EDUCARE NON SOLTANTO A “GUARDARE”, MA A “VEDERE” (di Gianfranco Pitto)

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Pos­si­amo inter­pretare una parte impor­tante del­la ped­a­gogia di Mon­t­ele­co attra­ver­so un’e­spres­sione sem­plice: edu­care non soltan­to a “guardare”, ma a “vedere”:
-vedere oltre l’ap­paren­za;
-vedere la per­sona dietro il com­por­ta­men­to;
-vedere il val­ore den­tro il gio­co;
-vedere la comu­nità den­tro il grup­po;
-vedere il dono den­tro la fat­i­ca;
-vedere il sig­ni­fi­ca­to den­tro la natu­ra;
-vedere la pre­sen­za den­tro il silen­zio.  
E infine, per chi com­pie il cam­mi­no del­la fede, impara­re a intravedere Dio den­tro la vita. La percezione del­l’in­vis­i­bile non sarebbe allo­ra un capi­to­lo mar­ginale del­la sto­ria di Mon­t­ele­co. Potrebbe esserne una delle chi­avi inter­pre­ta­tive più pro­fonde: edu­care un ragaz­zo sig­nifi­ca aiu­tar­lo a sco­prire che la realtà è più grande di ciò che appare e che le cose più impor­tan­ti del­la vita, pro­prio per­ché non sem­pre sono imme­di­ata­mente vis­i­bili, richiedono occhi capaci di riconoscer­le. È forse questo il “tesoro” che tan­ti ragazzi, diven­tati adul­ti, han­no con­tin­u­a­to a cer­care anche dopo essere sce­si dal­la Boc­chet­ta.