CASA D – (Il Sentiero del Movimento Ragazzi) — CET – COMUNITA’ EDUCATIVATERRITORIALE.
Come sa chi ci ha seguito, avendone parlato da tempo, siamo in dirittura di arrivo per quanto riguarda la trasformazione del servizio in Oregina, detto Casa D (CEDIS – Comunità Educativa Diurna a integrazione Sociosanitaria) nel servizio detto CET – Comunità Educativa territoriale, che presenta l’opportunità anche di accoglienza residenziale per una quota di minori. I lavori necessari per adeguare la struttura sono stati stimati. Attendiamo l’autorizzazione dell’ASL al funzionamento e l’accreditamento del Servizio presso il Comune di Genova. La previsione è di partire per giugno 2023.
Fra qualche giorno la diocesi vivrà una giornata dedicata al Sinodo Giovani dove le nostre esperte Angela e Sara insieme al gruppo dei giovani sinodale proporranno a tutti giovani che vorranno venire una stupenda attività per “sognare” la chiesa del futuro.
Verrà chiesto loro di “costruire” letteralmente con del materiale che dovrà essere guadagnato attraverso giochi di movimento, degli spazi che loro sognano di avere all’interno delle comunità ecclesiali, naturalmente formato modellino, con cartoncino, colori e materiali vari.
Voi direte “che bravi riuscite a intrattenere i ragazzi con dinamiche adatte a loro!! Ma siete proprio forti”
Ma l’obiettivo non è solo quello bensì qualcosa di un po più profondo. Chi progetta uno spazio, chi pensa uno spazio ha dietro di sé un idea di che cosa desidera fare in quello spazio, di come abitarlo, di quali priorità c’è bisogno. E da lì poi pensa e progetta. Perdere il senso di questo significa tradire lo spazio stesso. I nostri mille campetti di calcio , nati per incontrare i ragazzi ‚divenuti posteggi a prezzo calmierato ma ben gradito o ricercati e profumatamente pagati campi di calcetto a cinque, sono lì a dimostrarlo come i nostri cinema occupati da affollate assemblee condominiali a cui per riscattare i peccati di lite a oltranza imponiamo salate penitenze. Più spesso poi capita che a questi spazi per “evitare che si sporchino o vengano distrutti” ci si metta un bel lucchetto e si butti via la chiave.
E’ certo che nelle nostre comunità manchino spazi per i ragazzi, tutti lo notano, tutti lo dicono, ma soprattutto mancano appunto idee o per meglio dire manca il senso di abitare quegli spazi. I giovani di spazi vuoti non se ne fanno nulla. I giovani desiderano essere i protagonisti di quelli spazi. Papa Francesco ci dice che il tempo è superiore allo spazio. E allora perché occuparci proprio degli spazi? Perché è lì che avviene la relazione, l’incontro tra le persone, che rimane l’obiettivo principale. La Chiesa è fatta di pietre vive di cui alcuni spazi possono essere segno, ma è bene che poi qualcuno appunto abiti quegli spazi.
Da qua fondamentale oltre che mettere a disposizione gli spazi dei ragazzi e dei giovani secondo le indicazioni del Papa nella Cristus Vivit
“218. In questo quadro, nelle nostre istituzioni dobbiamo offrire ai giovani luoghi appropriati, che essi possano gestire a loro piacimento e dove possano entrare e uscire liberamente, luoghi che li accolgano e dove possano recarsi spontaneamente e con fiducia per incontrare altri giovani sia nei momenti di sofferenza o di noia, sia quando desiderano festeggiare le loro gioie. Qualcosa del genere hanno realizzato alcuni oratori e altri centri giovanili, che in molti casi sono l’ambiente in cui i giovani vivono esperienze di amicizia e di innamoramento, dove si ritrovano, possono condividere musica, attività ricreative, sport, e anche la riflessione e la preghiera, con piccoli sussidi e diverse proposte. In questo modo si fa strada quell’indispensabile annuncio da persona a persona, che non può essere sostituito da nessuna risorsa o strategia pastorale.
219. «L’amicizia e il confronto, spesso anche in gruppi più o meno strutturati, offre l’opportunità di rafforzare competenze sociali e relazionali in un contesto in cui non si è valutati e giudicati. L’esperienza di gruppo costituisce anche una grande risorsa per la condivisione della fede e per l’aiuto reciproco nella testimonianza. I giovani sono capaci di guidare altri giovani e di vivere un vero apostolato in mezzo ai propri amici».[115]
220. Questo non significa che si isolino e perdano ogni contatto con le comunità parrocchiali, i movimenti e le altre istituzioni ecclesiali. Essi però si inseriranno meglio in comunità aperte, vive nella fede, desiderose di irradiare Gesù Cristo, gioiose, libere, fraterne e impegnate. Queste comunità possono essere i canali in cui loro sentono che è possibile coltivare relazioni preziose.
è formare educatori e animatori ugualmente giovani e vicini all’età dei ragazzi che possano accoglierli senza trattenerli ma accompagnarli verso la strada della Vita.
In questo senso allora il Tempo è superiore allo spazio. Il tempo del dialogo, dell’incontro, della festa, della relazione che abbisogna appunto di tempo per costruirsi. Allora lo spazio diventa servizio al tempo di Dio, al manifestarsi del Regno nel tempo.
Noi speriamo nella pastorale giovanile di iniziare un percorso, magari lento ma costante di apertura di questi spazi, e di sostegno agli educatori e alle parrocchie. E di sostegno a adulti che siano forse a servizio ma che non mettano il naso nelle decisioni dei ragazzi; garanti di che non si vada fuori seminato ma che guardano non torvi, preoccupati, ansiati, velenosi, mugugnoni ma con una serenità di amore e incoraggiamento.
Monteleco docet. Libere repubbliche dei ragazzi in ogni dove. Per crescere persone libere e responsabili nel costruire un mondo ispirato all’Amore e alla giustizia. E dove il Presidente è solo uno: Lui.
Continuano gli incontri con Mons Marino Poggi (terzo sabato del mese) per riflettere insieme su Lumen Gentium.
Prossimo incontro sabato 20 maggio ore 19,30 – 20,30, in presenza (al Seminario Arcivescovile, Salita Emanuele Cavallo, 104, posteggio comodo). La registrazione dei primi incontri è reperibile a questo link o nella galleria video del sito
Continuano gli incontri con Mons Marino Poggi (terzo sabato del mese) per riflettere insieme su Lumen Gentium.
Prossimo incontro sabato 15 aprile ore 19,30 – 20,30, in presenza (al Seminario Arcivescovile, Salita Emanuele Cavallo, 104, posteggio comodo). La registrazione dei primi incontri è reperibile a questo link o nella galleria video del sito
eccoci siamo a relazionare sulla situazione del conto “Diamoci una mano”. Innanzitutto ora siamo in due, Nico Pinasco si è unito nella gestione.
Il saldo al 30 novembre u.s. era di euro 4.942. I movimenti di questo periodo sono: versamenti a Diamoci una mano 2529, versamenti per lavori a 350, spese per buoni acquisto I”NS 1.000, spese per accompagnamento a visite, iscrizione a Caf , etc 446, spese bancarie 29, spese per un abbonamento informatico per cui stiamo cercando di bloccare 530. Ora i saldi sono: Diamoci da fare 5416 e lavori per Monteleco 600.
Un saluto pasquale con le parole di Papa Francesco
Porgiamo a ciascuno di voi i migliori auguri di sante Feste pasquali. Pasqua è il tempo del rinnovamento delle promesse del Battesimo, anche tempo di rinnovamento dell’anima: è tempo di fiorire! Vi invitiamo a farlo con convinzione e fiducia nell’amore del Signore. È Lui che vi dà e vi darà sempre forza e coraggio nella difficoltà che incontrate sul vostro cammino.
Ritornare a un amore vivo col Signore è essenziale, altrimenti si ha una fede da museo. Gesù non è un personaggio del passato, è una Persona vivente oggi; non si conosce sui libri di storia, s’incontra nella vita.
Pasqua di Resurrezione…e di ansia, di timore, di dolore, di gioia. Gli Apostoli sono presi dalla gioia e dal timore di fronte al Gesù risorto, Maria attende con tanta fede e forse con ansia che Lui risorga, Maddalena piange: “Hanno rubato il mio Signore e non so dove l’abbiano portato” e a Lui, che ella non riconosce, ma che crede il custode, chiede: “Hai preso tu il corpo del mio Signore. Se sei stato tu, dimmi dove l’hai deposto”. Quanta gente si ritrova forse in stati d’animo simili. Sono passati anni, ma ne ho ben presente uno. Ave-vamo fatto un ritiro di ragazzi di quattordici e quindici anni, nel sabato prima della Domenica delle Palme e con loro c’eravamo prospettati i casi del Vangelo. Del ladrone che chiede a Gesù un ricordo dal Suo Regno, al Centurione che confessa che Gesù è il figlio di Dio, ai presenti alla passione, che lo sfidano: ”Se sei Figlio di Dio scendi dalla croce”, al dolore di Maria, al coraggio di Giuseppe d’Arimatea, che chiede il corpo a Pilato e poi lo pone nella propria tomba, agli altri di cui ho già accennato. E c’eravamo impegnati a misurarci un po’ con quelle persone e con Lui, Gesù. Ci eravamo lasciati poi con gli auguri di una Pasqua vera… Passarono quattro giorni. Il giovedì santo, alla fine della messa che ricorda l’istituzione dell’Eucarestia, uno di quelli mi cercò al telefono, mi trovò e mi disse: “Io sono come la Maddalena; mi hanno rubato Gesù “ e abbassò la cornetta. Restai stupito e titubante, anche perché non riuscivo a capire chi potesse aver telefonato: certamente uno di quei ragazzi del ritiro, ma quale? E comerintracciarlo? Chiesi di pensarci un po’ al suo Angelo Custode e aspettai. A sera, sul tardi, richiamò, chiese scusa per la fretta e si fece riconoscere. Accettò di vedermi l’indomani, venerdì santo. Ci incontrammo nella chiesa della sua parrocchia,in un angolo in fondo, per poter parlare tranquillamente. “Da mesi in casa mia sono bisticci, liti, beghe. Papà e mamma non sanno più vivere insieme. Penso che si vogliano ancora bene, ma il vederli così tutti i giorni non lo dimostra. Sembrano diventati due muri, uno contro l’altro. Non capiscono la sofferenza mia e di mia sorella e neppure il loro disastro. Fanno come se potessero vivere soli, indipendenti, perdendosi fra loro e perdendo i figli. Non ne sarebbero mai capaci. E poi…ieri…dopo un altro bisticcio proprio grosso papà ha detto: “Basta1 Me ne vado. Non posso e non voglio più fare questa vita”. Volevo dirgli che forse dipendeva un po’ da tutti e due, ma mentre ero indeciso, ha ficcato della roba, dei documenti, della carta in una valigia, è entrato in camera e ne è uscito cambiato, poi ha aperto la porta di casa ed è uscito. Siamo rimasti come intontiti,sfasati, colpiti da quel gesto… Ma vede, Don, se Gesù ci porta pace, gioia, serenità…io ho perso tutto. E’ come se avessi perso Lui…Ho forse torto? D’altronde è il venerdì santo…”. Restammo un po’ in silenzio. Io pensavo ai figli, ai genitori. ai drammi delle separazioni, dei divorzi… e a quello apparentemente piccolo di quel momento e a ciò che lasciava nel cuore di un ragazzo. Gli chiesi se voleva, con me, mettere tutto di fronte al Signore, perché Lui ci pensasse, e accettò con le lacrime agli occhi. Ci lasciammo. La sera del venerdì santo pregai un po’ il suo Angelo.Nella giornata di sabato mi capitò di pensarlo spesso. E la domenica di Pasqua mi dissi: “Povera gente,poveri figli e poveri genitori, se sapessero risorgere almeno oggi…” Ma mi sentivo sempre scombussolato. Passò tutta la giornata. A sera, dopo averli ricordati tut- ti al Signore, andai a letto. Non dormivo, avevo davanti la faccio di quel ragazzo e… a mezzanotte squillò il telefono. Corsi, alzai la cornetta e sentii la sua voce: “Don, è tornato! Ha aperto la porta, ci ha guardati, burbero, ma con le lacrime agli occhi, si è avvicinato a mamma, le ha preso le mani e poi, lentamente, le ha dato un bacio… e poi anche a noi…Oh, Don, Pasqua è passata, ma buona Pasqua anche a Lui…Grazie!” Pasqua di risurrezione vera, non solo per Gesù, ma anche per i cristiani. Dissi grazie a Lui, tornai a letto e mi addormentai quasi subito.
Vi scrivo a metà settimana santa. Ne usciamo fuori da una tre giorni di “Giuda” leggendo il Vangelo quotidiano che mette un po di ansia perché quando si leggono le vicende di Giuda nasce sempre la paura di esserne circondato ma soprattutto di esserne invaso dentro. Giuda amava molto Gesù aveva lasciato tutto per seguirlo. Ma aveva un’idea di Dio che si era costruita tutta lui, senza ascoltare minimamente le parole di Gesù.
Vedeva un Dio vincente nelle folle, nei miracoli; come la sua mente abbia concepito un tradimento non è dato saperlo; a fin di bene? A fin di soldi? Davvero convinto che il sinedrio lo avrebbe riconosciuto? Fattostà si è preso l’onere di mettere in guardia tutti noi dal diventare come lui.
Soprattutto colpisce in questi giorni la sua frase di fronte allo spreco del profumo di Maria, “si poteva risparmiare tutto questo e darlo ai poveri”, frase che forse tradisce frequentazioni genovesi del dodicesimo apostolo.
Il fatto è noto a tutti. Gesù è fatto oggetto di un atto di tenerezza, di amicizia, quasi sfrontato; Maria gli sparge profumo ovunque gli bagna i piedi con le lacrime li asciuga coi capelli; altri evangelisti narrano di una “peccatrice”, stessa scena altro luogo; alla fine la fantasia popolare mescola il tutto trasformando la peccatrice e Maria sorella di Lazzaro in Maria Maddalena; i romanzetti popolari lo sappiamo aggiungono romanzi rosa inventati. Che Gesù scioccasse tutti i benpensanti con gesti di tale portata è praticamente dunque un fatto conclamato. La tenerezza, la Misericordia, la vicinanza, l’affetto, il contatto umano, l’esplosione dei sentimenti fanno parte del suo Vangelo. Un modo per dire come la relazione con Dio diventa qualcosa di assolutamente nuovo e come da questa relazione venga trasformata ogni relazione umana.
Giuda non capisce è fermo alla morale, anzi alla moralina. Un po seccato di tutte queste smancerie, per lui, la butta sul moralistico e parla di spreco, assolutizzando il danaro. Ma il danaro è appunto relazione, è economia. Tolto da questo diventa idolo. Il danaro serve per amare per essere donato se diventa la fissazione pur con tutte le buone intenzioni non serve più a nulla. Giuda non si accorge che in Gesù noi incontriamo il povero e nel povero incontriamo Gesù. Giuda non vede la relazione, vuole usare il denaro per il potere non per la relazione.
Quante volte abbiamo detto “ Ah se monteleco avesse tanti soldi!!” si farebbe questo e quello e invece l’unica nostra preoccupazione rimane quella di tessere relazioni; solo così la provvidenza ci sosterrà come sempre ha fatto. Occorre preparare buone cenette, versare il profumo delle nostre buone opere, delle nostre animazioni, dei nostri giochi, delle nostre risate, delle nostre riflessioni e preghiere, e accoccolarci a voler bene a questi ragazzi che sono il nostro Gesù, piangere con loro, asciugare le loro ferite, far sentire il calore della vita. Occorrono educatori che si spendano, che prendano il profumo della loro professionalità, della loro voglia di stare vicino ai ragazzi e lo spargano nella società. I problemi degli adolescenti e preadolescenti sono evidentissimi agli occhi di tutti. Già il vescovo mi ha chiamato e mi ha detto “sono andato al Gaslini e ho sentito la quantità di adolescenti con problemi psichiatrici; sono rimasto scioccato”. Di cosa hanno bisogno? Di danaro o di relazioni? Di relazioni!!!! e il danaro si potrà trasformare poi in relazione e in dono, ma solo dando priorità alle persone. Noi a Monteleco da decenni vediamo bene la situazione di tanti ragazzi e vediamo che si può fare qualcosa per loro, si può spargere profumo, si può avvicinare tante situazioni. Ma questa capacità questa gioia non dobbiamo tenerla tutta per noi, ma spargerla…….. la missione del Movimento Ragazzi…. la pietra dell’indifferenza, della solitudine, della paura può essere ribaltata. Non tradiamo questi ragazzi; pensiamo a fare come Maria: sprechiamo amore!!!
Qua in seminario è terminato il periodo di quattro mesi dell’emergenza freddo; le riflessioni possono essere molte ma come sempre si capisce come ciò di cui c’è bisogno è la relazione; pasto sì, letto sì, caldo sì, doccia sì, ma ……. Poi? La solitudine, l’isolamento a cui ti porta la malattia mentale, l’incapacità di gestire i propri sentimenti, lo sfasamento di chi arriva in un mondo lontano anni luce dalla tua realtà di partenza, la distruzione dell’anima che la omogeneizzazione culturale dell’occidente porta ovunque tutto questo si vince solo con una vita nuova di relazione.
Anche in questo caso l’invito pasquale è pensare e costruire cose nuove. Anche il presidente Mattarella in un suo recente discorso invita a non arrenderci né alla chiusura egoistica né allo scoramento di chi subisce l’ineluttabile. I fenomeni della storia chiamano la luce Pasquale risponde, apriamole i nostri cuori e lasciamoci illuminare per trovare nuovi cammini di fraternità, nuove vicinanze, nuovi modo di sprecare amore!!!!
Continuano gli incontri con Mons Marino Poggi (terzo sabato del mese) per riflettere insieme su Lumen Gentium.
Prossimo incontro sabato 18 marzo ore 19,30 – 20,30, in presenza (al Seminario Arcivescovile, Salita Emanuele Cavallo, 104, posteggio comodo). La registrazione dei primi incontri è reperibile a questo link o nella galleria video del sito
Non sono impazzito ma solo vi ho fatto uno scherzetto con i “neologismi di Fully”, genere letterario a me molto caro che mi è stato spesso imitato da premi Nobel come Dario Fo col suo Grammelot, o Alessandro Manzoni che spesso mette nella bocca dei suoi personaggi frasi dialettali che essendo virgolettate e messe da lui i professori ci spacciavano come arte bocciando il mio illuminato genovese che scrivevo nei temi ai licei.
Ma veniamo al vero obiettivo: parlarvi del Sinodo che la Chiesa di Genova sta vivendo e parlarne soprattutto dal punto di vista della pastorale giovanile. Infatti la questione “giovani e chiesa” è emersa con chiarezza dall’ascolto delle parrocchie e delle realtà che hanno partecipato al Sinodo. Cosa si può fare per annunciare la fede ai giovani? Cosa si può fare per ascoltarli?
E’ nato così un incontro che avverrà proprio mentre voi leggerete che si chiama “ we have a dream” e sarà un evento in cui si chiederà ai giovani genovesi di esprimere il sogno di Chiesa che hanno.
Che chiesa sogni, cha parrocchia sogni per il futuro? Cosa ti aspetti dalla Chiesa ma soprattutto cosa sei disposto a giocarti per costruire il futuro? Papa Francesco spesso si richiama alla categoria del sogno, della “visione” che non vuol dire illusione, pensare cose al di fuori della realtà, ma si tratta di immaginare un qualcosa di differente per iniziare un processo verso questa meta. Il popolo di Israele nel deserto sognava il paese di latte e miele, sognava una vita migliore. I nostri migranti ci ricordano che si può sognare un futuro migliore anche se spesso il loro è solo la proiezione della colonizzazione culturale subita da noi, che li fa sognare esattamente ciò che i detentori dell’economia vogliono che sognino.
Quelli della mia età non possono far altro che ricordarsi il “I have a dream” di Kinghiana memoria; però qua abbiamo una differenza sostanziale “We have a dream” il noi sostituisce l’io non per abolirlo ma perché l’io non sia solitudine non sia isolamento e alla fine davvero una illusione, una cantonata. Invitare i giovani a sognare insieme sarà l’obiettivo di questo incontro. Una realtà che noi a Monteleco conosciamo bene, perché anche noi abbiamo avuto il nostro “Martin Luther King” che si chiamava don Ga e ci ha insegnato a guardare il futuro, a sognarlo e a rimboccarsi le maniche per viverlo.
E così faremo questa estate. Ne parleremo alle nostre super bussole, coi ragazzi dei campi, nelle cucine!!! Che chiesa sogniamo in merito alla questione giovani, alla questione ragazzi, alla questione adolescenti? Come vorremmo che fosse la comunità cristiana? Insomma passiamo “dal I al WE” ……….
Perché se la chiesa insegna a tutti a sognare insieme allora davvero diventa feconda, lievito che fa lievitare la massa!!!
Spero abbiate capite il neologismo gioco di parole…..Un abbraccio a tutti
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