Evviva l’overbooking! Possiamo senz’altro dire che in quest’estate Il Leco ha funzionato alla grande! Dai primi giorni di giugno al 20 settembre, giorno della “chiusura” dei campi, parrocchie e associazioni hanno preso d’assalto la nostra colonia per cui si può stimare che l’abbiano vissuta circa 800 ragazzi e ragazze. Particolarmente significativi, anche quest’anno, sono stati i tre campi, gestiti direttamente dal Movimento Ragazzi, che hanno visto la partecipazione, rispettivamente, di 42, 82 e 57 ragazzi in gran parte con storie di vita complesse, come racconta don Fully nel suo “pezzo”.
Si è conclusa l’estate a Monteleco. Al solito piena di tanti sentimenti, di azioni, di incontri, di giochi, risate, corse, canti e tutto quello che sappiamo Monteleco sa offrire. Condivido con voi alcune riflessioni speciali che quest’anno sono emerse rispetto a quelle di sempre che sempre, comunque, ci stanno. 1)Il tema era la PACE e, in particolare, ci siamo giocati le tre parabole della Misericordia dell’evangelista Luca, una per settimana, scegliendo bene le Parole che il Vangelo proponeva. Dapprima quella del Padre Buono, poi la pecorella smarrita (vero cult di Don Ga che quando la narrava ci sembrava di vederla e sentirla questa pecorella smarrita che belava…) e infine la donna di casa e le monete perdute, dove Dio si paragona a una donna. Dico questo perché non si dimentichi che ciò che noi annunciamo a Monteleco è Gesù e non altro. In modo semplice, spiegando il Padre nostro, insegnando a pregare col corpo. 2) La seconda riflessione l’hanno fatta fare un gruppo di ragazzi al primo turno, tutti 14–15enni, tutti della costa nord dell’Africa, tutti sbarcati dai barconi e tenuti da comunità per minori non accompagnati. Fino ad oggi tutti i musulmani che partecipano ai turni hanno sempre aderito alla preghiera del mattino e della sera senza fare troppe resistenze. Quest’anno il numero elevato, una decina rispetto trentaquattro, ha fatto sì che facessero presente che non era la loro religione. La cosa si è risolta in maniera semplice: ha prevalso il loro essere adolescenti. Quando si è proibito loro di venire in chiesa perché musulmani loro sono venuti. Semplice!!! Tuttavia, il tema è all’ordine del giorno. Preparare meglio le comunità e spiegare che le ore della luce e delle stelle fan parte del programma educativo (abbiamo proposto un’ora della luce e delle stelle col corano ma francamente ci è parso che alla parola Dio i ragazzi ci guardavano perplessi, si tratta più di una identità culturale), preparare le comunità che inviino ragazzi che sanno l’italiano (tema spinosissimo e diventato identitario mentre è solo un tema culturale e lessicale) perché altrimenti la cosa non funziona granché, specie se sono un numero alto. Si isolano e non capiscono nulla. Devo anche dire che il team di educatori è stato bravissimo a reggere questa situazione; intanto tutti questi ragazzi hanno accettato tutto il resto: hanno giocato, lavorato e rispettato ogni cosa. Al primo accenno di violenza, come da regola di Monteleco, uno è stato accompagnato a casa ad Alessandria, e tutto si è placato. La relazione con loro è divenuta, se non ottima, almeno amichevole e serena. Certo questi ragazzi lanciati sui barconi da famiglie che non fuggono da guerre e carestie ma per avere un futuro non possibile al loro paese, ci interrogano su come accoglierli. Il tema è spinosissimo, ma ci provoca. E la soluzione sarebbe sotto gli occhi di tutti: i miliardi spesi per i missili spendiamoli per l’integrazione e per il lavoro. Facciamo un piano casa che la situazione sta esplodendo. Questo serve per aiutare i minori. 3)La terza riflessione è invece sulle famiglie presenti questa estate al Leco. In cucina abbiamo avuto tantissimi nuclei famigliari giovani con bimbo tra gli zero e i tre anni, e tantissime famiglie giovani con bimbi tra i quattro e i sette anni. Un brulicare di passeggini, di ciucciotti, di gambette che correvano di qua e di là coi loro incerti passi a scorrazzare nel cortile, in refettorio, in cucina. Scendevi al mattino e trovavi questi frugoli di manco due anni pieni di energia correndo con appresso mamme già stanche alle sette del mattino che tentavano di contenerli. Una meraviglia ai nostri occhi!!! E tanti avevano i figli già dentro le squadre. Davvero era bello fermarsi e contemplare tutto ciò. Avrò avuto un sorriso inebetito ma assolutamente godurioso. Questo è il Paradiso!!! Questo mi fa dire che il futuro di Monteleco è garantito. Continuiamo su questa strada. E continuiamo a coltivare relazioni buone fra noi, con tutti. Con pacata determinazione. C’è posto per tutti nel Regno di Dio e quindi anche a Monteleco. Anche il bivacco finale ha visto la partecipazione di tantissime famiglie giovani a tutto il bivacco, riuscendo a fare tantissimi lavori di volontariato. Un altr’anno 70 anni di chiesa. Il 19 settembre già avvisato l’Arcivescovo. Lì dovremo davvero esserci tutti!!! Continuiamo così!! Fully
Possiamo interpretare una parte importante della pedagogia di Monteleco attraverso un’espressione semplice: educare non soltanto a “guardare”, ma a “vedere”: -vedere oltre l’apparenza; -vedere la persona dietro il comportamento; -vedere il valore dentro il gioco; -vedere la comunità dentro il gruppo; -vedere il dono dentro la fatica; -vedere il significato dentro la natura; -vedere la presenza dentro il silenzio. E infine, per chi compie il cammino della fede, imparare a intravedere Dio dentro la vita. La percezione dell’invisibile non sarebbe allora un capitolo marginale della storia di Monteleco. Potrebbe esserne una delle chiavi interpretative più profonde: educare un ragazzo significa aiutarlo a scoprire che la realtà è più grande di ciò che appare e che le cose più importanti della vita, proprio perché non sempre sono immediatamente visibili, richiedono occhi capaci di riconoscerle. È forse questo il “tesoro” che tanti ragazzi, diventati adulti, hanno continuato a cercare anche dopo essere scesi dalla Bocchetta.
Dal 2 ottobre ricominciano, ogni primo venerdì del mese alle h 19:00 presso il Seminario Arcivescovile, gli incontri con Mons. Marino Poggi.
Una gran bella notizia ci viene dal Comune di Genova: la Giunta comunale ha deliberato di intitolare la piazzetta all’incrocio di via Dogali con corso Firenze a don I.
Un grande grazie va a Paola Marino che ha avuto l’intuizione e la tenacia di proporre e seguire nel tempo la pratica fino ad ottenere questo bellissimo risultato.
Prevediamo che la cerimonia di intitolazione avverrà nel mese di ottobre: non appena verrà fissata la data ve lo comunicheremo.
Volevo prendere come spunto, anche se oramai sono talmente lontani da appartenere alla storia, i recenti mondiali di calcio tenuti negli Stati Uniti e come contorno in Canada e Messico. Frutto di politiche di altri tempi evidentemente.
Mi hanno colpito due fatti: il primo come il calcio si sia messo prono agli interessi dei potenti con quell’episodio in cui il presidente degli Stati Uniti ha detto che non era fallo e subito si sono adeguati a togliere la squalifica al giocatore in questione. Il calcio lo sappiamo bene, è utile seguirlo perchè ti dà lezioni di geopolitica e di economia. Prospera in genere laddove ci sono i soldi, si pone a utile «panem et circenses»; è giunto a un livello di corruzione e di follia economica che dovrebbe in noi provocare un disgusto enorme. Certo, a vederlo, a seguire questi «campioni» che in braghette si sfidano attraverso un pallone, correre, e varie abilità non si può credere all’immenso percorso che l’umanità ha fatto rispetto al famoso stadio «Colosseo» dove gli uomini si divertivano a vedere massacrare le persone compresi i credenti in Cristo. Quella famosa grande civiltà si divertiva a vedere ammazzare gente. La nostra magari è riuscita a fare qualche passo avanti e divertirsi nella festa e nelle abilità, terminate le quali, ci si scambia una stretta di mano (a meno che tu non si argentino verrebbe da dire con battuta azzardata…). Tuttavia, le magagne nel calcio esistono e sono evidenti: troppa collusione col potere e il danaro in un mondo che fatica ad arrivare al termine del giorno.
Il secondo fatto che mi ha colpito è stata la formazione della squadra vincente: la mitica «Roja» la Spagna. Yamin Lamal sembra essere spuntato da Ceuta, o da un turno del Movimento Ragazzi a Monteleco, fate voi. Con quel faccino da bimbo, sorridente, fantasioso, creativo ma molto obbediente alla squadra. I sovranisti grideranno che è marocchino non spagnolo; i buonisti hanno appeso in camera la foto con cui Messi fa il bagnetto a un bimbo di pochi mesi ed era proprio (casualità?) Yamin Lamal. A noi ricorda che il Marocco dista 14 chilometri dalla Spagna. Ma non solo Yamin Lamal gioca nella Spagna. Il bomber è un certo OyarZabal; la Zeta non mente: un basco! Gente delle montagne, dei Pirenei. Popolo che lotta per l’indipendenza. Ma è spagnolo. Un marocchino e un basco.… trascinano la Spagna. Dove giocava Rodri, nato a Madrid gioca nel Barcellona. Cucurella ha fatto piangere tutti ricordando perchè gioca con quella zazzera improponibile; suo figlio che è autistico solo così lo riconosce in televisione; e Cucurella come altri sei calciatori è della Catalogna, di Barcellona insomma. Insomma, la nazionale spagnola in maniera elegante e molto meno impattante di altre (si pensi alla Francia) ci racconta che vince la multiculturalità, tanto odiata da alcuni, che si vince unendo le forze, andando d’accordo, e naturalmente essendo abili nel gioco della palla. Il calcio ha in sé, metafora del mondo di oggi, le energie per non perdersi per essere un luogo di festa. Non tutto è perduto. A vedere il mondo di oggi in generale si è davvero disperati, non si intravede una via di uscita, ma se si guarda intorno a noi dobbiamo avere la forza per riconoscere le potenzialità che questo mondo ha per andare avanti. Nelle fragilità dobbiamo scovare semi di speranza. Fare come Papa Leone che continua a tessere per la Pace con calma senza troppa visibilità, ma senza cedere alla mentalità predominante, prepotente e violenta. Abbiamo gli anticorpi per restituire alla nostra civiltà un senso di pace e comunione.
Infine, non posso non scrivervi dei nostri soliti tre turni a Monteleco caratterizzati da cucine stracolme di bimbi piccoli tutti a servizio del bene comune. Una bella e affermata novità. I turni dei ragazzi non sono più una novità. Turni dove si accolgono tante storie, tante realtà che diventano magicamente gioia e festa, impegno e dono di sé nel gioco. Gratitudine per tutti quanti davvero, educatori, capigruppo e un popolo spesso più «misto» di quanto si creda tra ragazzi di comunità e assistenti e privatissimi cittadini. Ne riparleremo. A tutti un appuntamento imperdibile il 20 settembre all’Eucarestia per ricordare don Ga e don I.
Dal 15 al 20 giugno, la cornice della Colonia di Monteleco ha fatto da casa al Campo di formazione per Aiuto-Educatori ACR della diocesi di Genova. È stata un’esperienza intensa e vissuta a pieno per circa 80 ragazzi e ragazze che hanno scelto di mettersi in gioco con generosità per prepararsi al servizio nelle proprie parrocchie. Tra momenti di formazione, preghiera, laboratori e tanta condivisione, questi giovani hanno costruito le basi del loro futuro ruolo educativo, tornando a casa con uno zaino carico di nuovi strumenti, amicizie profonde e quell’entusiasmo speciale che si crea solo quando si vive in Comunione nell’Amore di Dio.
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