Autore: webmit

  • GRANDE VITA A MONTELECO!

    GRANDE VITA A MONTELECO!

    Evvi­va l’overbooking! Pos­si­amo senz’altro dire che in quest’es­tate Il Leco ha fun­zion­a­to alla grande! Dai pri­mi giorni di giug­no al 20 set­tem­bre, giorno del­la “chiusura” dei campi, par­roc­chie e asso­ci­azioni han­no pre­so d’assalto la nos­tra colo­nia per cui si può sti­mare che l’abbiano vis­su­ta cir­ca 800 ragazzi e ragazze. Par­ti­co­lar­mente sig­ni­fica­tivi, anche quest’anno, sono sta­ti i tre campi, gesti­ti diret­ta­mente dal Movi­men­to Ragazzi, che han­no vis­to la parte­ci­pazione, rispet­ti­va­mente, di 42, 82 e 57 ragazzi in gran parte con sto­rie di vita com­p­lesse, come rac­con­ta don Ful­ly nel suo “pez­zo”.

  • ESTATE A MONTELECO

    ESTATE A MONTELECO

    Si è con­clusa l’estate a Mon­t­ele­co. Al soli­to piena di tan­ti sen­ti­men­ti, di azioni, di incon­tri, di giochi, risate, corse, can­ti e tut­to quel­lo che sap­pi­amo Mon­t­ele­co sa offrire.
    Con­di­vi­do con voi alcune rif­les­sioni spe­ciali che quest’anno sono emerse rispet­to a quelle di sem­pre che sem­pre, comunque, ci stan­no.
    1)Il tema era la PACE e, in par­ti­co­lare, ci siamo gio­cati le tre parabole del­la Mis­eri­cor­dia dell’evangelista Luca, una per set­ti­mana, sceglien­do bene le Parole che il Van­ge­lo pro­pone­va. Dap­pri­ma quel­la del Padre Buono, poi la pecorel­la smar­ri­ta (vero cult di Don Ga che quan­do la nar­ra­va ci sem­bra­va di ved­er­la e sen­tir­la ques­ta pecorel­la smar­ri­ta che bela­va…) e infine la don­na di casa e le mon­ete per­dute, dove Dio si parag­o­na a una don­na. Dico questo per­ché non si dimen­tichi che ciò che noi annun­ci­amo a Mon­t­ele­co è Gesù e non altro. In modo sem­plice, spie­gan­do il Padre nos­tro, inseg­nan­do a pre­gare col cor­po.
    2) La sec­on­da rif­les­sione l’hanno fat­ta fare un grup­po di ragazzi al pri­mo turno, tut­ti 14–15enni, tut­ti del­la cos­ta nord dell’Africa, tut­ti sbar­cati dai bar­coni e tenu­ti da comu­nità per minori non accom­pa­g­nati. Fino ad oggi tut­ti i musul­mani che parte­ci­pano ai turni han­no sem­pre ader­i­to alla preghiera del mat­ti­no e del­la sera sen­za fare troppe resisten­ze. Quest’anno il numero ele­va­to, una deci­na rispet­to trentaquat­tro, ha fat­to sì che facessero pre­sente che non era la loro reli­gione. La cosa si è risol­ta in maniera sem­plice: ha preval­so il loro essere ado­les­cen­ti. Quan­do si è proibito loro di venire in chiesa per­ché musul­mani loro sono venu­ti. Sem­plice!!! Tut­tavia, il tema è all’ordine del giorno. Preparare meglio le comu­nità e spie­gare che le ore del­la luce e delle stelle fan parte del pro­gram­ma educa­ti­vo (abbi­amo pro­pos­to un’ora del­la luce e delle stelle col cora­no ma fran­ca­mente ci è par­so che alla paro­la Dio i ragazzi ci guar­da­vano per­p­lessi, si trat­ta più di una iden­tità cul­tur­ale), preparare le comu­nità che invi­ino ragazzi che san­no l’italiano (tema spin­osis­si­mo e diven­ta­to iden­ti­tario men­tre è solo un tema cul­tur­ale e lessi­cale) per­ché altri­men­ti la cosa non fun­ziona granché, specie se sono un numero alto. Si isolano e non capis­cono nul­la. Devo anche dire che il team di edu­ca­tori è sta­to bravis­si­mo a reg­gere ques­ta situ­azione; intan­to tut­ti questi ragazzi han­no accetta­to tut­to il resto: han­no gio­ca­to, lavo­ra­to e rispet­ta­to ogni cosa. Al pri­mo accen­no di vio­len­za, come da rego­la di Mon­t­ele­co, uno è sta­to accom­pa­g­na­to a casa ad Alessan­dria, e tut­to si è pla­ca­to. La relazione con loro è divenu­ta, se non otti­ma, almeno amichev­ole e ser­e­na. Cer­to questi ragazzi lan­ciati sui bar­coni da famiglie che non fug­gono da guerre e carestie ma per avere un futuro non pos­si­bile al loro paese, ci inter­rogano su come accoglier­li. Il tema è spin­osis­si­mo, ma ci provo­ca. E la soluzione sarebbe sot­to gli occhi di tut­ti: i mil­iar­di spe­si per i mis­sili spendi­amoli per l’integrazione e per il lavoro. Fac­ciamo un piano casa che la situ­azione sta esplo­den­do. Questo serve per aiutare i minori.
    3)La terza rif­les­sione è invece sulle famiglie pre­sen­ti ques­ta estate al Leco. In cuci­na abbi­amo avu­to tan­tis­si­mi nuclei famigliari gio­vani con bim­bo tra gli zero e i tre anni, e tan­tis­sime famiglie gio­vani con bim­bi tra i quat­tro e i sette anni. Un bruli­care di passeg­gi­ni, di ciuc­ciot­ti, di gam­bette che cor­re­vano di qua e di là coi loro incer­ti pas­si a scor­raz­zare nel cor­tile, in refet­to­rio, in cuci­na. Scen­de­vi al mat­ti­no e trovavi questi fru­goli di man­co due anni pieni di ener­gia cor­ren­do con appres­so mamme già stanche alle sette del mat­ti­no che ten­ta­vano di con­tener­li. Una mer­av­iglia ai nos­tri occhi!!! E tan­ti ave­vano i figli già den­tro le squadre.
    Davvero era bel­lo fer­mar­si e con­tem­plare tut­to ciò. Avrò avu­to un sor­riso ine­beti­to ma asso­lu­ta­mente godu­rioso. Questo è il Par­adiso!!! Questo mi fa dire che il futuro di Mon­t­ele­co è garan­ti­to. Con­tinuiamo su ques­ta stra­da. E con­tinuiamo a colti­vare relazioni buone fra noi, con tut­ti. Con paca­ta deter­mi­nazione. C’è pos­to per tut­ti nel Reg­no di Dio e quin­di anche a
    Mon­t­ele­co. Anche il bivac­co finale ha vis­to la parte­ci­pazione di tan­tis­sime famiglie gio­vani a tut­to il bivac­co, rius­cen­do a fare tan­tis­si­mi lavori di volon­tari­a­to. Un altr’anno 70 anni di chiesa. Il 19 set­tem­bre già avvisato l’Arcivescovo. Lì dovre­mo davvero esser­ci tut­ti!!!
    Con­tinuiamo così!! Fully

  • EDUCARE NON SOLTANTO A “GUARDARE”, MA A “VEDERE” (di Gianfranco Pitto)

    Pos­si­amo inter­pretare una parte impor­tante del­la ped­a­gogia di Mon­t­ele­co attra­ver­so un’e­spres­sione sem­plice: edu­care non soltan­to a “guardare”, ma a “vedere”:
    -vedere oltre l’ap­paren­za;
    -vedere la per­sona dietro il com­por­ta­men­to;
    -vedere il val­ore den­tro il gio­co;
    -vedere la comu­nità den­tro il grup­po;
    -vedere il dono den­tro la fat­i­ca;
    -vedere il sig­ni­fi­ca­to den­tro la natu­ra;
    -vedere la pre­sen­za den­tro il silen­zio.  
    E infine, per chi com­pie il cam­mi­no del­la fede, impara­re a intravedere Dio den­tro la vita. La percezione del­l’in­vis­i­bile non sarebbe allo­ra un capi­to­lo mar­ginale del­la sto­ria di Mon­t­ele­co. Potrebbe esserne una delle chi­avi inter­pre­ta­tive più pro­fonde: edu­care un ragaz­zo sig­nifi­ca aiu­tar­lo a sco­prire che la realtà è più grande di ciò che appare e che le cose più impor­tan­ti del­la vita, pro­prio per­ché non sem­pre sono imme­di­ata­mente vis­i­bili, richiedono occhi capaci di riconoscer­le. È forse questo il “tesoro” che tan­ti ragazzi, diven­tati adul­ti, han­no con­tin­u­a­to a cer­care anche dopo essere sce­si dal­la Boc­chet­ta.  
  • Un “incontro” che cambia la vita

    Un “incontro” che cambia la vita

    Dal 2 otto­bre ricom­in­ciano, ogni pri­mo ven­erdì del mese alle h 19:00 pres­so il Sem­i­nario Arcivescov­ile, gli incon­tri con Mons. Mari­no Poggi.

  • DOPO IL BELVEDERE DON GA, ECCO PIAZZETTA DON I

    DOPO IL BELVEDERE DON GA, ECCO PIAZZETTA DON I

    Una gran bel­la notizia ci viene dal Comune di Gen­o­va: la Giun­ta comu­nale ha delib­er­a­to di inti­to­lare la piazzetta all’incrocio di via Dogali con cor­so Firen­ze a don I.

    Un grande gra­zie va a Pao­la Mari­no che ha avu­to l’intuizione e la tena­cia di pro­porre e seguire nel tem­po la prat­i­ca fino ad ottenere questo bel­lis­si­mo risultato.

    Preve­di­amo che la cer­i­mo­nia di inti­to­lazione avver­rà nel mese di otto­bre: non appe­na ver­rà fis­sa­ta la data ve lo comunicheremo.

  • IL CALCIO: METAFORA DEL MONDO D’OGGI

    IL CALCIO: METAFORA DEL MONDO D’OGGI

    Vole­vo pren­dere come spun­to, anche se ora­mai sono tal­mente lon­tani da appartenere alla sto­ria, i recen­ti mon­di­ali di cal­cio tenu­ti negli Sta­ti Uni­ti e come con­torno in Cana­da e Mes­si­co. Frut­to di politiche di altri tem­pi evidentemente.

    Mi han­no col­pi­to due fat­ti: il pri­mo come il cal­cio si sia mes­so prono agli inter­es­si dei poten­ti con quell’episodio in cui il pres­i­dente degli Sta­ti Uni­ti ha det­to che non era fal­lo e subito si sono adeguati a togliere la squal­i­fi­ca al gio­ca­tore in ques­tione. Il cal­cio lo sap­pi­amo bene, è utile seguir­lo per­chè ti dà lezioni di geopo­lit­i­ca e di econo­mia. Pros­pera in genere lad­dove ci sono i sol­di, si pone a utile «panem et circens­es»; è giun­to a un liv­el­lo di cor­ruzione e di fol­lia eco­nom­i­ca che dovrebbe in noi provo­care un dis­gus­to enorme. Cer­to, a ved­er­lo, a seguire questi «cam­pi­oni» che in braghette si sfi­dano attra­ver­so un pal­lone, cor­rere, e varie abil­ità non si può credere all’immenso per­cor­so che l’umanità ha fat­to rispet­to al famoso sta­dio «Colosseo» dove gli uomi­ni si diverti­vano a vedere mas­sacrare le per­sone com­pre­si i cre­den­ti in Cristo. Quel­la famosa grande civiltà si diverti­va a vedere ammaz­zare gente. La nos­tra mag­a­ri è rius­ci­ta a fare qualche pas­so avan­ti e diver­tir­si nel­la fes­ta e nelle abil­ità, ter­mi­nate le quali, ci si scam­bia una stret­ta di mano (a meno che tu non si argenti­no ver­rebbe da dire con bat­tuta azzar­da­ta…). Tut­tavia, le mag­a­gne nel cal­cio esistono e sono evi­den­ti: trop­pa col­lu­sione col potere e il danaro in un mon­do che fat­i­ca ad arrivare al ter­mine del giorno.

    Il sec­on­do fat­to che mi ha col­pi­to è sta­ta la for­mazione del­la squadra vin­cente: la mit­i­ca «Roja» la Spagna. Yamin Lamal sem­bra essere spun­ta­to da Ceu­ta, o da un turno del Movi­men­to Ragazzi a Mon­t­ele­co, fate voi. Con quel fac­ci­no da bim­bo, sor­ri­dente, fan­ta­sioso, cre­ati­vo ma molto obbe­di­ente alla squadra. I sovranisti grid­er­an­no che è marocchi­no non spag­no­lo; i buon­isti han­no appe­so in cam­era la foto con cui Mes­si fa il bag­net­to a un bim­bo di pochi mesi ed era pro­prio (casu­al­ità?) Yamin Lamal. A noi ricor­da che il Maroc­co dista 14 chilometri dal­la Spagna. Ma non solo Yamin Lamal gio­ca nel­la Spagna. Il bomber è un cer­to OyarZ­a­bal; la Zeta non mente: un bas­co! Gente delle mon­tagne, dei Pirenei. Popo­lo che lot­ta per l’indipendenza. Ma è spag­no­lo. Un marocchi­no e un bas­co.… trasci­nano la Spagna. Dove gio­ca­va Rodri, nato a Madrid gio­ca nel Bar­cel­lona. Cucurel­la ha fat­to pian­gere tut­ti ricor­dan­do per­chè gio­ca con quel­la zazzera impro­poni­bile; suo figlio che è autis­ti­co solo così lo riconosce in tele­vi­sione; e Cucurel­la come altri sei cal­ci­a­tori è del­la Cat­a­logna, di Bar­cel­lona insom­ma. Insom­ma, la nazionale spag­no­la in maniera ele­gante e molto meno impat­tante di altre (si pen­si alla Fran­cia) ci rac­con­ta che vince la mul­ti­cul­tur­al­ità, tan­to odi­a­ta da alcu­ni, che si vince unen­do le forze, andan­do d’accordo, e nat­u­ral­mente essendo abili nel gio­co del­la pal­la. Il cal­cio ha in sé, metafo­ra del mon­do di oggi, le energie per non perder­si per essere un luo­go di fes­ta. Non tut­to è per­du­to. A vedere il mon­do di oggi in gen­erale si è davvero dis­perati, non si intravede una via di usci­ta, ma se si guar­da intorno a noi dob­bi­amo avere la forza per riconoscere le poten­zial­ità che questo mon­do ha per andare avan­ti. Nelle fragilità dob­bi­amo sco­vare semi di sper­an­za. Fare come Papa Leone che con­tin­ua a tessere per la Pace con cal­ma sen­za trop­pa vis­i­bil­ità, ma sen­za cedere alla men­tal­ità pre­dom­i­nante, pre­po­tente e vio­len­ta. Abbi­amo gli anti­cor­pi per resti­tuire alla nos­tra civiltà un sen­so di pace e comunione.

    Infine, non pos­so non scrivervi dei nos­tri soli­ti tre turni a Mon­t­ele­co carat­ter­iz­za­ti da cucine stra­colme di bim­bi pic­coli tut­ti a servizio del bene comune. Una bel­la e affer­ma­ta novità. I turni dei ragazzi non sono più una novità. Turni dove si accol­go­no tante sto­rie, tante realtà che diven­tano magi­ca­mente gioia e fes­ta, impeg­no e dono di sé nel gio­co. Grat­i­tu­dine per tut­ti quan­ti davvero, edu­ca­tori, capi­grup­po e un popo­lo spes­so più «mis­to» di quan­to si cre­da tra ragazzi di comu­nità e assis­ten­ti e pri­vatis­si­mi cit­ta­di­ni. Ne ripar­lere­mo. A tut­ti un appun­ta­men­to imperdi­bile il 20 set­tem­bre all’Eucarestia per ricor­dare don Ga e don I.

  • A Monteleco il Campo “Base” ACR della diocesi di Genova

    Dal 15 al 20 giug­no, la cor­nice del­la Colo­nia di Mon­t­ele­co ha fat­to da casa al Cam­po di for­mazione per Aiu­to-Edu­ca­tori ACR del­la dio­ce­si di Gen­o­va. È sta­ta un’es­pe­rien­za inten­sa e vis­su­ta a pieno per cir­ca 80 ragazzi e ragazze che han­no scel­to di met­ter­si in gio­co con gen­erosità per preparar­si al servizio nelle pro­prie par­roc­chie. Tra momen­ti di for­mazione, preghiera, lab­o­ra­tori e tan­ta con­di­vi­sione, questi gio­vani han­no costru­ito le basi del loro futuro ruo­lo educa­ti­vo, tor­nan­do a casa con uno zaino cari­co di nuovi stru­men­ti, ami­cizie pro­fonde e quel­l’en­tu­si­as­mo spe­ciale che si crea solo quan­do si vive in Comu­nione nel­l’Amore di Dio.
  • Associazione “I Ragazzi di Monteleco” (di Sara Liga)

    Associazione “I Ragazzi di Monteleco” (di Sara Liga)

    A nome del Con­siglio Diret­ti­vo, desidero ringraziare tut­ti col­oro che han­no des­ti­na­to il loro 5x1000 alla nos­tra Asso­ci­azione. Come sapete solo dal­lo scor­so anno, ovvero da quan­do siamo diven­tati Enti del Ter­zo Set­tore, è sta­to pos­si­bile per noi ben­e­fi­cia­re di questo con­trib­u­to e direi che gra­zie alla disponi­bil­ità e all’attenzione di tut­ti voi abbi­amo ottenu­to 2.511,00 euro di ver­sa­men­ti!!! Un risul­ta­to molto pos­i­ti­vo che ci con­sen­tirà di apportare ulte­ri­ori miglior­ie alla strut­tura di Mon­t­ele­co e di offrire una “casa accogliente” dove i nos­tri gio­vani ospi­ti pos­sano vivere un’es­pe­rien­za di vita comu­ni­taria impor­tante per la loro cresci­ta. Vi invi­to quin­di a pros­eguire nel­la vos­tra atten­zione e gen­erosità e, oltre a rin­no­vare anche quest’anno la vos­tra per­son­ale scelta, a dif­fondere i dati dell’Associazione anche a vostri famil­iari, ami­ci, grup­pi ….  con gratitudine.

  • PROGETTO “PIAZZETTA DON I” (di Paola Marino)

    PROGETTO “PIAZZETTA DON I” (di Paola Marino)

    L’idea di tito­lare a Don I la piazzetta pos­ta all’in­cro­cio tra Cor­so Dogali e Cor­so Firen­ze, in prossim­ità del Castel­lo D’Al­ber­tis, mi balenò in tes­ta anni fa, dopo la tito­lazione del Belvedere a Don Ga, anche gra­zie all’in­ter­es­sa­men­to di un ex mem­bro del Con­siglio di Cir­co­scrizione del Munici­pio Cen­tro Est che mi diede le “dritte” nec­es­sarie per inoltrare la doman­da ai com­pe­ten­ti uffi­ci. Con­fes­so che in assen­za di risposte uffi­ciali iniziai a rasseg­n­ar­mi. La pan­demia che si ver­i­ficò suc­ces­si­va­mente non fu cer­to di aiu­to. Soltan­to lo scor­so anno, sem­pre gra­zie all’am­i­co che già ave­va caldeg­gia­to la pro­pos­ta, inoltrai nuo­va richi­es­ta al Munici­pio, riceven­do poi istruzioni su quan­to sarebbe sta­to nec­es­sario pro­durre a liv­el­lo ammin­is­tra­ti­vo-buro­crati­co per dar cor­so e final­iz­zare la doman­da. Al di là degli aspet­ti isti­tuzion­ali, ammin­is­tra­tivi, topono­mas­ti­ci, ecc. riten­go che dedi­care a Don I uno spazio così vici­no a Don Ga e alla vec­chia sede del Movi­men­to Ragazzi fos­se un atto dovu­to, la trac­ciatu­ra di una lin­ea immag­i­nar­ia che unisce Don Ga, Don I e la sede del Movi­men­to Ragazzi che, da casa, ho sot­to gli occhi tut­ti i giorni e che mi emoziona ogni vol­ta sia per­ché sus­ci­ta ricor­di indelebili ren­den­doli attuali, sia per­ché mi per­me­tte di fer­mar­mi a riflet­tere su quan­to la mia vita sia sta­ta impronta­ta dagli inseg­na­men­ti dei due Sac­er­doti, dalle espe­rien­ze vis­sute al MR e a Mon­t­ele­co. Ho con­stata­to che sono sta­ti ese­gui­ti lavori di potatu­ra e pulizia sia del­la Piazzetta che del­la tar­ga appos­ta sul Belvedere, van­dal­iz­za­ta con scritte e ade­sivi vari. Ora mi piac­erebbe che nel­la cab­i­na tele­fon­i­ca pre­sente nel­la Piazzetta potesse essere real­iz­za­ta una pic­co­la bib­liote­ca di libero scam­bio che con­tenga anche scrit­ti su Don Ga e Don I: vedremo! Le tem­p­is­tiche preve­dono pas­sag­gi pres­so altre Isti­tuzioni e ragionevol­mente arriver­e­mo a set­tem­bre pri­ma che sia tut­to pron­to: un “mon­t­elechi­no” che siede nel Con­siglio Comu­nale è il nos­tro avam­pos­to per conoscere gli svilup­pi del­l’iter, oltre che un sosten­i­tore dei val­ori che han­no seg­na­to le nos­tre vite. Non appe­na ci saran­no aggior­na­men­ti informerò tut­ti quan­ti affinché tut­ti pos­sano parte­ci­pare a questo even­to, mag­a­ri pic­co­lo per il quartiere e la cit­tà ma di grande val­ore per noi.
  • ALLE ORIGINI DEI CAMPI ESTIVI

    ALLE ORIGINI DEI CAMPI ESTIVI

    Ho ulti­ma­mente let­to un bel libro, “Gen­o­va bru­cia”, che rac­coglie e rac­con­ta tut­ti i bom­bar­da­men­ti che Gen­o­va ha subito nell’ultima guer­ra mon­di­ale.  È impres­sio­n­ante oggi a 80 anni dal­la fine del­la guer­ra pen­sare che Beirut, Gaza e tan­ti altri luoghi nel mon­do sono oggi come erava­mo noi ottan­ta anni fa. Una cit­tà rasa al suo­lo, bom­bar­da­ta, feri­ta, dis­trut­ta. Mac­erie e bas­ta. Bam­bi­ni si aggi­ra­no per le strade. Persi­no le chiese sono state bom­bar­date e non poche. In estate la situ­azione col cal­do può peg­gio­rare. La scuo­la non c’è, le famiglie sono impeg­nate a spostare mac­erie e ricostru­ire…. L’idea di portare questi ragazzi a trascor­rere delle gior­nate all’aria buona, in com­pag­nia, donan­do loro alcu­ni giorni di gioia e alle­gria che si pos­sano col­le­gare all’idea del­la fede che unisce e che ci trasmette ques­ta gioia e ques­ta pos­si­bil­ità di vita è l’idea di due preti gio­vani quali sono don Ga e don I ma non sono i soli. Molti altri cer­cano di seguirne l’esempio. Così nascono i Grest, i campi estivi che poi col tem­po mod­i­f­i­cano la loro impostazione, diven­ter­an­no “le colonie” per tut­ti e poi col boom eco­nom­i­co si trasformer­an­no in vacanze garan­tite e queste espe­rien­ze diven­ter­an­no campi di formazione.

    Tut­tavia, la base di parten­za era sem­plice: riscop­er­ta del­la natu­ra, aria buona, fres­co, cibo garan­ti­to sano, buono, abbon­dante, alle­gria e pos­si­bil­ità di trascor­rere ore serene, che facessero per­cepire una vita pos­si­bile (e non dimen­ti­care la realtà) sot­to lo sguar­do del­la Chiesa e del Sig­nore. Qual­cuno storcerà il naso di fronte a questi obi­et­tivi. Sen­to già le obiezioni: e la for­mazione? E i con­tenu­ti? Quan­do il momen­to di preghiera è garan­ti­to nel­la sua sem­plic­ità e l’Eucarestia cel­e­bra l’unione nel­la car­ità i con­tenu­ti emer­gono da sé. La lode in mez­zo alla creazione, per­cepire Dio pre­sente nel­la vita dei fiu­mi, dei boschi, per­cepire tut­to come dono è un modo sem­plice e forte di sen­tire la pre­sen­za di un Dio come Gesù ce lo ha pre­sen­ta­to. Stare bene vivere bene stare alle­gri non è lode di Dio? Vivere gior­nate da fratel­li aiu­tan­dosi non è bel­lo? Dei bam­bi­ni dei ragazz­i­ni che devono fare se non gio­care e attra­ver­so il gio­co impara­re quelle poche fon­da­men­tali regole di vita che servi­ran­no per sem­pre? E non è lì che impara­no a esprimere sé stes­si? Quale con­tenu­to devono rice­vere? L’unico con­tenu­to è la vita di Gesù nei momen­ti di preghiera!  Par­largli di Lui, di come Lui parla­va di Dio, di come Lui inseg­na­va ad amar­si. E viver­lo nel­la gioia.

    Questo come sem­pre cercher­e­mo di fare a Mon­t­ele­co. Per car­ità, il con­tenu­to non man­ca: la PACE! Ma cosa volete a bim­bi e ragazzi il mes­sag­gio di Pace arri­va nel modo in cui li si trat­ta, nel­la for­ma in cui li si edu­ca al con­flit­to vis­su­to nelle regole e nell’accettazione del­la scon­fit­ta così come del­la vit­to­ria; nel rispet­to che si ha di loro; nell’abituarli che si pos­sono pas­sare diverse ore al giorno sen­za cel­lu­lare; nel mostrare quan­to è bel­lo sper­i­menta­re il pro­prio cor­po nel­la cor­sa, nel can­to, nel lavoro, nel saltare, roto­lar­si, infan­gar­si. La Pace non è star sedu­ti zit­ti e muti; quel­la è la pace di noi anziani che vor­rem­mo, la pace dei cimi­teri per non essere dis­tur­bati. Ma la Pace di Gesù non è quel­la che dà il mon­do. È la pace del­la gius­tizia, vis­su­ta in accese assem­blee del gio­co, ricer­ca­ta nei mille scon­tri che si han­no in una vita comu­ni­taria. E’ la pace di chi si sente ama­to e accetta­to per come è. È la pace di chi sente che gli altri ti cre­dono capace di miglio­rar­ti. È la Pace che da qua­si 80 anni cer­chi­amo di portare a Mon­t­ele­co per for­mare gente di Pace, pace nel­la scuo­la e nel­la fab­bri­ca, nel­la polit­i­ca e nel­lo sport, in famiglia, in auto­mo­bile, nel­la chiesa. Amen!