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  • Associazione “I Ragazzi di Monteleco” (di Sara Liga)

    Associazione “I Ragazzi di Monteleco” (di Sara Liga)

    È con grande piacere che vi comu­ni­co, a nome di tut­to il Con­siglio Diret­ti­vo dell’Associazione, che mer­coledì 20 mag­gio a Mon­t­ele­co abbi­amo rice­vu­to la visi­ta del Con­siglio di Ammin­is­trazione del­la Fon­dazione Pas­sadore che, come sapete, lo scor­so anno ha finanzi­a­to la real­iz­zazione del­la nuo­va scala anti­ncen­dio di Casa A, inter­ven­to impor­tante non solo per met­tere a nor­ma la strut­tura ma anche per ampli­are il numero di posti let­to da met­tere a dis­po­sizione dei ragazzi.

    Il CdA del­la Fon­dazione ha deciso di svol­gere a Mon­t­ele­co l’incontro di approvazione del loro bilan­cio per con­sen­tire ai nuovi com­po­nen­ti del Con­siglio di conoscere la nos­tra realtà e di ver­i­fi­care diret­ta­mente la real­iz­zazione delle opere finanziate.

    Nel cor­so del­la visi­ta, abbi­amo avu­to modo di fare vis­itare ai nos­tri ospi­ti il com­p­lesso del­la strut­tura e di rac­con­tare in maniera più pre­cisa le attiv­ità del­la nos­tra asso­ci­azione: tut­ti han­no espres­so il loro apprez­za­men­to per l’impegno, la qual­ità dei prog­et­ti e il ruo­lo che svol­giamo per i ragazzi del­la nos­tra città.

    Siamo inoltre lieti di comu­ni­carvi che, a segui­to di questo incon­tro, la Fon­dazione Pas­sadore ha delib­er­a­to ulte­ri­ori finanzi­a­men­ti a nos­tro favore, non vin­co­lati a opere speci­fiche. Si trat­ta di un seg­no di grande fidu­cia nei con­fron­ti del nos­tro lavoro, che ci per­me­t­terà di pro­gram­mare con mag­giore seren­ità le attiv­ità future e di raf­forzare i servizi che offriamo.

    Un ringrazi­a­men­to a tut­ti col­oro che si sono prodi­gati per la rius­ci­ta del­l’in­con­tro, ded­i­can­do tem­po per ren­dere la colo­nia puli­ta e accogliente dopo i mesi di chiusura inver­nale, per la preparazione e il servizio del pran­zo, ren­den­do vis­i­bile il grande amore e l’im­por­tan­za che Mon­t­ele­co ha nel­la vita di tut­ti noi.

  • È diventato un oggetto

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  • G8: 25 anni inutili?

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  • G8: 25 ANNI INUTILI?

    G8: 25 ANNI INUTILI?

    Sono pas­sati 25 anni dai giorni del G8 che a breve cele­br­ere­mo. Io c’ero, nes­suno me lo deve rac­con­tare. E al soli­to ho scrit­to bene le impres­sioni di quei giorni tan­to per non dimen­ti­care. Ricor­do lo smar­ri­men­to al ter­mine di quei giorni dopo tut­ta la emozione per l’attesa, lo stu­pore per 300.000 per­sone che dis­cute­vano paci­fi­ca­mente del futuro del piane­ta, alla fac­cia di quegli otto che face­vano altra roba. E ricor­do molto bene chi c’era fra quegli otto: qual­cuno c’è sem­pre, qual­cun altro è sta­to sos­ti­tu­ito da futuri emuli. Tut­tavia il mon­do glob­ale è assai dif­fer­ente oggi. Lo sgo­men­to era dato alla fine da ciò che era suc­ces­so. E dal­la net­ta sen­sazione che si era vis­su­to un even­to spar­ti­acque. E, infat­ti, il movi­men­to per un mon­do migliore non si riunì più, col­pi­to e divi­so da quegli even­ti, incrim­i­na­to di essere vio­len­to e non cred­i­bile. Non so se furono infil­trati apposi­ta­mente, man­dati a ottenere ciò che poi suc­cesse, so che il risul­ta­to fu quel­lo: un movi­men­to intero scred­i­ta­to. Qua­si che nes­suno potesse più osare dis­tur­bare l’ordine mon­di­ale impos­to dal G8.  Sem­bra­vano idee finite, sepolte. E, invece, come un’araba fenice, ma noi cre­den­ti direm­mo come un seme che muore e rinasce più rigoglioso di pri­ma, ecco nel 2015 spun­tar fuori da Roma, dal Papa, l’enciclica Lauda­to Sii. Allo­ra non era più un povero prete di cam­pagna (Pre­man­i­co) che si era mes­so in tes­ta, dal­la dis­per­azione, di fare l’ecologista, di re-impiantare la turbina a Mon­t­ele­co, di edu­care a uno stile di vita dif­fer­ente di quel­lo impos­to dal­la ricer­ca del PIL a tut­ti i costi, di vis­itare ripetu­ta­mente e persi­no di andare in quel­la parte del sud del mon­do dove si vive, nonos­tante che una pic­co­la fet­ta di poten­ti sprechi e con­su­mi la gran parte delle ris­erve del piane­ta. No! Era, e lo dico con orgoglio, la mia Chiesa che pren­de­va posizione, che annun­ci­a­va a tut­ti che se Dio ama gli uomi­ni e ha dato la vita per il mon­do, allo­ra questo piane­ta va con­di­vi­so ed è pos­si­bile far­lo con e per il bene di tut­ti. Ciò che, in quei giorni, tut­ti dice­vano essere parole ever­sive, parole impos­si­bile, parole non attua­bili, era­no pari pari riprese dal mag­is­tero del­la Chiesa. E non mi si par­li di vio­len­za, che la vio­len­za quel giorno fu inizia­ta solo da una parte. Res­ta sta­bilire solo se con coscien­za e ret­ta inten­zione o per dabbe­nag­gine e incom­pe­ten­za. Le reazioni vio­lente ci sono state e sono state sbagli­ate, come sem­pre e comunque è sbagli­a­ta qual­si­asi tipo di vio­len­za, ma il movi­men­to era paci­fi­co. Ma non è questo che inter­es­sa. Le parole del­la Lauda­to Sii sono state derise, crit­i­cate, dis­obbe­dite, come lo era­no quelle del movi­men­to e, quel che è grave, soprat­tut­to da chi avrebbe dovu­to accoglier­le con fil­iale rispet­to. Ma riman­gono lì, a dare sper­an­za a tut­ti quei ger­mogli nati dal seme che mori­va.  Si era anche svilup­pa­ta una sen­si­bil­ità con­di­visa, con mol­ta fat­i­ca, che ave­va por­ta­to le democra­zie a pren­dere deci­sioni impor­tan­ti nel cam­po del­lo svilup­po sosteni­bile. Ma gli impe­ri­al­is­mi han­no avu­to il sopravven­to. E non sapen­do come affrontare un argo­men­to trasver­salmente dif­fu­so nel popo­lo (per­ché è innega­bile che non affrontare i prob­le­mi di equi­lib­rio del­la ter­ra, seg­nalati nel­la enci­cli­ca, a patirne non sono solo i poveri ma anche i tan­ti ric­chi del piane­ta) han­no rispolver­a­to l’antica arma di dis­trazione e dis­truzione: la guer­ra mon­di­ale, sta­vol­ta fat­ta a pezzetti. È evi­dente che queste guerre ser­vono solo a sviare il piane­ta dai suoi prob­le­mi per per­me­t­tere a chi lucra su una dis­eguaglian­za che fa spaven­to di impedire che si fac­ciano riforme che freni­no lo spaven­toso dis­e­qui­lib­rio e met­tano a ris­chio gli iniqui guadag­ni che pochi fan­no a svan­tag­gio di tut­ti. Solo il denaro muove tut­to ciò: mam­mona! Denaro per pochi, non per tut­ti, per­ché nat­u­ral­mente la mon­e­ta pove­ri­na non c’entra nul­la e il gius­to salario di un operaio è benedet­to, cosi come quel­lo di un pro­fes­sion­ista, di un arti­giano o di un contadino.

    La battaglia con­tin­ua, dunque, sia fat­ta con l’umile voce del­la pecorel­la del Sig­nore di Assisi che con l’ancor più soave rug­gi­to di un Leone. Il G8 non è pas­sato invano. Riv­ive in ognuno di noi che abbia un sus­sul­to civile, un cuore che si apra ver­so il prossi­mo, una tes­ta che ragioni per il bene di tut­ti e sog­ni un mon­do migliore.

    L’ultimo capi­to­lo dell’enciclica di Papa Leone riprende il ter­mine “Civiltà dell’Amore”, ter­mine caro a Pao­lo VI (che ai miei tem­pi, anni 80, alcu­ni sem­i­nar­isti definirono “il Demo­nio!”) (sich!) Che sia l’ennesimo fiore di quei giorni? O forse son quei giorni che era­no una messe abbon­dante del­la Paro­la sem­i­na­ta nei cuori di tan­ti, sem­i­na che evi­den­te­mente non ha ces­sato di pro­durre frutti.

  • Assemblea Associazione “I Ragazzi di Monteleco” (di Sara Liga)

    Un sin­teti­co aggior­na­men­to a segui­to dell’Assemblea del 13 aprile scor­so che con 37 soci pre­sen­ti sui 59 iscrit­ti ha approva­to il bilan­cio con­sun­ti­vo del 2025 e pre­ven­ti­vo del 2026.
    Come sapete ques­ta è sta­ta l’Assemblea con­clu­si­va del manda­to del Con­siglio Diret­ti­vo in car­i­ca ed è sta­ta l’occasione per fare una ren­di­con­tazione e val­u­tazione di quan­to real­iz­za­to in questi tre anni ma soprat­tut­to per evi­den­ziare i prog­et­ti anco­ra da atti­vare non solo per man­tenere in effi­cien­za le strut­ture di Mon­t­ele­co ma anche per miglio­rar­le in otti­ca di sosteni­bil­ità ambi­en­tale: come per esem­pio la manuten­zione e ampli­a­men­to alle vasche del­la Sor­gente delle 7 Fontane a sup­por­to dell’attività del­la Turbina idroelet­tri­ca e il per­cor­so per arrivare a “lib­er­are” defin­i­ti­va­mente la strut­tura dall’utilizzo del gas.
    Sen­za tralas­cia­re gli aspet­ti educa­tivi, che sono il fon­da­men­to dell’insegnamento dei nos­tri sac­er­doti e Angeli Cus­to­di, attra­ver­so l’attenzione alla for­mazione degli edu­ca­tori e la parte­ci­pazione ai tavoli di Co-Pro­gram­mazione dei servizi sociali atti­vati dal Comune di Gen­o­va e ai quali parte­cip­i­amo per dis­eg­nare il futuro dei servizi riv­olti ai minori frag­ili del­la nos­tra città.
    Altro ambito di atten­zione e impeg­no è l’attività svol­ta dal grup­po “Diamo­ci Una Mano”a sup­por­to di persone/famiglie frag­ili con aiu­ti non solo eco­nomi­ci ma di accom­pa­g­na­men­to per gli aspet­ti san­i­tari e di relazione con le Istituzioni.
    L’Assemblea si è con­clusa con l’elezione del nuo­vo Con­siglio Diret­ti­vo che rimar­rà in car­i­ca fino al 2028: le cariche sociali sono state ricon­fer­mate e tre nuovi con­siglieri sono sta­ti nom­i­nati in sos­ti­tuzione di tre con­siglieri, due dimis­sioni per motivi per­son­ali e per la perdi­ta del com­pianto Nico Pinasco.
    Il nuo­vo con­siglio è così composto:
    - Sari­na Liga — Presidente
    - Gian­car­lo Torre — Pres­i­dente onorario
    - Ric­car­do Mosci — Vicepresidente
    - Mat­tia Olla
    - Alice Gava
    - Francesco Gnecco
    - Ester Oprea
    - Fabio Olla — segretario
    Il nuo­vo Con­siglio ringrazia per la fidu­cia e si impeg­na a con­tin­uare le azioni intrap­rese con spir­i­to di servizio e con­fi­dan­do nel­l’at­ti­va parte­ci­pazione di tut­ti i soci.
  • VIVA IL 25 APRILE E ANCHE MONTELECO! (di Paola Marino)

    Gior­na­ta di lavori a Mon­t­ele­co, tut­ti total­mente dis­con­nes­si da inter­net ma con­nes­si fisi­ca­mente con ami­ci e amiche, vec­chi e nuovi.Abbiamo puli­to le case e i servizi igien­i­ci, sis­tem­ato i let­ti, abbi­amo ridip­in­to le scale, il cor­ri­doio del pri­mo piano, i let­ti in leg­no di casa A, questi ulti­mi van­dal­iz­za­ti da scritte irripetibili così come gli arma­di e le porte delle stanze sulle quali, però, nul­la abbi­amo potu­to fare.Come sem­pre, abbi­amo rime­di­a­to all’incuria dei vari grup­pi che sog­gior­nano a Mon­t­ele­co, pia­ga ques­ta che ci perse­gui­ta da anni: pur volen­do che Mon­t­ele­co sia aper­ta a tut­ti, ci tro­vi­amo poi di fronte a dis­or­dine, spor­cizia, man­ca­to rispet­to delle cose comu­ni. Quan­do poi seg­na­liamo man­canze, ci sen­ti­amo rispon­dere che non è vero o che non è loro col­pa: solo qual­cuno, di fronte all’evidenza, si scusa a posteriori.La nuo­va cel­la frig­orifera aspet­ta l’intervento dell’elettricista per il com­ple­ta­men­to, i lavori per la mes­sa in fun­zione dell’impianto ril­e­vazione fumi (obbli­ga­to­rio) per casa A, anche se un po’ a rilen­to, pro­ce­dono, come quel­li per la scala antincendio.
    Sare­mo poi nelle mani delle isti­tuzioni pre­poste per tut­ti gli aspet­ti tec­ni­ci e buro­crati­ci volti a ottenere le tan­to attese cer­ti­fi­cazioni di conformità.Al di là di quan­to la benef­i­cen­za ci abbia sor­riso (vedi rifaci­men­to cel­la frig­orifera e scala anti­ncen­dio) i costi sostenu­ti e da sostenere sono ril­e­van­ti: con­fidi­amo di farcela e pot­er met­tere a dis­po­sizione di tut­ti col­oro che sog­giorner­an­no a Mon­t­ele­co una strut­tura dig­ni­tosa e sicura.Resta il lavoro delle vasche acqua posizion­ate alle 7 Fontane che ormai han­no fat­to il pro­prio tem­po e deb­bono essere sostituite.La pausa pran­zo è servi­ta a ricari­care le bat­terie per ripar­tire ed è sta­to un momen­to di con­di­vi­sione nel seg­no del­lo spir­i­to di Mon­t­ele­co: famiglie intere, ragazze e ragazzi, gio­vani e “anziani” tut­ti sedu­ti a una lun­ga tavola­ta… Se i lavori da finire non fos­sero sta­ti urgen­ti sono cer­ta sarem­mo sta­ti lì fino a sera!Alcune gio­vani famiglie saran­no a Mon­t­ele­co ad agos­to per aiutare e vivere espe­rien­za di vita comune.Non pos­so fare a meno di pen­sare che don Ga e don I ci abbiano guarda­to da lassù con­tenti di vedere come la crea­tu­ra da loro pen­sa­ta sia anco­ra oggi popo­la­ta da per­sone volen­terose, pronte a las­cia­r­si coin­vol­gere dal­lo spir­i­to di vic­i­nan­za che a Mon­t­ele­co si res­pi­ra ogni momen­to. Un ringrazi­a­men­to par­ti­co­lare a chi è rius­ci­to a coin­vol­gere nuove leve: sono cer­ta che una vol­ta sta­ti a Mon­t­ele­co non lo si dimen­tichi più.Sono pro­gram­mate altre gior­nate di lavoro a Mon­t­ele­co, pri­ma del­l’inizio del­la sta­gione esti­va: 23 mag­gio e 13 giug­no. L’in­vi­to a parte­ci­pare è riv­olto a tutte e tut­ti, nes­suno esclu­so! Non ci sono solo lavori pesan­ti da fare, per cui forza, ven­ite gente!
  • Costruire la città “umana — celeste”

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  • Il ruggito del Leone o il sussurro della Pace?

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  • IL RUGGITO DEL LEONE O IL SUSSURRO DELLA PACE?

    IL RUGGITO DEL LEONE O IL SUSSURRO DELLA PACE?

    Fat­to sta che, da quan­do Papa Leone è anda­to nel­la ter­ra del suo ama­to Sant’Agostino, pros­eguen­do poi per il cuore dell’Africa, non ci è anda­to leg­gero con le dichiarazioni, sca­te­nan­do l’attenzione dei mass-media. Non si capisce bene per­ché: infat­ti queste parole il Papa le sta pro­nun­cian­do da tem­po ma, forse, sta­vol­ta la reazione, per così dire “un po’ scom­pos­ta” del Pres­i­dente degli Sta­ti Uni­ti (preghi­amo per lui seri­amente, per la salute sua e del suo paese) han­no dato un eco for­mi­da­bile alle dichiarazioni del Papa.

    Un cat­toli­co se la ride sot­to i baf­fi dici­amo la ver­ità; i gior­nali gri­dano alle parole del Papa sen­za capire che non sono sue le parole: sono sem­plice­mente quelle del Van­ge­lo. “Non abbi­ate pau­ra” e Papa Leone non ha pau­ra nem­meno del Pres­i­dente degli Sta­ti Uni­ti e se lo dice lui che è di lì…. “Pace a voi” e non può far altro che gri­dare Pace a tut­to il mon­do ripe­tendo il salu­to di Gesù risor­to. Nes­suno si accorge che sta com­men­tan­do i Van­geli del­la res­ur­rezione?  Con quell’aplomb che lo con­trad­dis­tingue sem­bra dire “Ma vi sem­bra che io abbia tem­po da perdere a rispon­dere a Trump? Io predi­co il Van­ge­lo e basta!”

    Cer­to è che ha inanel­la­to una serie di omelie e dichiarazioni che sono di una chiarez­za e pre­ci­sione che, a suo con­fron­to, Papa Francesco sem­bra un mod­er­a­to. Ve ne ripor­to solo alcune. Sono di una chiarez­za e durez­za incredibili

    Ven­go in Africa prin­ci­pal­mente come pas­tore, come capo del­la Chiesa Cat­toli­ca, per stare vici­no a tut­ti i cat­toli­ci in tut­ta l’Africa, per fes­teggia­re con loro, per incor­ag­gia­r­li e accompagnarli.

    Tut­tavia ci sono nat­u­ral­mente altre dimen­sioni del­la visi­ta. Ho avu­to un incon­tro molto pos­i­ti­vo con un grup­po di Imam in Camerun per pro­muo­vere, con­tin­uare a pro­muo­vere, come abbi­amo già fat­to in altri luoghi e come ha fat­to Papa Francesco durante il suo pon­tif­i­ca­to, il dial­o­go, la fra­ter­nità, attra­ver­so la com­pren­sione, l’accoglienza e la costruzione del­la pace con per­sone di tutte le religioni.

    Allo stes­so tem­po, è cir­co­la­ta una cer­ta ver­sione dei fat­ti che non è sta­ta accu­ra­ta in tut­ti i suoi aspet­ti, ma ciò è dovu­to alla situ­azione polit­i­ca cre­atasi quan­do, il pri­mo giorno del viag­gio, il Pres­i­dente degli Sta­ti Uni­ti ha fat­to alcune osser­vazioni su di me. Gran parte di ciò che è sta­to scrit­to da allo­ra è sta­to un susseguir­si di com­men­ti su com­men­ti, nel ten­ta­ti­vo di inter­pretare quan­to è sta­to det­to. Solo un pic­co­lo esem­pio. Il dis­cor­so che ho tenu­to all’Incontro di preghiera per la pace, un paio di giorni fa, era sta­to prepara­to due set­ti­mane fa, ben pri­ma che il Pres­i­dente facesse qual­si­asi com­men­to su di me e sul mes­sag­gio di pace che sto pro­muoven­do. Eppure, è sta­to inter­pre­ta­to come se stes­si cer­can­do di con­tro­bat­tere nuo­va­mente al Pres­i­dente, cosa che non è affat­to nel mio interesse.

    Quin­di pros­eguiamo il nos­tro viag­gio, con­tinuiamo a procla­mare il mes­sag­gio del Van­ge­lo, e il testo del Van­ge­lo che sti­amo uti­liz­zan­do per le liturgie offre una serie di aspet­ti diver­si, fan­tas­ti­ci e mer­av­igliosi su che cosa sig­ni­fichi essere cris­tiani, su che cosa sig­ni­fichi seguire Cristo, su che cosa sig­ni­fichi pro­muo­vere la fra­ter­nità, la fratel­lan­za, la fidu­cia nel Sig­nore, ma anche cer­care modi per pro­muo­vere la gius­tizia nel nos­tro mon­do, pro­muo­vere la pace nel nos­tro mondo.

    I sig­nori del­la guer­ra fin­gono di non sapere che bas­ta un atti­mo a dis­trug­gere, ma spes­so non bas­ta una vita a ricostru­ire. Fin­gono di non vedere che occor­rono mil­iar­di di dol­lari per uccidere e dev­astare, ma non si trovano le risorse nec­es­sarie a guarire, a edu­care, a risoll­e­vare. Chi rap­ina la vos­tra ter­ra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei prof­itti, in una spi­rale di desta­bi­liz­zazione e di morte sen­za fine. È un mon­do a rovescio, uno stravol­gi­men­to del­la creazione di Dio che ogni coscien­za ones­ta deve denun­cia­re e ripu­di­are, sceglien­do quell’inversione a U – la con­ver­sione – che con­duce nel­la direzione oppos­ta, sul­la stra­da sosteni­bile e ric­ca del­la fra­ter­nità umana. Il mon­do è dis­trut­to da pochi dom­i­na­tori ed è tenu­to in pie­di da una miri­ade di fratel­li e sorelle solidali! 

    Bastereb­bero questi due sem­pli­ci pas­si per fare riz­zare le orec­chie a tan­ti! Spe­cial­mente se nel­la mes­sa crismale, par­lan­do ai sac­er­doti ave­va appe­na det­to: La croce è parte del­la mis­sione: l’invio si fa più amaro e spaven­toso, ma anche più gra­tu­ito e dirompente. L’occupazione impe­ri­al­is­ti­ca del mon­do è allo­ra inter­rot­ta dall’interno, la vio­len­za che fino a oggi si fa legge è smascher­a­ta. Il Mes­sia povero, pri­gion­iero, rifi­u­ta­to, pre­cipi­ta nel buio del­la morte, ma così por­ta alla luce una creazione nuova.

    Il Papa denun­cia l’occupazione impe­ri­al­is­ti­ca del mon­do. Voi ami­ci del Movi­men­to Ragazzi ben capite dove le ho sen­tite per l’ultima vol­ta dieci anni fa ora­mai. Son parole non da poco, lo stan­no inizian­do a com­pren­dere bene in tan­ti. Forse il suo modo di fare sereno e tran­quil­lo ha dis­trat­to molti, ma le sue parole van­no dritte al cuore dei problemi.

    Ecco qua ami­ci del Movi­men­to. Il vostro assis­tente non ha parole migliori per riflet­tere sul mon­do di oggi. Vi las­cio altre per­le di questo “Papa Africano”. Sarà forse che l’Africa è ter­ra di Leoni e si è trova­to a casa, ma…..andate a cer­carvi i discorsi…..mamma mia!!

    Eccovi alcune perle…fate voi………

    Caris­si­mi, ho accen­na­to alle ric­chezze mate­ri­ali su cui pre­po­ten­ti inter­es­si met­tono le mani, anche nel vostro Paese. Quan­ta sof­feren­za, quante mor­ti, quante cat­a­strofi sociali e ambi­en­tali por­ta con sé ques­ta log­i­ca estrat­tivista! Vedi­amo ad ogni lat­i­tu­dine, ormai, come essa ali­men­ti un mod­el­lo di svilup­po che dis­crim­i­na ed esclude, ma che anco­ra pre­tende di impor­si come l’unico pos­si­bile. Il san­to Papa Pao­lo VI, inter­pre­tan­do acu­ta­mente le inqui­etu­di­ni del mon­do gio­vanile, già sessant’anni fa denun­ci­a­va «l’aspetto senile – del tut­to anacro­nis­ti­co – di una civiltà com­mer­ciale, edonis­ti­ca, mate­ri­al­is­ti­ca, che ten­ta anco­ra di spac­cia­r­si come por­ta­trice d’avvenire».

    Recitare il Rosario, allo­ra, ci impeg­na ad amare ogni per­sona con cuore mater­no, in modo con­cre­to e gen­eroso, e a spender­ci per il bene gli uni degli altri, spe­cial­mente dei più poveri. Una mam­ma ama i suoi figli, pur diver­si uno dall’altro, tut­ti allo stes­so modo e con tut­to il cuore. Anche noi, davan­ti alla Madre del cuore, vogliamo promet­tere di fare lo stes­so, adoperan­do­ci sen­za misura affinché a nes­suno manchi l’amore, e con esso il nec­es­sario per vivere in modo dig­ni­toso ed essere felice: per­ché chi ha fame abbia di che sfamar­si, per­ché tut­ti i malati pos­sano rice­vere le cure nec­es­sarie, per­ché ai bam­bi­ni sia garan­ti­ta un’adeguata istruzione, per­ché gli anziani vivano ser­e­na­mente gli anni del­la loro matu­rità. A tutte queste cose pen­sa una mam­ma: a tutte queste cose pen­sa Maria, e invi­ta anche noi a con­di­videre la sua sollecitudine.

    Oggi la Dot­t­ri­na sociale del­la Chiesa rap­p­re­sen­ta un aiu­to per chi­unque voglia affrontare le “cose nuove” che desta­bi­liz­zano il piane­ta e la con­viven­za umana, cer­can­do pri­ma di tut­to il Reg­no di Dio e la sua gius­tizia. Questo è parte fon­da­men­tale del­la mis­sione del­la Chiesa: con­tribuire alla for­mazione delle coscien­ze, medi­ante l’annuncio del Van­ge­lo, l’offerta di cri­teri morali e di aut­en­ti­ci prin­cipi eti­ci, nel rispet­to del­la lib­ertà di ogni indi­vid­uo e dell’autonomia dei popoli e dei loro gov­erni. L’obiettivo del­la Dot­t­ri­na sociale è edu­care ad affrontare i prob­le­mi, che sono sem­pre diver­si, per­ché ogni gen­er­azione è nuo­va, con nuove sfide, nuovi sog­ni, nuove domande.

    In par­ti­co­lare, davan­ti a noi si stagliano ques­tioni che scuotono le fon­da­men­ta dell’esperienza umana. Come ho avu­to modo di sot­to­lin­eare, parag­o­nan­do i nos­tri tem­pi a quel­li in cui Papa Leone XIII pro­mul­gò la Rerum novarum, oggi «l’esclusione è il nuo­vo volto dell’ingiustizia sociale. Il divario tra una “pic­co­la mino­ran­za” – l’1% del­la popo­lazione – e la stra­grande mag­gio­ran­za si è amplia­to in modo dram­mati­co. […] Quan­do par­liamo di esclu­sione, ci tro­vi­amo anche di fronte a un para­dos­so. La man­can­za di ter­ra, cibo, allog­gio e lavoro dig­ni­toso coesiste con l’accesso alle nuove tec­nolo­gie che si dif­fon­dono ovunque attra­ver­so i mer­cati glob­al­iz­za­ti. I tele­foni cel­lu­lari, i social net­work e persi­no l’intelligenza arti­fi­ciale sono alla por­ta­ta di mil­ioni di per­sone, com­pre­si i poveri» (Dis­cor­so ai Movi­men­ti popo­lari, 23 otto­bre 2025). Di con­seguen­za, è  com­pi­to indero­ga­bile delle Autorità civili e del­la buona polit­i­ca rimuo­vere gli osta­coli allo svilup­po umano inte­grale, del quale la des­ti­nazione uni­ver­sale dei beni e la sol­i­da­ri­età sono prin­cipi fondamentali.

    Non si può nascon­dere, ad esem­pio, che la rapidis­si­ma evoluzione tec­no­log­i­ca cui sti­amo assis­ten­do ha accel­er­a­to una spec­u­lazione con­nes­sa al bisog­no di materie prime, che sem­bra far dimen­ti­care esi­gen­ze fon­da­men­tali come la sal­va­guardia del cre­ato, i dirit­ti delle comu­nità locali, la dig­nità del lavoro, la tutela del­la salute pub­bli­ca. In propos­i­to, fac­cio mio l’appello di Papa Francesco, che pro­prio un anno fa las­ci­a­va questo mon­do: «Oggi dob­bi­amo dire no a un’economia dell’esclusione e del­la inequità. Ques­ta econo­mia uccide» (Francesco, Esort. ap. Evan­gelii gaudi­um, 53). È infat­ti anco­ra più evi­dente oggi, rispet­to ad alcu­ni anni fa, che la pro­lif­er­azione dei con­flit­ti armati ha tra i suoi prin­ci­pali moven­ti la col­o­niz­zazione di giaci­men­ti petro­lif­eri e minerari, sen­za riguar­do al dirit­to inter­nazionale e all’autodeterminazione dei popoli.

    Le stesse nuove tec­nolo­gie appaiono con­cepite e uti­liz­zate pri­mari­a­mente a scopi bel­li­ci e in cor­ni­ci di sig­ni­fi­ca­to che non las­ciano inten­dere una cresci­ta di oppor­tu­nità per tut­ti. Al con­trario, sen­za un cam­bio di pas­so nell’assunzione di respon­s­abil­ità polit­i­ca e sen­za rispet­to delle isti­tuzioni e degli accor­di inter­nazion­ali, il des­ti­no dell’umanità rischia di venire tragi­ca­mente com­pro­mes­so. Dio non vuole questo. Il suo Nome san­to non può essere pro­fana­to dal­la volon­tà di dominio, dal­la pre­poten­za e dal­la dis­crim­i­nazione: soprat­tut­to, mai dev’essere invo­ca­to per gius­ti­fi­care scelte e azioni di morte. Il vostro Paese non esi­ti a ver­i­fi­care le pro­prie trai­et­to­rie di svilup­po e le pos­i­tive oppor­tu­nità di col­lo­car­si sul­la sce­na inter­nazionale a servizio del dirit­to e del­la giustizia.

    Il vostro è un Paese gio­vane! Sono cer­to, dunque, che nel­la Chiesa tro­verete aiu­to per la for­mazione di coscien­ze libere e respon­s­abili, con cui andare insieme ver­so il futuro. In un mon­do fer­i­to dal­la pre­poten­za, i popoli han­no fame e sete di gius­tizia. Bisogna sti­mare chi crede nel­la pace e osare politiche con­tro­cor­rente, con al cen­tro il bene comune. Urge il cor­ag­gio di visioni nuove e di un pat­to educa­ti­vo che dia ai gio­vani spazio e fidu­cia. La cit­tà di Dio, cit­tà del­la pace, va accol­ta infat­ti come un dono che viene dall’alto e a cui vol­gere il deside­rio e ogni nos­tra risor­sa. È una promes­sa e un com­pi­to. I suoi abi­tan­ti «forg­er­an­no le loro spade in vomeri, le loro lance in fal­ci» (Is 2,4) e, asci­u­ga­ta ogni lacrima, parteciper­an­no al banchet­to non più ris­er­va­to a un’élite, per­ché grasse vivande, vini eccel­len­ti, cibi suc­cu­len­ti (cfr Is 25,6) saran­no con­di­visi fra tutti.

    “Una soci­età vera­mente grande non è quel­la che nasconde le sue debolezze, ma quel­la che le cir­con­da di amore”. Sì, è così. Questo è un prin­ci­pio di civiltà che ha radi­ci cris­tiane, per­ché è Cristo che nel­la sto­ria dell’umanità ha riscat­ta­to la dis­abil­ità dal­la maledi­zione e l’ha resti­tui­ta a piena dig­nità. Ma il Sal­va­tore non vuole e non può sal­var­ci sen­za la nos­tra col­lab­o­razione, sia sul piano per­son­ale che su quel­lo sociale: per­ciò ci chiede di amare i nos­tri fratel­li e le nos­tre sorelle non a parole ma nei fatti.

  • Una nuova turbina

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