Autore: Don Ga e il Movimento Ragazzi

  • Il Bilancio Educativo del Movimento Ragazzi (Andrea Mandelli)

    Il Bilancio Educativo del Movimento Ragazzi (Andrea Mandelli)

    Il Bilan­cio Educa­ti­vo rac­con­ta e misura l’attività svol­ta dal­la Coop­er­a­ti­va Sociale Il Sen­tiero del Movi­men­to Ragazzi durante l’anno 2022, rap­p­re­sen­ta­done il caris­ma, l’ambito e la mis­sion rel­a­ti­va, gli obi­et­tivi, la strate­gia e gli strumenti.

    • Il caris­ma deri­va dal­la figu­ra di don Gas­pare Canepa, sacerdote/educatore dioce­sano, che ha fonda­to le avven­ture ped­a­gogi­co-educa­tive di Mon­t­ele­co, e del Movi­men­to Ragazzi ed è sta­to ispi­ra­tore per la cos­ti­tuzione del­la Coop­er­a­ti­va. Il Sen­tiero, che ne ha ripreso e svilup­pa­to le intu­izioni. • L’ambito è quel­lo del­la pas­torale dei giovani

    • La mis­sion è educa­ti­va, in quan­to riguar­da la cresci­ta del­la per­sona, che è

    perse­gui­ta attra­ver­so i seguen­ti obiettivi:

    La cura for­ma­ti­va, cioè l’attenzione for­ma­ti­va per i gio­vani educatori

    La cura educa­ti­va, cioè l’attenzione educa­ti­va per bam­bi­ni e ragazzi

    Con­sul­ta il bilan­cio nel­la sezione archivi e doc­u­men­ti a questo link

  • PASTORALE GIOVANILE: SIAMO CAPACI DI UN’ACCOGLIENZA CORDIALE?

    PASTORALE GIOVANILE: SIAMO CAPACI DI UNACCOGLIENZA CORDIALE?

    Cari ami­ci, ne ven­go da una tre giorni romana di riu­nione dei cen­tri region­ali vocazion­ali. Sped­i­to lag­giù da don Alber­to di Chi­avari, il respon­s­abile Lig­ure vola­to con­tem­po­ranea­mente a Lis­bona a preparare la GMG , Gior­na­ta Mon­di­ale del­la Gioven­tù. A con­clu­sione del tut­to viene proclam­a­to il tema del prossi­mo anno del­la pas­torale vocazionale; lo spie­ga e legge don Michele Gianola da oltre 6 anni respon­s­abile del­la pas­torale vocazionale e un po’ pre­sente in ogni com­mis­sione su sem­i­nari o pas­torale gio­vanile, insom­ma uno sul pezzo.

    Ci legge guar­da caso la Chris­tus Viv­it numeri 216 è la let­tera del Papa sul­la Pas­torale giovanile….

    . In tutte le nos­tre isti­tuzioni dob­bi­amo svilup­pare e poten­ziare molto di più la nos­tra capac­ità di accoglien­za cor­diale, per­ché molti gio­vani che arrivano si trovano in una pro­fon­da situ­azione di orfanez­za. E non mi riferisco a deter­mi­nati con­flit­ti famil­iari, ma ad un’esperienza che riguar­da allo stes­so modo bam­bi­ni, gio­vani e adul­ti, madri, padri e figli. Per tan­ti orfani e orfane nos­tri con­tem­po­ranei – forse per noi stes­si – le comu­nità come la par­roc­chia e la scuo­la dovreb­bero offrire per­cor­si di amore gra­tu­ito e pro­mozione, di affer­mazione e cresci­ta……………..

    ………… Fare “casa” in defin­i­ti­va «è fare famiglia; è impara­re a sen­tir­si uni­ti agli altri al di là di vin­coli util­i­taris­ti­ci o fun­zion­ali, uni­ti in modo da sen­tire la vita un po’ più umana. Creare casa è per­me­t­tere che la pro­fezia pren­da cor­po e ren­da le nos­tre ore e i nos­tri giorni meno inospi­tali, meno indif­fer­en­ti e anon­i­mi. È creare lega­mi che si costru­is­cono con gesti sem­pli­ci, quo­tid­i­ani e che tut­ti pos­si­amo com­piere. Una casa, lo sap­pi­amo tut­ti molto bene, ha bisog­no del­la col­lab­o­razione di tut­ti. Nes­suno può essere indif­fer­ente o estra­neo, per­ché ognuno è una pietra nec­es­saria alla sua costruzione.

    Questo impli­ca il chiedere al Sig­nore che ci dia la grazia di impara­re ad aver pazien­za, di impara­re a per­donar­ci; impara­re ogni giorno a ricom­in­cia­re. E quante volte per­donare e ricom­in­cia­re? Set­tan­ta volte sette, tutte quelle che sono nec­es­sarie. Creare relazioni for­ti esige la fidu­cia che si ali­men­ta ogni giorno di pazien­za e di per­dono. E così si attua il mira­co­lo di sper­i­menta­re che qui si nasce di nuo­vo; qui tut­ti nasci­amo di nuo­vo per­ché sen­ti­amo effi­cace la carez­za di Dio che ci rende pos­si­bile sognare il mon­do più umano e, per­ciò, più divi­no».[114]

    218. In questo quadro, nelle nos­tre isti­tuzioni dob­bi­amo offrire ai gio­vani luoghi appro­priati, che essi pos­sano gestire a loro piaci­men­to e dove pos­sano entrare e uscire lib­era­mente, luoghi che li accol­gano e dove pos­sano recar­si spon­tanea­mente e con fidu­cia per incon­trare altri gio­vani sia nei momen­ti di sof­feren­za o di noia, sia quan­do desider­a­no fes­teggia­re le loro gioie. Qual­cosa del genere han­no real­iz­za­to alcu­ni ora­tori e altri cen­tri gio­vanili, che in molti casi sono l’ambiente in cui i gio­vani vivono espe­rien­ze di ami­cizia e di innamora­men­to, dove si ritrovano, pos­sono con­di­videre musi­ca, attiv­ità ricre­ative, sport, e anche la rif­les­sione e la preghiera, con pic­coli sus­si­di e diverse pro­poste. In questo modo si fa stra­da quell’indispensabile annun­cio da per­sona a per­sona, che non può essere sos­ti­tu­ito da nes­suna risor­sa o strate­gia pastorale.

    219. «L’amicizia e il con­fron­to, spes­so anche in grup­pi più o meno strut­turati, offre l’opportunità di raf­forzare com­pe­ten­ze sociali e relazion­ali in un con­testo in cui non si è val­u­tati e giu­di­cati. L’esperienza di grup­po cos­ti­tu­isce anche una grande risor­sa per la con­di­vi­sione del­la fede e per l’aiuto rec­i­pro­co nel­la tes­ti­mo­ni­an­za. I gio­vani sono capaci di guidare altri gio­vani e di vivere un vero apos­to­la­to in mez­zo ai pro­pri ami­ci».[115]

    220. Questo non sig­nifi­ca che si isoli­no e per­dano ogni con­tat­to con le comu­nità par­roc­chiali, i movi­men­ti e le altre isti­tuzioni eccle­siali. Essi però si inseri­ran­no meglio in comu­nità aperte, vive nel­la fede, desiderose di irra­di­are Gesù Cristo, gioiose, libere, frater­ne e impeg­nate. Queste comu­nità pos­sono essere i canali in cui loro sentono che è pos­si­bile colti­vare relazioni preziose

    Quan­do io rileg­go per l’ennesima vol­ta queste parole di Papa Francesco ringrazio per la pro­fezia di don Ga e di Mon­t­ele­co, del Movi­men­to Ragazzi che sono sta­ti e con­tin­u­ano a essere ques­ta famiglia, ques­ta casa dove si colti­vano relazioni dove si vivono espe­rien­ze educa­tive, dove si accom­pa­g­nano a divenire gran­di. Gesti sem­pli­ci umani……..come gio­care insieme per un ragaz­zo, cor­rere, saltare, cantare, gri­dare, ridere……..

    Queste che paiono parole riv­o­luzionar­ie nel­la pas­torale per noi non sono altro che la quo­tid­i­an­ità da tan­ti anni, è quel che Mon­t­ele­co ogni estate , e a dire il vero per tut­to l’anno, cer­ca di fare.

    E’ un po uno stile che cer­co di portare nel sem­i­nario. Diventare luoghi disponi­bili ai gio­vani dove i gio­vani pos­sono fare espe­rien­ze di incon­tro vero intan­to, non vir­tuale (bel­lo stru­men­to che aiu­ta cer­to ma che ahimè mor­ti­fi­ca anche l’approccio umano) ma poi pro­fon­do per­ché libero, non inva­si­vo, rispet­toso e “fiducioso” cioè fidan­dosi dei gio­vani e dan­do loro oppor­tu­nità di esprimer­si; l’amore gra­tu­ito e non util­i­taris­ti­co per­ché un gio­vane ci può offrire tem­po, può far­ci servizi utili (coro, edu­ca­tore, litur­gista, car­i­tat­ev­ole…) e far­ci fare bel­la figu­ra ren­den­do “gio­vanile” l’ambiente. Davvero dif­fi­cile las­ciar andare un gio­vane alla sua vita!!

    Questo mi con­vince sem­pre più quan­to sia impor­tante con­di­videre le nos­tre espe­rien­ze con la dio­ce­si e far­le con­di­videre dai gio­vani che le vivono ogni giorno; noi anziani pos­si­amo mostrare le radi­ci, le sor­gen­ti invis­i­bili da dove si attinge tan­ta ener­gia e pas­sione umana e educativa.

    Sapere che anche la pas­torale vocazionale nazionale va in ques­ta direzione mi con­vince sem­pre più del­la bon­tà del­la nos­tra pro­pos­ta dell’esigenza di aprire Libere Repub­bliche dei Ragazzi in ogni vic­ari­a­to e di sti­mo­lare le comu­nità a farlo!!!!

    Non erava­mo pazzi vision­ari ma attua­tori di quel Con­cilio , di quel­la stra­da che la Chiesa ha intrapre­so tan­ti anni fa e che con fat­i­ca cer­ca di percorrere.

    Men­tre scri­vo giunge la notizia del­la nasci­ta al cielo di Rinal­do Roc­ca. Una per­sona fon­da­men­tale nel­la sto­ria di Mon­t­ele­co e del Movi­men­to Ragazzi. Una per­sona san­ta nel vero sen­so del­la paro­la. Quel­lo che ci ha trasmes­so ancor più negli ulti­mi tem­pi lo si legge solo nelle pagine dei san­ti. Guardare la malat­tia e la morte come l’ha guar­da­ta lui è ciò che ogni cris­tiano desidera e chiede al Signore.

    Rinal­do, un vero Sig­nore in ogni senso.

    Don Ful­ly

  • Notizie dal Movimento Ragazzi

    Notizie dal Movimento Ragazzi

    CASA D – (Il Sentiero del Movimento Ragazzi) — CETCOMUNITAEDUCATIVA TERRITORIALE.

    Come sa chi ci ha segui­to, aven­done par­la­to da tem­po, siamo in dirit­tura di arri­vo per quan­to riguar­da la trasfor­mazione del servizio in Oregi­na, det­to Casa D (CEDIS – Comu­nità Educa­ti­va Diur­na a inte­grazione Sociosan­i­taria) nel servizio det­to CET – Comu­nità Educa­ti­va ter­ri­to­ri­ale, che pre­sen­ta l’opportunità anche di accoglien­za res­i­den­ziale per una quo­ta di minori.
    I lavori nec­es­sari per adeguare la strut­tura sono sta­ti sti­mati. Atten­di­amo l’autorizzazione dell’ASL al fun­zion­a­men­to e l’accreditamento del Servizio pres­so il Comune di Gen­o­va. La pre­vi­sione è di par­tire per giug­no 2023.

  • IL TEMPO E’ SUPERIORE ALLO SPAZIO

    IL TEMPO E’ SUPERIORE ALLO SPAZIO

    Fra qualche giorno la dio­ce­si vivrà una gior­na­ta ded­i­ca­ta al Sin­o­do Gio­vani dove le nos­tre esperte Angela e Sara insieme al grup­po dei gio­vani sin­odale pro­por­ran­no a tut­ti gio­vani che vor­ran­no venire una stu­pen­da attiv­ità per “sognare” la chiesa del futuro.

    Ver­rà chiesto loro di “costru­ire” let­teral­mente con del mate­ri­ale che dovrà essere guadag­na­to attra­ver­so giochi di movi­men­to, degli spazi che loro sog­nano di avere all’interno delle comu­nità eccle­siali, nat­u­ral­mente for­ma­to mod­el­li­no, con car­ton­ci­no, col­ori e mate­ri­ali vari.

    Voi direte “che bravi rius­cite a intrat­tenere i ragazzi con dinamiche adat­te a loro!! Ma siete pro­prio forti”

    Ma l’obiettivo non è solo quel­lo ben­sì qual­cosa di un po più pro­fon­do. Chi prog­et­ta uno spazio, chi pen­sa uno spazio ha dietro di sé un idea di che cosa desidera fare in quel­lo spazio, di come abitar­lo, di quali pri­or­ità c’è bisog­no. E da lì poi pen­sa e prog­et­ta. Perdere il sen­so di questo sig­nifi­ca tradire lo spazio stes­so. I nos­tri mille campet­ti di cal­cio , nati per incon­trare i ragazzi ‚divenu­ti posteg­gi a prez­zo calmier­a­to ma ben gra­di­to o ricer­cati e pro­fu­mata­mente pagati campi di cal­cet­to a cinque, sono lì a dimostrar­lo come i nos­tri cin­e­ma occu­pati da affol­late assem­blee con­do­miniali a cui per riscattare i pec­ca­ti di lite a oltran­za imponi­amo salate pen­iten­ze. Più spes­so poi capi­ta che a questi spazi per “evitare che si sporchi­no o vengano dis­trut­ti” ci si met­ta un bel luc­chet­to e si butti via la chiave.

    E’ cer­to che nelle nos­tre comu­nità manchi­no spazi per i ragazzi, tut­ti lo notano, tut­ti lo dicono, ma soprat­tut­to man­cano appun­to idee o per meglio dire man­ca il sen­so di abitare quegli spazi. I gio­vani di spazi vuoti non se ne fan­no nul­la. I gio­vani desider­a­no essere i pro­tag­o­nisti di quel­li spazi. Papa Francesco ci dice che il tem­po è supe­ri­ore allo spazio. E allo­ra per­ché occu­par­ci pro­prio degli spazi? Per­ché è lì che avviene la relazione, l’incontro tra le per­sone, che rimane l’obiettivo prin­ci­pale. La Chiesa è fat­ta di pietre vive di cui alcu­ni spazi pos­sono essere seg­no, ma è bene che poi qual­cuno appun­to abiti quegli spazi.

    Da qua fon­da­men­tale oltre che met­tere a dis­po­sizione gli spazi dei ragazzi e dei gio­vani sec­on­do le indi­cazioni del Papa nel­la Cristus Vivit

    218. In questo quadro, nelle nos­tre isti­tuzioni dob­bi­amo offrire ai gio­vani luoghi appro­priati, che essi pos­sano gestire a loro piaci­men­to e dove pos­sano entrare e uscire lib­era­mente, luoghi che li accol­gano e dove pos­sano recar­si spon­tanea­mente e con fidu­cia per incon­trare altri gio­vani sia nei momen­ti di sof­feren­za o di noia, sia quan­do desider­a­no fes­teggia­re le loro gioie. Qual­cosa del genere han­no real­iz­za­to alcu­ni ora­tori e altri cen­tri gio­vanili, che in molti casi sono l’ambiente in cui i gio­vani vivono espe­rien­ze di ami­cizia e di innamora­men­to, dove si ritrovano, pos­sono con­di­videre musi­ca, attiv­ità ricre­ative, sport, e anche la rif­les­sione e la preghiera, con pic­coli sus­si­di e diverse pro­poste. In questo modo si fa stra­da quell’indispensabile annun­cio da per­sona a per­sona, che non può essere sos­ti­tu­ito da nes­suna risor­sa o strate­gia pastorale.

    219. «L’amicizia e il con­fron­to, spes­so anche in grup­pi più o meno strut­turati, offre l’opportunità di raf­forzare com­pe­ten­ze sociali e relazion­ali in un con­testo in cui non si è val­u­tati e giu­di­cati. L’esperienza di grup­po cos­ti­tu­isce anche una grande risor­sa per la con­di­vi­sione del­la fede e per l’aiuto rec­i­pro­co nel­la tes­ti­mo­ni­an­za. I gio­vani sono capaci di guidare altri gio­vani e di vivere un vero apos­to­la­to in mez­zo ai pro­pri ami­ci».[115]

    220. Questo non sig­nifi­ca che si isoli­no e per­dano ogni con­tat­to con le comu­nità par­roc­chiali, i movi­men­ti e le altre isti­tuzioni eccle­siali. Essi però si inseri­ran­no meglio in comu­nità aperte, vive nel­la fede, desiderose di irra­di­are Gesù Cristo, gioiose, libere, frater­ne e impeg­nate. Queste comu­nità pos­sono essere i canali in cui loro sentono che è pos­si­bile colti­vare relazioni preziose.

    è for­mare edu­ca­tori e ani­ma­tori ugual­mente gio­vani e vici­ni all’età dei ragazzi che pos­sano accoglier­li sen­za trat­ten­er­li ma accom­pa­g­narli ver­so la stra­da del­la Vita.

    In questo sen­so allo­ra il Tem­po è supe­ri­ore allo spazio. Il tem­po del dial­o­go, dell’incontro, del­la fes­ta, del­la relazione che abbisogna appun­to di tem­po per costru­ir­si. Allo­ra lo spazio diven­ta servizio al tem­po di Dio, al man­i­fes­tar­si del Reg­no nel tempo.

    Noi spe­ri­amo nel­la pas­torale gio­vanile di iniziare un per­cor­so, mag­a­ri lento ma costante di aper­tu­ra di questi spazi, e di sosteg­no agli edu­ca­tori e alle par­roc­chie. E di sosteg­no a adul­ti che siano forse a servizio ma che non met­tano il naso nelle deci­sioni dei ragazzi; garan­ti di che non si vada fuori sem­i­na­to ma che guardano non torvi, pre­oc­cu­pati, ansiati, velenosi, mugugnoni ma con una seren­ità di amore e incoraggiamento.

    Mon­t­ele­co docet. Libere repub­bliche dei ragazzi in ogni dove. Per crescere per­sone libere e respon­s­abili nel costru­ire un mon­do ispi­ra­to all’Amore e alla gius­tizia. E dove il Pres­i­dente è solo uno: Lui.

    Don Ful­ly

  • LUMEN GENTIUM (Mons. Marino Poggi)

    LUMEN GENTIUM (Mons. Marino Poggi)

    Con­tin­u­ano gli incon­tri con Mons Mari­no Pog­gi (ter­zo saba­to del mese) per riflet­tere insieme su Lumen Gentium.

    Prossi­mo incon­tro saba­to 20 mag­gio ore 19,30 – 20,30, in pre­sen­za (al Sem­i­nario Arcivescov­ile, Sali­ta Emanuele Cav­al­lo, 104, posteg­gio como­do). La reg­is­trazione dei pri­mi incon­tri è reperi­bile a questo link o nel­la gal­le­ria video del sito

  • LUMEN GENTIUM (Mons. Marino Poggi)

    LUMEN GENTIUM (Mons. Marino Poggi)

    Con­tin­u­ano gli incon­tri con Mons Mari­no Pog­gi (ter­zo saba­to del mese) per riflet­tere insieme su Lumen Gentium.

    Prossi­mo incon­tro saba­to 15 aprile ore 19,30 – 20,30, in pre­sen­za (al Sem­i­nario Arcivescov­ile, Sali­ta Emanuele Cav­al­lo, 104, posteg­gio como­do). La reg­is­trazione dei pri­mi incon­tri è reperi­bile a questo link o nel­la gal­le­ria video del sito

  • #Diamoci una mano (a cura di Rinaldo Rocca)

    #Diamoci una mano (a cura di Rinaldo Rocca)

    Cari ami­ci,

    ecco­ci siamo a relazionare sul­la situ­azione del con­to “Diamo­ci una mano”. Innanz­i­tut­to ora siamo in due, Nico Pinasco si è uni­to nel­la gestione.

    Il sal­do al 30 novem­bre u.s. era di euro 4.942. I movi­men­ti di questo peri­o­do sono: ver­sa­men­ti a Diamo­ci una mano 2529, ver­sa­men­ti per lavori a 350, spese per buoni acquis­to I”NS 1.000, spese per accom­pa­g­na­men­to a vis­ite, iscrizione a Caf , etc 446, spese ban­car­ie 29, spese per un abbona­men­to infor­mati­co per cui sti­amo cer­can­do di bloc­care 530. Ora i sal­di sono: Diamo­ci da fare 5416 e lavori per Mon­t­ele­co 600.

    Un salu­to pasquale con le parole di Papa Francesco

    Por­giamo a cias­cuno di voi i migliori auguri di sante Feste pasquali. Pasqua è il tem­po del rin­no­va­men­to delle promesse del Bat­tes­i­mo, anche tem­po di rin­no­va­men­to dell’anima: è tem­po di fiorire! Vi invi­ti­amo a far­lo con con­vinzione e fidu­cia nell’amore del Sig­nore. È Lui che vi dà e vi darà sem­pre forza e cor­ag­gio nel­la dif­fi­coltà che incon­trate sul vostro cammino.

    Ritornare a un amore vivo col Sig­nore è essen­ziale, altri­men­ti si ha una fede da museo. Gesù non è un per­son­ag­gio del pas­sato, è una Per­sona vivente oggi; non si conosce sui lib­ri di sto­ria, s’incontra nel­la vita.

  • “Io sono come la Maddalena; mi hanno rubato Gesù” (don Ivaldi, L’Eco di Monteleco, 18 marzo 2000)

    Io sono come la Maddalena; mi hanno rubato Gesù” (don Ivaldi, L’Eco di Monteleco, 18 marzo 2000)

    Pasqua di Resurrezione…e di ansia, di tim­o­re, di dolore, di gioia. Gli Apos­toli sono pre­si dal­la gioia e dal tim­o­re di fronte al Gesù risor­to, Maria attende con tan­ta fede e forse con ansia che Lui risor­ga, Mad­dale­na piange: “Han­no ruba­to il mio Sig­nore e non so dove l’abbiano por­ta­to” e a Lui, che ella non riconosce, ma che crede il cus­tode, chiede: “Hai pre­so tu il cor­po del mio Sig­nore. Se sei sta­to tu, dim­mi dove l’hai depos­to”.
    Quan­ta gente si ritro­va forse in sta­ti d’animo sim­ili. Sono pas­sati anni, ma ne ho ben pre­sente uno. Ave-vamo fat­to un ritiro di ragazzi di quat­tordi­ci e quindi­ci anni, nel saba­to pri­ma del­la Domeni­ca delle Palme e con loro c’eravamo prospet­tati i casi del Van­ge­lo. Del ladrone che chiede a Gesù un ricor­do dal Suo Reg­no, al Cen­tu­ri­one che con­fes­sa che Gesù è il figlio di Dio, ai pre­sen­ti alla pas­sione, che lo sfi­dano: ”Se sei Figlio di Dio scen­di dal­la croce”, al dolore di Maria, al cor­ag­gio di Giuseppe d’Arimatea, che chiede il cor­po a Pila­to e poi lo pone nel­la pro­pria tom­ba, agli altri di cui ho già accen­na­to. E c’eravamo impeg­nati a mis­urar­ci un po’ con quelle per­sone e con Lui, Gesù. Ci erava­mo las­ciati poi con gli auguri di una Pasqua vera… Pas­sarono quat­tro giorni. Il giovedì san­to, alla fine del­la mes­sa che ricor­da l’istituzione dell’Eucarestia, uno di quel­li mi cer­cò al tele­fono, mi tro­vò e mi disse: “Io sono come la Mad­dale­na; mi han­no ruba­to Gesù “ e abbassò la
    cor­net­ta. Restai stupi­to e titubante, anche per­ché non rius­ci­vo a capire chi potesse aver tele­fona­to: cer­ta­mente uno di quei ragazzi del ritiro, ma quale? E com­er­in­trac­cia­r­lo? Chiesi di pen­sar­ci un po’ al suo Ange­lo Cus­tode e aspet­tai. A sera, sul tar­di, richi­amò, chiese scusa per la fret­ta e si fece riconoscere. Accettò di ved­er­mi l’indomani, ven­erdì san­to. Ci incon­tram­mo nel­la chiesa del­la sua parrocchia,in un ango­lo in fon­do, per pot­er par­lare tran­quil­la­mente. “Da mesi in casa mia sono bis­tic­ci, liti, beghe. Papà e mam­ma non san­no più vivere insieme. Pen­so che si vogliano anco­ra bene, ma il ved­er­li così tut­ti i giorni non lo dimostra. Sem­bra­no diven­tati due muri, uno con­tro l’altro. Non capis­cono la sof­feren­za mia e di mia sorel­la e nep­pure il loro dis­as­tro. Fan­no come se potessero vivere soli, indipen­den­ti, per­den­dosi fra loro e per­den­do i figli. Non ne sareb­bero mai capaci. E poi…ieri…dopo un altro bis­tic­cio pro­prio grosso papà ha det­to: “Basta1 Me ne vado. Non pos­so e non voglio più fare ques­ta vita”. Vole­vo dirgli che forse dipen­de­va un po’ da
    tut­ti e due, ma men­tre ero inde­ciso, ha fic­ca­to del­la roba, dei doc­u­men­ti, del­la car­ta in una vali­gia, è entra­to in cam­era e ne è usci­to cam­bi­a­to, poi ha aper­to la por­ta di casa ed è usci­to. Siamo rimasti come intontiti,sfasati, col­pi­ti da quel gesto… Ma vede, Don, se Gesù ci por­ta pace, gioia, serenità…io ho per­so tut­to. E’ come se aves­si per­so Lui…Ho forse tor­to? D’altronde è il ven­erdì san­to…”. Restam­mo un po’ in silen­zio. Io pen­sa­vo ai figli, ai gen­i­tori. ai dram­mi delle sep­a­razioni, dei divorzi… e a quel­lo appar­ente­mente pic­co­lo di quel momen­to e a ciò che las­ci­a­va nel cuore di un ragaz­zo. Gli chiesi se vol­e­va, con me, met­tere tut­to di fronte al Sig­nore, per­ché Lui ci pen­sasse, e accettò con le lacrime agli occhi. Ci las­ci­ammo. La sera del ven­erdì san­to pre­gai un po’ il suo Angelo.Nella gior­na­ta di saba­to mi capitò di pen­sar­lo spes­so. E la domeni­ca di Pasqua mi dis­si: “Povera gente,poveri figli e poveri gen­i­tori, se sapessero risorg­ere almeno oggi…” Ma mi sen­ti­vo sem­pre scom­bus­so­la­to. Passò tut­ta la gior­na­ta. A sera, dopo aver­li ricor­dati tut-
    ti al Sig­nore, andai a let­to. Non dormi­vo, ave­vo davan­ti la fac­cio di quel ragaz­zo e… a mez­zan­otte squil­lò il tele­fono. Cor­si, alzai la cor­net­ta e sen­tii la sua voce: “Don, è tor­na­to! Ha aper­to la por­ta, ci ha guar­dati, burbero, ma con le lacrime agli occhi, si è avvi­c­i­na­to a mam­ma, le ha pre­so le mani e poi, lenta­mente, le ha dato un bacio… e poi anche a noi…Oh, Don, Pasqua è pas­sa­ta, ma buona Pasqua anche a Lui…Grazie!” Pasqua di risur­rezione vera, non solo per Gesù, ma anche
    per i cris­tiani. Dis­si gra­zie a Lui, tor­nai a let­to e mi addor­men­tai qua­si subito.

  • L’UNICA NOSTRA PREOCCUPAZIONE RIMANE QUELLA DI TESSERE RELAZIONI

    L’UNICA NOSTRA PREOCCUPAZIONE RIMANE QUELLA DI TESSERE RELAZIONI

    Vi scri­vo a metà set­ti­mana san­ta. Ne usci­amo fuori da una tre giorni di “Giu­da” leggen­do il Van­ge­lo quo­tid­i­ano che mette un po di ansia per­ché quan­do si leg­gono le vicende di Giu­da nasce sem­pre la pau­ra di esserne cir­conda­to ma soprat­tut­to di esserne inva­so den­tro. Giu­da ama­va molto Gesù ave­va las­ci­a­to tut­to per seguir­lo. Ma ave­va un’idea di Dio che si era costru­i­ta tut­ta lui, sen­za ascoltare min­i­ma­mente le parole di Gesù.

    Vede­va un Dio vin­cente nelle folle, nei mira­coli; come la sua mente abbia con­cepi­to un tradi­men­to non è dato saper­lo; a fin di bene? A fin di sol­di? Davvero con­vin­to che il sinedrio lo avrebbe riconosci­u­to? Fat­tostà si è pre­so l’onere di met­tere in guardia tut­ti noi dal diventare come lui.

    Soprat­tut­to colpisce in questi giorni la sua frase di fronte allo spre­co del pro­fu­mo di Maria, “si pote­va risparmi­are tut­to questo e dar­lo ai poveri”, frase che forse tradisce fre­quen­tazioni gen­ovesi del dodices­i­mo apostolo.

    Il fat­to è noto a tut­ti. Gesù è fat­to ogget­to di un atto di tenerez­za, di ami­cizia, qua­si sfronta­to; Maria gli sparge pro­fu­mo ovunque gli bagna i pie­di con le lacrime li asci­u­ga coi capel­li; altri evan­ge­listi nar­ra­no di una “pec­ca­trice”, stes­sa sce­na altro luo­go; alla fine la fan­ta­sia popo­lare mesco­la il tut­to trasfor­man­do la pec­ca­trice e Maria sorel­la di Laz­zaro in Maria Mad­dale­na; i romanzetti popo­lari lo sap­pi­amo aggiun­gono romanzi rosa inven­tati. Che Gesù scioc­casse tut­ti i ben­pen­san­ti con gesti di tale por­ta­ta è prati­ca­mente dunque un fat­to con­clam­a­to. La tenerez­za, la Mis­eri­cor­dia, la vic­i­nan­za, l’affetto, il con­tat­to umano, l’esplosione dei sen­ti­men­ti fan­no parte del suo Van­ge­lo. Un modo per dire come la relazione con Dio diven­ta qual­cosa di asso­lu­ta­mente nuo­vo e come da ques­ta relazione ven­ga trasfor­ma­ta ogni relazione umana.

    Giu­da non capisce è fer­mo alla morale, anzi alla morali­na. Un po sec­ca­to di tutte queste sman­cerie, per lui, la but­ta sul moral­is­ti­co e par­la di spre­co, asso­l­u­tiz­zan­do il danaro. Ma il danaro è appun­to relazione, è econo­mia. Tolto da questo diven­ta ido­lo. Il danaro serve per amare per essere dona­to se diven­ta la fis­sazione pur con tutte le buone inten­zioni non serve più a nul­la. Giu­da non si accorge che in Gesù noi incon­tri­amo il povero e nel povero incon­tri­amo Gesù. Giu­da non vede la relazione, vuole usare il denaro per il potere non per la relazione.

    Quante volte abbi­amo det­to “ Ah se mon­t­ele­co avesse tan­ti sol­di!!” si farebbe questo e quel­lo e invece l’unica nos­tra pre­oc­cu­pazione rimane quel­la di tessere relazioni; solo così la provvi­den­za ci soster­rà come sem­pre ha fat­to. Occorre preparare buone cenette, ver­sare il pro­fu­mo delle nos­tre buone opere, delle nos­tre ani­mazioni, dei nos­tri giochi, delle nos­tre risate, delle nos­tre rif­les­sioni e preghiere, e accoc­co­lar­ci a vol­er bene a questi ragazzi che sono il nos­tro Gesù, pian­gere con loro, asci­u­gare le loro ferite, far sen­tire il calore del­la vita. Occor­rono edu­ca­tori che si spen­dano, che pren­dano il pro­fu­mo del­la loro pro­fes­sion­al­ità, del­la loro voglia di stare vici­no ai ragazzi e lo spargano nel­la soci­età. I prob­le­mi degli ado­les­cen­ti e pread­o­les­cen­ti sono evi­den­tis­si­mi agli occhi di tut­ti. Già il vesco­vo mi ha chiam­a­to e mi ha det­to “sono anda­to al Gasli­ni e ho sen­ti­to la quan­tità di ado­les­cen­ti con prob­le­mi psichi­atri­ci; sono rimas­to scioc­ca­to”. Di cosa han­no bisog­no? Di danaro o di relazioni? Di relazioni!!!! e il danaro si potrà trasfor­mare poi in relazione e in dono, ma solo dan­do pri­or­ità alle per­sone. Noi a Mon­t­ele­co da decen­ni vedi­amo bene la situ­azione di tan­ti ragazzi e vedi­amo che si può fare qual­cosa per loro, si può sparg­ere pro­fu­mo, si può avvic­inare tante situ­azioni. Ma ques­ta capac­ità ques­ta gioia non dob­bi­amo ten­er­la tut­ta per noi, ma sparg­er­la…….. la mis­sione del Movi­men­to Ragazzi…. la pietra dell’indifferenza, del­la soli­tu­dine, del­la pau­ra può essere rib­al­ta­ta. Non tra­di­amo questi ragazzi; pen­si­amo a fare come Maria: sprechi­amo amore!!!

    Qua in sem­i­nario è ter­mi­na­to il peri­o­do di quat­tro mesi dell’emergenza fred­do; le rif­les­sioni pos­sono essere molte ma come sem­pre si capisce come ciò di cui c’è bisog­no è la relazione; pas­to sì, let­to sì, cal­do sì, doc­cia sì, ma ……. Poi? La soli­tu­dine, l’isolamento a cui ti por­ta la malat­tia men­tale, l’incapacità di gestire i pro­pri sen­ti­men­ti, lo sfasa­men­to di chi arri­va in un mon­do lon­tano anni luce dal­la tua realtà di parten­za, la dis­truzione dell’anima che la omo­geneiz­zazione cul­tur­ale dell’occidente por­ta ovunque tut­to questo si vince solo con una vita nuo­va di relazione.

    Anche in questo caso l’invito pasquale è pen­sare e costru­ire cose nuove. Anche il pres­i­dente Mattarel­la in un suo recente dis­cor­so invi­ta a non arren­der­ci né alla chiusura ego­is­ti­ca né allo sco­ra­men­to di chi subisce l’ineluttabile. I fenomeni del­la sto­ria chia­mano la luce Pasquale risponde, apri­amole i nos­tri cuori e las­ci­amo­ci illu­minare per trovare nuovi cam­mi­ni di fra­ter­nità, nuove vic­i­nanze, nuovi modo di spre­care amore!!!!

    Don Ful­ly

  • LUMEN GENTIUM (Mons. Marino Poggi)

    LUMEN GENTIUM (Mons. Marino Poggi)

    Con­tin­u­ano gli incon­tri con Mons Mari­no Pog­gi (ter­zo saba­to del mese) per riflet­tere insieme su Lumen Gentium.

    Prossi­mo incon­tro saba­to 18 mar­zo ore 19,30 – 20,30, in pre­sen­za (al Sem­i­nario Arcivescov­ile, Sali­ta Emanuele Cav­al­lo, 104, posteg­gio como­do). La reg­is­trazione dei pri­mi incon­tri è reperi­bile a questo link o nel­la gal­le­ria video del sito