ta di lavoro, accoglien­za, sem­plic­ità e dove si vive una relazione con sorel­la ter­ra fat­ta di lavoro e sem­plic­ità. Un ere­mo poco elet­tri­fi­ca­to, che vive con sola acqua pio­vana. La comu­nità va a cel­e­brare l’eucarestia in paese alla domeni­ca come ogni cris­tiano (sen­za costrin­gere i pres­bi­teri a sfi­an­can­ti tour) Accoglie chi­unque bus­sa alla por­ta. Una comu­nità dove si res­pi­ra aria di Mon­t­ele­co! Il rap­por­to con la ter­ra, l’accoglienza totale ver­so tut­ti specie i poveri, la fra­ter­nità sem­plice, il nom­inare cias­cuno per nome, la preghiera costante che seg­na la gior­na­ta, come l’ora del­la luce e l’ora delle stelle, anche se sono che tan­ti non ne sono cosci­en­ti a Monteleco.

    Ma per­ché ci par­li di ques­ta comu­nità che all’inizio si scrive­va con Ghan­di e con altri gran­di per­son­ag­gi quan­do fu fon­da­ta? Ma per­ché la come sorel­la con­sacra­ta abbi­amo incon­tra­to la nos­tra cara Gaia Olla. Una scelta che per molti può apparire assur­da. Ma come, un medico! Quan­to bene pote­va fare e vive là in povertà asso­lu­ta! Ma forse assur­di siamo noi che ten­ten­ni­amo nel seguire Gesù. Gaia l’ho trova­ta molto bene, felice, ser­e­na, in salute, in com­pag­nia. Abbi­amo chi pre­ga ogni giorno per noi. E por­ta Mon­t­ele­co nel cuore davan­ti a Gesù ogni giorno. Ci piace pen­sare che anche lei sia rimas­ta fol­go­ra­ta dal Cristo di Mon­t­ele­co dove i suoi gen­i­tori si sono sposati 46 anni fa. E sap­pi­amo che un po è così. Cresci­u­ta con noi, raf­forzatasi con la comu­nità di Sant’Egidio è poi vola­ta come allodola a cantare le lodi del Sig­nore ogni giorno. Mon­t­ele­co sem­i­na­tore di Sper­an­za e di Amore. Ma ques­ta è un’al­tra sto­ria di cui par­lere­mo presto spe­cial­mente il 21/22 settembre.

    Gra­zie Gaia del­la tua tes­ti­mo­ni­an­za. La tris­tez­za del­la tua man­can­za a Mon­t­ele­co si è tra­mu­ta­ta in una onda­ta di gioia per la chiesa tutta.

    Don Ful­ly

  • SE NON DIVENTERETE COME BAMBINI NON ENTRERETE MAI….

    SE NON DIVENTERETE COME BAMBINI NON ENTRERETE MAI….

    Non vi ricor­date ques­ta can­zone a Mon­t­ele­co? Fan­tas­ti­ca! I can­ti di Mon­t­ele­co, quan­to restano impres­si, per 70 anni del­la chiesa dovre­mo rifare il nos­tro canzoniere!

    Ebbene ques­ta can­zone mi è risuona­ta nel­la mente almeno due volte in ques­ta set­ti­mana. Mer­coledì 22 Mag­gio duemi­la bam­bi­ni (fonti gior­nal­is­tiche, ma anche a ved­er­li era­no davvero tan­ti) han­no sfi­la­to dal por­to anti­co fino a De Fer­rari gri­dan­do la loro voglia di Pace. Orga­niz­za­ti da Sant’Egidio e dalle scuole che han­no ader­i­to, i pic­coli bim­bi di ele­men­tari e i ragazzi delle medie por­ta­vano a mano i cartel­li con tut­ti i pae­si in guer­ra, gri­da­vano sem­pli­ci e inof­fen­sivi slo­gan che invo­ca­vano la Pace (con la guer­ra ci perde tut­ta la ter­ra), ave­vano prepara­to cartel­li di pace sen­za offend­ere nes­suno. Solo dice­vano a noi gran­di l’insensatezza del­la guer­ra e ci chiede­vano che cosa gli sti­amo preparando.

    L’occasione era­no gli 80 anni del bom­bar­da­men­to (uno dei tan­ti) che ave­va pesan­te­mente col­pi­to Gen­o­va nell’ultima guer­ra. Alcune tes­ti­mo­ni­anze di anziani pre­sen­ti quel giorno han­no reso ancor più emozio­nante l’evento, del resto assai breve a De Fer­rari. E già, rischi­amo di dimen­ti­care. Ci vogliono i bam­bi­ni a sveg­liar­ci. Un po’ di ver­gogna l’ho prova­ta davan­ti a loro che si assumevano respon­s­abil­ità che noi adul­ti non ci assum­i­amo. Tut­ti desider­a­no la Pace ma non ci fac­ciamo sen­tire. Pau­rosi forse di perdere priv­i­le­gi e ricchezza.

    Allo stes­so modo saba­to 25 mag­gio alcune centi­na­ia di bim­bi al don Bosco (dove era­no pre­sen­ti quat­tro “Bus­sole” con due loro edu­ca­tri­ci a aiutare l’organizzazione dioce­sana) han­no gio­ca­to in atte­sa di col­le­gar­si con Roma con Papa Francesco, dove 50.000 bam­bi­ni di tut­to il mon­do han­no cel­e­bra­to la “Gior­na­ta mon­di­ale dei Bambini”.

    Papa Francesco ha volu­to molto ques­ta gior­na­ta, cre­do per due motivi: Uno è per scac­cia­re tutte le pau­re che han­no avvolto il mon­do eccle­siale rispet­to al tema dell’educazione e del coin­vol­gi­men­to dei bam­bi­ni. Le tristi vicende venute alla luce in questi ulti­mi anni, che gius­ta­mente ci han­no fat­to pren­dere atto di tante situ­azioni orri­bili e ci han­no fat­to pren­dere pre­cauzioni e provved­i­men­ti che devono essere duris­si­mi così come dice il Van­ge­lo stes­so, ave­vano però por­ta­to una gela­ta qua­si che tan­ti avessero pau­ra a occu­par­si di bim­bi e ragazzi. Una soluzione che rischi­a­va di tagliare le gambe alle tante opere buone pre­sen­ti al mon­do, ai tan­ti edu­ca­tori che con affet­to vero e sin­cero si occu­pano con grande empa­tia e rispet­to di ragazzi. Non dob­bi­amo avere pau­ra di occu­par­ci di bam­bi­ni solo per­ché pur non in pochi han­no fat­to orrori. Noi a Mon­t­ele­co non ci siamo mai fer­mati anche per­ché fran­ca­mente (anche se la frase è ulti­ma­mente un po’ abusa­ta) “Male non fare pau­ra non avere”.

    Il sec­on­do è per­ché solo i bam­bi­ni ci pos­sono sal­vare; “Ci siamo radunati qui allo Sta­dio Olimpi­co, per dare il “cal­cio d’inizio” a un movi­men­to di bam­bine e bam­bi­ni che vogliono costru­ire un mon­do di pace, dove siamo tut­ti fratel­li, un mon­do che ha un futuro, per­ché vogliamo pren­der­ci cura dell’ambiente che ci cir­con­da.”  Quan­do ho sen­ti­to il Papa pro­nun­cia­re queste parole, mi sono venu­ti i bri­v­i­di. Un movi­men­to di bam­bine e bam­bi­ni, ragazze e ragazzi!! Il Papa vuole fare il Movi­men­to Ragazzi!!! Pace, Fratel­lan­za, Cura dell’Ambiente. Ma mi capite bel­la gente? Cosa fece don Ga? E don I? Ma quan­to era­no avan­ti? E qua noi abbi­amo trac­cia­to il cam­mi­no! Tre parole che da sem­pre sono state le nos­tre parole d’ordine! Anco­ra una vol­ta il Papa se ha volu­to avere attorno a se per­sone che dicessero Pace sen­za se e sen­za ma ha dovu­to dar voce ai bam­bi­ni, che sono i più col­pi­ti dal­la guer­ra che non toglie loro solo la casa, il cibo, la scuo­la ma soprat­tut­to l’anima, ini­et­tan­do in loro l’odio, il ran­core, la paura.

    Noi adul­ti siamo inca­paci di par­lare di Pace; ci dividi­amo subito, rin­fac­ciamo, pren­di­amo parte, vogliamo vin­cere, vogliamo avere l’ultima paro­la. Men­tre dovrebbe essere sem­plice­mente il tacere delle armi: pun­to. E dis­cutere, di tut­to. E soprat­tut­to di equi­tà, di gius­tizia. Ma par­lare. Trovare soluzioni che non siano di morte.

    Gra­zie bim­bi che ci aiu­tate. Noi al Movi­men­to, occu­pan­do­ci di loro siamo facil­i­tati a vedere e sper­are la Pace, per­ché già ne vedi­amo parec­chie di sof­feren­ze che ci man­ca solo la guer­ra. Por­ti­amo a tut­ti mes­sag­gi di Pace. Anche ques­ta estate “Creare Casa” sia la casa del­la PACE, FRATELLANZA, CURA DELL’AMBIENTE.

    Don Ful­ly

  • Don Ivaldi: Uno sguardo di cent’anni e che non si spegne

    Don Ivaldi: Uno sguardo di cent’anni e che non si spegne

    Man­ca solo un mese al 12 Mag­gio quan­do saran­no 100 anni dal­la nasci­ta di Don I ed è giun­to il momen­to di rac­con­tare qual­cosa su di lui, fon­da­men­tale per tut­ti col­oro che han­no a cuore la sto­ria di Mon­t­ele­co ma indub­bi­a­mente ric­chez­za che appar­tiene a tut­ta la diocesi.

    La sua figu­ra può cer­ta­mente essere un seg­nale, una direzione per pen­sare la figu­ra del prete del futuro. La sua Biografia la stan­no costru­en­do a poco a poco e sarà pronta a set­tem­bre. Io ve lo rac­con­terò attra­ver­so alcu­ni par­ti­co­lari di Don I che tut­ti noi conosciamo.

    I suoi occhi azzur­ri; li ho sem­pre un po’ abbinati allo stile gen­ovese incar­na­to da Govi di gran­di occhi, qua­si spalan­cati a guardar­ti drit­to drit­to negli occhi; il suo azzur­ro ci ricor­da che Don I fu prete che seppe indi­care il cielo come oriz­zonte. Mi ha incul­ca­to una enorme fidu­cia nel­la Provvi­den­za sapen­do vedere ovunque la pre­sen­za provvi­den­ziale di Dio. Tal­vol­ta persi­no infan­tile nel suo abban­donar­si nelle mani dell’amore mis­eri­cor­dioso di Dio, ma così effi­cace nei suoi rac­con­ti. Don I tut­to riferi­va a Dio e di Lui ti parla­va. Ma i suoi occhi azzur­ri era­no anche indice di un’altra carat­ter­is­ti­ca fon­da­men­tale di don I: la capac­ità di par­lar­ti guardan­doti drit­to negli occhi. Se don Ga era l’abbraccio che ti accoglie­va una vol­ta sce­so dal­la cor­ri­era par­ti­ta da piaz­za del­la Vit­to­ria, don I era la pri­ma per­sona del Leco che incon­travi su quel­la cor­ri­era, che all’epoca sem­bra­va por­tar­ti chissà dove, pas­san­do da Gavi, attra­ver­so per­cor­si che pare­vano imper­vi e alpi­ni. Appe­na par­ti­ta la cor­ri­era don I non sta­va sedu­to ma anda­va avan­ti e indi­etro chieden­doti il nome e nat­u­ral­mente la par­roc­chia da cui provenivi. Nes­suno esclu­so. Face­va tut­ti e cinquan­ta i ragazzi del pull­man. Ti guar­da­va drit­to negli occhi e ti chiede­va il nome. Non eri un sign­or nes­suno. Ave­vi una iden­tità anche se ave­vi 11 o 12 anni. E chi chiede il nome a un ragazz­i­no? Solo il mae­stro o il pro­fes­sore che fa l’appello. Lui si inter­es­sa­va davvero a te. E lo mostra­va con ques­ta sem­plice prat­i­ca. E il tuo nome non se lo scor­da­va più. La tua iden­tità cresce­va gra­zie a un adul­to per il quale eri qual­cuno, eri impor­tante. Cosa vedi quan­do guar­di? Recita­va uno slo­gan di Car­i­tas molto in uso a Mon­t­ele­co. Lui vede­va in te un figlio di Dio, prezioso, uni­co, irripetibile e ti por­ta­va a credere in te stesso.

    El por­ta­va le Scarp del Ten­nis, can­ta­va Enzo Ian­nac­ci; chi può scor­dare le super­ga basse eter­na­mente por­tate almeno a Mon­t­ele­co da Don I? Il bian­core delle calza­ture emerge­va bril­lante sot­to la polverosa tonaca nera, e se per noi ragazz­i­ni era “nor­male” un po’ per­ché lo ave­va­mo sem­pre vis­to così, un po per­chè era­no le stesse scarpe che por­tava­mo noi, per gli adul­ti del tem­po era una cosa biz­zarra. Quelle scarpe del ten­nis mi han­no sem­pre rac­con­ta­to almeno tre cose: la vic­i­nan­za che don I vol­e­va mostrare ai ragazzi met­ten­dosi una calzatu­ra che anche loro por­ta­vano; la stra­da che lui vol­e­va per­cor­rere con i più gio­vani non solo coi pie­di ma con lo spir­i­to, il cam­mi­no spir­i­tuale che indi­ca­va sem­pre nei suoi col­lo­qui; il seg­nale di vol­er gio­care con te, per­chè so Don I non era il prete che gio­ca­va a cal­cio, pallavo­lo o gran­di giochi era però capace a fare le parole cro­ci­ate, gli scac­chi, giochi da tavo­lo o stare a osser­vare come gio­cavi per poi far­ti il “breath­ing” se eri vio­len­to, se parlavi male, se eri iso­la­to, se ave­vi il bron­cio. Quante volte mi ha ripetu­to “se noi preti giochi­amo coi ragazzi ai ragazzi sarà più facile venire a par­lar­ci!” Il gio­co non come perditem­po o dis­trazione ma come luo­go di relazione, di vita vis­su­ta per un ragazz­i­no. Don I era mae­stro teori­co e prati­co di gioco.

    Mani for­ti e cal­lose; le sue mani con le quali spes­so copri­va la fac­cia mi ricor­dano due cose appar­ente­mente opposte in un prete ma che era­no unite in don I; mani che han­no assolto centi­na­ia di per­sone attra­ver­so il min­is­tero in cui Don I eccell­e­va; il min­is­tero del­la mis­eri­cor­dia, la ric­on­cil­i­azione. Sì don I era noto soprat­tut­to per essere un con­fes­sore e un Padre Spir­i­tuale. Dopo gli anni del­la pread­o­lescen­za e ado­lescen­za a Mon­t­ele­co in cui rimasi affas­ci­na­to dall’entusiasmo e dall’energia di Don Ga, sen­za nul­la sapere del suo min­is­tero me lo ritrovai in sem­i­nario che face­va appun­to il padre Spir­i­tuale nom­i­na­to uffi­cial­mente dal Card Siri. Sul­la con­fes­sione mi ave­va sem­pre sol­lecita­to quan­do ero capogrup­po a Mon­t­ele­co “te la sen­ti di con­fes­sar­ti oggi?” “cer­to!” ma il povero don I non sape­va con chi ave­va a che fare; veni­va infat­ti pro­prio quel giorno a trovar­ci Don Tubin, il mio par­ro­co da cui mi con­fes­sa­vo, e mi con­fes­sai da lui.….…… Lui riprese il dis­cor­so “ma io vole­vo inseg­nar­ti che non ci si con­fes­sa per il prete ma da qualunque prete, per­chè quel che impor­ta è l’amore di Dio: se un giorno cam­bi par­ro­co come farai?” io annuii .… mi sta­va inseg­nan­do la dif­feren­za tra sacra­men­to e direzione spir­i­tuale. Quan­do lo incon­trai in sem­i­nario dunque lo scel­si come diret­tore spir­i­tuale. Furono cinque anni di incon­tri set­ti­manali. Povero don I!! Quan­to dovette frenare la mia irruen­za, non cer­to di carat­tere, ma di sicuro teo­log­i­ca. Don I era con­fes­sore, padre spir­i­tuale, con­fi­dente. Da lui la gente anda­va sul sicuro di incon­trare la carez­za di Dio, un amore di cui lui parla­va sem­pre con grande con­vinzione. Un amore dis­pen­sato spe­cial­mente a chi non ne ave­va avu­to molto dal­la vita. E don I lacrima­va a rac­con­tare certe sto­rie dei ragazzi. Quelle mani han­no assolto e benedet­to e con­sacra­to quante volte!!! Ma era­no anche mani da lavo­ra­tore; il lavoro man­uale dell’economo a cari­care, scari­care, guidare, fare i lavori più dis­parati per­chè alla fine si occu­pa­va di tut­to in colo­nia. E poi i suoi famosi con­ti incolon­nati, retag­gio del Tortel­li, liceo tec­ni­co di ragion­ieri dove inseg­na­va reli­gione. Uomo di fat­i­ca e di pensiero.

    La let­tura del Gior­nale Avvenire; appe­na fini­to il pran­zo o subito dopo il riposo tu eri sicuro di trovare Don I assor­to nel­la let­tura del gior­nale, infor­can­do gli occhiali­ni di sghimbescio. E sì per­chè don I e don Ga son famosi per­chè aiu­ta­vano i ragazzi più poveri, per­chè lavo­ra­vano con le assis­ten­ti sociali (Don I ne conosce­va tan­tis­sime ed era­no sue amiche), per­chè inven­ta­vano giochi, era­no sim­pati­ci e aper­ti, ma in realtà i due era­no soprat­tut­to due uomi­ni di stra­or­di­nar­ia cul­tura e intel­li­gen­za. Fu don I a rac­con­tar­mi la sto­ria del­la Dio­ce­si di Gen­o­va a par­lar­mi dei Moglia, dei Guano, dei Cos­ta, dei Ler­caro e sen­za mai dire una paro­la stor­ta sul Car­di­nale Siri anzi sve­landomene sem­pre il lato più buono e aper­to alle novità. Don I era aggior­na­to sem­pre, com­pe­tente nel­la ped­a­gogia cosi come in tante altre cose. Regge­va qualunque dis­cor­so. Ma tut­ti sem­pre gius­ti­fi­ca­va con una car­ità che tut­to vede e tut­to sop­por­ta. Quan­do esager­a­vo nell’adorazione a Don Ga mi face­va notare i lim­i­ti ma si vede­va bene quan­to bene gli volesse anche quan­do non era d’accordo su qual­cosa, pote­vano essere idee teo­logiche o quan­ti chili di pas­ta buttare.

    Qua mi fer­mo, anche se gli aned­doti da rac­con­tare sareb­bero infini­ti. Ammet­to che già da ragazz­i­no cre­do di aver­lo fat­to ammat­tire, ma lui non si agi­ta­va mai; e poi da sem­i­nar­ista! Una vol­ta io tor­na­vo a tor­so nudo (in agos­to) dall’ennesimo viag­gio in macchi­na a far la spo­la dal Leco a portare ragazz­i­ni mi disse riden­dosela di gus­to “Sign­or Chieri­co Le do il per­me­s­so di non portare la sot­tana!” Quan­do mi man­darono a Mon­t­ele­co cre­do che si aspet­tasse qualche ex chieri­co un po’ meno estroso, ma sò che ero nel suo elen­co pro­pos­to al Vesco­vo. Pochi anni pri­ma ero sal­i­to a trovar­lo al Leco da cura­to a Strup­pa, era da poco man­ca­to don Ga e lui acco­v­ac­cia­to sul­lo scali­no del­la Chiesa come spes­so face­va, prati­ca­mente a ter­ra mi disse una frase del tipo “ tut­to questo lo porterà avan­ti chi ver­rà dopo” e mi guardò coi suoi occhioni.….….…..”Dai don che ora toc­ca a te” cre­do di aver rispos­to ma fui molto col­pi­to dal suo sguar­do. Uno sguar­do di cent’anni e che non si speg­ne. Don I, don Ga dal cielo accompagnateci!!!

    Don Ful­ly

  • TRASFORMARE LE STRUTTURE

    TRASFORMARE LE STRUTTURE

    Si è svolto il 9 mar­zo l’incontro sin­odale sulle trasfor­mazioni delle strut­ture eccle­siali. Le strut­ture eccle­siali pos­sono essere intese in due modi: o le strut­ture di parte­ci­pazione, gli organ­is­mi che cos­ti­tu­is­cono la chiesa o le strut­ture materiali.

    Pun­tan­do lo sguar­do sul sec­on­do obi­et­ti­vo, la con­ver­sione delle strut­ture mate­ri­ali, come coor­di­na­tore del­la pas­torale gio­vanile mi piace­va con­tribuire al dibat­ti­to con alcune rif­les­sioni anche in base un po alle espe­rien­ze vis­sute. Quali carat­ter­is­tiche occorre seguire per trasfor­mare una casa, un locale, uno spazio in una casa per gio­vani? Par­lo di questo per­chè in base a CRISTUS VIVIT 218 In questo quadro, nelle nos­tre isti­tuzioni dob­bi­amo offrire ai gio­vani luoghi appro­priati, che essi pos­sano gestire a loro piaci­men­to e dove pos­sano entrare e uscire lib­era­mente, luoghi che li accol­gano e dove pos­sano recar­si spon­tanea­mente e con fidu­cia per incon­trare altri gio­vani sia nei momen­ti di sof­feren­za o di noia, sia quan­do desider­a­no fes­teggia­re le loro gioie. Qual­cosa del genere han­no real­iz­za­to alcu­ni ora­tori e altri cen­tri gio­vanili, che in molti casi sono l’ambiente in cui i gio­vani vivono espe­rien­ze di ami­cizia e di innamora­men­to, dove si ritrovano, pos­sono con­di­videre musi­ca, attiv­ità ricre­ative, sport, e anche la rif­les­sione e la preghiera, con pic­coli sus­si­di e diverse pro­poste. In questo modo si fa stra­da quell’indispensabile annun­cio da per­sona a per­sona, che non può essere sos­ti­tu­ito da nes­suna risor­sa o strate­gia pastorale.

    E allo­ra se volessi offrire ai gio­vani un luo­go così­da dove si parte? Ecco alcune mie riflessioni

    1. Dall’ascolto del­la realtà. Lad­dove nes­suno sente il bisog­no di aprire uno spazio gio­vanile è inutile andare a costru­ire cose che pos­sono diventare fis­sazioni, idee anacro­nis­tiche e stac­cate dal­la realtà. Deve essere il ter­ri­to­rio, la comu­nità, i gio­vani stes­si che man­i­fes­ta ques­ta esi­gen­za. A volte l’intuizione può essere di pochi ma di pochi che ascoltano una realtà complessa.
    2. Da un quadro giuridi­co tec­ni­co molto pre­ciso. Occorre sapere che cosa si va a trasfor­mare. La pro­pri­età, lo sta­to dell’immobile o del­lo spazio, le pos­si­bil­ità, la sto­ria. Occorre conoscere, ver­i­fi­care pri­ma di prog­ettare. Cosa si potrà fare o cosa non è pos­si­bile fare. Dare una cor­nice giuridi­ca scrit­ta per­chè tut­to non crol­li in pochi sec­on­di. La realtà è supe­ri­ore all’idea.
    3. Da una sosteni­bil­ità del prog­et­to. Per costru­ire una torre occorre cal­co­lare bene la spe­sa e se si han­no i mezzi(LC 14,25) Ci si riferisce a una sosteni­bil­ità eco­nom­i­ca e non solo eco­log­i­ca che sarà sem­mai un obi­et­ti­vo educa­ti­vo. Credere nel­la Provvi­den­za va bene ma nel­la con­sapev­olez­za, non nell’avventatezza.
    4. Da una scelta di cam­po forte sulle respon­s­abil­ità; è il Papa che ci sug­gerisce questo: leggete bene bene: ofrire ai gio­vani luoghi appro­priati che ESSI POSSANO GESTIRE. Dare fidu­cia ai gio­vani che per noi vuol dire 18–30anni. Con pos­si­bil­ità di ampli­are a 16–18anni . Non giri­amo­ci intorno. Così c’è scrit­to. Occorre avere questo cor­ag­gio. Pun­to. Eh ma qua, eh ma là. Pun­to. Arredare, pen­sare uno spazio gio­vanile sen­za che siano i gio­vani a pen­sar­lo è assur­do. Diamo fidu­cia e tem­po, il tem­po è supe­ri­ore allo spazio.
    5. Quali gio­vani? Per evitare il ris­chio di innamorar­si di qualche figu­ra di leader/influencer emer­gente di moda o di incaponir­si su fig­ure che rap­p­re­sen­tano solo adul­ti o grup­pi di adul­ti e quin­di non riconosciu­ti dagli altri gio­vani, meglio puntare sul­la for­mazioni di pic­cole equipe di lead­ers, per diminuire il ris­chio di clericalizazzione.
    6. I gio­vani han­no bisog­no di palafitte che li sostengano, ma che rimangano immerse nell’acqua, nelle retro­vie; che con­sigli­no, che diano fidu­cia e anche oppor­tu­nità e risorse, che rimedi­no agli sbagli se è il caso ma che las­ci­no spazio, che non siano i con­trol­lori, che non dis­pensi­no al soli­to buoni con­sigli non richi­esti ne tan­to meno atte­si. Se non diamo spazio ai gio­vani e fidu­cia sarà inutile lamen­tar­si che non si pren­dono respon­s­abil­ità: non gliele diamo! Ma sbagliano: chiaro che sbagliano! Come tut­ti. Da lì si impara. I con­sigli pas­torali, i diret­tivi delle asso­ci­azioni e movi­men­ti dovran­no scegliere di difend­ere i loro gio­vani, non osta­co­lar­li. Poche per­sone e un po preparate a inter­a­gire coi gio­vani con spir­i­to di servizio: e .….. palafitte!! (avete pre­sente le cucine ai campi? In ret­ro­guardia ma .….…)
    7. Un prog­et­to educa­ti­vo e obi­et­tivi educa­tivi. Non occor­rono gran­di pub­bli­cazioni, trat­tati ped­a­gogi­ci, ma la pic­co­la equipe deve dar­si obi­et­tivi di stile di vita, sem­pli­ci, ampi. Sug­gerisco non fis­sar­si sui rego­la­men­ti che dovran­no essere scrit­ti dagli stes­si gio­vani e che tra l’altro sono in genere gri­da nel deser­to fat­ti per essere dis­at­te­si. Sti­amo par­lan­do di mag­gioren­ni in genere. Diver­so dis­cor­so per pread­o­les­cen­ti e adolescenti.
    8. Equi­lib­rio tra il già e il non anco­ra. Aprire uno spazio quan­do ci saran­no tutte le carte in regole, tutte le cose chiare vuol dire non aprir­lo mai più. Quan­do c’è un min­i­mo di sicurezze di cui sopra si par­ta e il cam­mi­no si farà facen­do­lo. Aprir­lo sen­za un min­i­mo di quan­to sopra vuol dire chi­ud­er­lo in berve tempo.

    Ecco qua, un mio modesto con­trib­u­to al sin­o­do e alla trasfor­mazione delle nos­tre strutture.

    L’esperienza viene dal­la Lib­era Repub­bli­ca dei Ragazzi .….…..




    Don Ful­ly

  • Preti gioiosi, preti vicini, preti che servono

    Preti gioiosi, preti vicini, preti che servono

    Cari ami­ci,
    anco­ra una vol­ta scri­vo le due righe per tut­ti voi ragazzi di Mon­t­ele­co da fuori sede. Ques­ta
    vol­ta sono a Roma a un incon­tro inter­nazionale del dicas­t­ero del clero sul­la For­mazione
    per­ma­nente dei preti. Obi­et­ti­vo del con­veg­no come ren­dere i preti più feli­ci? Come aiu­tar­li a
    vivere bene il loro min­is­tero? Come accom­pa­g­narli durante tut­to il per­cor­so? Per­chè si sa:
    prete felice uguale Popo­lo di Dio felice. Tema inter­es­sante pro­pos­to agli “edu­ca­tori dei
    preti”.
    A questi “edu­ca­tori” ha volu­to nat­u­ral­mente par­lare il Papa e al giovedì siamo andati in aula
    Pao­lo VI ad ascoltar­lo. Giun­to a pie­di benché tra­bal­lante e col bas­tone ha inizia­to il dis­cor­so
    facen­do­mi subito pre­oc­cu­pare; ave­va un fia­tone!! ma via via che parla­va era come se
    pren­desse vita!
    Ci ha las­ci­a­to tre piste di rif­les­sione:
    1) La Gioia del Van­ge­lo; un prete non gioioso e che non par­la del Van­ge­lo è un prete che
    tradisce il suo essere!! For­mare a preti gioiosi e aman­ti, innamorati del Van­ge­lo. Il prete è
    sem­pre dis­ce­po­lo pri­ma di essere prete.
    2) La vic­i­nan­za al Popo­lo di Dio. Il prete prende forza dal popo­lo di Dio, apprende dalle altre
    vocazioni con le quali c’è rec­i­proc­ità. Un prete nasce dal popo­lo di Dio e al popo­lo
    appar­tiene. A lui appar­tiene uno stile sin­odale, di comu­nione di lavo­rare insieme.
    3) Gen­er­a­tivi nel servizio. Un prete gen­era e si rigen­era nel servire; mette l’altro al cen­tro.
    Ha chiesto a noi edu­ca­tori di met­ter­ci a servizio dei preti per­chè essi pos­sano essere a
    servizio degli altri.
    Sono tre piste che van­no benis­si­mo per noi edu­ca­tori di ragazzi, per noi di Mon­t­ele­co.
    Davvero abbi­amo bisog­no di edu­ca­tori gioiosi, feli­ci che stan­no anche loro cer­can­do la
    sor­gente del­la vita, che si sentono in cam­mi­no anche loro ma che qual­cosa han­no inizia­to a
    trovare nel­la vita, qual­cosa che li rende feli­ci di servire. Di edu­ca­tori vici­ni ai ragazzi, umani,
    che sono sta­ti a loro vol­ta ragazzi e ora san­no stare alla dis­tan­za gius­ta dei ragazzi ma
    comunque vici­ni a loro. Di edu­ca­tori che ser­vono i ragazzi che li met­tono al pri­mo pos­to che
    met­tono davan­ti la loro felic­ità alla propria.

    A un cer­to pun­to il Papa ha stop­pa­to il dis­cor­so, par­lan­do tra il pri­mo e il sec­on­do pun­to
    par­lan­do del­la neces­sità del prete di vivere umana­mente e ha let­teral­mente det­to” una
    vol­ta un vec­chio prete mi disse quan­do un prete è inca­pace di gio­care con i bam­bi­ni ha per­so!
    Curioso vero? È un test! C’è bisog­no di sac­er­doti pien­amente umani che giochi­no con i
    bam­bi­ni, accarezzi­no i vec­chi…….”
    Cosa volete che vi dica? Mi sono sen­ti­to benedet­to di aver vis­su­to con preti che han­no
    saputo gio­care con me e con tut­ti noi! Preti gioiosi, preti vici­ni, preti che ser­vivano!!!
    Come non ricor­dare don I in questo anno. Il suo sor­riso la tim­i­da vic­i­nan­za dei suoi occhioni
    azzur­ri, il suo servizio mate­ri­ale in tante fac­cende di Mon­t­ele­co.
    Papa Francesco!! Un Papa inven­ta­to da don Ga!! Aver sen­ti­to quell’esempio mi ha davvero
    riem­pi­to di gioia, di banale orgoglio ad aver rice­vu­to quel sem­plice mes­sag­gio fin dal­la mia
    infanzia.
    Che grazia pot­er gio­care con i bam­bi­ni, i ragazzi impara­re da loro rice­vere da loro sem­pre
    una grande fres­chez­za di vita. Essi ci man­ten­gono umani!!!!
    Da Roma è tutto!!!

    Don Ful­ly

  • Un anno pieno di obiettivi e il Signore non farà mancare le sorprese!!!

    Un anno pieno di obiettivi e il Signore non farà mancare le sorprese!!!

    Cari ami­ci vi scri­vo da Roma in parten­za per Cuba.

    Ho appe­na assis­ti­to a uno splen­di­do con­veg­no sul Creare Casa. Che tenerez­za e dol­cez­za nel sen­tire tante cose che sono state il cam­mi­no di questi anni del Movi­men­to Ragazzi. Che bel­lo sen­tir­si nel sol­co del cam­mi­no dell’intera Chiesa, addirit­tura citan­do il mag­is­tero pontificio.

    Fare “casa” in defin­i­ti­va «è fare famiglia; è impara­re a sen­tir­si uni­ti agli altri al di là di vin­coli util­i­taris­ti­ci o fun­zion­ali, uni­ti in modo da sen­tire la vita un po’ più umana. Creare casa è per­me­t­tere che la pro­fezia pren­da cor­po e ren­da le nos­tre ore e i nos­tri giorni meno inospi­tali, meno indif­fer­en­ti e anon­i­mi. È creare lega­mi che si costru­is­cono con gesti sem­pli­ci, quo­tid­i­ani e che tut­ti pos­si­amo com­piere. Una casa, lo sap­pi­amo tut­ti molto bene, ha bisog­no del­la col­lab­o­razione di tut­ti. Nes­suno può essere indif­fer­ente o estra­neo, per­ché ognuno è una pietra nec­es­saria alla sua costruzione. Questo impli­ca il chiedere al Sig­nore che ci dia la grazia di impara­re ad aver pazien­za, di impara­re a per­donar­ci; impara­re ogni giorno a ricom­in­cia­re. E quante volte per­donare e ricom­in­cia­re? Set­tan­ta volte sette, tutte quelle che sono nec­es­sarie. Creare relazioni for­ti esige la fidu­cia che si ali­men­ta ogni giorno di pazien­za e di per­dono. E così si attua il mira­co­lo di sper­i­menta­re che qui si nasce di nuo­vo; qui tut­ti nasci­amo di nuo­vo per­ché sen­ti­amo effi­cace la carez­za di Dio che ci rende pos­si­bile sognare il mon­do più umano e, per­ciò, più divino».

    Ora si trat­terà di con­tin­uare a creare casa, a Mon­t­ele­co, a Oregi­na con la comu­nità diur­na, con la comu­nità res­i­den­ziale, col PNO, col Centro……….e per me edu­care preti che sap­pi­ano creare case dove la gente si sente abi­ta­ta da un amore grande da un amore che incon­tra nell’Abbraccio di Lui e non fate gli gnor­ri questo Lui è Gesù!!!! …… e per la dio­ce­si creare luoghi dove i gio­vani viven­do insieme pos­sano sco­prire questo abbrac­cio e sen­tire di essere abi­tati da questo Amore (lo Spir­i­to) e pot­er cosi abitare la ter­ra, la città…………

    Il 2024 sarà un grande anno per noi per pot­er appro­fondire tut­to questo. 100 anni dal­la nasci­ta di Don I don Ival­di. Già fis­sato il 12 Mag­gio la mes­sa del suo cen­te­nario alle Vigne, dove lui visse e il 12 mag­gio è il suo com­plean­no appun­to. Poi seguiran­no altre date per far si che Don I ci accom­pa­g­ni con le sue scarpe da Ten­nis e ci illu­mi­ni il cam­mi­no coi suoi fanali azzurri!!!!

    E poi 40 anni di cen­tro Ragazzi, il doposcuo­la nato nel 1984!!!!!!40 anni di fedeltà!!! Fan­tas­ti­co davvero. Cor­ri­amo ver­so le nozze d’oro!!! E quan­to bene, quan­to amore dona­to e ricevuto!!

    Un anno dunque pieno anco­ra una vol­ta di obi­et­tivi e il Sig­nore non farà man­care le sorprese!!!

    Forza Movi­men­to Ragazzi quan­ta stra­da anco­ra da fare!!!!!!

    Don Ful­ly

  • Era Natale ma non si sapeva ancora…

    Era Natale ma non si sapeva ancora…

    Era Natale e non si sape­va anco­ra.…. Una bel­lis­si­ma can­zone che ha seg­na­to la mia ado­lescen­za e che come tante magie mon­t­ele­chine appare di una attual­ità spaventosa.

    Dice la can­zone che l’uomo ora­mai passeg­gia sul­la Luna (si era reduci dal­la sbor­nia col­let­ti­va del super uomo che anda­va a cac­cia di pianeti e sot­tomet­te­va l’universo in un baleno, sem­bra­va che l’indomani toc­casse a Marte e Giove e a qualche altra galassia.…..poi la poe­sia ritornò presto in prosa e anche sgram­mat­i­ca­ta…) , la sua tec­nolo­gia lo fa potente (erava­mo sot­to scac­co atom­i­co e spaven­tati, ora la tec­nolo­gia fa anche ben peg­gio e comunque lo scac­co atom­i­co lo abbi­amo sem­pre assai attuale) ma anco­ra non ha impara­to ad amare.……ancora fa guerre, anco­ra uccide i fratel­li e le sorelle, anco­ra non ci si capisce gli uni gli altri. Gigante tec­no­logi­co, nano pedagogico.

    Un can­to che ci dice quan­ta stra­da anco­ra dob­bi­amo fare e quan­to sia nec­es­sario ogni vol­ta riaf­fac­cia­r­si al pre­sepe a quel­la grot­ta con­tor­na­ta di ani­mali e di povera gente per scorg­ere il volto di un bam­bi­no che anco­ra si mette nelle nos­tre mani in maniera incred­i­bile, con una fidu­cia da veri fol­li. Si abban­dona a noi per inseg­nar­ci ad amare, invece che pren­der­ci per il col­lo e obbli­gar­ci a fare ciò che dice, Lui incred­i­bil­mente si affi­da, cam­mi­na con noi, si mette nei nos­tri pan­ni, ricom­in­cia da capo ogni vol­ta, così come noi ogni vol­ta ricom­in­ci­amo da capo a sper­are in un mon­do migliore, una pace gius­ta, a sper­are che il com­mer­cio delle armi pren­da una pie­ga a favore dell’uomo e non del­la sua distruzione.

    La tec­nolo­gia ci rende poten­ti, è vero. In quan­ti campi!!! Pen­si­amo alla grande problematica/risorsa del­la intel­li­gen­za arti­fi­ciale, a quel­lo che può rap­p­re­sentare per l’uomo, alle sfide che pone alle nos­tre idee oltre che alle nos­tre capac­ità e al nos­tro modo di pro­durre. Ma cosa è il potere? Di quale potere è venu­to a par­lare il figlio dell’uomo? Quale potere ha un bam­bi­no? Chi sono gli uomi­ni poten­ti di questo mon­do? Sono davvero poten­ti? La sfi­da di questo bim­bo agli imperi di allo­ra è la stes­sa che fa agli imperi di oggi. La tec­nolo­gia ci fa poten­ti? Ma di che potere si trat­ta? Ci fa amare di più? O ci serve solo per allon­ta­n­ar­ci gli uni dagli altri? Torner­e­mo a riconoscer­ci e a trattar­ci come fratel­li e sorelle? Rius­cire­mo a vedere oltre le bar­riere delle guerre; rius­cire­mo a sognare un mon­do davvero più umano per­chè più divi­no? Più divi­no per­ché più umano?

    Natale ci mette davan­ti a ques­ta scelta. A una vita nuo­va. A nuove relazioni, più dis­ar­mate, più sim­ili a quelle di un bam­bi­no. A iniziare dalle relazioni con i vici­ni per esten­der­la a tutte le relazioni pos­si­bili. Questo è l’uomo, un bim­bo nel­la man­gia­toia, un uomo che si dà da man­gia­re che diven­ta Pane per tut­ti. Ques­ta è la dimen­sione dell’uomo; questo è il potere dell’uomo: dar­si sen­za sos­ta; amare.

    Non c’è altro potere cui anelare se non quel­lo di Betlemme, pane da con­di­videre.

    Don Ful­ly

  • UN POPOLO DI BATTEZZATI

    UN POPOLO DI BATTEZZATI

    C’è una realtà che il Con­cilio vat­i­cano sec­on­do ha ripor­ta­to tan­to alla luce e che, a 60 anni dal con­cilio anco­ra non è emer­sa con chiarez­za nel­la nos­tra vita quo­tid­i­ana di Chiesa: la realtà dei bat­tez­za­ti e del val­ore del bat­tes­i­mo che ci rende Figli di Dio, Fratel­li di Gesù, tem­pio del­lo Spir­i­to Santo.

    La Chiesa in questo momen­to di gran­di cam­bi­a­men­ti nel mon­do è chia­ma­ta a risco­prire le ver­ità essen­ziali del­la pro­pria fede, le cose sem­pli­ci e di base. E ques­ta è pro­prio la realtà del bat­tes­i­mo con la quale noi accogliamo il fat­to di essere figli, cioè di rice­vere la vita in dono, di non essere i padroni del­la vita ma i servi­tori del­la vita. E’ una realtà davvero ele­mentare che ci fa sco­prire amati, ci fa sco­prire non più frut­to del caso ma frut­to di una sto­ria di amore.

    La guer­ra, la vio­len­za, la soli­tu­dine, la morte, il pec­ca­to ci ten­tano nel­la direzione di sen­tire la vita come una oppres­sione, come una inutile cor­sa che por­ta alla morte e al non sen­so; dove tut­to è inutile tan­to tri­on­fa il più forte, il male, il cin­is­mo; dove l’attesa non è l’agognata pen­sione ma il dis­solver­si nel nul­la. Un cicli­co ripeter­si sen­za senso.

    Gesù rompe le catene di questo giro, ci lib­era in una prospet­ti­va dif­fer­ente: accogliere la sua pro­pos­ta di essere suoi fratel­li e fratel­li di tut­to il mon­do, di essere figli amati oltre la morte, ci rende capaci di affrontare la vita in libertà.

    Il bat­tez­za­to ha scop­er­to una vita nuo­va e desidera viver­la in pienez­za. E annun­cia­r­la con tutte le sue forze per lib­er­are altri fratel­li. La sua ami­cizia con Gesù, la sua fra­ter­nità con tut­ti gli uomi­ni è rad­i­ca­ta in lui, si nutre con la Paro­la, con l’Eucarestia, con l’Amore fraterno.

    La vita del bat­tez­za­to diven­ta così vita per­son­ale di comu­nione con Gesù nel­lo Spir­i­to, ma anche vita di fra­ter­nità nel­la comu­nità, che non è comu­nità asfit­ti­ca e rip­ie­ga­ta su di sé (set­ta) ma vera comu­nità aper­ta alla comu­nione “cos­mi­ca”, “uni­ver­sale”.

    Ques­ta è la Chiesa; una famiglia di bat­tez­za­ti che han­no una dig­nità enorme di figli. Non sono i sud­di­ti di una cas­ta sac­er­do­tale. I pres­bi­teri sono gli “anziani” nel­la fede che ren­dono pre­sen­ti nel­la comu­nità gli “apos­toli” col­oro che han­no rice­vu­to il manda­to di annun­cia­re al mon­do che siamo figli. Sono a servizio del­la comu­nità sono donati alla comu­nità. Ma l’attore prin­ci­pale è la comu­nità, sono i battezzati.

    E allo­ra per­ché fac­ciamo così tan­ta fat­i­ca a recepire ques­ta realtà? Per­ché se man­ca il prete tut­to si fer­ma? Per­ché se non c’è il “don” allo­ra non si dice man­co più la preghiera a tavola; per­ché non si legge la Paro­la di Dio, non ci si riu­nisce a pre­gare insieme, non si orga­niz­zano forme di sol­i­da­ri­età e di tutela del bene comune?

    Per­ché si fa così fat­i­ca a capire che riu­nir­si attorno alla Paro­la è pro­prio dei figli? Che appas­sion­ar­si alla conoscen­za, allo stu­dio del­la Paro­la è roba di tut­ti e non solo di stu­diosi? Che toc­ca ai bat­tez­za­ti ten­er viva una comu­nità, che la comu­nità esiste se dei bat­tez­za­ti si riu­nis­cono non per­ché ci sono quat­tro mura da tenere in pie­di. La Chiesa vive di bat­tez­za­ti: lad­dove ci sono arriverà o si cos­ti­tuirà un pres­bitero (prete) che giungerà a servizio.

    Per me Mon­t­ele­co ha sem­pre inseg­na­to questo. Il prete è assai impor­tante ma sono i bat­tez­za­ti che han­no in dono la vita nuo­va di Gesù: gli edu­ca­tori, i capi­grup­po, le cuoche…………

    Il Con­cilio ci ha las­ci­a­to in ered­ità ques­ta realtà che era ora­mai sepol­ta e dimen­ti­ca­ta, ma che era così vic­i­na all’essenziale las­ci­a­to­ci da Gesù. Si chia­ma il Bat­tes­i­mo dove cias­cuno è sac­er­dote, re e pro­fe­ta ma insieme agli altri non per con­to pro­prio, come per­sona non come individuo.

    Ques­ta realtà bene viene espres­sa nei Movi­men­ti che sono appun­to fra­ter­nità trasver­sali all’interno del­la fra­ter­nità grande che è la Chiesa; e anche nelle asso­ci­azioni di fedeli laici che si orga­niz­zano alla luce del­la vita rice­vu­ta dal Vangelo.

    In ques­ta prospet­ti­va si col­lo­ca dunque la for­ma asso­cia­ti­va dei RAGAZZI DI MONTELECO. Una asso­ci­azione di bat­tez­za­ti, aper­ta anche a chi non lo è, che si fa cari­co del caris­ma educa­ti­vo di Mon­t­ele­co e degli stru­men­ti attra­ver­so i quali questo caris­ma viene por­ta­to avan­ti, in prim­is la strut­tura di Monteleco.

    Quan­ti di noi han­no riscop­er­to a Mon­t­ele­co il fat­to di essere figli, di essere amati, di essere fratel­li e fratel­li del mon­do intero. Ecco questo spir­i­to vogliamo con­tin­uare nel ricor­do dei nos­tri fonda­tori Don Ga e don I.

    Uno spir­i­to che ci per­me­t­ta di essere Chiesa viva fat­ta di pietre vive, non una strut­tura medio­e­vale di vas­sal­li e val­vassi­ni, ma una comu­nione di fratel­li che ten­ta di capire come amare.

    Risco­pri­amo il nos­tro bat­tes­i­mo ami­ci cari. Risco­pri­amo la nos­tra ami­cizia con Gesù e il nos­tro deside­rio di fra­ter­nità ver­so tut­ti, nes­suno escluso.

    Questo vuol dire essere sin­odali, in comu­nione, in cammino.

    Don Ful­ly

  • KEEP CALM E CORRI A MONTELECO

    KEEP CALM E CORRI A MONTELECO

    I ragazzi han­no pre­so sul serio questo lem­ma, questo mot­to, cre­ato sul­la scia del­la GMG dove “Maria andò in fret­ta ver­so la mon­tagna” e han­no pre­so d’assalto Mon­t­ele­co ques­ta estate. Iniziamo un po da qualche numero e dato per essere precisi.

    Abbi­amo fat­to tre turni a Mon­t­ele­co: nel pri­mo per ragazzi dai 13 ai 17 anni era­no pre­sen­ti 44 ragazzi; negli altri due aper­ti a ragazzi dagli 8 ai 14 anni era­no pre­sen­ti rispet­ti­va­mente 85 e 94 ragazzi. Insom­ma come si dice oggi SOLD OUT: se a questi numeri aggiungete via via 13+14+19 edu­ca­tori e cucine piene di famiglie, sin­goli, nonne, volon­tari gio­vani e non capirete come il sold-out sia sta­to una realtà davvero incred­i­bile. I ragazzi coin­volti sono sta­ti 165 in tut­to. Il 60% veni­va da assis­ten­ti, comu­nità il 40 % da pri­vati. Il 70% ragazzi ital­iani il 30 % stranieri da tut­to il mon­do: ben 19 pae­si dif­fer­en­ti: Ecuador nat­u­ral­mente in tes­ta sal­da­mente come da tradizione, Egit­to ora­mai balza­to al sec­on­do pos­to per il fenom­e­no dei minori non accom­pa­g­nati, Roma­nia e Alba­nia a seguire come da tradizione e poi Maroc­co, Sene­gal, Nige­ria, Zim­bab­we, Gam­bia, Tunisia Sudan per rimanere in Africa, i cug­i­ni sudamer­i­cani da Cuba, Rep Domini­cana, Perù, Bolivia per pas­sare all’oriente con Pak­istan , Bangladesh, Fil­ip­pine, e quest’anno non pote­va man­care la Cina nat­u­ral­mente. Nei dati prece­den­ti tenete pre­sente due cose; cir­ca la metà degli ital­iani por­ta cog­nome di orig­ine straniera ma gra­zie a Dio sono ora­mai cit­ta­di­ni ital­iani a tut­ti gli effet­ti, di sec­on­da o terza gen­er­azione e a Mon­t­ele­co ven­gono ora­mai i figli del­la pri­ma onda­ta di ragazz­i­ni stranieri venu­ti a Mon­t­ele­co. Ossia i bam­bi­ni di inizio anni duemi­la man­dano i figli su , spes­so come pri­vati. Si vede che si era­no pro­prio trovati male!!!!!

    Molti dei pri­vati sono ragazzi che venu­ti una vol­ta con le assis­ten­ti o le comu­nità poi si ri-iscrivono l’anno dopo come pri­vati per­ché guai a rin­un­cia­re a Mon­t­ele­co. Anche loro si sono trovati pro­prio male gli anni scor­si!! Anno­tazioni di cronaca: le cucine era­no strapi­ene anche di famiglie coi bim­bi pic­coli che trot­tolano in cuci­na e din­torni tut­to il giorno for­man­do quell’ambiente famil­iare e da “mater­nage” che tan­to piace ai nos­tri scug­nizzi. Si sta cre­an­do quel pas­sag­gio fra le varie età che tan­to fa bene a Mon­t­ele­co. Non fac­ciamo le sta­tis­tiche dei dis­abili per­ché non sono tro­fei da esi­bire ma potete ben capire che ogni turno ave­va una quo­ta ben sig­ni­fica­ti­va di bim­bi dis­abili. Tre per­son­ag­gi ci han­no accom­pa­g­na­to nelle med­i­tazioni mat­tutine: Giona, Re Davide e la Regi­na Ester. Non sapete chi siano? Siete un po giù di Bib­bia ragazzi!!!! Ciò che è sta­to sem­i­na­to nel cuore dei ragazzi non lo sap­pi­amo anco­ra e non sap­pi­amo quali frut­ti porterà. Dalle lacrime di quan­do se ne van­no cre­do che sono semi innaf­fiati bene. I capi­grup­po qua­si tut­ti “bus­sole” splen­di­da­mente cresciute a Mon­t­ele­co e preparate alla “Peer Edu­ca­tion” sono sta­ti davvero fan­tas­ti­ci e fan­no sper­are in un futuro radioso. Gli edu­ca­tori, a ruo­ta, sono ora­mai grup­pi con­sol­i­dati for­mati da veri pro­fes­sion­isti dell’educazione amal­ga­mati a volon­tari che ci met­tono il cuore ma anche le loro pro­fes­sion­al­ità. Anche loro sarebbe inutile spre­care agget­tivi ora­mai non sare­mo più cred­i­bili, ma la realtà è pro­prio ques­ta. Infat­i­ca­bili, cal­mi, donati al bene dei ragazzi. Le cucine sono state all’altezza del­la fama culi­nar­ia; han­no “spazi­a­to” come non mai……parliamo delle tagli­atelle a mano per 200 per­sone? Par­liamo di oltre set­tan­ta tega­mi di piz­za? Del Pane fat­to ogni giorno? No delle cucine ora­mai non si può più dire nul­la per­ché ogni vol­ta sor­pren­dono sem­pre più. Un sem­i­nar­ista ha parte­ci­pa­to con grande gioia di tut­ti a un turno!!!! Un bel seg­nale!!! Ecco ques­ta ami­ci è sta­ta la nos­tra estate. Pre­ce­du­ta dal­la GMG, gior­na­ta mon­di­ale del­la Gioven­tù vis­su­ta a Lis­bona da 720 ragazzi del­la pas­torale gio­vanile gen­ovese, cui si aggiungano altri andati per con­to proprio….

    Le due cose sono unite? Solo dal­lo slo­gan? Sono unite soprat­tut­to nel­la SOSTANZA. Papa Francesco ci ha ripetu­to a sfinir­ci “Dio ti Ama, pen­sa a questo! Sen­za una relazione gioiosa con Lui sen­za la scop­er­ta di questo Amore il nos­tro incon­tro è un hap­pen­ing qual­si­asi!!” e poi anco­ra a suo modo sudamer­i­cano ci ha fat­to ripetere “E ama tut­ti, tut­ti tut­ti, per tut­ti c’è pos­to nel­la Chiesa”. Dio ti ama e TUTTI, TUTTI, TUTTI sono da sem­pre i nos­tri mantra dell’annuncio a Mon­t­ele­co spe­cial­mente a chi ques­ta sen­sazione di essere ama­to pro­prio non ce l’ha!!

    Dal Sold Out e dalle solite (per for­tu­na) lacrime di chi non vuol las­cia­re Mon­t­ele­co alla fine dei turni intu­iamo che il mes­sag­gio arri­va, non come accad­e­mia del­la crus­ca ma drit­to al cuore dei ragazzi. Gra­zie Sig­nore per questo grande dono del Movi­men­to Ragazzi!!! Fa che cam­mini­amo insieme a tut­ti e aiu­ti­amo a cam­minare insieme a tutti!!

    Don Ful­ly