Dal 2 ottobre ricominciano, ogni primo venerdì del mese alle h 19:00 presso il Seminario Arcivescovile, gli incontri con Mons. Marino Poggi.


Dal 2 ottobre ricominciano, ogni primo venerdì del mese alle h 19:00 presso il Seminario Arcivescovile, gli incontri con Mons. Marino Poggi.



Una gran bella notizia ci viene dal Comune di Genova: la Giunta comunale ha deliberato di intitolare la piazzetta all’incrocio di via Dogali con corso Firenze a don I.
Un grande grazie va a Paola Marino che ha avuto l’intuizione e la tenacia di proporre e seguire nel tempo la pratica fino ad ottenere questo bellissimo risultato.
Prevediamo che la cerimonia di intitolazione avverrà nel mese di ottobre: non appena verrà fissata la data ve lo comunicheremo.


Volevo prendere come spunto, anche se oramai sono talmente lontani da appartenere alla storia, i recenti mondiali di calcio tenuti negli Stati Uniti e come contorno in Canada e Messico. Frutto di politiche di altri tempi evidentemente.
Mi hanno colpito due fatti: il primo come il calcio si sia messo prono agli interessi dei potenti con quell’episodio in cui il presidente degli Stati Uniti ha detto che non era fallo e subito si sono adeguati a togliere la squalifica al giocatore in questione. Il calcio lo sappiamo bene, è utile seguirlo perchè ti dà lezioni di geopolitica e di economia. Prospera in genere laddove ci sono i soldi, si pone a utile «panem et circenses»; è giunto a un livello di corruzione e di follia economica che dovrebbe in noi provocare un disgusto enorme. Certo, a vederlo, a seguire questi «campioni» che in braghette si sfidano attraverso un pallone, correre, e varie abilità non si può credere all’immenso percorso che l’umanità ha fatto rispetto al famoso stadio «Colosseo» dove gli uomini si divertivano a vedere massacrare le persone compresi i credenti in Cristo. Quella famosa grande civiltà si divertiva a vedere ammazzare gente. La nostra magari è riuscita a fare qualche passo avanti e divertirsi nella festa e nelle abilità, terminate le quali, ci si scambia una stretta di mano (a meno che tu non si argentino verrebbe da dire con battuta azzardata…). Tuttavia, le magagne nel calcio esistono e sono evidenti: troppa collusione col potere e il danaro in un mondo che fatica ad arrivare al termine del giorno.
Il secondo fatto che mi ha colpito è stata la formazione della squadra vincente: la mitica «Roja» la Spagna. Yamin Lamal sembra essere spuntato da Ceuta, o da un turno del Movimento Ragazzi a Monteleco, fate voi. Con quel faccino da bimbo, sorridente, fantasioso, creativo ma molto obbediente alla squadra. I sovranisti grideranno che è marocchino non spagnolo; i buonisti hanno appeso in camera la foto con cui Messi fa il bagnetto a un bimbo di pochi mesi ed era proprio (casualità?) Yamin Lamal. A noi ricorda che il Marocco dista 14 chilometri dalla Spagna. Ma non solo Yamin Lamal gioca nella Spagna. Il bomber è un certo OyarZabal; la Zeta non mente: un basco! Gente delle montagne, dei Pirenei. Popolo che lotta per l’indipendenza. Ma è spagnolo. Un marocchino e un basco.… trascinano la Spagna. Dove giocava Rodri, nato a Madrid gioca nel Barcellona. Cucurella ha fatto piangere tutti ricordando perchè gioca con quella zazzera improponibile; suo figlio che è autistico solo così lo riconosce in televisione; e Cucurella come altri sei calciatori è della Catalogna, di Barcellona insomma. Insomma, la nazionale spagnola in maniera elegante e molto meno impattante di altre (si pensi alla Francia) ci racconta che vince la multiculturalità, tanto odiata da alcuni, che si vince unendo le forze, andando d’accordo, e naturalmente essendo abili nel gioco della palla. Il calcio ha in sé, metafora del mondo di oggi, le energie per non perdersi per essere un luogo di festa. Non tutto è perduto. A vedere il mondo di oggi in generale si è davvero disperati, non si intravede una via di uscita, ma se si guarda intorno a noi dobbiamo avere la forza per riconoscere le potenzialità che questo mondo ha per andare avanti. Nelle fragilità dobbiamo scovare semi di speranza. Fare come Papa Leone che continua a tessere per la Pace con calma senza troppa visibilità, ma senza cedere alla mentalità predominante, prepotente e violenta. Abbiamo gli anticorpi per restituire alla nostra civiltà un senso di pace e comunione.
Infine, non posso non scrivervi dei nostri soliti tre turni a Monteleco caratterizzati da cucine stracolme di bimbi piccoli tutti a servizio del bene comune. Una bella e affermata novità. I turni dei ragazzi non sono più una novità. Turni dove si accolgono tante storie, tante realtà che diventano magicamente gioia e festa, impegno e dono di sé nel gioco. Gratitudine per tutti quanti davvero, educatori, capigruppo e un popolo spesso più «misto» di quanto si creda tra ragazzi di comunità e assistenti e privatissimi cittadini. Ne riparleremo. A tutti un appuntamento imperdibile il 20 settembre all’Eucarestia per ricordare don Ga e don I.
| Dal 15 al 20 giugno, la cornice della Colonia di Monteleco ha fatto da casa al Campo di formazione per Aiuto-Educatori ACR della diocesi di Genova. È stata un’esperienza intensa e vissuta a pieno per circa 80 ragazzi e ragazze che hanno scelto di mettersi in gioco con generosità per prepararsi al servizio nelle proprie parrocchie. Tra momenti di formazione, preghiera, laboratori e tanta condivisione, questi giovani hanno costruito le basi del loro futuro ruolo educativo, tornando a casa con uno zaino carico di nuovi strumenti, amicizie profonde e quell’entusiasmo speciale che si crea solo quando si vive in Comunione nell’Amore di Dio. |

A nome del Consiglio Direttivo, desidero ringraziare tutti coloro che hanno destinato il loro 5x1000 alla nostra Associazione. Come sapete solo dallo scorso anno, ovvero da quando siamo diventati Enti del Terzo Settore, è stato possibile per noi beneficiare di questo contributo e direi che grazie alla disponibilità e all’attenzione di tutti voi abbiamo ottenuto 2.511,00 euro di versamenti!!! Un risultato molto positivo che ci consentirà di apportare ulteriori migliorie alla struttura di Monteleco e di offrire una “casa accogliente” dove i nostri giovani ospiti possano vivere un’esperienza di vita comunitaria importante per la loro crescita. Vi invito quindi a proseguire nella vostra attenzione e generosità e, oltre a rinnovare anche quest’anno la vostra personale scelta, a diffondere i dati dell’Associazione anche a vostri familiari, amici, gruppi …. con gratitudine.


| L’idea di titolare a Don I la piazzetta posta all’incrocio tra Corso Dogali e Corso Firenze, in prossimità del Castello D’Albertis, mi balenò in testa anni fa, dopo la titolazione del Belvedere a Don Ga, anche grazie all’interessamento di un ex membro del Consiglio di Circoscrizione del Municipio Centro Est che mi diede le “dritte” necessarie per inoltrare la domanda ai competenti uffici. Confesso che in assenza di risposte ufficiali iniziai a rassegnarmi. La pandemia che si verificò successivamente non fu certo di aiuto. Soltanto lo scorso anno, sempre grazie all’amico che già aveva caldeggiato la proposta, inoltrai nuova richiesta al Municipio, ricevendo poi istruzioni su quanto sarebbe stato necessario produrre a livello amministrativo-burocratico per dar corso e finalizzare la domanda. Al di là degli aspetti istituzionali, amministrativi, toponomastici, ecc. ritengo che dedicare a Don I uno spazio così vicino a Don Ga e alla vecchia sede del Movimento Ragazzi fosse un atto dovuto, la tracciatura di una linea immaginaria che unisce Don Ga, Don I e la sede del Movimento Ragazzi che, da casa, ho sotto gli occhi tutti i giorni e che mi emoziona ogni volta sia perché suscita ricordi indelebili rendendoli attuali, sia perché mi permette di fermarmi a riflettere su quanto la mia vita sia stata improntata dagli insegnamenti dei due Sacerdoti, dalle esperienze vissute al MR e a Monteleco. Ho constatato che sono stati eseguiti lavori di potatura e pulizia sia della Piazzetta che della targa apposta sul Belvedere, vandalizzata con scritte e adesivi vari. Ora mi piacerebbe che nella cabina telefonica presente nella Piazzetta potesse essere realizzata una piccola biblioteca di libero scambio che contenga anche scritti su Don Ga e Don I: vedremo! Le tempistiche prevedono passaggi presso altre Istituzioni e ragionevolmente arriveremo a settembre prima che sia tutto pronto: un “montelechino” che siede nel Consiglio Comunale è il nostro avamposto per conoscere gli sviluppi dell’iter, oltre che un sostenitore dei valori che hanno segnato le nostre vite. Non appena ci saranno aggiornamenti informerò tutti quanti affinché tutti possano partecipare a questo evento, magari piccolo per il quartiere e la città ma di grande valore per noi. |



Ho ultimamente letto un bel libro, “Genova brucia”, che raccoglie e racconta tutti i bombardamenti che Genova ha subito nell’ultima guerra mondiale. È impressionante oggi a 80 anni dalla fine della guerra pensare che Beirut, Gaza e tanti altri luoghi nel mondo sono oggi come eravamo noi ottanta anni fa. Una città rasa al suolo, bombardata, ferita, distrutta. Macerie e basta. Bambini si aggirano per le strade. Persino le chiese sono state bombardate e non poche. In estate la situazione col caldo può peggiorare. La scuola non c’è, le famiglie sono impegnate a spostare macerie e ricostruire…. L’idea di portare questi ragazzi a trascorrere delle giornate all’aria buona, in compagnia, donando loro alcuni giorni di gioia e allegria che si possano collegare all’idea della fede che unisce e che ci trasmette questa gioia e questa possibilità di vita è l’idea di due preti giovani quali sono don Ga e don I ma non sono i soli. Molti altri cercano di seguirne l’esempio. Così nascono i Grest, i campi estivi che poi col tempo modificano la loro impostazione, diventeranno “le colonie” per tutti e poi col boom economico si trasformeranno in vacanze garantite e queste esperienze diventeranno campi di formazione.

Tuttavia, la base di partenza era semplice: riscoperta della natura, aria buona, fresco, cibo garantito sano, buono, abbondante, allegria e possibilità di trascorrere ore serene, che facessero percepire una vita possibile (e non dimenticare la realtà) sotto lo sguardo della Chiesa e del Signore. Qualcuno storcerà il naso di fronte a questi obiettivi. Sento già le obiezioni: e la formazione? E i contenuti? Quando il momento di preghiera è garantito nella sua semplicità e l’Eucarestia celebra l’unione nella carità i contenuti emergono da sé. La lode in mezzo alla creazione, percepire Dio presente nella vita dei fiumi, dei boschi, percepire tutto come dono è un modo semplice e forte di sentire la presenza di un Dio come Gesù ce lo ha presentato. Stare bene vivere bene stare allegri non è lode di Dio? Vivere giornate da fratelli aiutandosi non è bello? Dei bambini dei ragazzini che devono fare se non giocare e attraverso il gioco imparare quelle poche fondamentali regole di vita che serviranno per sempre? E non è lì che imparano a esprimere sé stessi? Quale contenuto devono ricevere? L’unico contenuto è la vita di Gesù nei momenti di preghiera! Parlargli di Lui, di come Lui parlava di Dio, di come Lui insegnava ad amarsi. E viverlo nella gioia.

Questo come sempre cercheremo di fare a Monteleco. Per carità, il contenuto non manca: la PACE! Ma cosa volete a bimbi e ragazzi il messaggio di Pace arriva nel modo in cui li si tratta, nella forma in cui li si educa al conflitto vissuto nelle regole e nell’accettazione della sconfitta così come della vittoria; nel rispetto che si ha di loro; nell’abituarli che si possono passare diverse ore al giorno senza cellulare; nel mostrare quanto è bello sperimentare il proprio corpo nella corsa, nel canto, nel lavoro, nel saltare, rotolarsi, infangarsi. La Pace non è star seduti zitti e muti; quella è la pace di noi anziani che vorremmo, la pace dei cimiteri per non essere disturbati. Ma la Pace di Gesù non è quella che dà il mondo. È la pace della giustizia, vissuta in accese assemblee del gioco, ricercata nei mille scontri che si hanno in una vita comunitaria. E’ la pace di chi si sente amato e accettato per come è. È la pace di chi sente che gli altri ti credono capace di migliorarti. È la Pace che da quasi 80 anni cerchiamo di portare a Monteleco per formare gente di Pace, pace nella scuola e nella fabbrica, nella politica e nello sport, in famiglia, in automobile, nella chiesa. Amen!

È con grande piacere che vi comunico, a nome di tutto il Consiglio Direttivo dell’Associazione, che mercoledì 20 maggio a Monteleco abbiamo ricevuto la visita del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Passadore che, come sapete, lo scorso anno ha finanziato la realizzazione della nuova scala antincendio di Casa A, intervento importante non solo per mettere a norma la struttura ma anche per ampliare il numero di posti letto da mettere a disposizione dei ragazzi.
Il CdA della Fondazione ha deciso di svolgere a Monteleco l’incontro di approvazione del loro bilancio per consentire ai nuovi componenti del Consiglio di conoscere la nostra realtà e di verificare direttamente la realizzazione delle opere finanziate.
Nel corso della visita, abbiamo avuto modo di fare visitare ai nostri ospiti il complesso della struttura e di raccontare in maniera più precisa le attività della nostra associazione: tutti hanno espresso il loro apprezzamento per l’impegno, la qualità dei progetti e il ruolo che svolgiamo per i ragazzi della nostra città.
Siamo inoltre lieti di comunicarvi che, a seguito di questo incontro, la Fondazione Passadore ha deliberato ulteriori finanziamenti a nostro favore, non vincolati a opere specifiche. Si tratta di un segno di grande fiducia nei confronti del nostro lavoro, che ci permetterà di programmare con maggiore serenità le attività future e di rafforzare i servizi che offriamo.
Un ringraziamento a tutti coloro che si sono prodigati per la riuscita dell’incontro, dedicando tempo per rendere la colonia pulita e accogliente dopo i mesi di chiusura invernale, per la preparazione e il servizio del pranzo, rendendo visibile il grande amore e l’importanza che Monteleco ha nella vita di tutti noi.


Sono passati 25 anni dai giorni del G8 che a breve celebreremo. Io c’ero, nessuno me lo deve raccontare. E al solito ho scritto bene le impressioni di quei giorni tanto per non dimenticare. Ricordo lo smarrimento al termine di quei giorni dopo tutta la emozione per l’attesa, lo stupore per 300.000 persone che discutevano pacificamente del futuro del pianeta, alla faccia di quegli otto che facevano altra roba. E ricordo molto bene chi c’era fra quegli otto: qualcuno c’è sempre, qualcun altro è stato sostituito da futuri emuli. Tuttavia il mondo globale è assai differente oggi. Lo sgomento era dato alla fine da ciò che era successo. E dalla netta sensazione che si era vissuto un evento spartiacque. E, infatti, il movimento per un mondo migliore non si riunì più, colpito e diviso da quegli eventi, incriminato di essere violento e non credibile. Non so se furono infiltrati appositamente, mandati a ottenere ciò che poi successe, so che il risultato fu quello: un movimento intero screditato. Quasi che nessuno potesse più osare disturbare l’ordine mondiale imposto dal G8. Sembravano idee finite, sepolte. E, invece, come un’araba fenice, ma noi credenti diremmo come un seme che muore e rinasce più rigoglioso di prima, ecco nel 2015 spuntar fuori da Roma, dal Papa, l’enciclica Laudato Sii. Allora non era più un povero prete di campagna (Premanico) che si era messo in testa, dalla disperazione, di fare l’ecologista, di re-impiantare la turbina a Monteleco, di educare a uno stile di vita differente di quello imposto dalla ricerca del PIL a tutti i costi, di visitare ripetutamente e persino di andare in quella parte del sud del mondo dove si vive, nonostante che una piccola fetta di potenti sprechi e consumi la gran parte delle riserve del pianeta. No! Era, e lo dico con orgoglio, la mia Chiesa che prendeva posizione, che annunciava a tutti che se Dio ama gli uomini e ha dato la vita per il mondo, allora questo pianeta va condiviso ed è possibile farlo con e per il bene di tutti. Ciò che, in quei giorni, tutti dicevano essere parole eversive, parole impossibile, parole non attuabili, erano pari pari riprese dal magistero della Chiesa. E non mi si parli di violenza, che la violenza quel giorno fu iniziata solo da una parte. Resta stabilire solo se con coscienza e retta intenzione o per dabbenaggine e incompetenza. Le reazioni violente ci sono state e sono state sbagliate, come sempre e comunque è sbagliata qualsiasi tipo di violenza, ma il movimento era pacifico. Ma non è questo che interessa. Le parole della Laudato Sii sono state derise, criticate, disobbedite, come lo erano quelle del movimento e, quel che è grave, soprattutto da chi avrebbe dovuto accoglierle con filiale rispetto. Ma rimangono lì, a dare speranza a tutti quei germogli nati dal seme che moriva. Si era anche sviluppata una sensibilità condivisa, con molta fatica, che aveva portato le democrazie a prendere decisioni importanti nel campo dello sviluppo sostenibile. Ma gli imperialismi hanno avuto il sopravvento. E non sapendo come affrontare un argomento trasversalmente diffuso nel popolo (perché è innegabile che non affrontare i problemi di equilibrio della terra, segnalati nella enciclica, a patirne non sono solo i poveri ma anche i tanti ricchi del pianeta) hanno rispolverato l’antica arma di distrazione e distruzione: la guerra mondiale, stavolta fatta a pezzetti. È evidente che queste guerre servono solo a sviare il pianeta dai suoi problemi per permettere a chi lucra su una diseguaglianza che fa spavento di impedire che si facciano riforme che frenino lo spaventoso disequilibrio e mettano a rischio gli iniqui guadagni che pochi fanno a svantaggio di tutti. Solo il denaro muove tutto ciò: mammona! Denaro per pochi, non per tutti, perché naturalmente la moneta poverina non c’entra nulla e il giusto salario di un operaio è benedetto, cosi come quello di un professionista, di un artigiano o di un contadino.
La battaglia continua, dunque, sia fatta con l’umile voce della pecorella del Signore di Assisi che con l’ancor più soave ruggito di un Leone. Il G8 non è passato invano. Rivive in ognuno di noi che abbia un sussulto civile, un cuore che si apra verso il prossimo, una testa che ragioni per il bene di tutti e sogni un mondo migliore.
L’ultimo capitolo dell’enciclica di Papa Leone riprende il termine “Civiltà dell’Amore”, termine caro a Paolo VI (che ai miei tempi, anni 80, alcuni seminaristi definirono “il Demonio!”) (sich!) Che sia l’ennesimo fiore di quei giorni? O forse son quei giorni che erano una messe abbondante della Parola seminata nei cuori di tanti, semina che evidentemente non ha cessato di produrre frutti.
| Un sintetico aggiornamento a seguito dell’Assemblea del 13 aprile scorso che con 37 soci presenti sui 59 iscritti ha approvato il bilancio consuntivo del 2025 e preventivo del 2026. |
| Come sapete questa è stata l’Assemblea conclusiva del mandato del Consiglio Direttivo in carica ed è stata l’occasione per fare una rendicontazione e valutazione di quanto realizzato in questi tre anni ma soprattutto per evidenziare i progetti ancora da attivare non solo per mantenere in efficienza le strutture di Monteleco ma anche per migliorarle in ottica di sostenibilità ambientale: come per esempio la manutenzione e ampliamento alle vasche della Sorgente delle 7 Fontane a supporto dell’attività della Turbina idroelettrica e il percorso per arrivare a “liberare” definitivamente la struttura dall’utilizzo del gas. |
| Senza tralasciare gli aspetti educativi, che sono il fondamento dell’insegnamento dei nostri sacerdoti e Angeli Custodi, attraverso l’attenzione alla formazione degli educatori e la partecipazione ai tavoli di Co-Programmazione dei servizi sociali attivati dal Comune di Genova e ai quali partecipiamo per disegnare il futuro dei servizi rivolti ai minori fragili della nostra città. |
| Altro ambito di attenzione e impegno è l’attività svolta dal gruppo “Diamoci Una Mano”a supporto di persone/famiglie fragili con aiuti non solo economici ma di accompagnamento per gli aspetti sanitari e di relazione con le Istituzioni. |
| L’Assemblea si è conclusa con l’elezione del nuovo Consiglio Direttivo che rimarrà in carica fino al 2028: le cariche sociali sono state riconfermate e tre nuovi consiglieri sono stati nominati in sostituzione di tre consiglieri, due dimissioni per motivi personali e per la perdita del compianto Nico Pinasco. |
| Il nuovo consiglio è così composto: |
| - Sarina Liga — Presidente |
| - Giancarlo Torre — Presidente onorario |
| - Riccardo Mosci — Vicepresidente |
| - Mattia Olla |
| - Alice Gava |
| - Francesco Gnecco |
| - Ester Oprea |
| - Fabio Olla — segretario |
| Il nuovo Consiglio ringrazia per la fiducia e si impegna a continuare le azioni intraprese con spirito di servizio e confidando nell’attiva partecipazione di tutti i soci. |