
Fatto sta che, da quando Papa Leone è andato nella terra del suo amato Sant’Agostino, proseguendo poi per il cuore dell’Africa, non ci è andato leggero con le dichiarazioni, scatenando l’attenzione dei mass-media. Non si capisce bene perché: infatti queste parole il Papa le sta pronunciando da tempo ma, forse, stavolta la reazione, per così dire “un po’ scomposta” del Presidente degli Stati Uniti (preghiamo per lui seriamente, per la salute sua e del suo paese) hanno dato un eco formidabile alle dichiarazioni del Papa.
Un cattolico se la ride sotto i baffi diciamo la verità; i giornali gridano alle parole del Papa senza capire che non sono sue le parole: sono semplicemente quelle del Vangelo. “Non abbiate paura” e Papa Leone non ha paura nemmeno del Presidente degli Stati Uniti e se lo dice lui che è di lì…. “Pace a voi” e non può far altro che gridare Pace a tutto il mondo ripetendo il saluto di Gesù risorto. Nessuno si accorge che sta commentando i Vangeli della resurrezione? Con quell’aplomb che lo contraddistingue sembra dire “Ma vi sembra che io abbia tempo da perdere a rispondere a Trump? Io predico il Vangelo e basta!”
Certo è che ha inanellato una serie di omelie e dichiarazioni che sono di una chiarezza e precisione che, a suo confronto, Papa Francesco sembra un moderato. Ve ne riporto solo alcune. Sono di una chiarezza e durezza incredibili
Vengo in Africa principalmente come pastore, come capo della Chiesa Cattolica, per stare vicino a tutti i cattolici in tutta l’Africa, per festeggiare con loro, per incoraggiarli e accompagnarli.
Tuttavia ci sono naturalmente altre dimensioni della visita. Ho avuto un incontro molto positivo con un gruppo di Imam in Camerun per promuovere, continuare a promuovere, come abbiamo già fatto in altri luoghi e come ha fatto Papa Francesco durante il suo pontificato, il dialogo, la fraternità, attraverso la comprensione, l’accoglienza e la costruzione della pace con persone di tutte le religioni.
Allo stesso tempo, è circolata una certa versione dei fatti che non è stata accurata in tutti i suoi aspetti, ma ciò è dovuto alla situazione politica creatasi quando, il primo giorno del viaggio, il Presidente degli Stati Uniti ha fatto alcune osservazioni su di me. Gran parte di ciò che è stato scritto da allora è stato un susseguirsi di commenti su commenti, nel tentativo di interpretare quanto è stato detto. Solo un piccolo esempio. Il discorso che ho tenuto all’Incontro di preghiera per la pace, un paio di giorni fa, era stato preparato due settimane fa, ben prima che il Presidente facesse qualsiasi commento su di me e sul messaggio di pace che sto promuovendo. Eppure, è stato interpretato come se stessi cercando di controbattere nuovamente al Presidente, cosa che non è affatto nel mio interesse.
Quindi proseguiamo il nostro viaggio, continuiamo a proclamare il messaggio del Vangelo, e il testo del Vangelo che stiamo utilizzando per le liturgie offre una serie di aspetti diversi, fantastici e meravigliosi su che cosa significhi essere cristiani, su che cosa significhi seguire Cristo, su che cosa significhi promuovere la fraternità, la fratellanza, la fiducia nel Signore, ma anche cercare modi per promuovere la giustizia nel nostro mondo, promuovere la pace nel nostro mondo.
I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire. Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare. Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine. È un mondo a rovescio, uno stravolgimento della creazione di Dio che ogni coscienza onesta deve denunciare e ripudiare, scegliendo quell’inversione a U – la conversione – che conduce nella direzione opposta, sulla strada sostenibile e ricca della fraternità umana. Il mondo è distrutto da pochi dominatori ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali!
Basterebbero questi due semplici passi per fare rizzare le orecchie a tanti! Specialmente se nella messa crismale, parlando ai sacerdoti aveva appena detto: La croce è parte della missione: l’invio si fa più amaro e spaventoso, ma anche più gratuito e dirompente. L’occupazione imperialistica del mondo è allora interrotta dall’interno, la violenza che fino a oggi si fa legge è smascherata. Il Messia povero, prigioniero, rifiutato, precipita nel buio della morte, ma così porta alla luce una creazione nuova.
Il Papa denuncia l’occupazione imperialistica del mondo. Voi amici del Movimento Ragazzi ben capite dove le ho sentite per l’ultima volta dieci anni fa oramai. Son parole non da poco, lo stanno iniziando a comprendere bene in tanti. Forse il suo modo di fare sereno e tranquillo ha distratto molti, ma le sue parole vanno dritte al cuore dei problemi.
Ecco qua amici del Movimento. Il vostro assistente non ha parole migliori per riflettere sul mondo di oggi. Vi lascio altre perle di questo “Papa Africano”. Sarà forse che l’Africa è terra di Leoni e si è trovato a casa, ma…..andate a cercarvi i discorsi…..mamma mia!!
Eccovi alcune perle…fate voi………
Carissimi, ho accennato alle ricchezze materiali su cui prepotenti interessi mettono le mani, anche nel vostro Paese. Quanta sofferenza, quante morti, quante catastrofi sociali e ambientali porta con sé questa logica estrattivista! Vediamo ad ogni latitudine, ormai, come essa alimenti un modello di sviluppo che discrimina ed esclude, ma che ancora pretende di imporsi come l’unico possibile. Il santo Papa Paolo VI, interpretando acutamente le inquietudini del mondo giovanile, già sessant’anni fa denunciava «l’aspetto senile – del tutto anacronistico – di una civiltà commerciale, edonistica, materialistica, che tenta ancora di spacciarsi come portatrice d’avvenire».
Recitare il Rosario, allora, ci impegna ad amare ogni persona con cuore materno, in modo concreto e generoso, e a spenderci per il bene gli uni degli altri, specialmente dei più poveri. Una mamma ama i suoi figli, pur diversi uno dall’altro, tutti allo stesso modo e con tutto il cuore. Anche noi, davanti alla Madre del cuore, vogliamo promettere di fare lo stesso, adoperandoci senza misura affinché a nessuno manchi l’amore, e con esso il necessario per vivere in modo dignitoso ed essere felice: perché chi ha fame abbia di che sfamarsi, perché tutti i malati possano ricevere le cure necessarie, perché ai bambini sia garantita un’adeguata istruzione, perché gli anziani vivano serenamente gli anni della loro maturità. A tutte queste cose pensa una mamma: a tutte queste cose pensa Maria, e invita anche noi a condividere la sua sollecitudine.
Oggi la Dottrina sociale della Chiesa rappresenta un aiuto per chiunque voglia affrontare le “cose nuove” che destabilizzano il pianeta e la convivenza umana, cercando prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia. Questo è parte fondamentale della missione della Chiesa: contribuire alla formazione delle coscienze, mediante l’annuncio del Vangelo, l’offerta di criteri morali e di autentici principi etici, nel rispetto della libertà di ogni individuo e dell’autonomia dei popoli e dei loro governi. L’obiettivo della Dottrina sociale è educare ad affrontare i problemi, che sono sempre diversi, perché ogni generazione è nuova, con nuove sfide, nuovi sogni, nuove domande.
In particolare, davanti a noi si stagliano questioni che scuotono le fondamenta dell’esperienza umana. Come ho avuto modo di sottolineare, paragonando i nostri tempi a quelli in cui Papa Leone XIII promulgò la Rerum novarum, oggi «l’esclusione è il nuovo volto dell’ingiustizia sociale. Il divario tra una “piccola minoranza” – l’1% della popolazione – e la stragrande maggioranza si è ampliato in modo drammatico. […] Quando parliamo di esclusione, ci troviamo anche di fronte a un paradosso. La mancanza di terra, cibo, alloggio e lavoro dignitoso coesiste con l’accesso alle nuove tecnologie che si diffondono ovunque attraverso i mercati globalizzati. I telefoni cellulari, i social network e persino l’intelligenza artificiale sono alla portata di milioni di persone, compresi i poveri» (Discorso ai Movimenti popolari, 23 ottobre 2025). Di conseguenza, è compito inderogabile delle Autorità civili e della buona politica rimuovere gli ostacoli allo sviluppo umano integrale, del quale la destinazione universale dei beni e la solidarietà sono principi fondamentali.
Non si può nascondere, ad esempio, che la rapidissima evoluzione tecnologica cui stiamo assistendo ha accelerato una speculazione connessa al bisogno di materie prime, che sembra far dimenticare esigenze fondamentali come la salvaguardia del creato, i diritti delle comunità locali, la dignità del lavoro, la tutela della salute pubblica. In proposito, faccio mio l’appello di Papa Francesco, che proprio un anno fa lasciava questo mondo: «Oggi dobbiamo dire no a un’economia dell’esclusione e della inequità. Questa economia uccide» (Francesco, Esort. ap. Evangelii gaudium, 53). È infatti ancora più evidente oggi, rispetto ad alcuni anni fa, che la proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli.
Le stesse nuove tecnologie appaiono concepite e utilizzate primariamente a scopi bellici e in cornici di significato che non lasciano intendere una crescita di opportunità per tutti. Al contrario, senza un cambio di passo nell’assunzione di responsabilità politica e senza rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali, il destino dell’umanità rischia di venire tragicamente compromesso. Dio non vuole questo. Il suo Nome santo non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione: soprattutto, mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte. Il vostro Paese non esiti a verificare le proprie traiettorie di sviluppo e le positive opportunità di collocarsi sulla scena internazionale a servizio del diritto e della giustizia.
Il vostro è un Paese giovane! Sono certo, dunque, che nella Chiesa troverete aiuto per la formazione di coscienze libere e responsabili, con cui andare insieme verso il futuro. In un mondo ferito dalla prepotenza, i popoli hanno fame e sete di giustizia. Bisogna stimare chi crede nella pace e osare politiche controcorrente, con al centro il bene comune. Urge il coraggio di visioni nuove e di un patto educativo che dia ai giovani spazio e fiducia. La città di Dio, città della pace, va accolta infatti come un dono che viene dall’alto e a cui volgere il desiderio e ogni nostra risorsa. È una promessa e un compito. I suoi abitanti «forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci» (Is 2,4) e, asciugata ogni lacrima, parteciperanno al banchetto non più riservato a un’élite, perché grasse vivande, vini eccellenti, cibi succulenti (cfr Is 25,6) saranno condivisi fra tutti.
“Una società veramente grande non è quella che nasconde le sue debolezze, ma quella che le circonda di amore”. Sì, è così. Questo è un principio di civiltà che ha radici cristiane, perché è Cristo che nella storia dell’umanità ha riscattato la disabilità dalla maledizione e l’ha restituita a piena dignità. Ma il Salvatore non vuole e non può salvarci senza la nostra collaborazione, sia sul piano personale che su quello sociale: perciò ci chiede di amare i nostri fratelli e le nostre sorelle non a parole ma nei fatti.
