
Ho ultimamente letto un bel libro, “Genova brucia”, che raccoglie e racconta tutti i bombardamenti che Genova ha subito nell’ultima guerra mondiale. È impressionante oggi a 80 anni dalla fine della guerra pensare che Beirut, Gaza e tanti altri luoghi nel mondo sono oggi come eravamo noi ottanta anni fa. Una città rasa al suolo, bombardata, ferita, distrutta. Macerie e basta. Bambini si aggirano per le strade. Persino le chiese sono state bombardate e non poche. In estate la situazione col caldo può peggiorare. La scuola non c’è, le famiglie sono impegnate a spostare macerie e ricostruire…. L’idea di portare questi ragazzi a trascorrere delle giornate all’aria buona, in compagnia, donando loro alcuni giorni di gioia e allegria che si possano collegare all’idea della fede che unisce e che ci trasmette questa gioia e questa possibilità di vita è l’idea di due preti giovani quali sono don Ga e don I ma non sono i soli. Molti altri cercano di seguirne l’esempio. Così nascono i Grest, i campi estivi che poi col tempo modificano la loro impostazione, diventeranno “le colonie” per tutti e poi col boom economico si trasformeranno in vacanze garantite e queste esperienze diventeranno campi di formazione.

Tuttavia, la base di partenza era semplice: riscoperta della natura, aria buona, fresco, cibo garantito sano, buono, abbondante, allegria e possibilità di trascorrere ore serene, che facessero percepire una vita possibile (e non dimenticare la realtà) sotto lo sguardo della Chiesa e del Signore. Qualcuno storcerà il naso di fronte a questi obiettivi. Sento già le obiezioni: e la formazione? E i contenuti? Quando il momento di preghiera è garantito nella sua semplicità e l’Eucarestia celebra l’unione nella carità i contenuti emergono da sé. La lode in mezzo alla creazione, percepire Dio presente nella vita dei fiumi, dei boschi, percepire tutto come dono è un modo semplice e forte di sentire la presenza di un Dio come Gesù ce lo ha presentato. Stare bene vivere bene stare allegri non è lode di Dio? Vivere giornate da fratelli aiutandosi non è bello? Dei bambini dei ragazzini che devono fare se non giocare e attraverso il gioco imparare quelle poche fondamentali regole di vita che serviranno per sempre? E non è lì che imparano a esprimere sé stessi? Quale contenuto devono ricevere? L’unico contenuto è la vita di Gesù nei momenti di preghiera! Parlargli di Lui, di come Lui parlava di Dio, di come Lui insegnava ad amarsi. E viverlo nella gioia.

Questo come sempre cercheremo di fare a Monteleco. Per carità, il contenuto non manca: la PACE! Ma cosa volete a bimbi e ragazzi il messaggio di Pace arriva nel modo in cui li si tratta, nella forma in cui li si educa al conflitto vissuto nelle regole e nell’accettazione della sconfitta così come della vittoria; nel rispetto che si ha di loro; nell’abituarli che si possono passare diverse ore al giorno senza cellulare; nel mostrare quanto è bello sperimentare il proprio corpo nella corsa, nel canto, nel lavoro, nel saltare, rotolarsi, infangarsi. La Pace non è star seduti zitti e muti; quella è la pace di noi anziani che vorremmo, la pace dei cimiteri per non essere disturbati. Ma la Pace di Gesù non è quella che dà il mondo. È la pace della giustizia, vissuta in accese assemblee del gioco, ricercata nei mille scontri che si hanno in una vita comunitaria. E’ la pace di chi si sente amato e accettato per come è. È la pace di chi sente che gli altri ti credono capace di migliorarti. È la Pace che da quasi 80 anni cerchiamo di portare a Monteleco per formare gente di Pace, pace nella scuola e nella fabbrica, nella politica e nello sport, in famiglia, in automobile, nella chiesa. Amen!
