È con grande piacere che vi comunico, a nome di tutto il Consiglio Direttivo dell’Associazione, che mercoledì 20 maggio a Monteleco abbiamo ricevuto la visita del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Passadore che, come sapete, lo scorso anno ha finanziato la realizzazione della nuova scala antincendio di Casa A, intervento importante non solo per mettere a norma la struttura ma anche per ampliare il numero di posti letto da mettere a disposizione dei ragazzi.
Il CdA della Fondazione ha deciso di svolgere a Monteleco l’incontro di approvazione del loro bilancio per consentire ai nuovi componenti del Consiglio di conoscere la nostra realtà e di verificare direttamente la realizzazione delle opere finanziate.
Nel corso della visita, abbiamo avuto modo di fare visitare ai nostri ospiti il complesso della struttura e di raccontare in maniera più precisa le attività della nostra associazione: tutti hanno espresso il loro apprezzamento per l’impegno, la qualità dei progetti e il ruolo che svolgiamo per i ragazzi della nostra città.
Siamo inoltre lieti di comunicarvi che, a seguito di questo incontro, la Fondazione Passadore ha deliberato ulteriori finanziamenti a nostro favore, non vincolati a opere specifiche. Si tratta di un segno di grande fiducia nei confronti del nostro lavoro, che ci permetterà di programmare con maggiore serenità le attività future e di rafforzare i servizi che offriamo.
Un ringraziamento a tutti coloro che si sono prodigati per la riuscita dell’incontro, dedicando tempo per rendere la colonia pulita e accogliente dopo i mesi di chiusura invernale, per la preparazione e il servizio del pranzo, rendendo visibile il grande amore e l’importanza che Monteleco ha nella vita di tutti noi.
Sono passati 25 anni dai giorni del G8 che a breve celebreremo. Io c’ero, nessuno me lo deve raccontare. E al solito ho scritto bene le impressioni di quei giorni tanto per non dimenticare. Ricordo lo smarrimento al termine di quei giorni dopo tutta la emozione per l’attesa, lo stupore per 300.000 persone che discutevano pacificamente del futuro del pianeta, alla faccia di quegli otto che facevano altra roba. E ricordo molto bene chi c’era fra quegli otto: qualcuno c’è sempre, qualcun altro è stato sostituito da futuri emuli. Tuttavia il mondo globale è assai differente oggi. Lo sgomento era dato alla fine da ciò che era successo. E dalla netta sensazione che si era vissuto un evento spartiacque. E, infatti, il movimento per un mondo migliore non si riunì più, colpito e diviso da quegli eventi, incriminato di essere violento e non credibile. Non so se furono infiltrati appositamente, mandati a ottenere ciò che poi successe, so che il risultato fu quello: un movimento intero screditato. Quasi che nessuno potesse più osare disturbare l’ordine mondiale imposto dal G8. Sembravano idee finite, sepolte. E, invece, come un’araba fenice, ma noi credenti diremmo come un seme che muore e rinasce più rigoglioso di prima, ecco nel 2015 spuntar fuori da Roma, dal Papa, l’enciclica Laudato Sii. Allora non era più un povero prete di campagna (Premanico) che si era messo in testa, dalla disperazione, di fare l’ecologista, di re-impiantare la turbina a Monteleco, di educare a uno stile di vita differente di quello imposto dalla ricerca del PIL a tutti i costi, di visitare ripetutamente e persino di andare in quella parte del sud del mondo dove si vive, nonostante che una piccola fetta di potenti sprechi e consumi la gran parte delle riserve del pianeta. No! Era, e lo dico con orgoglio, la mia Chiesa che prendeva posizione, che annunciava a tutti che se Dio ama gli uomini e ha dato la vita per il mondo, allora questo pianeta va condiviso ed è possibile farlo con e per il bene di tutti. Ciò che, in quei giorni, tutti dicevano essere parole eversive, parole impossibile, parole non attuabili, erano pari pari riprese dal magistero della Chiesa. E non mi si parli di violenza, che la violenza quel giorno fu iniziata solo da una parte. Resta stabilire solo se con coscienza e retta intenzione o per dabbenaggine e incompetenza. Le reazioni violente ci sono state e sono state sbagliate, come sempre e comunque è sbagliata qualsiasi tipo di violenza, ma il movimento era pacifico. Ma non è questo che interessa. Le parole della Laudato Sii sono state derise, criticate, disobbedite, come lo erano quelle del movimento e, quel che è grave, soprattutto da chi avrebbe dovuto accoglierle con filiale rispetto. Ma rimangono lì, a dare speranza a tutti quei germogli nati dal seme che moriva. Si era anche sviluppata una sensibilità condivisa, con molta fatica, che aveva portato le democrazie a prendere decisioni importanti nel campo dello sviluppo sostenibile. Ma gli imperialismi hanno avuto il sopravvento. E non sapendo come affrontare un argomento trasversalmente diffuso nel popolo (perché è innegabile che non affrontare i problemi di equilibrio della terra, segnalati nella enciclica, a patirne non sono solo i poveri ma anche i tanti ricchi del pianeta) hanno rispolverato l’antica arma di distrazione e distruzione: la guerra mondiale, stavolta fatta a pezzetti. È evidente che queste guerre servono solo a sviare il pianeta dai suoi problemi per permettere a chi lucra su una diseguaglianza che fa spavento di impedire che si facciano riforme che frenino lo spaventoso disequilibrio e mettano a rischio gli iniqui guadagni che pochi fanno a svantaggio di tutti. Solo il denaro muove tutto ciò: mammona! Denaro per pochi, non per tutti, perché naturalmente la moneta poverina non c’entra nulla e il giusto salario di un operaio è benedetto, cosi come quello di un professionista, di un artigiano o di un contadino.
La battaglia continua, dunque, sia fatta con l’umile voce della pecorella del Signore di Assisi che con l’ancor più soave ruggito di un Leone. Il G8 non è passato invano. Rivive in ognuno di noi che abbia un sussulto civile, un cuore che si apra verso il prossimo, una testa che ragioni per il bene di tutti e sogni un mondo migliore.
L’ultimo capitolo dell’enciclica di Papa Leone riprende il termine “Civiltà dell’Amore”, termine caro a Paolo VI (che ai miei tempi, anni 80, alcuni seminaristi definirono “il Demonio!”) (sich!) Che sia l’ennesimo fiore di quei giorni? O forse son quei giorni che erano una messe abbondante della Parola seminata nei cuori di tanti, semina che evidentemente non ha cessato di produrre frutti.
Un sintetico aggiornamento a seguito dell’Assemblea del 13 aprile scorso che con 37 soci presenti sui 59 iscritti ha approvato il bilancio consuntivo del 2025 e preventivo del 2026.
Come sapete questa è stata l’Assemblea conclusiva del mandato del Consiglio Direttivo in carica ed è stata l’occasione per fare una rendicontazione e valutazione di quanto realizzato in questi tre anni ma soprattutto per evidenziare i progetti ancora da attivare non solo per mantenere in efficienza le strutture di Monteleco ma anche per migliorarle in ottica di sostenibilità ambientale: come per esempio la manutenzione e ampliamento alle vasche della Sorgente delle 7 Fontane a supporto dell’attività della Turbina idroelettrica e il percorso per arrivare a “liberare” definitivamente la struttura dall’utilizzo del gas.
Senza tralasciare gli aspetti educativi, che sono il fondamento dell’insegnamento dei nostri sacerdoti e Angeli Custodi, attraverso l’attenzione alla formazione degli educatori e la partecipazione ai tavoli di Co-Programmazione dei servizi sociali attivati dal Comune di Genova e ai quali partecipiamo per disegnare il futuro dei servizi rivolti ai minori fragili della nostra città.
Altro ambito di attenzione e impegno è l’attività svolta dal gruppo “Diamoci Una Mano”a supporto di persone/famiglie fragili con aiuti non solo economici ma di accompagnamento per gli aspetti sanitari e di relazione con le Istituzioni.
L’Assemblea si è conclusa con l’elezione del nuovo Consiglio Direttivo che rimarrà in carica fino al 2028: le cariche sociali sono state riconfermate e tre nuovi consiglieri sono stati nominati in sostituzione di tre consiglieri, due dimissioni per motivi personali e per la perdita del compianto Nico Pinasco.
Il nuovo consiglio è così composto:
- Sarina Liga — Presidente
- Giancarlo Torre — Presidente onorario
- Riccardo Mosci — Vicepresidente
- Mattia Olla
- Alice Gava
- Francesco Gnecco
- Ester Oprea
- Fabio Olla — segretario
Il nuovo Consiglio ringrazia per la fiducia e si impegna a continuare le azioni intraprese con spirito di servizio e confidando nell’attiva partecipazione di tutti i soci.
Giornata di lavori a Monteleco, tutti totalmente disconnessi da internet ma connessi fisicamente con amici e amiche, vecchi e nuovi.Abbiamo pulito le case e i servizi igienici, sistemato i letti, abbiamo ridipinto le scale, il corridoio del primo piano, i letti in legno di casa A, questi ultimi vandalizzati da scritte irripetibili così come gli armadi e le porte delle stanze sulle quali, però, nulla abbiamo potuto fare.Come sempre, abbiamo rimediato all’incuria dei vari gruppi che soggiornano a Monteleco, piaga questa che ci perseguita da anni: pur volendo che Monteleco sia aperta a tutti, ci troviamo poi di fronte a disordine, sporcizia, mancato rispetto delle cose comuni. Quando poi segnaliamo mancanze, ci sentiamo rispondere che non è vero o che non è loro colpa: solo qualcuno, di fronte all’evidenza, si scusa a posteriori.La nuova cella frigorifera aspetta l’intervento dell’elettricista per il completamento, i lavori per la messa in funzione dell’impianto rilevazione fumi (obbligatorio) per casa A, anche se un po’ a rilento, procedono, come quelli per la scala antincendio.
Saremo poi nelle mani delle istituzioni preposte per tutti gli aspetti tecnici e burocratici volti a ottenere le tanto attese certificazioni di conformità.Al di là di quanto la beneficenza ci abbia sorriso (vedi rifacimento cella frigorifera e scala antincendio) i costi sostenuti e da sostenere sono rilevanti: confidiamo di farcela e poter mettere a disposizione di tutti coloro che soggiorneranno a Monteleco una struttura dignitosa e sicura.Resta il lavoro delle vasche acqua posizionate alle 7 Fontane che ormai hanno fatto il proprio tempo e debbono essere sostituite.La pausa pranzo è servita a ricaricare le batterie per ripartire ed è stato un momento di condivisione nel segno dello spirito di Monteleco: famiglie intere, ragazze e ragazzi, giovani e “anziani” tutti seduti a una lunga tavolata… Se i lavori da finire non fossero stati urgenti sono certa saremmo stati lì fino a sera!Alcune giovani famiglie saranno a Monteleco ad agosto per aiutare e vivere esperienza di vita comune.Non posso fare a meno di pensare che don Ga e don I ci abbiano guardato da lassù contenti di vedere come la creatura da loro pensata sia ancora oggi popolata da persone volenterose, pronte a lasciarsi coinvolgere dallo spirito di vicinanza che a Monteleco si respira ogni momento. Un ringraziamento particolare a chi è riuscito a coinvolgere nuove leve: sono certa che una volta stati a Monteleco non lo si dimentichi più.Sono programmate altre giornate di lavoro a Monteleco, prima dell’inizio della stagione estiva: 23 maggio e 13 giugno. L’invito a partecipare è rivolto a tutte e tutti, nessuno escluso! Non ci sono solo lavori pesanti da fare, per cui forza, venite gente!
Fatto sta che, da quando Papa Leone è andato nella terra del suo amato Sant’Agostino, proseguendo poi per il cuore dell’Africa, non ci è andato leggero con le dichiarazioni, scatenando l’attenzione dei mass-media. Non si capisce bene perché: infatti queste parole il Papa le sta pronunciando da tempo ma, forse, stavolta la reazione, per così dire “un po’ scomposta” del Presidente degli Stati Uniti (preghiamo per lui seriamente, per la salute sua e del suo paese) hanno dato un eco formidabile alle dichiarazioni del Papa.
Un cattolico se la ride sotto i baffi diciamo la verità; i giornali gridano alle parole del Papa senza capire che non sono sue le parole: sono semplicemente quelle del Vangelo. “Non abbiate paura” e Papa Leone non ha paura nemmeno del Presidente degli Stati Uniti e se lo dice lui che è di lì…. “Pace a voi” e non può far altro che gridare Pace a tutto il mondo ripetendo il saluto di Gesù risorto. Nessuno si accorge che sta commentando i Vangeli della resurrezione? Con quell’aplomb che lo contraddistingue sembra dire “Ma vi sembra che io abbia tempo da perdere a rispondere a Trump? Io predico il Vangelo e basta!”
Certo è che ha inanellato una serie di omelie e dichiarazioni che sono di una chiarezza e precisione che, a suo confronto, Papa Francesco sembra un moderato. Ve ne riporto solo alcune. Sono di una chiarezza e durezza incredibili
Vengo in Africa principalmente come pastore, come capo della Chiesa Cattolica, per stare vicino a tutti i cattolici in tutta l’Africa, per festeggiare con loro, per incoraggiarli e accompagnarli.
Tuttavia ci sono naturalmente altre dimensioni della visita. Ho avuto un incontro molto positivo con un gruppo di Imam in Camerun per promuovere, continuare a promuovere, come abbiamo già fatto in altri luoghi e come ha fatto Papa Francesco durante il suo pontificato, il dialogo, la fraternità, attraverso la comprensione, l’accoglienza e la costruzione della pace con persone di tutte le religioni.
Allo stesso tempo, è circolata una certa versione dei fatti che non è stata accurata in tutti i suoi aspetti, ma ciò è dovuto alla situazione politica creatasi quando, il primo giorno del viaggio, il Presidente degli Stati Uniti ha fatto alcune osservazioni su di me. Gran parte di ciò che è stato scritto da allora è stato un susseguirsi di commenti su commenti, nel tentativo di interpretare quanto è stato detto. Solo un piccolo esempio. Il discorso che ho tenuto all’Incontro di preghiera per la pace, un paio di giorni fa, era stato preparato due settimane fa, ben prima che il Presidente facesse qualsiasi commento su di me e sul messaggio di pace che sto promuovendo. Eppure, è stato interpretato come se stessi cercando di controbattere nuovamente al Presidente, cosa che non è affatto nel mio interesse.
Quindi proseguiamo il nostro viaggio, continuiamo a proclamare il messaggio del Vangelo, e il testo del Vangelo che stiamo utilizzando per le liturgie offre una serie di aspetti diversi, fantastici e meravigliosi su che cosa significhi essere cristiani, su che cosa significhi seguire Cristo, su che cosa significhi promuovere la fraternità, la fratellanza, la fiducia nel Signore, ma anche cercare modi per promuovere la giustizia nel nostro mondo, promuovere la pace nel nostro mondo.
I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire. Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare.Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine. È un mondo a rovescio, uno stravolgimento della creazione di Dio che ogni coscienza onesta deve denunciare e ripudiare, scegliendo quell’inversione a U – la conversione – che conduce nella direzione opposta, sulla strada sostenibile e ricca della fraternità umana. Il mondo è distrutto da pochi dominatori ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali!
Basterebbero questi due semplici passi per fare rizzare le orecchie a tanti! Specialmente se nella messa crismale, parlando ai sacerdoti aveva appena detto: La croce è parte della missione: l’invio si fa più amaro e spaventoso, ma anche più gratuito e dirompente. L’occupazione imperialistica del mondo è allora interrotta dall’interno, la violenza che fino a oggi si fa legge è smascherata. Il Messia povero, prigioniero, rifiutato, precipita nel buio della morte, ma così porta alla luce una creazione nuova.
Il Papa denuncia l’occupazione imperialistica del mondo. Voi amici del Movimento Ragazzi ben capite dove le ho sentite per l’ultima volta dieci anni fa oramai. Son parole non da poco, lo stanno iniziando a comprendere bene in tanti. Forse il suo modo di fare sereno e tranquillo ha distratto molti, ma le sue parole vanno dritte al cuore dei problemi.
Ecco qua amici del Movimento. Il vostro assistente non ha parole migliori per riflettere sul mondo di oggi. Vi lascio altre perle di questo “Papa Africano”. Sarà forse che l’Africa è terra di Leoni e si è trovato a casa, ma…..andate a cercarvi i discorsi…..mamma mia!!
Eccovi alcune perle…fate voi………
Carissimi, ho accennato alle ricchezze materiali su cui prepotenti interessi mettono le mani, anche nel vostro Paese. Quanta sofferenza, quante morti, quante catastrofi sociali e ambientali porta con sé questa logica estrattivista! Vediamo ad ogni latitudine, ormai, come essa alimenti un modello di sviluppo che discrimina ed esclude, ma che ancora pretende di imporsi come l’unico possibile. Il santo Papa Paolo VI, interpretando acutamente le inquietudini del mondo giovanile, già sessant’anni fa denunciava «l’aspetto senile – del tutto anacronistico – di una civiltà commerciale, edonistica, materialistica, che tenta ancora di spacciarsi come portatrice d’avvenire».
Recitare il Rosario, allora, ci impegna ad amare ogni persona con cuore materno, in modo concreto e generoso, e a spenderci per il bene gli uni degli altri, specialmente dei più poveri. Una mamma ama i suoi figli, pur diversi uno dall’altro, tutti allo stesso modo e con tutto il cuore. Anche noi, davanti alla Madre del cuore, vogliamo promettere di fare lo stesso, adoperandoci senza misura affinché a nessuno manchi l’amore, e con esso il necessario per vivere in modo dignitoso ed essere felice: perché chi ha fame abbia di che sfamarsi, perché tutti i malati possano ricevere le cure necessarie, perché ai bambini sia garantita un’adeguata istruzione, perché gli anziani vivano serenamente gli anni della loro maturità. A tutte queste cose pensa una mamma: a tutte queste cose pensa Maria, e invita anche noi a condividere la sua sollecitudine.
Oggi la Dottrina sociale della Chiesa rappresenta un aiuto per chiunque voglia affrontare le “cose nuove” che destabilizzano il pianeta e la convivenza umana, cercando prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia. Questo è parte fondamentale della missione della Chiesa: contribuire alla formazione delle coscienze, mediante l’annuncio del Vangelo, l’offerta di criteri morali e di autentici principi etici, nel rispetto della libertà di ogni individuo e dell’autonomia dei popoli e dei loro governi. L’obiettivo della Dottrina sociale è educare ad affrontare i problemi, che sono sempre diversi, perché ogni generazione è nuova, con nuove sfide, nuovi sogni, nuove domande.
In particolare, davanti a noi si stagliano questioni che scuotono le fondamenta dell’esperienza umana. Come ho avuto modo di sottolineare, paragonando i nostri tempi a quelli in cui Papa Leone XIII promulgò la Rerum novarum, oggi «l’esclusione è il nuovo volto dell’ingiustizia sociale. Il divario tra una “piccola minoranza” – l’1% della popolazione – e la stragrande maggioranza si è ampliato in modo drammatico. […] Quando parliamo di esclusione, ci troviamo anche di fronte a un paradosso. La mancanza di terra, cibo, alloggio e lavoro dignitoso coesiste con l’accesso alle nuove tecnologie che si diffondono ovunque attraverso i mercati globalizzati. I telefoni cellulari, i social network e persino l’intelligenza artificiale sono alla portata di milioni di persone, compresi i poveri» (Discorso ai Movimenti popolari, 23 ottobre 2025). Di conseguenza, è compito inderogabile delle Autorità civili e della buona politica rimuovere gli ostacoli allo sviluppo umano integrale, del quale la destinazione universale dei beni e la solidarietà sono principi fondamentali.
Non si può nascondere, ad esempio, che la rapidissima evoluzione tecnologica cui stiamo assistendo ha accelerato una speculazione connessa al bisogno di materie prime, che sembra far dimenticare esigenze fondamentali come la salvaguardia del creato, i diritti delle comunità locali, la dignità del lavoro, la tutela della salute pubblica. In proposito, faccio mio l’appello di Papa Francesco, che proprio un anno fa lasciava questo mondo: «Oggi dobbiamo dire no a un’economia dell’esclusione e della inequità. Questa economia uccide» (Francesco, Esort. ap. Evangelii gaudium, 53). È infatti ancora più evidente oggi, rispetto ad alcuni anni fa, che la proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli.
Le stesse nuove tecnologie appaiono concepite e utilizzate primariamente a scopi bellici e in cornici di significato che non lasciano intendere una crescita di opportunità per tutti. Al contrario, senza un cambio di passo nell’assunzione di responsabilità politica e senza rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali, il destino dell’umanità rischia di venire tragicamente compromesso. Dio non vuole questo. Il suo Nome santo non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione: soprattutto, mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte. Il vostro Paese non esiti a verificare le proprie traiettorie di sviluppo e le positive opportunità di collocarsi sulla scena internazionale a servizio del diritto e della giustizia.
Il vostro è un Paese giovane! Sono certo, dunque, che nella Chiesa troverete aiuto per la formazione di coscienze libere e responsabili, con cui andare insieme verso il futuro. In un mondo ferito dalla prepotenza, i popoli hanno fame e sete di giustizia. Bisogna stimare chi crede nella pace e osare politiche controcorrente, con al centro il bene comune. Urge il coraggio di visioni nuove e di un patto educativo che dia ai giovani spazio e fiducia. La città di Dio, città della pace, va accolta infatti come un dono che viene dall’alto e a cui volgere il desiderio e ogni nostra risorsa. È una promessa e un compito. I suoi abitanti «forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci» (Is 2,4) e, asciugata ogni lacrima, parteciperanno al banchetto non più riservato a un’élite, perché grasse vivande, vini eccellenti, cibi succulenti (cfr Is 25,6) saranno condivisi fra tutti.
“Una società veramente grande non è quella che nasconde le sue debolezze, ma quella che le circonda di amore”. Sì, è così. Questo è un principio di civiltà che ha radici cristiane, perché è Cristo che nella storia dell’umanità ha riscattato la disabilità dalla maledizione e l’ha restituita a piena dignità. Ma il Salvatore non vuole e non può salvarci senza la nostra collaborazione, sia sul piano personale che su quello sociale: perciò ci chiede di amare i nostri fratelli e le nostre sorelle non a parole ma nei fatti.
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