Categoria: Problemi educativi oggi

  • COME TENERE VIVE LE PICCOLE COMUNITA’

    COME TENERE VIVE LE PICCOLE COMUNITA’

    Cari ami­ci ora­mai sono divenu­to un prete da con­veg­ni e vi scri­vo queste due righe da Luc­ca dove il COP Cen­tro ori­en­ta­men­ti pas­torali mi ha invi­ta­to a tenere un “FOCUS” sul­la pas­torale di mon­tagna, ovvero su come tenere vive le pic­cole comu­nità siano esse di mon­tagna, cam­pagna, pia­nu­ra o mare; e soprat­tut­to, mi ero dimen­ti­ca­to la pre­mes­sa fon­da­men­tale: come ten­er­le vive in assen­za di un prete residente?

    Non so per­ché mi han­no chiam­a­to: avran­no saputo che sono orig­i­nario di Davagna, o cresci­u­to a San Deside­rio, o che sono sta­to par­ro­co di Pre­man­i­co o forse che pas­so le mie esta­ti a Moli­ni di Fra­conal­to; più prob­a­bile per le mie 12 comu­nità di cam­po a Cuba. Fat­to sta’ che con Don Cal­abrese, altro mon­t­elechi­no ho avu­to l’opportunità di ascoltare anche tante belle espe­rien­ze spe­cial­mente in cam­po giovanile.

    Un espe­rien­za di Bres­cia dove dei gio­vani si stan­no preparan­do a tenere l’oratorio aper­to h24 nonos­tante che il par­ro­co non sarà più res­i­dente lì.

    Alcu­ni rapi­di spunti:

    1. La Pas­torale gio­vanile va avan­ti se si da fidu­cia ai gio­vani. Guar­da , guar­da la fol­lia di Don Ga del­la lib­era repub­bli­ca di Mon­t­ele­co!! Occorre in questo mat­u­rare una scelta cor­ag­giosa che non sem­pre le chiese fan­no. A questi ragazzi è sta­to affida­to, con decre­to del­la dio­ce­si un intero ora­to­rio e la canon­i­ca. Non è inizia­ti­va iso­la­ta ma appog­gia­ta dal­la comu­nità, lungimirante!
    2. La regione Lom­bar­dia appog­gia con un accor­do le scelte degli ora­tori e due ragazzi sono prati­ca­mente a tem­po pieno disponi­bili per la comu­nità dell’oratorio che può essere cosi sem­pre atti­va. Si par­la di pas­torale ordi­nar­ia, riv­ol­ta a tut­ti non di comu­nità di accoglien­za o per il dis­a­gio grave. Anche ques­ta è una scelta lungimi­rante dell’istituzione pub­bli­ca che riconosce un val­ore sociale sen­za tan­ti se e ma ( e sen­za esclud­ere altri) a chi si riv­olge non solo a un grup­po ma all’intera società.
    3. L’oratorio sa bene che dopo le scuole supe­ri­ori quei ragazzi andran­no per il mon­do. Per­ché oggi la realtà è ques­ta; mon­di­ale! E quin­di tut­ti se ne van­no non stan­no attac­cati alla gonna dell’oratorio. Come i figli di Mon­t­ele­co che van­no per il mon­do a vivere i val­ori appre­si, inte­ri­or­iz­za­ti; san­no che là c’è una radice c’è un pun­to fer­mo. Che con­tin­ua a for­mare e inviare. Eppure l’oratorio con­tin­ua a for­mare non si fer­ma non si lamen­ta. Anche questo guar­da lontano!!

    Quan­do vedo queste espe­rien­ze non pos­so che ringraziare il Sig­nore per tut­to ciò che ha fat­to nel Movi­men­to Ragazzi. Da tan­to tem­po noi siamo incam­mi­nati su ques­ta stra­da, occorre solo fare bene ciò che già sti­amo facen­do e con­di­vider­lo. Nat­u­ral­mente con quel­la carat­ter­iz­zazione che ci con­trad­dis­tingue: scegliere i più deboli per stare con tut­ti, for­mare sem­pre nuovi edu­ca­tori pron­ti a donare fidu­cia, sper­an­za e amore.

    E……ricordatevi cha è sta­ta appe­na aper­ta la nuo­va CET a Oregi­na. Abbi­amo 6 ragazzi affi­dati a noi in tut­to e 9 ragazzi di giorno tut­ti i giorni……

    C’e da pregare!!

    Don Ful­ly

  • PASTORALE GIOVANILE: SIAMO CAPACI DI UN’ACCOGLIENZA CORDIALE?

    PASTORALE GIOVANILE: SIAMO CAPACI DI UN’ACCOGLIENZA CORDIALE?

    Cari ami­ci, ne ven­go da una tre giorni romana di riu­nione dei cen­tri region­ali vocazion­ali. Sped­i­to lag­giù da don Alber­to di Chi­avari, il respon­s­abile Lig­ure vola­to con­tem­po­ranea­mente a Lis­bona a preparare la GMG , Gior­na­ta Mon­di­ale del­la Gioven­tù. A con­clu­sione del tut­to viene proclam­a­to il tema del prossi­mo anno del­la pas­torale vocazionale; lo spie­ga e legge don Michele Gianola da oltre 6 anni respon­s­abile del­la pas­torale vocazionale e un po’ pre­sente in ogni com­mis­sione su sem­i­nari o pas­torale gio­vanile, insom­ma uno sul pezzo.

    Ci legge guar­da caso la Chris­tus Viv­it numeri 216 è la let­tera del Papa sul­la Pas­torale giovanile….

    . In tutte le nos­tre isti­tuzioni dob­bi­amo svilup­pare e poten­ziare molto di più la nos­tra capac­ità di accoglien­za cor­diale, per­ché molti gio­vani che arrivano si trovano in una pro­fon­da situ­azione di orfanez­za. E non mi riferisco a deter­mi­nati con­flit­ti famil­iari, ma ad un’esperienza che riguar­da allo stes­so modo bam­bi­ni, gio­vani e adul­ti, madri, padri e figli. Per tan­ti orfani e orfane nos­tri con­tem­po­ranei – forse per noi stes­si – le comu­nità come la par­roc­chia e la scuo­la dovreb­bero offrire per­cor­si di amore gra­tu­ito e pro­mozione, di affer­mazione e cresci­ta……………..

    ………… Fare “casa” in defin­i­ti­va «è fare famiglia; è impara­re a sen­tir­si uni­ti agli altri al di là di vin­coli util­i­taris­ti­ci o fun­zion­ali, uni­ti in modo da sen­tire la vita un po’ più umana. Creare casa è per­me­t­tere che la pro­fezia pren­da cor­po e ren­da le nos­tre ore e i nos­tri giorni meno inospi­tali, meno indif­fer­en­ti e anon­i­mi. È creare lega­mi che si costru­is­cono con gesti sem­pli­ci, quo­tid­i­ani e che tut­ti pos­si­amo com­piere. Una casa, lo sap­pi­amo tut­ti molto bene, ha bisog­no del­la col­lab­o­razione di tut­ti. Nes­suno può essere indif­fer­ente o estra­neo, per­ché ognuno è una pietra nec­es­saria alla sua costruzione.

    Questo impli­ca il chiedere al Sig­nore che ci dia la grazia di impara­re ad aver pazien­za, di impara­re a per­donar­ci; impara­re ogni giorno a ricom­in­cia­re. E quante volte per­donare e ricom­in­cia­re? Set­tan­ta volte sette, tutte quelle che sono nec­es­sarie. Creare relazioni for­ti esige la fidu­cia che si ali­men­ta ogni giorno di pazien­za e di per­dono. E così si attua il mira­co­lo di sper­i­menta­re che qui si nasce di nuo­vo; qui tut­ti nasci­amo di nuo­vo per­ché sen­ti­amo effi­cace la carez­za di Dio che ci rende pos­si­bile sognare il mon­do più umano e, per­ciò, più divi­no».[114]

    218. In questo quadro, nelle nos­tre isti­tuzioni dob­bi­amo offrire ai gio­vani luoghi appro­priati, che essi pos­sano gestire a loro piaci­men­to e dove pos­sano entrare e uscire lib­era­mente, luoghi che li accol­gano e dove pos­sano recar­si spon­tanea­mente e con fidu­cia per incon­trare altri gio­vani sia nei momen­ti di sof­feren­za o di noia, sia quan­do desider­a­no fes­teggia­re le loro gioie. Qual­cosa del genere han­no real­iz­za­to alcu­ni ora­tori e altri cen­tri gio­vanili, che in molti casi sono l’ambiente in cui i gio­vani vivono espe­rien­ze di ami­cizia e di innamora­men­to, dove si ritrovano, pos­sono con­di­videre musi­ca, attiv­ità ricre­ative, sport, e anche la rif­les­sione e la preghiera, con pic­coli sus­si­di e diverse pro­poste. In questo modo si fa stra­da quell’indispensabile annun­cio da per­sona a per­sona, che non può essere sos­ti­tu­ito da nes­suna risor­sa o strate­gia pastorale.

    219. «L’amicizia e il con­fron­to, spes­so anche in grup­pi più o meno strut­turati, offre l’opportunità di raf­forzare com­pe­ten­ze sociali e relazion­ali in un con­testo in cui non si è val­u­tati e giu­di­cati. L’esperienza di grup­po cos­ti­tu­isce anche una grande risor­sa per la con­di­vi­sione del­la fede e per l’aiuto rec­i­pro­co nel­la tes­ti­mo­ni­an­za. I gio­vani sono capaci di guidare altri gio­vani e di vivere un vero apos­to­la­to in mez­zo ai pro­pri ami­ci».[115]

    220. Questo non sig­nifi­ca che si isoli­no e per­dano ogni con­tat­to con le comu­nità par­roc­chiali, i movi­men­ti e le altre isti­tuzioni eccle­siali. Essi però si inseri­ran­no meglio in comu­nità aperte, vive nel­la fede, desiderose di irra­di­are Gesù Cristo, gioiose, libere, frater­ne e impeg­nate. Queste comu­nità pos­sono essere i canali in cui loro sentono che è pos­si­bile colti­vare relazioni preziose

    Quan­do io rileg­go per l’ennesima vol­ta queste parole di Papa Francesco ringrazio per la pro­fezia di don Ga e di Mon­t­ele­co, del Movi­men­to Ragazzi che sono sta­ti e con­tin­u­ano a essere ques­ta famiglia, ques­ta casa dove si colti­vano relazioni dove si vivono espe­rien­ze educa­tive, dove si accom­pa­g­nano a divenire gran­di. Gesti sem­pli­ci umani……..come gio­care insieme per un ragaz­zo, cor­rere, saltare, cantare, gri­dare, ridere……..

    Queste che paiono parole riv­o­luzionar­ie nel­la pas­torale per noi non sono altro che la quo­tid­i­an­ità da tan­ti anni, è quel che Mon­t­ele­co ogni estate , e a dire il vero per tut­to l’anno, cer­ca di fare.

    E’ un po uno stile che cer­co di portare nel sem­i­nario. Diventare luoghi disponi­bili ai gio­vani dove i gio­vani pos­sono fare espe­rien­ze di incon­tro vero intan­to, non vir­tuale (bel­lo stru­men­to che aiu­ta cer­to ma che ahimè mor­ti­fi­ca anche l’approccio umano) ma poi pro­fon­do per­ché libero, non inva­si­vo, rispet­toso e “fiducioso” cioè fidan­dosi dei gio­vani e dan­do loro oppor­tu­nità di esprimer­si; l’amore gra­tu­ito e non util­i­taris­ti­co per­ché un gio­vane ci può offrire tem­po, può far­ci servizi utili (coro, edu­ca­tore, litur­gista, car­i­tat­ev­ole…) e far­ci fare bel­la figu­ra ren­den­do “gio­vanile” l’ambiente. Davvero dif­fi­cile las­ciar andare un gio­vane alla sua vita!!

    Questo mi con­vince sem­pre più quan­to sia impor­tante con­di­videre le nos­tre espe­rien­ze con la dio­ce­si e far­le con­di­videre dai gio­vani che le vivono ogni giorno; noi anziani pos­si­amo mostrare le radi­ci, le sor­gen­ti invis­i­bili da dove si attinge tan­ta ener­gia e pas­sione umana e educativa.

    Sapere che anche la pas­torale vocazionale nazionale va in ques­ta direzione mi con­vince sem­pre più del­la bon­tà del­la nos­tra pro­pos­ta dell’esigenza di aprire Libere Repub­bliche dei Ragazzi in ogni vic­ari­a­to e di sti­mo­lare le comu­nità a farlo!!!!

    Non erava­mo pazzi vision­ari ma attua­tori di quel Con­cilio , di quel­la stra­da che la Chiesa ha intrapre­so tan­ti anni fa e che con fat­i­ca cer­ca di percorrere.

    Men­tre scri­vo giunge la notizia del­la nasci­ta al cielo di Rinal­do Roc­ca. Una per­sona fon­da­men­tale nel­la sto­ria di Mon­t­ele­co e del Movi­men­to Ragazzi. Una per­sona san­ta nel vero sen­so del­la paro­la. Quel­lo che ci ha trasmes­so ancor più negli ulti­mi tem­pi lo si legge solo nelle pagine dei san­ti. Guardare la malat­tia e la morte come l’ha guar­da­ta lui è ciò che ogni cris­tiano desidera e chiede al Signore.

    Rinal­do, un vero Sig­nore in ogni senso.

    Don Ful­ly

  • IL TEMPO E’ SUPERIORE ALLO SPAZIO

    IL TEMPO E’ SUPERIORE ALLO SPAZIO

    Fra qualche giorno la dio­ce­si vivrà una gior­na­ta ded­i­ca­ta al Sin­o­do Gio­vani dove le nos­tre esperte Angela e Sara insieme al grup­po dei gio­vani sin­odale pro­por­ran­no a tut­ti gio­vani che vor­ran­no venire una stu­pen­da attiv­ità per “sognare” la chiesa del futuro.

    Ver­rà chiesto loro di “costru­ire” let­teral­mente con del mate­ri­ale che dovrà essere guadag­na­to attra­ver­so giochi di movi­men­to, degli spazi che loro sog­nano di avere all’interno delle comu­nità eccle­siali, nat­u­ral­mente for­ma­to mod­el­li­no, con car­ton­ci­no, col­ori e mate­ri­ali vari.

    Voi direte “che bravi rius­cite a intrat­tenere i ragazzi con dinamiche adat­te a loro!! Ma siete pro­prio forti”

    Ma l’obiettivo non è solo quel­lo ben­sì qual­cosa di un po più pro­fon­do. Chi prog­et­ta uno spazio, chi pen­sa uno spazio ha dietro di sé un idea di che cosa desidera fare in quel­lo spazio, di come abitar­lo, di quali pri­or­ità c’è bisog­no. E da lì poi pen­sa e prog­et­ta. Perdere il sen­so di questo sig­nifi­ca tradire lo spazio stes­so. I nos­tri mille campet­ti di cal­cio , nati per incon­trare i ragazzi ‚divenu­ti posteg­gi a prez­zo calmier­a­to ma ben gra­di­to o ricer­cati e pro­fu­mata­mente pagati campi di cal­cet­to a cinque, sono lì a dimostrar­lo come i nos­tri cin­e­ma occu­pati da affol­late assem­blee con­do­miniali a cui per riscattare i pec­ca­ti di lite a oltran­za imponi­amo salate pen­iten­ze. Più spes­so poi capi­ta che a questi spazi per “evitare che si sporchi­no o vengano dis­trut­ti” ci si met­ta un bel luc­chet­to e si butti via la chiave.

    E’ cer­to che nelle nos­tre comu­nità manchi­no spazi per i ragazzi, tut­ti lo notano, tut­ti lo dicono, ma soprat­tut­to man­cano appun­to idee o per meglio dire man­ca il sen­so di abitare quegli spazi. I gio­vani di spazi vuoti non se ne fan­no nul­la. I gio­vani desider­a­no essere i pro­tag­o­nisti di quel­li spazi. Papa Francesco ci dice che il tem­po è supe­ri­ore allo spazio. E allo­ra per­ché occu­par­ci pro­prio degli spazi? Per­ché è lì che avviene la relazione, l’incontro tra le per­sone, che rimane l’obiettivo prin­ci­pale. La Chiesa è fat­ta di pietre vive di cui alcu­ni spazi pos­sono essere seg­no, ma è bene che poi qual­cuno appun­to abiti quegli spazi.

    Da qua fon­da­men­tale oltre che met­tere a dis­po­sizione gli spazi dei ragazzi e dei gio­vani sec­on­do le indi­cazioni del Papa nel­la Cristus Vivit

    “218. In questo quadro, nelle nos­tre isti­tuzioni dob­bi­amo offrire ai gio­vani luoghi appro­priati, che essi pos­sano gestire a loro piaci­men­to e dove pos­sano entrare e uscire lib­era­mente, luoghi che li accol­gano e dove pos­sano recar­si spon­tanea­mente e con fidu­cia per incon­trare altri gio­vani sia nei momen­ti di sof­feren­za o di noia, sia quan­do desider­a­no fes­teggia­re le loro gioie. Qual­cosa del genere han­no real­iz­za­to alcu­ni ora­tori e altri cen­tri gio­vanili, che in molti casi sono l’ambiente in cui i gio­vani vivono espe­rien­ze di ami­cizia e di innamora­men­to, dove si ritrovano, pos­sono con­di­videre musi­ca, attiv­ità ricre­ative, sport, e anche la rif­les­sione e la preghiera, con pic­coli sus­si­di e diverse pro­poste. In questo modo si fa stra­da quell’indispensabile annun­cio da per­sona a per­sona, che non può essere sos­ti­tu­ito da nes­suna risor­sa o strate­gia pastorale.

    219. «L’amicizia e il con­fron­to, spes­so anche in grup­pi più o meno strut­turati, offre l’opportunità di raf­forzare com­pe­ten­ze sociali e relazion­ali in un con­testo in cui non si è val­u­tati e giu­di­cati. L’esperienza di grup­po cos­ti­tu­isce anche una grande risor­sa per la con­di­vi­sione del­la fede e per l’aiuto rec­i­pro­co nel­la tes­ti­mo­ni­an­za. I gio­vani sono capaci di guidare altri gio­vani e di vivere un vero apos­to­la­to in mez­zo ai pro­pri ami­ci».[115]

    220. Questo non sig­nifi­ca che si isoli­no e per­dano ogni con­tat­to con le comu­nità par­roc­chiali, i movi­men­ti e le altre isti­tuzioni eccle­siali. Essi però si inseri­ran­no meglio in comu­nità aperte, vive nel­la fede, desiderose di irra­di­are Gesù Cristo, gioiose, libere, frater­ne e impeg­nate. Queste comu­nità pos­sono essere i canali in cui loro sentono che è pos­si­bile colti­vare relazioni preziose.

    è for­mare edu­ca­tori e ani­ma­tori ugual­mente gio­vani e vici­ni all’età dei ragazzi che pos­sano accoglier­li sen­za trat­ten­er­li ma accom­pa­g­narli ver­so la stra­da del­la Vita.

    In questo sen­so allo­ra il Tem­po è supe­ri­ore allo spazio. Il tem­po del dial­o­go, dell’incontro, del­la fes­ta, del­la relazione che abbisogna appun­to di tem­po per costru­ir­si. Allo­ra lo spazio diven­ta servizio al tem­po di Dio, al man­i­fes­tar­si del Reg­no nel tempo.

    Noi spe­ri­amo nel­la pas­torale gio­vanile di iniziare un per­cor­so, mag­a­ri lento ma costante di aper­tu­ra di questi spazi, e di sosteg­no agli edu­ca­tori e alle par­roc­chie. E di sosteg­no a adul­ti che siano forse a servizio ma che non met­tano il naso nelle deci­sioni dei ragazzi; garan­ti di che non si vada fuori sem­i­na­to ma che guardano non torvi, pre­oc­cu­pati, ansiati, velenosi, mugugnoni ma con una seren­ità di amore e incoraggiamento.

    Mon­t­ele­co docet. Libere repub­bliche dei ragazzi in ogni dove. Per crescere per­sone libere e respon­s­abili nel costru­ire un mon­do ispi­ra­to all’Amore e alla gius­tizia. E dove il Pres­i­dente è solo uno: Lui.

    Don Ful­ly

  • L’UNICA NOSTRA PREOCCUPAZIONE RIMANE QUELLA DI TESSERE RELAZIONI

    L’UNICA NOSTRA PREOCCUPAZIONE RIMANE QUELLA DI TESSERE RELAZIONI

    Vi scri­vo a metà set­ti­mana san­ta. Ne usci­amo fuori da una tre giorni di “Giu­da” leggen­do il Van­ge­lo quo­tid­i­ano che mette un po di ansia per­ché quan­do si leg­gono le vicende di Giu­da nasce sem­pre la pau­ra di esserne cir­conda­to ma soprat­tut­to di esserne inva­so den­tro. Giu­da ama­va molto Gesù ave­va las­ci­a­to tut­to per seguir­lo. Ma ave­va un’idea di Dio che si era costru­i­ta tut­ta lui, sen­za ascoltare min­i­ma­mente le parole di Gesù.

    Vede­va un Dio vin­cente nelle folle, nei mira­coli; come la sua mente abbia con­cepi­to un tradi­men­to non è dato saper­lo; a fin di bene? A fin di sol­di? Davvero con­vin­to che il sinedrio lo avrebbe riconosci­u­to? Fat­tostà si è pre­so l’onere di met­tere in guardia tut­ti noi dal diventare come lui.

    Soprat­tut­to colpisce in questi giorni la sua frase di fronte allo spre­co del pro­fu­mo di Maria, “si pote­va risparmi­are tut­to questo e dar­lo ai poveri”, frase che forse tradisce fre­quen­tazioni gen­ovesi del dodices­i­mo apostolo.

    Il fat­to è noto a tut­ti. Gesù è fat­to ogget­to di un atto di tenerez­za, di ami­cizia, qua­si sfronta­to; Maria gli sparge pro­fu­mo ovunque gli bagna i pie­di con le lacrime li asci­u­ga coi capel­li; altri evan­ge­listi nar­ra­no di una “pec­ca­trice”, stes­sa sce­na altro luo­go; alla fine la fan­ta­sia popo­lare mesco­la il tut­to trasfor­man­do la pec­ca­trice e Maria sorel­la di Laz­zaro in Maria Mad­dale­na; i romanzetti popo­lari lo sap­pi­amo aggiun­gono romanzi rosa inven­tati. Che Gesù scioc­casse tut­ti i ben­pen­san­ti con gesti di tale por­ta­ta è prati­ca­mente dunque un fat­to con­clam­a­to. La tenerez­za, la Mis­eri­cor­dia, la vic­i­nan­za, l’affetto, il con­tat­to umano, l’esplosione dei sen­ti­men­ti fan­no parte del suo Van­ge­lo. Un modo per dire come la relazione con Dio diven­ta qual­cosa di asso­lu­ta­mente nuo­vo e come da ques­ta relazione ven­ga trasfor­ma­ta ogni relazione umana.

    Giu­da non capisce è fer­mo alla morale, anzi alla morali­na. Un po sec­ca­to di tutte queste sman­cerie, per lui, la but­ta sul moral­is­ti­co e par­la di spre­co, asso­l­u­tiz­zan­do il danaro. Ma il danaro è appun­to relazione, è econo­mia. Tolto da questo diven­ta ido­lo. Il danaro serve per amare per essere dona­to se diven­ta la fis­sazione pur con tutte le buone inten­zioni non serve più a nul­la. Giu­da non si accorge che in Gesù noi incon­tri­amo il povero e nel povero incon­tri­amo Gesù. Giu­da non vede la relazione, vuole usare il denaro per il potere non per la relazione.

    Quante volte abbi­amo det­to “ Ah se mon­t­ele­co avesse tan­ti sol­di!!” si farebbe questo e quel­lo e invece l’unica nos­tra pre­oc­cu­pazione rimane quel­la di tessere relazioni; solo così la provvi­den­za ci soster­rà come sem­pre ha fat­to. Occorre preparare buone cenette, ver­sare il pro­fu­mo delle nos­tre buone opere, delle nos­tre ani­mazioni, dei nos­tri giochi, delle nos­tre risate, delle nos­tre rif­les­sioni e preghiere, e accoc­co­lar­ci a vol­er bene a questi ragazzi che sono il nos­tro Gesù, pian­gere con loro, asci­u­gare le loro ferite, far sen­tire il calore del­la vita. Occor­rono edu­ca­tori che si spen­dano, che pren­dano il pro­fu­mo del­la loro pro­fes­sion­al­ità, del­la loro voglia di stare vici­no ai ragazzi e lo spargano nel­la soci­età. I prob­le­mi degli ado­les­cen­ti e pread­o­les­cen­ti sono evi­den­tis­si­mi agli occhi di tut­ti. Già il vesco­vo mi ha chiam­a­to e mi ha det­to “sono anda­to al Gasli­ni e ho sen­ti­to la quan­tità di ado­les­cen­ti con prob­le­mi psichi­atri­ci; sono rimas­to scioc­ca­to”. Di cosa han­no bisog­no? Di danaro o di relazioni? Di relazioni!!!! e il danaro si potrà trasfor­mare poi in relazione e in dono, ma solo dan­do pri­or­ità alle per­sone. Noi a Mon­t­ele­co da decen­ni vedi­amo bene la situ­azione di tan­ti ragazzi e vedi­amo che si può fare qual­cosa per loro, si può sparg­ere pro­fu­mo, si può avvic­inare tante situ­azioni. Ma ques­ta capac­ità ques­ta gioia non dob­bi­amo ten­er­la tut­ta per noi, ma sparg­er­la…….. la mis­sione del Movi­men­to Ragazzi…. la pietra dell’indifferenza, del­la soli­tu­dine, del­la pau­ra può essere rib­al­ta­ta. Non tra­di­amo questi ragazzi; pen­si­amo a fare come Maria: sprechi­amo amore!!!

    Qua in sem­i­nario è ter­mi­na­to il peri­o­do di quat­tro mesi dell’emergenza fred­do; le rif­les­sioni pos­sono essere molte ma come sem­pre si capisce come ciò di cui c’è bisog­no è la relazione; pas­to sì, let­to sì, cal­do sì, doc­cia sì, ma ……. Poi? La soli­tu­dine, l’isolamento a cui ti por­ta la malat­tia men­tale, l’incapacità di gestire i pro­pri sen­ti­men­ti, lo sfasa­men­to di chi arri­va in un mon­do lon­tano anni luce dal­la tua realtà di parten­za, la dis­truzione dell’anima che la omo­geneiz­zazione cul­tur­ale dell’occidente por­ta ovunque tut­to questo si vince solo con una vita nuo­va di relazione.

    Anche in questo caso l’invito pasquale è pen­sare e costru­ire cose nuove. Anche il pres­i­dente Mattarel­la in un suo recente dis­cor­so invi­ta a non arren­der­ci né alla chiusura ego­is­ti­ca né allo sco­ra­men­to di chi subisce l’ineluttabile. I fenomeni del­la sto­ria chia­mano la luce Pasquale risponde, apri­amole i nos­tri cuori e las­ci­amo­ci illu­minare per trovare nuovi cam­mi­ni di fra­ter­nità, nuove vic­i­nanze, nuovi modo di spre­care amore!!!!

    Don Ful­ly

  • Dallaialui

    Dallaialui

    Non sono impazz­i­to ma solo vi ho fat­to uno scherzet­to con i “neol­o­gis­mi di Ful­ly”, genere let­ter­ario a me molto caro che mi è sta­to spes­so imi­ta­to da pre­mi Nobel come Dario Fo col suo Gram­melot, o Alessan­dro Man­zoni che spes­so mette nel­la boc­ca dei suoi per­son­ag­gi frasi dialet­tali che essendo vir­go­let­tate e messe da lui i pro­fes­sori ci spac­cia­vano come arte boc­cian­do il mio illu­mi­na­to gen­ovese che scrive­vo nei temi ai licei.

    Ma veni­amo al vero obi­et­ti­vo: par­larvi del Sin­o­do che la Chiesa di Gen­o­va sta viven­do e par­larne soprat­tut­to dal pun­to di vista del­la pas­torale gio­vanile. Infat­ti la ques­tione “gio­vani e chiesa” è emer­sa con chiarez­za dall’ascolto delle par­roc­chie e delle realtà che han­no parte­ci­pa­to al Sin­o­do. Cosa si può fare per annun­cia­re la fede ai gio­vani? Cosa si può fare per ascoltarli?

    E’ nato così un incon­tro che avver­rà pro­prio men­tre voi leg­gerete che si chia­ma “ we have a dream” e sarà un even­to in cui si chiederà ai gio­vani gen­ovesi di esprimere il sog­no di Chiesa che hanno.

    Che chiesa sog­ni, cha par­roc­chia sog­ni per il futuro? Cosa ti aspet­ti dal­la Chiesa ma soprat­tut­to cosa sei dis­pos­to a gio­car­ti per costru­ire il futuro? Papa Francesco spes­so si richia­ma alla cat­e­go­ria del sog­no, del­la “visione” che non vuol dire illu­sione, pen­sare cose al di fuori del­la realtà, ma si trat­ta di immag­inare un qual­cosa di dif­fer­ente per iniziare un proces­so ver­so ques­ta meta. Il popo­lo di Israele nel deser­to sog­na­va il paese di lat­te e miele, sog­na­va una vita migliore. I nos­tri migranti ci ricor­dano che si può sognare un futuro migliore anche se spes­so il loro è solo la proiezione del­la col­o­niz­zazione cul­tur­ale subi­ta da noi, che li fa sognare esat­ta­mente ciò che i deten­tori dell’economia vogliono che sognino.

    Quel­li del­la mia età non pos­sono far altro che ricor­dar­si il “I have a dream” di Kinghi­ana memo­ria; però qua abbi­amo una dif­feren­za sostanziale “We have a dream” il noi sos­ti­tu­isce l’io non per abolir­lo ma per­ché l’io non sia soli­tu­dine non sia iso­la­men­to e alla fine davvero una illu­sione, una can­to­na­ta. Invitare i gio­vani a sognare insieme sarà l’obiettivo di questo incon­tro. Una realtà che noi a Mon­t­ele­co conos­ci­amo bene, per­ché anche noi abbi­amo avu­to il nos­tro “Mar­tin Luther King” che si chia­ma­va don Ga e ci ha inseg­na­to a guardare il futuro, a sog­narlo e a rim­boc­car­si le maniche per viverlo.

    E così fare­mo ques­ta estate. Ne par­lere­mo alle nos­tre super bus­sole, coi ragazzi dei campi, nelle cucine!!! Che chiesa sog­ni­amo in mer­i­to alla ques­tione gio­vani, alla ques­tione ragazzi, alla ques­tione ado­les­cen­ti? Come vor­rem­mo che fos­se la comu­nità cris­tiana? Insom­ma pas­si­amo “dal I al WE” ……….

    Per­ché se la chiesa inseg­na a tut­ti a sognare insieme allo­ra davvero diven­ta fecon­da, lievi­to che fa lievitare la massa!!!

    Spero abbi­ate capite il neol­o­gis­mo gio­co di parole…..Un abbrac­cio a tutti

    Don Ful­ly

  • Don Ga, un dono nel cammino della chiesa

    Don Ga, un dono nel cammino della chiesa

    Par­to per Bologna con i sem­i­nar­isti per alcu­ni giorni di vacan­za dopo gli esa­mi, fat­i­ca assai temu­ta. Bologna scelta per­ché ho fat­to ami­cizia con Don Andrea Tur­chi­ni ret­tore inter­re­gionale del­la Romagna che ci ospi­ta con la con­sue­ta ospi­tal­ità emil­iano-romag­no­la e per com­bina­re un po’ arte, cul­tura e sto­ria di chiesa viva. Men­tre par­to però pen­so “Odd­io!! Sono i pri­mi giorni del mese! Gian e Angela mi rag­giunger­an­no anche a Bologna per le solite due righe!! E che gli scri­vo? E quan­do avrò il tempo?”

    Il Sig­nore è buono da sem­pre con me e il saba­to mat­ti­na ci man­dano a vis­itare il museo di Don Olin­to Marel­la e poi a pran­zo in una delle comu­nità a lui inti­to­late. Di cos­tui nul­la so. Ma chi ci ha orga­niz­za­to la per­ma­nen­za a Bologna ha insis­ti­to!! Mi ritro­vo così in un museo molto inno­v­a­ti­vo, bel­lis­si­mo, che ci rac­con­ta una sto­ria di un prete com­pag­no di cam­era di un cer­to Angeli­no Ron­cal­li, e con la sfor­tu­na di avere un fratel­lo grande ami­co di Romo­lo Mur­ri, mod­ernista. Un prete dell’800 che vive fino al 1969, che dall’inizio del suo min­is­tero fon­da luoghi di aggregazione per Ragazzi e che viene sospe­so a Divi­nis per 14 anni; diven­ta pro­fes­sore di let­tere e filosofia, va a Bologna inseg­na nelle scuole statali, guarda­to con sospet­to dal regime per le sue idee ecces­si­va­mente libere, edu­ca al pen­siero criti­co, a essere uomi­ni liberi di fronte a tut­to; durante la guer­ra e nell’immediato dopo fon­da la Cit­tà dei ragazzi. Ne ospi­ta, si dice, fino a novemi­la. Nel frat­tem­po un nuo­vo car­di­nale di Bologna lo rein­te­gra pien­amente come sac­er­dote. Per far capire alla cit­tà i bisog­ni dei ragazzi si mette, ter­mi­na­to di far scuo­la, all’angolo di una delle strade più fre­quen­tate del­la cit­tà con un cap­pel­lo in mano. Lì sos­ta per ore riem­pi­en­do il cap­pel­lo e dis­pen­san­do ascolto a piene mani con con­fes­sioni, benedi­zioni, con­sigli. Le sue opere si reg­ger­an­no sulle questue effet­tuate…… Un “personaggione<2 insom­ma. Nel­la Cit­tà dei ragazzi ci sono persi­no le elezioni, il popo­lo sceglie i suoi rap­p­re­sen­tan­ti…… si for­ma il buon cris­tiano e l’onesto cittadino.

    Mi viene spon­ta­neo, anche se lo fac­cio di rado davan­ti ai sem­i­nar­isti, rac­con­tare di Mon­t­ele­co. Le impronte sono uguali. Un prete un po’ avan­ti di idee rispet­to ai tem­pi, un duro scon­tro sulle aper­ture alle attiv­ità miste in tem­pi in cui era­no rig­orosa­mente sep­a­rate, amore al teatro e alle arti umane, pro­fes­sori di scuo­la, scon­tro con la ger­ar­chia, amore spas­sion­a­to per i ragazzi specie più poveri, dopoguer­ra, filone anar­coide insof­fer­ente alle leg­gi, amante del­la lib­ertà dell’essere umano, fis­sato sull’educare insieme ragazzi e ragazze, volon­tà fer­rea al lim­ite dell’incaponimento, dopoguerra……..e alla fine riabil­i­tazione e aper­tu­ra al futuro….. Il filone mi è appar­so evi­dente e ho anche azzarda­to un pun­to comune ricor­dan­do il nome del Card Ler­caro , gen­ovese, vesco­vo di Bologna dal 1952 al 1967, grande ani­ma del Con­cilio, ma pri­ma par­ro­co dell’Immacolata, ani­ma del Movi­men­to Litur­gi­co gen­ovese spes­so cita­to nelle direzioni spir­i­tu­ali di Don Ival­di e grande pun­to di rifer­i­men­to di tan­ti preti a Gen­o­va. Azzar­do ris­chioso, infat­ti, risped­i­to al mit­tente, per­ché il beato Marel­la pure con Ler­caro si era un po’ scon­tra­to in virtù che ognuno aveva………..il suo vil­lag­gio dei ragazzi……. c’era infat­ti anche quel­lo di Ler­caro che ospi­ta­va ragazzi poveri ma da cui nac­quero poi le men­ti eccelse del­la cit­tà, tut­ti lau­re­ati e per­son­ag­gi sig­ni­fica­tivi, forse in questo sen­so più vici­no a don Ga…..

    Sì, non siamo soli; il beato Olin­to Marel­la (cer­cate cer­cate su inter­net…) , padre Gas­pari­no a Cuneo, Don Zeno con Nomadelfia, don Nan­do a Chi­avari, per tacere gli altri gen­ovesi che non arrivarono ai liv­el­li di don Ga, ma cer­ta­mente fecero altret­tan­to bene…….villaggi, cit­tà, repub­bliche… tut­to dei ragazzi, che siano protagonisti.

    Tut­ta roba cha anco­ra oggi con­tin­ua e che sono caris­mi così impor­tan­ti nel­la Chiesa. Una chiesa che cer­ca di cam­minare sin­odal­mente, insieme e quin­di cer­ca di rac­cogliere tut­ti questi doni per cam­minare insieme ad essi.

    Pen­sate che a Bologna nel­la chiesa di San Domeni­co, dove è cus­todi­to il cor­po del dot­tore del­la Chiesa, ho incon­tra­to padre Can­di­do. Il fonda­tore di Oasis!!!! E’ lì in pen­sione nat­u­ral­mente, in infer­me­ria ma lui dice a accud­ire gli altri che, sì loro sì, sono anziani.

    Quan­to è pic­co­lo il mon­do e quan­ti sono gli incro­ci delle strade che por­tano al bene.

    Con­tinuiamo a essere sale saporoso per il mon­do con le nos­tre opere buone. Al resto pen­sa il Sig­nore coi suoi angeli custodi.

    Don Ful­ly

  • L’annuncio del Vangelo è sostanzialmente un annuncio vocazionale

    L’annuncio del Vangelo è sostanzialmente un annuncio vocazionale

    Cari ami­ci vi scri­vo di rien­tro da Roma dove ho appe­na con­cel­e­bra­to ai funer­ali di Benedet­to XVI. Ero a Roma per un con­veg­no dei CDV ovvero Cen­tri Dioce­sani Vocazioni. Di cui nat­u­ral­mente sono coor­di­na­tore dioce­sano (non si dice più respon­s­abile, ma più sin­odal­mente coordinatore)

    Emozioni, pen­sieri, incon­tri, sper­anze i con­veg­ni sono tut­to questo . Per questo è bel­lo andar­ci di per­sona anche se poi si lavo­ra tut­to di tele­foni­ni, QR code, filmati……

    Alcu­ni pen­sieri a ruo­ta lib­era. Dopo quar­an­ta anni ho ri-rice­vu­to alcu­ni pun­ti fon­da­men­tali del­la nos­tra fede e del­la nos­tra stes­sa espe­rien­za di Mon­t­ele­co. Uno è questo: l’annuncio del Van­ge­lo è sostanzial­mente un annun­cio vocazionale. E’ chia­mare l’uomo a essere se stes­so. Ma chi è l’uomo? Cosa fare del­la pro­pria vita, inesora­bil­mente vota­ta a una morte cer­ta? Risorge? Si risorge? Ma cosa sarà mai una vita risor­ta? Con­tem­plare col col­lo stor­to e una espres­sione celes­tiale (ine­beti­ta per il mon­do) il vuo­to che si spalan­ca alzan­do gli occhi? Che uomo/donna vuoi diventare? Non è forse la doman­da che Mon­t­ele­co pone a migli­a­ia di ragazzi?

    Di qui si capisce che la pie­ga “vocazionale” non trat­ta tan­to di preti, suore, frati e affi­ni vari, ma l’uomo, l’umanità in quan­to tale. Gesù è venu­to e ha chiam­a­to. Pietro, Bar­tolomeo, Fil­ip­po…… Andrea e Gio­van­ni gli era­no andati dietro per­ché cos ave­va det­to Gio­van­ni il Bat­tista…. Il Van­ge­lo è rispon­dere a una chia­ma­ta, ma direi la vita stes­sa è rispon­dere alla vita. Dal momen­to che si è vivi, occorre rispon­dere. Anche la più nichilista è comunque una risposta….

    I Magi che sti­amo cel­e­bran­do sono per­son­ag­gi che si pon­gono in cam­mi­no, che si chiedono, che ricer­cano, che scru­tano ciò che accade e pure con spir­i­to criti­co; a un pri­mo momen­to di fidu­cia ver­so Erode segue l’accorgersi di ciò che accade e cam­biar strada……

    La ricer­ca del­la pro­pria stra­da dura tut­ta la vita. LA vocazione è uni­ca e uguale per tut­ti: seguire le orme di Gesù!! LA vocazione è uni­ca per tut­ti: dare la vita, amare!!! Poi essendo ognuno uni­co e irripetibile allo­ra diven­ta “uno splen­di­do poliedro” che è la chiesa, la comu­nità, l’umanità, dove ognuno appor­ta il suo uni­co con­trib­u­to non sos­ti­tu­ibile da nes­suno. Pen­siero che non deve affos­sar­ci nel sen­so di col­pa ma illu­mi­nar­ci per la grandez­za del­la chia­ma­ta ricevuta.

    Per­ché non ci sono preti? Per­ché c’è poca fede. Per­ché c’è poca comu­nità. Ognuno chiu­so den­tro il suo ego­is­mo, suoi dolori, i suoi fal­li­men­ti……. Per questo man­cano anche artigiani/e, professionisti/e, artisti/e, operai/e, impiegati/e che siano votati al bene che setac­ci­no la loro vita quo­tid­i­ana in cer­ca di quel tesoro che è l’amore vis­su­to. Man­ca tut­to alla nos­tra chiesa, alla società……….

    Occorre ripren­dere, con­tin­uare a sem­i­nare la buona novel­la come sempre.

    Las­ci­amo­ci con una ulte­ri­ore doman­da: quale è la vocazione del Movi­men­to Ragazzi? Quale il suo pos­to nel­la chiesa, nel­la soci­età? Non vogliamo essere il cen­tro del mon­do, ma il nos­tro con­trib­u­to nell’oggi, con questi ragazzi, in questo con­testo sociale quale è? Cosa ci chiede il Sig­nore in questo con­testo di Sin­o­do? Quali i nos­tri obiettivi?

    Il Sig­nore ci provo­ca. Leg­giamo insieme i seg­ni dei tem­pi, come la stel­la lo fu per i Magi. Il Sig­nore ci chia­ma. LA sto­ria urge. Maria si alzò in fret­ta. E noi?

    Don Ful­ly

  • Due righe da Cuba

    Due righe da Cuba

    Cari ami­ci scri­vo queste due righe da Cuba da dove sto rien­tran­do. La prospet­ti­va è quin­di capo­vol­ta. Da ques­ta parte del mon­do le parole sono le stesse che in Italia. “C’ è crisi, c’è crisi eco­nom­i­ca, siamo sen­za sper­an­za” ma come dice Papa Francesco “la realtà è supe­ri­ore all’idea”. E chi vede, vive, toc­ca la realtà si accorge che spes­so le pro­prie idee sono un po’ arretrate. Qua la crisi è dura, duris­si­ma e l’emigrazione for­tis­si­ma. Di qua si pos­sono cogliere con mag­gior lucid­ità i mis­teri che avvol­go­no il mon­do. Il cam­bi­a­men­to di epoca dicono in tan­ti. L’emigrazione, i sis­te­mi eco­nomi­ci, la cit­tad­i­nan­za atti­va, il peso che ha la vita umana. Enor­mi rif­les­sioni già vis­sute anni fa che peri­odica­mente si ripro­pon­gono quan­do ven­go qua in ques­ta terra.

    Il Natale ci ricor­da per for­tu­na che c’è un Dio che ci sta cer­can­do, che ci cer­ca ogni giorno nonos­tante noi siamo asso­lu­ta­mente smar­ri­ti di fronte alla com­p­lessità del momen­to. Come la pecorel­la Bianchi­na che ci rac­con­ta­va don Ga era tut­ta sporca, arruf­fa­ta e piena di spine doloran­ti; ma il bel pas­tore se la car­icò sulle spalle e la riportò alla gioia del­la comunità.

    Per il Movi­men­to Ragazzi mi auguro pro­prio questo anche dal ved­er­ci domeni­ca prossi­ma 11 Dicem­bre insieme in seminario.

    Las­cia­r­ci riportare con gioia al nos­tro caris­ma al nos­tro esser­ci nel­la Chiesa. Il Movi­men­to Ragazzi sem­pre in anticipo sui tem­pi è sta­to sem­pre ader­ente alla realtà. La realtà dei ragazzi che era­no abban­do­nati, che era­no sot­tosti­mati, che era­no igno­rati, che era­no mal­trat­tati. Bel­li i pro­gram­mi sco­las­ti­ci, i pro­gram­mi cat­e­chis­ti­ci ma la realtà era quel ragaz­zo che ave­vi davan­ti e che entra­va pre­po­ten­te­mente nel­la tua vita.

    Rac­con­tano di Padre Umile noto frate gen­ovese con­tem­po­ra­neo di don Ga che anda­va in giro a Gen­o­va chieden­do aiu­to per i suoi bam­bi­ni, un giorno fece cari­care un camion­ci­no da un negoziante di ogni cosa che ser­vi­va alla comu­nità; al momen­to di pagare disse che non ave­va sol­di e che quei bam­bi­ni dove­vano pur man­gia­re; il negoziante rispose duro “questo non è un mio prob­le­ma è vostro “ Padre umile gli rispose “ bene, da oggi è anche il tuo!”

    Il Movi­men­to Ragazzi ha il com­pi­to di dire alle comu­nità cris­tiane “questo ragaz­zo è tuo!” Lo so che è tremen­do, lo so che non ha una famiglia per­fet­ta alle spalle, lo so che è povero, lo so che è sta­to edu­ca­to a val­ori super­fi­ciali, ma insieme dob­bi­amo affrontare un cam­mi­no educativo.

    “ma non è il nos­tro com­pi­to noi dob­bi­amo annun­cia­re il Van­ge­lo e pre­gare” Bene a questi ragazzi noi siamo deb­itori infat­ti di una buona notizia. Di un Dio che ci ama, che ci cer­ca, che si fa uomo, che entra nell’umanità e la trasfor­ma poten­zian­dola col suo Spir­i­to di Amore capace di amare sem­pre e oltre. E se si sono per­du­ti li andi­amo a cer­care come fa Dio nel Natale che ce ne ha avu­to del cor­ag­gio a vivere in mez­zo a noi, in quell’epoca come in ogni epoca del mondo.

    Las­ci­amo­ci anco­ra una vol­ta amare in quel bim­bo che si dona come cibo in una man­gia­toia. E’ l’unico cibo di cui abbi­amo bisog­no, l’altro madre terre ce lo dona altret­tan­to, essere amati. E poi poni­amo­ci anche noi nel­la man­gia­toia a las­cia­r­ci man­gia­re dal­la vita, dai fratel­li e sorelle………

    La sto­ria ci chia­ma a com­piere una opera grande nel­la chiesa: richia­mare a tut­ti l’attenzione a tut­ti i ragazzi. Uni­amo­ci per affrontare bene insieme questo per­cor­so rispon­di­amo di sì al Sig­nore che ci chia­ma a cam­minare insieme alla chiesa per essere seg­no del suo amore nel mondo.

    Buon Natale, insieme

    Don Ful­ly

  • Si alzò e andò in fretta

    Si alzò e andò in fretta

    Il Papa ha scrit­to ai gio­vani una let­tera di con­vo­cazione per la GMG di Lis­bona del 2023 e ha pro­pos­to il Van­ge­lo di Luca 1,39 “Maria si alzò e andò in fret­ta” come spun­to med­i­ta­ti­vo. E’ il bra­no che segue l’annunciazione; l’Angelo ha appe­na det­to a Maria che sua cug­i­na Elis­a­bet­ta benché anziana era inc­in­ta, Maria allo­ra si alza e va in fretta,

    Sen­ti­amo cosa dice il Papa

    “Maria si è las­ci­a­ta inter­pel­lare dal bisog­no del­la sua anziana cug­i­na. Non si è tira­ta indi­etro, non è rimas­ta indif­fer­ente. Ha pen­sato più agli altri che a sé stes­sa. E questo ha con­fer­i­to dinamis­mo ed entu­si­as­mo alla sua vita. Ognuno di voi può chieder­si: come reagis­co di fronte alle neces­sità che vedo intorno a me? Pen­so subito a una gius­ti­fi­cazione per dis­im­peg­n­ar­mi, oppure mi inter­es­so e mi ren­do disponi­bile? Cer­to, non potete risol­vere tut­ti i prob­le­mi del mon­do. Ma mag­a­ri potete iniziare da quel­li di chi vi sta più vici­no, dalle ques­tioni del vostro ter­ri­to­rio. Una vol­ta han­no det­to a Madre Tere­sa: “Quel­lo che lei fa è solo una goc­cia nell’oceano”. E lei ha rispos­to: “Ma se non lo faces­si, l’oceano avrebbe una goc­cia in meno”. 2 Davan­ti a un bisog­no con­cre­to e urgente, bisogna agire in fret­ta. Quante per­sone nel mon­do atten­dono una visi­ta di qual­cuno che si pren­da cura di loro! Quan­ti anziani, malati, carcerati, rifu­giati han­no bisog­no del nos­tro sguar­do com­pas­sionev­ole, del­la nos­tra visi­ta, di un fratel­lo o una sorel­la che oltrepas­si le bar­riere dell’indifferenza! Quali “frette” vi muovono, cari gio­vani? Che cosa vi fa sen­tire l’impellenza di muovervi,* tan­to da non rius­cire a stare fer­mi? Tan­ti – col­pi­ti da realtà come la pan­demia, la guer­ra, la migrazione forza­ta, la povertà, la vio­len­za, le calamità cli­matiche – si pon­gono la doman­da: per­ché mi accade questo? Per­ché pro­prio a me? Per­ché adesso? E allo­ra la doman­da cen­trale del­la nos­tra esisten­za è: per chi sono io?”

    E Aggiunge:

    “La fret­ta buona ci spinge sem­pre ver­so l’alto e ver­so l’altro. C’è invece la fret­ta non buona, come per esem­pio quel­la che ci por­ta a vivere super­fi­cial­mente, a pren­dere tut­to alla leg­gera, sen­za impeg­no né atten­zione, sen­za parte­ci­pare vera­mente alle cose che fac­ciamo; la fret­ta di quan­do vivi­amo, stu­di­amo, lavo­riamo, fre­quen­ti­amo gli altri sen­za met­ter­ci la tes­ta e tan­to meno il cuore. Può suc­cedere nelle relazioni inter­per­son­ali: in famiglia, quan­do non ascolti­amo mai vera­mente gli altri e non dedichi­amo loro tem­po; nelle ami­cizie, quan­do ci aspet­ti­amo che un ami­co ci fac­cia diver­tire e rispon­da alle nos­tre esi­gen­ze, ma subito lo evi­ti­amo e andi­amo da un altro se vedi­amo che è in crisi e ha bisog­no di noi; e anche nelle relazioni affet­tive, tra fidan­za­ti, pochi han­no la pazien­za di conoscer­si e capir­si a fon­do. Questo stes­so atteggia­men­to pos­si­amo aver­lo a scuo­la, nel lavoro e in altri ambiti del­la vita quo­tid­i­ana. Ebbene, tutte queste cose vis­sute di fret­ta dif­fi­cil­mente porter­an­no frut­to. C’è il ris­chio che rimangano ster­ili. Così si legge nel libro dei Prover­bi: «I prog­et­ti di chi è dili­gente si risolvono in prof­it­to, ma chi ha trop­pa fret­ta – la fret­ta cat­ti­va – va ver­so l’indigenza» (21,5).”

    Il Papa come sem­pre ci sti­mo­la e ci pone davan­ti a due frette: una buona e una meno buona. Facile dire: il mon­do di oggi va di fret­ta dob­bi­amo smet­tere di inseguir­lo. Quante volte sapete mi è venu­ta la ten­tazione. Dal dar via la macchi­na e la moto e dire “ora fac­cio ciò che si può”, al riti­rar­mi a vivere a Mon­t­ele­co e fare il par­ro­co di Moli­ni di Volt­ag­gio, così almeno si fan­no poche cose e bene. E vi garan­tis­co che il dub­bio me lo por­to den­tro. Ma poi arrivano le urgen­ze: le sca­den­ze di legge, “questo bam­bi­no sof­fre trop­po, sbarel­la a scuo­la, è sem­pre per stra­da che ne fac­ciamo?” “quest’altro si è chiu­so in cam­era davan­ti a un com­put­er, chi lo tira fuori?” La vita ci tira den­tro da mille par­ti e a volte non c’è tem­po, c’è urgen­za, ci vuole fret­ta nel risol­vere le ques­tioni. A volte è pro­prio ques­tione di tem­po, di atti­mi, di ore, di giorni.

    Gesù non ave­va per sé un momen­to nel­la gior­na­ta, eppure ogni tan­to anda­va e si fer­ma­va in silen­zio in preghiera: “tut­ti ti cer­cano!” esplode­va la fret­ta degli apos­toli qua­si rimproverandolo.

    Anche noi nel Movi­men­to ci bar­ca­me­ni­amo tra fret­ta e tra lentez­za più sana e umana. A Mon­t­ele­co urge questo , urge quel­lo!! Poi è arriva­to il covid e ci siamo fer­mati. Eppure…… la bol­let­ta del­la luce arri­va, le norme van rispet­tate, i grup­pi chiedono , l’estate 2023 è già alle porte!! Oh vin­ces­si­mo il superenalotto!!

    La chiesa ha bisog­no di riforme e in fret­ta. Ma poi la gat­ta fret­tolosa par­torisce gat­ti­ni ciechi che non capis­cono dove andare. Cosa occorre cam­biare? E se riman­di­amo sem­pre il cam­bi­a­men­to non è fare muro di gom­ma, oceano di neb­bie nel quale dis­perdere tut­to? LA chiesa va lenta ma non rischia di essere fuori dal mon­do? Chi strap­pa e chi cuce. Guar­da­vo le immag­i­ni del Papa in Bahrein e noi qua a dis­cutere se dob­bi­amo andare noi ai vic­ariati o i vic­ariati devono venire a noi. C’è un abis­so fra chi vola in fret­ta e chi si arra­bat­ta in prob­le­mi inesisten­ti. Ma lui va lento o veloce? Non sare­mo noi che rispon­di­amo solo alle frette di ogni giorno e per­diamo di vista l’insieme?

    Va bene cari ami­ci. Oggi vi ho sem­i­na­to dub­bi atro­ci. Ma pen­so siano dub­bi bel­li che devono inter­rog­a­r­ci per non con­tin­uare a dormire son­ni tran­quil­li che ci impedis­cono di ALZARSI o a sbat­ter­ci in mille direzioni sen­za rag­giun­gere le per­sone da amare.

    *L’impellenza di essere Movi­men­to ver­rebbe da dire che il Papa ci benedica!!!!

    Don Ful­ly

  • Il cammino del Movimento Ragazzi

    Il cammino del Movimento Ragazzi

    MARTA E MARIA LUCA 10,38–42

    38Men­tre era­no in cam­mi­no, entrò in un vil­lag­gio e una don­na, di nome Mar­ta, lo ospitò. 39Ella ave­va una sorel­la, di nome Maria, la quale, sedu­ta ai pie­di del Sig­nore, ascolta­va la sua paro­la. 40Mar­ta invece era dis­tol­ta per i molti servizi. Allo­ra si fece avan­ti e disse: «Sig­nore, non t’im­por­ta nul­la che mia sorel­la mi abbia las­ci­a­ta sola a servire? Dille dunque che mi aiu­ti». 41Ma il Sig­nore le rispose: «Mar­ta, Mar­ta, tu ti affan­ni e ti agi­ti per molte cose, 42ma di una cosa sola c’è bisog­no. Maria ha scel­to la parte migliore, che non le sarà tol­ta».

    Questo bra­no è il bra­no che la Chiesa ital­iana e quin­di del­la nos­tra dio­ce­si ha scel­to per il sec­on­do anno del cam­mi­no sin­odale. Oggi è di moda chia­mar­la “icona”. E’ il bra­no che ci deve ispi­rare e che deve guidare la nos­tra azione anche come Movi­men­to Ragazzi dono del­la chiesa gen­ovese. Un bra­no mer­av­iglioso che può essere facil­mente frain­te­so. Ma andi­amo per ordine

    Gesù era in cam­mi­no: il Movi­men­to Ragazzi è in cam­mi­no, è sul­la stra­da, una stra­da che si chia­ma scuo­la, che si chia­ma Oregi­na, che si chia­ma immi­grazione, che si chia­ma fragilità famil­iare, che si chia­ma crisi ado­lescen­ziale, che si chia­ma lot­ta alla super­fi­cial­ità e alla indi­vid­u­al­ità, che si chia­ma soli­tu­dine sì con gioia pos­si­amo definir­ci in cam­mi­no. Non siamo dis­tan­ti dal popo­lo di Dio ma immer­si den­tro cam­mi­nan­do e con­div­i­den­do gioie e sper­anze, lacrime e fatiche.

    Entrò in un vil­lag­gio: nel­la cit­tà noi siamo pre­sen­ti, nel­la chiesa noi siamo pre­sen­ti; sen­tir­ci parte del vil­lag­gio glob­ale è la nos­tra carat­ter­is­ti­ca che non ci pone al riparo den­tro a castel­li o for­ti­ni ma ci espone alle mille domande dell’oggi; noi nel vil­lag­gio ci siamo!

    Lo Ospitò: l’ospitalità con­tin­ua a essere una carat­ter­is­ti­ca por­tante del nos­tro essere a Mon­t­ele­co , a Oregi­na, a Oasis, nei vicoli, a Pont­edec­i­mo, e ora a Cornigliano a Prà…….. Sì l’ospitalità ci deve con­trad­dis­tinguere. Rita e don Ga a brac­cia e pen­to­la aper­ta ci han­no inseg­na­to questo anche quan­do cos­ta anche quan­do pas­si per scemo.

    Mar­ta e Maria: due donne anz­i­tut­to, non dimen­tichi­amo­lo, per sot­to­lin­eare una vol­ta di più l’importanza fem­minile, la forza fem­minile che è lei che ospi­ta, non Laz­zaro che pure vive­va in casa, che pure era pari gra­do come fratel­lo. Due donne diverse; pare ved­er­le fare i ques­tionari per il carat­tere che face­va­mo anni 80……..una emo­ti­va, atti­va, primaria…..l’altra sec­on­daria, pas­si­va, non emotiva…….una fre­net­i­ca l’altra cal­ma. E qua può esser­ci il grande frain­tendi­men­to. Gesù appog­gia una e incalza l’altra!!! La teo­ria con­tro la prat­i­ca e Gesù sceglie la teo­ria. Quante volte ho sen­ti­to nelle dis­cus­sioni fra edu­ca­tori, far adul­ti, fra ex mon­t­ele­chi­ni ques­ta divi­sione!! I teori­ci del bla bla e i prati­ci. I teori­ci con­vin­ti che sen­za teo­ria la prat­i­ca è inutile. I prati­ci arrab­biati per­ché i teori­ci non fan­no nul­la. Ognuno con­vin­to del pro­prio assun­to sen­za sapere quan­to in realtà i teori­ci siano poi prati­ci e quan­to i prati­ci abbiano invece poten­ti teorie. Ognuno con una ric­chez­za incred­i­bile. Ognuno che dice a Gesù: digli che mi aiu­ti!!! Ma a Gesù di questo non impor­ta nul­la. Lui benedice un’unica grande cosa, che è pri­maria: l’ASCOLTO!!! Che è appun­to il tema del sec­on­do anno di Sin­o­do. Il tema è l’Ascolto l’unico che riesce a rompere la soli­tu­dine “MI HA LASCIATA SOLA”

    Non las­ci­amo­ci soli, sti­amo­ci vici­ni. Ascolti­amo­ci dedichi­amo­ci tem­po per ascoltar­ci rec­i­p­ro­ca­mente, come equipes varie che siamo, sia in coop, che a Mon­t­ele­co, che nel diamo­ci una mano.

    Ascolti­amo poi i ragazzi, le decine, centi­na­ia di ragazzi che ven­gono da noi. Han­no dirit­to a che noi ci fer­mi­amo ai loro pie­di e li ascolti­amo. Gio­can­do con loro, stan­do con loro, affi­an­can­doli, accom­pa­g­nan­doli. Ma sem­pre ascoltan­do, con le orec­chie con il cuore con il cor­po con gli occhi con tut­to noi stes­si. Altri­men­ti davvero per­diamo il sen­so, l’orientamento e fac­ciamo cose inutili. Fare dob­bi­amo fare, il servizio è essen­ziale. Gesù ha fat­to, Gesù ha det­to “se non met­tete in prat­i­ca siete stolti”, Gesù si è car­i­ca­to del­la croce mica ha fat­to teo­ria, ma pri­ma ha ascolta­to!!! Pri­ma del coman­da­men­to dell’Amore c’è ASCOLTA Israele!!

    Don Ga dice­va alle mamme che sfre­ga­vano tut­to il giorno la casa tiran­do la cera a luci­do, ma non sta­vano a ascoltare i figli, che quel che face­vano era tem­po per­so se appun­to poi man­ca­va la relazione coi figli. “ma lo fac­cio per lui, per­ché viva in una casa puli­ta!” Ma se poi mi dimen­ti­co di lui tut­ta pre­sa dalle fac­cende di case, se poi impedis­co agli ami­ci di entrare per­ché altri­men­ti la casa si sporca, se poi non lo vado a vedere a un momen­to per lui impor­tante per­ché devo pulire i vetri……

    Quan­ti ragazzi han­no bisog­no di essere ascoltati!!!! Quan­to tem­po per­diamo noi per ascoltarli?

    Ma dai Ful­ly!!! Siamo molto in gam­ba!! Sì è vero, pen­sate che al pri­mo incon­tro delle Bus­sole c’erano 24 ragazzi, da tut­ta Genova…….una gioia immen­sa. Pen­sate al nos­tro cen­tro a Oregi­na: le liste d’attesa sono infi­nite, dovrem­mo rad­doppi­are gli spazi e gli edu­ca­tori….. Però sapete se non teni­amo viva la fiamma del Van­ge­lo, lo sti­mo­lo del­la Paro­la rischi­amo di afflos­cia­r­ci, di andare col si è sem­pre fat­to così, di essere autoref­eren­ziali per­ché siamo bravi.

    Ascoltare Gesù è il pri­mo grande imper­a­ti­vo del Movi­men­to Ragazzi!!!!!!!

    Don Ful­ly

    il cammino del movimento ragazzi