Autore: Don Ga e il Movimento Ragazzi

  • Per fare ripartire Monteleco (a cura di Andrea Gava)

    Per fare ripartire Monteleco (a cura di Andrea Gava)

    In questo 2021, la situ­azione è grave, un anno sen­za alcun incas­so, sen­za turni, sen­za bivac­chi, è venu­ta a man­care l’unica fonte di red­di­to che abbiamo.

    Per affrontare l’estate il movi­men­to Ragazzi ha neces­sità di mate­ri­ali per le manuten­zioni e fino ad oggi i costi han­no gra­va­to sulle spalle di pochi, che con­tin­u­ano a ten­er duro, met­ter­ci voglia, tem­po e denaro per le attività.

    Ci basterà arrivare a fine giug­no, con­fi­dan­do nell’adesione di molte par­roc­chie e grup­pi per una ripresa grad­uale dell’attività del­la colo­nia, ma i con­ti sono in rosso.

    Dob­bi­amo trovare cir­ca € 5.000,00 (cinquemi­la euro) per rius­cire a riat­ti­vare la colo­nia in modo decente, pagare le bol­lette, le polizze assi­cu­ra­tive e con­tin­uare ad offrire il nos­tro servizio alla comunità

    MONTELECO è la base di tut­to, è l’origine di tut­to ciò che fac­ciamo nelle diverse sfac­cettature, pos­si­amo dire che ha con­tribuito fat­ti­va­mente a creare lavoro per molte per­sone e for­nisce un prezioso con­trib­u­to al mon­do dei giovani.

    IBAN  IT 90 D 05034 01400 000000001377 – Associazione Amici Monteleco

  • Le tre parole magiche

    Le tre parole magiche

    Il nos­tro vesco­vo sostiene che ha saputo del­la sua nom­i­na a Gen­o­va i pri­mi di Mag­gio del 2020, quin­di pas­sato un anno ha inizia­to a pren­dere deci­sioni e intrapren­dere un nuo­vo pez­zo di cam­mi­no per la nos­tra Dio­ce­si. Ha ringrazi­a­to i vic­ari epis­co­pali che han­no svolto per molti anni questo servizio, tra i quali se mi per­me­t­tete due stra­or­di­nari ami­ci del Movi­men­to Ragazzi quali il nos­tro Don Mari­no Pog­gi, che avrà ora più tem­po per noi e don Mario Capurro un sac­er­dote che ci ha dato le gambe per cam­minare sem­pre; entram­bi Mon­signori nat­u­ral­mente ma per noi questo è secondario.

    Poi ha scel­to tre par­ro­ci di “per­ife­ria”, li ha tolti dalle par­roc­chie (e chissà che guaz­z­abuglio qua!!!) e li ha fat­ti nuovi vic­ari epis­co­pali. Anche qua come dire gli Angeli Cus­to­di si son dati da fare: Don Gian­fran­co Cal­abrese è nel Cda del­la Coop­er­a­ti­va nonché ami­co, e ques­ta paro­la la scri­vo con un sen­so, di tante colonne del Movi­men­to Ragazzi (così diven­tano due i Vic­ari epis­co­pali in coop­er­a­ti­va , oltre a don Nicolò, par­don, Mons Ansel­mi) Don Gian­ni Gron­dona suc­ces­sore di don Gal­lo alla Comu­nità San Benedet­to al Por­to, che negli ulti­mi anni face­va i campi a Mon­t­ele­co, e com­pag­no di mes­sa del vostro Assis­tente, quin­di direi che ci conosce bene. E don Andrea Par­o­di, alun­no ben noto a don I e don Ga, anche lui per molti anni a Mon­t­ele­co con Struppa.

    Ma al di là del­la per­son­ale ami­cizia e sti­ma ver­so i nuovi tre vic­ari epis­co­pali quel che inter­es­sa a tut­ti noi sono le parole d’Ordine che sono state loro affidate.

    VANGELO, POVERI, SINODALITA

    Uno sarà incar­i­ca­to del­la Nuo­va Evan­ge­liz­zazione a sec­on­da dei det­ta­mi del­la EVANGELII GAUDIUM. La trasfor­mazione mis­sion­ar­ia delle nos­tre comu­nità, par­roc­chie, asso­ci­azioni, e l’incarnazione di questo annun­cio del Kerig­ma (l’annuncio base del Van­ge­lo) nei lim­i­ti umani.

    Uno si occu­perà del­la Car­ità e dell’uso dei beni eco­nomi­ci del­la diocesi.

    L’altro si occu­perà degli organ­is­mi di parte­ci­pazione eccle­siale, di far vivere vic­ariati, con­sigli pas­torali, con­sigli vic­ar­i­ali, di coin­vol­gere tut­to il popo­lo di Dio, ponen­dosi come obi­et­ti­vo, l’attivare una chiesa sin­odale. Non dimen­tichi­amo che il Papa ha chiesto alla chiesa ital­iana di avviare la pro­ce­du­ra per un Sin­o­do del­la chiesa Ital­iana, che par­ta e coin­vol­ga dal e il popo­lo di Dio intero.

    E vab­bè ? direte voi. A me che mi inter­es­sa, robe delle ger­ar­chie ecclesiastiche……….

    E invece a me pare che queste tre linee siano fan­tas­tiche e indice di una direzione dove la chiesa desidera muover­si. Una chiesa dedi­ta al Van­ge­lo ai poveri e alla parte­ci­pazione di tut­to il popo­lo di Dio è la chiesa che sog­na­vo a Mon­t­ele­co da bam­bi­no. Un Van­ge­lo pro­pos­to a tut­ti, facil­mente acces­si­bile, sen­za trop­pi sche­mi che si sovrap­pon­gono, rac­con­ta­to a tut­ti, ai sem­pli­ci agli umili, come si par­la ai bam­bi­ni. I poveri al cen­tro per­ché da loro è par­ti­to Gesù e per noi sono i ragazzi che restano indi­etro, gli scar­tati, chi ha debolezze, chi è las­ci­a­to allo sbaraglio. E un modo di fare del­la chiesa sin­odale, cioè comu­ni­tario, aper­to all’apporto di tut­ti. Mi viene in mente l’Anfiteatro di Mon­t­ele­co, la Repub­bli­ca, il “popo­lo” che gri­da “gov­er­no ladro” inci­ta­to da Don Ga……. Insom­ma queste tre linee ci chiedono di met­ter­ci in ……… movi­men­to e sono tre diret­tri­ci davvero con­sone alla nos­tra sto­ria. Bas­ta andare alle nos­tre radi­ci e non per stare lì ma per proi­et­tar­le nelle nuove sfide dell’oggi. Pron­ti al nos­tro servizio alla Chiesa per essere a servizio dell’umanità ama­ta dal Signore.

    Don Ful­ly Doragrossa

  • Leggiamo insieme l’enciclica Fratelli tutti con Mons Marino Poggi

    Leggiamo insieme l’enciclica Fratelli tutti con Mons Marino Poggi

    Appun­ta­men­to per il quin­to incon­tro saba­to 24 aprile ore 19,30 , in pre­sen­za (al MR – Oregi­na oppure in stream­ing all’indirizzo:

    https://private-boa.my.webex.com/meet/testi

    Di segui­to trovate il link ai prece­den­ti incontri: 

    PRIMO INCONTRO

    SECONDO INCONTRO

    TERZO INCONTRO

    I video sono disponi­bili anche nel­la sezione “video gallery” del sito

  • #Diamoci una mano (a cura di Rinaldo Rocca)

    #Diamoci una mano (a cura di Rinaldo Rocca)

    Cari ami­ci, ecco il pri­mo ren­di­con­to del 2021 per la nos­tra attiv­ità di “Diamo­ci una mano”. A fine anno 2020 il sal­do del c/c era di euro 5.547,18 e in questo peri­o­do abbi­amo rice­vu­to ver­sa­men­ti per euro 432, sono sta­ti acquis­ta­ti buoni spe­sa In’s per euro 1.000, è sta­to acquis­ta­to un divano let­to per euro 307, mate­ri­ale per la casa e di con­sumo per euro 182. A fine feb­braio il sal­do del c/c è di euro 4.487,18.

    E’ sta­to effet­tua­to un bonifi­co di euro 200 alla coop­er­a­ti­va OASIS, cifre rice­vute nel mesi di dicem­bre scorso.

    Come potete notare in questi mesi è mod­i­fi­ca­ta l’utenza con cui abbi­amo inizia­to la nos­tra attiv­ità. For­tu­nata­mente le famiglie in dif­fi­coltà per man­ca­to lavoro del mag­gio scor­so han­no ripreso a lavo­rare ma con­tem­po­ranea­mente si sono man­i­fes­tate situ­azioni di per­sone legate a Mon­t­ele­co che in questo momen­to han­no bisog­no di aiu­to e le spese che ho in prece­den­za elen­ca­to sono state effet­tuate per loro.

    A tito­lo infor­ma­ti­vo sti­amo seguen­do pratiche a liv­el­lo san­i­tario e fis­cale per aiutare queste per­sone anche con l’aiuto di ami­ci avvo­cati ed è sta­to pos­si­bile ottenere sus­si­di sta­bili sen­za aver dovu­to sostenere costi ele­vati gra­zie alla col­lab­o­razione di un CAF amico.

    Ringrazi­amo tutte le per­sone che con­tin­u­ano ad aiutar­ci in ques­ta attiv­ità che, gra­zie a don Ful­ly, ci per­me­tte di aiutare chi è in dif­fi­coltà accoglien­do l’appello che Papa Francesco ha lan­ci­a­to con l’enciclica “Fratel­li tutti”.

  • Dalla via crucis alla resurrezione

    Dalla via crucis alla resurrezione

    Chi è un ragaz­zo di Don Ga, chi è sta­to a Mon­t­ele­co, non ha potu­to che fare un bal­zo sulle seg­gi­o­la o sul divano o là dove era, all’assistere alla via cru­cis del Papa il ven­erdì santo.

    Una via cru­cis fat­ta dai bam­bi­ni e dai bam­bi­ni delle comu­nità; fat­ta da ragazzi, da pread­o­les­cen­ti e ado­les­cen­ti; scrit­ta da loro, una loro opera e da loro letta.

    Loro stes­si han­no por­ta­to la croce nel­la San Pietro deser­ta. Se avete avu­to l’opportunità di leg­gere i testi sarete rimasti senz’altro col­pi­ti dal­la sem­plic­ità, dal­la schi­et­tez­za e dal lin­guag­gio diret­to che esprimevano. Se sono bel­li i testi di alta spir­i­tu­al­ità che han­no spes­so illu­mi­na­to le vie Cru­cis papali, questi testi sem­bra­vano sca­turire diret­ta­mente dal­la vita del Movi­men­to Ragazzi, dalle sto­rie dei nos­tri ragazzi, pas­sati da sali­ta Li Gob­bi, da Oregi­na, da Mon­t­ele­co di tut­ti questi decen­ni. E iniziano a essere alcu­ni vari. E ved­er­ci riconosciu­ti nel cuore del­la Chiesa è fran­ca­mente un seg­no di gioia grande. La scelta di Don Ga fat­ta pro­pria dal Papa. Met­tere al cen­tro il bam­bi­no, il pread­o­les­cente, l’adolescente. E soprat­tut­to quel­li “scar­tati” quel­li che han­no subito le angustie del­la vita.

    Vuol dire met­tere al cen­tro l’uomo, riportare al cen­tro i temi educa­tivi e di accom­pa­g­na­men­to dei minori, di tutela dei minori.

    Va det­to che è sta­to anche un gesto di grande sig­ni­fi­ca­to e cor­ag­gio riportare i bam­bi­ni al cen­tro, dopo anni in cui alla Chiesa uffi­ciale sem­bra­va essere proibito nom­i­narli. L’enorme mole di lavoro educa­ti­vo rischi­a­va di essere oscu­ra­to da chi si era las­ci­a­to sedurre dal maligno.

    Ma è un mes­sag­gio di grande sper­an­za per il momen­to che sti­amo viven­do. Infat­ti i ragazzi stan­no molto sof­fren­do per ques­ta pan­demia. Una sof­feren­za psi­co­log­i­ca, umana. Gli è sta­to tolto un pez­zo fon­da­men­tale del­la loro vita: l’approccio con l’altro, la cor­por­e­ità, il gio­co di squadra, l’incontro, la fes­ta, il grup­po. Tut­to questo non è rap­p­re­sen­ta­to dai famosi assem­bra­men­ti per l’aperitivo, le bevute o altro, che appar­tiene al mon­do gio­vanile, uni­ver­si­tario o popolano che sia. Par­liamo infat­ti di bim­bi, di pread­o­les­cen­ti e ado­les­cen­ti, spes­so chiusi in casa, costret­ti a subire una DAD con la scusa che sono dig­i­tali e amano stare al com­put­er o alla play sta­tion. Di fat­to chi pro­pone una riu­nione su zoom a degli ado­les­cen­ti rischia la vita, non ne pos­sono let­teral­mente più. Altra fac­cia del­la stes­sa medaglia le risse orga­niz­zate, gigan­tesche che imper­ver­sano sul web e che dimostra­no come le energie di quel­la età han­no bisog­no di pun­ti di arri­vo che non pos­sono essere archiviati davan­ti a uno schermo.

    Il Papa ha dato loro modo di esprimer­si, di dire, di urlare la loro via cru­cis. Per questo noi che coi ragazzi ci sti­amo tut­ti i giorni abbi­amo apprez­za­to davvero ques­ta scelta non facile. Ed è un seg­no di grande sper­an­za per il futuro.

    Ora è Pasqua. E’ facile vedere nel­la res­ur­rezione la riparten­za di Mon­t­ele­co con i suoi spazi, coi suoi tem­pi di lib­ertà per ques­ta età. Spe­ri­amo­lo. Per ora è impor­tante il servizio di ogni giorno che non è mai man­ca­to a Oregi­na, fat­i­can­do, sof­fian­do dietro le fati­cose mascher­ine, ma cer­can­do di portare sem­pre un sor­riso a questi ragazzi.

    Con­tinuiamo il nos­tro servizio a favore dell’uomo, a favore di quei bam­bi­ni che sono pas­sati a Mon­t­ele­co e che se anche non sono più bam­bi­ni mer­i­tano l’attenzione al bam­bi­no che è rimas­to in loro.

    In questo vi las­cio la preghiera del­la via Cru­cis che bene inter­pre­ta il nos­tro “diamo­ci una mano”.

    Preghi­amo.
    Sig­nore, ren­di­ci capaci di riconoscer­ti negli ulti­mi
    che incon­tri­amo lun­go la nos­tra stra­da;
    dac­ci il cor­ag­gio e la beat­i­tu­dine
    di dare da man­gia­re a chi ha fame,
    da bere a chi ha sete, di accogliere chi è straniero,
    vestire chi è nudo e curare chi è mala­to,
    per incon­trar­ti e accoglier­ti in ogni fratel­lo e in ogni sorel­la.
    Tu che vivi e reg­ni nei sec­oli dei sec­oli. Amen.

    Don Ful­ly Doragrossa

  • Leggiamo insieme l’enciclica Fratelli tutti con Mons Marino Poggi

    Leggiamo insieme l’enciclica Fratelli tutti con Mons Marino Poggi

    Appun­ta­men­to per il quar­to incon­tro saba­to 20 mar­zo ore 19,30 , in pre­sen­za (al MR – Oregi­na oppure in stream­ing all’indirizzo:

    https://private-boa.my.webex.com/meet/testi

    Di segui­to trovate il link ai pri­mi tre incontri: 

    PRIMO INCONTRO

    SECONDO INCONTRO

    TERZO INCONTRO

    I video sono disponi­bili anche nel­la sezione “video gallery” del sito

  • Una quaresima con un papà per amico

    Una quaresima con un papà per amico

    Papa Francesco ha volu­to indire per il 2021 un anno ded­i­ca­to alla figu­ra di San Giuseppe. Che cosa anti­ca e devozion­is­ti­ca potreste pen­sare in molti. Ma bas­ta leg­gere il doc­u­men­to scrit­to da Papa Francesco per imbat­ter­si invece in uno scrit­to alta­mente educa­ti­vo. E noi non siamo i figli di un educatore?

    Giuseppe del resto pos­si­amo dire che è sta­to l’educatore di Gesù e guardan­do a lui pos­si­amo impara­re davvero tante cose.

    Vi con­siglio davvero di cer­carvi la let­tera del Papa “Cuore di Padre” con la quale fa uno splen­di­do ritrat­to di San Giuseppe, molto moderno.

    La vera moti­vazione parte dal­la parte finale del­la let­tera al pun­to 7, una med­i­tazione tan­to vera e tan­to bel­la che vi ripor­to per intera per­ché meri­ta essere gus­ta­ta, e per­me­t­tete­mi uno svar­i­one di genere forse fuori luo­go, ma dove trovate Padre si può spes­so leg­gere in fil­igrana Madre. Gen­i­tori insom­ma. In Gras­set­to m i per­me­t­to met­tere le frasi più belle per me.

    Padri non si nasce, lo si diven­ta. E non lo si diven­ta solo per­ché si mette al mon­do un figlio, ma per­ché ci si prende respon­s­abil­mente cura di lui. Tutte le volte che qual­cuno si assume la respon­s­abil­ità del­la vita di un altro, in un cer­to sen­so eserci­ta la pater­nità nei suoi confronti.

    Nel­la soci­età del nos­tro tem­po, spes­so i figli sem­bra­no essere orfani di padre. Anche la Chiesa di oggi ha bisog­no di padri. È sem­pre attuale l’ammonizione riv­ol­ta da San Pao­lo ai Cor­inzi: «Potreste avere anche diec­im­i­la ped­a­goghi in Cristo, ma non cer­to molti padri» (1 Cor 4,15); e ogni sac­er­dote o vesco­vo dovrebbe pot­er aggiun­gere come l’Apostolo: «Sono io che vi ho gen­er­a­to in Cristo Gesù medi­ante il Van­ge­lo» (ibid.). E ai Galati dice: «Figli miei, che io di nuo­vo par­torisco nel dolore finché Cristo non sia for­ma­to in voi!» (4,19).

    Essere padri sig­nifi­ca intro­durre il figlio all’esperienza del­la vita, alla realtà. Non trat­ten­er­lo, non imp­ri­gionarlo, non posseder­lo, ma ren­der­lo capace di scelte, di lib­ertà, di parten­ze. Forse per questo, accan­to all’appellativo di padre, a Giuseppe la tradizione ha mes­so anche quel­lo di “castis­si­mo”. Non è un’indicazione mera­mente affet­ti­va, ma la sin­te­si di un atteggia­men­to che esprime il con­trario del pos­ses­so. La castità è la lib­ertà dal pos­ses­so in tut­ti gli ambiti del­la vita. Solo quan­do un amore è cas­to, è vera­mente amore. L’amore che vuole possedere, alla fine diven­ta sem­pre peri­coloso, imp­ri­giona, sof­fo­ca, rende infe­li­ci. Dio stes­so ha ama­to l’uomo con amore cas­to, las­cian­do­lo libero anche di sbagliare e di met­ter­si con­tro di Lui. La log­i­ca dell’amore è sem­pre una log­i­ca di lib­ertà, e Giuseppe ha saputo amare in maniera stra­or­di­nar­i­a­mente lib­era. Non ha mai mes­so sé stes­so al cen­tro. Ha saputo decen­trar­si, met­tere al cen­tro del­la sua vita Maria e Gesù.

    La felic­ità di Giuseppe non è nel­la log­i­ca del sac­ri­fi­cio di sé, ma del dono di sé. Non si per­cepisce mai in quest’uomo frus­trazione, ma solo fidu­cia. Il suo per­sis­tente silen­zio non con­tem­pla lamentele ma sem­pre gesti con­creti di fidu­cia. Il mon­do ha bisog­no di padri, rifi­u­ta i padroni, rifi­u­ta cioè chi vuole usare il pos­ses­so dell’altro per riem­pire il pro­prio vuo­to; rifi­u­ta col­oro che con­fon­dono autorità con autori­taris­mo, servizio con servil­is­mo, con­fron­to con oppres­sione, car­ità con assis­ten­zial­is­mo, forza con dis­truzione. Ogni vera vocazione nasce dal dono di sé, che è la mat­u­razione del sem­plice sac­ri­fi­cio. Anche nel sac­er­dozio e nel­la vita con­sacra­ta viene chiesto questo tipo di matu­rità. Lì dove una vocazione, mat­ri­mo­ni­ale, celi­bataria o verginale, non giunge alla mat­u­razione del dono di sé fer­man­dosi solo alla log­i­ca del sac­ri­fi­cio, allo­ra invece di far­si seg­no del­la bellez­za e del­la gioia dell’amore rischia di esprimere infe­lic­ità, tris­tez­za e frustrazione.

    La pater­nità che rin­un­cia alla ten­tazione di vivere la vita dei figli spalan­ca sem­pre spazi all’inedito. Ogni figlio por­ta sem­pre con sé un mis­tero, un ined­i­to che può essere riv­e­la­to solo con l’aiuto di un padre che rispet­ta la sua lib­ertà. Un padre con­sapev­ole di com­pletare la pro­pria azione educa­ti­va e di vivere pien­amente la pater­nità solo quan­do si è reso “inutile”, quan­do vede che il figlio diven­ta autonomo e cam­mi­na da solo sui sen­tieri del­la vita, quan­do si pone nel­la situ­azione di Giuseppe, il quale ha sem­pre saputo che quel Bam­bi­no non era suo, ma era sta­to sem­plice­mente affida­to alle sue cure. In fon­do, è ciò che las­cia inten­dere Gesù quan­do dice: «Non chia­mate “padre” nes­suno di voi sul­la ter­ra, per­ché uno solo è il Padre vostro, quel­lo celeste» (Mt 23,9).

    Tutte le volte che ci tro­vi­amo nel­la con­dizione di esercitare la pater­nità, dob­bi­amo sem­pre ricor­dare che non è mai eser­cizio di pos­ses­so, ma “seg­no” che rin­via a una pater­nità più alta. In un cer­to sen­so, siamo tut­ti sem­pre nel­la con­dizione di Giuseppe: ombra dell’unico Padre celeste, che «fa sorg­ere il sole sui cat­tivi e sui buoni, e fa pio­vere sui giusti e sug­li ingiusti» (Mt 5,45); e ombra che segue il Figlio. (PC7)

    Potrei fer­mar­mi qua ma voglio invogliarvi alla let­tura con altre pic­cole pillole:

    Intan­to il Papa ne par­la a par­tire solo dai Van­geli e dalle notizie che ci offrono Luca e Mat­teo gli evan­ge­listi che lo nom­i­nano. Ci dice che: Tut­ti pos­sono trovare in San Giuseppe, l’uomo che pas­sa inosser­va­to, l’uomo del­la pre­sen­za quo­tid­i­ana, disc­re­ta e nascos­ta, un inter­ces­sore, un sosteg­no e una gui­da nei momen­ti di dif­fi­coltà. San Giuseppe ci ricor­da che tut­ti col­oro che stan­no appar­ente­mente nascosti o in “sec­on­da lin­ea” han­no un pro­tag­o­nis­mo sen­za pari nel­la sto­ria del­la salvezza.

    Davvero abbi­amo bisog­no di risco­prire il fat­to che anche noi siamo pro­tag­o­nisti del­la sto­ria anche se siamo in sec­on­da linea.

    Papa Francesco ci indi­ca Giuseppe come Padre nel­la tenerez­za. Quel­lo delle tenerez­za è un refraim di Papa Francesco molto forte. Come non ricor­dare la tenerez­za, pur san­guigna del Gas­pare? O gli occhi da cer­biat­to di don I? Sen­tite cosa ci dice:

    Il Malig­no ci fa guardare con giudizio neg­a­ti­vo la nos­tra fragilità, lo Spir­i­to invece la por­ta alla luce con tenerez­za. È la tenerez­za la maniera migliore per toc­care ciò che è frag­ile in noi. Il dito pun­ta­to e il giudizio che usi­amo nei con­fron­ti degli altri molto spes­so sono seg­no dell’incapacità di accogliere den­tro di noi la nos­tra stes­sa debolez­za, la nos­tra stes­sa fragilità. Solo la tenerez­za ci salverà dall’opera dell’Accusatore (cfr Ap 12,10). Per questo è impor­tante incon­trare la Mis­eri­cor­dia di Dio, specie nel Sacra­men­to del­la Ric­on­cil­i­azione, facen­do un’esperienza di ver­ità e tenerez­za. Para­dos­salmente anche il Malig­no può dirci la ver­ità, ma, se lo fa, è per con­dan­nar­ci. Noi sap­pi­amo però che la Ver­ità che viene da Dio non ci con­dan­na, ma ci accoglie, ci abbrac­cia, ci sostiene, ci per­dona. La Ver­ità si pre­sen­ta a noi sem­pre come il Padre mis­eri­cor­dioso del­la parabo­la (cfr Lc 15,11–32): ci viene incon­tro, ci ridona la dig­nità, ci rimette in pie­di, fa fes­ta per noi, con la moti­vazione che «questo mio figlio era mor­to ed è tor­na­to in vita, era per­du­to ed è sta­to ritrova­to» (v. 24).

    Anche attra­ver­so l’angustia di Giuseppe pas­sa la volon­tà di Dio, la sua sto­ria, il suo prog­et­to. Giuseppe ci inseg­na così che avere fede in Dio com­prende pure il credere che Egli può oper­are anche attra­ver­so le nos­tre pau­re, le nos­tre fragilità, la nos­tra debolez­za. E ci inseg­na che, in mez­zo alle tem­peste del­la vita, non dob­bi­amo temere di las­cia­re a Dio il tim­o­ne del­la nos­tra bar­ca. A volte noi vor­rem­mo con­trol­lare tut­to, ma Lui ha sem­pre uno sguar­do più grande. (PC2)

    Dopo aver pre­sen­ta­to Giuseppe Padre nel­la tenerez­za ecco che Francesco ci offre Giuseppe Padre nell’accoglienza

    Tante volte, nel­la nos­tra vita, accadono avven­i­men­ti di cui non com­pren­di­amo il sig­ni­fi­ca­to. La nos­tra pri­ma reazione è spes­so di delu­sione e ribel­lione. Giuseppe las­cia da parte i suoi ragion­a­men­ti per fare spazio a ciò che accade e, per quan­to pos­sa apparire ai suoi occhi mis­te­rioso, egli lo accoglie, se ne assume la respon­s­abil­ità e si ric­on­cil­ia con la pro­pria sto­ria. Se non ci ric­on­cil­iamo con la nos­tra sto­ria, non rius­cire­mo nem­meno a fare un pas­so suc­ces­si­vo, per­ché rimar­remo sem­pre in ostag­gio delle nos­tre aspet­ta­tive e delle con­seguen­ti delu­sioni. (PC 4)

    Papa Francesco ci invi­ta poi a una pater­nità creativa

    Se certe volte Dio sem­bra non aiutar­ci, ciò non sig­nifi­ca che ci abbia abban­do­nati, ma che si fida di noi, di quel­lo che pos­si­amo prog­ettare, inventare, trovare.

    Si trat­ta del­lo stes­so cor­ag­gio cre­ati­vo dimostra­to dagli ami­ci del par­aliti­co che, per pre­sen­tar­lo a Gesù, lo calarono giù dal tet­to (cfr Lc 5,17–26). La dif­fi­coltà non fer­mò l’audacia e l’ostinazione di quegli ami­ci. Essi era­no con­vin­ti che Gesù pote­va guarire il mala­to e «non trovan­do da qual parte far­lo entrare a causa del­la fol­la, salirono sul tet­to e, attra­ver­so le tegole, lo calarono con il let­tuc­cio davan­ti a Gesù nel mez­zo del­la stan­za. Veden­do la loro fede, disse: “Uomo, ti sono per­do­nati i tuoi pec­ca­ti”» (vv. 19–20). Gesù riconosce la fede cre­ati­va con cui quegli uomi­ni cer­cano di por­tar­gli il loro ami­co mala­to. (PC5)

    E ci ricor­da che San Giuseppe è il patrono dei lavo­ra­tori per­ché lavo­ra­tore lui stesso

    In questo nos­tro tem­po, nel quale il lavoro sem­bra essere tor­na­to a rap­p­re­sentare un’urgente ques­tione sociale e la dis­oc­cu­pazione rag­giunge talo­ra liv­el­li impres­sio­n­an­ti, anche in quelle nazioni dove per decen­ni si è vis­su­to un cer­to benessere, è nec­es­sario, con rin­no­va­ta con­sapev­olez­za, com­pren­dere il sig­ni­fi­ca­to del lavoro che dà dig­nità e di cui il nos­tro San­to è esem­plare patrono.

    Il lavoro diven­ta parte­ci­pazione all’opera stes­sa del­la salvez­za, occa­sione per affrettare l’avvento del Reg­no, svilup­pare le pro­prie poten­zial­ità e qual­ità, met­ten­dole al servizio del­la soci­età e del­la comu­nione; il lavoro diven­ta occa­sione di real­iz­zazione non solo per sé stes­si, ma soprat­tut­to per quel nucleo orig­i­nario del­la soci­età che è la famiglia. Una famiglia dove man­casse il lavoro è mag­gior­mente espos­ta a dif­fi­coltà, ten­sioni, frat­ture e perfi­no alla ten­tazione dis­per­a­ta e dis­per­ante del dis­solvi­men­to. Come potrem­mo par­lare del­la dig­nità umana sen­za impeg­nar­ci per­ché tut­ti e cias­cuno abbiano la pos­si­bil­ità di un deg­no sos­ten­ta­men­to? (PC6)

    Cari ami­ci del Movi­men­to, cari Ragazzi di Don Ga. Ringrazi­amo che abbi­amo avu­to in dono pro­prio questo umilis­si­mo esem­pio di Padre nel­la Fede, il nos­tro ama­to don Ga, a un cer­to pun­to diven­ta­to “inutile” al don Ori­one, ma seg­no indelebile di quel Padre dei cieli dal quale veni­va­mo abbrac­ciati ogni vol­ta che ci abbrac­cia­va un quel padre rubi­con­do e sor­ri­dente qua sul­la terra.

    Don Ful­ly

  • Leggiamo insieme l’enciclica Fratelli tutti con Mons. Marino Poggi

    Leggiamo insieme l’enciclica Fratelli tutti con Mons. Marino Poggi

    Appun­ta­men­to per il ter­zo incon­tro saba­to 20 feb­braio ore 19,30 , in pre­sen­za (al MR – Oregi­na oppure in stream­ing all’indirizzo:

    https://private-boa.my.webex.com/meet/testi

    Di segui­to trovate il link ai pri­mi due incontri:

  • Tornare alla sorgente

    Tornare alla sorgente

    Il 17 feb­braio inizierà la quares­i­ma. Quar­an­ta giorni di cam­mi­no ver­so la Pasqua, un tem­po di grazia per tornare alla sor­gente del­la nos­tra vita di fede e rin­no­var­la, ri-sceglier­la: il battesimo. 

    Ma cosa è il bat­tes­i­mo? È la scop­er­ta sen­sazionale di essere amati, di far parte del mis­tero del­la vita insieme a tut­ti i fratel­li, insieme al cos­mo, al cre­ato e sco­prire che il seg­re­to di tut­to questo è donare la vita, amare, las­cia­re che la vita tra­boc­chi da den­tro noi per trasfor­mar­si in dono per tut­ti. E ques­ta vita annun­ziar­la a tut­to il mon­do affinché ogni uomo e don­na pos­sa essere lib­er­a­ta dal­la schi­av­itù del sen­tir­si non ama­to e pri­vo di sen­so. E’ dire sì all’amore di Gesù. Ecco cosa è il battesimo.

    Papa Francesco ci invi­ta molto spes­so a ritornare spir­i­tual­mente a quell’incontro con Gesù che ha cam­bi­a­to la nos­tra vita, a quel momen­to come a una sor­gente di grazia e amore inesauri­bile. Nat­u­ral­mente nel­la vita di cias­cuno di noi non ce ne è solo uno , ma alcu­ni, a volte tan­ti a volte pochi, che illu­mi­nano il cam­mi­no fat­to poi di tan­ta fat­i­ca, sete, stanchez­za, smar­ri­men­to, inde­ci­sione, pec­ca­to. Ri-andare alla sor­gente ci spinge a cam­minare con gioia ri-aprez­zan­do la sua compagnia.

    In questi giorni sono tor­na­to a una di queste sor­gen­ti lim­pidis­sime gra­zie a un ami­co caris­si­mo appe­na sal­i­to in cielo: MAURO CROVETTO. Decisa­mente un per­son­ag­gione del quale non oso dire nul­la per­ché altri­men­ti sarebbe capace di venir­mi a tirare i pie­di nel let­to se par­lo bene di lui. Quante con­di­vi­sioni in questi ulti­mi 23 anni da quan­do sono a servizio del Movi­men­to Ragazzi, parole buone, di incor­ag­gia­men­to, “carezze”, coc­cole, sprone sem­pre a modo suo, con una sim­pa­tia e alle­gria grande. Dicen­do cose serie, tremen­da­mente serie tra il face­to e l’arringa. Era uno spet­ta­co­lo ogni incon­tro per non par­lare del tri­an­go­lo di prediche che mi sono sen­ti­to in questi anni, ognuno par­lan­do dell’altro tra, lui, Ennio e la Pinet­ta. Ognuno mi met­te­va in guardia dall’altro con quel sor­riso e quel­la arguzia che tra­duce­va “guar­dati bene dal dire mai una qual­si­asi cosa su mio fratello/sorella che l’unico tito­la­to sono io!!” Quan­to bene si vol­e­vano, alla gen­ovese, un modo che gli altri popoli scam­biano per chiusura, rudez­za, mugug­no ed è invece l’estrema tenerezza.

    Ma non voglio par­larvi di questo. Voglio par­larvi del­la sor­gente. La sor­gente ha una data pre­cisa tra il 3 e il 7 agos­to 1983. Io ero sem­i­nar­ista, alcune scelte nel­la vita le ave­vo già prese dunque. In estate ero già sta­to a Mon­t­ele­co, turno indi­men­ti­ca­bile a capo del grup­po delle Nasche, tri­on­fo al Mundi­al­i­to, vinci­tore del tito­lo di capoc­an­non­iere. Alma, Rita e decine di nomi che ten­go nel diario. Gov­er­no con Elio, Fabio, Val­ter, Vitale (sem­pre rig­orosa­mente cita­to per cog­nome chissà per­ché), Puma (suo figlio è edu­ca­tore al nos­tro diurno lo sapete?) Era­no anni tosti. Le quote rosa nel gov­er­no non era­no anco­ra arrivate pare ma ricor­do parec­chie edu­ca­tri­ci tra le ragazze. Ciuf­fo vio­len­to, Rokets, Pas­sariel­lo, Gian­ni un ragaz­zo dis­abile, e mille altri che tan­ti di voi ricor­dano. Ave­vo poi pros­e­gui­to i miei giri estivi, ne veni­vo da una sca­la­ta al Blinde­north (3374 metri) guar­da un po’ con due cer­ti Don Mari­no e don Ange­lo… Ma invece che a casa mi fiondai anco­ra a Mon­t­ele­co. Don Ga e don I mi ave­vano chiesto se ave­vo qualche giorno libero. Avrebbe pen­sato il Sig­nore a coprire le litanie di mam­ma “sei sem­pre in giro etc etc”. Arrivai lassù e ci trovai una trenti­na all’incirca di ragazzi che tra un turno e l’altro non era­no potu­ti rien­trare a casa; o per­ché le comu­nità era­no chiuse o per­ché le assis­ten­ti ave­vano sup­pli­ca­to di ten­er­li su. Era­no sen­za nes­suno. Era­no soli con don Ga, Don I, le cuoche ed era­no rimasti a dare una mano MAURO CROVETTO E FRANCA, che pure lei ha un cog­nome PAVANEL. Per qualche giorno venne anche don Cal­abrese anco­ra sem­plice­mente Gian­fran­co. E basta!

    Furono giorni che seg­narono la mia vita, furono i giorni che conob­bi Mau­ro e ricor­do anco­ra le risate che mi face­va fare rig­orosa­mente in gen­ovese, specie quan­do rac­con­ta­va del­la pare­si di quan­do non si trova­va la fac­cia e non sape­va come far­si la bar­ba. Ricor­do il suo stile di vol­er bene a questi ragazzi, con un enorme mis­eri­cor­dia e accoglien­za ma sem­pre con tan­ta uman­ità e alle­gria. E aggiun­go intel­li­gen­za, anal­isi, capac­ità di leg­gere e accogliere le situ­azioni, tipiche di chi dal­la “gavet­ta” per non dire povertà, ci veni­va. La fat­i­ca che facem­mo a tenere, a inter­es­sare quei ragazzi a qual­cosa che non fos­se una par­ti­ta di cal­cio o ascoltare del­la musi­ca!! Ma anche i lunghi dis­cor­si con loro che a volte si apri­vano e rac­con­ta­vano di vicende loro per­son­ali che per noi sem­bra­vano fan­ta­scien­za, rac­con­ti noir, cose da romanzi o da film spes­so tragi­ci o dell’horror; la loro con­fi­den­za dopo che ave­vi gio­ca­to a pal­lone insieme. Ne face­vano di ogni col­ore, persi­no insce­narono un sui­cidio di mas­sa beven­do …..del­lo sham­poo mis­to a bir­ra. Le lacrime per l’affettività delle ragazze, la sete enorme di affet­to che ave­vano tut­ti …. Gli abbrac­ci dopo un gol con Mas­si­m­il­iano Iaia….

    Furono giorni duri, era­no tem­pi duri. Don I mi rac­con­ta­va la sto­ria di questi ragazzi e mi spie­ga­va che queste sto­rie dif­fi­cil­mente era­no inter­cettate da una par­roc­chia. Tralas­cio i mugug­ni (più sim­ili a invet­tive, in realtà) di don Ga sul fat­to di trovar­si da solo quel­la set­ti­mana a gestire i ragazzi “ma dunde poan ana questi fig­gieu?” ripete­va a chi gli dice­va che avrebbe dovu­to spedirli a casa sen­za tante sto­rie. Mi rimase impres­so un dis­cor­so fat­to non mi ricor­do bene a quale occa­sione in anfiteatro “avrei potu­to essere un prete eccel­lente, ma non mi inter­es­sa diventare un prete eccel­lente ”. Non nego che una deci­na d’anni dopo fos­se pos­si­bile che quel­la frase mi risuonasse anco­ra nelle orec­chie quan­do ritor­na­vo in aereo da Roma dove tut­ti i respon­s­abili del­la pas­torale gio­vanile ital­iana era­no riu­ni­ti intorno a un tavo­lo alla CEI a dis­cutere dei prezzi degli aerei per andare a Den­ver alla gior­na­ta mon­di­ale del­la gioven­tù stu­dian­do i cri­teri di come selezionare i posti disponi­bili. Quan­do fu chiaro che fare l’assistente dioce­sano di Azione Cat­toli­ca e il vice par­ro­co di per­ife­ria era­no due attiv­ità dai tem­pi inc­on­cil­i­a­bili, alla doman­da dei supe­ri­ori cosa sceglie­vo fra le due opzioni risposi che preferi­vo torn­armene a Strup­pa dai miei.

    Ero sta­to di cer­to prepara­to dal turno stan­dard di luglio, ma quel­la set­ti­mana con Mau­ro fu deci­si­va e pre­si la irrev­o­ca­bile deci­sione che ovunque fos­si anda­to come prete non avrei mai abban­do­na­to i ragazzi di quel tipo che ave­vo avu­to in quel­la set­ti­mana a Mon­t­ele­co. A tut­ti i costi. Pri­ma loro!! I col­leghi dei con­sigli di classe dove ho inseg­na­to ne san­no qual­cosa. “Rosaria e gli Iaia, i 3 Pilu (Andreina Gavi­no e Romi­na), ciuf­fo vio­len­to, Val­ter, Enzo, Alan e Igor, Obelix e Jer­ry, Diego e Coco, Fabio e Rober­to, e i pic­ci­ni Ram­bo, Sal­va­tore, Car­lo e Fab­rizio ma al pri­mo Turno Piero e Mar­co Con­cas, i gemel­li Rober­to e Mas­si­mo, Rokets, Gan­di , Ange­lo, e altri anco­ra con rima­sug­li di grup­pi (Aren­zano e Rec­co) anco­ra prove­ni­en­ti dalle parrocchie.

    La set­ti­mana dopo quei ragazzi appe­na dopo l’Assunta svali­gia­rono la cas­saforte e il Taber­na­co­lo di Mon­t­ele­co. Tornarono dopo alcu­ni giorni vesti­ti a fes­ta. La dro­ga miete­va vit­time con la sua falce in quegli anni. Don Ga li riac­colse e mi, ci, disse in una sua omelia “cosa ci face­va l’oro den­tro al Taber­na­co­lo? Che scioc­chi noi!! questi ragazzi ci han­no aper­to gli occhi!!”. Nat­u­ral­mente quell’oro, lo sap­pi­amo bene, non era seg­no di ric­chez­za ma medagli­ette e cate­nine dei ragazzi mor­ti gio­vani e pas­sati da Mon­t­ele­co. Ma tant’è…. Così era Don Ga.

    Tor­nai a casa dal cam­po con 39,5 di feb­bre per la gioia di mia madre. Nel diario anno­ta­vo “Gra­zie Sig­nore, gra­zie per il cuore del Gas­pare che è pieno di te”.

    Ecco per­ché mi mancherà MAURO. Per­ché ha con­di­vi­so con me uno dei momen­ti di grazia più inten­si del­la vita anche se anda­vo a dormire alle tre di notte e alle sette mi sveg­li­a­vo. Una sor­gente inesauri­bile che ha svolta­to la mia vita di prete, ma direi di uomo. E anche se non ricor­do bene le sue parole pre­cise ma il suc­co che Mau­ro mi ripete­va in gen­ovese era “Fuligg­gi (con tre g) quande te preve nu ascur­date de questi fig­gieu!”. Tran­quil­li non dico che era il mio diret­tore spir­i­tuale ma le sue parole dette da un papà, da un uomo che lavo­ra­va, cha ave­va una famiglia, ave­vano un peso for­tis­si­mo. Oggi Papa Francesco direbbe “l’unzione del popo­lo di Dio”. La gioia caro Mau­ro che le tue nipoti con­tin­u­ano il sen­tiero, cias­cu­na nelle sue com­pe­ten­ze a servizio dell’umanità e sem­pre nel sol­co di Monteleco.

    Al pri­mo pos­to gli scar­tati. E la pietra scar­ta­ta dai costrut­tori è divenu­ta tes­ta­ta d’angolo MT 21,33. Per questo quan­do leg­go gli scrit­ti di Papa Francesco mi dico “questo ce l ha manda­to diret­ta­mente Don Ga….” E vedo il fac­cione del Gas­pare impazz­ire di gioia.

    Ecco io sono tor­na­to alla sor­gente ora cari ami­ci toc­ca a voi: quan­do avete incon­tra­to Gesù? Per­ché a Pasqua si rin­no­va l’incontro: LUI E’ RISORTO, E’ VIVO!!

    Buona Quares­i­ma!!!!!

    Don Ful­ly

  • #Diamoci una mano (a cura di Rinaldo Rocca)

    #Diamoci una mano (a cura di Rinaldo Rocca)

    Cari ami­ci, buon anno a tut­ti. Siamo alla fine del 2020 con otto mesi di attiv­ità di “Diamo­ci una mano”. Il sal­do al 13 otto­bre era di euro 6.602,50, in questo peri­o­do abbi­amo rice­vu­to ver­sa­men­ti per ureo 1.610,00 e aven­do ven­du­to 18 lib­ri “Mam­ma dove finisce l’arcobaleno” con­teggiamo euro 90,00. Con­tem­po­ranea­mente abbi­amo acquis­ta­to Buoni spe­sa IN’S per euro 1.000,00, sono sta­ti effet­tuati bonifi­ci al Cen­tro di Ascolto di Oregi­na per euro 537,50 (affit­ti pagati) e al Despar di Cor­so Ugo Bassi per euro 1.162,50 (buoni spe­sa) , infine spese ban­car­ie per euro 55,32. Quin­di il sal­do a fine anno 2020 è di euro 5.547,18.

    Inoltre abbi­amo provve­du­to al bonifi­co per 200 euro ad Oasis per le don­azioni del peri­o­do scor­so e abbi­amo rice­vu­to don­azioni per 200 euro e provved­er­e­mo ad effet­tuare il bonifi­co nei prossi­mi giorni.

    Come potrete notare la richi­es­ta iniziale di aiutare alcune famiglie in dif­fi­coltà dei ragazzi fre­quen­tan­ti attual­mente il Movi­men­to Ragazzi si è atten­u­a­to. For­tu­nata­mente la sec­on­da onda­ta del­la pan­demia ha seg­na­to meno dura­mente chi era in estrema dif­fi­coltà all’inizio, con­tem­po­ranea­mente siamo venu­ti a conoscen­za di altre situ­azioni di per­sone, pas­sati negli anni da Mon­t­ele­co, accolte ed abbrac­ciate da don Ga e don I, che a fronte di lavori pre­cari, ora sono in estrema dif­fi­coltà. Per questo siamo pas­sati dal con­cedere buoni spe­sa pres­so il Despar di cor­so Ugo Bassi a buoni spe­sa IN’S, più acces­si­bili per chi abi­ta nell’intera cit­tà di Gen­o­va e non solo.

    In questo peri­o­do abbi­amo aiu­ta­to anche altri ami­ci accom­pa­g­nan­doli da com­mer­cial­isti, cen­tri CAF, medici, che han­no potu­to offrire pro­poste pro­fes­sion­ali e in alcu­ni casi riso­lu­tive di prob­le­mi speci­fi­ci. Gli aiu­ti non sono sta­ti solo con buoni spe­sa ma con generi di pri­ma neces­sità per la casa.

    Vor­rem­mo aiutare anco­ra OASIS, che col­lab­o­ra con il Movi­men­to Ragazzi e che, con i due asili di Mascherona e Mon­te­bruno, aiu­ta tante famiglie accu­d­en­do i bim­bi gior­nal­mente. Per chi volesse con­tin­uare ad aiutare ques­ta inizia­ti­va speci­fichi nel­la descrizione del bonifi­co “Oasis” e volen­do conoscere mag­gior­mente il loro oper­a­to col­le­gar­si al sito www.wishraiser.com/it/memberships/associazione-circolo-oasis-s-m-di-castello.

    Per con­tin­uare ques­ta nuo­va inizia­ti­va intrapre­sa in questi mesi e per pot­er pro­gram­mare, almeno per l’anno in cor­so, gli inter­ven­ti nec­es­sari, chiedi­amo di sapere chi potrà anco­ra col­lab­o­rare per un pro­gram­ma di aiu­ti, siano essi dilazionati nell’anno o una tan­tum, in modo da per­me­t­ter­ci di orga­niz­zarci nel tempo.

    Nat­u­ral­mente io provved­erò men­sil­mente a relazionare quan­to fat­to per ren­dere parte­cipi tut­ti di come sono e saran­no spe­si i nos­tri aiuti.

    Durante l’incontro di quest’estate con il nos­tro arcivesco­vo a Mon­t­ele­co lo abbi­amo infor­ma­to del­la nos­tra inizia­ti­va, è rimas­to favorevol­mente impres­sion­a­to e ci ha sprona­to a con­tin­uare. Con quest’ultima esor­tazione auguro a tut­ti un buon 2021 e tan­ti sen­ti­ti ringraziamenti.

    ______________________________________________________________

    Per chi volesse contribuire:

    Diamo­ci da fare, Ban­ca Pas­sadore, IBAN IT65V 0333201404 000000 813723